martedì 27 ottobre 2020

CRIPPLED BLACK PHOENIX "Ellengæst" - Season of Mist





I britannici CRIPPLED BLACK PHOENIX si approcciano a "Ellengæst" con un tipo di scrittura particolarmente organizzata ma sfuggente a qualsiasi etichetta o definizione, che riserva continui colpi di scena tra tensione e rilascio, suspense e contaminazioni stravaganti. E come uscirne segnati se non attraverso un totale coinvolgimento? L'unica cosa che si deve fare per entrare in sintonia con questo disco è abbandonarsi alla sua corrente fluviale, fino all'ultimo spasimo. La poetica in "Ellengæst" è un terzo occhio complice dello stile estroso del gruppo, una sorta di messa a fuoco sull'incomprensibile mondo attuale tramite cui siamo noi stessi spettatori e protagonisti diretti del vortice di contraddizioni che mettono a dura prova l'equilibrio e l'identità dell'uomo contemporaneo. E non a caso il concept dell'album si focalizza sull’homo duplex: il dualismo della natura umana, un’ambivalenza che si genera dalla mancanza di coscienza che l’individuo ha di sé. Il songwriting dei Crippled Black Phoenix ha una veste ampia e particolareggiata: più calda quando le luci si posano sui ritmi lenti e sulle atmosfere più cupe e riflessive, e invece più fredda, tendente ai toni del blu, quando si tratta di innalzare le componenti dilatate e stranianti. Il valore di "Ellengæst" viene caratterizzandosi dalla presenza di una scissione interna, la quale, presentandosi mediante varie sfaccettature e con peculiarità molteplici, arriva poi a determinare il sound insolito propriamente inteso, a cavallo tra rock, post-rock, dark, folk, progressive, una (quasi) psichedelia minimale e il doom metal. Ogni ospite presente sul nuovo full-length imprime il segno della sua personalità, chiara e ben definita. Fa un certo effetto ascoltare le voci di nomi illustri come Vincent Cavanagh (Anathema), Kristian ”Gaahl” Espedal (Gaahl’s Wyrd, ex-Gorgoroth), Eber (Laibach), Ryan Patterson (Fotocrime), Jonas Hultén (Tribulation), Suzie Stapleton. "Ellengæst" è il risultato di un sapiente lavoro di composizione, arrangiamento, esecuzione. Il grado di maestria raggiunto dai Nostri è un elemento chiave per saggiare il peso della loro immensa arte. Candidato di diritto ad entrare nella lista delle migliori uscite discografiche del 2020.

Contatti: 
instagram.com/cbp_444

Songs:

House Of Fools, Lost, In The Night, Cry Of Love, Everything I Say, (-), The Invisible Past, She’s In Parties


sabato 24 ottobre 2020

RAGING SPEEDHORN "Hard To Kill" - Red Weed Records





Figli bastardi di una scena britannica tutta acceleratore a tavoletta e pneumatici in fiamme, i RAGING SPEEDHORN vanno a creare un sound nervoso e adrenalinico che fonde stoner, hardcore e doom metal in maniera convincente, liberando un'energia contagiosa per l'intera durata del disco. È difficile criticare un gruppo come questo, poiché fa esattamente quello che si era prefissato di fare. Il nuovo "Hard To Kill" può sembrare un lavoro scontato, ma in realtà non lo è. In effetti è incredibilmente divertente, mostrando di saper anche picchiare duro nei suoi puntuali rallentamenti. Sicuramente, l'omonimo singolo fa da perno alla quasi totalità dei pezzi. Tutto ciò significa che non ci sono mezze misure per i Raging Speedhorn: la loro musica è un motore ben oliato che trasuda pericolo, pronto a ringhiare in qualsiasi momento. Davvero azzeccata la scelta di affiancare a Frank Regan l'altro vocalist Dan Cook, subentrato a John Laughlin dopo la sua separazione dalla band. Le due voci si amalgamano in maniera eccellente, per spazzare via ogni dubbio sulla capacità di far male. "Hard To Kill" è stato ideato per essere gustato tutto d'un fiato, trascinandoci in un vortice precipitoso, perché quello che conta è tagliare il traguardo più velocemente degli avversari. Sono trascorsi vent'anni dal debutto uscito per ZTT Records/ Green Island Records, e da quel momento questi ragazzi provenienti dalla città di Corby ne hanno fatta di strada. L'impegno e la passione vengono sempre premiati se perseguiti con costante dedizione.

Contatti: 

Songs:
Snakebite, Doom Machine, Spitfire, Hard to Kill, Hammerdown, Hand of God, Brutality, The Beast, Children of the Revolution (T-Rex cover)


giovedì 22 ottobre 2020

THROANE "Une balle dans le pied" - Debemur Morti Productions





Nella geniale e perturbante dimensione sonora di Dehn Sora nulla è lasciato al caso. Accade sia per i THROANE che per il suo progetto drone/dark ambient denominato Treha Sektori. Ogni oscura pennellata è giustapposta su una grande tela il cui scopo è certamente quello di sconvolgere e, solo dopo un'attenta e approfondita analisi, cercare di comprendere i dettagli in essa insiti. Nel linguaggio musicale eretto dall'artista francese ne "Une balle dans le pied" infatti c’è posto per l’inspiegabile, per il terrificante, per qualcosa di più grande di noi. Come avvenuto durante l'ascolto di "Derrière-nous, la lumière" (2016) e "Plus une main à mordre" (2017), anche qui siamo lasciati soli con tutti i nostri turbamenti, e il sipario aperto presente nella sua realtà decadente e violenta serve solo a metterci dinanzi alla nostra essenza buia, e al contempo a ricordarci che nessuno ci porgerà la mano. Abbracciare il dolore (che sia quello tangibile o inviolabile), per succhiare linfa creativa, è per lui un’esperienza catartica ma ineludibile: è questo uno dei punti chiave della trama dell'EP, e si può dire lo stesso dei due precedenti album. Rispetto ai lavori passati, l'intuizione del Dehn Sora compositore si fa più labirintica, a tal punto da far emergere un’ulteriore evoluzione della propria scrittura, caratterizzata da una forza dirompente. Un’opera ipnotica che, in soli tredici minuti, mira costantemente a mettere a disagio l'ascoltatore, nella quale il respiro stesso del musicista è una presenza minacciosa. Throane cambia le regole del black metal per ricordarci che la riflessione sui mali dell'uomo non avrà mai fine. Uno dei più straordinari talenti degli ultimi decenni.

Contatti: 
dehnsora.portfoliobox.me 

Songs:
Une balle dans le pied


mercoledì 21 ottobre 2020

BENEDICTION "Scriptures" - Nuclear Blast





"Scriptures", il nuovo capitolo discografico dei BENEDICTION, vede il combo di Birmingham tornare in scena con la grinta e la determinazione di sempre, ma con una tracklist che per molti versi fa respirare quell'odore di zolfo tipico degli anni '90. Dopo dodici anni di attesa, la formula è rimasta la stessa: un estremismo sonoro vecchio stampo capace di trascinare ed evocare l'essenza di un certo tipo di death metal. Il ritorno dello storico frontman Dave Ingram ha sicuramente giovato alla band britannica, e lo si percepisce eccome sin dal primo ascolto delle dodici canzoni. Manifesto di questo nuovo ricongiungimento è sicuramente un ottimo brano come "Rabid Carnality", in cui i Benediction dimostrano di essere rimasti fedeli alla linea di quel trademark da loro ben rappresentato nel corso di una carriera iniziata nel lontano 1989. Infatti, i Nostri non hanno mai puntato tutto su tecnica e complessità, eppure, come molti numi tutelari del panorama metal, hanno cercato di rivendicare le radici europee lavorando duro e rimanendo ancorati a quello che meglio li rappresenta, ne è la riprova la terremotante "Stormcrow", come anche "Iterations of I", "Embrace the Kill", "The Blight at the End". Carta vincente dell'intero "Scriptures" è, dunque, la sua naturale immediatezza e dinamicità, aspetti della proposta dei Benediction certamente rassicuranti. Una prova di grande potenza, persino superiore alle aspettative. L'acquisto è d'obbligo.

Contatti:
 
benedictionband.bigcartel.com 

Songs:
Iterations of I, Scriptures In Scarlet, The Crooked Man, Stormcrow, Progenitors Of A New Paradigm, Rabid Carnality, In Our Hands, The Scars, Tear Off These Wings, Embrace The Kill, Neverwhen, The Blight At The End, We Are Legion






lunedì 19 ottobre 2020

DEFTONES "Ohms" - Warner Bros





Due aspetti degli americani DEFTONES colpiscono particolarmente: la sicurezza con la quale questa band ha unito popolarità e sperimentazione e l'abilità di mettere il cuore al centro della propria proposta musicale. Musicisti di gusto raffinato e tecnica invidiabile, i cinque di Sacramento possono vantarsi di non aver mai messo la firma su un disco che non fosse perlomeno "interessante", al di là di una produzione che dal primo "Adrenaline" (1995) conta ormai nove album in studio. Il nuovo "Ohms" rappresenta uno stadio ulteriore, uno spostamento progressivo e ipnotico che ondeggia in maniera circolare per ampliare un magnetismo sempre adattissimo alle ultime ore della notte. Canzoni profonde che scavano nell'anima, di chi le esegue e di chi avrà modo di approfondirle e che danno conto, con evidenza, delle esperienze personali e degli stravolgimenti sentimentali che hanno segnato la vita nei Nostri. Di fronte a tanta crepuscolare bellezza forse sarebbe il caso di riflettere. La storia e la parabola artistica dei Deftones sono forse uniche. Partito come gruppo nu metal, nel giro di cinque anni e tre album la formazione californiana, tuttora guidata da tre degli storici membri fondatori (Chino Moreno, Stephen Carpenter, Abe Cunningham), ha cambiato pelle, assumendo sempre più spessore per poi gettarsi, con gli ultimi sei lavori, in una terra "incognita" da qualche parte tra metal, post rock, influenze pop, sintetizzatori, minimalismo e improvvisazione, aprendo le porte tanto alle emozioni più delicate quanto, in egual misura, a numerosi impulsi aggressivi di rara intensità. Quindi, "Ohms" racchiude tutto questo alternarsi di fascino e disperazione, dando voce ad un songwriting eterogeneo e variegato. Dieci le tracce qui raccolte, e non è impresa facile scegliere la migliore. Mai come stavolta non sono solo alcuni momenti o passaggi a contare quanto piuttosto la fibrillazione scatenata dall'insieme, quell'insieme che ascolto dopo ascolto appare sempre più come un gigante rapace notturno. La miglior (ri)scoperta che potrete fare in ambito alternative rock/metal. L'amico Chi Cheng (1970-2013) da lassù sarà orgoglioso di loro.

Contatti: 
instagram.com/deftones

Songs:
Genesis, Ceremony, Urantia, Error, The Spell of Mathematics, Pompeji, This Link Is Dead, Radiant City, Headless, Ohms




sabato 17 ottobre 2020

CAGED "Stricken by Continuance" - Transylvanian Tapes





Dall'America arriva all'esordio una band che ha deciso di gustare appieno la pesantezza dello sludge/doom, dimostrandosi pronta a competere con molte giovani realtà attive nella scena. Nel loro modo di concepire musica sanno anche miscelare toni che ricalcano fedelmente la robusta crudezza tipica del death metal d'annata. I ragazzi hanno grinta e sanno certamente suonare i due generi in questione, ma durante l'ascolto si fa strada qualche "però", a causa di certe soluzioni un po' troppo derivative. Ad ogni modo, resta il fatto che I CAGED non perdono nulla in termini di impatto, ne danno prova in questi trentuno minuti abbondanti dell'EP. Due delle composizioni, "Demolished by Neglect" e "Cains Letter to the Flood", contengono alcune delle poche accelerazioni di "Stricken by Continuance", e il contrasto con le parti lente colpisce il bersaglio a ripetizione, nonostante non ci sia nulla di nuovo nel corpo della scrittura e delle idee. Il guitar work di Ryan Manley (ex-Black Urn) si assesta su livelli qualitativi adeguati, cercando sempre l'intensità e la concretezza. Un'uscita non certo imperdibile, eppure la formazione di Philadelphia merita un attento ascolto. Speriamo che l'ispirazione rimanga viva nel prossimo futuro.

Contatti: 
instagram.com/cageddoom 

Songs:
Demolished by Neglect, Cains Letter to the Flood, The Concrete That Encased The Rose, Unearthed From Heavens Carrion Pastures


mercoledì 14 ottobre 2020

LIK - "VIAGGIO NEL DOLORE"








IL SOUND DEVASTANTE DEI LIK VOLGE LO SGUARDO A RITROSO AGLI ANNI '90, QUANDO IL DEATH METAL SVEDESE ANDAVA IMPONENDOSI ALL'ATTENZIONE DI PUBBLICO E CRITICA, UN TRADEMARK CHE HA LASCIATO UN SEGNO INDELEBILE NEL CUORE DEI DEATH METALLER PIU' ATTEMPATI. ORA, A DISTANZA DI TRE DECADI, QUESTI MUSICISTI SVEDESI DECIDONO DI RIMANERE SULLA STESSA ROTTA PER TENERE FEDE AD UN GENERE CHE RESISTE NEL CORSO DEGLI ANNI GRAZIE AD UNA SUCCESSIONE DI ALBUM PARTICOLARMENTE INTERESSANTI, A PARTIRE DAL PRIMO, "MASS FUNERAL EVOCATION" USCITO NEL 2015. LA LORO ULTIMA FATICA, "MISANTHROPIC BREED", CONFERMA UNO SPESSORE ARTISTICO NON COMUNE NELLA SCENA ESTREMA. HO SCAMBIATO QUATTRO CHIACCHIERE CON IL BATTERISTA CHRIS BARKENSJO.

Ciao Chris. E' un piacere averti qui su Son of Flies webzine. Spero che tu stia bene, considerando i tempi difficili che stiamo attraversando. Cosa hai combinato in questi ultimi giorni?

- Grazie a te per l'intervista. Non c'è niente di speciale o di eccitante in questo periodo, vivo la mia vita quotidiana.

E' da poco uscito il vostro secondo album "Misanthropic Breed". Sei soddisfatto del risultato ottenuto in fase compositiva ed esecutiva? Da dove siete partiti per la realizzazione dei nuovi brani?

- Il nostro approccio è molto semplice. Thomas Åkvik crea le sue demo con idee e canzoni abbozzate e subito dopo cerchiamo di inserire altri riff in modo da adattarli perfettamente ad ogni brano proposto. Chiaramente in un secondo momento iniziamo a jammare assieme e ad accumulare il materiale migliore utile per completare il tutto. I testi vengono scritti nel momento in cui le canzoni cominciano a prendere forma. Quando ci sentiamo pronti non facciamo altro che prenotare uno studio per dare il via alle sessioni di registrazione. Diciamo che è un processo rapito, né più né meno.

Anche se la vostra musica è simile a quella di altre death metal bands svedesi della vecchia scuola, riuscite comunque a inserire altre influenze senza perdere di vista l'impatto. E' difficile mantenere il giusto equilibrio tra i vecchi e i nuovi elementi che caratterizzano il death metal?

- Noi suoniamo la nostra musica e devo dire che non è difficile da realizzare. Abbiamo la fortuna di lavorare con Lawrence Mackrory (Obey Mastering), lui sa bene come deve suonare un disco dei Lik. Non siamo cambiati nel corso degli anni, ma siamo sicuramente migliorati di album in album. Lawrence è un professionista perciò possiamo stare tranquilli. La nostra visione ruota intorno all'old school death metal. E, per quanto ci riguarda, è una cosa seria.

Se andiamo a confrontare i diversi elementi (vecchi e nuovi) che caratterizzano il sound death metal odierno, secondo te cosa è veramente cambiato e cosa è rimasto inalterato in tutti questi anni, sia in termini di band che di trademark?


- Noi restiamo fedeli al nostro suono e a quello del death metal. Non stiamo re-inventando nulla, quindi nulla di originale o particolarmente innovativo. Con questa band non vogliamo suonare altro, dobbiamo solo canalizzare le nostre influenze nei brani, e il gioco è fatto.

Credi che il nuovo album abbia portato la vostra band su un livello superiore?

- Spero che potremo salire di qualche gradino sulla scala del death metal. Vediamo cosa succederà quando questa fottuta pandemia se ne sarà andata, se mai accadrà. Da quando è uscito "Misanthropic Breed" ho notato più attenzione nei nostri confronti, sia sui social media che dalle Zines e trasmissioni radio diffuse via Internet, quindi credo che i Lik stiano facendo la differenza nella scena.

La vostra percezione di "Misanthropic Breed" può avvicinarsi a quella del pubblico?

- Siamo molto orgogliosi di "Misanthropic Breed", e devo dire che finora parecchie persone stanno apprezzando il disco. Quindi va tutto bene!

Vorresti aggiungere qualcos’altro per concludere l'intervista?

- Grazie per l’interesse nei confronti della nostra band e rimanete al sicuro. Comprate l’album e speriamo di vederci presto da un palco all’altro.

Contatti: 
 instagram.com/lik_official

LIK lineup:
Chris Barkensjö - Batteria
Niklas "Nille" Sandin - Chitarra
Tomas Åkvik - Voce, Chitarra
Joakim "Myre" Antman - Basso

Foto della band:
Mathias Blom (Happy Creative)

Recensione: 

martedì 13 ottobre 2020

INCANTATION - "AL MALE NON C'E' MAI FINE"








A TRE ANNI ESATTI DALL'USCITA DI 'PROFANE NEXUS', TORNANO GLI STORICI DEATHSTER INCANTATION CON UN ALBUM "DIVERSO" COME 'SECT OF VILE DIVINITIES'. NON NEL SENSO MUSICALE DEL TERMINE, MA PER IL GRANDE CARICO DI INTENSITA' CHE SI PORTA APPRESSO. QUESTO, QUASI INEVITABILMENTE, HA COINCISO CON UN NETTO MIGLIORAMENTO SUL PIANO COMPOSITIVO SENZA PERO' SNATURARE IL PROPRIO TRADEMARK. MIEI INTERLOCUTORI SONO STATI JOHN E CHUCK, RISPETTIVAMENTE CANTANTE/CHITARRISTA E BASSISTA DELLA BAND AMERICANA.

Se c'è una band storica che per più di trent'anni ha condotto un percorso artistico lungo i meandri dell'oscurità questi sono i deathster Incantation. E a tal proposito vi chiedo: quale ritenete sia la chiave della vostra longevità?

John: Semplicemente amiamo quello che facciamo. Scriviamo e suoniamo musica perché è quello che ci piace fare. Quindi se facciamo bene o no non è la cosa più importante. Abbiamo sempre avuto un'attitudine punk rock, facciamo solo quello che vogliamo, lasciando che siano i brani a dominare su ogni cosa. Siamo stati molto fortunati nel consolidare una lunga carriera suonando musica che rappresenta appieno la nostra personalità.

Cosa ci potete dire sul processo di scrittura e registrazione del nuovo album "Sect of Vile Divinities". Quanto tempo ci è voluto per comporlo?

John: Il processo di scrittura è stato piuttosto lungo. Alcune delle canzoni presenti in questo album risalgono al periodo di "Dirges of Elysium" e "Profane Nexus", ma in realtà per ogni disco composto negli ultimi 10 anni abbiamo sempre avuto molti più brani di quanti ne potevamo utilizzare per ogni pubblicazione, e non è sempre facile da gestire. Il resto delle canzoni sono state scritte prima e dopo l'uscita di "Profane Nexus”. Quindi tutte le tracce incluse in "Sect of Vile Divinities" sono state composte un po' di tempo fa. Abbiamo registrato la batteria più di due anni fa. Ci è voluto un po' di tempo per completare le registrazioni della chitarra, del basso e della voce, perché negli ultimi anni siamo stati costantemente in tour. Nell'estate del 2019 siamo riusciti a finire il lavoro. Tutto è andato alla grande!

"Sect of Vile Divinities" evidenzia un netto passo in avanti nella produzione rispetto ai vostri precedenti lavori, ma conserva tutti gli elementi estremi che molti fan del death metal apprezzano tuttora. C'è un compositore principale tra di voi?

John: Sinceramente nessuno, in quanto in fase di scrittura lavoriamo tutti insieme, scriviamo tutti musica quindi c'è sempre molto materiale da valutare e scegliere. La band è molto democratica. Per quanto mi riguarda, potrei mettere qualcosa in discussione solo se una qualsiasi canzone non risulta tipicamente Incantation. Questo è davvero importante. Abbiamo tutti una mentalità aperta e sappiamo che, se del materiale viene scartato, è solo per il bene del gruppo. Durante il processo di scrittura è fondamentale mantenere una mentalità aperta.

Gli Incantation sono anche conosciuti per i temi antireligiosi trattati nei testi, e questo succede fin dalle vostre origini. Ci sono delle tematiche particolari che avete voluto toccare con "Sect of Vile Divinities"?

Chuck: Le tematiche antireligiose sono state costanti, soprattutto in passato. Continuiamo ad essere disgustati dalle religioni, ma per questo album in particolare ho attinto dalle mie tipiche muse, aggiungendo argomenti che non avevo mai toccato con mano. La parola "Vile" appare nelle storie della mitologia sumera, cananea, cartaginese, balinese, giapponese, taoista, celtica, lovecraftiana, indù... quindi tutte queste energie hanno trovato il loro posto in un'unica "setta" (se così possiamo chiamarla).

"Sect of Vile Divinities". Perché questo titolo?

Chuck:
Le entità e le divinità menzionate in tutto l'album sono riunite in una sorta di tempio dimenticato, come una "setta" comune, basta dare un'occhiata alla copertina. Tutti condividono la stessa natura "vile" contro le religioni opposte (o l'etica religiosa) e il fallimento dell'umanità. Penso che il titolo lo spieghi accuratamente.

Come pensi sia cambiato il death metal da quando gli Incantation hanno iniziato a muovere i primi passi? Cosa ne pensate dello stato attuale della scena?

John: Beh, è solo diverso rispetto ad allora. Voglio dire, il mondo intero è cambiato con l'esplosione di Internet. Negli anni '80 e all'inizio degli anni '90, dovevi essere pienamente coinvolto per sentire parlare di nuovi gruppi, portare avanti una corrispondenza, ricevere fanzine e riviste, andare nei negozi di dischi o librerie. Inoltre, ricordo di aver fatto delle visite settimanali in tutti i negozi di dischi nella mia zona, oltre a controllare quali nuovi album arrivavano sugli scaffali. Quindi, come puoi capire, c'era molto più coinvolgimento. Haha. Oggigiorno, se possiedi un computer, ottieni tutte le informazioni di cui hai bisogno, sia sulla musica che sui gruppi, tutto è a portata di mano e a portata di clic. È buono o cattivo? Non lo so. È solo diverso. Sono felice che la musica "fisica" sta diventando nuovamente popolare, il che è davvero fantastico. Mi piace toccare con mano questa bellissima sensazione, è qualcosa di speciale.

  John, quali sono i tuoi artisti/musicisti preferiti? E per quanto riguarda le tue influenze come chitarrista?

John: Dovrebbe essere una lunga lista, comunque alcuni dei miei preferiti sono Tony Iommi, David Gilmour, Yngwie Malmsteen, Mike Torrao, Michael Denner, Hank Shermann... e tanti, tanti altri. L'abilità nel suonare il proprio strumento è importante, ma in realtà preferisco un bravo cantautore e una buona canzone, piuttosto che un assolo di chitarra.

I motivi che vi hanno portato a separarvi dalla Listenable Records? Come molti sanno, l'etichetta francese ha pubblicato quattro dei vostri precedenti album.

John: Tutto è iniziato molto bene con loro, però quando abbiamo firmato il nostro contratto prima di "Vanquish in Vengeance" ci hanno promesso una migliore distribuzione negli Stati Uniti, ma non è mai avvenuto. Questo è stato un grosso problema considerando il fatto che siamo una band americana. Noi vogliamo che i nostri dischi siano facilmente reperibili nel nostro continente. C'erano anche alcune questioni contrattuali che ritenevamo discutibili e abbiamo notato una mancanza di rispetto proprio perché loro non sono stati disposti a collaborare per risolverle certe problematiche. È davvero triste quando ti fidi di gente che reputi amica e poi cercano di fotterti focalizzando tutto sul business. Mi aspettavo di più da loro, ma purtroppo mi sbagliavo. Ora le cose vanno meglio tra noi e Listenable ma stiamo ancora aspettando alcune copie di "Vanquish in Vengeance" e di "Dirges of Elysium". Hanno fatto un accordo con una società di terze parti per pubblicarli e non abbiamo mai ricevuto nemmeno una copia da mettere nel nostro archivio. Che peccato. Mi sto lasciando andare alla pura verità, senza trattenermi.

Grazie per la disponibilità. Vi auguro il meglio per i vostri impegni futuri.

John: Grazie mille per l'intervista! Spero di vedervi tutti on the road nel 2021. Tenetevi aggiornati tramite le nostre pagine sui social e il nostro sito web www.incantation.com, abbiamo un webstore davvero interessante! Date un'occhiata agli altri gruppi che ci vedono coinvolti: Tribe of Pazuzu, Beast of Revelation, Shed the Skin e Dismemberment. Ci vediamo in giro e grazie per l'ottimo feedback riguardo "Sect of Vile Divinities".

Contatti: 
instagram.com/incantation_official 

INCANTATION lineup:
John McEntee - Chitarra, Voce
Kyle Severn - Batteria
Chuck Sherwood - Basso
Luke Shively - Chitarra

Recensione: 

lunedì 12 ottobre 2020

FANGE "Poigne" - Throatruiner Records





Se è vero che l'angoscia non ha mai fine, anche il regno sotterraneo dei FANGE è destinato a sanguinare per lungo tempo. Un ritorno di altissimo livello per i transalpini a pochi mesi di distanza dall'uscita dell'ultimo full-length "Pudeur". So che può sembrare strano trovarsi di fronte ad una nuova release, ma in realtà questo è solo un EP di quattro brani, efficace nel suo insieme. Il loro sound appare ora ancora più deviato, complice l'insana manipolazione digitale capace di rapire e ferire a morte sin dal primo ascolto. Oscuri richiami al passato della musica elettronica industriale e sinistri presagi portano l'ascoltatore verso ignoti abissi di paura e terrore. La sensazione di dolore è forte, a tal punto che, sembra di sentire la lama di un coltello infierire nella carne viva. Le immagini evocate dalle canzoni sono quelle di una continua lotta tra uomo e macchina, una lotta intensa e serrata, mentre gli angeli e i demoni precipitano da un cielo grigio piombo. "Poigne" si presenta come un breve lavoro corazzato ed energico, noise fino al midollo, e la scrittura si conferma all'altezza del loro nome. Vi sembra poco? I Fange sono un grande gruppo. Disponibile su vinile 12" in tiratura limitata.

Contatti: 
 instagram.com/fangesludge

Songs:
Les Jours Azurs, Flamme Mourante, D'Un Désarroi L'Autre, Géhenne


venerdì 9 ottobre 2020

LIFE "Ossification Of Coral" - DIY Community





I giapponesi LIFE giungono al terzo lavoro sottolineando che è possibile essere crust e allo stesso tempo assumere un atteggiamento punk vecchia scuola, anche se va detto che, nel circuito musicale in questione è la prassi. "Ossification Of Coral" ci garantisce la genuinità totale di una formazione che si destreggia molto bene tra aggressività e dedizione alla causa, concretizzando una release dalla resa ruvida e live. Impeto e passione sono i due sentimenti principali che filtrano attraverso i brani, lasciando che a colpire siano le note, sempre grezze e impregnate di diossina. Il genere di riferimento rimane lo stesso lungo tutto il minutaggio, ma alcuni pezzi riescono anche a regalare attimi di tregua (la titletrack, "Colony", "Absence of Lives", "River of Filth"), per sviluppare in modo più organico quel groove adirato capace di violentare alcune frazioni del loro suono. La timbrica vocale, corrosa e rauca, si sposa alla perfezione con la sezione ritmica sostenuta e con le chitarre laceranti. Per chiudere il discorso: "Ossification Of Coral" è verace, rumoroso nello sputare in faccia tutta la sua intensità e cattiveria. Una buona conferma dalla scena underground dell'Asia orientale.

Contatti: 
phobiarecords.net/en/shop/music/vinyl-lp-en/life-ossification-of-coral

Songs:
Endure every day, To gain freedom, Ossification of coral, Colony, Leaning balance, Warning, Absence of lives, Crush them, D.I.A.L., River of filth, The end of mother nature, Every proof of existance become fusion, Same as war


martedì 6 ottobre 2020

DERHEAD - "Irrational I" Brucia Records





Il modus operandi del polistrumentista italiano G., mastermind della one-man band italiana DERHEAD, tiene fede a quella voglia di spingersi sempre oltre la tradizione del black metal, cercando comunque di mantenere lo sguardo rivolto verso la profondità dell'oscurità. Ciò che rende "speciale" la visione astratta di questo ragazzo è la sua bravura e la sua capacità di essere implacabile sia nei passaggi veloci e imponenti che in quelli lenti e carichi di pathos, ottenendo così una formula potenzialmente in grado di catturare tutte le emozioni più recondite. La produzione dell'EP "Irrational I", successore del precedente "Via" (2016), assicura che la sua musica non risulti un unico gigantesco monolite fatto di suoni estremi e spesso dissonanti. L'incedere è fluido, agile come una cavalcata impetuosa nello sconfinato spazio siderale dell'universo. Qui non ci sono barriere da attraversare. Derhead è artefice di una performance sbalorditiva, intenzionata ad annientare il superfluo per mettere in primo piano il lato oscuro dell'arte. "Irrational I" ha molto in comune con l'incontrollabile e la follia.

Contatti: 
bruciarecords.com

Songs:
The End for Now, Corpses of Desire


domenica 4 ottobre 2020

DECONSECRATION "Demo 2020" - Chaos Records | Caligari Records





Quando si parla di old-school death metal americano si può già conoscere in anticipo quello che si andrà ad ascoltare. Ovviamente non sempre si deve dare tutto per scontato, ma spesso ciò che si pensa prima dell'ascolto di una band produce una catena di associazioni plausibili collegate con la realtà. Il primo "Demo 2020" dei DECONSECRATION crea un immaginario carico di visioni cupe e opprimenti, andando a ritroso nel tempo, cioè verso quel che si è fatto in passato (vale sempre lo stesso discorso ripetuto tante volte, per anni e anni). In un certo senso il loro sound è completamente debitore alle origini di formazioni storiche come Autopsy, Incantation, Death, e mi riferisco alle demo pubblicate tra il 1986 e il 1990. I brani della produzione in questione vengono perciò valorizzati da un feeling dannatamente retrò: chitarre seghettate e sporche di sangue, growl lugubre e cavernoso, una sezione ritmica essenziale ed altri eccessi brutali. Se avete deciso di mettere le mani su questo lavoro del gruppo di Seattle (formato da musicisti dei Foul ed ex-membri di Catherer, Hideous Creep, Capitalist Casualties, Wilt), troverete la giusta quantità di dolore utile per aprire i cancelli all'odore della morte. Vediamo in futuro cosa succederà.

Contatti: 
instagram.com/deconsecration.seattle

Songs:
Death Scars, Galvanized, Ghost, Imploding Ascent


sabato 3 ottobre 2020

LIK "Misanthropic Breed" - Metal Blade Records





In un clima di continuo riciclaggio e forti richiami al glorioso passato, ci sono ancora artisti che, fortunatamente, non fanno fatica a mostrarsi in veste di abili musicisti e arrangiatori d'eccezione, e questo è il caso degli svedesi LIK; band capace di elevarsi di gran lunga sopra la media a cui siamo abituati come ascoltatori tradizionalisti. Consoni alla loro immagine di guerrieri duri ed indistruttibili, i Nostri pubblicano il terzo capitolo dopo i primi sei anni di ininterrotta carriera, il secondo su Metal Blade Records. Nessuna finzione per un modo così "intransigente" di proporsi al pubblico ma, allo stesso tempo, potrebbero anche non esserci grandi possibilità di farsi accettare per le proprie contaminazioni musicali o derivazioni stilistiche, soprattutto da chi non riesce a fare a meno di fuggire nel vissuto dei grandi nomi del genere. "Misanthropic Breed", infatti, riprende e rielabora la ricetta già utilizzata dai mostri sacri di Stoccolma (Dismember/Entombed), proponendo canzoni legate in maniera diretta a certe specifiche sonorità, eppure cementate da un tasso tecnico tanto elevato da farli spiccare immediatamente tra la massa, oggi più di ieri. I Lik non sono una qualsiasi compagine dedita al più puro "Swedish Death Metal", sia chiaro a tutti. La componente oltraggiosa è importantissima in ogni singola traccia e, combinata con un approccio più maturo che nelle precedenti uscite discografiche, dà vita ad un disco dal forte impatto emotivo. Durante lo scorrere dei 40 minuti, si sente un chiaro retroterra melodico che, a volte, richiama il classico heavy metal della Vergine di Ferro. Il gruppo scandinavo non si risparmia nemmeno nel 2020, mettendo in bella mostra una profonda conoscenza della materia. Da consumare fino all'ultimo urlo.

Contatti: 
 instagram.com/lik_official

Songs:
The Weird, Decay, Funeral Anthem, Corrosive Survival, Female Fatal to the Flesh, Misanthropic Breed, Flesh Frenzy, Morbid Fascination, Wolves, Faces of Death, Becoming




venerdì 2 ottobre 2020

NECROT - "MENTALITA' FEROCE"








CON IL NUOVO "MORTAL", I DEATHSTER ITALOAMERICANI NECROT TORNANO ALLE ORIGINI DI UN GENERE ANDANDO A RISPOLVERARE QUEL SOUND VECCHIA SCUOLA INOSSIDABILE COME L'ACCIAIO, CONFERMANDO QUANTO DI BUONO GIA' FATTO SUL PRECEDENTE ALBUM "BLOOD OFFERINGS" (2017). TRA I PROTAGONISTI ASSOLUTI DELLA SCENA DEATH METAL ODIERNA, I NOSTRI DANNO PROVA DI MATURITA' E GRANDE MAESTRIA, UNITI DA UNA PROFONDA PASSIONE COMUNE. QUESTO E' QUANTO CI HA RACCONTATO UN DISPONIBILE E GENTILE LUCA INDRIO, CANTANTE/BASSISTA DELLA BAND DI OAKLAND.

Ciao Luca. Come procede la tua vita in questo periodo? Attualmente vivi a Oakland? Come mai hai deciso di abbandonare l'Italia per raggiungere gli Stati Uniti?

- Ciao e grazie per l’intervista. Al momento vivo in Messico. Da quando tutto si è fermato a causa del Covid mi sono trasferito quI. Oakland è un ottimo posto per la musica, ci sono tante band ed una scena punk e metal attiva da decenni. Purtroppo le cose stanno cambiando ad un ritmo molto veloce e, purtroppo, molti locali underground chiuderanno per colpa della pandemia. Vedremo che succederà. Mi sono trasferito in quella città nel 2008 all’età 21 anni, un posto incredibile per la musica e l’arte in generale.

Vi siete formati nel 2011 e in 9 anni di attività avete ottenuto un seguito non indifferente nella scena underground. Quando vi siete resi conto che la band stava raccogliendo i risultati che meritava?

- È stato un processo graduale, abbiamo fatto dei demo in cassetta e suonato in tanti concerti a partire dal 2013. Nel 2017, durante uno dei nostri tour negli USA, ci siamo resi conto di avere un buon seguito perché la gente veniva a vederci sia di sabato che di lunedì, e questo accadeva in tutta l’America. Poi, siamo partiti in tour con gruppi più grossi come Suffocation, Black Dahlia Murder, Morbid Angel, Cannibal Corpse, Immolation etc... ed è così che siamo diventati uno dei gruppi più conosciti, non solo nell’underground ma anche nell’ambiente metal più mainstream.

Avete utilizzato un nome breve e diretto: Necrot. E' solo una scelta “classica” di genere per colpire subito nel segno o riguarda una fascinazione più profonda per il concetto di necrosi?

- Per me è importante che dal nome si possa già capire il genere musicale proposto da una band, e questo ha influito nella scelta di Necrot.

Come vedi il nuovo album in relazione al precedente, “Blood Offering”? Su quali elementi avete puntato durante la fase compositiva delle nuove canzoni? Come nasce “Mortal”?

- In realtà abbiamo avuto molto meno tempo per scrivere l’intero “Mortal” rispetto al precedente “Blood Offerings”. Avevamo tours di un mese o più, con intervalli di tempo che andavano dai 10 giorni ai 2 mesi massimo fra un tour e l’altro. Quindi il nuovo materiale è stato composto fra un tour e l’altro, con tempi molto più ristretti, come dicevo poc’anzi. In realtà ci sentivamo più pronti anche perché eravamo cresciuti molto come band, grazie al numero di concerti fatti tra il 2017 e il 2020, un numero che si aggira intorno ai 300-350 gigs. Suonare tanto ti fa diventare più padrone della tua arte. Questa maturità si può sentire nel nostro nuovo “Mortal”.

In un genere come l'old-school death metal, qual è a tuo modo di vedere il punto di contatto tra istintività, controllo e tecnica?

- Non saprei. Secondo me è importante comporre un disco che ti piacerebbe ascoltare, come se l'avvesse scritto qualcun altro. Ovviamente devi saper suonare e avere una conoscenza del genere. La bellezza è molto soggettiva, quindi non penso ci sia una formula che possa funzionare per tutti. Di sicuro, come in tutto ciò che si fa, se ti ci dedichi solo parzialmente e non completamente i tuoi risultati saranno sempre molto limitati.

E' stato difficile trovare i suoni giusti per dare vigore alla struttura dei nuovi pezzi? Da dove arriva la decisione di affidarvi a Greg Wilkinson e Alan Douches?

- Per noi non è difficile trovare i suoni giusti. Cerchiamo di ottenere dei suoni molto live, immaginando di suonare dal vivo, quindi facciamo in modo che i nostri toni si traducano il più onestamente possibile sul disco. E’ facile lavorare con Greg Wilkinson, infatti ci conosciamo da anni perché in passato abbiamo collaborato per molti progetti e dischi. Lui sa cosa vogliamo e sa come fare a catturare il nostro suono. Alan Douches è un maestro del mastering. Greg aveva già lavorato con Alan e si era trovato bene, perciò la scelta di affidarci a lui è nata spontaneamente. È importante che il mastering non stravolga il lavoro fatto nella parte del mixaggio.

Secondo te, perché negli ultimi anni è riemerso un forte interesse verso il death metal? Molte band contemporanee cercano di riprendere il vecchio sound tipico della fine degli anni '80/inizi '90. Questo vi rende le cose più facili?

- Secondo me il rinato interesse per il genere è dovuto sia alle vecchie band che stanno tutt’ora facendo uscire ottimi album, e dal fatto che alcune nuove band come noi, i Blood Incantation, i Gatecreeper, negli ultimi anni abbiano fatto dai 100 ai 150 concerti all’anno in giro per il mondo, facendo appassionare tanti nuovi fan più giovani. Internet ha fatto si che in ogni angolo del globo si potesse ascoltare tanta musica estrema che molti anni fa era più di nicchia e relegata a certe zone geografiche del mondo.

E' difficile tenere in vita una band formata da persone diverse nella personalità ma così appassionate dello stesso genere musicale? La domanda non è casuale. Ti chiedo questo perché molti musicisti continuano ad affermare che non è semplice tenere unita una band underground, soprattutto oggigiorno.

- Non è facile tenere insieme sia una band che una vita privata, con una moglie, un lavoro a tempo pieno, pagamenti su una macchina e tante altre belle cose etc. Dedicarti ad una band a tempo pieno comporta tanti sacrifici e tante persone non sono pronte a prendere questo impegno. Suonare in un gruppo come il nostro ti porta a dover stare on the road più di un terzo dell’anno, con tutto ciò che comporta. Secondo me le cose si possono fare se sei disposto ad organizzare la tua vita in un certo modo, per esempio spostarti in altra città o paese per suonare con le persone giuste. Poi, devi trovare dei musicisti che hanno il tuo stesso spirito e la tua stessa mentalità, non basta sacrificare tutto per la band se alla fine suoni con persone che non sono pronte a farlo o hanno tanti altri impegni e priorità. Non seguire la giusta strada può farti perdere tempo e finisci col sentirti frustrato per quello che hai sacrificato puntando sulle persone sbagliate. Nei Necrot siamo tutti e tre sulla stessa lunghezza d’onda, la band è la nostra vita, e devo dire che abbiamo fatto tanti sacrifici per farla funzionare, quindi a noi va bene così.

A quali band del passato vi fa più piacere essere accostati?

- Sicuramente Bolt Thrower, Immolation, Morbid Angel, Death.

Quali sono i 10 dischi death metal di cui non faresti mai a meno?

Death "Human"
Morbid Angel "Altars of Madness"
Immolation "Dawn of Possession"
Cannibal Corpse "The Bleeding"
Bolt Thrower "Realm of Chaos"
Grave "You’ll Never See..."
Suffocation "Effigy of the Forgotten"
Carcass "Symphonies of Sickness"
Deicide "Deicide"
Vomitory "Raped in Their Own Blood"

Che cosa ricordi dei tuoi esordi come musicista?

- Mi divertivo molto, allora come oggi.

Che influenza ha la musica nella tua vita al di fuori della band?

- La musica ha influenzato completamente la mia vita, sia negli spostamenti che nelle scelte pratiche su come organizzare la mia vita: le scelte nel lavoro, nel vivere in un certo modo e tante altre cose. Da un punto di vista meno pratico, non penso potrei vivere senza musica.

Progetti in lavorazione per il futuro imminente, considerando il difficile periodo di emergenza Covid-19.

- Al momento è tutto in stand by, si vedrà fra qualche mese. Speriamo di poter tornare in tour nel 2021, ma non dipende da noi.

Grazie Luca. Un abbraccio e in bocca al lupo per tutto.

- Crepi il lupo e grazie a te.

Contatti: 
 
NECROT lineup:
Luca Indrio - Basso, Voce
Sonny Reinhardt - Chitarra
Chad Gailey - Batteria

Foto della band:
Chris Johnston

Recensione: 

giovedì 1 ottobre 2020

STIGMATIZED "…a Wall of Falseness" - DIY Conspiracy





Indipendentemente da ciò che il grindcore può rappresentare per molti musicisti 'di nicchia', questo è uno dei migliori dischi di genere pubblicati nel 2020. Dovremmo essere fieri degli STIGMATIZED, visto e considerato che sono italiani (precisamente di Cagliari). Ho deciso di ribaltare la mia recensione in modo da mettere subito le cose in chiaro. Undici bordate che sfidano l'ascoltatore con i tipici ritmi furenti tirati allo spasimo, interminabili riff di chitarra rigorosamente a motosega, e una valanga di voci ruggenti (tra growling e screaming) per un risultato ad alta gradazione incendiaria. La forza del debutto "...a Wall of Falseness" non sta nell'inventiva perché di certo non porta nulla di nuovo in un contesto sonoro già consolidato da decenni. La forza degli Stigmatized sta nel modo in cui le varie parti sono state composte ed interpretate. Il songwriting non è solo profondamente radicato nella tradizione del grind, ci sono anche aperture interessanti che si concretizzano grazie alla bravura della band nel saper scrivere brani con un certo spessore e, soprattutto, con disinvoltura e compattezza. Le persistenti accelerazioni rabbiose vengono leggermente smorzate nella parte iniziale di "Parasitic Evolution", per poi concludere l'album piazzando, come ultima bomba, l'erosiva Apathy (ft. Ciuffo Cotard). Chiunque abbia avuto uno stretto contatto con le sonorità di formazioni quali Rotten Sound, Nails, Antigama, Blockheads, Weekend Nachos, Yacøpsæ, Retaliation (Swe) non potrà che essere d'accordo con quanto scritto finora. Qui si fa sul serio, punto.

Contatti: 
 
Songs:
Hidden Behind a Wall of Falseness, Man Is War, Stigmatized Corpses, Mass Graves, No Control over Our Identity, Slaves of Ourselves, Life Sucks ...and Then You Die, The One Who Suffers, F1, Parasitic Evolution, Apathy