lunedì 8 marzo 2021

SON OF FLIES WEBZINE cessa le pubblicazioni dopo 9 anni di attività.


SON OF FLIES, dopo 9 anni di attività e 2.200 (duemiladuecento) articoli tra recensioni e interviste, cessa definitivamente le pubblicazioni in seguito ad una mia personale decisione. Nel post del 5 marzo 2021 sono riportati sinteticamente i miei pensieri a riguardo. E questa è una scelta ben ponderata che arriva dopo oltre 25 anni di militanza come scrittore "indipendente" nell'underground musicale. Attualmente impegnato a portare avanti il mio nuovo progetto THE OLD BLOOD (theoldblood.it). In futuro, non so quando, sarà pubblicata la mia autobiografia cartacea (attualmente in lavorazione): il libro racconta una storia di identità.

Link per accerede al post del 5 marzo 2021: 

venerdì 5 marzo 2021

Christian Montagna | SON OF FLIES WEBZINE





La MUSICA, anche al giorno d'oggi, riveste un ruolo fondamentale ed è parte integrante della mia vita, e non smette mai di affascinarmi. Il problema (principale) è che, per certi aspetti, si è arrivati al limite della saturazione. Nella contemporaneità pochi musicisti riescono a sorprendermi, pochi dischi sono in grado di rapire la mia persona, questa è l'unica verità. Devo essere sincero: apprezzo pochissima musica odierna, che sia rock, punk, hardcore, metal, noise, elettronica, ambient o altro. Diciamo che negli ultimi 10 anni sono diventato selettivo e spesso ascolto solo musicisti e dischi dei tempi ormai andati, molti di questi artisti continuano ad essere attivi nel panorama musicale. Non si spiegherebbe il fatto che tanta musica del passato è stata studiata e viene tuttora analizzata meticolosamente, presa come punto di riferimento dalle nuove leve o, addirittura, copiata spudoratamente. Qualcuno scriveva "non esistono buoni o cattivi nell'ambito musicale" solo "buona o cattiva musica". Sì, questo si, eppure, la scena musicale è diventata un luogo in cui il discorso sul merito è un discorso sospetto, ambiguo, addirittura scontato. Oggi, chi merita di essere veramente ascoltato? Può sembrare una domanda banale ma rispondere alla realtà. E con ciò non sto dicendo che non ci sia la buona musica. Gli anni passano, gli ascolti possono variare, cambiare totalmente, tante cose si rivalutano col tempo, è così che vanno le cose, le cose vanno proprio così. Quello che conta è la coerenza. Preferisco ascoltare la musica che ha il potere di riportare alla mente ricordi indelebili, riportare l'anima indietro nel tempo, e soprattutto, tutta quella musica capace di emozionare veramente (tanto per intenderci). Non fanno per me molte delle canzoni o degli album attuali, votati a priori alla sconfitta. Cosa sarebbe la vita senza "vere" emozioni?

Mi ritorna alla mente una frase di Jim Morrison.
“La migliore libertà è essere se stessi”

Christian Montagna | SON OF FLIES WEBZINE


Credits
Scatto fotografico: Atraz & Emilia videography

domenica 28 febbraio 2021

MOONSPELL "Hermitage" - Napalm Records





Come le precedenti opere dei MOONSPELL, "Hermitage" non si ferma all'inconfondibile trademark dei Nostri, ma analizza anche la dimensione nella quale vive la nuova proposta della band portoghese guidata dal frontman Fernando Ribeiro, scandagliandone gli aspetti sonori e concettuali. Va detto che nella line-up sono ancora coinvolti tre membri storici (Pedro Paixão, Ricardo Amorim, e il già citato Ribeiro) del gruppo proveniente da Brandoa, Lisbona. I Moonspell, forti di una carriera che dura fin dal lontano 1992, sanno bene come raccontare una storia con passione. Attraverso un contesto di immanente imprevedibilità, l'ascoltatore viene trascinato nel suo stesso destino incerto, nelle sue paure, nei suoi dubbi e persino nelle sue palesi debolezze. Si evidenziano tutti i nuovi punti cardine della loro naturale evoluzione, di diversa natura, che lasciano largo spazio alla caratterizzazione di un'altra fonte di luce bruciante. Scopriamo così un inedito livello di complicità tra la parte più emotiva e quella più aggressiva del quintetto, in modo da dare un maggior tocco di eccentricità ed eleganza ai contenuti delle canzoni. La band ha deciso di intraprendere una strada un po' diversa rispetto a quella percorsa con "1755", uscito nel Novembre del 2017. Nondimeno è altrettanto importante aggiungere che, è diverso tutto ciò che viene visto e considerato tale, pertanto può essere allontanato da quanto fatto in precedenza: è l'unico modo per avere una buona possibilità di iniziare a trattare qualcosa di insolito e indurre altre sensazioni ed emozioni. Quella dei Moonspell è una trasparenza contagiosa spesso al servizio della loro singolare espressività, a cui piace osare nella tragicità. "Hermitage" rivela un impatto poetico ammirevole e conferma la grande abilità narrativa di questi veterani. Il gruppo compie così un’ulteriore scelta vincente. Se non lo avete ancora acquistato, affrettatevi a recuperare la vostra copia. Unici, maestosi, immensi Moonspell.

Contatti: 
instagram.com/moonspellofficial 

Songs:
The Greater Good, Common Prayers, All or Nothing, Hermitage, Entitlement, Solitarian, The Hermit Saints, Apophthegmata, Without Rule, City Quitter






A PERFECT CIRCLE "Thirteenth Step" - Virgin Records






A PERFECT CIRCLE - “Thirteenth Step”

In questo periodo festeggia il 18esimo anniversario della fase iniziale dei lavori per la sua realizzazione. Registrato tra Gennaio e Giugno 2003

Produttore: Billy Howerdel
Produzione aggiuntiva: Danny Lohner (tracce: 3, 6, 9, 10)
Produttore esecutivo: Maynard James Keenan
Studio di registrazione: Perfect Circle Studios
Mixaggio: The Enterprise
Artwork, Design: Steven R. Gilmore
Durata complessiva: 50:36
Etichetta: Virgin Records
Data di uscita: 16 Settembre 2003

La line-up del secondo album in studio "Thirteenth Step" vede Jeordie White e James Iha prendere il posto di Paz Lenchantin e Troy Van Leeuwen.

Contatti: 

Songs:
The Package, Weak And Powerless, The Noose, Blue, Vanishing, A Stranger, The Outsider, Crimes, The Nurse Who Loved Me, Pet, Lullaby, Gravity


venerdì 26 febbraio 2021

MESHUGGAH "Destroy Erase Improve" - Nuclear Blast





MESHUGGAH - “Destroy Erase Improve”

In questo mese festeggia il 26esimo anniversario della sua realizzazione.
Registrato nel Febbraio 1995

Produttore: Daniel Bergstrand, Meshuggah
Studio di registrazione: Soundfront Studios
Mixaggio: Soundfront Studios
Masterizzazione: Cutting Room
Cover Design: Meshuggah
Artwork: Stefan Gillblad
Durata complessiva: 45:54
Etichetta: Nuclear Blast
Data di uscita: 12 Maggio 1995

"Destroy Erase Improve" è il primo album dei Meshuggah con il chitarrista Mårten Hagström e l'ultimo con il bassista Peter Nordin, membro fondatore dei Calipash.

Contatti: 

Songs:
Future Breed Machine, Beneath, Soul Burn, Transfixion, Vanished, Acrid Placidity, Inside What's Within Behind, Terminal Illusions, Suffer in Truth, Sublevels


mercoledì 24 febbraio 2021

AGE OF WOE "Envenom" - Lifeforce Records





"Envenom" ci mostra gli svedesi AGE OF WOE alle prese con un sound ricco ed energico, ma anche decisamente dinamico e particolare nell'impostazione ritmica. E trovo in qualche modo ammirevole come questi cinque musicisti abbiano raggiunto il giusto compromesso tra violenza, ricercatezza e immediatezza. Questo terzo disco in studio è perciò la perfetta combinazione tra la passione per il sound roccioso groovy e la crudezza emotiva di alcuni influssi blackened crust-punk/hardcore, un mix di elementi in grado di costruire un vero e proprio ponte fra i generi, riuscendo così ad estrapolare numerose idee da entrambe le parti ma rimanendo sempre nel mezzo di un impianto compositivo mai troppo derivativo. E' una band frizzante e arcigna, ben coesa e affiatata, che mostra la consueta cura certosina in fase di composizione e arrangiamento dei brani, con riff e melodie ispirate, e contrappunti sonori decisamente incisivi e oltre la media. Nella sua interezza è un disco che funziona bene anche nei suoi passaggi meno spinti e che non può non piacere a chiunque apprezzi le sonorità estreme più elastiche e versatili, come tutte quelle strutture metalliche ricche di atmosfere cupe e corrosive. E' un ritorno sulle scene capace di rinverdire lo stile degli Age Of Woe, centrifugando nuove sfumature, una voce convincente ed espressiva, riff in continua evoluzione e ritmiche variegate e pulsanti: tutto suona senza limiti e con la massima libertà, a sviluppare una certa vena progressiva che non lascia indifferenti. C'è abbastanza qualità per considerarlo un'efficace conferma di un gruppo formato da gente esperta e consigliarlo al nutrito pubblico di sostenitori dell'inossidabile scuola scandinava. Decisiva l'aggiunta di Keijo Niinimaa (Rotten Sound, Morbid Evils, Goatburner), qui impegnato alla chitarra. Complimenti Age of Woe.

Contatti: 
instagram.com/ageofwoe

Songs:
Inferno, Ghosts Who Hunt Alone, Förpestningen, Patriarch, A Feral Swarm, Avgrunden, The Twilight and the Dawn, Storm, Förbittringen, Envenom, Ljungeld




GORGUTS "Colored Sands" - Season of Mist





GORGUTS - “Colored Sands”

In questo mese festeggia il decimo anniversario dell'inizio dei lavori per la sua realizzazione. Chiamarlo capolavoro sarebbe riduttivo.

Le tracce base sono state registrate da Pierre Rémillard e Martin Brunet nel Febbraio 2011.


Orchestra d'archi, voce, chitarre aggiuntive e batteria registrate da Colin Marston tra marzo 2011 e febbraio 2013.

Produttore: Colin Marston, Luc Lemay
Studio di registrazione: Wild Studio, The Thousand Caves
Mixaggio: The Thousand Caves
Masterizzazione: The Thousand Caves
Artwork & Layout: Martin Lacroix
Durata complessiva: 01:02:49
Etichetta: Season of Mist
Data di uscita: 30 Agosto 2013

Intervista su Son of Flies webzine. Ottobre 2013.

Songs:
Le Toit Du Monde, An Ocean Of Wisdom, Forgotten Arrows, Colored Sands, The Battle Of Chamdo, Enemies Of Compassion, Ember’s Voice Absconders, Reduced To Silence


domenica 21 febbraio 2021

STEVEN WILSON "The Future Bites" - Caroline International | Arts & Crafts





Forte di una violenta e tangibile carica simbolica, "The Future Bites" si sviluppa attraverso una proposta matura e ricca di dettagli, di metafore, di suggestioni sonore, di forti contrasti che trovano la loro ragion d'essere in uno scenario intriso di veridicità. Con la sua grande attenzione e maestria, l'artista inglese STEVEN WILSON riesce ancora una volta a cogliere le perturbazioni di un'umanità alle prese con il peso delle proprie azioni (belle o brutte che siano) e delle proprie omissioni, al fine di mettere in evidenza altre problematiche più serie per le quali si subiscono continue e intollerabili sopraffazioni. Il nuovo album deve molto del suo effetto all'uso maniacale delle parole e delle sonorità elettroniche (e non solo quelle). La creatività, insomma, non è soltanto la chiave di volta per il cammino della sua identità, ma anche la via di fuga per l’estrema rivitalizzazione di una sensibilità affamata e mai doma, che è senz’altro assai ambiziosa. E inoltre, a proposito delle nuove geometrie e sperimentazioni, spunta anche un po’ del suo incredibile passato (Porcupine Tree), e tanto altro, nella ricetta adottata per mettere alla prova i propri "esigenti" ascoltatori. Quel che è chiaro è che si tratta di un disco giunto per colpire nel segno, diventando così oggetto di certe riflessioni, non macchinoso, non sofisticato; non c’è, non sembra esserci, perlomeno, provocazione preconfezionata, nella volontà di andare oltre i soliti stilemi contemporanei, eppure emerge un'attenta ricerca sonora pronta a stupire anche i più scettici. Poi, il significato del titolo è lampante: il futuro morde. Se "The Future Bites" continua ad essere considerato una delle uscite discografiche più significative degli ultimi due mesi, il merito va dato alle intuizioni del suo inquieto e camaleontico creatore. Perché avere particolari intuizioni, dunque, significa mettere in luce ciò che è nascosto, qualcosa che non era di per sé evidente. Sebbene le mie considerazioni siano complessivamente positive va rimarcato come non sia un album adatto a tutti i palati. Steven Wilson: autentico genio, anarchico e rivoluzionario.

Contatti: 

Songs:
Unself, Self, King Ghost, 12 Things I Forgot, Eminent Sleaze, Man Of The People, Personal Shopper, Follower, Count Of Unease




giovedì 18 febbraio 2021

BATHORY "The Return......" - Black Mark Production





BATHORY - “The Return......”

In questo mese festeggia il 36esimo anniversario della sua realizzazione.
Registrato nel Febbraio 1985


Produttore: Quorthon, Stig Börje “Boss” Forsberg
Studio di registrazione: Electra Studio
Artwork: Quorthon
Durata complessiva: 36:57
Etichetta: Black Mark Production
Data di uscita: 27 Maggio 1985

REST IN POWER Thomas Börje Forsberg aka Quorthon
(17 febbraio 1966 – 3 giugno 2004)

Ai tempi il titolo "The Return ..." poteva essere interpretato come "il ritorno dei Bathory" oppure "il secondo album della band", ma la verità è ben altra. Quorthon disse: "Solo dopo aver ascoltato l'album fino alla fine capirete che il titolo completo è: IL RITORNO DELL'OSCURITÀ E DEL MALE."

Songs:
Revelation of Doom, Total Destruction, Born for Burning, The Wind of Mayhem, Bestial Lust (Bitch), Possessed, The Rite of Darkness, Reap of Evil, Son of the Damned, Sadist (Tormentor), The Return of the Darkness and Evil


domenica 14 febbraio 2021

URSCHMERZ "Death Hypnosis" - Malignant Records





La condizione di isolamento di un individuo non ha bisogno di cercare a tutti i costi un ambiente confortevole in cui stare, e questo è un elemento centrale nell’impostazione delle tonalità fosche e ostili di URSCHMERZ. Come era già accaduto per le precedenti uscite, il nuovo album "Death Hypnosis" segue una traiettoria immersa nell'oscurità, perciò non si lascia condizionare dai sentimenti benevoli, non a caso, il compositore tedesco rifiuta la stessa vita poiché accetta la morte per veicolare la propria creatività. L'andamento del disco gravita tra dark ambient e death industrial, tra noise e power electronics, per conferire alle sei tracce un resistente senso di negatività. Il suo modus operandi inizia e finisce dentro un tormento lento e persistente, così da amplificare l'impatto ipnotico ed elevare un messaggio disturbante e autentico. Urschmerz deforma ogni sua intuizione per abbattere le barriere di filo spinato impiantate ai confini della carne, pertanto avere la possibilità di osservare da vicino la tragedia dell'umanità, spingendosi oltre la decadenza dall'azione terrena. Qui la volontà genitrice di tutti gli orrori è l'utero della suggestione e della minaccia. "Death Hypnosis" rende il nostro mondo un incubo, aggredendo la nostra mente in maniera insidiosa. E' inutile cercare rifugio dietro le quinte dell'esisitenza.

Contatti: 
instagram.com/malignant_records

Songs:
Phase I, Phase II, Phase III, Phase IV, Phase V, Phase VI


venerdì 12 febbraio 2021

KARJALAN SISSIT ".​.​.​Want You Dead" - Cyclic Law





  KARJALAN SISSIT - “...Want You Dead”

In questo mese festeggia il sesto anniversario della sua pubblicazione.
Registrato tra Marzo e Giugno 2014

Produttore: Peter Bjärgö (Arcana, Sophia...)
Studio di registrazione: Studio Beast
Artwork: Daniel Bragman
Durata complessiva: 40:15
Etichetta: Cyclic Law
Data di uscita: 13 Febbraio 2015

Progetto martial industrial/dark ambient fondato da Markus Pesonen a Eskilstuna (Svezia), anche se il musicista in questione è di origini finlandesi e il suo lavoro artistico è espressione delle sue radici finniche. I Karjalan Sissit hanno l'estrema capacità di fondere arrangiamenti orchestrali neoclassici con elementi di noise, power electronics, death industrial e dark ambient. Il 14 febbraio 2020, la band ha annunciato il suo scioglimento.

"...Want You Dead" è stato pubblicato dalla Cyclic Law in due versioni limitate: CD (1000 copie) ed LP (300 copie). Il formato cassetta (100 copie) è stato stampato dalla Total Black.

"...Want You Dead" line-up:
Make Pesonen - Vocals and Tractorchains
Peter Bjärgö - Guitars and Programming
Daniel Bragman - Armageddon Bass

Contatti: 

Songs:
Kantapää Lapiossa, Vittumainen Yksinäisyy, 1974, Firman Isoin Puliukko, Läpi Elämän Helveti, Sairaus...Katkeruus..Kuolema, Totaalinen Kaaos, Suga En Kalja O Somna In

giovedì 11 febbraio 2021

KAMMARHEIT "Thronal" - Cyclic Law





"Thronal" è una specie di lente d'ingrandimento, fissa sulle diverse sfacettature della psiche umana che, latenti o dormienti, influenzano lo scorrere del tempo scandito da un orologio immaginario. Ci troviamo immersi in una dimensione monocromatica in cui KAMMARHEIT riversa tutte le sue emozioni più recondite, trasformando quel suo mondo interiore in un incubo sonoro a cielo aperto. Il compositore svedese Pär Boström ci porta così nelle profondità della sua mente, nei suoi pensieri e nelle sue cicliche visioni astratte, in tutto quello che prova come artista e che per mezzo di un'inesauribile creatività riesce ad esternare solo mediante l'utilizzo di certe sonorità. Qui si parla di uno storico progetto musicale capace di unire dark ambient e drone in maniera impeccabile: un approfondito compendio per gli appassionati del genere. "Thronal", il quarto album licenziato ancora una volta dalla Cyclic Law, apre i cancelli ferrati destinati a condurre ad una realtà parallela alla nostra, da osservare e vivere con la consapevolezza di assistere ad uno spettacolo unico e catartico. E, da un luogo sconosciuto, arriva sempre qualcosa di misterioso o spaventoso. Sorprendente per ambientazioni ed effetti sonori, inquietante nella resa sempre famelica. I dischi dark ambient, come quelli martial industrial, rappresentano metafore dell'esistenza umana volte alla disgregazione, dove l'intelligenza razionale osserva solo sequenze fugaci e sceglie le più efficaci per la sopravvivenza. L'intenzione è chiaramente quella di far viaggiare la mente e il corpo, il che è sempre l'obiettivo principale di ogni opera d'arte che si rispetti. Kammarheit, attivo da vent'anni nella ascena ambientale, è in grado di sorprendere album dopo album. Questa è l'unica verità che resta.

Contatti: 
cycliclaw.com 

Songs:
Iron Bloodstream, Before It Was Known As Sleep, Carving The Coordinates, The Two Houses, Now Golden Now Dark, In The Dreamer's Fields, Abandonment And Connection, The Magnetic Throne


mercoledì 10 febbraio 2021

MAYHEM "Deathcrush" - Posercorpse Music





  MAYHEM  - “Deathcrush”

In questo mese festeggia il 34esimo anniversario della sua realizzazione. 
Registrato tra Febbraio e Marzo 1987 

Produttore: Erik Avnskog & Mayhem
Studio di registrazione: : Creative Studios
Durata complessiva: 18:33
Etichetta: Posercorpse Music
Data di uscita: 16 Agosto 1987 
 Rest in Power Øystein “Euronymous” Aarseth (1968-1993)
 
La prima edizione in vinile 12" (1000 copie) venne pubbicata nel 1987 su Posercorpse Music. Ristampato nel 1993 dalla Deathlike Silence Productions, etichetta discografica indipendente fondata da Euronymous alla fine degli anni '80.

"Deathcrush" contiene 7 tracce tra cui intro + outro e una cover di "Witching Hour" dei Venom, estratta dal loro debutto "Welcome to Hell" del 1981. 
 
Il 12" è dedicato al norvegese Jon “Metalion” Kristiansen della leggendaria Slayer Magazine.

Contatti: 

Songs:
Silvester Anfang, Deathcrush, Chainsaw Gutsfuck, Witching Hour (Venom cover), Necrolust, (Weird) Manheim, Pure Fucking Armageddon, Outro

lunedì 8 febbraio 2021

SOEN "Imperial" - Silver Lining Music





Passo dopo passo gli svedesi SOEN sono cresciuti fino a diventare una delle più importanti band europee attualmente in circolazione. Una crescita graduale che li ha portati a spaziare tra generi musicali diversi, dal metal, al progressive, fino ad arrivare alle sonorità moderne del rock, e tutto questo dopo dieci anni di attività e cinque album in studio. Stiamo parlando di musicisti dall'elevata sensibilità e con una conoscenza musicale molto vasta: due binari fondamentali per proseguire nel proprio percorso artistico e dare un tocco fascinoso in più alla musica. Accattivante e mai verboso, "Imperial" delinea con intensità le visioni di una poetica in perenne mutamento che trasmette una bella carica di adrenalina e vigore a componenti sonore in grado di inebriare con le giuste dosi di potenza ed energia, fino ad ondeggiare e girare velocemente su se stesso, per poi sfociare nella dimensione refrattaria in cui è coinvolto attivamente. La spontaneità dei Soen accompagna l'ascoltatore verso un canone del bello che non si stacca mai dall'alto impatto emotivo, restando bene ancorato alla realtà "vera". Il gioco di colori è, a parere di chi scrive, solo una delle peculiarità di quello che è il maggiore punto di forza della formazione scandinava. Il sound dei Soen si fa ancora più urgente ma anche più melodio e accessibile rispetto a quanto fatto vedere agli inizi di carriera, trovando comunque il giusto equilibrio fra espressività, maturità compositiva e concretezza. È tutto orientato verso ciò che potremo ascoltare nel prossimo sesto capitolo. "Imperial" è sospeso in una zona resiliente dove la densità del buio viene contrastata con il lato oscuro della luce. Un lavoro vitale, intimo e attraente, che sarà apprezzato dai fan più open-minded ed attenti all'andamento del mercato progressive metal odierno. Prodotto da Iñaki Marconi e mixato da Kane Churko (Ozzy Osbourne, Rob Zombie, Bob Dylan).

Contatti: 
twitter.com/soenmusic 

Songs:
Lumerian, Deceiver, Monarch, Illusion, Antagonist, Modesty, Dissident, Fortune






sabato 6 febbraio 2021

SADIST "Above The Light" - Nosferatu Records




SADIST (Italy) - "Above The Light"

In questo mese festeggia il 28esimo anniversario della seconda fase di realizzazione.
Registrato e Mixato tra Gennaio e Marzo 1993.

Produttore: Albero Penzin
Produttore esecutivo: Roberto Cannavò
Engineered: Salvo Mazzone
Studio di registrazione: Waterbird Studios (Gennaio 1993)
Registrazioni aggiuntive: Paolo Mauri presso i Bips (Febbraio 1993)
Mixaggio: Luigi Scuderi presso i Waterbird Studios (Marzo 1993)
Direzione artistica: Michele Vitiello
Artwork: Datatech Graphix
Foto: Luciano Berlingeri
Durata complessiva: 43:20
Etichetta: Nosferatu Records
Data di uscita: 15 luglio 1993

  Contatti: 
 
Songs:
Nadir, Breathin’ Cancer, Enslaver Of Lies, Sometimes They Come Back, Hell In Myself, Desert Divinities, Sadist, Happiness ‘N’ Sorrow

TORTURE RACK "Pit of Limbs" - Extremely Rotten Productions | Parasitic Records | Headsplit Records





In un crescendo di sangue, corpi putrescenti e malsane ritorsioni, solo dei deathster come gli americani TORTURE RACK potevano esprimere un impeto violento così efferato. "Pit of Limbs" rispecchia appieno la chiave di lettura di un determinato filone sonoro identificato con l'etichetta "goregrind/death metal", o semplicemente "gore metal". C'è grande attenzione per ogni dettaglio morboso, facendo riferimento al truculento rifframa a motosega ma anche alla sezione ritmica incalzante, tant'é che la band di Portland non lesina affatto in budella e interiora nauseabonde, e in tutto questo orrore, la timbrica squilibrata di Jason gioca un ruolo fondamentale nella riuscita del lavoro. Per i Torture Rack, giunti all'EP in questione dopo la pubblicazione di un demo tape e due full-length album, il death metal è soprattutto visione disturbante, perversione e sadismo, furia cieca e incontrollata in uno spaccato degli anni '90, dove la passione per la veemenza esecutiva viene soddisfatta attraverso il macabro rituale della tortura. Conta solo il dolore, perché l'unico obiettivo è spingersi oltre l'oscurità. Una release breve ma di un'intensità pazzesca, certamente imprenscindibile per chi naviga nelle acque insanguinate del panorama gore più sconvolgente. Torture Rack: autenticamente spietati e completamente fuori controllo. Prendere o lasciare, questo è quanto. E' disponibile in Europa via Extremely Rotten Productions, in America tramite Parasitic Records/Headsplit Records.

Contatti: 
headsplitrecords.storenvy.com 

Songs:
Cadaver Cum, Stairway to the Stench, Desperate Shriek of the Writhing Limbless Freak, Lord of the Massgrave


venerdì 5 febbraio 2021

INCHIUVATU "Addisiu" - Elegy Music





  INCHIUVATU (Italy) - "Addisiu"

In questo mese festeggia il 24esimo anniversario della sua realizzazione.
Registrato tra il 17 Febbraio e il 24 Aprile 1997.

Studio di registrazione: Butta N'fatata
Artwork: Irene Penzin
Durata complessiva: 50:15
Etichetta: Elegy Music
Data di uscita: 1997

Contatti:

Songs:
Veni, Inchiuvatu, Cu Sangu A L’Occhi, Ave Matri, Addisiu, Castiu di Diu, Lo Jocu di li Spiddi, Nenia, Unia, Cristu Crastu, Quiete Morente, Lu Jaddinu di lu Piaciri, Luciferu Re



giovedì 4 febbraio 2021

TRIBULATION "Where The Gloom Becomes Sound" - Century Media Records





Ammaliante nell'atmosfera e nell'assoluta imprevedibilità, affilato come le lame usate da Jack lo Squartatore, "Where The Gloom Becomes Sound" è un album che mette in mostra diversi punti di forza: su tutti, un riffing di chitarra eclettico e molto più arioso, e una ricerca del diverso che costruisce un songwriting di facile ascolto (se così si può dire), ma che non risulta mai accessibile, grazie a una concatenazione di elementi dinamici e strutturalmente straripanti, levigati da una produzione a dir poco "raffinata". Un'evoluzione costante quella dei TRIBULATION, messa al servizio di album stimolanti e al contempo poco accomodanti (gli ultimi tre, per l'esattezza), elevati da una brillantezza di caratura superiore che ha dato loro la possibilità di cambiare pelle in maniera coraggiosa e graduale: passati da demoniaci deathster purosangue a creatura licantropa vestita di classic heavy metal, progressive gothic rock. La musica composta dal quartetto svedese è pregna di una innata incisività psicologica che non lascia assolutamente indifferenti, e pone in primo piano molteplici spunti di riflessione per chiunque decida di ascoltarli con una certa predisposizione mentale. Strumentalmente la visione dei Tribulation, che dipinge una nuova tela cupa e misteriosa (soprattutto per quanto riguarda le sequenze visionarie allestite nelle dieci canzoni), è pregna di un oscuro magnetismo, utilizzato per "demarcare" ogni passaggio, anche i momenti più aggressivi manipolati dalla timbrica spettrale del cantante/bassista Johannes Andersson, portando la suspense ad altissimi livelli. I Nostri sono gli unici e indiscutibili padroni di una dimensione "singolare", ampliata da sconfinate e mutevoli sfaccettature. Artisti con la A maiuscola, esperti nel calibrare competenza in materia e abilità negli arrangiamenti. Il maestoso "Where The Gloom Becomes Sound" lascia col fiato sospeso fino agli ultimi minuti ed ha come punto di forza un'ambientazione nebbiosa di raro fascino, spesso rischiarata dall'attenuata luce di antiche lampade a petrolio. E' un ritorno discografico ipnotico e avvolgente, completo ed efficace, pur vivendo di evidenti riferimenti agli anni '80/'90. I Tribulation non deludono mai.

Contatti: 
instagram.com/tribulation_official

Songs:

In Remembrance, Hour of the Wolf, Leviathans, Dirge of a Dying Soul, Lethe, Daughter of the Djinn, Elementals, Inanna, Funeral Pyre, The Wilderness




mercoledì 3 febbraio 2021

IRON MAIDEN "Killers" - EMI





  IRON MAIDEN - "Killers"

In questo mese festeggia il 40esimo anniversario della sua pubblicazione.

Produttore: Martin "Headmaster" Birch
Studio di registrazione: Battery Studios
Artwork: Derek Riggs
Durata complessiva: 38:50
Etichetta: EMI
Data di uscita: 2 Febbraio 1981

Contatti:

Songs:
Forefather of Human Faults, The Raising Stillness, Sinoath


martedì 2 febbraio 2021

GOREFEST "Erase" - Nuclear Blast





GOREFEST - "Erase"

In questo mese festeggia il 27esimo anniversario della sua realizzazione.
Registrato e Mixato dal 31 Gennaio al 6 Marzo 1994.

Produttore: Pete "Peewee" Coleman
Studio di registrazione: Studio Zeezicht
Mixaggio: T&T Studio
Artwork: Maarten Malingre
Durata complessiva: 42:10
Etichetta: Nuclear Blast
Data di uscita: 1994

I Gorefest non sono più attivi nella scena musicale.

Songs:
Low, Erase, I Walk My Way, Fear, Seeds Of Hate, Peace Of Paper, Goddess In Black, To Hell And Back

ASPHYX "Necroceros" - Century Media Records





Bisogna ammettere una cosa sui deathster ASPHYX: la storica band guidata dal frontman Martin van Drunen prosegue per la sua strada lungo i sentieri del death/doom metal, cercando ogni volta di esprimere qualcosa di diverso, pur restando legatissimi al proprio trademark sonoro immediatamente riconoscibile. Ma in "Necroceros" vince ciò che non ti aspetti. Non temete però, il gruppo olandese non si è snaturato, ha solo deciso di non affondare sull'acceleratore, aprendosi così ad un'espressività un po' più ragionata, eppure ben definita e sempre galoppante. E poco importa se, a parte l'opener "The Sole Cure is Death", "Mount Skull", "Botox Implosion", The Nameless Elite", tutti gli altri brani non sono sorretti dalla velocità di esecuzione. Oggi, infatti, gli Asphyx rappresentano al meglio la vera essenza e la pesantezza che si poteva assaporare in moltissimi dischi death/doom metal dell'underground anni '90, ma qui ampliate grazie ad una produzione figlia dei nostri tempi. In particolare, il chitarrista Paul Baayens riesce ad esprimere bene alcune delle sue qualità, sia quando macina riff truculenti sia quando decide di far girare una maggiore melodia sulle vibrazioni delle corde. I Nostri, sebbene non siano ispiratissimi come in altri lavori della loro discografia, riescono a dare prova di maturità compositiva. Può sembrare contraddittorio, tuttavia è questa la mia opinione da appassionato del genere. Tutte le evidenti diversità (approfondite attentamente "Three Years of Famine", "In Blazing Oceans", la titletrack) contribuiscono a variare l'atmosfera generale dell'intero album, e lo si percepisce già dal primo ascolto. Tirando le somme, posso dire che anche nel nuovo "Necroceros" convivono in un'unica entità le due anime della band: una selvaggia e aggressiva (qui in dosi nettamente minori), e l'altra più granitica ed evocativa (sicuramente predominante), a dimostrazione della piena padronanza strumentale raggiunta dopo anni e anni di militanza nella scena. Si potrebbe ulteriormente aggiungere che l'album offre scenari a volte inaspettati e riletture più innovative degli ingredienti principali del sound targato Asphyx. C'è chi pensa che il full-length in questione sia un passo falso, ma questo lo vedremo in futuro. Piaccia o meno, molti dovranno ancora fare i conti con la loro convinzione e risolutezza.

Contatti:
asphyx.nl
 
Songs:
The Sole Cure is Death, Molten Black Earth, Mount Skull, Knights Templar Stand, Three Years of Famine, Botox Implosion, In Blazing Oceans, The Nameless Elite, Yield or Die, Necroceros






lunedì 1 febbraio 2021

SINOATH "Still in the Grey Dying" - Obscure Plasma Records





SINOATH (Italy) - "Still in the Grey Dying"

In questo mese festeggia il 28esimo anniversario della sua realizzazione.
Registrato tra il 4 e il 6 Febbraio 1993.

Produttore: Sinoath
Studio di registrazione: TMB Rockhouse
Engineered: Tiziano & Marco Bellucci
Mixaggio: Tiziano Bellucci & Sinoath
Foto di copertina: Lidia Rizzo
Durata complessiva: 23:46
Etichetta: Obscure Plasma Records
Data di uscita: 1993

Contatti: 
instagram.com/sinoath_official 

Songs:
Forefather of Human Faults, The Raising Stillness, Sinoath

DEMO 1993 (Obscure Plasma Records)



MCD 1995 (Ristampa, Nosferatu Records)

sabato 30 gennaio 2021

CRYO CHAMBER COLLABORATION "YIG" - Cryo Chamber





Un grande e terribile deserto pieno di serpenti velenosi, un cielo dai colori torbidi e, sotto la sabbia, insetti che brulicano minacciosi: ho pensato a questo ascoltando i primi 30 minuti di YIG (la durata complessiva del disco è di due ore e venti minuti, per due lunghe suite divise equamente). Quando vedi un mondo distorto, basta che guardi un po' più da vicino ed è tutto un agitarsi di visioni deformi e striscianti. Si sa che le avvolgenti sonorità ambientali hanno una vera e propria dimensione a sé stante e, probabilmente, pochi altri generi musicali sono riusciti a portare alla superficie gli incubi e i lati oscuri dell'animo umano, allargando così il proprio orizzonte su scala mondiale. Sì, perché questo tipo di musica, molto spesso, ha un potere incredibile e terapeutico, anche quando le atmosfere generate dai suoni possono sembrare traumatizzanti. La collaborazione tra ventidue compositori già affermati, tra i più interessanti della scena drone/ambient internazionale, ha generato un'opera monumentale capace di ripristinare l'inquietante come categoria estetica dell'avanguardia moderna. La tensione, l'estraniazione, la mancanza di orientamento sono così intense nell'universo di "Yig", che ci si chiede se sia mai possibile sentirsi veramente al sicuro. Tale conforto è offerto a noi tutti quando ci troviamo ad ascoltare in presenza di una luce naturale o artificiale, e non in una stanza buia. L'incredibile "feeling" o "stato d'animo" che i Nostri cercano di comunicare è strettamente collegato a due forme di disorientamento: "essere persi nell'oscurità e nella confusione del caos" e "vagare nel campo di ciò che spaventa". L'espressione psicologica di ognuno di questi artisti sta nella metafora del doppio, dove la minaccia è data dall'esistenza di una coppia di se stessi (l'uomo e il creativo), tanto più terrificante in quanto l'altro non è veramente "altro". Siamo di fronte ad un capolavoro di proporzioni titaniche, quindi stiamo parlando di una performance inappuntabile che coniuga in maniera intelligente l'ottimo gusto per la composizione e le abilità strumentali intrise di simbolismo lovecraftiano. Disco da avere e consumare.

Scritto, suonato e prodotto da:
Neizvestija, ProtoU, Dronny Darko, RNGMNN, In Quantum, Dead Melodies, Atrium Carceri, Keosz, Northumbria, Beyond the Ghost, Wordclock, God Body Disconnect, Randal Collier-Ford, Hilyard, Council of Nine, Dahlia's Tear, Lesa Listvy, Creation VI, Aegri Somnia, Ager Sonus, Ruptured World, Alphaxone

Contatti: 

Songs:

Yig 1, Yig 2




giovedì 28 gennaio 2021

THROANE - "AL DI LÀ DELLA LUCE E DELL'OSCURITÀ"








NON E' MAI SEMPLICE FONDARE UN'INTERA CARRIERA ARTISTICA SU PIU' LIVELLI. IL FRANCESE DEHN SORA, CONOSCIUTO SIA IN AMBITO METAL CHE IN QUELLO DARK AMBIENT/INDUSTRIAL, HA LA POSSIBILITA' DI LAVORARE CON IL PROPRIO TALENTO DA ORMAI MOLTO TEMPO: E' UN ARTISTA A 360%. IL RECENTE RITORNO DISCOGRAFICO DEL SUO PROGETTO POST-BLACK METAL THROANE DIMOSTRA COME UN SONGWRITING ACUTO E MAI PREVEDIBILE POSSA RISULTARE FRESCO ANCHE COL PASSARE DEGLI ANNI. L'ULTIMO EP "UNE BALLE DANS LE PIED", MESSO IN COMMERCIO DALLA DEBEMUR MORTI PRODUCTIONS, E' QUALCOSA DI VERAMENTE IMPRESSIONANTE. DEHN SI DIMOSTRA SEMPRE UN AFFABILE INTERLOCUTORE.

Ciao Dehn. Come stai?

- Ciao Christian, grazie per l'intervista. Ultimamente non sto tanto bene, ho un problema di salute che mi infastidisce, ma ce la farò.

Cosa ti ha spinto a riprendere in mano il progetto Throane a tre anni di distanza da "Plus une main à mordre"?

- Throane non ha mai smesso di pulsare nella mia mente. La vita alimenta le sue onde che, inevitabilmente, risvegliano questa sfaccettatura della mia personalità testimoniata dalla sua musica. Ho scritto l'unica "lunga" traccia (divisa in due capitoli) alla fine del 2019, tenendo fede al mio modus operanti che ha caratterizzato tutte le canzoni racchiuse nei precedenti album. Compongo musica per necessità, quindi il nuovo materiale doveva essere scritto in questo preciso momento.

Il nuovo EP si intitola "Une balle dans le pied". Pensi di aver catturato lo spirito del concept e di averlo fatto tuo?

- La visione che ho avuto è ciò che l'artwork mostra su scala più piccola. Immaginavo di vedermi costretto a camminare su un pavimento di vetro rotto. Ho visto il mio corpo senza piedi. Sì, proprio così. Quella parte del corpo, tanto simbolica quanto necessaria, era diventata centrale in quello che immaginavo. L'equilibrio, la possibilità di fuga. Non pensavo fosse possibile tutto ciò. Purtroppo non sempre si riesce a rappresentare al meglio una visione completa di partenza. Sfortunatamente non sono così abile come vorrei. E infatti, nonostante ci metta una grande dose di impegno, c'è sempre qualcosa che non mi soddisfa appieno quando guardo al passato. Ma posso difendere ogni secondo del mio lavoro, ogni centimetro della mia visuale. Il mio materiale viene pubblicato solo se è fedele al sentimento originale, deve essere il riflesso di me stesso.

Come lo descriveresti “Une balle dans le pied”, e in che cosa si differenzia da "Plus une main à mordre"?


- È, spero, un'evoluzione del lavoro precedente. La mia volontà non è stagnante, deve muoversi continuamente. Lavoro sulle ossessioni, e queste vengono alimentate da un nucleo comune, ma spero che possano avere sempre una vita propria. Per questo nuovo materiale ho lavorato molto di più sul ritmo, tant’è vero che a volte è diventato la principale fonte per la composizione. Il battito doveva essere come un battito cardiaco in una battaglia.

Senti qualche tipo di pressione quando scrivi la tua musica? Pensi sia difficile mantenere un equilibrio tra l'essere creativi per se stessi e il prendersi cura della propria creatività?

- Sono sempre sotto pressione, ma sono abile a trasmetterla su me stesso prima che qualcuno lo faccia al posto mio. Non penso di avere un equilibrio, qualsiasi forma di equilibrio mi distrugge. Ma questa è la mia normalità, compongo musica nel modo in cui sono abituato.

"Une balle dans le pied" è un’espressione francese che simboleggia l'atto di sabotare se stessi. Il titolo e l'artwork hanno la stessa importanza?

- Mi piace quando un artwork stimola una qualsiasi contraddizione. Puoi sentire quella figura sulla copertina del mio nuovo EP mentre rimuove i pezzi di vetro dalla carne, ma potrebbe anche essere il contrario, quindi intenzionata a premere su di essi. Preferisco lasciare delle zone di sfocatura, trasmettere degli input, ma dare la possivilità alle persone di raggiungere le proprie interpretazioni.

Questa lunga traccia potrebbe essere considerata come un nuovo punto di partenza per il futuro prossimo dei Throane?

- I primi due album sono stati realizzati nella stessa scala temporale, nello stesso periodo. C'era "Nuées" (pubblicato in occasione dell'anniversario del 15° anno di attività della Debemur Morti Productions), una traccia che fa da ponte tra "Plus une main..." e questo EP. È un'altra pietra. Un'altra testimonianza. "Une balle dans le pied" vive per conto suo e non deve essere visto come una porta aperta verso il prossimo album. Ciò che verrà potrebbe essere totalmente diverso.

L'allontanamento momentaneo dalla musica dark ambient ti ha aiutato a trovare l'ispirazione per "Une balle dans le pied"?

- Non mi sono separato dalla musica dark ambient. Stavo anche lavorando su quel tipo di sound nello stesso periodo in cui componevo per Throane. Questo progetto musicale è il mio secondo polmone. Throane ha dato luce ai territori che sentivo di esplorare nella più recente dimensione spazio-temporale. Per me è come un respiro: inspirate ed espirate. Throane può essere un'espirazione, sentendo scivolare la ghiaia attraverso la gola.

Dal tuo punto di vista, cos'altro c'è da fare per ottenere la totale libertà come musicista?


- Non bisogna mai ripetere nulla di ciò che è stato pensato o fatto nel passato. E’ una grande sfida.

Grazie mille per il tuo tempo, ti lascio con un'ultima domanda: c'è qualcosa che vorresti dire ai lettori di Son of Flies sull’altro tuo progetto Treha Sektori?

- Grazie mille per il tuo supporto. Il nuovo album di Treha Sektori è in arrivo nel 2021.

Contatti: 
dehnsora.portfoliobox.me 

THROANE line-up:
Dehn Sora - Polistrumentista

Artwork:
Dehn Sora

Recensione: 

mercoledì 27 gennaio 2021

DIPYGUS "Bushmeat" - Memento Mori





Dopo aver assaporato appieno le potenzialità dei deathster californiani DIPYGUS grazie al precedente "Deathooze" del 2019, ci troviamo oggi di fronte ad un nuovo album che, come da previsioni, serve per certificare il valore indiscutibile di una formazione ben oliata che merita di essere ascoltata senza alcun indugio. Certo, va anche detto che la loro specifica collocazione rimane invariata: zero innovazioni, marciume ovunque. Qui tonnellate di riff dal fetore putrescente si mescolano alle peggiori nefandezze di casa Autopsy. Sì, proprio loro, il primo e più importante punto di riferimento da cui scaturisce l'estremizzazione sonora dei Nostri, andando poi ad aggiungere echi di primi Carcass, Repulsion, Necrophagia, Abscess, The Ravenous, giusto per citare quelli che quasi certamente sono altri nomi su cui puntare, se vogliamo fare riferimento alle "principali fonti d'ispirazione". Pertanto, è tempo di flirtare col metal sgraziato, volgare e purulento di "Bushmeat". La semplicità corre a braccetto con l'efficacia, poiché la vera essenza del puro death metal è qualcosa che non potrà mai e poi mai deludere (a buon intenditor poche parole). E' old school death metal, punto e basta. Se conosci la materia sai cosa ti aspetta. Credo che lo spirito di questa musica rimarrà sempre inalterato, come del resto è accaduto fino ad ora. Avvicinarsi ad un gruppo come i Dipygus equivale a voler sentire qualcuno che ti prenda metaforicamente a calci nel culo, che ti faccia sentire vivo e consapevole di ciò che ami di più. "Bushmeat", come prevedibile, è un'onesta reinterpretazione di schemi ormai consolidati e conosciuti da circa 35 anni, e che non hanno nulla a che vedere con le recenti evoluzioni del settore. Il ritorno discografico di questi ragazzacci statunitensi è un prodotto portato egregiamente a termine, volutamente old fashioned e senza troppe pretese, indicato per i death metaller affezionati alle orride trame sonore imbastite tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta. Io sto dalla loro parte.

Contatti: 
memento-mori.es 

Songs:
Ape Sounds, St. Augustine, FL 1896, The Khumjung Scalp, Osteodontokeratic Savagery, Plasmoidal Mass (Slime Mold), BushMeat, Long-Pig Feast, Myiasis in Human Mouth, Ape Sounds II