giovedì 31 gennaio 2013

Intervista: SUNPOCRISY - "DIVINAZIONE EVOLUTIVA"






I BRESCIANI SUNPOCRISY ATTUALMENTE RAPPRESENTANO UN'INDISPENSABILE TASSELLO PER L'UNDERGROUND NOSTRANO. LO SPIRITO EVOLUTIVO DEL GRUPPO E' IL RISULTATO DI UNA SPERIMENTAZIONE CONTINUA, E QUESTO, LI HA PORTATI A CONSOLIDARE UN MODUS OPERANDI MOLTO ORIGINALE E VERAMENTE ACCATTIVANTE. LORO SI SONO SPINTI OLTRE PER RAGGIUNGERE LA TOTALE CATARSI! "SAMAROID DIORAMAS" LI HA RESI UNO DEI GRUPPI PIU' 'CORAGGIOSI' DELLA NOSTRA NAZIONE. E' STATO IL CHITARRISTA/CANTANTE JONATHAN PANADA A SVELARCI LA DIMENSIONE NELLA QUALE SI SONO CALATI I SUNPOCRISY.

1. Qualche parola sulle vostre origini... Tanto per cominciare...

- Ciao a tutti! I Sunpocrisy sono nati qualche anno fa, inizialmente come band progressive metal. Il progetto l'abbiamo messo in piedi io come chitarra/voce e Carlo alla batteria, formazione completata poco tempo dopo con l'arrivo di Matteo (chitarrista) e Gabriele (al basso). Nel 2008 abbiamo pubblicato il nostro primo EP autoprodotto "Atman", 100 copie tutte diverse ed un packaging realizzato con radiografie umane, per 4 canzoni e 37 minuti di musica circa. Abbiamo poi iniziato l'attività live, riuscendo a condividere il palco con band quali The Ocean, Ahab, Black Sun Aeon e altri. Ovviamente, durante l'attività live di supporto all' EP, la stesura di Samaroid Dioramas era già ampiamente avviata: già dai primi embrioni delle nuove canzoni, abbiamo capito che avevamo bisogno di ampliare la line up, spingendoci oltre i limiti dell'essere in 4, soprattutto per la riproposizione live di ciò che stava nascendo. Sono quindi entrati nel gruppo Marco (già bassista degli amici Ekeskog) come terza chitarra e Stefano (cantante dei White Widow) ai synth e live visual.

2. Il disco dei SUNPOCRISY ha titolo "Samaroid Dioramas". Quale concetto c'è alla base del concept? Dalla vostra biografia mi è sembrato qualcosa di molto particolare...

- L'idea che sta alla base di "Samaroid Dioramas" è merito di Matteo. L'album, sia come testi che come musica, tratta della crescente consapevolezza di un essere umano riguardo a schemi che caratterizzano ciò che ci circonda, dove troviamo un parallelismo con un processo di divinazione che questo stesso essere compie, una sorta di "via della consapevolezza". Ogni canzone riflette queste strutture e lo stesso artwork (realizzato anch'esso interamente da Matteo), rappresenta il momento massimo di divinazione, ambientato in paesaggi quali il mare, la terra, la luna e il cielo. Ognuno dei quattro artwork contiene un triangolo (due sono bianchi e due neri) i e le quattro schede possono essere sovrapposte per creare diverse combinazioni grafico/concettuali, grazie ad una stampa su carta trasparente lucida e semitrasparente.



3. Il vostro sound risente di innumerevoli influenze... Anche se si tratta di un disco con sonorità pesanti, non si limita solo a questo... Siete un gruppo che ha il desiderio di sperimentare con intelligenza, rispetto a tante altre realtà musicali nostrane. Comporre in questo modo è un'esigenza oppure una necessità?

- Direi, più semplicemente, che è come ci viene. Onestamente non ci diamo particolari schemi o regole quando componiamo, sappiamo (più o meno) cosa vogliamo ottenere, ma solo come sensazioni. Quindi non ti posso garantire che nel prossimo disco non ci saranno canzoni più dritte e dal minutaggio limitato. E' comunque evidente, vedendo quello che abbiamo scritto e quello che continuiamo a scrivere, che in linea di massima troviamo il pieno compimento di una canzone su un minutaggio più dilatato rispetto al radiofonico 3.30/4.00 minuti. Per quanto riguarda la sperimentazione, anche in questo caso è tutto spontaneo, siamo costantemente alla ricerca di nuove fonti di ispirazione e siamo molto aperti e ricettivi verso qualsiasi cosa, quindi penso che sia naturale scrivere in un certo modo.

4. Come riuscite a trovarvi d'accordo su così tante strutture sonore differenti, preservando la vostra coerenza stilistica e il continuo flusso dei brani?

- Sapessi che litigate, ahah! Scherzi a parte, per noi la composizione è un processo molto delicato. Siamo estremamente meticolosi su ciò che scriviamo, ogni canzone che puoi sentire su "Samaroid Dioramas" è frutto di numerosi cambiamenti, tagli, addirittura intere sezioni che ci sembrano dei capolavori intoccabili che dopo 2 settimane cestiniamo senza pietà! L'autocritica è indispensabile, perché solo così riusciamo ad ottimizzare ciò che componiamo, fino a giungere ad un risultato che veramente appaga il nostro gusto. Per noi questo è il modo di comporre, non dico sia quello giusto ma è il nostro e funziona per il nostro modo di intendere la musica. Non si pensi che non ci sia istinto in quello che facciamo, semplicemente ragioniamo su ogni cosa perché crediamo che quello che può nascere da un'idea del momento, istintiva appunto, può essere ampliata e arricchita per arrivare a livelli molto più alti.



5. Parliamo del titolo del disco: Come mai avete scelto "Samaroid Dioramas"?

- Abbiamo scelto questo titolo per due motivi: Prima di tutto ci piaceva molto come suonava e l'idea di usare un palindromo per rappresentare questo disco. In secondo luogo, la struttura del seme di Samara e il suo volo fino al terreno che feconderà, racchiudono molti dei concetti e dei diorami che, in dimensioni e forme diverse, regolano tutto l'universo. Era quindi un titolo perfetto.

6. Riguardo i testi? C'è un filo conduttore song by song?

- Come accennato prima, i testi narrano di un cammino di divinazione e consapevolezza di un essere umano in merito agli schemi e alle strutture che regolano l'universo. Analizzando le canzoni, dopo l'intro "Apoptosis", si passa ad "Apophenia", dove il nostro individuo risulta ancora "terreno", radicato alla vita di tutti i giorni ma stanco di ciò che gli si pone davanti, come alla ricerca di qualcosa di più. Nella successiva "Phi", incominciano ad esserci i primi passi verso una presa di coscienza in merito alle tematiche sopra citate. "Vertex" rappresenta invece un piccolo passo indietro, una sorta di ultimo saluto del nostro soggetto che, resosi conto della "nuova vita" che lo aspetta, saluta idealmente tutto ciò che abbandonerà in favore del suo cammino. Le ultime 4 tracce, da "Trismegistus" alla conclusiva "Dioramas" trattano del nostro soggetto completamente consapevole, nel pieno della sua divinazione. Ciò di cui parliamo non centra nulla con la religione, si parla di natura e universo, principalmente.

7. Ritieni che questa line-up abbia trovato la giusta connessione spirituale mentre componeva questo bellissimo album? L'energia sprigionata da tutti i brani è immensa...

- Personalmente, mi/ci ritengo estremamente fortunati ad aver trovato due persone come Stefano e Marco. Siamo stati in 4 per parecchio tempo e ciò che si è creato è un legame molto forte e particolare, non era semplice integrare due persone e farle entrare nella nostra "famiglia". Con nostro estremo piacere, abbiamo da subito constatato che entrambe erano due persone perfette, sia artisticamente che umanamente, per far parte di questo progetto. C'è un legame fortissimo tra tutti noi ora e credo che questo si percepisca nelle cose che facciamo, soprattutto in sede live.



8. Credi che oggi ci sia più libertà di esprimersi artisticamente? Senza per forza rintanarsi in un genere specifico... Rispetto al passato il concetto di ibridazione nella musica è molto più marcato. Tu come la vedi?

- Penso che rispetto al passato, ora sia davvero difficile ritagliarsi una fetta di visibilità. Viviamo nell'era delle "bedroom band", dove un ragazzino con un buon computer e una chitarra può mettere in piedi qualcosa di molto valido (o molto scarso, come in ogni cosa). Non è una critica, anzi, solo fa pensare il fatto che attualmente, ognuno può fare un sacco di cose, l'accessibilità di ogni cosa è diventata capillare. Sicuramente, ormai esistono talmente tanti generi, sotto generi, sotto categorie ecc. che etichettare un gruppo come questo o quello non ha più molto senso. Certo, serve a dare delle direttive generiche a chi non sa ancora cosa suoni, ma sicuramente ormai le contaminazioni sono talmente tante che risulta difficile. In definitiva, credo che l'ibridazione sia una naturale conseguenza di come viene fruita oggigiorno la musica: se in passato ascoltavi death metal, e di cd te ne potevi concedere magari uno al mese, la tua voglia di sperimentare e spaziare negli ascolti era tarpata dalle tue tasche vuote, quindi magari si tendeva ad andare sul sicuro, ascoltando e comprando solo dischi dalle sonorità simili. Di conseguenza, chi ascoltava principalmente un determinato genere, se era anche un musicista, facilmente provava a cimentarsi in quello. Ora, abbiamo un sacco di musica reperibile ovunque, legalmente o meno, ascoltiamo una marea di musica ogni giorno, siamo bombardati da mille influenze ogni volta, credo sia inevitabile venirne contagiati. Poi non è sempre così, altrimenti i "true defender metallari" non esisterebbero!

9. Come definiresti te stesso dopo la realizzazione di questo "Samaroid Dioramas"? Pensi di essere una persona diversa emotivamente parlando (dopo il concepimento di tale opera)? Credi che comporre questo tipo di musica sia stato un modo per svelare la tua anima o la parte più introspettiva di te?

- Assolutamente. Questo disco è stato per me una liberazione, il compimento di un obiettivo di cui vado estremamente fiero, con tutti i pro e i contro del caso. Abbiamo dato vita a qualcosa di nostro, molto personale e questo è ciò che mi soddisfa di più. Anche se sicuramente dobbiamo ancora crescere e fare molta strada, "Samaroid Dioramas" è stato il primo mattone e racchiude tutto ciò che di più bello avevamo scritto all'epoca, è il sunto di tutte le serate/nottate passate a comporre, cancellare, imprecare e ricominciare da capo. Infine, ma forse la cosa più importante, è la testimonianza e il risultato di un'amicizia profonda e di una passione/dedizione totale a ciò che facciamo, da parte di 6 persone con cui condividi qualcosa di estremamente puro e intenso.



10. C'è una band, in particolare, che ha segnato la tua crescita artistico/musicale? Non intendo le tue band preferite! Parlo di qualcuno che ti ha aperto gli occhi e la mente portandoti su un'ottica diversa di fruire e concepire musica...

- Devo dire che sono state diverse e in diversi momenti, e sono tutte estremamente diverse tra loro. Ricorderò sempre la prima volta che ho ascoltato i Gentle Giant e capito cos'era il progressive anni '70, o lo stupore quando ho inserito nel lettore cd "Toxicity" per la prima volta, così come "Blackwater Park" degli Opeth o "Colors" dei Between The Buried And Me. Sono stati tutti momenti importanti perché hanno segnato una naturale evoluzione dei miei ascolti e hanno plasmato la mia sensibilità musicale. Sicuramente il progressive è stato ed è un'influenza fondamentale nel mio modo di comporre e concepire la musica, ma cerco di non pormi limiti di nessun tipo.

11. Oggi è molto difficile emergere dall'Underground musicale, proprio perché ci sono moltissimi gruppi, anche validi, E si è raggiunto un livello di saturazione generale. Oggi, non credo basti solo essere un ottima band in studio per fare il salto di qualità... Sicuramente il palco è lo specchio della verità! Oltre alla bravura compositiva/esecutiva cosa deve avere un gruppo per colpire le attenzioni di un'etichetta?

- Il mondo della discografia ora è veramente coperto da una aura di mistero e dubbi: vediamo etichette enormi, degli autentici colossi, chiudere o dimezzare i propri magazzini/impiegati, vediamo realtà come Kickstarter e i Fundraising prendere sempre più piede tra le band. Credo che la cosa più importante attualmente sia dimostrare di poter fare tutto con le proprie gambe, alle etichette non interessa più sapere quanti dischi venderai (tanto non si venderanno, a meno che non sei un nome davvero grosso), ma vogliono vedere che hai i coglioni per prendere un furgone e girare quanto più possibile, far girare il tuo nome in ogni angolo del globo. Devi saperlo fare di tuo, devi essere indipendente: solo così puoi risultare credibile e avere la possibilità che un'etichetta ti dia un appoggio. I gruppi che si siedono ad aspettare "la telefonata" sono morti in partenza, bisogna farsi il culo e scontrarsi con la realtà dei fatti, ovvero macinare chilometri e chilometri, sperando che al concerto ci sia un po' di gente e non solo i gestori del locale. Una volta avere un'etichetta era considerato l'Eldorado, adesso un sacco di band fanno tutto o quasi in modo indipendente. Come hai detto tu, a causa della saturazione, ora bisogna sbattersi il doppio perché puoi star certo che se ti fermi un attimo, ci sarà sicuramente qualcuno pronto a rimpiazzarti e a provarci in ogni modo a diventare "the next big thing".



12. Cosa differenzia la vostra band da tante altre realtà nostrane che si muovono su territori musicali simili al vostro?

- Credo che ciò che ci caratterizza maggiormente sia la ricerca compositiva e la fusione/creazione di diverse atmosfere varie e spesso contrastanti che, piano piano, stiamo cercando di rendere personali, al fine di essere riconosciute come qualcosa di strettamente legato al nostro nome. Come già detto prima, abbiamo ancora molta strada da fare, ma sicuramente stiamo cercando di distaccare il nostro sound da qualcosa di già sentito al fine di diventare sempre più personali e riconoscibili.

13. La copertina di "Samaroid Dioramas" è molto bella, ho notato certi richiami agli aspetti visionari di Storm Thorgerson, creatore dell'immaginario dei Pink Floyd. Perché avete optato per una scelta così particolare, colorata, geometrica?

- La copertina e i 4 artwork differenti sono opera di Matteo, che si occupa in generale di tutto il nostro immaginario artistico/visivo. Con questi artwork abbiamo voluto distaccarci nettamente dall'immaginario standard degli artwork che più o meno girano nel nostro genere. Ciò di cui parliamo è natura e universo, oceani e nuvole, terra e alberi: questa trasposizione visiva era perfetta per esprimere tutti i concetti racchiusi in questo album e devo dire che ci piace anche il fatto che i pareri siano altalenanti, da chi lo apprezza molto a chi pensava che fosse un disco power metal e lo aveva scartato a priori, ahah!

14 Oggi quali possono essere gli obiettivi e le speranza dei Sunpocrisy dopo un album eccellente come "Samaroid Dioramas"?

Ti ringrazio! Siamo molto contenti di "Samaroid Dioramas", ma ora vogliamo spingerci ancora più in la. Attualmente siamo in pieno processo compositivo, c'è già molto nuovo materiale e siamo molto contenti di quello che sta venendo fuori. Gli obiettivi e speranze sono sempre gli stessi, girare il più possibile portando i nostri live in ogni dove e riuscire a portare avanti la nostra personale concezione di musica sia su disco che, appunto, dal vivo.

15. Grazie per l'intervista. Buona fortuna ragazzi. Ve lo meritate....

- Grazie mille a te per lo spazio concesso e per il supporto! Per chi ancora non ci conoscesse, vi invitiamo a seguirci su: Facebook, sul nostro Bandcamp potete ascoltare e acquistare l'album o su Bigcartel per il merchandise. Un saluto a te e a tutti i lettori, a presto!



CONTATTI:
facebook.com/sunpocrisy
sunpocrisy.bandcamp.com/album/samaroid-dioramas
sunpocrisy.bigcartel.com

SUNPOCRISY line-up:

Matteo Bonera: Guitars & Art
Carlo Giulini: Drums
Stefano Gritti: Synth & Live Visuals
Jonathan Panada : Guitars & Vocals
Marco Tabacchini: Guitars & Noise
Gabriele Zampieri: Bass & Vocals

RECENSIONE:
SUNPOCRISY "Samaroid Dioramas" cd 2012 - autoprodotto



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