venerdì 3 luglio 2020

LIFETAKER "Night Intruder" - Black Omega Recordings




Il debutto "Thanatos" del 2018 lasciava già intravedere le potenzialità dei LIFETAKER, ma in soli due anni questi musicisti tedeschi sono stati in grado di raggiungere livelli qualitativi di tutto rispetto, così travolgenti da soddisfare le mie aspettative. Quella della formazione di Dortmund è una miscela violentissima a base di sonorità multiformi e dall'impatto frontale, dunque non si corre il rischio di confondere una canzone con un'altra, poichè l'impianto sonoro non è mai prevedibile o lineare: le 14 tracce ci vomitano addosso tonnellate di hardcore, post hardcore, grind, post metal, sludge, noisecore. A questo punto è giusto precisare un aspetto importante, ovvero che i Lifetaker non aderisco alla corrente dei soliti mestieranti, tutt'altro. "Night Intruder" è traumatizzante nei suoi continui cambi di ritmo e proprio il fatto di non perdersi in banalità risulta un'arma affilata, dannatamente letale. La scrittura appare così magistralmente architettata tra passato e presente, soprattutto grazie ad una produzione penetrante e valorizzante; perfettamente levigata, compatta, dinamica, ma anche assai disturbante. In definitiva l'intero full-length è davvero un'ottima release, che potrà interessare i fan dei generi succitati. Da non perdere.

Contatti: 
lifetaker.bandcamp.com/album/night-intruder
facebook.com/LifetakerPRZR
instagram.com/lifetaker_wrath

Songs:
Pestkult, Colony, Catacomb Winds, Cold War, Loverope, Liturgy, First Woe, Wound Man, Solipsist, Grabendolch, Carcosa, Tombless, Glorify The Blade, Stigmata




martedì 30 giugno 2020

DIABOLIC OATH "Profane Death Exodus" - Sentient Ruin | Craneo Negro




Gli americani DIABOLIC OATH completano la loro prima opera di morte intitolata "Profane Death Exodus" già anticipata dai due demo autoprodotti confezionati tra il 2018 e il 2019, questo significa, in campo musicale, bruciare le tappe. L'alchimia che regna tra le peculiarità più estreme e gli improvvisi rallentamenti schiaccianti, fa assumere al disco il ruolo di vero e proprio demiurgo oscuro, infallibile nella "malefica" dimensione abitata dai tre supplizianti dell'Oregon. Ogni traccia riflette una particolare sfumatura dal più ampio concetto di tenebra, oscillando tra le tonalità cupe del dramma rivelatore e quelle tormentate dell'ultraterreno. Death/black metal oltraggioso, funesto, annichilente e a volte anche difficile da tenere sotto controllo, ma proprio per questo capace di allontanarsi dal consueto rimando ai soliti musicisti di genere; sebbene non posso nemmeno negare di aver pensato fin dal principio agli australiani Bestial Warlust. L'intero album procede inesorabile: blasfemo e irriverente, per poco più di trenta minuti, ci ricorda come il cosiddetto war metal non sia solo brutalità, ma devozione assoluta verso quello che molti considerano uno stile di vita. E' anche vero che l'irremovibilità nel circuito death/black metal è spesso considerata controproducente, ma se questi generi hanno ancora un presente, il merito è di gruppi risoluti come i Diabolic Oath, fermamente convinti nel seguire un sentiero sicuro e già ampiamente battuto. Il compimento di un delirio ritmico!

Contatti: 
diabolicoath.bandcamp.com/album/profane-death-exodus
facebook.com/Diabolic-Oath
instagram.com/diabolicoath

Songs:
Towards Exalted Coronation, Immaculate Conjuration of Infernal Recrudescence, Morbid Ekstasis, Emundationem Flammae, Apocryphal Manifestations, Opening the Gates to Blasphemic Domination, Chalice of Conquering Blood


lunedì 29 giugno 2020

PARASIT "Samhällets Paria" - Phobia Records




Il d-beat/crust non ha certo bisogno di presentazioni, anzi, di questo genere, stilisticamente parlando, si sa tutto (o quasi). Non a caso, qualunque cosa esca dalla scena underground più contemporanea non sarà mai peggio di ciò che già si sa: gli svedesi PARASIT vanno a ribadire con fermezza le regole di certe sonorità riuscendo così ad esprimere le proprie potenzialità (nella lineup sono coinvolti membri di Uncurbed, Asocial, Interment, Fleshrevels). I Nostri raccolgono gli elementi grezzi che hanno caratterizzato il sound delle vecchie glorie degli anni '80/'90 per creare un'unica minacciosa esplosione di adrenalina; incendiaria e fottutamente risonante. "Samhällets Paria" è un disco "killer" che, in maniera ossessiva, gronda passione, sudore, e ritmiche sostenute. Per i sostenitori di tale corrente sonora, il lavoro in questione sarà l'ennesima release incontaminata da ascoltare ad alto volume, ma per il sottoscritto si rivela un'esperienza che va a sfondare il condotto uditivo per avviare il ricongiungimento con coloro che sono stati mossi dagli ideali dei tempi ormai andati. E come di consueto, la rabbia percussiva non è mai abbastanza per questi veterani provenienti da Avesta. È gratificante sapere che lo spirito senza compromessi dei Parasit è ancora vivo e vegeto. Per farla breve, nessuna inversione se prevale la vera attitudine. Prendere o lasciare.

Contatti: 
parasit.bandcamp.com/album/samh-llets-paria-2020
facebook.com/parasit666

Songs:
Folkhemmets Trygga Vrå, Fiende Och Frälsare, Ni Fick Inte Plats, Ett Pissigt Liv, Bron Är Sprängd, Lånad Tid - Lånat Liv, Kontrollerad Av Överheten, Pappa Tar Fanan, Övertidsdöd, Samhällets Paria, Hörbarhet Nolla, Blod Putsar Glorian, Det Är Eran Skit, Glimten Av Döden, Drängar Bor Inte I slott, Kugghjulen Maler


venerdì 26 giugno 2020

CRO-MAGS "In The Beginning" - Arising Empire




Il guerriero Harley Flanagan ha vinto la sua battaglia per riappropriarsi del nome della band che lo ha reso celebre: i CRO-MAGS. E la notizia non lascia indifferenti. "In The Beginning" riassume la vita di un musicista duro e puro, che rende giustizia all'attitudine selvaggia della scena hardcore newyorkese degli anni '80, e tutto questo in soli 38 minuti di musica diretta, aggressiva e fottutamente "in your face" (tipica espressione utilizzata da gran parte dei fan del genere). Un assalto frontale di hardcore metallizzato con 13 colpi che si susseguono rapidamente uno dopo l'altro come in una feroce scazzottata, l'occasione di ricominciare dalle proprie origini, quasi a volerne suggellare la continuità stilistica. "In The Beginning" è un disco energico, muscoloso e spinto al massimo, perfettamente in linea con il sound del gruppo. Sembra proprio che i Cro-Mags siano ancora più ignoranti di quanto si poteva ascoltare nel lontano passato, ma ciò è solo un modo di identificare, appunto, la materia trattata dai Nostri. La timbrica corposa di Harley è sempre minacciosa e cazzuta in ogni passaggio, facendo muovere testa e piedi incessantemente, esplodendo una contagiosa e irrefrenabile rabbia viscerale, già a partire dalla ferina opener "Don't Give In". Il brano che non ti aspetti è la strumentale "Between Wars", posizionata nella parte finale della tracklist, comunque sufficientemente flessibile da concedere un po' di respiro durante l'ascolto. "In The Beginning" è vincente nella sua interezza, lasciando trasparire una solidità disarmante. Passano gli anni, cambia tutto, eppure la perseveranza di Harley Flanagan rimane invariata. E' arrivato il momento di dare fuoco ai vostri nemici.

Contatti: 
realcromags.com
facebook.com/realcromags
instagram.com/realcromags 

Songs:
Don't Give In, Drag You Under, No One's Victim, From the Grave, No One's Coming, PTSD, The Final Test, One Bad Decision, Two Hours, Don't Talk About It, Between Wars, No Turning Back, There Was a Time




martedì 23 giugno 2020

TESA "CONTROL" - My Proud Mountain




Già con la precedente opera "GHOST" la band lettone aveva dimostrato di saper costruire atmosfere di pericolo imminente, attenta ai dettagli e alle geometrie degli spazi sonori. Con il nuovo "CONTROL", quarto album della loro discografia, conferma la predisposizione alle sonorità post-metal strumentali, intrise di inquietudini rumoristiche e di un'energia che scava lunghe gallerie sottopelle. L'intero full-length è infatti condotto facendo leva su una tensione fisica e psicologica, che ha un forte impatto a livello narrativo e spiazza in più di un'occasione: alcuni momenti regalano inarrestabili brividi lungo la colonna vertebrale. I TESA si rivelano una macchina ben oliata capace di produrre visioni disturbanti utili per sostenere il peso di un flusso ipnotico che tende al nero. La vera forza di "CONTROL" è dunque non nell'originalità ma nella potente resa stilistica (la pressione sonora giusto per intenderci). Un incedere schiacciante, quasi gelido nel suo taglio noise/industrial. Lo spettro degli svedesi Cult of Luna, pur aleggiando costantemente sui sei brani, non è una presenza che penalizza la buona prestazione del trio, e lo si percepisce durante lo scorrere dei minuti. Viene mantenuta un'atmosfera catramosa, intessuta da un sapiente uso degli effetti e delle dissonanze chitarristiche. Ovviamente bisogna essere pronti a un ascolto non proprio facile, eppure accettato questo assunto la soddisfazione finale è davvero alta.

Contatti: 
tesa.bandcamp.com/album/c-o-n-t-r-o-l
facebook.com/bandtesa
myproudmountain.com

Songs:
Control 1, Control 2, Control 3, Control 4, Control 5, Control 6




lunedì 22 giugno 2020

ULCERATE - "L'ORRORE DELLA PERDITA"






CHE I NEOZELANDESI ULCERATE SIANO DA SEMPRE UNA DELLE MIGLIORI BAND INTERNAZIONALI NEL CIRCUITO DELLA MUSICA ESTREMA E' PRATICAMENTE UN DATO DI FATTO. IL NUOVO "STARE INTO DEATH AND BE STILL", SESTO FULL-LENGTH IN 18 ANNI DI CARRIERA, GIUNGE A CONFERMARE LE IMPRESSIONANTI QUALITA' COMPOSITIVE DI QUESTI TRE TALENTUOSI MUSICISTI PROVENIENTI DAL SUD-OVEST DELL'OCEANO PACIFICO. HO CONTATTATO IL BATTERISTA JAMIE SAINT MERAT PER PARLARE DEL LORO PRESENTE.

Ciao Jamie, è un piacere risentirti. Il nuovo album "Stare into Death and Be Still" è ancora più suggestivo del precedente "Shrines of Paralysis" (2016). Da dove nasce l'esigenza di rendere più evocativa la vostra proposta musicale? E’ stata una scelta voluta oppure la conseguenza di un processo spontaneo?

- Sapevamo fin dall'inizio che sarebbe stato un disco molto diverso. Siamo arrivati a quota sei full-length e devo dire che abbiamo investito molte delle nostre energie per dare più vigore all'approccio adottato negli ultimi quattro lavori, quindi ci riteniamo soddisfatti dei risultati raggiunti dal 2011 fino ad oggi. Siamo molto orgogliosi del nostro lavoro fatto in passato ma non possiamo temporeggiare. Volevamo ottenere un sound più melodico, e questo ha immediatamente attivato un canale per intraprendere una direzione più introspettiva, sia concettualmente che musicalmente allo stesso tempo. Il fatto di aver ampliato il songwriting ci ha permesso di allargare i nostri confini, ovviamente i testi e le idee hanno seguito la stessa traiettoria.

Qual era la vostra idea iniziale riguardo "Stare into Death and Be Still"? Pensate di aver raggiunto il vostro obiettivo?

- Stranamente, siamo riusciti a superare le nostre aspettative iniziali, infatti è la prima volta in cui abbiamo avuto questa sensazione dopo aver completato un album. Penso che il motivo dipenda dal fatto che siamo stati in grado di spostare tante sfaccettature del nostro suono e della nostra direzione sonora, e tutto ciò ha contribuito a rivitalizzare la grande passione per questa band e ad aprire altre porte per quello che potremmo raggiungere in futuro. La mia precedente risposta allude un po’ a questo: sapevamo che con il nuovo album dovevamo sfidare quasi tutti i nostri istinti e le nostre intuizioni visive per evitare il ristagno creativo, non solo per ciò che riguarda l'uscita di un lavoro che potesse risultare potenzialmente "uguale" per i fan del gruppo, ma soprattutto per portare "Stare into Death and Be Still" in un più stretto allineamento con il modo in cui percepiamo la musica in questo momento della nostra vita. Per quanto mi riguarda, la migliore musica è sempre un'espressione delle persone che la creano, perciò deve essere onesta. Gli Ulcerate non sono un'entità che punta ai numeri (a differenza di alcuni...), pertanto quello che viene espresso musicalmente deve essere vero al 100%. La nostra intenzione iniziale era quella di aggiornare e revisionare quasi ogni aspetto del gruppo (fin dai piccoli dettagli): ottenere una maggiore enfasi nel riffing, portare in primo piano delle linee di basso capaci di guidare il ritmo, mettere in scena degli arrangiamenti di batteria indispensabili per sorreggere i riff e le canzoni nel loro insieme in modo da dare più vigore alla potenza caotica del suono, aggiungere maggiore spessore su degli arrangiamenti vocali più mirati, puntare su un'accordatura più dettagliata, architettare delle sezioni down-tempo più suggestive... e questa lista potrebbe continuare. Siamo riusciti a girare il punto focale dei testi verso l'interno, visto che le liriche si sono sempre basate sull’osservazione con una narrazione in terza persona. Ogni singola regolazione ci ha permesso di avere un impatto molto profondo sull'impronta sonora del nuovo album.

E' difficile far crescere il suono di una band senza tradirne le principali peculiarità?

- Vogliamo evitare la stagnazione creativa menzionata in precedenza. Questa band coinvolge le nostre vite da ormai molti anni, quindi dissolversi lentamente in un oceano di mediocrità è l’ultima delle nostre intenzioni, e non sto parlando di come gli altri percepiscono la nostra musica, ma sto facendo riferimento alla grande energia e ai sentimenti ottenuti durante la fase compositiva. Un qualsiasi risultato noioso potrebbe buttare via 20 anni di fottuto duro lavoro. La nostra mentalità è sempre la stessa: dare il massimo (spesso a scapito della vita quotidiana) o smettere. Non esiste un'area grigia quando si tocca questo argomento.

Avete trovato delle difficoltà dal punto di vista compositivo?

- Le prime due tracce del disco sono state abbastanza impegnative proprio perché in quel periodo stavamo cercando i nostri equilibri in questa nuova direzione. Fin dall'inizio avevamo un'idea su come il lavoro avrebbe dovuto manifestarsi, ma devo ammettere che i primi mesi di tentativi non stavano soddisfacendo quella nostra visione. Comunque si poteva lavorare con calma. Inoltre, un sacco di materiale è stato scartato. Quando abbiamo completato la struttura della terza canzone (la traccia con il titolo del disco) ci siamo resi conto di aver ottenuto una formula estremamente avvincente e fottutamente adrenalinica.

Puoi spiegare il significato del titolo dell'album? Mi piacerebbe sapere qualcosa a proposito di questa frase e su come si è sviluppata nella vostra mente.

- Il titolo dell'album e il tema generale di gran parte dei brani vanno ad esplorare l'orrore della lenta e passiva accettazione della morte, prendendo come riferimento le persone che ci sono vicine. Noi tre abbiamo vissuto queste brutte esperienze negli ultimi anni e le ondate di dolore e frustrazione sono state estremamente potenti. L'energia della morte non ha eguali. L'orrore della perdita è qualcosa su cui siamo totalmente impreparati.

Pensi che suonare la tua musica sia un'esperienza catartica e purificatrice?

- Assolutamente. Anche provare le nostre canzoni ha un effetto enormemente meditativo e catartico, una purificazione di tossine mentali e fisiche. Quindi mettiti in una stanza buia a 100 dB con persone con cui fai musica da decenni, ognuna con 10.000 ore di prove alle spalle, e puoi facilmente entrare in un ampio spazio in cui il tempo cessa di esistere. E, naturalmente, anche i nostri live hanno la capacità di amplificare questa esperienza per almeno dieci volte.

Cosa ci puoi dire dell'incredibile video di "Dissolved Orders" e sull’idea che sta alla base del concept visivo? Il risultato finale è estremamente potente. Anch'io sono in contatto con l’artista francese Dehn Sora, ed è lui che ha realizzato il bellissimo artwork visibile sul sito ufficiale di Son of Flies webzine.

- Da anni stavamo pensando alla realizzazione di un video per un brano della band, ma non avendo mai avuto a disposizione il giusto budget, l’idea non si è mai concretizzata. Essendo un fan del lavoro grafico di Dehn Sora, quando ho avuto la possibilità di vedere il suo video per la canzone "A Paradigm of Beauty" degli Schammasch, ho capito che poteva realizzarsi un'opportunità. La stima reciproca ha dato il via alla nostra collaborazione. Inizialmente ci siamo confrontati sullo stile, sull’estetica e sui vari significati, poi, successivamente, è stato importante trasmettere a Dehn tutti i punti di riferimento necessari per ottenere il giusto impatto cinematografico, in modo da riuscire a far emergere la sensazione che desideravo. Fin da subito abbiamo capito di avere gusti estremamente simili, perciò il lavoro è stato completato senza sforzi. Il tema generale del video è più o meno un'interpretazione del concept cui ho fatto cenno in precedenza: un'osservazione passiva sull'energia della morte, il senso di impotenza e tristezza davanti ad essa, qualcosa che va oltre ogni comprensione.

Chi è stata la tua più grande fonte di ispirazione come musicista? Qual è stato il primo album death metal che hai comprato e che ha avuto un'enorme influenza su di te?

- Non riesco ad individuare una singola fonte d’ispirazione. Noi tre abbiamo trovato la nostra ispirazione in diverse correnti musicali che non necessariamente "viaggiano" insieme, alcuni suoni sono legati rigorosamente alla tecnica, altri ad un profondo livello filosofico, altri ancora all’aspetto della performance. Il primo album death metal che ho preso è stato (se ricordo bene) "Back from the Dead" degli Obituary, acquistato all'età di 13 anni (era una nuova uscita del '97). Avevo sentito parlare di quella band in un periodo in cui ero alla ricerca di musica più pesante, e riuscii a trovare quel disco in un negozio di dischi posizionato nella mia zona. "Back from the Dead" è stato il cancello da cui sono entrato in contatto con un nuovo mondo da esplorare. C'era qualcosa di inebriante in quel genere musicale, in quanto diverso e distorto, nulla che possa essere paragonato a tutto ciò che è comunemente considerato radio-friendly. Ci sono voluti solo pochi mesi per scoprire il death e il black metal, i due generi per eccellenza nel circuito delle sonorità "estreme". Queste prime esplorazioni mi hanno ossessionato a tal punto da voler diventare uno dei migliori batteristi della scena. Ho lavorato duramente per poter dire la mia a certi livelli, consumando gran parte del mio tempo libero durante l’adolescenza.

Quali sono i tuoi film preferiti di sempre? Cinque titoli sarebbero sufficienti.

- E’ una domanda estremamente difficile. Elencherò solo alcuni film che amo, i primi che mi vengono in mente...

- There Will Be Blood, The Life Aquatic with Steve Zissou, Schlinders List, Irreversible, Chernobyl series, The Machinist, Se7en, Melancholia, Moonlight, The Killing of a Sacred Deer, Incendies, Ex Machina, Moon, La Haine.

Questi ultimi mesi sono stati molto difficili. La crisi globale legata al coronavirus ci ha concesso del tempo per riflettere attentamente su noi stessi e sulla nostra vita. Cosa cambierà nel futuro?

- Il cinismo che c'è in me non dice nulla. In Nuova Zelanda siamo tornati al livello 1 e la sensazione è quella che le cose stiano tornando lentamente alla normalità.

Jamie, grazie per aver dedicato del tempo per parlare con me. Ti auguro il meglio.

Contatti:
ulcerate.bandcamp.com/album/stare-into-death-and-be-still
facebook.com/Ulcerate
debemur-morti.com

ULCERATE line up:
Jamie Saint Merat - Batteria, Percussioni
Michael Hoggard - Chitarra
Paul Kelland - Basso, Voce

Recensione: 
ULCERATE "Stare into Death and Be Still" - 2020 




venerdì 12 giugno 2020

FEED THEM DEATH "Panopticism: Belong​​/​​Be Lost" - I, Voidhanger Records




Non vi è dubbio alcuno sul fatto che Void sia uno dei migliori compositori italiani in ambito grindcore/death metal, l'ulteriore conferma è arrivata dopo aver ascoltato in anteprima le prime registrazioni per questo suo nuovo progetto denominato FEED THEM DEATH, mi riferisco al periodo antecedente all'uscita del debut EP digitale "No Solution / Dissolution", pubblicato nell'ottobre 2017. Conosciuto dai più per il suo passato negli Antropofagus (era il bassista nel sanguinoso "No Waste of Flesh" e successivamente in "Alive Is Good... Dead Is Better"), il polistrumentista originario di Genova e trapiantato in Inghilterra da diversi anni, ha deciso di proseguire la sua carriera dopo un lungo periodo di pausa, e tale ritorno sulle scene lo ha portato non solo a fondare questa sua violentissima One Man Band ma anche ad intraprendere un percorso parallelo con altre entità attive nell'underground: i Bune (gruppo condiviso con il sottoscritto) e i Rising Bear Flottilla (all'interno della line up sono coinvolti Argento, Morgan B., Gorka, il Colonnello). Ok, torniamo a parlare dei Feed Them Death. Il secondo album "Panopticism: Belong​​/​Be Lost" si distingue per la varietà nei livelli sonori, perennemente connessi tra loro e con un mondo esterno ormai agonizzante, riuscendo a mettere in equilibrio sia le parti più veloci e devastanti che i passaggi più pesanti e meno articolati, in modo tale da dare coesione all'atmosfera generale con una scrittura intensa e mai prevedibile. Ogni canzone mostra un lato diverso della sua personalità, e in questo c'è l'esperienza del "musicista" che non tradisce se stesso (in primis). Saldamente ancorato agli stilemi tradizionali del goregrind/grindcore (primi Carcass, Napalm Death, Terrorizer), Void ricalca fedelmente gli schemi di alcune prestigiose produzioni degli anni '90, dando prova di essere molto bravo nell'attualizzare quell'inconfondibile trademark catapultandolo in avanti di oltre tre decadi. L'unica vera differenza, probabilmente quella più rilevante, è relativa alle tecniche di registrazione e mixaggio, rispetto a quanto potevano disporre trent'anni fa (!); e questa inevitabile procedura gli ha anche permesso di lavorare su una maggiore pendenza per ottenere le inquietanti soluzioni noise/industrial incatenate a "Prescience/Evokism III" ed "Evokism II". Tutti i testi sono stati ispirati dai libri "Discipline and Punish" e "Madness and Civilization" di Michel Foucault, tranne il sesto brano “Prescience/Evokism III”. Diversi gli ospiti presenti in "Panopticism: Belong​​/​​Be Lost". E' un'inarrestabile discesa nei meandri della follia.

Contatti:
feedthemdeath.bandcamp.com/album/panopticism-belong-be-lost
facebook.com/feedthemdeath
instagram.com/feedthemdeath

Songs:
Zoneless Confinement, Scar?, Apologue of Descent, For Our Insolent Dead, Anti-modernist Extradition, Prescience/Evokism III, Black Bile Banquet, Break The Infi/nite, Lotusbluthen III, Evokism II, Dead is Better