lunedì 8 marzo 2021

SON OF FLIES WEBZINE cessa le pubblicazioni dopo 9 anni di attività.


SON OF FLIES WEBZINE blocca le sue pubblicazioni dopo 9 anni di attività e più di duemila articoli (tra recensioni e interviste) a gruppi italiani e internazionali. Attualmente sono il curatore del progetto THE OLD BLOOD (theoldblood.it).

Christian Montagna


domenica 28 febbraio 2021

MOONSPELL "Hermitage" - Napalm Records





Come le precedenti opere dei MOONSPELL, "Hermitage" non si ferma all'inconfondibile trademark dei Nostri, ma analizza anche la dimensione nella quale vive la nuova proposta della band portoghese guidata dal frontman Fernando Ribeiro, scandagliandone gli aspetti sonori e concettuali. Va detto che nella line-up sono ancora coinvolti tre membri storici (Pedro Paixão, Ricardo Amorim, e il già citato Ribeiro) del gruppo proveniente da Brandoa, Lisbona. I Moonspell, forti di una carriera che dura fin dal lontano 1992, sanno bene come raccontare una storia con passione. Attraverso un contesto di immanente imprevedibilità, l'ascoltatore viene trascinato nel suo stesso destino incerto, nelle sue paure, nei suoi dubbi e persino nelle sue palesi debolezze. Si evidenziano tutti i nuovi punti cardine della loro naturale evoluzione, di diversa natura, che lasciano largo spazio alla caratterizzazione di un'altra fonte di luce bruciante. Scopriamo così un inedito livello di complicità tra la parte più emotiva e quella più aggressiva del quintetto, in modo da dare un maggior tocco di eccentricità ed eleganza ai contenuti delle canzoni. La band ha deciso di intraprendere una strada un po' diversa rispetto a quella percorsa con "1755", uscito nel Novembre del 2017. Nondimeno è altrettanto importante aggiungere che, è diverso tutto ciò che viene visto e considerato tale, pertanto può essere allontanato da quanto fatto in precedenza: è l'unico modo per avere una buona possibilità di iniziare a trattare qualcosa di insolito e indurre altre sensazioni ed emozioni. Quella dei Moonspell è una trasparenza contagiosa spesso al servizio della loro singolare espressività, a cui piace osare nella tragicità. "Hermitage" rivela un impatto poetico ammirevole e conferma la grande abilità narrativa di questi veterani. Il gruppo compie così un’ulteriore scelta vincente. Se non lo avete ancora acquistato, affrettatevi a recuperare la vostra copia. Unici, maestosi, immensi Moonspell.

Contatti: 
instagram.com/moonspellofficial 

Songs:
The Greater Good, Common Prayers, All or Nothing, Hermitage, Entitlement, Solitarian, The Hermit Saints, Apophthegmata, Without Rule, City Quitter






mercoledì 24 febbraio 2021

AGE OF WOE "Envenom" - Lifeforce Records





"Envenom" ci mostra gli svedesi AGE OF WOE alle prese con un sound ricco ed energico, ma anche decisamente dinamico e particolare nell'impostazione ritmica. E trovo in qualche modo ammirevole come questi cinque musicisti abbiano raggiunto il giusto compromesso tra violenza, ricercatezza e immediatezza. Questo terzo disco in studio è perciò la perfetta combinazione tra la passione per il sound roccioso groovy e la crudezza emotiva di alcuni influssi blackened crust-punk/hardcore, un mix di elementi in grado di costruire un vero e proprio ponte fra i generi, riuscendo così ad estrapolare numerose idee da entrambe le parti ma rimanendo sempre nel mezzo di un impianto compositivo mai troppo derivativo. E' una band frizzante e arcigna, ben coesa e affiatata, che mostra la consueta cura certosina in fase di composizione e arrangiamento dei brani, con riff e melodie ispirate, e contrappunti sonori decisamente incisivi e oltre la media. Nella sua interezza è un disco che funziona bene anche nei suoi passaggi meno spinti e che non può non piacere a chiunque apprezzi le sonorità estreme più elastiche e versatili, come tutte quelle strutture metalliche ricche di atmosfere cupe e corrosive. E' un ritorno sulle scene capace di rinverdire lo stile degli Age Of Woe, centrifugando nuove sfumature, una voce convincente ed espressiva, riff in continua evoluzione e ritmiche variegate e pulsanti: tutto suona senza limiti e con la massima libertà, a sviluppare una certa vena progressiva che non lascia indifferenti. C'è abbastanza qualità per considerarlo un'efficace conferma di un gruppo formato da gente esperta e consigliarlo al nutrito pubblico di sostenitori dell'inossidabile scuola scandinava. Decisiva l'aggiunta di Keijo Niinimaa (Rotten Sound, Morbid Evils, Goatburner), qui impegnato alla chitarra. Complimenti Age of Woe.

Contatti: 
instagram.com/ageofwoe

Songs:
Inferno, Ghosts Who Hunt Alone, Förpestningen, Patriarch, A Feral Swarm, Avgrunden, The Twilight and the Dawn, Storm, Förbittringen, Envenom, Ljungeld




domenica 21 febbraio 2021

STEVEN WILSON "The Future Bites" - Caroline International | Arts & Crafts





Forte di una violenta e tangibile carica simbolica, "The Future Bites" si sviluppa attraverso una proposta matura e ricca di dettagli, di metafore, di suggestioni sonore, di forti contrasti che trovano la loro ragion d'essere in uno scenario intriso di veridicità. Con la sua grande attenzione e maestria, l'artista inglese STEVEN WILSON riesce ancora una volta a cogliere le perturbazioni di un'umanità alle prese con il peso delle proprie azioni (belle o brutte che siano) e delle proprie omissioni, al fine di mettere in evidenza altre problematiche più serie per le quali si subiscono continue e intollerabili sopraffazioni. Il nuovo album deve molto del suo effetto all'uso maniacale delle parole e delle sonorità elettroniche (e non solo quelle). La creatività, insomma, non è soltanto la chiave di volta per il cammino della sua identità, ma anche la via di fuga per l’estrema rivitalizzazione di una sensibilità affamata e mai doma, che è senz’altro assai ambiziosa. E inoltre, a proposito delle nuove geometrie e sperimentazioni, spunta anche un po’ del suo incredibile passato (Porcupine Tree), e tanto altro, nella ricetta adottata per mettere alla prova i propri "esigenti" ascoltatori. Quel che è chiaro è che si tratta di un disco giunto per colpire nel segno, diventando così oggetto di certe riflessioni, non macchinoso, non sofisticato; non c’è, non sembra esserci, perlomeno, provocazione preconfezionata, nella volontà di andare oltre i soliti stilemi contemporanei, eppure emerge un'attenta ricerca sonora pronta a stupire anche i più scettici. Poi, il significato del titolo è lampante: il futuro morde. Se "The Future Bites" continua ad essere considerato una delle uscite discografiche più significative degli ultimi due mesi, il merito va dato alle intuizioni del suo inquieto e camaleontico creatore. Perché avere particolari intuizioni, dunque, significa mettere in luce ciò che è nascosto, qualcosa che non era di per sé evidente. Sebbene le mie considerazioni siano complessivamente positive va rimarcato come non sia un album adatto a tutti i palati. Steven Wilson: autentico genio, anarchico e rivoluzionario.

Contatti: 

Songs:
Unself, Self, King Ghost, 12 Things I Forgot, Eminent Sleaze, Man Of The People, Personal Shopper, Follower, Count Of Unease




domenica 14 febbraio 2021

URSCHMERZ "Death Hypnosis" - Malignant Records





La condizione di isolamento di un individuo non ha bisogno di cercare a tutti i costi un ambiente confortevole in cui stare, e questo è un elemento centrale nell’impostazione delle tonalità fosche e ostili di URSCHMERZ. Come era già accaduto per le precedenti uscite, il nuovo album "Death Hypnosis" segue una traiettoria immersa nell'oscurità, perciò non si lascia condizionare dai sentimenti benevoli, non a caso, il compositore tedesco rifiuta la stessa vita poiché accetta la morte per veicolare la propria creatività. L'andamento del disco gravita tra dark ambient e death industrial, tra noise e power electronics, per conferire alle sei tracce un resistente senso di negatività. Il suo modus operandi inizia e finisce dentro un tormento lento e persistente, così da amplificare l'impatto ipnotico ed elevare un messaggio disturbante e autentico. Urschmerz deforma ogni sua intuizione per abbattere le barriere di filo spinato impiantate ai confini della carne, pertanto avere la possibilità di osservare da vicino la tragedia dell'umanità, spingendosi oltre la decadenza dall'azione terrena. Qui la volontà genitrice di tutti gli orrori è l'utero della suggestione e della minaccia. "Death Hypnosis" rende il nostro mondo un incubo, aggredendo la nostra mente in maniera insidiosa. E' inutile cercare rifugio dietro le quinte dell'esisitenza.

Contatti: 
instagram.com/malignant_records

Songs:
Phase I, Phase II, Phase III, Phase IV, Phase V, Phase VI


giovedì 11 febbraio 2021

KAMMARHEIT "Thronal" - Cyclic Law





"Thronal" è una specie di lente d'ingrandimento, fissa sulle diverse sfacettature della psiche umana che, latenti o dormienti, influenzano lo scorrere del tempo scandito da un orologio immaginario. Ci troviamo immersi in una dimensione monocromatica in cui KAMMARHEIT riversa tutte le sue emozioni più recondite, trasformando quel suo mondo interiore in un incubo sonoro a cielo aperto. Il compositore svedese Pär Boström ci porta così nelle profondità della sua mente, nei suoi pensieri e nelle sue cicliche visioni astratte, in tutto quello che prova come artista e che per mezzo di un'inesauribile creatività riesce ad esternare solo mediante l'utilizzo di certe sonorità. Qui si parla di uno storico progetto musicale capace di unire dark ambient e drone in maniera impeccabile: un approfondito compendio per gli appassionati del genere. "Thronal", il quarto album licenziato ancora una volta dalla Cyclic Law, apre i cancelli ferrati destinati a condurre ad una realtà parallela alla nostra, da osservare e vivere con la consapevolezza di assistere ad uno spettacolo unico e catartico. E, da un luogo sconosciuto, arriva sempre qualcosa di misterioso o spaventoso. Sorprendente per ambientazioni ed effetti sonori, inquietante nella resa sempre famelica. I dischi dark ambient, come quelli martial industrial, rappresentano metafore dell'esistenza umana volte alla disgregazione, dove l'intelligenza razionale osserva solo sequenze fugaci e sceglie le più efficaci per la sopravvivenza. L'intenzione è chiaramente quella di far viaggiare la mente e il corpo, il che è sempre l'obiettivo principale di ogni opera d'arte che si rispetti. Kammarheit, attivo da vent'anni nella ascena ambientale, è in grado di sorprendere album dopo album. Questa è l'unica verità che resta.

Contatti: 
cycliclaw.com 

Songs:
Iron Bloodstream, Before It Was Known As Sleep, Carving The Coordinates, The Two Houses, Now Golden Now Dark, In The Dreamer's Fields, Abandonment And Connection, The Magnetic Throne


lunedì 8 febbraio 2021

SOEN "Imperial" - Silver Lining Music





Passo dopo passo gli svedesi SOEN sono cresciuti fino a diventare una delle più importanti band europee attualmente in circolazione. Una crescita graduale che li ha portati a spaziare tra generi musicali diversi, dal metal, al progressive, fino ad arrivare alle sonorità moderne del rock, e tutto questo dopo dieci anni di attività e cinque album in studio. Stiamo parlando di musicisti dall'elevata sensibilità e con una conoscenza musicale molto vasta: due binari fondamentali per proseguire nel proprio percorso artistico e dare un tocco fascinoso in più alla musica. Accattivante e mai verboso, "Imperial" delinea con intensità le visioni di una poetica in perenne mutamento che trasmette una bella carica di adrenalina e vigore a componenti sonore in grado di inebriare con le giuste dosi di potenza ed energia, fino ad ondeggiare e girare velocemente su se stesso, per poi sfociare nella dimensione refrattaria in cui è coinvolto attivamente. La spontaneità dei Soen accompagna l'ascoltatore verso un canone del bello che non si stacca mai dall'alto impatto emotivo, restando bene ancorato alla realtà "vera". Il gioco di colori è, a parere di chi scrive, solo una delle peculiarità di quello che è il maggiore punto di forza della formazione scandinava. Il sound dei Soen si fa ancora più urgente ma anche più melodio e accessibile rispetto a quanto fatto vedere agli inizi di carriera, trovando comunque il giusto equilibrio fra espressività, maturità compositiva e concretezza. È tutto orientato verso ciò che potremo ascoltare nel prossimo sesto capitolo. "Imperial" è sospeso in una zona resiliente dove la densità del buio viene contrastata con il lato oscuro della luce. Un lavoro vitale, intimo e attraente, che sarà apprezzato dai fan più open-minded ed attenti all'andamento del mercato progressive metal odierno. Prodotto da Iñaki Marconi e mixato da Kane Churko (Ozzy Osbourne, Rob Zombie, Bob Dylan).

Contatti: 
twitter.com/soenmusic 

Songs:
Lumerian, Deceiver, Monarch, Illusion, Antagonist, Modesty, Dissident, Fortune






sabato 6 febbraio 2021

TORTURE RACK "Pit of Limbs" - Extremely Rotten Productions | Parasitic Records | Headsplit Records





In un crescendo di sangue, corpi putrescenti e malsane ritorsioni, solo dei deathster come gli americani TORTURE RACK potevano esprimere un impeto violento così efferato. "Pit of Limbs" rispecchia appieno la chiave di lettura di un determinato filone sonoro identificato con l'etichetta "goregrind/death metal", o semplicemente "gore metal". C'è grande attenzione per ogni dettaglio morboso, facendo riferimento al truculento rifframa a motosega ma anche alla sezione ritmica incalzante, tant'é che la band di Portland non lesina affatto in budella e interiora nauseabonde, e in tutto questo orrore, la timbrica squilibrata di Jason gioca un ruolo fondamentale nella riuscita del lavoro. Per i Torture Rack, giunti all'EP in questione dopo la pubblicazione di un demo tape e due full-length album, il death metal è soprattutto visione disturbante, perversione e sadismo, furia cieca e incontrollata in uno spaccato degli anni '90, dove la passione per la veemenza esecutiva viene soddisfatta attraverso il macabro rituale della tortura. Conta solo il dolore, perché l'unico obiettivo è spingersi oltre l'oscurità. Una release breve ma di un'intensità pazzesca, certamente imprenscindibile per chi naviga nelle acque insanguinate del panorama gore più sconvolgente. Torture Rack: autenticamente spietati e completamente fuori controllo. Prendere o lasciare, questo è quanto. E' disponibile in Europa via Extremely Rotten Productions, in America tramite Parasitic Records/Headsplit Records.

Contatti: 
headsplitrecords.storenvy.com 

Songs:
Cadaver Cum, Stairway to the Stench, Desperate Shriek of the Writhing Limbless Freak, Lord of the Massgrave


giovedì 4 febbraio 2021

TRIBULATION "Where The Gloom Becomes Sound" - Century Media Records





Ammaliante nell'atmosfera e nell'assoluta imprevedibilità, affilato come le lame usate da Jack lo Squartatore, "Where The Gloom Becomes Sound" è un album che mette in mostra diversi punti di forza: su tutti, un riffing di chitarra eclettico e molto più arioso, e una ricerca del diverso che costruisce un songwriting di facile ascolto (se così si può dire), ma che non risulta mai accessibile, grazie a una concatenazione di elementi dinamici e strutturalmente straripanti, levigati da una produzione a dir poco "raffinata". Un'evoluzione costante quella dei TRIBULATION, messa al servizio di album stimolanti e al contempo poco accomodanti (gli ultimi tre, per l'esattezza), elevati da una brillantezza di caratura superiore che ha dato loro la possibilità di cambiare pelle in maniera coraggiosa e graduale: passati da demoniaci deathster purosangue a creatura licantropa vestita di classic heavy metal, progressive gothic rock. La musica composta dal quartetto svedese è pregna di una innata incisività psicologica che non lascia assolutamente indifferenti, e pone in primo piano molteplici spunti di riflessione per chiunque decida di ascoltarli con una certa predisposizione mentale. Strumentalmente la visione dei Tribulation, che dipinge una nuova tela cupa e misteriosa (soprattutto per quanto riguarda le sequenze visionarie allestite nelle dieci canzoni), è pregna di un oscuro magnetismo, utilizzato per "demarcare" ogni passaggio, anche i momenti più aggressivi manipolati dalla timbrica spettrale del cantante/bassista Johannes Andersson, portando la suspense ad altissimi livelli. I Nostri sono gli unici e indiscutibili padroni di una dimensione "singolare", ampliata da sconfinate e mutevoli sfaccettature. Artisti con la A maiuscola, esperti nel calibrare competenza in materia e abilità negli arrangiamenti. Il maestoso "Where The Gloom Becomes Sound" lascia col fiato sospeso fino agli ultimi minuti ed ha come punto di forza un'ambientazione nebbiosa di raro fascino, spesso rischiarata dall'attenuata luce di antiche lampade a petrolio. E' un ritorno discografico ipnotico e avvolgente, completo ed efficace, pur vivendo di evidenti riferimenti agli anni '80/'90. I Tribulation non deludono mai.

Contatti: 
instagram.com/tribulation_official

Songs:

In Remembrance, Hour of the Wolf, Leviathans, Dirge of a Dying Soul, Lethe, Daughter of the Djinn, Elementals, Inanna, Funeral Pyre, The Wilderness




martedì 2 febbraio 2021

ASPHYX "Necroceros" - Century Media Records





Bisogna ammettere una cosa sui deathster ASPHYX: la storica band guidata dal frontman Martin van Drunen prosegue per la sua strada lungo i sentieri del death/doom metal, cercando ogni volta di esprimere qualcosa di diverso, pur restando legatissimi al proprio trademark sonoro immediatamente riconoscibile. Ma in "Necroceros" vince ciò che non ti aspetti. Non temete però, il gruppo olandese non si è snaturato, ha solo deciso di non affondare sull'acceleratore, aprendosi così ad un'espressività un po' più ragionata, eppure ben definita e sempre galoppante. E poco importa se, a parte l'opener "The Sole Cure is Death", "Mount Skull", "Botox Implosion", The Nameless Elite", tutti gli altri brani non sono sorretti dalla velocità di esecuzione. Oggi, infatti, gli Asphyx rappresentano al meglio la vera essenza e la pesantezza che si poteva assaporare in moltissimi dischi death/doom metal dell'underground anni '90, ma qui ampliate grazie ad una produzione figlia dei nostri tempi. In particolare, il chitarrista Paul Baayens riesce ad esprimere bene alcune delle sue qualità, sia quando macina riff truculenti sia quando decide di far girare una maggiore melodia sulle vibrazioni delle corde. I Nostri, sebbene non siano ispiratissimi come in altri lavori della loro discografia, riescono a dare prova di maturità compositiva. Può sembrare contraddittorio, tuttavia è questa la mia opinione da appassionato del genere. Tutte le evidenti diversità (approfondite attentamente "Three Years of Famine", "In Blazing Oceans", la titletrack) contribuiscono a variare l'atmosfera generale dell'intero album, e lo si percepisce già dal primo ascolto. Tirando le somme, posso dire che anche nel nuovo "Necroceros" convivono in un'unica entità le due anime della band: una selvaggia e aggressiva (qui in dosi nettamente minori), e l'altra più granitica ed evocativa (sicuramente predominante), a dimostrazione della piena padronanza strumentale raggiunta dopo anni e anni di militanza nella scena. Si potrebbe ulteriormente aggiungere che l'album offre scenari a volte inaspettati e riletture più innovative degli ingredienti principali del sound targato Asphyx. C'è chi pensa che il full-length in questione sia un passo falso, ma questo lo vedremo in futuro. Piaccia o meno, molti dovranno ancora fare i conti con la loro convinzione e risolutezza.

Contatti:
asphyx.nl
 
Songs:
The Sole Cure is Death, Molten Black Earth, Mount Skull, Knights Templar Stand, Three Years of Famine, Botox Implosion, In Blazing Oceans, The Nameless Elite, Yield or Die, Necroceros






sabato 30 gennaio 2021

CRYO CHAMBER COLLABORATION "YIG" - Cryo Chamber





Un grande e terribile deserto pieno di serpenti velenosi, un cielo dai colori torbidi e, sotto la sabbia, insetti che brulicano minacciosi: ho pensato a questo ascoltando i primi 30 minuti di YIG (la durata complessiva del disco è di due ore e venti minuti, per due lunghe suite divise equamente). Quando vedi un mondo distorto, basta che guardi un po' più da vicino ed è tutto un agitarsi di visioni deformi e striscianti. Si sa che le avvolgenti sonorità ambientali hanno una vera e propria dimensione a sé stante e, probabilmente, pochi altri generi musicali sono riusciti a portare alla superficie gli incubi e i lati oscuri dell'animo umano, allargando così il proprio orizzonte su scala mondiale. Sì, perché questo tipo di musica, molto spesso, ha un potere incredibile e terapeutico, anche quando le atmosfere generate dai suoni possono sembrare traumatizzanti. La collaborazione tra ventidue compositori già affermati, tra i più interessanti della scena drone/ambient internazionale, ha generato un'opera monumentale capace di ripristinare l'inquietante come categoria estetica dell'avanguardia moderna. La tensione, l'estraniazione, la mancanza di orientamento sono così intense nell'universo di "Yig", che ci si chiede se sia mai possibile sentirsi veramente al sicuro. Tale conforto è offerto a noi tutti quando ci troviamo ad ascoltare in presenza di una luce naturale o artificiale, e non in una stanza buia. L'incredibile "feeling" o "stato d'animo" che i Nostri cercano di comunicare è strettamente collegato a due forme di disorientamento: "essere persi nell'oscurità e nella confusione del caos" e "vagare nel campo di ciò che spaventa". L'espressione psicologica di ognuno di questi artisti sta nella metafora del doppio, dove la minaccia è data dall'esistenza di una coppia di se stessi (l'uomo e il creativo), tanto più terrificante in quanto l'altro non è veramente "altro". Siamo di fronte ad un capolavoro di proporzioni titaniche, quindi stiamo parlando di una performance inappuntabile che coniuga in maniera intelligente l'ottimo gusto per la composizione e le abilità strumentali intrise di simbolismo lovecraftiano. Disco da avere e consumare.

Scritto, suonato e prodotto da:
Neizvestija, ProtoU, Dronny Darko, RNGMNN, In Quantum, Dead Melodies, Atrium Carceri, Keosz, Northumbria, Beyond the Ghost, Wordclock, God Body Disconnect, Randal Collier-Ford, Hilyard, Council of Nine, Dahlia's Tear, Lesa Listvy, Creation VI, Aegri Somnia, Ager Sonus, Ruptured World, Alphaxone

Contatti: 

Songs:

Yig 1, Yig 2




giovedì 28 gennaio 2021

THROANE - "AL DI LÀ DELLA LUCE E DELL'OSCURITÀ"








NON E' MAI SEMPLICE FONDARE UN'INTERA CARRIERA ARTISTICA SU PIU' LIVELLI. IL FRANCESE DEHN SORA, CONOSCIUTO SIA IN AMBITO METAL CHE IN QUELLO DARK AMBIENT/INDUSTRIAL, HA LA POSSIBILITA' DI LAVORARE CON IL PROPRIO TALENTO DA ORMAI MOLTO TEMPO: E' UN ARTISTA A 360%. IL RECENTE RITORNO DISCOGRAFICO DEL SUO PROGETTO POST-BLACK METAL THROANE DIMOSTRA COME UN SONGWRITING ACUTO E MAI PREVEDIBILE POSSA RISULTARE FRESCO ANCHE COL PASSARE DEGLI ANNI. L'ULTIMO EP "UNE BALLE DANS LE PIED", MESSO IN COMMERCIO DALLA DEBEMUR MORTI PRODUCTIONS, E' QUALCOSA DI VERAMENTE IMPRESSIONANTE. DEHN SI DIMOSTRA SEMPRE UN AFFABILE INTERLOCUTORE.

Ciao Dehn. Come stai?

- Ciao Christian, grazie per l'intervista. Ultimamente non sto tanto bene, ho un problema di salute che mi infastidisce, ma ce la farò.

Cosa ti ha spinto a riprendere in mano il progetto Throane a tre anni di distanza da "Plus une main à mordre"?

- Throane non ha mai smesso di pulsare nella mia mente. La vita alimenta le sue onde che, inevitabilmente, risvegliano questa sfaccettatura della mia personalità testimoniata dalla sua musica. Ho scritto l'unica "lunga" traccia (divisa in due capitoli) alla fine del 2019, tenendo fede al mio modus operanti che ha caratterizzato tutte le canzoni racchiuse nei precedenti album. Compongo musica per necessità, quindi il nuovo materiale doveva essere scritto in questo preciso momento.

Il nuovo EP si intitola "Une balle dans le pied". Pensi di aver catturato lo spirito del concept e di averlo fatto tuo?

- La visione che ho avuto è ciò che l'artwork mostra su scala più piccola. Immaginavo di vedermi costretto a camminare su un pavimento di vetro rotto. Ho visto il mio corpo senza piedi. Sì, proprio così. Quella parte del corpo, tanto simbolica quanto necessaria, era diventata centrale in quello che immaginavo. L'equilibrio, la possibilità di fuga. Non pensavo fosse possibile tutto ciò. Purtroppo non sempre si riesce a rappresentare al meglio una visione completa di partenza. Sfortunatamente non sono così abile come vorrei. E infatti, nonostante ci metta una grande dose di impegno, c'è sempre qualcosa che non mi soddisfa appieno quando guardo al passato. Ma posso difendere ogni secondo del mio lavoro, ogni centimetro della mia visuale. Il mio materiale viene pubblicato solo se è fedele al sentimento originale, deve essere il riflesso di me stesso.

Come lo descriveresti “Une balle dans le pied”, e in che cosa si differenzia da "Plus une main à mordre"?


- È, spero, un'evoluzione del lavoro precedente. La mia volontà non è stagnante, deve muoversi continuamente. Lavoro sulle ossessioni, e queste vengono alimentate da un nucleo comune, ma spero che possano avere sempre una vita propria. Per questo nuovo materiale ho lavorato molto di più sul ritmo, tant’è vero che a volte è diventato la principale fonte per la composizione. Il battito doveva essere come un battito cardiaco in una battaglia.

Senti qualche tipo di pressione quando scrivi la tua musica? Pensi sia difficile mantenere un equilibrio tra l'essere creativi per se stessi e il prendersi cura della propria creatività?

- Sono sempre sotto pressione, ma sono abile a trasmetterla su me stesso prima che qualcuno lo faccia al posto mio. Non penso di avere un equilibrio, qualsiasi forma di equilibrio mi distrugge. Ma questa è la mia normalità, compongo musica nel modo in cui sono abituato.

"Une balle dans le pied" è un’espressione francese che simboleggia l'atto di sabotare se stessi. Il titolo e l'artwork hanno la stessa importanza?

- Mi piace quando un artwork stimola una qualsiasi contraddizione. Puoi sentire quella figura sulla copertina del mio nuovo EP mentre rimuove i pezzi di vetro dalla carne, ma potrebbe anche essere il contrario, quindi intenzionata a premere su di essi. Preferisco lasciare delle zone di sfocatura, trasmettere degli input, ma dare la possivilità alle persone di raggiungere le proprie interpretazioni.

Questa lunga traccia potrebbe essere considerata come un nuovo punto di partenza per il futuro prossimo dei Throane?

- I primi due album sono stati realizzati nella stessa scala temporale, nello stesso periodo. C'era "Nuées" (pubblicato in occasione dell'anniversario del 15° anno di attività della Debemur Morti Productions), una traccia che fa da ponte tra "Plus une main..." e questo EP. È un'altra pietra. Un'altra testimonianza. "Une balle dans le pied" vive per conto suo e non deve essere visto come una porta aperta verso il prossimo album. Ciò che verrà potrebbe essere totalmente diverso.

L'allontanamento momentaneo dalla musica dark ambient ti ha aiutato a trovare l'ispirazione per "Une balle dans le pied"?

- Non mi sono separato dalla musica dark ambient. Stavo anche lavorando su quel tipo di sound nello stesso periodo in cui componevo per Throane. Questo progetto musicale è il mio secondo polmone. Throane ha dato luce ai territori che sentivo di esplorare nella più recente dimensione spazio-temporale. Per me è come un respiro: inspirate ed espirate. Throane può essere un'espirazione, sentendo scivolare la ghiaia attraverso la gola.

Dal tuo punto di vista, cos'altro c'è da fare per ottenere la totale libertà come musicista?


- Non bisogna mai ripetere nulla di ciò che è stato pensato o fatto nel passato. E’ una grande sfida.

Grazie mille per il tuo tempo, ti lascio con un'ultima domanda: c'è qualcosa che vorresti dire ai lettori di Son of Flies sull’altro tuo progetto Treha Sektori?

- Grazie mille per il tuo supporto. Il nuovo album di Treha Sektori è in arrivo nel 2021.

Contatti: 
dehnsora.portfoliobox.me 

THROANE line-up:
Dehn Sora - Polistrumentista

Artwork:
Dehn Sora

Recensione: 

mercoledì 27 gennaio 2021

DIPYGUS "Bushmeat" - Memento Mori





Dopo aver assaporato appieno le potenzialità dei deathster californiani DIPYGUS grazie al precedente "Deathooze" del 2019, ci troviamo oggi di fronte ad un nuovo album che, come da previsioni, serve per certificare il valore indiscutibile di una formazione ben oliata che merita di essere ascoltata senza alcun indugio. Certo, va anche detto che la loro specifica collocazione rimane invariata: zero innovazioni, marciume ovunque. Qui tonnellate di riff dal fetore putrescente si mescolano alle peggiori nefandezze di casa Autopsy. Sì, proprio loro, il primo e più importante punto di riferimento da cui scaturisce l'estremizzazione sonora dei Nostri, andando poi ad aggiungere echi di primi Carcass, Repulsion, Necrophagia, Abscess, The Ravenous, giusto per citare quelli che quasi certamente sono altri nomi su cui puntare, se vogliamo fare riferimento alle "principali fonti d'ispirazione". Pertanto, è tempo di flirtare col metal sgraziato, volgare e purulento di "Bushmeat". La semplicità corre a braccetto con l'efficacia, poiché la vera essenza del puro death metal è qualcosa che non potrà mai e poi mai deludere (a buon intenditor poche parole). E' old school death metal, punto e basta. Se conosci la materia sai cosa ti aspetta. Credo che lo spirito di questa musica rimarrà sempre inalterato, come del resto è accaduto fino ad ora. Avvicinarsi ad un gruppo come i Dipygus equivale a voler sentire qualcuno che ti prenda metaforicamente a calci nel culo, che ti faccia sentire vivo e consapevole di ciò che ami di più. "Bushmeat", come prevedibile, è un'onesta reinterpretazione di schemi ormai consolidati e conosciuti da circa 35 anni, e che non hanno nulla a che vedere con le recenti evoluzioni del settore. Il ritorno discografico di questi ragazzacci statunitensi è un prodotto portato egregiamente a termine, volutamente old fashioned e senza troppe pretese, indicato per i death metaller affezionati alle orride trame sonore imbastite tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta. Io sto dalla loro parte.

Contatti: 
memento-mori.es 

Songs:
Ape Sounds, St. Augustine, FL 1896, The Khumjung Scalp, Osteodontokeratic Savagery, Plasmoidal Mass (Slime Mold), BushMeat, Long-Pig Feast, Myiasis in Human Mouth, Ape Sounds II




lunedì 25 gennaio 2021

ROTTEN COFFIN "Suffering, Chaos and Death" - Autoproduzione





Che mazzata! La scena death metal europea si rafforza di giorno in giorno, e questo grazie a compagini emergenti come i portoghesi ROTTEN COFFIN. Nati nel 2020 e autori del primo demo "Suffering, Chaos and Death", i tre death metaller in questione (ancora attivi in gruppi quali Hideous Evocation, Warder, Deviant Syndrome, e con un passato nei vari Altar of Pain, Siamese Cancer, Splattered Remains, Elzevir, Tacit Fury), danno prova di avere le idee chiare sui loro intenti e di aver appreso le lezioni impartite da alcuni dei capisaldi del circuito death metal. L'occasione è di quelle ghiotte, almeno per tutti i fedelissimi del genere. Un po’ come accaduto per molte delle attuali realtà all'esordio, ciò che provano a fare i Nostri è arricchire il proprio sound con una serie di soluzioni più variegate che non ne snaturino il proverbiale impatto schiacciasassi: la priorità rimane sempre quella di garantire un'esperienza completa all'ascoltatore attento, dimostrandosi entità compatta e dal carattere vorace. I Rotten Coffin non possono fare a meno di innescare headbanging furibondi, mantenendo altresì costante una trazione fisica annichilente che valorizza la loro espressività all'interno dei tre brani, quanto basta dunque per dare prova di grande forza, coesione e, naturalmente, efficacia nelle atmosfere. Siamo sicuramente sulla strada giusta.

Contatti: 
facebook.com/Rotten.Coffin.pt 

Songs:
Humanity = Gone, Embroidered with Suffering, Era of Horror


sabato 23 gennaio 2021

RANCOROUS "Vultures Will Gather" - Autoproduzione





Gli americani RANCOROUS vogliono respirare l'underground con l'intenzione di 'spaccare' alla vecchia maniera, con quella determinazione primordiale che, immancabilmente, induce all'erogazione di idee radicate nelle sonorità metal della scena anni '80, e quindi mettercela tutta per poter impugnare quei concetti di aggressività ben chiari e già noti: ci vogliono pochissimi secondi per capire di cosa stiamo parlando. Ecco perché il suono del terzetto di Boston è come un proiettile a punta cava sparato a bruciapelo. Se poi ci aggiungiamo che all’interno dell'EP "Vultures Will Gather" fa bella mostra un songwriting perfettamente calibrato, il gioco è fatto. Tre brani serrati che troveranno sicuramente spazio in sede live, proprio per la loro smisurata impetuosità. La caparbietà nel rispolverare questi ingranaggi old school ha comunque prevalso su tutto il resto, portando i guerrieri Rancorous ad un tanto genuino quanto riuscito lavoro autoprodotto. Vanno perciò premiati per la ferrea volontà nel rimanere fedeli al genere amato e per l'ostinazione nel suonare diretti senza risultare stucchevoli. Le belle soddisfazioni arrivano anche da musicisti non ancora identificati. Non dimenticate di dare un attento ascolto ai due precedenti demo (Into the Nuclear Fire, Stealth Dominion) pubblicati tra il 2018 e il 2019. Thrash/Death Metal Will Never Die!

Contatti: 
 
Songs:
Noxious Veneration, (Oblivion) Perdition Gates, The Angled Blade Through Your Neck


mercoledì 20 gennaio 2021

TERROR - "RESISTENTI AI CAMBIAMENTI"








UN RITORNO INASPETTATO, QUELLO DEGLI STORICI TERROR: CON IL NUOVO EP "SINK TO THE HELL" LA TANTO AMATA BAND HARDCORE DI LOS ANGELES METTE A SEGNO UN ALTRO IMPORTANTE TASSELLO NEL QUADRO DI UNA DISCOGRAFIA SIN QUI INECCEPIBILE, REGALANDOCI LE SOLITE SCARICHE ADRENALINICHE A CUI NON POSSIAMO SOTTRARCI. QUI DI SEGUITO IL RESOCONTO DELLA BREVE MA CONCISA CHIACCHIERATA CON IL CHITARRISTA MARTIN STEWART.

Ciao Martin. Come vanno le cose tra te e gli altri ragazzi del gruppo in questo momento? Personalmente ho sempre riscontrato un'atmosfera positiva intorno alla vostra band.

- Le cose vanno piuttosto bene. Cerco di impegnare il tempo in casa, nel migliore dei modi, aspettando di riunirmi agli altri e andare nuovamente in tour. Ho tempo libero a sufficienza per fare tante cose, quindi faccio il possibile per rimanere concentrato e produttivo.

I Terror sono attivi fin dal 2002. Diciannove anni sono un traguardo importante. In tutto questo tempo siete rimasti fedeli a voi stessi, continuando a portare avanti quello che avete sempre fatto e, soprattutto, in una posizione davvero invidiabile. A cosa pensi quando rifletti su quanto fatto finora?

- Provo quel senso di gratitudine e affetto verso la nostra gente. Noi cerchiamo di non soffermarci sul passato in modo da poter rimanere concentrati sul futuro.

Forti di una lunga esperienza, i Terror possono vantare un legame familiare con i loro fan, quindi immagino che ciò sia stato molto importante per consolidare tutto quello che avete fatto nella scena musicale. Sei d'accordo con me?

- Credo che certi valori rispecchiano il territorio di provenienza. La connessione tra tutte le persone nella scena è un fattore molto importante, e questo ha separato l'hardcore dal resto del branco. La consapevolezza della parità di condizioni è fondamentale.

Congratulazioni per il nuovo EP "Sink To The Hell". Onestamente penso che le canzoni di questo breve lavoro siano incredibilmente ben fatte. Avete apportato delle modifiche alla struttura delle stesse, rispetto alle versioni originali datate 2010 e 2013? Dove lo avete registrato e quanto tempo siete rimasti in studio?

- Grazie per i complimenti! Le quattro canzoni dell'EP sono state incise durante alcune sessioni di registrazione per due dei nostri precedenti album, quindi provengono da periodi differenti. Possono essere considerate come delle “B-side songs" che non avevamo mai utilizzato, perciò pensavamo fosse fantastico farle uscire nel mondo. Siamo davvero contenti di come è andata a finire.

Avendo già pubblicato l'EP "Sink To The Hell", pensi che passerà del tempo prima di poter ascoltare qualcosa di nuovo in casa Terror?

- E' difficile dire cosa accadrà in futuro. Stiamo lavorando su del nuovo materiale, ma non è stata fissata nessuna data per le prossime registrati ed eventuali pubblicazioni. Viviamo giorno per giorno, e vedremo come andranno a finire le cose nel mondo per il prossimo futuro.

È certamente un momento difficile con quello che sta succedendo nel mondo. Il Covid-19 avrà probabilmente effetti permanenti sul modo in cui vivremo negli anni a venire. E probabilmente mai prima d'ora le vite di milioni di individui sono state influenzate così velocemente. Chi poteva mai immaginare si arrivasse ad una situazione del genere? Qual è la tua opinione in merito?

- Sì, come ho detto poc'anzi, noi come band cercheremo di vivere un giorno alla volta e vedremo come andranno le cose. Siamo pronti a fare tutto ciò che serve per continuare ad esistere come un'unica unità. Le nostre mosse per la scena saranno progressive.

Grazie mille, Martin. Buona fortuna. Qualcos'altro da aggiungere?

- Grazie a te! Un grido per l'Italia: speriamo di tornare presto a suonare nella vostra Nazione. Date un'occhiata a tutti i contenuti che pubblichiamo sul nostro sito web: www.sticktight.la.

Contatti: 
TERROR "Sink To The Hell" (2020) - War Records




lunedì 18 gennaio 2021

FOR THE PYRES "Artless" - Autoproduzione





Ottima sorpresa questi For The Pyres, duo death metal svedese che, dopo un primo demo ("Hymns of Deception") pubblicato nel gennaio dell'anno scorso, giunge con il presente EP "Artless" alla seconda release autoprodotta. Quello che troverete nelle nuove quattro tracce è un muro di suono imperioso, caricato a pallettoni da un drumming forsennato e corazzato da una valanga immane di note metalliche spezza collo. L'iniziale "Chords of Disarray" toglie il respiro, con il suo incedere monolitico e il suo penetrante odore di cripta. Ma ogni singolo minuto di "Artless" è da urlo. Quasi a sbeffeggiare le critiche di immobilità artistica dei tanti detrattori, i For The Pyres fanno leva sulla migliore ispirazione per dare linfa ad un prodotto capace di colpire al primo impatto i fan di ieri e di oggi, e tutto ciò come perfetti sconosciuti. Si, avete capito bene! Questi due musicisti provenienti da Borås sono in grado di mozzare il fiato anche al più "esigente" esperto di death metal. Il gruppo si cala nel sound in maniera impeccabile, sciorinando una serie di incastri efficaci e tecnicamente ineccepibili, dando prova di un'elevata dinamicità in fase di composizione. Gli assoli sono ispiratissimi sia dal punto di vista tecnico che da quello melodico, stessa considerazione per la gran prova sul piano vocale. EP da ascoltare fino in fondo. Davvero interessanti. Avanti così For The Pyres.

Contatti: 
facebook.com/ForThePyres 
instagram.com/forthepyres

Songs:
Chords of Disarray, Pyres, Pestilence, Void


sabato 16 gennaio 2021

FUNERAL WINDS "Essence" - Avantgarde Music





La fiamma ardente del black metal è alimentata soprattutto dai veterani del genere, da quei musicisti che, con le loro gesta, rendono intrigante ogni tipo di mossa sulla scacchiera del demonio. Essere tra le formazioni più credibili, infatti, concede un certo vantaggio di stile difficile da scalfire, tanto che dal riconoscere l'esperienza sul campo di una band si passa alla vera e propria venerazione, a quel potere di fascinazione che ha attratto e attrae tuttora tantissimi seguaci del verbo oscuro. Tutto questo è capitato a Hellchrist Xul, colui che nel 1991 ha fondato i FUNERAL WINDS. Il polistrumentista di origini olandesi fa del cosiddetto grim/traditional black metal una lancia appuntita in mano ad un sanguinoso criminale, e lui sa dove colpire per uccidere. Dare alle stampe un disco come "Essence" (il quinto full-length della sua carriera) ad oggi rappresenta un valore simbolico di ulteriore affermazione. I nuovi brani non negano che le radici vanno ritrovate in gruppi del passato, perciò la lista potrebbe essere molto lunga. I Funeral Winds danno vita ad un urlo gelido e sbalorditivo, coadiuvato da un artwork essenziale ma funesto, ricco di quella negatività utile per comprendere ancor meglio determinate matrici musicali. Segnali di una tensione viscerale, che rimane stabile in tutto l'album senza mostrare il minimo segno di cedimento. Ogni elemento trova, insomma, la sua immediata collocazione, su un songwritng strutturalmente dettagliato, figlio di un unico sentire distorto e autentico. Ecco, in definitiva, la grandezza di Hellchrist Xul.

Contatti: 
 
Songs:
Towards the Glorious Triumph of Satans Empire, Of Black Tongues and Sulphuric Breath, The Liberating Rays of Death, The Heart of Darkness, Rise of the Dark Imperium, Essence, The Bowls of Wrath and Ancient Hate, The Worm God, Aeon of Darkness


venerdì 15 gennaio 2021

TERROR "Sink To The Hell" - War Records





Gli storici TERROR si sono guadagnati, con sudore e coerenza, una reputazione di tutto rispetto nel circuito hardcore “che conta”. Oggi arrivano al nuovo EP "Sink To The Hell" senza cambiare linea di condotta, dando prova di resistenza con una musica sempre tesa e dall'incipit rivoltoso, fatta di riff granitici, una ritmica muscolosa e un timbro vocale fiero, grintoso e arrembante (Scott Vogel non tradisce mai!). Ma la caratteristica impressionante dei cinque losangelini è nel riuscire a costruire queste note di rabbia, di aggressione imminente, con una naturalezza tale da ammutolire ogni bocca. Questo è il loro sound, questi sono i Terror, e non concedono un solo attimo di respiro lungo tutta la durata dei quattro brani. La società è andata a farsi fottere nel vero senso letterale, e l'esplicita dichiarazione (il titolo "Sink To The Hell") risuona come un eco di battaglia. I Nostri continuano ad essere uno sputo di pericoloso veleno negli occhi di chi si rifiuta di combattere in un mondo di eterno conflitto. La musica dei Terror è sempre la stessa, tuttavia contiene una spinta adrenalinica a cui è difficile resistere. Le canzoni inedite (e riarrangiate) racchiuse nell'EP provengono dalle sessioni di composizione e registrazione di “Live By The Code” (2013) e “Keepers Of The Faith” (2010).

Contatti: 
instagram.com/terrorhardcore 

Songs:

ink to The Hell, Don't Need Your Time, The New Beginning, You Lost All Respect




giovedì 14 gennaio 2021

TERMINAL BLISS "Brute Err/ata" - Relapse Records





L'umanità è ridotta a un ammasso di esseri viventi che si muovono come pedine sacrificabili in un mondo lasciato nelle mani di gente pericolosa e assetata di sangue. L'unica possibilità è provare a convivere con un presente pieno zeppo di morti che camminano. Questa è la triste realtà, che purtroppo ci turba e ci rende sterili persino di fronte al dolore. Gli americani TERMINAL BLISS sono un nuovo gruppo hardcore di visionarietà politica e sociale che supera, per impatto e violenza, molte delle attuali pubblicazioni in questo settore musicale, seppur riportando in auge il solito suono combattivo degli anni '80 (loro stessi citano tra le principali influenze compagini quali Black Flag, Crass, Negative Approach, Disrupt, Necros, Crossed Out, Disclose, Born Against, Gauze, Void). Si vede che i Nostri vengono da certi ambienti ancorati alle regole del passato ed hanno un'attitudine lucida e determinata che si esplica in brani brevi, velocissimi, perciò di facile presa. Il cantante Chris Taylor (Pygmy Lush, Pg.99) urla come un ossesso, incazzato e letale, eppure mai compiaciuto. Di conseguenza ne viene fuori un disco tagliente che, come da manuale, coniuga potenza e unità di intenti. Questa è musica che ha un sapore di strada, che si apprezza tutta d'un fiato, e soprattutto che coinvolge l'ascoltatore facendolo diventare un'arma pericolosa sempre carica. "Brute Err/ata" arriva subito al sodo, ricco di canzoni ringhianti e suonato in maniera impeccabile. Gli altri tre membri coinvolti nei Terminal Bliss sono il chitarrista Mike Taylor (anch'esso con un vissuto nei Pg.99 e Pygmy Lush), il batterista Ryan Parrish (Darkest Hour, Iron Reagan, City of Caterpillar) e il bassita Adam Juresko (City of Caterpillar). Quello che all'epoca era una spietata invettiva contro il falso e ipocrita operato di Ronald Reagan, oggi ritorna a noi come un detonante monito profetico. L'hardcore/punk di Richmond (Virginia) vive e ci spinge a comportarci con cattiveria. Per l'ascolto potete affidarvi alle piattaforme digitali, ma sarà disponibile su LP e CD dal 26 febbraio 2021 via Relapse Records. Dutara complessiva: 10 minuti abbondanti.

Contatti: 
 
Songs:
Clean Bill of Wealth, Anthropomorbid, Dystopian Buffet, The Ominous Hum, Small One Time Fee, 8 Billion People Reported Missing, Tumoresque, Discarded Wallet, March of the Grieving Droid, Hidden Handed Artificial Harassment Experiment Run Amok

martedì 12 gennaio 2021

EXSUL "Exsul" - Caligari Records





Quando si parla di death/doom metal, è lecito attendersi un lavoro possente in grado di fare presa sull'ascoltatore, e quindi avere la possibilità di discutere per lungo tempo sull'onestà stilistica e sullo spessore artistico di una qualsiasi realtà "di nicchia", a maggior ragione se ci troviamo di fronte a musicisti al debutto: si sta parlando in questo caso di un duo (Phlegyas e Charon). Dinanzi alla spaventosa proposta degli statunitensi EXSUL si rimane sbalorditi. Quello dei Nostri è un suono "massiccio" ma "flessibile", determinato a preferire il trasporto emotivo viziato da un background musicale resistente e ben presentato, e da qualsiasi soluzione resa imperdibile dall'incedere della chitarra. E' grazie a questa sinergia tra le due parti se l'aggressività di "Exsul" esplode in tutta la sua magnificenza, rappresentando il sublime compromesso stipulato fra gli elementi tipicamente death e quelli del doom. Una release trasversale, di confine, intesa come amalgama di due stili musicali granitici e risoluti. Questo non vuol dire che gli Exsul siano però una band qualunque, seppur sconosciuti: il loro punto di vista sull'estremizzazione sonora si accompagna ad una certa maestria compositiva e concettuale, di gran lunga superiore alla media delle realtà emergenti di oggi. Un EP dannatamente "percussivo", in cui il ritmo assume un'importanza decisiva, all'interno della proposta del gruppo proveniente dall'Arizona, debitore nei confronti di una formula sepolcrale tipicamente vecchia scuola. Non stupisce, dunque, che la stretta convivenza tra le parti più tirate e i rallentamenti cadenzati sia, particolarmente, perfetta. E' senza dubbio una tra le migliori pubblicazioni di death/doom degli ultimi tempi, ed è perciò consigliata ai fedelissimi seguaci del trademark in questione. La versione CD è disponibile dal 7 gennaio via Caligari Records.

Contatti:
caligarirecords.bandcamp.com/track/exsul

Songs: 
Exsul, Yersinia Pestis, Cocytus, Inopia

venerdì 8 gennaio 2021

KEGAAL "Pillars: Seeds of Ares" - Anathema Publishing Ltd. | Cyclic Law





NERATERRÆ, NEW RISEN THRONE, TAPHEPHOBIA sono tre artisti coerenti con la propria visione della musica e consapevoli del "ruolo" dei loro progetti all'interno del circuito dark ambient/industrial. Un linguaggio narrante e ricercato, indispensabile per concatenare i diversi (ma complementari) flussi sonori che scorrono nei condotti spiroidali di "Kegaal - Pillars: Seeds of Ares". Un disco dalla colossale epicità, dal battito costante e sofferto, dalle tinte fosche, dalla forte enfasi espressiva che si traduce in intrecci complicati a volte davvero sorprendenti e, come se non bastasse, contrassegnato da un andamento lento, teso e urlante. Le vibrazioni dei brani sollecitano la superficie del subconscio proponendo un'immersione in una smisurata profondità immaginaria in continua trasformazione. Lavoro eccellente sotto molti punti di vista, considerando la sua elevata complessità, permeato da una sincera carica propulsiva incanalata nella rielaborazione delle varie atmosfere in nerofumo, o meglio, nelle cupe sperimentazioni che danno luce nel colore del piombo. Nell'album appaiono due ospiti d'eccezione: il francese Dehn Sora (Treha Sektori, Throane) in "Light Devourer" e il canadese Frederic Arbour (Visions, Cyclic Law) nella conclusiva "Sensory Confinement". Estro e maestria coincidono nel surreale mondo dei Nostri. Un condensato di materia oscura che non può mancare nella collezione dei cultori di determinate sonorità ambientali. La colonna sonora è stata realizzata per accompagnare l'elegante veste del libro "Pillars: Seeds of Ares", pubblicato da Anathema Publishing Ltd. e co-prodotto da Cyclic Law.

Contatti: 
 
Songs:
Unearthed, Light Devourer (feat. Treha Sektori), Of Memory and the Tide, Sensory Confinement, Sensory Confinement (Visions Rework)




giovedì 7 gennaio 2021

HELLPACSO & SUNDAY - "SAVONA SPARA: L'INFERNO RISPONDE"








CINQUE ALBUM (PIU' DUE EP) CON I DSA COMMANDO, UNA DELLE CREW DI PUNTA DEL MOVIMENTO RAP UNDERGROUND ITALIANO, E UNO DA SOLISTA INTITOLATO "HELLRAISER". ABBASTANZA PER FARE DI HELLPACSO UNO DEI PIU' GRANDI RAPPER DELLA SUA GENERAZIONE. L'MC SAVONESE CONTINUA A SFORNARE CANZONI DI QUALITA' ACCOMPAGNATO DALL'ALTRETTANTO TALENTUOSO PRODUTTORE E BEATMAKER SUNDAY THRILLER MACHINE. ENTRAMBI HANNO RISPOSTO CON ENTUSIASMO ALLE MIE DOMANDE PER RACCONTARE COSA SI CELA DIETRO QUESTA NUOVA AUTOPRODUZIONE.

La prima domanda sorge spontanea: da dove nasce l'esigenza di pubblicare un tuo album solista dopo 14 anni di militanza nella scena musicale? Come lo potresti introdurre?

HellPacso: "Hellraiser" non è altro che un insieme di pensieri e sensazioni concepite durante tutto questo lungo periodo. A 36 anni sentivo la necessità di dover fare un lavoro tutto mio per quanto riguarda la stesura dei testi. A differenza degli album con i DSA Commando dove ognuno scrive la sua parte, in questo disco ho curato tutto personalmente. Dopo tanti anni di musica mi sembrava doveroso. È un viaggio introspettivo carico di emozioni, dubbi, riflessioni, paranoie, paure, ma soprattutto tanta rabbia. Sotto certi punti di vista è stato liberatorio sia scriverlo che pubblicarlo.

Che regole si sono dati Hellpacso e Sunday per completare questo “Hellraiser”? Cosa cercavate musicalmente?

HellPacso:
Non ci siamo dati nessuna regola se non quella di fare un disco. Ovviamente tutto doveva rientrare nel nostro modo di fare la musica rap, ovvero rime e beats potenti e nessun tipo di censura auto-imposta. Il nostro obiettivo era quello di fare un disco che si potesse suonare dal vivo per fare un live spinto al limite, rapido, estremo e senza mezze misure.

Sunday: In generale quando lavoro a un disco cerco di far quadrare una serie di requisiti che secondo me le produzioni devono avere. In questo caso ho prodotto beats sui quali Hellpacso si sarebbe potuto esprimere in una dimensione a lui comoda, su misura per le sue barre e per i live.

E' stato difficile combinare i vostri tempi per trovare la giusta sinergia tra voi due? Quanto tempo avete impiegato per completare l'intero album?

HellPacso: Non è stato difficile anche perché essendo amici passiamo molto tempo insieme e spesso e volentieri siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Abbiamo iniziato a lavorare al disco molto tempo fa. Le canzoni sono state scritte in periodi diversi, a parte le ultime, delle quali non è passato molto tra la stesura delle strofe e la registrazione. Una volta missato, per varie ragioni l'ho tenuto parecchi mesi nel mio pc. La pandemia non ha aiutato, ma non potevamo aspettare ancora per pubblicarlo, quindi una volta completata la parte video dei singoli, abbiamo deciso di farlo uscire a novembre.

Sunday: Non ricordo esattamente quanto tempo ci abbiamo messo per fare “Hellraiser” ma in realtà la stesura del disco non è stata lunga o sofferta, è stato più complicato coordinare tutto il resto.

Le sonorità create da Sunday, come i tuoi testi, riflettono profondamente le vostre anime inquiete, e questo si percepisce subito a pelle. Cosa ha ispirato musica e parole?

HellPacso: I testi che ho scritto in “Hellraiser” sono un insieme di pensieri e sensazioni che mi sono portato dentro da sempre. Quando scrivo, tutto ciò che mi sta intorno è fonte di ispirazione. Sono affascinato dal comportamento delle persone e dalle loro contraddizioni. Mi piace scrivere del marcio che percepisco negli atteggiamenti degli esseri umani. Ho la fortuna di potermi sfogare in questo modo, mi aiuta ed è quasi terapeutico.

Sunday: Come ti dicevo la musica è stata pensata e prodotta su misura per il progetto, trattandosi di me e di Hellpacso non poteva che risultare tutto un po' aggressivo.

I tuoi testi restano di bruciante attualità. Le storie che racconti sono il frutto delle tue esperienze personali oppure c'è dell'altro?

HellPacso: Tutto quello che scrivo nei testi è frutto di esperienze personali. Ovviamente a seconda del tema trattato, alcune parti sono un po' romanzate, spesso sono estremo per dare più incisività ad un'immagine, ma il punto di partenza è sempre reale. Prendo spunto da film, documentari, libri e mi capita di fare citazioni di canzoni che mi hanno particolarmente colpito o frasi che per me sono state fonte di ispirazione e riflessione.

Sentendo questo tuo lavoro, mi sembra che ci sia tanta cattiveria in termini sonori e lirici, come se si voglia andare subito al sodo, dritti in faccia dell'ascoltatore. Siete d'accordo con la mia visione?

HellPacso: Sì, è un disco incisivo, molto sintetico e nei testi ho scritto tutto quello che mi passava per la testa senza stare a fare troppi calcoli: l'intento era proprio quello.

Sunday: Per me è sempre così, non solo in questo caso.

Quanto è difficile trovare i suoni e le atmosfere che possano fare da perfetto binario per ogni singolo testo? Cerchi di seguire i significati delle strofe per concepire le tue tracce sonore?

Sunday: Raramente produco beats in base ai testi, casomai avviene il contrario, comunque quando ci si conosce bene si hanno anche obiettivi in comune e perciò non ho avuto difficoltà a creare il suono di questo disco: sapevamo esattamente dove andare.

Ci sono dei brani del disco che vi hanno dato particolari difficoltà nella loro realizzazione?

HellPacso: In linea di massima no, anche in registrazione non abbiamo avuto difficoltà particolari. C'è stata molta attenzione nella scelta dei campioni vocali. Nella title track "Hellraiser"abbiamo inserito una voce femminile in modo da poter dare più dinamicità al ritornello, è stato divertente.

Sunday: Personalmente non ho riscontrato nessun tipo di difficoltà anzi è stato stimolante produrre qualcosa di ibrido.

In questo disco si possono gustare svariate influenze, dall'hardcore, a momenti metal, quindi non solo rap. Quali sono le vostre principali influenze, musicalmente parlando?

HellPacso:
Ho sempre ascoltato davvero di tutto, dal rap italiano/americano al punk e mi piacciono molto anche i cantautori: quando trovo una canzone che reputo valida e mi trasmette qualcosa sono capace di ascoltarla consecutivamente per ore. Ultimamente sono un po' annoiato, faccio fatica a trovare musica nuova che mi dia quello che cerco.

Sunday: Musicalmente parlando credo di avere le idee abbastanza chiare su cosa mi piace fare: mi sento influenzato, oltre che da film, da vecchia musica da campionare, immagini malate, esperienze di vita, sensazioni e ragionamenti. Le influenze comunque variano anche in base al periodo che stai vivendo e alle persone con cui stai lavorando.

Con quale criterio avete deciso la successione delle canzoni della tracklist?

HellPacso: Sono stato molto attento a scegliere la tracklist, sono convinto che il disco vada ascoltato per intero nell'ordine stabilito. Ho deciso di mettere le canzoni in quella successione in modo che scorra il più fluidamente possibile e che allo stesso tempo mantenga un unico filo conduttore.

Sunday: La tracklist viene definita quando tutte le tracce di un disco sono pronte, quando le metti in ordine componi una specie di percorso guidato che si basa sulla tua visione del viaggio.

Come mai hai scelto “Hellraiser” come titolo del disco? Cosa ti ha spinto a decidere per quell'artwork di copertina?

HellPacso: Ho scelto quel titolo, letteralmente tradotto "attaccabrighe", perché rispecchiava perfettamente il contenuto del disco. Va contro ad ogni trend e ad ogni logica di mercato, è oscuro, incazzato e ti sputa in faccia senza stare a fare troppe parole. Ho contattato diversi illustratori per la copertina, ammetto di essere un esigente cagacazzo, quasi maniacale. Dopo diverse prove ho avuto la fortuna di incontrare Giorgio Credaro, un ragazzo molto giovane e davvero talentuoso, che ha capito perfettamente che tipo di grafica mi servisse. È stato davvero rapido e professionale, mi ha dato una grossa mano e gliene sono riconoscente.

Perché la decisione di non coinvolgere nessun altro membro dei DSA COMMANDO all'interno dei brani di “Hellraiser”?

HellPacso: L'idea era quella di suonare dal vivo, pandemia permettendo. L'album è molto breve e non mi sembrava funzionale fare dei featuring, in modo che avrei potuto fare le canzoni nei live per intero dall'inizio alla fine. Essendo il mio primo disco solista mi sembrava giusto scrivere ogni singolo testo; non escludo che in futuro ci saranno delle collaborazioni.

Avete sempre avuto le idee chiare riguardo la vostra musica espressa come DSA COMMANDO, adesso con “Hellraiser” sembra che abbiate raggiunto altri punti fermi. C'è qualcosa d'altro che vorreste la gente legasse al vostro nome (come artisti, ovviamente)?

HellPacso: A prescindere dai gusti musicali, una cosa che nessuno potrà mai ignorare, è la serietà, la passione e la coerenza con cui abbiamo sempre fatto la nostra musica. Abbiamo fatto tantissime rinunce sia per quanto riguarda la strada da seguire, sia nelle nostre vite personali, fino a precluderci quasi tutto per continuare a fare l'hadcore rap in questo paese. Credo che già solo questo meriti rispetto.

Sunday: Non ho pretese da chi ascolta la mia musica, chiunque è libero di pensare e trarre le proprie considerazioni.

Non sono molti i rapper/produttori italiani che sono riusciti ad uscire dall'ombra, voi siete due dei pochi che sono stati riconosciuti per il loro grande talento. Quali pensate siano i vostri punti di forza? Inoltre, tu Leo, sei arrivato a collaborare con diversi grandi artisti americani. Penso sia qualcosa di molto gratificante.

HellPacso: Sicuramente la voglia di migliorarsi sempre, anno dopo anno, cercando sempre uno spunto nuovo in modo da tracciare una nuova linea e non fossilizzandosi su quello che è stato già fatto. I punti saldi sono sempre gli stessi, rime oneste e aggressive, beats potenti e live killer. Il resto sono tutte chiacchiere.

Sunday: Essere determinati è sempre un punto di forza, e anche sapere attendere: credo che entrambe le cose siano parte di noi due. È assolutamente gratificante produrre per leggende che ti hanno in qualche modo formato musicalmente.

  Parlando di te, Sunday: pensi di avere un approccio positivo nei confronti della tecnologia digitale applicata all'aspetto creativo della tua vita o senti che ci potrebbe anche essere un lato oscuro nel suo utilizzo?

Sunday: Ho un approccio positivo con la tecnologia in generale, mi affascina anche il fatto che abbia lati oscuri.

Dopo anni di appannamento, la scena rap appare decisamente affollata di buoni artisti, soprattutto in America. Tu come la vedi, Sunday.

Sunday: È un buon momento per il rap underground, mi piace questa nuova wave che si è creata negli ultimi anni, spero non ci sia una stasi ma un continuo evolversi.

Come definireste la vostra collaborazione su “Hellraiser”?

HellPacso:
Onesta, spontanea e necessaria. Dopo un lungo susseguirsi di eventi, era giunto il momento. Non avremmo potuto fare in altro modo.

Sunday: Siamo un team da combattimento.

Pensate di essere troppo duri con voi stessi?

HellPacso: Dipende, nella vita di tutti i giorni sono in continua autoanalisi, mi pongo domande costantemente e non sempre trovo delle risposte immediate, a volte ho bisogno di evadere e, grazie al cielo, esiste l'alcol. Per quanto riguarda l'aspetto artistico, sì, sono molto esigente: non ho mai fatto le cose tanto per farle e se devo scrivere qualcosa è perché ne sento l'esigenza, altrimenti è meglio ritirarsi in un decoroso silenzio.

Sunday: Ho un rapporto complicato con me stesso, ragiono molto però spesso non arrivo a conclusioni concrete ma solo ad ulteriori riflessioni.

Che cos'è la famiglia e l'amicizia per voi?

HellPacso: Purtroppo non ho un concetto di famiglia ben definito, o meglio ce l'ho ma non ho avuto il piacere di goderne: la famiglia non la scegli e non tutti siamo stati fortunati nello stesso modo, di conseguenza sono molto scettico più per ragioni personali che generali. Discorso diverso è per l'amicizia. Credo sia molto importante circondarsi di persone oneste e trasparenti, anche perché sono le stesse che ci accompagneranno lungo tutto il percorso della vita. Dobbiamo imparare a non darci mai per scontato e a dimostrarci amici giorno dopo giorno, anche con piccoli gesti quotidiani: le nostre giornate saranno sicuramente più leggere e migliori.

Sunday: Non penso più di tanto alla famiglia come valore in generale, mi interessa la famiglia che ho avuto e basta. L'amicizia è fondamentale per affrontare assieme questo mondo del cazzo.

La gente si deve aspettare qualcosa di nuovo dai DSA COMMANDO? A parte ciò, quali sono i vostri personali progetti a breve termine, considerando il periodo di merda che stiamo vivendo?

HellPacso: Al momento il mio progetto personale è sopravvivere nel migliore dei modi, per quanto riguarda i DSA COMMANDO sono sicuro che prima o dopo ci metteremo all'opera per un nuovo disco. Per avere il CD e la t-shirt di "Hellraiser" scrivi a hellpacso@live.it

Sunday: Da me e dalla mia crew dovrete sempre aspettarvi del rap hardcore per serpeggiare di notte in macchina. Ho qualche progetto in testa ma non c'è ancora niente di concreto di cui poter parlare seriamente.

Contatti: 
dsacommando.com

HELLRAISER line-up:
Hellpacso - Testi, Strofe
Sunday Thriller Machine - Produttore, Beatmaker
 
Scatto fotografico realizzato da: