venerdì 17 gennaio 2020

CRUENTUS - "IL RITORNO"






QUEL CHE IMPORTA E' CHE I CRUENTUS SONO TORNATI. IL NUOVO ALBUM "FAKE", NON SOLO COMBACIA CON L'ANNIVERSARIO DEI TRENT'ANNI DI ATTIVITA' DELLA FORMAZIONE BARESE, MA TORNA A PROPORRE UN PIU' TRADIZIONALE APPROCCIO ALLA COMPOSIZIONE, E RISCOPRE LA RICERCATA ABILITA' CHE I NOSTRI AVEVANO DIMOSTRATO SUI PRECEDENTI LAVORI NEL TRASMETTERE SENSAZIONI INTENSE ATTRAVERSO IL POTERE DELLE PAROLE E DELLA MUSICA. TUTTO E' AL SUO POSTO, SI ELEVA PROPRIO COME DOVREBBE, PROPRIO COME MI ASPETTAVO, DOPO TANTI ANNI DI ATTESA: QUELL'ATMOSFERA TRASCINANTE, COSI' INTENSA E FAMILIARE, E QUEL SENTITO GUSTO PER IL DETTAGLIO CHE FA ANCORA LA DIFFERENZA. QUELLO DEI CRUENTUS E' UN THRASH METAL CALDO, AVVOLGENTE, PERCHE' CREATO CON PASSIONE NELLE PIEGHE DEL TEMPO E DELLA VITA STESSA. GLI STORICI MUSICISTI ANTONELLO MAGGI (CHITARRA) E ADRIANO BOGHETICH (BASSO) HANNO RISPOSTO A QUESTA LUNGA, APPROFONDITA, INTERESSANTE INTERVISTA PER SON OF FLIES.

Benvenuti su Son of Flies webzine.  Una domanda a bruciapelo per iniziare: che effetto vi fa tornare sulle scene dopo un lungo periodo di silenzio? Entusiasmo alle stelle per i Cruentus?

Antonello: In realtà, il nostro è stato solo un silenzio discografico, di fatto non ci siamo mai fermati, continuando a registrare materiale nuovo, a sperimentare con tanti musicisti che si sono alternati negli anni, e a fare concerti dal vivo. Ma tornare con un disco ufficiale di inediti è stato fantastico, una bellissima esperienza, vissuta senza ansie di alcun genere, con maggiore consapevolezza, e in un clima gioioso e disteso.

Adriano: Ciao Christrian. Entusiasmo e felicità oltre le stelle! Riaffacciarsi nel mondo delle recensioni, dei contatti, degli scambi e di tutto ciò che gira attorno alla produzione e promozione di un disco è una cosa affascinante e divertente.

Che bilancio potete trarre dalla vostra lunga carriera?

Antonello: A parte i sogni di gloria di quando si è ragazzini – l’avventura “cruenta” è cominciata che avevo appena quindici anni – abbiamo sempre avuto i piedi ben piantati per terra, con un unico vero obiettivo: dar sfogo alla nostra creatività e divertirci. E direi che in quest’ottica il bilancio è più che positivo. Ci sono stati anche dei momenti critici, ma le tante soddisfazioni ci hanno ripagato per la resistenza ad oltranza.

Adriano: Direi, buona se non ottima. Il giudizio non è netto perché ci sono stati dei periodi più complessi da gestire e affrontare, ma siamo molto soddisfatti da ciò che la musica ci ha regalato in questi 30 anni di attività dei Cruentus. Abbiamo prodotto un disco negli anni 90 che ancora è ricordato con grande attenzione nel circuito, abbiamo suonato centinaia di concerti in infiniti posti di tutti i tipi, non abbiamo mollato mai e siamo arrivati a far uscire "Fake" così come lo volevamo. Quindi, bilancio positivo.

L'uscita del vostro nuovo “Fake” combacia con l'anniversario dei trent'anni di attività del gruppo, quindi, posso solo immaginare la vostra grande soddisfazione per aver raggiunto questo importantissimo traguardo. Cosa avete da dirci al riguardo?

Antonello: Trent’anni sono un traguardo importante, non da tutti, bisogna crederci immensamente per riuscirci (prima parlavo di resistenza). In qualità di fondatore della band non posso che essere soddisfatto del lungo percorso che ci ha condotti fin qui. “Fake” segna questo confine temporale, imprimendo un’orma sul terreno. Ma mi piace immaginarci come degli scalatori che, mentre piazzano una bandierina, hanno lo sguardo già proteso verso altre vette.

Adriano: Come dicevo prima, il non aver mai mollato ci ha dato ragione con "Fake". Aver scelto l’anniversario non è certo un caso. Abbiamo questi brani da un po’ e abbiamo atteso, anche per una mia voluta interruzione dettata da motivi personali durante la quale sono stato sostituito dall’amico Francesco Patruno, che il disco celebrasse un traguardo sicuramente importante per una band. Se poi la band è una realtà underground e italiana la cosa assume, a mio parere, una valenza ancora più significativa.

Se facciamo riferimento agli ultimi anni trascorsi, quanto è stato difficile per voi incastrare tutto? Intendo dire: trovare il tempo libero per le prove, liberare l'ispirazione per la composizione e l'arrangiamento dei brani, completare le registrazioni del disco, scegliere la giusta etichetta discografica, raccogliere il budget per la stampa del supporto fisico, fissare le date dal vivo per la promozione, e tutto il resto...

Antonello: La realizzazione di un nuovo album è senz’altro più difficile quando non si è più giovanissimi, il quotidiano ti assorbe in tante altre responsabilità. Ma quando la passione è forte si trova sempre il modo e il tempo per concretizzare delle belle idee.

Adriano: Incastrare tutto è la cosa più difficile. Gli impegni personali non sono certo quelli di quando avevamo 25 anni! Il mio staccare per 3 anni, per esempio, è legato ai miei impegni familiari ed è coinciso con la nascita dei miei ultimi due figli. Anche gli altri ragazzi hanno impegni lavorativi e personali non indifferenti ed infatti le prove sono limitate all’essenziale, mentre da “giovani” eravamo in sala prove 4 giorni su 7. L’ispirazione non è mai mancata: Antonello è una fonte inesauribile di idee e riff. Lui è il compositore delle musiche. Le registrazioni sono state facili e rapide e credo che questo sia legato all’attitudine che abbiamo sempre avuto e all’aver scelto uno studio (MAST Studio di Bari) di grande qualità con un tecnico che ci messo da subito a nostro agio. Il budget è un investimento che abbiamo fatto noi in prima battuta e che ci auguriamo di recuperare con i live. Infine, la promozione live è appena iniziata con 7 concerti ma l’anno appena iniziato sarà quello che ci vedrà portare in giro questo disco.

Il music business nella scena metal si muove ciclicamente anche in balia di trend del momento. Ovviamente tale aspetto non può considerarsi una novità, infatti, possiamo tranquillamente ammettere che è sempre stato così nel corso dei decenni. Quali sono, a vostro avviso, le maggiori difficoltà con cui fare i conti oggi per tenersi a galla nell'era caotica del digitale?

Antonello: Personalmente, ciò che trovo più stancante ed inutile del web è la necessità di continui aggiornamenti, ecco perché la gente finisce col propinarci argomenti, lezioncine ed immagini assolutamente irrilevanti, se non addirittura stupide e fuori luogo. Io cerco di non essere schiavo di questo meccanismo e di limitarmi a dare informazioni che ritengo essenziali, lasciando a qualcun altro le autocelebrazioni (che non hanno mai fatto per noi) e infischiandomene della sterile politica dei like e del numero di (finti) follower. Preferisco spendere molto più tempo con la chitarra.

Adriano: Non so come risponderti di preciso. L’avvento del digitale, inteso come era del web, pone i musicisti in una situazione contraddittoria. Paradossalmente potresti e dovresti avere più visibilità e più canali per promuovere, far conoscere la tua band e vendere dischi ma tutto si perde in un mare che non ha personalità. Dici bene tu, tutto si “limita” a tenersi a galla il che, per noi, significa divertirsi a suonare ciò che ci piace senza montarci la testa e senza velleità. Indubbiamente la qualità di un prodotto fa la sua parte.

Poche band italiane hanno saputo bruciare le tappe già a partire dai primi anni '90, e questo bisogna riconoscerlo ai Cruentus. Quale pensate sia stata la migliore qualità o il pregio più grande agli inizi della vostra carriera?

Antonello: La sincerità della nostra musica, a cui abbiamo sempre dato un respiro anarchico, lo stesso che ci contraddistingue come persone. E poi, l’incapacità di competere con chicchessia, rispettando sempre il lavoro di tutte le figure professionali che gravitano nel settore. Mentre, i palloni gonfiati, gli invidiosi, i mediocri, abbiamo sempre preferito ignorarli, senza mai alzare polveroni e fiduciosi nel “tempo galantuomo”.

Adriano: Qui ti rispondo senza dubbi! Il nostro pregio è quello di essere stati sempre corretti con tutti, aver stretto rapporti sinceri e mai basati su invidie e competizioni, non aver avuto timore di essere quello che siamo sia nella musica in tutte le vesti che Cruentus ha assunto in 30 anni sia come persone. Credo che si tratti di attitudine.

In che modo è cambiato il vostro approccio con la musica e nello specifico nella creazione dei brani? Come sono nate le nuove composizioni?

Antonello: Il mio approccio alla composizione non è mai cambiato, ho sempre lasciato che la mente viaggiasse ed esplorasse tutti gli universi possibili, tracciando percorsi, che poi amo completare coi miei compagni d’avventura. In passato erano viaggi più elaborati, più lunghi. Oggi sono cammini più brevi, meno tortuosi, ma svelano ancora il fascino di tutti i colori primari della nostra musica. “Fake”, attraverso i suoi dodici capitoli, narra una storia lunga oltre vent’anni, che considero la sintesi di tante avventure vissute dall’uscita del debut “In Myself”.

Adriano: L’approccio è lo stesso da sempre. Antonello arriva con dei riff o con dei brani interi e noi altri ci mettiamo il nostro. Da parecchi anni io sono l’autore dei testi che sono nati a volte sulla musica e altre volte erano preesistenti e adattati da Nicola. Domenico svolge un ruolo fondamentale nella caratterizzazione del brano trovando linee che si sposano con quelle di Antonello rendendo il brano ancora più personale e riconoscibile. E poi abbiamo Valerio, un batterista giovane con un’attitudine e un modo di suonare che spacca!

In passato la vostra musica è stata spesso associata al thrash/death metal progressivo, ma adesso lo stile dei Cruentus sembra sia diventato più immediato e un po' meno ricercato. Siete d'accordo con me? Come giudicate stilisticamente questo nuovo album?

Antonello: La nostra musica è difficile da etichettare. Di sicuro, abbiamo sempre avuto molte contaminazioni stilistiche, alcune anche parecchio distanti dall’universo Metal. Abbiamo sperimentato più di tante altre band fedeli alle varie linee, fregandocene di giudizi e pregiudizi. La vena Progressive c’era e c’è ancora, in chiave più asciutta e meno barocca di un tempo: è meno evidente, ma (proprio per questo) io trovo che sia ancora più ricercata. Attualmente, cerco di non perdere mai di vista l’immediatezza di un brano, caratteristica che ritengo ormai fondamentale e per niente semplificativa. E poi, la musica vive anche di cicli, perché la stessa anima che la genera è ciclica nelle emozioni, perciò, in modo del tutto naturale, abbiamo riabbracciato la crudezza dei primi tempi e del primo demo-tape “Seeking the Truth”.

Adriano: Questo nuovo album è la fotografia perfetta di quello che siamo. Indubbiamente lo stile è privo di arrangiamenti e sfumature ricercate che caratterizzavano il nostro esordio e noi ci siamo identificati per anni nella definizione che ci eravamo dati: Unlimited metal. "In Myself" spazia attraverso i generi più disparati che agli inizi degli anni 90 non era certo cosa comune. Forse allora eravamo un po’ avanti rispetto al mercato. Adesso credo, se proprio devo definire un genere, che Thrash Metal sia il più azzeccato. "Fake", comunque, è ricco di sfumature da scoprire.

Dobbiamo riconoscere che “Fake” è un decisivo passo in avanti rispetto alle precedenti pubblicazioni targate Cruentus, e questo non può che essere positivo per una band storica come la vostra. In fin dei conti il tempo che passa modella le emozioni ma anche l'ispirazione. Che evoluzione ritenete di aver intrapreso?

Antonello: I nuovi brani, per come sono stati concepiti, hanno subito presa sull’ascoltatore, e trovo particolarmente evidente una certa maturità negli arrangiamenti. Solitamente, la camera di un ragazzino è multicolor, si può essere affascinati dal suo immaginario, ma ci si può anche perdere all’interno; “Fake” è la casa di un uomo maturo, i cui dettagli sono fondamentali e mai casuali.

Adriano: Il nostro è stato un cammino sempre in divenire che ci ha visti protagonisti non solo di tanti cambi di line up, ma anche di sperimentazioni musicali che ci hanno discostato dal metal. Tutti questi cambiamenti ci hanno fatto crescere come musicisti e come uomini. Ci hanno consentito di arrivare al risultato ottenuto nel quale l’impronta “in your face” è ben evidente.

Ha destato interesse il fatto di aver coinvolto un altro musicista di grande esperienza come Domenico Mele (Natron, The Ossuary) alla seconda chitarra e il batterista Valerio Di Masi degli Entact (quest'ultimo il più giovane della line-up)? Perché la scelta è caduta su di loro?

Antonello: Ho il piacere di conoscere e frequentare sia Domenico che Valerio anche al di fuori della band, e trovo che siano due amici speciali, prima ancora che dei grandi musicisti, con cui ho l’onore di suonare. Di un disco non direi mai che è il migliore, perché ritengo che ogni singolo brano sia la fotografia del tempo in cui viene realizzato, ma posso affermare con certezza che la line-up di “Fake”, ormai stabile da diversi anni, sia la migliore di sempre, perché i singoli elementi rappresentano perfettamente lo spirito del progetto Cruentus in termini musicali ed umani.

Adriano: Con Domenico avevamo già suonato con Cruentus anni fa e ci eravamo trovati subito bene. Quando abbiamo deciso di riprendere seriamente è stato il primo e unico chitarrista contattato e lui ha dato subito la sua disponibilità. Valerio è arrivato tramite amicizie comuni dopo che ci eravamo trovati per l’ennesima volta privi di batterista. Entrambi sono stati la linfa vitale che ci ha consentito di chiudere questo cerchio e registrare "Fake".

Quali tematiche liriche avete approfondito questa volta, e perché il titolo “Fake”?

Antonello: Non c’era titolo più appropriato per le liriche di Adriano, che mi hanno ispirato anche a livello di artwork. “Fake”, purtroppo, può essere considerato il termine-simbolo del nostro tempo e il messaggio essenziale è: state in guardia, sempre, non lasciatevi confondere.

Adriano: Le tematiche non sono tanto cambiate rispetto ad "In Myself". Direi che è maturato il modo di scriverle. Il termine "Fake", ormai di grandissima attualità ed utilizzo, è stato scelto perché descrive e racchiude il filo che lega tutte le liriche. Ci piace considerare Fake un concept non nel senso tradizionale ma come un disco che parla dello stesso argomento attraverso simboli, allegorie, metafore, domande... Il tema è la coincidenza e la sovrapposizione degli opposti esemplificata nel abbraccio-contrasto tra bene e male ma che si allarga a luce-ombra, vedere-essere ciechi, equilibrio-incertezza, respirare-annaspare.

A chi ritenete possa rivolgersi oggi la vostra musica? Come vorreste che il disco venisse recepito dagli ascoltatori?

Antonello: Ritengo che la nostra musica non abbia tempo, come non ha tempo quella dei nostri gruppi di riferimento del passato, che sono gli stessi del presente (potrei citarne tantissimi). Mi piacerebbe che tutti gli ascoltatori, appassionati e addetti ai lavori, lo recepissero come un lavoro autentico al 100%, anche a prescindere dal gusto di ognuno che, inevitabilmente, può avvicinarsi o allontanarsi dal nostro.

Adriano: La proposta di questo disco è genuina e si rivolge a gente genuina. Ovviamente il genere è ben definito come detto in una delle precedenti risposte e non ci aspettiamo certo che un appassionato di jazz possa ascoltarlo tra le sue prime scelte... ahahhahaahha. Abbiamo registrato un disco che ci rispecchia in pieno come musicisti e come persone. E’ una fedele carta di identità dei Cruentus nel 2019.

Interessante anche la scelta dell'immagine di copertina. Qualcosa da dire al riguardo?

Antonello: Per “Fake” volevamo una copertina impattante tanto quanto la musica in esso contenuta. Abbiamo puntanto ad un messaggio diretto, ma anche volutamente equivocabile. Sono un appassionato d’arte pittorica e, tempo fa, mi sono imbattuto nelle opere della talentuosa Mariarita Renatti, giovane artista campana, e sono rimasto folgorato dal suo stile; quando ho immaginato la copertina di “Fake” ho subito pensato che la sua mano potesse interpretarne al meglio l’essenza, e così è stato.

Adriano: Della copertina (della quale noi siamo piu che soddisfatti) se ne è occupata un’artista di Napoli: Mariarita Renatti. La sua tecnica prevede penna su tela o carta e Antonello l’ha scovata surfando nel web e l’ha contattata spigatondole il concetto alla base del disco lei è stata disponibilissima, tirando fuori questa opera-disegno perfetta per Fake.

Potremmo dire che la fruizione "usa e getta" della musica ha ormai cancellato il fascino che avvolgeva l'ascolto dei dischi di un tempo?

Antonello: Assolutamente sì. Prima un disco dovevi comprarlo o registrarlo su cassetta, e ciò richiedeva economie, tempo e didizione. Però, ti restava qualcosa tra le mani, che arricchiva ulteriormente il valore della stessa musica contenuta in quei prodotti. E il fatto che la fruizione della musica non fosse gratuita faceva sì che ogni ascoltatore si arricchisse, soprattutto, dal punto di vista culturale, aumentando il proprio bagaglio ad ogni nuova uscita: non potevi permetterti di comprare un disco e di bocciarlo al primo ascolto (oggi non si va manco oltre la prima traccia) perché non rientrava nei tuoi gusti, e così si finiva per assimilarlo ugualmente, bello o brutto che fosse. Ogni epoca ed ogni genere musicale hanno prodotto anche musica di discutibile valore, ma per le vecchie generazioni è stato utile conoscere tutto, anche la scarsa qualità, perché tanto ha contribuito ad affinare il gusto nel tempo.

Adriano: Mi stai provocando, Christian!?!?!?! ahahahahahh... Sai bene da dove arriviamo, dell’età che abbiamo, di come abbiamo “utilizzato” la musica a partire dalla nostra adolescenza. Ascoltare un disco in vinile era una sorta di rito che prevedeva spesso solitudine, impianto adeguato o cuffia, volumi alti, copertine e testi alla mano da guardare e scoprire. Ora moltissimo di questo si è perso. Credo che il web ti offra maggiore visibilità ma ti renda allo stesso tempo una goccia in un oceano immenso. Devo ammettere che anche la mia attitudine si è in parte adeguata.

Che pensate dell'attuale scena metal underground italiana ed internazionale?

Antonello: Penso che sia sempre più mescolata e non so quanto questo sia un bene. Sono sempre stato a favore delle contaminazioni, ma oggi faccio davvero fatica a capire alcuni progetti cosa vorrebbero esprimere, ammesso che l’abbia capito almeno chi li propone. Percepisco la creatività in serio affanno, c’è tanta fuffa e poca sostanza. E, mi spiace dirlo, ma spesso i più giovani non hanno un vero e proprio background musicale. Inoltre, lavorando nel music business da oltre venticinque anni, non posso non constatare una certa crisi di appassionati – che poi si traduce in numeri quasi mai sufficienti ai botteghini – ed un eccesso di poser, preoccupati solo di apparire sui social.

Adriano: L’underground brucia da sempre. Il substrato della musica metal ed estrema, a meno di piccoli momenti meno arzilli, è sempre stato attivo. Il livello tecnico si è alzato molto rispetto a 20 anni fa ma, come sopra, la miriade di produzioni e il modo di fruizione della musica non facilitano troppo l’esposizione. Se ci metti che ai concerti praticamente non ci va più nessuno, diciamo che a fronte di una grande attività delle band non corrisponde una adeguata risposta del pubblico.

Le reunion sembrano essere una costante negli ultimi anni. Voi che opinione vi siete fatto al riguardo?

Antonello: Mi piacciono le reunion sincere, quelle in cui percepisci un desiderio vero di tornare sulle scene e, in particolare, sui palchi. Mentre, in tanti altri casi, si tratta solo di patetiche operazioni commerciali, ma i più esperti ed attenti ne avvertono immediatamente la puzza.

Adriano: Quando fai musica tutto è permesso ! Certamente alcune sono pure mosse commerciali ma è anche vero che la musica è business da sempre come è altrettanto vero che i “nonni” fanno sempre dei grandi concerti. Sulle produzioni in studio il discorso è diverso dato che è difficilissimo trovare dischi che rispecchino la qualità dei tempi d’oro. Io personalmente non sono critico nelle reunion anche perché cerco il risvolto umano, ovvero mi rendo conto che spesso i musicisti, e gli artisti più in generale, hanno bisogno di passaggi di fermo o a vuoto per comprendere che ciò che li rende felici è solo e soltanto la propria arte.

Quali sono attualmente i vostri prossimi appuntamenti o traguardi da raggiungere?

Antonello: Suonare dal vivo il più possibile, produrre altra buona musica e mantenerci coerenti nell’attitudine che ci ha contraddistinti e condotti fin qui.

Adriano: Suonare il più possibile dal vivo per promuovere Fake, realizzare un altro video di uno dei brani contenuti nel disco e nel giro di qualche tempo... non certo altri 23 anni... ahahahahah – uscire con un nuovo prodotto.

Grazie per l'intervista e buona fortuna.

Antonello: Grazie a te, Christian, per questa bella intervista e per il supporto che offri a tutto il panorama underground con Son Of Flies Webzine, frutto della tua grande passione per la musica. Un caro saluto e a presto!

Adriano: Grazie a te per la splendida intervista. Lunga vita alle zines e a tutta la scena undergrond. Per chi ci legge vorrei ricordare i nostri canali sui quali seguirci o contattarci.
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CRUENTUS line-up:
Adriano Boghetich - Basso, Testi
Antonello Maggi - Chitarra
Domenico Mele - Chitarra
Nicola Bavaro - Voce
Valerio Di Masi - Batteria

Recensione: 
CRUENTUS "Fake" - 2019


giovedì 16 gennaio 2020

THE BASTARD WITHIN "Better Dead than Friends" - Immortal Souls Productions




La scena grind italiana ha un'altra freccia affilata al proprio arco: i THE BASTARD WITHIN, formatisi in Lombardia nel marzo del 2015. Una scoperta importante soprattutto perché la nostra Nazione continua a essere un po' carente in questo genere musicale; ovviamente non possiamo nemmeno ignorare la validità di alcune realtà underground già esistenti sul suolo nostrano (non mi sto riferendo agli storici e intoccabili Cripple Bastards). A differenza di ciò che avviene per altri loro simili, i The Bastard Within hanno deciso di fare le cose in grande, affidandosi alle doti tecniche di un certo Kevin Talley (batterista americano conosciuto per aver collaborato con entità di un certo calibro come Dying Fetus, Dååth, Suffocation, Feared e altre del circuito internazionale). Ma la cosa giusta da dire è che tutti i membri coinvolti nel progetto dimostrano di possedere competenze di alto livello. Con l'album di debutto "Better Dead than Friends" ci troviamo su stilemi cari ad alcune formazioni storiche che del grind ne hanno fatto un vero e proprio "credo"; e a tal proposito citarei i disumani Hateplow di Phil Fasciana (chitarrista dei Malevolent Creation) e gli altrettanto calamitosi Lock Up di Shane Embury (bassista dei Napalm Death); sicuramente i due termini di paragone più adeguati in questa sede. Tra iconoclastia grindcore, sfuriate death metal e alcune fughe hardcore, i The Bastard Within impongono il loro approccio risoluto ed efficace. In alcuni brani troverete la presenza di ospiti di tutto rispetto: Jason Netherton (Misery Index), Trevor (Sadist), Stefania Minervino (Too Late, Cave, Spoiled), Mãra Lisenko (Mãra), Juri Bianchi (Addiction, Any Face, Hayma). Il mastering finale vede la firma del leggendario Dan Swanö. Siate attenti durante l'ascolto e cercate di supportare chi, nonostante le tante difficoltà nel trovare una stabile line-up, non è disposto ad arrendersi. Allora avanti così.

Contatti: 
thebastardwithin-isp.bandcamp.com/album/better-dead-than-friends
facebook.com/the.bastard.within

Songs:
Dead End, Loser Division, I Don't Give a Fuck, Formless Mass, This Is a Fact, The Solution, Varosha, Worthless Existence, (Anti) Social Network, Cui Prodest, Thinks, Better Dead than Friends, Aware of Slavery, Boredom, Shaman 3.0, Irrational Mania, Money for Rotting, Mankind, Pay, Affective Deficiency, If, Reset


mercoledì 15 gennaio 2020

DAEMONIAC "Dwellers of Apocalypse" - Xtreem Music




A due anni di distanza da "Spawn of the Fallen", album uscito per proclamare la più blasfema vocazione per il death metal svedese, Max (ex-bassista/fondatore dei nostrani Horrid), uno dei maggiori rappresentanti della vecchia scuola italiana, porta la sua attuale creatura alla pubblicazione del secondo devastante full-length "Dwellers of Apocalypse". Tenendo in considerazione l'EP d'esordio intitolato "Lord of Immolation", questa è la terza uscita per la label spagnola Xtreem Music del veterano Dave Rotten (ex-Repulse Records, Avulsed, Christ Denied, Famishgod...). Il linguaggio retro style del nuovo disco, perfettamente in linea con i più importanti ed influenti lavori degli anni novanta, apre nuovamente i cancelli dei sentieri infernali per liberare la marcia peccaminosa dei demoni condannati alle fiamme ardenti. Ed è così che, passo dopo passo, ascolto dopo ascolto, "Dwellers of Apocalypse" mostra tutta la sua efferatezza senza alcun cedimento: le coinvolgenti trame annichilenti racchiuse in ogni singola canzone forniscono la prova della loro forza prorompente, preparando l'ascoltatore all'ennesima spedizione punitiva contro i servi della luce. Dietro le pelli ritorna il batterista Matt, anche lui ex-membro degli Horrid. Perchè al di là della coerenza c'è solo la dannazione eterna. Grandi DAEMONIAC.

Contatti:
xtreemmusic.bandcamp.com/album/dwellers-of-apocalypse
facebook.com/DAEMONIAC666

Songs:
The March Of Apocalypse, Rebellion, Council Of Evil, Dwellers Of Apocalypse, Human Relic (Gorement cover), The Beginning Of Chaos, Disciples Of The Black Arts, The Last Call, Legions Of Death


martedì 14 gennaio 2020

BLOOD OUROBOROS "Obfuscation of Hideous Ego" - Expansion Abyss




La caratteristica principale di questo demo d'esordio è essenzialmente quella di collegarsi al death metal vecchio stampo, mettendo in bella mostra coordinate di matrice statunitense, riuscendo a dare vita a una battaglia infernale che spesso richiama l'inizio della carriera dei Morbid Angel. Quindi, non starò qui a descrivere le strutture portanti delle tre composizioni presenti in "Obfuscation of Hideous Ego": è una tape che bisogna ascoltare tutta d'un fiato e senza pregiudizi di sorta. Chiudere gli occhi durante lo scorrere dei quindici minuti totali è come tornare indietro di trent'anni per addentrarsi nei cunicoli oscuri dell'antico circuito underground, dove l'unica certezza è sempre stata la purezza di un trademark inossidabile. La prima mossa dei floridiani BLOOD OUROBOROS può essere considerata un buon punto di partenza per incamminarsi verso un destino altrettanto cruento e violento. I tanti fan del death metal sapranno senza dubbio apprezzare.

Contatti:
expansionabyss.bandcamp.com/album/obfuscation-of-hideous-ego

Songs:
Obfuscation of Hideous Ego, ...And Hell Vomited Forth Upon Jerusalem, Spears of Execration


lunedì 13 gennaio 2020

DOOMRAISER "The Dark Side of Old Europa" - Time To Kill Records




"The Dark Side of Old Europa" è il quinto album a cui i DOOMRAISER lavorano dopo aver portato a termine i primi quattro capitoli in quindici anni di storia. Attraverso le inossidabili lenti dell’orrore il gruppo romano mette bene a fuoco la propria identità e successivamente la rielabora ripartendo da un'insaziabile dimensione di oscurità permanente, adatta per far scorrere il flusso della negatività che da millenni attraversa ogni arteria ferrosa della Madre Europa, purtroppo logorata fin dall'antichità da indomabili e spietati predatori di popoli e culture. La band cerca di attirare a sé gran parte del bagliore lunare che bagna le rovine del passato per rinvigorire e apportare nuove sostanze nutritive all'irresistibile fascino del tempo, procedendo così tra dissolvenze esoteriche e interminabili sovrimpressioni pagane, un sodalizio capace di riportare in auge la memoria dei morti. La creatività dei Doomraiser, il loro desiderio di trasformarsi sotto gli occhi dell'ascoltatore, li mettono in una condizione di esprimere una marcata ambivalenza amplificata dagli strati più cupi della drammaticità. "The Dark Side of Old Europa" può essere visto come un riflesso accecante di istinto e ragione, di grigio e nero, di vita e morte; oppure come un'esplosione ardente puramente interna. C'è da dire che le intense interpretazioni dei cinque protagonisti sono davvero straordinarie, perciò l'intrepida magnificenza della loro musica contribuisce a fare del disco un enorme monolite dell'heavy/doom metal. Questa è la prima differenza. Ma al di là dei relativi riferimenti di genere, rimane un suono pieno di proiezioni accattivanti e visionarietà compositiva. La produzione è stata affidata a Danilo Silvestri (il fonico/produttore dei Giuda), bravo nel lasciare piena libertà alla band capitolina per realizzare un prodotto eccellente, e senza utilizzare i tanto richiesti sample o campionamenti. Il cielo notturno non è mai stato così luminoso. In uscita il 24 gennaio 2020 su Time To Kill Records.

Contatti:
doomraiser-thedarkside.bandcamp.com
facebook.com/doomraiser
instagram.com/doomraiserofficial

Songs:
Passage, Chimera, The Dark Side of Old Europa, Tauroctony (The Secret Cult of Mithras), Terminal Dusk, Haxan, Continuum Pt. 1 (Suspended in Darkness), Loathsome Explorer Interpolation




venerdì 10 gennaio 2020

DISTASTE "Deibel"- Endwar Records




Ritornano gli austriaci DISTASTE e lo fanno nella maniera più gratificante possibile. "Deibel" è uno spietato colpo basso in grado di mettere al tappeto qualsiasi fanatico ascoltatore del grindcore di chiara derivazione nordeuropea (i primi musicisti che mi vengono in mente sono gli svedesi Nasum, i finlandesi Rotten Sound). La proposta della band, attiva fin dal 2000, mantiene perciò un taglio completamente ferale ma arricchito da una padronanza strumentale che non passerà assolutamente inosservata: i riff messi in scena dalle due chitarre sono ben congegnati e letali come rasoiate in pieno volto, e lo stesso si potrebbe dire per i colpi traumatizzanti inferti dalla sezione ritmica e dalla potente voce abrasiva del cantante/chitarrista Armin Schweiger. Dal punto di vista esecutivo, c'è anche da dire che funzionano bene le varie influenze black metal per quanto riguarda l'uso delle sei corde. Il processo di songwriting gira nel migliore dei modi, ecco spiegato il motivo per cui il terzo disco in studio è in grado di farsi apprezzare già al primo ascolto. Una particolare nota di merito va alla produzione di "Deibel": catramosa, compatta, sicuramente azzeccata per il genere in questione, facendo risaltare al meglio le qualità di ogni membro coinvolto nella line-up. Nulla di trascendentale, però vi garantisco che non ne rimarrete delusi.

Contatti:
distastegrind.bandcamp.com/album/deibel
facebook.com/distastegrind

Songs:
Positionsresistent, Judas, Staubgeboren, Versuskalibriert, Gesagt getan, Deibel, Die spinnen, die Römer 13:1-7, Patriarchetyp, Mutter, Wermutstropfen, Parlamentarische Pleonexie, Bestätigungssubjektivität, Omnipotent, Der Rote Winter, Der Gerät


mercoledì 8 gennaio 2020

KRÖWNN "Blüedeep" - Jetglow Recordings




I KRÖWNN utilizzano la forma psichedelica del doom per narrare i temi che gli stanno più a cuore, allontanandosi volutamente da ciò che è ancorato alla nostra realtà conosciuta. Nella suggestiva dimensione di "Blüedeep", dove tutto è meravigliosamente sospeso, ogni singola emozione si dilata come l'alta marea. Da una prospettiva puramente espressiva siamo di fronte a canzoni vigorose, evocative e lisergiche, costantemente in divenire, esplicitamente disvelate dalla spinta vibrante generata dal sound. "Blüedeep" è un'opera decisamente aperta e capace di catapultare il pubblico all’interno di un immaginario volto ad innescare particolari scosse emotive. La musica dei Nostri non cerca di dimostrare il "non conosciuto", ma lo rivela, lo mostra senza adattarlo alle futili esigenze del superfluo. Questa poetica gravitazionale trova la vera ragion d'essere lungo un percorso senza ritorno. Sì, perché la verità è che nessuno verrà a salvarti, tranne te stesso. Il risultato finale raggiunto è più della somma delle sue varie identità mutevoli.

Contatti:
krownn.bandcamp.com/album/bl-edeepp
facebook.com/Krownnofdoom
instagram.com/krownnofdoom

Songs:
Tidal Wave, Drowning, Krakenn, Crowning of the Seas, Draquaariis, Shore Hag, The Blüedeep Theme