giovedì 14 gennaio 2021

TERMINAL BLISS "Brute Err/ata" - Relapse Records





L'umanità è ridotta a un ammasso di esseri viventi che si muovono come pedine sacrificabili in un mondo lasciato nelle mani di gente pericolosa e assetata di sangue. L'unica possibilità è provare a convivere con un presente pieno zeppo di morti che camminano. Questa è la triste realtà, che purtroppo ci turba e ci rende sterili persino di fronte al dolore. Gli americani TERMINAL BLISS sono un nuovo gruppo hardcore di visionarietà politica e sociale che supera, per impatto e violenza, molte delle attuali pubblicazioni in questo settore musicale, seppur riportando in auge il solito suono combattivo degli anni '80 (loro stessi citano tra le principali influenze compagini quali Black Flag, Crass, Negative Approach, Disrupt, Necros, Crossed Out, Disclose, Born Against, Gauze, Void). Si vede che i Nostri vengono da certi ambienti ancorati alle regole del passato ed hanno un'attitudine lucida e determinata che si esplica in brani brevi, velocissimi, perciò di facile presa. Il cantante Chris Taylor (Pygmy Lush, Pg.99) urla come un ossesso, incazzato e letale, eppure mai compiaciuto. Di conseguenza ne viene fuori un disco tagliente che, come da manuale, coniuga potenza e unità di intenti. Questa è musica che ha un sapore di strada, che si apprezza tutta d'un fiato, e soprattutto che coinvolge l'ascoltatore facendolo diventare un'arma pericolosa sempre carica. "Brute Err/ata" arriva subito al sodo, ricco di canzoni ringhianti e suonato in maniera impeccabile. Gli altri tre membri coinvolti nei Terminal Bliss sono il chitarrista Mike Taylor (anch'esso con un vissuto nei Pg.99 e Pygmy Lush), il batterista Ryan Parrish (Darkest Hour, Iron Reagan, City of Caterpillar) e il bassita Adam Juresko (City of Caterpillar). Quello che all'epoca era una spietata invettiva contro il falso e ipocrita operato di Ronald Reagan, oggi ritorna a noi come un detonante monito profetico. L'hardcore/punk di Richmond (Virginia) vive e ci spinge a comportarci con cattiveria. Per l'ascolto potete affidarvi alle piattaforme digitali, ma sarà disponibile su LP e CD dal 26 febbraio 2021 via Relapse Records. Dutara complessiva: 10 minuti abbondanti.

Contatti: 
 
Songs:
Clean Bill of Wealth, Anthropomorbid, Dystopian Buffet, The Ominous Hum, Small One Time Fee, 8 Billion People Reported Missing, Tumoresque, Discarded Wallet, March of the Grieving Droid, Hidden Handed Artificial Harassment Experiment Run Amok

martedì 12 gennaio 2021

EXSUL "Exsul" - Caligari Records





Quando si parla di death/doom metal, è lecito attendersi un lavoro possente in grado di fare presa sull'ascoltatore, e quindi avere la possibilità di discutere per lungo tempo sull'onestà stilistica e sullo spessore artistico di una qualsiasi realtà "di nicchia", a maggior ragione se ci troviamo di fronte a musicisti al debutto: si sta parlando in questo caso di un duo (Phlegyas e Charon). Dinanzi alla spaventosa proposta degli statunitensi EXSUL si rimane sbalorditi. Quello dei Nostri è un suono "massiccio" ma "flessibile", determinato a preferire il trasporto emotivo viziato da un background musicale resistente e ben presentato, e da qualsiasi soluzione resa imperdibile dall'incedere della chitarra. E' grazie a questa sinergia tra le due parti se l'aggressività di "Exsul" esplode in tutta la sua magnificenza, rappresentando il sublime compromesso stipulato fra gli elementi tipicamente death e quelli del doom. Una release trasversale, di confine, intesa come amalgama di due stili musicali granitici e risoluti. Questo non vuol dire che gli Exsul siano però una band qualunque, seppur sconosciuti: il loro punto di vista sull'estremizzazione sonora si accompagna ad una certa maestria compositiva e concettuale, di gran lunga superiore alla media delle realtà emergenti di oggi. Un EP dannatamente "percussivo", in cui il ritmo assume un'importanza decisiva, all'interno della proposta del gruppo proveniente dall'Arizona, debitore nei confronti di una formula sepolcrale tipicamente vecchia scuola. Non stupisce, dunque, che la stretta convivenza tra le parti più tirate e i rallentamenti cadenzati sia, particolarmente, perfetta. E' senza dubbio una tra le migliori pubblicazioni di death/doom degli ultimi tempi, ed è perciò consigliata ai fedelissimi seguaci del trademark in questione. La versione CD è disponibile dal 7 gennaio via Caligari Records.

Contatti:
caligarirecords.bandcamp.com/track/exsul

Songs: 
Exsul, Yersinia Pestis, Cocytus, Inopia

venerdì 8 gennaio 2021

KEGAAL "Pillars: Seeds of Ares" - Anathema Publishing Ltd. | Cyclic Law





NERATERRÆ, NEW RISEN THRONE, TAPHEPHOBIA sono tre artisti coerenti con la propria visione della musica e consapevoli del "ruolo" dei loro progetti all'interno del circuito dark ambient/industrial. Un linguaggio narrante e ricercato, indispensabile per concatenare i diversi (ma complementari) flussi sonori che scorrono nei condotti spiroidali di "Kegaal - Pillars: Seeds of Ares". Un disco dalla colossale epicità, dal battito costante e sofferto, dalle tinte fosche, dalla forte enfasi espressiva che si traduce in intrecci complicati a volte davvero sorprendenti e, come se non bastasse, contrassegnato da un andamento lento, teso e urlante. Le vibrazioni dei brani sollecitano la superficie del subconscio proponendo un'immersione in una smisurata profondità immaginaria in continua trasformazione. Lavoro eccellente sotto molti punti di vista, considerando la sua elevata complessità, permeato da una sincera carica propulsiva incanalata nella rielaborazione delle varie atmosfere in nerofumo, o meglio, nelle cupe sperimentazioni che danno luce nel colore del piombo. Nell'album appaiono due ospiti d'eccezione: il francese Dehn Sora (Treha Sektori, Throane) in "Light Devourer" e il canadese Frederic Arbour (Visions, Cyclic Law) nella conclusiva "Sensory Confinement". Estro e maestria coincidono nel surreale mondo dei Nostri. Un condensato di materia oscura che non può mancare nella collezione dei cultori di determinate sonorità ambientali. La colonna sonora è stata realizzata per accompagnare l'elegante veste del libro "Pillars: Seeds of Ares", pubblicato da Anathema Publishing Ltd. e co-prodotto da Cyclic Law.

Contatti: 
 
Songs:
Unearthed, Light Devourer (feat. Treha Sektori), Of Memory and the Tide, Sensory Confinement, Sensory Confinement (Visions Rework)




giovedì 7 gennaio 2021

HELLPACSO & SUNDAY - "SAVONA SPARA: L'INFERNO RISPONDE"








CINQUE ALBUM (PIU' DUE EP) CON I DSA COMMANDO, UNA DELLE CREW DI PUNTA DEL MOVIMENTO RAP UNDERGROUND ITALIANO, E UNO DA SOLISTA INTITOLATO "HELLRAISER". ABBASTANZA PER FARE DI HELLPACSO UNO DEI PIU' GRANDI RAPPER DELLA SUA GENERAZIONE. L'MC SAVONESE CONTINUA A SFORNARE CANZONI DI QUALITA' ACCOMPAGNATO DALL'ALTRETTANTO TALENTUOSO PRODUTTORE E BEATMAKER SUNDAY THRILLER MACHINE. ENTRAMBI HANNO RISPOSTO CON ENTUSIASMO ALLE MIE DOMANDE PER RACCONTARE COSA SI CELA DIETRO QUESTA NUOVA AUTOPRODUZIONE.

La prima domanda sorge spontanea: da dove nasce l'esigenza di pubblicare un tuo album solista dopo 14 anni di militanza nella scena musicale? Come lo potresti introdurre?

HellPacso: "Hellraiser" non è altro che un insieme di pensieri e sensazioni concepite durante tutto questo lungo periodo. A 36 anni sentivo la necessità di dover fare un lavoro tutto mio per quanto riguarda la stesura dei testi. A differenza degli album con i DSA Commando dove ognuno scrive la sua parte, in questo disco ho curato tutto personalmente. Dopo tanti anni di musica mi sembrava doveroso. È un viaggio introspettivo carico di emozioni, dubbi, riflessioni, paranoie, paure, ma soprattutto tanta rabbia. Sotto certi punti di vista è stato liberatorio sia scriverlo che pubblicarlo.

Che regole si sono dati Hellpacso e Sunday per completare questo “Hellraiser”? Cosa cercavate musicalmente?

HellPacso:
Non ci siamo dati nessuna regola se non quella di fare un disco. Ovviamente tutto doveva rientrare nel nostro modo di fare la musica rap, ovvero rime e beats potenti e nessun tipo di censura auto-imposta. Il nostro obiettivo era quello di fare un disco che si potesse suonare dal vivo per fare un live spinto al limite, rapido, estremo e senza mezze misure.

Sunday: In generale quando lavoro a un disco cerco di far quadrare una serie di requisiti che secondo me le produzioni devono avere. In questo caso ho prodotto beats sui quali Hellpacso si sarebbe potuto esprimere in una dimensione a lui comoda, su misura per le sue barre e per i live.

E' stato difficile combinare i vostri tempi per trovare la giusta sinergia tra voi due? Quanto tempo avete impiegato per completare l'intero album?

HellPacso: Non è stato difficile anche perché essendo amici passiamo molto tempo insieme e spesso e volentieri siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Abbiamo iniziato a lavorare al disco molto tempo fa. Le canzoni sono state scritte in periodi diversi, a parte le ultime, delle quali non è passato molto tra la stesura delle strofe e la registrazione. Una volta missato, per varie ragioni l'ho tenuto parecchi mesi nel mio pc. La pandemia non ha aiutato, ma non potevamo aspettare ancora per pubblicarlo, quindi una volta completata la parte video dei singoli, abbiamo deciso di farlo uscire a novembre.

Sunday: Non ricordo esattamente quanto tempo ci abbiamo messo per fare “Hellraiser” ma in realtà la stesura del disco non è stata lunga o sofferta, è stato più complicato coordinare tutto il resto.

Le sonorità create da Sunday, come i tuoi testi, riflettono profondamente le vostre anime inquiete, e questo si percepisce subito a pelle. Cosa ha ispirato musica e parole?

HellPacso: I testi che ho scritto in “Hellraiser” sono un insieme di pensieri e sensazioni che mi sono portato dentro da sempre. Quando scrivo, tutto ciò che mi sta intorno è fonte di ispirazione. Sono affascinato dal comportamento delle persone e dalle loro contraddizioni. Mi piace scrivere del marcio che percepisco negli atteggiamenti degli esseri umani. Ho la fortuna di potermi sfogare in questo modo, mi aiuta ed è quasi terapeutico.

Sunday: Come ti dicevo la musica è stata pensata e prodotta su misura per il progetto, trattandosi di me e di Hellpacso non poteva che risultare tutto un po' aggressivo.

I tuoi testi restano di bruciante attualità. Le storie che racconti sono il frutto delle tue esperienze personali oppure c'è dell'altro?

HellPacso: Tutto quello che scrivo nei testi è frutto di esperienze personali. Ovviamente a seconda del tema trattato, alcune parti sono un po' romanzate, spesso sono estremo per dare più incisività ad un'immagine, ma il punto di partenza è sempre reale. Prendo spunto da film, documentari, libri e mi capita di fare citazioni di canzoni che mi hanno particolarmente colpito o frasi che per me sono state fonte di ispirazione e riflessione.

Sentendo questo tuo lavoro, mi sembra che ci sia tanta cattiveria in termini sonori e lirici, come se si voglia andare subito al sodo, dritti in faccia dell'ascoltatore. Siete d'accordo con la mia visione?

HellPacso: Sì, è un disco incisivo, molto sintetico e nei testi ho scritto tutto quello che mi passava per la testa senza stare a fare troppi calcoli: l'intento era proprio quello.

Sunday: Per me è sempre così, non solo in questo caso.

Quanto è difficile trovare i suoni e le atmosfere che possano fare da perfetto binario per ogni singolo testo? Cerchi di seguire i significati delle strofe per concepire le tue tracce sonore?

Sunday: Raramente produco beats in base ai testi, casomai avviene il contrario, comunque quando ci si conosce bene si hanno anche obiettivi in comune e perciò non ho avuto difficoltà a creare il suono di questo disco: sapevamo esattamente dove andare.

Ci sono dei brani del disco che vi hanno dato particolari difficoltà nella loro realizzazione?

HellPacso: In linea di massima no, anche in registrazione non abbiamo avuto difficoltà particolari. C'è stata molta attenzione nella scelta dei campioni vocali. Nella title track "Hellraiser"abbiamo inserito una voce femminile in modo da poter dare più dinamicità al ritornello, è stato divertente.

Sunday: Personalmente non ho riscontrato nessun tipo di difficoltà anzi è stato stimolante produrre qualcosa di ibrido.

In questo disco si possono gustare svariate influenze, dall'hardcore, a momenti metal, quindi non solo rap. Quali sono le vostre principali influenze, musicalmente parlando?

HellPacso:
Ho sempre ascoltato davvero di tutto, dal rap italiano/americano al punk e mi piacciono molto anche i cantautori: quando trovo una canzone che reputo valida e mi trasmette qualcosa sono capace di ascoltarla consecutivamente per ore. Ultimamente sono un po' annoiato, faccio fatica a trovare musica nuova che mi dia quello che cerco.

Sunday: Musicalmente parlando credo di avere le idee abbastanza chiare su cosa mi piace fare: mi sento influenzato, oltre che da film, da vecchia musica da campionare, immagini malate, esperienze di vita, sensazioni e ragionamenti. Le influenze comunque variano anche in base al periodo che stai vivendo e alle persone con cui stai lavorando.

Con quale criterio avete deciso la successione delle canzoni della tracklist?

HellPacso: Sono stato molto attento a scegliere la tracklist, sono convinto che il disco vada ascoltato per intero nell'ordine stabilito. Ho deciso di mettere le canzoni in quella successione in modo che scorra il più fluidamente possibile e che allo stesso tempo mantenga un unico filo conduttore.

Sunday: La tracklist viene definita quando tutte le tracce di un disco sono pronte, quando le metti in ordine componi una specie di percorso guidato che si basa sulla tua visione del viaggio.

Come mai hai scelto “Hellraiser” come titolo del disco? Cosa ti ha spinto a decidere per quell'artwork di copertina?

HellPacso: Ho scelto quel titolo, letteralmente tradotto "attaccabrighe", perché rispecchiava perfettamente il contenuto del disco. Va contro ad ogni trend e ad ogni logica di mercato, è oscuro, incazzato e ti sputa in faccia senza stare a fare troppe parole. Ho contattato diversi illustratori per la copertina, ammetto di essere un esigente cagacazzo, quasi maniacale. Dopo diverse prove ho avuto la fortuna di incontrare Giorgio Credaro, un ragazzo molto giovane e davvero talentuoso, che ha capito perfettamente che tipo di grafica mi servisse. È stato davvero rapido e professionale, mi ha dato una grossa mano e gliene sono riconoscente.

Perché la decisione di non coinvolgere nessun altro membro dei DSA COMMANDO all'interno dei brani di “Hellraiser”?

HellPacso: L'idea era quella di suonare dal vivo, pandemia permettendo. L'album è molto breve e non mi sembrava funzionale fare dei featuring, in modo che avrei potuto fare le canzoni nei live per intero dall'inizio alla fine. Essendo il mio primo disco solista mi sembrava giusto scrivere ogni singolo testo; non escludo che in futuro ci saranno delle collaborazioni.

Avete sempre avuto le idee chiare riguardo la vostra musica espressa come DSA COMMANDO, adesso con “Hellraiser” sembra che abbiate raggiunto altri punti fermi. C'è qualcosa d'altro che vorreste la gente legasse al vostro nome (come artisti, ovviamente)?

HellPacso: A prescindere dai gusti musicali, una cosa che nessuno potrà mai ignorare, è la serietà, la passione e la coerenza con cui abbiamo sempre fatto la nostra musica. Abbiamo fatto tantissime rinunce sia per quanto riguarda la strada da seguire, sia nelle nostre vite personali, fino a precluderci quasi tutto per continuare a fare l'hadcore rap in questo paese. Credo che già solo questo meriti rispetto.

Sunday: Non ho pretese da chi ascolta la mia musica, chiunque è libero di pensare e trarre le proprie considerazioni.

Non sono molti i rapper/produttori italiani che sono riusciti ad uscire dall'ombra, voi siete due dei pochi che sono stati riconosciuti per il loro grande talento. Quali pensate siano i vostri punti di forza? Inoltre, tu Leo, sei arrivato a collaborare con diversi grandi artisti americani. Penso sia qualcosa di molto gratificante.

HellPacso: Sicuramente la voglia di migliorarsi sempre, anno dopo anno, cercando sempre uno spunto nuovo in modo da tracciare una nuova linea e non fossilizzandosi su quello che è stato già fatto. I punti saldi sono sempre gli stessi, rime oneste e aggressive, beats potenti e live killer. Il resto sono tutte chiacchiere.

Sunday: Essere determinati è sempre un punto di forza, e anche sapere attendere: credo che entrambe le cose siano parte di noi due. È assolutamente gratificante produrre per leggende che ti hanno in qualche modo formato musicalmente.

  Parlando di te, Sunday: pensi di avere un approccio positivo nei confronti della tecnologia digitale applicata all'aspetto creativo della tua vita o senti che ci potrebbe anche essere un lato oscuro nel suo utilizzo?

Sunday: Ho un approccio positivo con la tecnologia in generale, mi affascina anche il fatto che abbia lati oscuri.

Dopo anni di appannamento, la scena rap appare decisamente affollata di buoni artisti, soprattutto in America. Tu come la vedi, Sunday.

Sunday: È un buon momento per il rap underground, mi piace questa nuova wave che si è creata negli ultimi anni, spero non ci sia una stasi ma un continuo evolversi.

Come definireste la vostra collaborazione su “Hellraiser”?

HellPacso:
Onesta, spontanea e necessaria. Dopo un lungo susseguirsi di eventi, era giunto il momento. Non avremmo potuto fare in altro modo.

Sunday: Siamo un team da combattimento.

Pensate di essere troppo duri con voi stessi?

HellPacso: Dipende, nella vita di tutti i giorni sono in continua autoanalisi, mi pongo domande costantemente e non sempre trovo delle risposte immediate, a volte ho bisogno di evadere e, grazie al cielo, esiste l'alcol. Per quanto riguarda l'aspetto artistico, sì, sono molto esigente: non ho mai fatto le cose tanto per farle e se devo scrivere qualcosa è perché ne sento l'esigenza, altrimenti è meglio ritirarsi in un decoroso silenzio.

Sunday: Ho un rapporto complicato con me stesso, ragiono molto però spesso non arrivo a conclusioni concrete ma solo ad ulteriori riflessioni.

Che cos'è la famiglia e l'amicizia per voi?

HellPacso: Purtroppo non ho un concetto di famiglia ben definito, o meglio ce l'ho ma non ho avuto il piacere di goderne: la famiglia non la scegli e non tutti siamo stati fortunati nello stesso modo, di conseguenza sono molto scettico più per ragioni personali che generali. Discorso diverso è per l'amicizia. Credo sia molto importante circondarsi di persone oneste e trasparenti, anche perché sono le stesse che ci accompagneranno lungo tutto il percorso della vita. Dobbiamo imparare a non darci mai per scontato e a dimostrarci amici giorno dopo giorno, anche con piccoli gesti quotidiani: le nostre giornate saranno sicuramente più leggere e migliori.

Sunday: Non penso più di tanto alla famiglia come valore in generale, mi interessa la famiglia che ho avuto e basta. L'amicizia è fondamentale per affrontare assieme questo mondo del cazzo.

La gente si deve aspettare qualcosa di nuovo dai DSA COMMANDO? A parte ciò, quali sono i vostri personali progetti a breve termine, considerando il periodo di merda che stiamo vivendo?

HellPacso: Al momento il mio progetto personale è sopravvivere nel migliore dei modi, per quanto riguarda i DSA COMMANDO sono sicuro che prima o dopo ci metteremo all'opera per un nuovo disco. Per avere il CD e la t-shirt di "Hellraiser" scrivi a hellpacso@live.it

Sunday: Da me e dalla mia crew dovrete sempre aspettarvi del rap hardcore per serpeggiare di notte in macchina. Ho qualche progetto in testa ma non c'è ancora niente di concreto di cui poter parlare seriamente.

Contatti: 
dsacommando.com

HELLRAISER line-up:
Hellpacso - Testi, Strofe
Sunday Thriller Machine - Produttore, Beatmaker
 
Scatto fotografico realizzato da:

martedì 5 gennaio 2021

SCOUR "Black" - Nuclear Blast





C'è un ponte che collega tutto ciò che si desidera fare per passione con quello che si fa per lavoro, si sa come funzionano queste cose per chiunque abbia deciso di investire a tempo pieno le proprie energie in ambito artistico. Quanto scritto nelle prime righe corrisponde alla carriera di un personaggio carismatico come Phil Anselmo, un uomo che non ha nulla da dimostrare sull'efficacia della sua lunga attività artistica e delle sue scelte coerenti con quanto svolto finora. I numeri e i risultati parlano chiaro sul suo operato ed impegno nel circuito underground: Philip H. Anselmo & the Illegals, Viking Crown, Arson Anthem, Superjoint Ritual e poi diventati Superjoint, Down, Christ Inversion, Eibon, En Minor... oltre alle tantissime collaborazioni con alcuni dei più grandi artisti della scena musicale. Ma l'attenzione per la musica estrema non si ferma qui. In buona sostanza, gli SCOUR sono una band radicale. Radicale nel vero senso della parola, visto che esplora in maniera decisa le radici del black metal scandinavo (la somiglianza con i primi Dark Funeral e Marduk è innegabile). "Black" adotta la medesima struttura comune alla formula svedese, dimostrando di essere in grado di rivisitare certe sonorità sino a farle diventare l'ennesima onda d'urto di odio puro. I vecchi classici echeggiano lo stile caustico e violento dei Nostri più di qualsiasi altro gruppo emergente meno conosciuto. L'impatto degli Scour è doppiamente assicurato anche dagli altri musicisti coinvolti nel progetto: John Jarvis (Agoraphobic Nosebleed), Derek Engemann (Philip H. Anselmo& The Illegals), Mark Kloeppel (Misery Index), Adam Jarvis (Misery Index, Pig Destroyer, Lock Up). E a giudicare dal livello tecnico, non sorprende che la formazione americana potesse essere recepita come un toccasana per buona parte dei black metaller cresciuti con determinati dischi del passato. Nonostante questo, il terzo EP "Black" è una release fottutamente potente e ispirata capace di conquistare sin dal primo ascolto. Phil Anselmo vi invita ad aprire le porte all'oscurità.

Contatti: 
 
Songs:
Doom, Nail, Propaganda, Flames, Microbes (instrumental), Subprime






venerdì 1 gennaio 2021

I MIGLIORI ALBUM DEL 2020 | THE BEST ALBUMS OF 2020


Artisti Stranieri:

Die Choking "IV"
Human Impact "Human Impact"
Primitive Man "Immersion"
Schizophrenia "Voices"
Ulcerate "Stare Into Death And Be Still"
Napalm Death " "Throes Of Joy In The Jaws Of Defeatism"
Skeletal Remains "The Entombment of Chaos"
Thanatos "Violent Death Rituals"
Necrot "Mortal"
Vader "Solitude In Madness"
Today Is The Day "No Good To Anyone"
Akhlys ""Melinoë"
Ajna "Oracular"
Nordvargr "Daath"
Katatonia "City Burials"
Testament "Titans of Creation"
Jordablod "The Cabinet of Numinous Song"
Lord Goat & Stu Bangas "Final Expenses"
Necrowretch "The Ones From Hell"
Pyre "Chained to Ossuaries"
Cro-Mags "In The Beginning"
Loose Nukes "Cult Leaders"
Throane "Une balle dans le pied"
Steve Von Till "No Wilderness Deep Enough"
Vortex "Helioz"
Atomine Elektrine "The Antikythera Mechanism"
Bohren & der Club of Gore "Patchouli Blue"
Conway the Machine "From King to a God"
Manes "Young Skeleton"
UFO Fev & Big Ghost Ltd "The Ghost Of Albizu"

Artisti Italiani:

Clavicvla "Sepulchral Blessing"
Derhead "Irrational I"
New Risen Throne "The Outside"
Neraterræ "Scenes From The Sublime"
Doomraiser "The Dark Side of Old Europa"
Nudist "Incomplete"
Stigmatized "…a Wall of Falseness"
Rise Of The Stateless Wolf "Born Dead​/​Year Of The Rats"
SuuM "Cryptomass"
Humanity Eclipse "Combat Grind Eclipse"
The Radsters "Faster Than Police"
Bravata "Pray For Today"
HellPacso "Hellraiser" Prod. by Sunday

martedì 29 dicembre 2020

AKHLYS "Melinoë" - Debemur Morti Productions





Il terzo lavoro degli americani AKHLYS arriva a più di cinque anni di distanza dall'ottimo "The Dreaming I". Se avete avuto modo di ascoltare le loro precedenti pubblicazioni potrete già immaginare su quali coordinate stilistiche si muove il nuovo "Melinoë", anche se con interessanti differenze di produzione e arrangiamenti. Se invece non avete mai sentito nulla di questo terrificante progetto, allora vi basterà sapere che qui l'obiettivo principale è quello di far progredire il black metal partendo dalle ormai solide regole del genere. Stilisticamente sono però distanti da qualunque band tradizionale, riuscendo ad essere convincenti anche nei passaggi prettamente dark ambient. Il suono generato dai Nostri sembra una versione drogata di un ipotetico mix tra Blut Aus Nord, Darkspace, Krypts, Leviathan (Portland, USA), Morgue (Dijon, France): una musica maligna, turbinante e trasversale, a tratti ostile, che punta principalmente all'originalità senza mai cedere a nessun compromesso stilistico. Tale atteggiamento viene confermato da certe scelte ideologiche del principale compositore Naas Alcameth (Nightbringer, Bestia Arcana). Da notare anche un gusto rinnovato per le melodie e gli intrecci di chitarra, ancor più elaborati e accattivanti rispetto a quelli dei già notevoli brani del passato. Come inoltre avrete intuito dal titolo dell'album, le tematiche affrontate dagli Akhlys sono di matrice decisamente mitologica: si parla di Melinoë, la dea ctonia invocata in uno degli Inni Orfici e rappresentata come una ninfa portatrice di incubi e follia. L'incedere di "Melinoë" è simile ad un impetuoso mare in burrasca che inghiotte qualsiasi forma di vita terrestre. Un disco non immediato né di facile assimilazione, perciò affascinante, e perfettamente in linea con le produzioni Debemur Morti Productions. Candidato di diritto ad entrare nella classifica dei migliori album estremi del 2020.

Contatti: 
 
Songs:
Somniloquy, Pnigalion, Succubare, Ephialtes, Incubatio