sabato 28 marzo 2020

SUUM "Cryptomass" - Seeing Red Records




"Cryptomass", il nuovo album dei romani SUUM, annuncia un viaggio oltre il quale si ritorna vivi, ma non senza agitazione. Già la visione dell'immagine di copertina è un presagio di ciò che succederà durante l'ascolto. Il fatto certo è che i Nostri, per molti versi, rappresentano, insieme ai Doomraiser, Bretus e pochi altri, il volto più fosco dell'attuale scena doom metal italiana. A tale tipo di formazioni viene spesso attribuito il ruolo di simbolo di tutti gli aspetti negativi del passato e, naturamente, del presente, di ogni visione turbata e imprevedibile che sta alla base della vita stessa. Partendo da questo principio, si può annunciare che, il modus operandi dei Suum assorbe naturalmente i putridi e stagnanti liquami cadaverici per dare inizio ad un ennesimo rituale funerario di cui "Cryptomass" si fa portavoce. D'altronde nessuna paura o inquietudine percorre per caso l’animo di ogni singolo musicista del genere. Lo spettro dei vecchi numi tutelari aleggia ancora sulla scrittura dei brani, ma qui qualcosa sta cambiando lo sguardo primigenio della disgrazia. Le composizioni sono avvolte da una densa cappa di tetra oscurità (come da previsione, si potrebbe dire), eppure si distaccano senza affanno da quegli elementi superflui che possono essere svantaggiosi per la loro posizione di tutto rispetto nel circuito musicale di nicchia. Non è facile saper evocare atmosfere davvero convincenti quando si è dediti a delle sonorità così radicate ad un trascorso glorioso e leggendario. Ciò che ho avuto modo di ascoltare e approfondire in "Cryptomass" supera abbondantemente quanto realizzado in passato dai Suum. La band capitolina è stata in grado di sorprendere perché dotata di una personalità talentuosa e irresistibile. Disponibile dal 14 febbraio 2020 via Seeing Red Records.

Contatti: 
suum.bandcamp.com
suumdoom.blogspot.com
facebook.com/suumdoom
instagram.com/suum.doom

Songs:
Cryptomass, The Silence of Agony, Creatures from the Vault, Funeral Circle, Burial at Night, The Failure of Creation, Mass in the Catacomb, Claws of Evil, Reape


giovedì 26 marzo 2020

SCHIZOPHRENIA - "SENZA TREGUA"






UN DEBUTTO SPACCAOSSA QUELLO DEI BELGI SCHIZOPHRENIA. L'EP "VOICES" SI DIMOSTRA CAPACE DI RIEVOCARE LO SPIRITO TAGLIENTE DEL THRASH/DEATH METAL VECCHIA SCUOLA, CONFERMANDO IL VALORE DI UNA FORMAZIONE FEROCE E DALLE GRANDI POTENZIALITA' ESPRESSIVE. UN GRUPPO DA SUPPORTARE CON IL SANGUE AGLI OCCHI E COL COLTELLO FRA I DENTI. ECCO IL RESOCONTO DELLA PIACEVOLE CHIACCHIERATA CON L'ITALIANISSIMO BASSISTA/CANTANTE RICKY MANDOZZI.

Ciao Ricky. La prima domanda nasce spontanea: perché la necessità di formare una band come gli Schizophrenia? E non mi riferisco solo al genere musicale da voi proposto.

- Ciao Christian! Ho sempre suonato in band heavy/thrash metal negli ultimi 11 o 12 anni. Ma nel 2016, dopo l'ultimo cambio di formazione della band thrash metal di cui facevo parte, ho deciso di riformare un nuovo progetto cercando di fare qualcosa di più estremo che abbracciasse allo stesso tempo thrash e death.

In sede di recensione ho scritto: “il vostro nome non si può leggere con indifferenza visto che riporta alla mente "Schizophrenia" dei Sepultura, un disco memorabile degli anni '80. Nel tempio della musica metal underground un moniker del genere non passa sicuramente inosservato. Tu che ne pensi?

- Decisamente! "Schizophrenia" è stato ed è per noi una pietra miliare del genere e soprattutto una grande influenza, non solo a livello musicale ma anche attitudinale. Sicuramente riprendere quel nome ha incuriosito tanta gente che magari si aspettava di ascoltare una sorta di "Sepultura 2". Ovviamente, nonostante l'influenza dei Sepultura, il nostro EP non suona come "Schizoprenia" o "Beneath the Remains".

E' molto chiaro che “Voices” nasce dalla volontà di rivisitare in maniera estremamente lucida e determinata il thrash/death metal vecchia scuola. Cosa puoi dire del vostro EP di debutto?

- "Voices" è un lavoro piuttosto genuino, che include alcune canzoni che abbiamo scritto qualche anno fa e poi leggermente rivisitato negli anni. Come puoi notare i songwriting non è ricercatissimo ma è piuttosto d'impatto. Questo, unito ad una buona produzione, ha fatto sì che il prodotto finale fosse quello che è oggi e che ha avuto una risposta molto positiva, molto più alta delle nostre aspettative.

Quanto è importante l'uso delle melodie nel vostro songwriting?

- Non credo ci sia molta melodia nelle nostre canzoni anche se credo che qualcuna sia abbastanza catchy. Forse alcune hanno più melodie di altre ma dipende da cosa viene fuori in fase di scrittura.

Nella vostra musica sono tangibili sia le influenze provenienti dal trademark europeo che da quello americano. Era vostra precisa intenzione comporre un lavoro dallo stile così tradizionalista?

- Beh, tutti noi ascoltiamo principalmente heavy, thrash e death metal vecchia scuola ed inevitabilmente questo influenza molto la nostra musica quindi la composizione non è stata una decisione presa a tavolino.

Dove hanno avuto luogo le registrazioni dei cinque brani, e come siete giunti a questo risultato?

- Per le registrazioni, mix e mastering ci siamo affidati al Project Zero Studio di Nijlen (Anversa) i cui proprietari sono anche membri dei Carnation e nostri amici i lunga data. Conoscendo molto bene il loro metodo di lavoro e il loro curriculum per noi è stata una scelta abbastanza ovvia.

Se la sinergia tra voi era così forte, cosa vi ha spinto ad aspettare quattro anni prima di esordire con “Voices”? Se non erro gli Schizophrenia si sono formati nel 2016, ma dal 2010 al 2016 la band era conosciuta con il nome di Hämmerhead.

- Hammerhead è stata una band thrash metal attiva dal 2010 e nella quale io e Romeo siamo entrati a far parte nel 2015 senza mai registrare nulla (i due precedenti lavori degli Hammerhead avevano una line up diversa). Dal momento in cui io Romeo all'inizio del 2016 abbiamo deciso di iniziare a scrivere musica di stampo diverso, Hammerhead non aveva più motivo di esistere. Di lì a poco il nostro vecchio batterista avrebbe lasciato la band per unirsi ai Carnation tra l'altro, quindi abbiamo deciso di trovare un nuovo nome e ricominciare da zero con pezzi nuovi. Dopo pochi mesi abbiamo trovato Lorenzo alla batteria e Marty alla chitarra per completare la formazione.

Ci sono possibilità che l'EP venga ristampato in futuro da qualche valida etichetta indipendente?

- Probabilmente sì, ma le trattative sono ancora in corso quindi dovremmo avere più informazioni a breve!

Oggi è veramente difficile trovare un contratto discografico? Qual è la tua opinione in merito a questo argomento?

- Dipende da molti fattori, per noi è stata una scelta pubblicare l'EP in maniera autonoma e comunque fino ad ora non abbiamo sentito la necessità di avere un'etichetta. Il nostro lavoro sta avendo un ottimo successo in Europa e anche fuori, continuiamo a ricevere ordini tutti i giorni da tutto il mondo quindi per ora va bene così. Dopo l'uscita dell'Ep siamo stati contattati da varie case discografiche, anche grandi, di quelle che fanno gola, ma le offerte non erano delle migliori e quindi abbiamo deciso continuare da soli. In futuro magari ci saranno altre occasioni con offerte migliori.

Quanto è importante mantenere un'attitudine old school per gli Schizophrenia?

- Per noi avere quel tipo di attitudine è normale, ma molte case discografiche tendono a scartare band con un'immagine così old school, anche perchè ne sono piene ormai. Alla fine penso che ognuno debba essere sè stesso, poi la musica parlerà da sè.

Cosa hai da dire a tutta quella gente che, ascoltando la vostra proposta, possa in qualche modo pensare o affermare: “molto bravi gli Schizophrenia, ma questa roba è già stata suonata negli anni 80'/'90”.

- Hanno ragione ahahah! Noi non ci siamo mai posti come innovatori del genere, e non pretendiamo nemmeno di esserlo. Nel 2020 essere originali e portare qualcosa di mai sentito prima è davvero difficile. Però a quanto pare la nostra musica piace abbastanza, le recensioni del nostro EP hanno avuto tutte voti altissimi quindi posso dirmi piuttosto soddisfatto. Non posso nemmeno sperare di piacere a tutti!

In che modo l'immagine di copertina si lega al titolo dell'Ep e ai testi delle canzoni?

- "Voices" è un concept sulla pazzia in varie forme. Detto questo, l'artwork rappresenta un po' l'immagine della schizofrenia: la figura centrale tormentata da due demoni (che poi sono quelli interiori) che gli sussurrano cose all'orecchio e che vogliono fargli del male. Leggendo i testi delle canzoni troverai qualche collegamento.

Tu hai origini italiane ma da sette anni ti sei trasferito in Belgio. Perché questa decisione? Penso sia anche motivo di soddisfazione essere riuscito ad allontanarti dall'Italia per poi formare una band all'estero. Come ti sei incontrato con gli altri ragazzi coinvolti nel gruppo?

- Mi sono trasferito in Belgio nel 2013 per proseguire i miei studi in graphic design (che poi ho mollato nel 2016) ma con l'intento, allo stesso tempo, di fare musica in modo serio. Per me la musica non è mai stata un hobby, quindi ho iniziato da subito a cercare gente che avesse quella stessa mia passione ed attitudine, ci è voluto un po' ma sembra che in un modo o nell'altro ci stia riuscendo. Ho conosciuto Romeo quando siamo entrati insieme negli Hammerhead nel 2015. Lorenzo mi era stato presentato da Max degli Evil Invaders perchè nel 2014 avevamo in mente di avviare una band thrash/death che però non vide mai la luce a causa della sua entrata negli Evil Invaders. Marty era già un caro amico di Romeo e, dato che condividevamo lo stesso appartamento, Marty era molto spesso a casa nostra. L'ho visto suonare un paio di volte con la sua vecchia band ed è stata una decisione semplice chiedergli di suonare con noi.

Qualcosa da dire sui vostri due video ufficiali? Adoro quel genere di riprese. Chi è il regista?

- Abbiamo filmato tutti e due i video al Lonely Alien Studio di Anversa, che è anche lo studio ufficiale RedBull per il Belgio. Però per il video di "Stucture of Death" abbiamo fatto delle riprese extra con Panda Production che poi ha fatto anche il montaggio.

Dal punto di vista musicale, avete particolari ambizioni per il futuro?

- Suonare dal vivo il più possibile, fare tour e portare a termine la scrittura del nostro primo album.

Che tipo di genere/stile senti più vicino a te? Thrash metal o death metal? A prescindere dalle sonorità espresse con la vostra band.

- Sin da ragazzino ho sempre ascoltato principalmente thrash (oltre ad un sacco di heavy metal classico e 70s rock) ma da diversi anni trovo che il thrash che viene prodotto oggi sia molto noioso e senza anima. Per questo da qualche anno ascolto prevalentemente death metal, dai classici alle band più recenti, e trovo molte delle nuove band davvero interessanti. Mentre per il thrash continuo ad ascoltare i soliti dischi delle solite band con cui sono cresciuto. Ovviamente ci sono anche giovani band thrash metal molto valide in giro e che ascolto volentieri, il mio è un discorso un po' in generale.

Quali sono, a tuo avviso, le migliori band thrash metal della storia, e perché?

- Senza un ordine particolare: Slayer, Megadeth, Metallica, Sepultura, Kreator, Dark Angel... mi fermo ma potrei andare avanti all'infinito.

Nel mese corrente “Master of Puppets” dei Metallica festeggia il 34° anniversario della sua pubblicazione. Quanto è stato importante per te quel disco? Potresti poi aggiungere qualche parola sul tanto compianto Cliff Burton?

- "Master of Puppets" è uno di quei dischi che mi ha cambiato la vita, uno di quelli che a distanza di tanti anni dalla prima volta riascolto sempre molto volentieri. Per quanto riguarda Cliff Burton posso solo dire che era un genio, uno su un milione.

Sei ottimista o pessimista per il futuro della scena metal underground? Il motivo per cui te lo chiedo è perché alcuni fan del genere rimangono delusi dalle proposte musicali di molti gruppi contemporanei, ma anche per come la gente risponde durante i  concerti: tutti questi smartphone tra le mani...

- Dipende dalla scena metal underground di quale paese... non frequento quella italiana da anni ma mi pare che ci siano spesso lamentele per svariati motivi. La gente non va ai concerti, altra gente si lamenta di chi non va ai concerti, le band internazionali non vanno a suonare davanti a 30 persone, la gente si lamenta perchè non ci sono concerti... In Belgio così come in Olanda, Germania, Svezia ed altri paesi ci sono molti eventi e molto movimento. Di solito c'è parecchia gente anche agli eventi più underground.

Siete rientrati da poco dal tour europeo di marzo in compagnia di Evil Invaders e Angelus Apatrida. Com'è andata per voi? Avete già progetti all'orizzonte per il 2020?

- Sperando che questa emergenza finisca in fretta vorremmo ritornare sul palco al più presto per finire le tre date rimanenti del tour (bloccato proprio a causa di questa pandemia). Poi abbiamo un bel po' di altri concerti in programma che non sono stati annunciati, incrociamo le dita!

Grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Personalmente, vi supporto con piacere perché lo meritate. In bocca al lupo per la vostra carriera.

- Grazie a te Christian, è stato un piacere rispondere alle tue domande! Grazie per il tuo supporto.

Contatti:
schizophreniaband.bigcartel.com 
facebook.com/Schizophrenia.Officialband
instagram.com/schizophrenia.dm

SCHIZOPHRENIA line-up:
Ricky Mandozzi: Voce, Basso
Romeo Promos - Chitarra
Marty VK - Chitarra
Lorenzo Vissol - Batteria

Recensione: 
SCHIZOPHRENIA "Voices" - 2020 




mercoledì 25 marzo 2020

THANATOS "Violent Death Rituals" - Listenable Records




Ben lontano dall'essere l'ennesimo disco death metal suonato a velocità supersonica, il nuovo capitolo discografico firmato dai veterani THANATOS riproduce alla perfezione uno spaccato brutalmente onesto e coerente con quello che la vecchia scuola ha sempre saputo imporre fin dalla fine degli anni ottanta: impetuosità, ferrea coerenza, groove corrosivo. E' un mix vorticoso capace di scatenare la reazione di un pubblico tanto devoto al genere quanto ossessionato positivamente da una determinata tipologia di scelte compositive. I Nostri, guidati dallo storico cantante/chitarrista e membro fondatore Stephan Gebédi (ex-Legion, ex-Hail of Bullets), affiancato ancora una volta dal chitarrista e amico di vecchia data Paul Baayens (Asphyx, Siege of Power, anch'esso con un passato negli Hail of Bullets), sanno bene come gestire la propria energia carismatica, sapendo di poter contare su una sezione ritmica precisa e coesa formata dal batterista Martin Ooms e dal bassista Mous Mirer, quest'ultimo subentrato dopo l'uscita di Marco de Bruin. Quando ascolti un album come "Violent Death Rituals", si capisce fin da subito che è suonato da musiciti navigati, competenti in materia, ispirati e, contraddistinti da una personalità dannatamente energica e intraprendente. Quindi, a fare la differenza lungo i quaranta minuti di durata del disco sono le potenzialità imprescindibili messe in gioco da questi death/thrash metaller olandesi. Nei dieci pezzi ogni cosa ha il sapore deciso della genuinità. Il giudizio finale dice di un full-length ricco di soluzioni efficaci ottenute solo grazie all'impianto-base di voce, chitarre, basso e batteria. Prodotto dal guru Dan Swanö. Unico cambiamento: il passaggio dalla Century Media alla Listenable Records. Da qualche parte, nel profondo dell'inferno, sicuramente il diavolo sta sorridendo di gusto. Fatelo assolutamente vostro!

Contatti:
listenable-records.bandcamp.com/album/violent-death-rituals
facebook.com/thanatos333

Songs:
Violent Death Rituals, The Silent War, Unholy Predators, The Outer Darkness, Burn The Books Of Hate, It Always Ends In Blood, Corporate Indoctrination, Sent From Hell (I Infidel), As The Cannons Fade






martedì 24 marzo 2020

BUNKER 66 - "DURI, CRUDI E PURI"






A DIFFERENZA DI QUANTO DICHIARANO ALCUNI SCETTICI IMPEGNATI A METTERE IN DISCUSSIONE LE QUALITA' SONORE DELL'UNDERGROUND METAL NOSTRANO, IO CONTINUO AD AFFERMARE CON CONVINZIONE CHE L'ITALIA PUO' VANTARE DELLE BAND CAPACI DI DARE FILO DA TORCERE A MOLTI MUSICISTI BEN PIU' BLASONATI ATTIVI OLTRECONFINE. A PRESCINDERE DAI CAMBIAMENTI RISPETTO AGLI ANNI '90, SONO IN TANTI A VEDERE E CONSIDERARE LA NOSTRA SCENA COME UNA DELLE MIGLIORI IN EUROPA, PERO' VA ANCHE DETTO CHE GRAN PARTE DEI FAN ITALIANI DEL METAL DOVREBBERO MODIFICARE UN PO' LA LORO MENTALITA' ALL'INTERNO DEI NOSTRI CONFINI, E NON HO BISOGNO DI ESTERNARE IL FALSO VISTA LA MIA ATTIVITA' PIU' CHE VENTENNALE IN QUESTO CIRCUITO MUSICALE; INSOMMA, A BUON INTENDITOR POCHE PAROLE, COME SI USA DIRE IN CERTI CASI. QUINDI RIALLACCIANDOMI AL BREVE DISCORSO FATTO POC'ANZI, BASTA ASCOLTARE UN GRUPPO COME I BUNKER 66, NATI A MESSINA NEL 2007, PER CAPIRE IL CONCETTO. NUTRO GRANDE RISPETTO PER QUESTA BAND. E' STATO UN VERO PIACERE PARLARE CON I TRE MEMBRI COINVOLTI NEL PROGETTO.

Ciao ragazzi. Allora, che ne dite di fare un riepilogo degli ultimi anni come Bunker 66 e tirare le somme di quella che è stata la vostra carriera fino ad oggi? Siete soddisfatti dei risultati raggiunti nel circuito underground?

Mirko: Ciao Christian, grazie per lo spazio che ci concedi! Premettendo che i Bunker 66 sono nati come un divertissement in sala prove nei weekend (e lo è tuttora fondamentalmente) direi che possiamo essere più che contenti. Il gruppo esiste da 13 anni e l’entusiasmo è rimasto intatto, il che è semplicemente la diretta conseguenza della nostra lucida follia e passione per tutte queste “stronzate”… il metal, il punk e tanti altri generi musicali. Il punto è che noi non abbiamo mai cercato risultati, feedback o quant’altro, non abbiamo mai avuto chissà quali mete ed abbiamo semplicemente fatto quello che ci andava di fare, nel nostro piccolo mondo. Credo che è proprio questa nostra sorta di ingenuità e, suppongo, genuinità che spesso ci ha portato verso graditissime situazioni inaspettate.

Peppe: Ciao Chris! Assolutamente soddisfatti di quanto fatto fino ad adesso, siamo partiti con zero aspettative (come nella vita, ahah) per cui tutto ciò che è successo lo abbiamo accolto con entusiasmo. Finchè avremo la possibilità di fare dischi inutili e proporli live andrà bene. Unica cosa è il conto in banca che ancora tarda a crescere.

Fabio: Ciao Chris! Il mio bilancio, pur parziale, essendo “l’ultimo arrivato” , è decisamente positivo! Con Mirko e Peppe ci conosciamo da anni e, da amico e fan, potermi unire ai Bunker 66 è stata decisamente una fortuna! Ratificando quanto detto dai miei compari, non posso che ritenermi soddisfatto di quanto fatto finora. In questi anni abbiamo prodotto musica e fatto concerti spinti esclusivamente dalla passione e dalla necessità di vivere attivamente ciò che rende meno miserabili le nostre esistenze, ovvero la passione per la musica. Avere il medesimo modo di intendere la cosa non può che rendere l’esperienza ancor più positiva, anche dal punto di vista umano.

Un tratto caratteristico dei Bunker 66 è sempre stata la voce old school oriented del bassista cantante Damien Thorne, ma devo dire che nelle ultime tre uscite della band ho notato un leggero cambiamento rispetto al passato: oggi la sua timbrica sembra essere un po' più filtrata e maligna. Qualcosa da dire a riguardo?

Mirko: Esatto, il tocco “evil” nella sua voce lo abbiamo voluto dopo “Screaming Rock Believers”, volevamo tornare più o meno allo stile vocale di “Ouf of the Bunker” anche perché musicalmente siamo diventati più cattivi, credo. Una voce più malvagia ben si adatta al nostro mood attuale.

Peppe: Perché io sono il male incarnato! E’ notorio che mangio preti e suore a colazione dopo avergli bruciato la chiesa.

Quando avete iniziato a registrare i brani inclusi nei due split EP con Vuil e Whipstriker? Com'è nata la collaborazione tra le tre band? Siete stati voi a proporvi?

Mirko: Abbiamo iniziato a registrarli nel 2017. Sono in contatto con Victor dei Whipstriker da circa 10 anni, mi innamorai dei Whipstriker ai tempi del loro primo album “Crude Rock ‘n’ Roll” e con lui abbiamo iniziato a sentirci proprio per uno scambio transoceanico postale di dischi e maglie. Ho anche avuto la fortuna di vedere i Whipstriker dal vivo all’Atlantide a Bologna nel 2011. Con Victor c’è stata una sorta di telepatia, io stavo pensando già da tempo ad uno split con loro e dopo un po’ mi arriva una sua mail che mi chiede se appunto ci va di “splittare”, ottimo timing, direi! Anche con i Vuil ci conosciamo da un sacco di anni, credo sin dai nostri esordi. Peppe ha fatto il loro logo e alcune loro copertine. Mi piace tantissimo il loro 7” intitolato “Metal Claw” ed in generale siamo sulla stessa lunghezza d’onda attitudinale/musicale. David, il loro cantante/bassista, ci ha anche stampato la versione in cassetta di “Screaming Rock Believers” tramite la sua etichetta Hellfire Tapes. Abbiamo avuto anche il piacere di suonare due concerti coi Vuil, uno a Reggio Calabria e l’altro a Palermo. Insomma, un 7” era assolutamente da fare!

Chi vi segue fin dagli esordi sa che i vostri tre full-length sono stati pubblicati dalla label tedesca High Roller Records. Perché avete scelto questa etichetta e di che tipo di accordo si tratta?

Mirko: Sono stati loro a proporci la stampa di “Infernö Interceptörs” nel 2012, non potevamo chiedere di meglio in quanto già eravamo intrippati con la HR sia per i gruppi che stampava che per il suo meraviglioso ed impeccabile negozio online, al quale abbiamo “donato” interi stipendi nel corso degli anni! La cosa più bella della HR è che sono dei duri e puri appassionati dell’heavy metal, che abbiamo avuto il piacere di conoscere anche di persona qualche anno fa. Di base non c’è nessun accordo con loro, ci sentiamo ogni volta che abbiamo un disco nuovo, finora hanno sempre voluto occuparsi dei nostri full. Speriamo anche che per il prossimo sia così.

Peppe: Grande HR! Possiamo solo ringraziarli eternamente per aver scelto un pugno di perdenti come noi.

Perché non avete mai realizzato un video ufficiale per promuovere uno dei vostri brani? E' una questione di scelte personali oppure di una mancanza di budget?

Mirko: Hmmm non c’è un reale motivo, a volte ci abbiamo pensato, a volte ci hanno contattato e/o proposto qualcosa in merito ma nulla si è mai concretizzato. Di sicuro non abbiamo un budget da spendere per un video “serio” e sinceramente non è che ci veda tanto in un contesto “pro”… al limite potremmo fare un video come quello di “Too Old Too Cold”. Detto ciò, se qualcuno ci proponesse qualche idea interessante di sicuro la valuteremmo.

Peppe: Perché siamo molto brutti, non sarebbe un bello spettacolo.

Secondo quali criteri selezionate i brani da riversare in un disco?

Mirko: Finora non abbiamo mai scartato brani interi, sono tutti finiti su disco. Credo che ormai percepiamo immediatamente se un pezzo fila o meno. Non abbiamo mai fatto grandi riunioni per decidere cosa includere o meno in un disco. Faccio un po’ il colto e cito l’eracliteo “panta rei” per farti capire la nostra attitudine eheh. L’importante è che si percepisca sempre l’istintività.

Peppe: Gli unici brani che scartano sono quelli che propongo io, colgo infatti l’occasione per lamentarmi pubblicamente di questa cosa, prima o poi mi metto in proprio e formo una one man band.

Fabio: Finora tutto quello che abbiamo fatto in sala prove ci ha convinto, che siano brani dalla struttura ben definita o semplicemente riff sui quali abbiamo poi lavorato insieme, è finito su disco. Difficilmente siamo in disaccordo sulle rispettive proposte ed il processo compositivo è abbastanza spontaneo e democratico, fatta eccezione per i pezzi di Damien che vengono scartati a priori! :D

Come procede la vostra attività in sala prove? A che punto sono i brani per il prossimo album in studio? Cosa ci dobbiamo aspettare?

Mirko: Attualmente non procede per via di questo maledetto coronavirus… Speriamo che presto si potrà tornare in sala prove. Attualmente abbiamo otto pezzi nuovi, quindi ci siamo quasi. I nuovi brani sono più evil e blasfemi che mai, alcuni pezzi saranno anche tra i più “pretenziosi” che abbiamo fatto finora, dove si è oltrepassato pericolosamente il sacro patto di non fare più di due/tre riff a pezzo. Scherzo… ovviamente non siamo diventati i Dark Angel di “Time…” però in alcuni pezzi abbiamo osato un po’ di più rispetto ai nostri, poveri, standard.

Peppe: Eh, cazzo, procedeva bene! I pezzi nuovi viaggiavano “Like an Everflowing Stream”, eravamo molto contenti e questo deve aver fatto incazzare una qualche divinità che puntualmente ci ha bloccati (seguirebbe bestemmia).

Fabio: Sicuramente il nuovo materiale è più cattivo e variegato! Registrarlo sarà una sfida sotto alcuni aspetti, ma al solito cercheremo di farlo finire su disco così per come suona in sala prove e nelle nostre menti perverse. E’ un peccato che questo assurdo “Outbreak of Evil” ci abbia costretti a fermarci!

Qual è il momento che preferite durante la composizione dei brani?

Mirko: Credo quando si mettono gli ultimi dettagli, è il momento dove la mia mente viaggia di più. Un acuto di qua, un urletto di là... anche i cori sono sempre dei grandi momenti.

Peppe: Le pause, sono molto pigro nonché vecchio.

Fabio: Jammare in sala partendo da un riff e sentire nascere il brano dalla sua stessa “energia”. La parte meno “ragionata”, direi.

Avete mai pensato di inserire un secondo chitarrista?

Mirko: Solo per scherzo, a volte farebbe comodo durante i live per evitare il “vuoto” durante gli assoli ma poi pensiamo ai Venom o ai Motörhead e tutto va bene. Essere solo in tre è davvero ottimo, meno persone = meno problemi.

Peppe: Ma no, stiamo benissimo così, facciamo decisamente abbastanza rumore anche in 3!

Fabio: Per me sarebbe una pacchia, ma in 3 si sta davvero bene e la cosa dovrebbe avvenire in maniera assolutamente naturale, più che per reali necessità.

Oggi è difficile sopravvivere nel circuito dell'underground metal?

Mirko: Non saprei, ti darei più o meno la stessa risposta che ho dato alla prima domanda. Siamo una piccola band siciliana (isolana e di conseguenza isolata) che anche se fosse più grande non ragionerebbe in questi termini. Per noi suonare è una necessità avulsa da ogni voglia di emergere, facciamo semplicemente ciò che abbiamo bisogno di fare senza pensare di “sopravvivere”, essere “competitivi” o robe del genere. Ed in vista di ciò quello che è successo coi Bunker in questi 13 anni è grandioso, non ci avrei scommesso una lira eheh.

Peppe: Se per sopravvivere intendi ritagliarsi uno spazio per i live certo non è impresa facile, i posti e le occasioni non sono moltissime, cerchiamo di suonare dove ci chiamano.

Fabio: A prescindere dalle possibilità, credo continueremmo a fare ciò che facciamo, che è l’unica cosa realmente legata al concetto di sopravvivenza!

Ad ogni modo, visto che siete sempre rimasti legati ad una scena musicale ben precisa, cosa state ascoltando ultimamente?

Mirko: I nostri ascolti sono molto variegati. Ultimamente ho ascoltato i seguenti dischi:

Randy – The Complete Anthology
Declino – 1982-85: Come Una Promessa
Night – Raft of the World
Hällas – Excerpts from a Future Past
Visage – Visage
Hades – …Again Shall Be
Adam and The Ants – Kings of the Wild Frontier
Morbus Grave – Awakening of the Dead
Tagliamidettagli – L’Alieno in Viaggio
Kratos – Iron Beast

Vorrei spendere due parole sui Randy, secondo me sono uno dei gruppi più sottovalutati dell’hard ‘n’ heavy anni '80. Avevano un gusto per la melodia e per gli arrangiamenti straordinario.

Peppe: Io ascolto di tutto, vado a periodi, per ora sono fissato con Midnight, Enforcer, Viola Valentino (hail to the queen), DOLORE (hail to Giorgio Trombino) e i The Krushers.

Fabio: Mah, ultimamente Cerebral Fix, Rainbow, Midnight e gli immancabili Anathema di "The Silent Enigma", giusto per non lasciare che l’allegria prenda il sopravvento, visto il momento storico! :D

Come mai, secondo voi, dopo anni di cambiamenti stilistici nel circuito metal molti musicisti stanno riscoprendo il gusto di suonare musica vecchio stampo? Pensate sia solo un fenomeno momentaneo?

Mirko: Credo sia tutto molto relativo, alcuni magari hanno sentito il bisogno di rifarsi ai propri eroi di gioventù, altri invece si sono lasciati coinvolgere dalle mode del momento, non saprei… a posteriori si potrà (per chi avesse la voglia di farlo) vedere chi è stato genuino e chi no. Come dicono i Darkthrone “Let's see who stands when the smoke clears”.

Fabio: Sembra che in qualche modo il processo evolutivo si sia arrestato negli anni '90 e sia ricominciato un ciclo, partendo dalla riscoperta delle radici. Alcune band riescono ad essere convincenti, altre meno, a prescindere dalla loro originalità.

Perché credete che un qualsiasi appassionato di metal vecchia scuola debba ascoltare i Bunker 66?

Mirko: Non credo che ogni appassionato di vecchio metallo debba ascoltarci. Ci sono tanti infiniti dettagli che fanno in modo che un gruppo piaccia o meno. Chessò, magari alcuni pensano che siamo troppo punk per via del d-beat in ogni pezzo, altri invece per esempio possono pensare che ci siano troppi assoli… E’ una giungla là fuori…

Peppe: non so… magari perché trovano un nostro cd a prezzo bassissimo in qualche cesto degli autogrill in autostrada!

Che cosa vi hanno lasciato in eredità i vecchi gruppi della scena metal degli anni '80? Quanto è importante per i Bunker 66 restare fedeli allo spirito del metal tradizionalista?

Mirko: Ci hanno lasciato tutto, ma non solo i gruppi metal dell’epoca, anche roba tipo Discharge o Raw Power è fondamentale per noi, il punk/hc in generale. Noi non pensiamo mai di restare fedeli a qualcosa, quello che senti è quello che siamo, ci facciamo zero paranoie. Passiamo con disinvoltura da momenti mega metal a parti con cori Oi! o da sfuriate thrash/black (o che dir si voglia) a ritornelli con voce pulita.

Peppe: eh beh, senza loro non esisteremmo!

Fabio: Semplicemente sono il motivo per cui esistiamo, non solo come band. Non credo potrei essere la stessa persona senza tutto ciò che ho ascoltato durante la mia vita.

Vedete la musica come una cura o come una possibilità per evadere dalla realtà quotidiana? Oppure nulla di tutto questo?

Mirko: Sicuramente è sia una cura che un’evasione per noi, una droga salutare. Un qualcosa di speciale che buona parte delle persone non potrà mai capire.

Peppe: Direi un’esigenza, come mangiare, ruttare…

Fabio: E’ l’unica cosa che ha senso in questa vita fatta di obblighi e formalità.

Cosa vi rende orgogliosi di voi stessi?

Mirko: Nulla, siamo pessimi!

Peppe: Mmh, siamo dei perdenti assoluti, temo nulla!

Fabio: Il non avere orgoglio.

Se voi poteste scegliere una band storica da seguire in tour, quali sarebbe?

Mirko: Metallica, Black Sabbath, Motörhead, Iron Maiden, Sex Pistols, Ramones…troppe!

Peppe: KISS!

Fabio: Si farebbe prima a dire quali non seguirei, ma in definitiva qualsiasi mostro sacro degno della propria storia fino agli anni '90.

Quali sono i vostri programmi a breve, prima di entrare nuovamente in studio di registrazione? Grazie per l'intervista.

Mirko: Grazie a te Christian! Al momento siamo ibernati causa coronavirus, avevamo un Marzo ed un Aprile ricchissimo di concerti, quelli di Marzo in Calabria e Sicilia sono tutti annullati. Ad Aprile erano previste una data a Roma e la nostra prima volta in Romania, ma la vedo dura di sto passo… Spero che parte dei concerti si riprendano il prima possibile. La priorità a questo punto è il nuovo album che speriamo esca entro l’anno.

Peppe: A parte bestemmiare, nell’immediato, non mi viene nulla in mente.

Fabio: Aspettiamo con ansia la fine di questa situazione, sperando di riprendere i lavori sul nuovo disco e di poter fare almeno uno dei concerti in programma, anche se al momento “No Hope in Sight”! Grazie a te per l’intervista.

Contatti:
bunker66.bandcamp.com
facebook.com/Bunker66
instagram.com/bunker66official

BUNKER 66 line-up:
Peppe (aka D. Thorne) - Basso, Voce
Fabio (aka J.J. Priestkiller) - Chitarra, Backing Vocals
Mirko (aka Dee Dee Altar) - Batteria, Backing Vocals

Recensione: 
BUNKER 66 / WHIPSTRIKER (Split) | BUNKER 66 / VUIL (Split) 2019



lunedì 23 marzo 2020

RISE OF THE STATELESS WOLF "Born Dead​/​Year Of The Rats" - Italian Extreme Underground




I piemontesi RISE OF THE STATELESS WOLF danno sfogo ai loro impulsi disperati, tanto che dal primo demo "Born Dead​/​Year Of The Rats" emerge una decisa volontà di proporre musica votata al massacro. La commistione di hardcore metallizzato, black metal e sludge (in minori dosi) permette ai Nostri di rivolgersi ad una determinata tipologia di pubblico, senza che nessuno possa sentirsi "deluso" da questa proposta rabbiosa e dirompente. Si parte con l'attacco hardcore della titletrack dopo una intro dai toni fuligginosi, e da li si prosegue nei solchi dell'odio. Ispirati a certi stilemi tipici della vecchia scuola, i Rise Of The Stateless Wolf mostrano la capacità di offrire riff sporchi, ficcanti e ritmiche dal piglio oltraggioso, come testimoniano le scorribande senza respiro della seconda "Meditation Of The Immediacy Of Death". Non solo: le prime due composizioni presentano un'urgenza da tenere in considerazione e che invoglia l'ascoltatore a premere nuovamente il tasto play una volta terminato il minutaggio delle tracce. La cover di "Troops of Doom" dei Sepultura, qui identificata con le tre iniziali "TOD", viene eseguita in maniera perfettamente fedele ma con un'intensità molto più malvagia. Chiude il lavoro la dolente decadenza di "The Clearing" (canzone risalente ad un loro precedente progetto denominato Anthropoetics), strutturata su tonalità acustiche neofolk accarezzate dalle acque torbide in cui navigano i vari Death in June, Current 93, Rome, e questo senso di cupezza viene ulteriormente amplificato dall'utilizzo davvero azzeccato dei campionamenti (nel finale riecheggia il tenebroso respiro del capolavoro "L'Aldià" di Lucio Fulci). Il progetto Rise Of The Stateless Wolf, messo in piedi per mano di alcuni musicisti coinvolti nei Nurmur e negli Heathen / Lifecode, merita la vostra attenzione anche perché lascia ben sperare per il futuro prossimo. Ora alla band serve solo crescere e continuare a migliorare. E' disponibile sulla piattaforma digitale di bandcamp e su cassetta (tiratura limitata a 50 copie).

Contatti:
italianextremeunderground.bandcamp.com
facebook.com/rotsw

Songs:
Born Dead​/​Year Of The Rats, Meditation Of The Immediacy Of Death, T.O.D., The Clearing (Feat. Anthropoetics)

giovedì 19 marzo 2020

HORRID "As We Forget Our Past" - Dunkelheit Produktionen




Trent'anni di onorata carriera racchiusi in questo nuovo sigillo dei veterani death metaller HORRID. A conti fatti e a tanti anni di distanza dagli esordi, con i fan adolescenti di allora ormai diventati adulti, possiamo dire che non solo il membro fondatore Belfagor mette a tacere i peggiori detrattori, ma rende giustizia alle sue effettive motivazioni, creando un disco coeso che, nei contenuti, ha la stessa impronta retrò di sempre; e non poteva andare diversamente, anche perché il succitato leader della band varesina ha fermamente deciso di festeggiare le tre decadi di attività nella scena underground ri-registrando alcuni brani del loro passato: si va dall'EP "Blasphemic Creatures" (1998) al successivo primo disco "Reborn in Sin" (2002), passando per i sentieri sinistri di "Rising From the Hidden Spheres" (2006) e quelli di "The Final Massacre" (2011), fino ad arrivare al mostruoso incedere di "Sacrilegious Fornication" (2014). L'unico inedito è la title track posta in chiusura. Una potenza espressiva che "As We Forget Our Past" mostra nelle grandiose atmosfere evocative tracciate dal riffing lavico di Belfagor, ma anche nelle ritmiche furibonde in cui gli ultimi membri arrivati Dagon (voce, basso) ed Eligor (batteria) danno prova di talento nel saper cucire assieme tensione, groove e padronanza strumentale. Un linguaggio in cui l’azione va di pari passo con le energie oscure sprigionate da un preciso trademark. Gli Horrid vivono nella leggendaria storia dell'old school death metal europeo. Registrato da Davide Ariostini presso il Walking Cloud Studio. Mixato e masterizzato da Stefano Morabito nel 16th Cellar Studio.

Contatti: 
dunkelheitprod.bandcamp.com/album/as-we-forget-our-past 
facebook.com/horrid1989

Songs:
Reborn in Sin, Misunderstood God, Redemption and Lies, Demonic Sadocarnage, Immortal Passion, From Here to Eternity, Blasphemic Creatures, Vortex of Primordial Chaos, Land of No Return, As We Forget Our Past


martedì 17 marzo 2020

DOOMRAISER - "IL POTERE CHE DIVORA"






LA SCENA METAL ITALIANA DOVREBBE ESSERE ORGOGLIOSA DI POTER VANTARE UNA BAND ENORME COME I DOOM METALLER ROMANI DOOMRAISER. IO POSSO DIRE DI ESSERE VERAMENTE FIERO DI SUPPORTARE LA LORO MUSICA, ANCHE SE DEVO AMMETERE DI AVERLI CONOSCIUTI CON IL PRECEDENTE ALBUM "REVERSE (PASSAGGIO INVERSO)", USCITO NEL 2015. OGGI VOGLIO SOTTOLINEARLO, ANCORA UNA VOLTA, PERCHE' SE LA VERITA' STA NELLA VERITA', BISOGNA RICONOSCERE CHE QUESTI CINQUE MUSICISTI MERITANO TUTTA LA VOSTRA CONSIDERAZIONE E IL MASSIMO RISPETTO. LA MUSICA DOOM HA UN GRANDE POTERE MAGNETICO, E QUEL POTERE CHE DIVORA E' RACCHIUSO NEL MONUMENTALE "THE DARK SIDE OF OLD EUROPA", PUBBLICATO DALLA NOSTRANA TIME TO KILL RECORDS, ETICHETTA FONDATA DAL VETERANO ENRICO GIANNONE (UNDERTAKERS, BUFFALO GRILLZ, KICK AGENCY, EX-CIAFF). IL MIO INTERLOCUTORE E' STATO IL CANTANTE NICOLA ROSSI, UNA DELLE PERSONE PIU' BELLE E UMILI CHE IO ABBIA CONOSCIUTO NEL CORSO DELLA MIA PIU' CHE VENTENNALE ATTIVITA' DI SCRITTORE NEL CIRCUITO UNDERGROUND. METTETEVI COMODI E BUONA LETTURA.

Ciao Nicola. Ben ritrovato su SON OF FLIES WEBZINE. Grazie per la tua disponibilità.
Partiamo con una domanda generica ma ben precisa: che cos'è cambiato in tutto questo tempo all'interno della vostra band?

- Ciao Christian, grazie per averci contattato. Sicuramente sono cambiate tante cose, sono aumentati gli impegni di tutti i membri, sia sul piano lavorativo che su quello personale, ma una cosa è rimasta costante e immutata nel tempo: la voglia di fare e creare musica, la necessità di promuovere un messaggio musicale legato a quello concettuale, con esse le possibilità di sperimentare, modificando le possibili direzioni artistiche, attraverso gli stati d’animo e le varie ricerche di studio che accompagnano i nostri cammini. La musica rappresenta la materia costante che si plasma per poi fissarsi nel corso del nostro tempo.

Che sensazione si prova a realizzare un nuovo disco? Immagino siate rimasti soddisfatti della collaborazione con l'ingegnere del suono Danilo Silvestri, già conosciuto per il suo operato con i Giuda. A mio avviso la produzione è davvero eccezionale!

- Fare uscire un nuovo disco è come fare uscire una nuova parte intima di te, farla conoscere, promuovendola e condividendola è sicuramente un atto liberatorio e catartico che porta forti emozioni. Abbiamo collaborato con Danilo anche in passato, per quasi tutti i nostri lavori e oltre ad essere un bravissimo produttore, è anche un nostro caro amico e questo ci permette di affidarci in maniera del tutto spontanea al suo intuito e alla sua esperienza professionale. Devo dire che il lavoro di squadra eseguito per la produzione del disco, è stato senza dubbio vincente, siamo veramente soddisfatti del prodotto finale, come mai prima d’ora.

Come descriveresti il vostro attuale approccio compositivo alla luce dell'esperienza accumulata in tutti questi anni di attività? Mi spiego meglio: in un genere musicale così ancorato alle sonorità tipiche degli anni '70 / '80, la parola “evoluzione” che significato può avere nel 2020?

- La parola evoluzione si lega indissolubilmente alla sperimentazione dell’oggetto musicale, bisogna plasmare la propria musica attraverso un processo di evoluzione intimista e spirituale. Noi siamo sempre stati attenti a non tradire il nostro tipico marchio di fabbrica, ma siamo stati sempre attratti dall’evoluzione sonora, la nostra musica ha la necessità di trasformarsi attraverso la dimensione spazio tempo, attraverso variegate e eterogenee sfaccettature, ha bisogno di nuova linfa vitale, questo ovviamente deve avvenire senza che si snaturi la coerenza e l’omogeneità di quelle che sono le nostre radici.

Eravate già in contatto con il nuovo secondo chitarrista Giuseppe "El Grigio" Nantini? In che periodo è entrato a far parte della vostra line-up?

- Ci tengo a precisare che Giuseppe oltre ad essere il nostro primo chitarrista, è anche cofondatore del progetto, è presente in tutta la nostra discografia tranne che sul nostro penultimo album “Reverse”. Siamo sempre stati in contatto, è un nostro caro amico fraterno e la scelta di lasciare i Doomraiser in passato, fu dettata da necessità personali ed esigenze esterne al gruppo. Il rientro nella band è stato un atto naturale e quasi automatico, siamo contentissimi di poter nuovamente collaborare e lavorare insieme per altre nuove esperienze.

Riguardo il concept del disco, puoi raccontarci in breve come tutto è iniziato? Quale fattore scatenante ti ha spinto a trattare questi nuovi argomenti? Il titolo “The Dark Side of Old Europa” spinge alla riflessione per il suo significato evocativo! Come avete scelto l'immagine per l'artwork?

- Il disco non è un vero e proprio concept, ma i brani si legano attraverso un filo conduttore tematico. Il titolo fa riferimento alla filosofia e ai contenuti dei testi, i quali analizzano alcuni eventi che hanno reso l’Europa una terra oscura e misteriosa, sia sotto la veste socio politica che sul piano esoterico e occulto. Si descrivono antichi e segreti culti pagani; alcune bizzarre visioni della stregoneria medioevale e il rapporto tra essa, la possessione diabolica e l’isteria; una certa visione del male e del Diavolo che appartiene ad una certa visione popolare e alla bassa magia cerimoniale, capace di veicolare le modalità di comportamento sociale di un’intera comunità. All’interno di questa visione occulta ed esoterica si affianca una visione più politica e sociale, vi si denuncia la cultura dell’eurocentrismo come simbolo di molti fardelli, i quali oggi pesano sulle spalle dell’umanità, si fa menzione a quella scellerata e bieca politica colonialista e imperialista portata avanti dall’Europa nell’era moderna, la quale ha fagocitato intere culture e distrutto diversi popoli, basti pensare all’olocausto degli indiani d’America o alla forsennata corsa dell’occupazione delle terre africane, rese oggi terre inospitali e depauperate dalle loro più disparate risorse. L’immagine dell’artwork è un assemblaggio di vari simboli appartenenti al culto mitriaco, culto pagano celebrato nella Roma antica e che vede la sua massima espansione durante il primo secolo dopo Cristo. In questa sede la tematica viene trattata in un brano: “Tauroctony (The Secret Cult of Mithras)”. Credo che questo tipo di simbolismo e questo tipo di iconografia siano perfetti e calzanti per poter descrivere l’album in toto. Inoltre volevamo distanziarci dai disegni e dai colori che caratterizzavano le nostre precedenti copertine, cercando di semplificare i tratti e elaborare un’iconografia oscura e misteriosa che riflettesse al meglio le musiche e le tematiche dell’intero album.

Avete già scelto le canzoni che suonerete durante i vostri prossimi concerti?

- Sì, abbiamo fatto una selezione, ma in futuro è possibile che i brani vengano interscambiati.

Che ne dici di darmi un tuo breve parere su ognuno dei vostri cinque album?

- Il primo album è un disco più sincero e istintivo, è l’album in cui vi si riflette il nostro carattere più immediato, ai tempi avevamo un bisogno quasi impellente di esprimerci e di creare, il lavoro sulla composizione infatti è più scarno e il tutto è stato costruito attraverso un processo semplice e sicuramente più ingenuo. Il secondo lavoro invece si distanzia dal precedente, è un lavoro che ha caratteristiche più strutturate e studiate, le composizioni sono meno immediate e seguono una logica più progressiva sotto il profilo della costruzione dei brani, forse è il nostro disco più Doom stilisticamente parlando ed è un album molto oscuro. Il terzo è un album che vede il marcato utilizzo del sintetizzatore, strumento che diverrà da qui in poi parte integrante del nostro equipment, questo tipo di utilizzo dello strumento, rende il disco più psichedelico, tendente a sonorità più morbide e “liquide”, con un approccio senza dubbio più seventies. "Reverse (Passaggio Inverso)", il nostro penultimo lavoro, è forse il disco più moderno sotto il profilo della produzione, le composizioni tendono verso un certo tipo di Doom più granitico e compatto e la produzione di Billy Anderson rende l’album più pesante e omogeneo. L’ultimo disco invece, è il lavoro forse più oscuro, l’approccio è più ragionato e studiato, abbiamo cercato anche di contenere il minutaggio standard dei nostri brani per rendere il tutto più diretto e immediato, abbiamo sperimentato sotto vari profili, insistendo su sonorità più rarefatte e morbose. Credo che quest’ultimo sia l’album più maturo e forse è la “summa” artistica di tutti i nostri lavori.

Quali sono state le più importanti esperienze live degli ultimi cinque anni?

- Sicuramente la nostra presenza all’Inferno Fest di Oslo nel 2005 ma anche la condivisione dei palchi con realtà storiche e di valore, gruppi con i quali tutti noi siamo cresciuti: Pentagram, Angel Witch, Candlemass, Venom ecc

Tornando a parlare di “The Dark Side of Old Europa”, c'è qualche canzone che ti senti di segnalare o a cui sei particolarmente legato?

- Forse la già citata "Tauroctony (The Secret Cult of Mithras)", brano strutturalmente diverso, con una vena più melodica e oscura e con un incedere progressivo. Un esperimento sicuramente riuscito su più fronti.

Fa un certo effetto vedere questo bellissimo disco pubblicato da un'etichetta italiana come la Time To Kill. In realtà, tutti i vostri album sono usciti per delle label nostrane: i precedenti tre album targati BloodRock Records, mentre il debutto vedeva il marchio Iron Tyrant (fondata nel 1995 come Entropy Production). Perché queste scelte? Siete legati all'undergound italiano o c'è dell'altro?

- Non è del tutto così, siamo legati al panorama musicale italiano e lo rispettiamo su più fronti, ma non ci siamo imposti niente di tutto ciò, abbiamo avuto dei buoni rapporti con tutte le etichette con cui abbiamo collaborato e tutt’ora c’è una reciproca stima e amicizia. Siamo comunque contenti di essere approdati sul suolo Time To Kill.

Attenendoti al tuo personale punto di vista, perché il sound doom metal mantiene inalterato il suo fascino da circa quarant'anni?

- Il Doom non è soltanto un genere musicale o una costola dell’Heavy Metal, è qualcosa di più, è un sentimento che va oltre, una particolare visione della realtà, è un’attitudine, uno stile di vita. Tutto ciò, secondo me, ha aiutato a mantenere il genere sempre vivido nel suo ancestrale e misterioso fascino.

Progetti per il futuro? Vi auguro il meglio perché lo meritate! Grazie Nicola.

- Uno dei progetti più prossimi è quello di promuovere l’album in sede live. Ti ringrazio per il tuo grande supporto e per la tua professionalità. DOOM OR BE DOOMED!

Contatti:
doomraiser-thedarkside.bandcamp.com
facebook.com/doomraiser
instagram.com/doomraiserofficial
timetokill-records.com

DOOMRAISER line-up:
Nicola "Cynar" Rossi - Voce/Synth
Marco Montagna - Chitarra
Giuseppe "El Grigio" Nantini - Chitarra
Andrea "BJ" Caminiti - Basso
Daniele "Pinna" Amatori - Batteria

Recensione: 
DOOMRAISER "The Dark Side of Old Europa" - 2020 




lunedì 16 marzo 2020

TODAY IS THE DAY "No Good To Anyone" - BMG | The End Records




La carriera degli statunitensi TODAY IS THE DAY ha tuttora dell'incredibile, non ultimo per la devozione maniacale con cui è stata portata avanti dal leader indiscusso Steve Austin. La capacità di lottare contro le ombre dei propri demoni come quella di riuscire a rimettere in discussione le proprie convinzioni, ha rivelato un'instancabile fiducia verso quella ostinata follia compositiva preda del malessere interiore, rivelandosi uno stimolo continuo ma anche un riparo di fronte alle ineluttabili derive autodistruttive. E allora Steve riparte nuovamente da sé stesso sviluppando un altro album crudo, imprevedibile e visionario, creando un muro di suono che ha il chiaro intento di difendere la ruvida essenza di una musica perennemente stuprata dalla violenza del "noise", nell'ormai consueta alternanza tra ritmiche veloci e tempi più lenti. Nel corso di questi ultimi due decenni, anche se in realtà il gruppo è attivo dal 1992, si sono versati litri e litri d'inchiostro per descrivere l'inquietudine di un artista unico nel suo genere (ma lontano dal voler prendere una posizione di forza in un'unica corrente stilistica), consumando fogli e fogli di carta riciclata per parlare di una presenza scenica imponente e senza eguali (capace di unire dolore, collera, intransigenza e spiritualità demistificatoria spesso e volentieri in un'unica soluzione specifica). L'energia interna dei Today Is the Day è del resto dimostrata dal convivere di energie diverse, spesso opposte, in un continuo gioco di lunghi serpenti che si mordono la coda, formando un cerchio senza inizio né fine (vedi ouroboros). Il tutto affiancato da un irrefrenabile spirito evolutivo. "No Good To Anyone" trascende ogni barriera di tempo e spazio per andare oltre il concetto di limite, qualunque esso sia. Davvero suggestivo l'artwork di copertina realizzato dall'artista americano Jef “Wrest” Whitehead: pittore, tatuatore, compositore della storica one-man band black metal Leviathan. Non ho dubbi su come considerare il nuovo album realizzato da Steve Austin e i suoi Today Is the Day: una centrifuga allucinata di tormenti senza fine. Il male è anche sinonimo di ricerca. Fondamentali.

Contatti:
facebook.com/todayisthedayofficial
instagram.com/titdofficial
todayistheday.bigcartel.com

Songs:
No Good To Anyone, Attacked By An Angel, Son Of Man, Burn In Hell, You're All Gonna Die, Orland, Cocobolo, Agate, Callie, OJ Kush, Mercy, Born In Blood, Mexico, Rockets And Dreams



sabato 14 marzo 2020

THE RADSTERS "Faster Than Police" - Autoproduzione




I THE RADSTERS, da Napoli, non potevano descrivere meglio il messaggio adrenalinico del loro nuovo EP autoprodotto, "Faster Than Police". Il lavoro, un 12" stampato solo su un lato (la seconda facciata è serigrafata con un motore a V), si dimostra di grande impatto sonoro e lascia trasparire idee esplosive, passione per il rock 'n' roll/punk e, naturalmente, tenacia da vendere; quella stessa fermezza d'intenti che la band partenopea sprigiona ogni qualvolta si presenta a suonare dal vivo. E questo posso confermarlo senza riserve, avendoli visti per la prima volta sullo storico palco dell'Istanbul Cafè di Squinzano (Lecce). Impossibile, quindi, non accostare lo stile dei Nostri a quello degli americani Zeke, e nonostante il paragone non sia affatto casuale o, per meglio dire, fuorviante, non bisogna assolutamente considerare i The Radsters come un gruppo tra i tanti nel loro genere. I musicisti che abbiamo di fronte stanno dimostrando con i fatti che è una priorità saper camminare da soli e a testa alta, e non è poco al giorno d'oggi. L'attitudine poi è quella giusta in tutti i suoi aspetti. Le sonorità racchiuse in "Faster Than Police" le puoi amare alla follia oppure allontanare velocemente, ma bisogna in ogni caso ammettere che questa è gente vera, tosta, sanguigna e soprattutto con "le palle quadrate". Beh, ora potete capire bene perché sono dalla loro parte. Due cose importantissime durante l'ascolto dell'EP: alzate al massimo il volume e motori sempre in fiamme.

Contatti: 
theradsters.bandcamp.com/album/faster-than-police
facebook.com/theradsters

Songs:
Motorpussy, Smack Up, Delorean, Just Cheap Talk, Hipsciem, Bound To Ride, Never Back Down, Faster Than Police


venerdì 13 marzo 2020

SATOR "Scorching Sunlight" - Autoproduzione




I liguri SATOR appartengono, stilisticamente parlando, a quella fetta di band stoner/doom metal desiderose di appesantire il proprio sound per ottenere una maggiore voluminosità in fase di songwriting; scelta che si è sviluppata in maniera del tutto spontanea dopo l'uscita di "Ordeal", il secondo capitolo stampato da Argonauta Records nel 2017. Il battito costante di "Scorching Sunlight" non lascia adito a dubbi riguardo la conoscenza accurata in materia, per questo è importante ribadire tale concetto. Il taglio dell'EP è lento e fragoroso, con momenti che avvicinano il loro stile ad alcune delle produzioni sludge degli ultimi anni (ascoltate la titletrack posta in apertura), ma anche ricco di spunti psichedelici in egual misura. Un lavoro dichiaratamente doom che ha il pregio di saper abbracciare soluzioni lisergiche e meno oppressive, pur non perdendo in ruvidezza e robustezza, mantenendo così aperto un ampio spiraglio verso una possibile via di fuga dall'orrore umano. E come se non bastasse, il terzetto di Genova strizza l'occhio agli imponenti Neurosis con il tribalismo ipnotico della traccia "Lament", insinuandosi prepotentemente in un terreno melmoso che lascia sanguinare le radici da esso nutrite. Qui si parla di musica curata e ben fatta, capace di mostrare quelle visioni fugaci rese tangibili dalle recondite vibrazioni dell'anima. Nulla di particolarmente trascendentale, eppure il gruppo si lascia ascoltare con piacere grazie alla "conoscenza" di cui sopra. Il futuro della scena underground nostrana passa anche da qui. Il terzo album dei SATOR è disponibile su tape.

Contatti: 
satordoom.bandcamp.com/album/scorching-sunlight 
facebook.com/SATORdoom
instagram.com/sator_doom

Songs:
Scorching Sunlight, Mesmerism, Lament, A Forest (The Cure)


martedì 10 marzo 2020

BLOOD INCANTATION - "OLTRE QUALSIASI BARRIERA"






"HIDDEN HISTORY OF THE HUMAN RACE" HA GARANTITO AGLI STATUNITENSI BLOOD INCANTATION UN SEGUITO SEMPRE CRESCENTE NELLA SCENA DEATH METAL INTERNAZIONALE. PASSO DOPO PASSO LA BAND DI DENVER E' DIVENTATA UNA DELLE PIU' FORTI E AMATE DAI TANTI SEGUACI DEL GENERE, ARRIVANDO ALLA PROPRIA CONSACRAZIONE ARTISTICA NEL NOVEMBRE DELLO SCORSO ANNO. E NONOSTANTE I LORO CONTINUI IMPEGNI SUL FRONTE LIVE, IL BATTERISTA ISAAC FAULK HA TROVATO IL TEMPO PER RISPONDERE AD ALCUNE MIE DOMANDE.  

Ciao Isaac. Per iniziare l'intervista sono curioso di sapere come hai conosciuto gli altri membri dei Blood Incantation. Quando vi siete resi conto che questa band avrebbe dato vita ad una vera e propria carriera musicale?

- Paul ed io ci siamo conosciuti nel 2011 mentre suonavamo in altri progetti musicali. Ai tempi ero un chitarrista e mi chiese di fare una jam con lui per formare un gruppo funeral doom che col tempo sono diventati gli Abysmal Dimensions. Successivamente è venuto a conoscenza del fatto che ero anche un batterista e mi chiese di mettere in piedi una band death metal. Dopo un po' di tempo reclutammo il chitarrista Morris e nel 2015 il bassista Jeff.

Congratulazioni per il vostro ultimo album "Hidden History of the Human Race". Devo dire che ogni singola canzone inclusa in questo lavoro è incredibilmente ben fatta. È uno dei miei dischi preferiti usciti lo scorso anno. C'è stato qualcosa di diverso nel processo di registrazione rispetto al precedente "Starspawn"?

- Grazie per le tue belle parole. Siamo davvero felici del risultato finale. In linea di massima il processo di registrazione è stato uguale a quello di “Starspawn”: stesso studio, stesso produttore e tutto registrato dal vivo su nastro. Tuttavia, questo disco è stato molto più difficile da registrare, principalmente perché la musica è più complessa. Generalmente cerchiamo di catturare al meglio l'essenza sonora prodotta in studio, ma questa volta abbiamo lavorato maggiormente sulle sovraincisioni urilizzando strumenti come gong, timpani e synth.

Dove lo avete registrato e per quanto tempo siete rimasti in studio?

- Siamo stati in studio per circa due settimane. Ci è voluta un'intera settimana per registrare tutto il materiale e successivamente altri sette giorni per mixare il disco. È stato interamente registrato ai World Famous Studios con Pete de Boer.

"Hidden History of the Human Race" è un album sorprendente che rimane fedele ai tratti fondamentali del sound dei Blood Incantation: canzoni lunghe e articolate, possenti, con un drumming veloce e tecnico, metriche vocali assassine, riff e melodie da stordimento, per non parlare poi dei fantastici assoli di chitarra. Cosa rende speciale la vostra musica dal tuo punto di vista?

- Penso che i Blood Incantation siano in grado di suonare qualcosa di diverso che nessun altro ha mai fatto, questo è ciò che li rende unici. Onestamente non vedo molta somiglianza tra i Blood Incantation e gran parte dell'attuale scena metal, anche se tutti noi amiamo le sonorità metal. Alla fine cerchiamo solo di superare certe barriere di genere, ma ovviamente nel nostro cuore siamo e saremo sempre death metal. Abbiamo dato il massimo per ottenere un prodotto mai sentito prima, e questo è ciò che ci entusiasma così tanto.

Quali sono i punti di forza che vi hanno aiutato a raggiungere i vostri attuali obiettivi? Pensi che le canzoni incluse in questo disco si siano spostate su coordinate ancora più organiche rispetto a quelle del precedente full-length?

- Volevamo alzare la posta in gioco per ottenere qualcosa che andasse oltre ciò che abbiamo fatto in precedenza. Non vogliamo annoiarci a fare quello che facciamo. Questo è quello che ci spinge a diventare dei musicisti migliori e quindi ottenere musica sempre interessante. L'unica intenzione era quella di fare un disco che fosse più brutale, più psichedelico, più progressivo, più atmosferico e, in generale, superiore al precedente “Starspawn”. Il nostro album di debutto rimarrà importante per noi, ma dobbiamo pur sempre andare avanti.

Come si è evoluta la vostra identità creativa nel corso degli anni?

- Per molto tempo abbiamo solo desiderato che la nostra musica venisse ascoltata dagli appassionati di death metal, ma questo non significa aver modellato le nostre sonorità per quello scopo. Ovviamente non ci aspettavamo un seguito del genere come quello di oggi. Detto questo, posso affermare che a volte è più facile lavorare quando la tua musica non è seguita da così tanta gente. Non c'è pressione quando la tua band rimane in un contesto underground suonando spettacoli con quindici persone. Il nostro scopo è sempre stato quello di comporre musica senza avere la ben che minima idea di come sarebbe stata accolta dagli appassionati del genere. Tuttavia, ora siamo una band affermata, quindi le persone guardano con maggiore attenzione a ciò che fanno i Blood Incantation. Quella pressione è stata un elemento importante durante la scrittura di "Hidden History of the Human Race", ma siamo rimasti ben saldi sul nostro sentiero e questo ha dato vita ad un disco divertente da suonare e ascoltare. All'inizio di carriera eravamo ispirati da band specifiche, ma col tempo il nostro suono si è evoluto maggiormente nella sua struttura. Mentre si lavora su una canzone dei Blood Incantation siamo in grado di capire quando un riff è veramente buono e quando non lo è, però non è sempre stato così.

Cosa ne pensi dello stato attuale del death metal?

- Come ho detto prima, non me ne preoccupo troppo. Ci sono tonnellate di ottime band che escono con grandi dischi, perciò la scena è sicuramente più grande rispetto a vent'anni fa. Detto questo, trovo che molte cose uscite dall'attuale panorama death metal siano un po' stagnanti e inevitabilmente si rivelano come un rifacimento delle stesse, solite idee. Sono consapevole che anche noi non ne siamo del tutto esenti, tuttavia trovo che le nostre influenze al di fuori del metal si insinuino sempre più nel melting pot della nostra forma canzone. Penso che, nel suo insieme, il metal sia un ottimo trampolino di lancio per molte nuove idee, e quindi ha ancora oggi la possibilità di espandersi oltre i suoi confini. E' indispensabile seguire questa direzione per mantenere la musica interessante.

Cosa ti ha portato nella scena death metal?

- Quando ero giovane, all'inizio del liceo, ero più un fan del black metal. Mi sono immerso totalmente nella scena norvegese e ho ingerito tantissimi album. Mentre stavo scoprendo quelle band mi è capitato di ascoltare i Morbid Angel e i Nile, quei musicisti mi hanno suscitato interesse. Man mano che crescevo mi interessavo a gruppi più estremi e ad un certo punto della mia vita arrivò “Obscura” dei Gorguts. Quell'album ha davvero ampliato la mia idea di cosa potesse raggiungere il death metal.

All'inizio della tua carriera sei stato coinvolto negli Abysmal Dimensions, da te citati nella prima risposta dell'intervista. Ricordo la vostra demo omonima pubblicata nel 2011. Com'è stata la tua esperienza suonando in quel progetto funeral doom portato avanti con il tuo attuale compagno di band Paul Riedl.

- Questo è stato il progetto che Paul ed io abbiamo fondato quando ci siamo incontrati. Inizialmente la musica era stata scritta per una sua vecchia band denominata Münn. Quando Paul si trasferì in Colorado per suonare nei Velnias, avvertì l'esigenza di comporre musica più lenta e lugubre. Ai tempi io stavo suonando la chitarra nella band black/doom metal chiamata Stoic Dissention. Le melodie contrapposte che entrambi volevamo ottenere hanno funzionato perfettamente per gli Abysmal Dimensions. Ma dopo aver iniziato con i Blood Incantation, quella band è passata un po' in secondo piano, senza mai mettere in pausa la sua attività. Paul ed io avevamo già delle canzoni pronte però non sono mai state registrate, anche perché la nostra priorità divenne la musica dei Blood Incantation. Nel 2019 gli Abysmal Dimensions riuscirono a completare una nuova line-up arruolando Erika Osterhout (Scolex, Chthonic Deity) ed Eli Wendler (Spectral Voice), e con quella formazione riuscimmo a partecipare al Kill-Town Death Fest VII. Comunque il futuro della band è incerto e non ci saranno pressioni.

Ci sono piani per il futuro che puoi rivelare?

I Blood Incantation sono impegnati per promuovere il nuovo album “Hidden History of the Human Race” in tutto il mondo. Vogliamo migliorare le nostre performance dal vivo e posso solo anticipare che per il futuro ci saranno alcune sorprese.

Contatti:
darkdescentrecords.bandcamp.com/hidden-history-of-the-human-race
facebook.com/astralnecrosis

BLOOD INCANTATION line-up:
Isaac Faulk - Batteria
Paul Riedl - Chitarra, Voce
Morris Kolontyrsky - Chitarra
Jeff Barrett - Basso

Recensione: 
BLOOD INCANTATION "Hidden History of the Human Race" - 2019




sabato 7 marzo 2020

HUMANITY ECLIPSE "Combat Grind Eclipse" - Goressimo Records




Riuscire ad essere una valida band estrema nel circuito underground nostrano è una grande lezione per tutti gli appassionati di certe sonorità, e questo, a prescindere dalla provenienza geografica. I quattro deathster catanesi hanno le loro buone ragioni per tenere in vita un gruppo nato nel lontano 1997, ma tornato in attività nel 2015 dopo un lungo periodo di pausa iniziato nell'anno 2001 (ai tempi ci furono delle divergenze musicali e professionali). E non è da tutti riuscire a tornare più agguerriti che mai per cavalcare quell'unico fulmine infuocato chiamato "death metal". Quegli intenti, quegli istinti violenti, sono saldati qui a regola d'arte, negli undici brani del nuovo disco pubblicato dalla label polacca Goressimo Records. Come un'attenta rilettura di alcuni imperiosi passi mitologici, il sound dei Nostri è caratterizzato dalla stessa veemenza inaudita, seguendo uno schema ben definito, con frequenti cambi di ritmica, doppia cassa furibonda, blast-beat velocissimi e calamitosi (la vera differenza la fa soprattutto il disumano batterista Salvatore M. Testa); dando così rilievo agli assalti bestiali del chitarrista Giuseppe Virgillito: la sua sei corde, in sintonia con la voce dell'altrettanto velenoso Riccardo Squillaci, ricalca perfettamente gli intrecci tra i riff death metal e quelli del grindcore più tecnico. A dare corpo al songwriting ci pensa il talento del bassista Rick Costantino dei Krigere Wolf. La macchina HUMANITY ECLIPSE, simile ad un fiume di lava in piena, travolge e non lascia scampo proprio a nessuno, dimostrando di non avere nessuna restrizione di sorta. "Combat Grind Eclipse" si candida fin da subito tra le migliori uscite dell'anno in corso, riuscendo a beneficiare di una maggiore compattezza di suoni. Nella tracklist è presente una cover dei Brujeria intitolata "Colas de Rata", brano estrapolato dal full-length "Raza Odiada" del 1995. Per concludere la recensione, vorrei citare il brevissimo monologo inserito nella parte finale della terza traccia "Monument of Atonement": piangete, all'espiazione non si può sfuggire, avranno quello che si meritano.

Contatti: 
humanityeclipse.bandcamp.com/track/combat-grind-eclipse
goressimorecords.com/shop/product.humanityeclipse
facebook.com/HumanityEclipse

Songs:
Progeny of Sarama (strumentale), Combat Grind Eclipse, Monument of Atonement, Trepanning (Extraction of the Stone of Madness), Profession: Meurtrier, Lea the Soup-Maker, Mars' Diaphanoids (strumentale), Escher Straße, Zygrot 24 , Colas de Rata (Brujeria cover), Ved Noize Ende


mercoledì 4 marzo 2020

SENTIENT HORROR - "UNICA FEDE: LA VECCHIA SCUOLA"






SECONDA INTERVISTA CON MATT MOLITI DEI SENTIENT HORROR, LA PRIMA VENNE PUBBLICATA NEL 2016 DOPO L'USCITA DEL DEBUTTO "UNGODLY FORM". QUESTI TRE DEATHSTER DEL NEW JERSEY SI DIMOSTRANO IN OTTIMA FORMA CON IL LORO ULTIMO "MORBID REALMS", E DOPO ESSERSI AMPIAMENTE RODATI IN SEDE LIVE NEL CORSO DEGLI ULTIMI ANNI, NON HANNO NESSUNA INTENZIONE DI ARRESTARE LA LORO CORSA.

Ciao Matt. È un piacere ritrovarti. Forse non tutti sanno che i Sentient Horror si sono rivelati una delle più interessanti realtà nel panorama death metal americano, e questo grazie al vostro talento capace di dar vita ad un songwriting a dir poco eccezionale; eppure sono trascorsi solo quattro anni dal debutto “Ungodly Forms”. Come descriveresti la risposta che la band ha ricevuto dai fan del death metal?

- Finora la risposta è stata molto buona. Il death metal ha una fanbase davvero risoluta ed è fantastico vedere tanta gente condividere le foto dei nostri vinili su Instagram, e tanto altro ancora. E' una grande comunità.

Com'è stato esibirsi per la prima volta con i Sentient Horror?

- Per qualsiasi gruppo i primi concerti sono sempre difficili, ma eravamo già allenati e quindi dal vivo non abbiamo trovato nessuna grande difficoltà. Ora sono decisamente più a mio agio sul palco.

Sei sempre stato capace di scrivere nuova musica mantenendola fresca e interessante. Qual è il tuo segreto?

- Penso che la cosa più importante sia provare nuove soluzioni senza allontanarsi dal suono consolidato da una band. Per me è importante sfruttare varie strutture musicali per farle girare in modi diversi. Quindi, alcune canzoni diventano più melodiche e altre più pesanti.

Quali, secondo te, sono gli elementi che creano una reazione positiva nei confronti della musica dei Sentient Horror, e quanto queste componenti sono visibili nel vostro ultimo album "Morbid Realms"?

- Molta gente dice che il nostro songwriting è veramente accattivante e questo non può che rendermi felice. Come puoi immaginare, mi sono impegnato al massimo per ottenere un tale risultato. Per me è stato importante ascoltare e crescere con band come Genesis e Pink Floyd, ma anche con i gruppi classici del metal come Iron Maiden e Judas Priest. Quindi, il mio unico obiettivo è quello di comporre delle belle canzoni. I Sentient Horror non stanno inventando nulla di nuovo per quanto riguarda il death metal, ciò non toglie che la priorità è quella di continuare a scrivere musica interessante.

Puoi in qualche modo condividere le tue emozioni legate alle canzoni di questo “Morbid Realms”?

- Il mio obiettivo principale era quello di creare un album che avesse un'atmosfera simile a quella custodita in alcuni dei miei dischi preferiti della vecchia scuola death metal. I punti di riferimento: “Left Hand Path” degli Entombed, “Dark Recollections” dei Carnage e “Scream Bloody Gore” dei Death. Ho sempre amato le songs incluse in quei tre dischi, anche perché sono tutte caratterizzate da continui cambi di tempo e atmosfere diverse. Insomma, volevo provare a fare qualcosa del genere.

Sei veramente soddisfatto della produzione, del successivo mixaggio e del mastering finale?

- Dan Swanö ha gestito sia il mixaggio che il mastering. Ha fatto un lavoro fantastico ed è stato perfetto nel catturare l'atmosfera della vecchia scuola.

Secondo te come si è evoluto il death metal nel corso degli anni? Quali band ti hanno influenzato per tutto ciò che continui a creare sulla tua chitarra?

- Penso che il death metal sia cresciuto molto. Tanti gruppi hanno dimostrato che si può guidare il genere in diversi modi. Quando ho iniziato a dedicarmi al death metal la priorità era la tecnica, mentre oggi c'è un maggior interesse verso il revival old school, di cui i Sentient Horror fanno parte. A me piacciono anche le band tecniche, e questo lo si può capire ascoltando i miei assoli. Adoro gli assoli di chitarra killer, ma preferisco i riff della vecchia scuola. Sono ispirato da molta musica, non solo dal death metal, ma per quanto riguarda tale genre musicale, le mie influenze principali rimangono i leggendari Edge of Sanity, Dismember, Carcass, i primi Death, i primi Entombed, i primi Gorefest. Oltre a ciò, come ho affermato prima, sono cresciuto con i gruppi del rock progressivo e del metal tradizionale. I miei ascolti non sono mai cambiati più di tanto.

Matt, lascia che ti chieda un'ultima cosa: come immagini il futuro dei Sentient Horror?

- Ora per la promozione di “Morbid Realms” ci stiamo concentrando sul Nord America, in particolare gli Stati Uniti nord-orientali, ma penso che proveremo a tornare in Europa dopo la pubblicazione del prossimo disco. Quest'anno voglio iniziare a scrivere nuova musica in modo da poter puntare a una pubblicazione nel 2021 o all'inizio del 2022.

Contatti:
testimonyrecords.bandcamp.com/album/sentient-horror-morbid-realms 
facebook.com/sentienthorrorofficial
instagram.com/sentienthorrorofficial

SENTIENT HORROR line-up:
Matt Moliti - Chitarra, Voce
Jon Lopez - Chitarra
Tyler Butkovsky - Basso

Recensione:
SENTIENT HORROR "Morbid Realms" - 2019