venerdì 3 luglio 2020

LIFETAKER "Night Intruder" - Black Omega Recordings




Il debutto "Thanatos" del 2018 lasciava già intravedere le potenzialità dei LIFETAKER, ma in soli due anni questi musicisti tedeschi sono stati in grado di raggiungere livelli qualitativi di tutto rispetto, così travolgenti da soddisfare le mie aspettative. Quella della formazione di Dortmund è una miscela violentissima a base di sonorità multiformi e dall'impatto frontale, dunque non si corre il rischio di confondere una canzone con un'altra, poichè l'impianto sonoro non è mai prevedibile o lineare: le 14 tracce ci vomitano addosso tonnellate di hardcore, post hardcore, grind, post metal, sludge, noisecore. A questo punto è giusto precisare un aspetto importante, ovvero che i Lifetaker non aderisco alla corrente dei soliti mestieranti, tutt'altro. "Night Intruder" è traumatizzante nei suoi continui cambi di ritmo e proprio il fatto di non perdersi in banalità risulta un'arma affilata, dannatamente letale. La scrittura appare così magistralmente architettata tra passato e presente, soprattutto grazie ad una produzione penetrante e valorizzante; perfettamente levigata, compatta, dinamica, ma anche assai disturbante. In definitiva l'intero full-length è davvero un'ottima release, che potrà interessare i fan dei generi succitati. Da non perdere.

Contatti: 
lifetaker.bandcamp.com/album/night-intruder
facebook.com/LifetakerPRZR
instagram.com/lifetaker_wrath

Songs:
Pestkult, Colony, Catacomb Winds, Cold War, Loverope, Liturgy, First Woe, Wound Man, Solipsist, Grabendolch, Carcosa, Tombless, Glorify The Blade, Stigmata




martedì 30 giugno 2020

DIABOLIC OATH "Profane Death Exodus" - Sentient Ruin | Craneo Negro




Gli americani DIABOLIC OATH completano la loro prima opera di morte intitolata "Profane Death Exodus" già anticipata dai due demo autoprodotti confezionati tra il 2018 e il 2019, questo significa, in campo musicale, bruciare le tappe. L'alchimia che regna tra le peculiarità più estreme e gli improvvisi rallentamenti schiaccianti, fa assumere al disco il ruolo di vero e proprio demiurgo oscuro, infallibile nella "malefica" dimensione abitata dai tre supplizianti dell'Oregon. Ogni traccia riflette una particolare sfumatura dal più ampio concetto di tenebra, oscillando tra le tonalità cupe del dramma rivelatore e quelle tormentate dell'ultraterreno. Death/black metal oltraggioso, funesto, annichilente e a volte anche difficile da tenere sotto controllo, ma proprio per questo capace di allontanarsi dal consueto rimando ai soliti musicisti di genere; sebbene non posso nemmeno negare di aver pensato fin dal principio agli australiani Bestial Warlust. L'intero album procede inesorabile: blasfemo e irriverente, per poco più di trenta minuti, ci ricorda come il cosiddetto war metal non sia solo brutalità, ma devozione assoluta verso quello che molti considerano uno stile di vita. E' anche vero che l'irremovibilità nel circuito death/black metal è spesso considerata controproducente, ma se questi generi hanno ancora un presente, il merito è di gruppi risoluti come i Diabolic Oath, fermamente convinti nel seguire un sentiero sicuro e già ampiamente battuto. Il compimento di un delirio ritmico!

Contatti: 
diabolicoath.bandcamp.com/album/profane-death-exodus
facebook.com/Diabolic-Oath
instagram.com/diabolicoath

Songs:
Towards Exalted Coronation, Immaculate Conjuration of Infernal Recrudescence, Morbid Ekstasis, Emundationem Flammae, Apocryphal Manifestations, Opening the Gates to Blasphemic Domination, Chalice of Conquering Blood


lunedì 29 giugno 2020

PARASIT "Samhällets Paria" - Phobia Records




Il d-beat/crust non ha certo bisogno di presentazioni, anzi, di questo genere, stilisticamente parlando, si sa tutto (o quasi). Non a caso, qualunque cosa esca dalla scena underground più contemporanea non sarà mai peggio di ciò che già si sa: gli svedesi PARASIT vanno a ribadire con fermezza le regole di certe sonorità riuscendo così ad esprimere le proprie potenzialità (nella lineup sono coinvolti membri di Uncurbed, Asocial, Interment, Fleshrevels). I Nostri raccolgono gli elementi grezzi che hanno caratterizzato il sound delle vecchie glorie degli anni '80/'90 per creare un'unica minacciosa esplosione di adrenalina; incendiaria e fottutamente risonante. "Samhällets Paria" è un disco "killer" che, in maniera ossessiva, gronda passione, sudore, e ritmiche sostenute. Per i sostenitori di tale corrente sonora, il lavoro in questione sarà l'ennesima release incontaminata da ascoltare ad alto volume, ma per il sottoscritto si rivela un'esperienza che va a sfondare il condotto uditivo per avviare il ricongiungimento con coloro che sono stati mossi dagli ideali dei tempi ormai andati. E come di consueto, la rabbia percussiva non è mai abbastanza per questi veterani provenienti da Avesta. È gratificante sapere che lo spirito senza compromessi dei Parasit è ancora vivo e vegeto. Per farla breve, nessuna inversione se prevale la vera attitudine. Prendere o lasciare.

Contatti: 
parasit.bandcamp.com/album/samh-llets-paria-2020
facebook.com/parasit666

Songs:
Folkhemmets Trygga Vrå, Fiende Och Frälsare, Ni Fick Inte Plats, Ett Pissigt Liv, Bron Är Sprängd, Lånad Tid - Lånat Liv, Kontrollerad Av Överheten, Pappa Tar Fanan, Övertidsdöd, Samhällets Paria, Hörbarhet Nolla, Blod Putsar Glorian, Det Är Eran Skit, Glimten Av Döden, Drängar Bor Inte I slott, Kugghjulen Maler


venerdì 26 giugno 2020

CRO-MAGS "In The Beginning" - Arising Empire




Il guerriero Harley Flanagan ha vinto la sua battaglia per riappropriarsi del nome della band che lo ha reso celebre: i CRO-MAGS. E la notizia non lascia indifferenti. "In The Beginning" riassume la vita di un musicista duro e puro, che rende giustizia all'attitudine selvaggia della scena hardcore newyorkese degli anni '80, e tutto questo in soli 38 minuti di musica diretta, aggressiva e fottutamente "in your face" (tipica espressione utilizzata da gran parte dei fan del genere). Un assalto frontale di hardcore metallizzato con 13 colpi che si susseguono rapidamente uno dopo l'altro come in una feroce scazzottata, l'occasione di ricominciare dalle proprie origini, quasi a volerne suggellare la continuità stilistica. "In The Beginning" è un disco energico, muscoloso e spinto al massimo, perfettamente in linea con il sound del gruppo. Sembra proprio che i Cro-Mags siano ancora più ignoranti di quanto si poteva ascoltare nel lontano passato, ma ciò è solo un modo di identificare, appunto, la materia trattata dai Nostri. La timbrica corposa di Harley è sempre minacciosa e cazzuta in ogni passaggio, facendo muovere testa e piedi incessantemente, esplodendo una contagiosa e irrefrenabile rabbia viscerale, già a partire dalla ferina opener "Don't Give In". Il brano che non ti aspetti è la strumentale "Between Wars", posizionata nella parte finale della tracklist, comunque sufficientemente flessibile da concedere un po' di respiro durante l'ascolto. "In The Beginning" è vincente nella sua interezza, lasciando trasparire una solidità disarmante. Passano gli anni, cambia tutto, eppure la perseveranza di Harley Flanagan rimane invariata. E' arrivato il momento di dare fuoco ai vostri nemici.

Contatti: 
realcromags.com
facebook.com/realcromags
instagram.com/realcromags 

Songs:
Don't Give In, Drag You Under, No One's Victim, From the Grave, No One's Coming, PTSD, The Final Test, One Bad Decision, Two Hours, Don't Talk About It, Between Wars, No Turning Back, There Was a Time




martedì 23 giugno 2020

TESA "CONTROL" - My Proud Mountain




Già con la precedente opera "GHOST" la band lettone aveva dimostrato di saper costruire atmosfere di pericolo imminente, attenta ai dettagli e alle geometrie degli spazi sonori. Con il nuovo "CONTROL", quarto album della loro discografia, conferma la predisposizione alle sonorità post-metal strumentali, intrise di inquietudini rumoristiche e di un'energia che scava lunghe gallerie sottopelle. L'intero full-length è infatti condotto facendo leva su una tensione fisica e psicologica, che ha un forte impatto a livello narrativo e spiazza in più di un'occasione: alcuni momenti regalano inarrestabili brividi lungo la colonna vertebrale. I TESA si rivelano una macchina ben oliata capace di produrre visioni disturbanti utili per sostenere il peso di un flusso ipnotico che tende al nero. La vera forza di "CONTROL" è dunque non nell'originalità ma nella potente resa stilistica (la pressione sonora giusto per intenderci). Un incedere schiacciante, quasi gelido nel suo taglio noise/industrial. Lo spettro degli svedesi Cult of Luna, pur aleggiando costantemente sui sei brani, non è una presenza che penalizza la buona prestazione del trio, e lo si percepisce durante lo scorrere dei minuti. Viene mantenuta un'atmosfera catramosa, intessuta da un sapiente uso degli effetti e delle dissonanze chitarristiche. Ovviamente bisogna essere pronti a un ascolto non proprio facile, eppure accettato questo assunto la soddisfazione finale è davvero alta.

Contatti: 
tesa.bandcamp.com/album/c-o-n-t-r-o-l
facebook.com/bandtesa
myproudmountain.com

Songs:
Control 1, Control 2, Control 3, Control 4, Control 5, Control 6




lunedì 22 giugno 2020

ULCERATE - "L'ORRORE DELLA PERDITA"






CHE I NEOZELANDESI ULCERATE SIANO DA SEMPRE UNA DELLE MIGLIORI BAND INTERNAZIONALI NEL CIRCUITO DELLA MUSICA ESTREMA E' PRATICAMENTE UN DATO DI FATTO. IL NUOVO "STARE INTO DEATH AND BE STILL", SESTO FULL-LENGTH IN 18 ANNI DI CARRIERA, GIUNGE A CONFERMARE LE IMPRESSIONANTI QUALITA' COMPOSITIVE DI QUESTI TRE TALENTUOSI MUSICISTI PROVENIENTI DAL SUD-OVEST DELL'OCEANO PACIFICO. HO CONTATTATO IL BATTERISTA JAMIE SAINT MERAT PER PARLARE DEL LORO PRESENTE.

Ciao Jamie, è un piacere risentirti. Il nuovo album "Stare into Death and Be Still" è ancora più suggestivo del precedente "Shrines of Paralysis" (2016). Da dove nasce l'esigenza di rendere più evocativa la vostra proposta musicale? E’ stata una scelta voluta oppure la conseguenza di un processo spontaneo?

- Sapevamo fin dall'inizio che sarebbe stato un disco molto diverso. Siamo arrivati a quota sei full-length e devo dire che abbiamo investito molte delle nostre energie per dare più vigore all'approccio adottato negli ultimi quattro lavori, quindi ci riteniamo soddisfatti dei risultati raggiunti dal 2011 fino ad oggi. Siamo molto orgogliosi del nostro lavoro fatto in passato ma non possiamo temporeggiare. Volevamo ottenere un sound più melodico, e questo ha immediatamente attivato un canale per intraprendere una direzione più introspettiva, sia concettualmente che musicalmente allo stesso tempo. Il fatto di aver ampliato il songwriting ci ha permesso di allargare i nostri confini, ovviamente i testi e le idee hanno seguito la stessa traiettoria.

Qual era la vostra idea iniziale riguardo "Stare into Death and Be Still"? Pensate di aver raggiunto il vostro obiettivo?

- Stranamente, siamo riusciti a superare le nostre aspettative iniziali, infatti è la prima volta in cui abbiamo avuto questa sensazione dopo aver completato un album. Penso che il motivo dipenda dal fatto che siamo stati in grado di spostare tante sfaccettature del nostro suono e della nostra direzione sonora, e tutto ciò ha contribuito a rivitalizzare la grande passione per questa band e ad aprire altre porte per quello che potremmo raggiungere in futuro. La mia precedente risposta allude un po’ a questo: sapevamo che con il nuovo album dovevamo sfidare quasi tutti i nostri istinti e le nostre intuizioni visive per evitare il ristagno creativo, non solo per ciò che riguarda l'uscita di un lavoro che potesse risultare potenzialmente "uguale" per i fan del gruppo, ma soprattutto per portare "Stare into Death and Be Still" in un più stretto allineamento con il modo in cui percepiamo la musica in questo momento della nostra vita. Per quanto mi riguarda, la migliore musica è sempre un'espressione delle persone che la creano, perciò deve essere onesta. Gli Ulcerate non sono un'entità che punta ai numeri (a differenza di alcuni...), pertanto quello che viene espresso musicalmente deve essere vero al 100%. La nostra intenzione iniziale era quella di aggiornare e revisionare quasi ogni aspetto del gruppo (fin dai piccoli dettagli): ottenere una maggiore enfasi nel riffing, portare in primo piano delle linee di basso capaci di guidare il ritmo, mettere in scena degli arrangiamenti di batteria indispensabili per sorreggere i riff e le canzoni nel loro insieme in modo da dare più vigore alla potenza caotica del suono, aggiungere maggiore spessore su degli arrangiamenti vocali più mirati, puntare su un'accordatura più dettagliata, architettare delle sezioni down-tempo più suggestive... e questa lista potrebbe continuare. Siamo riusciti a girare il punto focale dei testi verso l'interno, visto che le liriche si sono sempre basate sull’osservazione con una narrazione in terza persona. Ogni singola regolazione ci ha permesso di avere un impatto molto profondo sull'impronta sonora del nuovo album.

E' difficile far crescere il suono di una band senza tradirne le principali peculiarità?

- Vogliamo evitare la stagnazione creativa menzionata in precedenza. Questa band coinvolge le nostre vite da ormai molti anni, quindi dissolversi lentamente in un oceano di mediocrità è l’ultima delle nostre intenzioni, e non sto parlando di come gli altri percepiscono la nostra musica, ma sto facendo riferimento alla grande energia e ai sentimenti ottenuti durante la fase compositiva. Un qualsiasi risultato noioso potrebbe buttare via 20 anni di fottuto duro lavoro. La nostra mentalità è sempre la stessa: dare il massimo (spesso a scapito della vita quotidiana) o smettere. Non esiste un'area grigia quando si tocca questo argomento.

Avete trovato delle difficoltà dal punto di vista compositivo?

- Le prime due tracce del disco sono state abbastanza impegnative proprio perché in quel periodo stavamo cercando i nostri equilibri in questa nuova direzione. Fin dall'inizio avevamo un'idea su come il lavoro avrebbe dovuto manifestarsi, ma devo ammettere che i primi mesi di tentativi non stavano soddisfacendo quella nostra visione. Comunque si poteva lavorare con calma. Inoltre, un sacco di materiale è stato scartato. Quando abbiamo completato la struttura della terza canzone (la traccia con il titolo del disco) ci siamo resi conto di aver ottenuto una formula estremamente avvincente e fottutamente adrenalinica.

Puoi spiegare il significato del titolo dell'album? Mi piacerebbe sapere qualcosa a proposito di questa frase e su come si è sviluppata nella vostra mente.

- Il titolo dell'album e il tema generale di gran parte dei brani vanno ad esplorare l'orrore della lenta e passiva accettazione della morte, prendendo come riferimento le persone che ci sono vicine. Noi tre abbiamo vissuto queste brutte esperienze negli ultimi anni e le ondate di dolore e frustrazione sono state estremamente potenti. L'energia della morte non ha eguali. L'orrore della perdita è qualcosa su cui siamo totalmente impreparati.

Pensi che suonare la tua musica sia un'esperienza catartica e purificatrice?

- Assolutamente. Anche provare le nostre canzoni ha un effetto enormemente meditativo e catartico, una purificazione di tossine mentali e fisiche. Quindi mettiti in una stanza buia a 100 dB con persone con cui fai musica da decenni, ognuna con 10.000 ore di prove alle spalle, e puoi facilmente entrare in un ampio spazio in cui il tempo cessa di esistere. E, naturalmente, anche i nostri live hanno la capacità di amplificare questa esperienza per almeno dieci volte.

Cosa ci puoi dire dell'incredibile video di "Dissolved Orders" e sull’idea che sta alla base del concept visivo? Il risultato finale è estremamente potente. Anch'io sono in contatto con l’artista francese Dehn Sora, ed è lui che ha realizzato il bellissimo artwork visibile sul sito ufficiale di Son of Flies webzine.

- Da anni stavamo pensando alla realizzazione di un video per un brano della band, ma non avendo mai avuto a disposizione il giusto budget, l’idea non si è mai concretizzata. Essendo un fan del lavoro grafico di Dehn Sora, quando ho avuto la possibilità di vedere il suo video per la canzone "A Paradigm of Beauty" degli Schammasch, ho capito che poteva realizzarsi un'opportunità. La stima reciproca ha dato il via alla nostra collaborazione. Inizialmente ci siamo confrontati sullo stile, sull’estetica e sui vari significati, poi, successivamente, è stato importante trasmettere a Dehn tutti i punti di riferimento necessari per ottenere il giusto impatto cinematografico, in modo da riuscire a far emergere la sensazione che desideravo. Fin da subito abbiamo capito di avere gusti estremamente simili, perciò il lavoro è stato completato senza sforzi. Il tema generale del video è più o meno un'interpretazione del concept cui ho fatto cenno in precedenza: un'osservazione passiva sull'energia della morte, il senso di impotenza e tristezza davanti ad essa, qualcosa che va oltre ogni comprensione.

Chi è stata la tua più grande fonte di ispirazione come musicista? Qual è stato il primo album death metal che hai comprato e che ha avuto un'enorme influenza su di te?

- Non riesco ad individuare una singola fonte d’ispirazione. Noi tre abbiamo trovato la nostra ispirazione in diverse correnti musicali che non necessariamente "viaggiano" insieme, alcuni suoni sono legati rigorosamente alla tecnica, altri ad un profondo livello filosofico, altri ancora all’aspetto della performance. Il primo album death metal che ho preso è stato (se ricordo bene) "Back from the Dead" degli Obituary, acquistato all'età di 13 anni (era una nuova uscita del '97). Avevo sentito parlare di quella band in un periodo in cui ero alla ricerca di musica più pesante, e riuscii a trovare quel disco in un negozio di dischi posizionato nella mia zona. "Back from the Dead" è stato il cancello da cui sono entrato in contatto con un nuovo mondo da esplorare. C'era qualcosa di inebriante in quel genere musicale, in quanto diverso e distorto, nulla che possa essere paragonato a tutto ciò che è comunemente considerato radio-friendly. Ci sono voluti solo pochi mesi per scoprire il death e il black metal, i due generi per eccellenza nel circuito delle sonorità "estreme". Queste prime esplorazioni mi hanno ossessionato a tal punto da voler diventare uno dei migliori batteristi della scena. Ho lavorato duramente per poter dire la mia a certi livelli, consumando gran parte del mio tempo libero durante l’adolescenza.

Quali sono i tuoi film preferiti di sempre? Cinque titoli sarebbero sufficienti.

- E’ una domanda estremamente difficile. Elencherò solo alcuni film che amo, i primi che mi vengono in mente...

- There Will Be Blood, The Life Aquatic with Steve Zissou, Schlinders List, Irreversible, Chernobyl series, The Machinist, Se7en, Melancholia, Moonlight, The Killing of a Sacred Deer, Incendies, Ex Machina, Moon, La Haine.

Questi ultimi mesi sono stati molto difficili. La crisi globale legata al coronavirus ci ha concesso del tempo per riflettere attentamente su noi stessi e sulla nostra vita. Cosa cambierà nel futuro?

- Il cinismo che c'è in me non dice nulla. In Nuova Zelanda siamo tornati al livello 1 e la sensazione è quella che le cose stiano tornando lentamente alla normalità.

Jamie, grazie per aver dedicato del tempo per parlare con me. Ti auguro il meglio.

Contatti:
ulcerate.bandcamp.com/album/stare-into-death-and-be-still
facebook.com/Ulcerate
debemur-morti.com

ULCERATE line up:
Jamie Saint Merat - Batteria, Percussioni
Michael Hoggard - Chitarra
Paul Kelland - Basso, Voce

Recensione: 
ULCERATE "Stare into Death and Be Still" - 2020 




venerdì 12 giugno 2020

FEED THEM DEATH "Panopticism: Belong​​/​​Be Lost" - I, Voidhanger Records




Non vi è dubbio alcuno sul fatto che Void sia uno dei migliori compositori italiani in ambito grindcore/death metal, l'ulteriore conferma è arrivata dopo aver ascoltato in anteprima le prime registrazioni per questo suo nuovo progetto denominato FEED THEM DEATH, mi riferisco al periodo antecedente all'uscita del debut EP digitale "No Solution / Dissolution", pubblicato nell'ottobre 2017. Conosciuto dai più per il suo passato negli Antropofagus (era il bassista nel sanguinoso "No Waste of Flesh" e successivamente in "Alive Is Good... Dead Is Better"), il polistrumentista originario di Genova e trapiantato in Inghilterra da diversi anni, ha deciso di proseguire la sua carriera dopo un lungo periodo di pausa, e tale ritorno sulle scene lo ha portato non solo a fondare questa sua violentissima One Man Band ma anche ad intraprendere un percorso parallelo con altre entità attive nell'underground: i Bune (gruppo condiviso con il sottoscritto) e i Rising Bear Flottilla (all'interno della line up sono coinvolti Argento, Morgan B., Gorka, il Colonnello). Ok, torniamo a parlare dei Feed Them Death. Il secondo album "Panopticism: Belong​​/​Be Lost" si distingue per la varietà nei livelli sonori, perennemente connessi tra loro e con un mondo esterno ormai agonizzante, riuscendo a mettere in equilibrio sia le parti più veloci e devastanti che i passaggi più pesanti e meno articolati, in modo tale da dare coesione all'atmosfera generale con una scrittura intensa e mai prevedibile. Ogni canzone mostra un lato diverso della sua personalità, e in questo c'è l'esperienza del "musicista" che non tradisce se stesso (in primis). Saldamente ancorato agli stilemi tradizionali del goregrind/grindcore (primi Carcass, Napalm Death, Terrorizer), Void ricalca fedelmente gli schemi di alcune prestigiose produzioni degli anni '90, dando prova di essere molto bravo nell'attualizzare quell'inconfondibile trademark catapultandolo in avanti di oltre tre decadi. L'unica vera differenza, probabilmente quella più rilevante, è relativa alle tecniche di registrazione e mixaggio, rispetto a quanto potevano disporre trent'anni fa (!); e questa inevitabile procedura gli ha anche permesso di lavorare su una maggiore pendenza per ottenere le inquietanti soluzioni noise/industrial incatenate a "Prescience/Evokism III" ed "Evokism II". Tutti i testi sono stati ispirati dai libri "Discipline and Punish" e "Madness and Civilization" di Michel Foucault, tranne il sesto brano “Prescience/Evokism III”. Diversi gli ospiti presenti in "Panopticism: Belong​​/​​Be Lost". E' un'inarrestabile discesa nei meandri della follia.

Contatti:
feedthemdeath.bandcamp.com/album/panopticism-belong-be-lost
facebook.com/feedthemdeath
instagram.com/feedthemdeath

Songs:
Zoneless Confinement, Scar?, Apologue of Descent, For Our Insolent Dead, Anti-modernist Extradition, Prescience/Evokism III, Black Bile Banquet, Break The Infi/nite, Lotusbluthen III, Evokism II, Dead is Better


mercoledì 10 giugno 2020

ULVER "Blood Inside" - Jester Records




“Blood Inside” degli ULVER usciva nel giugno del 2005 via Jester Records. In questo mese festeggia il 15° anniversario della sua pubblicazione. Una domanda sorge spontanea: come dovremmo definire questo disco? La risposta non è semplice e richiederebbe conoscenze sia teoriche che pratiche estremamente vaste, ma è chiaro che qualsiasi accezione gli si voglia attribuire, il gruppo norvegese è sempre stato pronto a sorprendere gli ascoltatori. C'è un qualcosa di misterioso e angosciante in queste composizioni, e tale sensazione è dovuta all'insolita architettura dei pezzi: pericolante, irregolare, a tratti imponente. Ma il ruolo che svolgono è assolutamente cruciale in quanto definiscono le diverse atmosfere creando un suono surreale che si distingue da tutte le precedenti produzioni. Ed è come se la realtà racchiusa nel corpo di "Blood Inside" fosse già predeterminata e collegata ad un effetto lontano da ogni comprensibile significato. Il lavoro svolto dal cantante Kristoffer Rygg (ai tempi conosciuto con lo pseudonimo di Garm) è a dir poco sorprendente, offrendo una delle migliori prestazioni vocali della sua lunga carriera: inappuntabile dal punto di vista espressivo, ispirato e suggestivo per quanto riguarda la sua innata teatralità, evocativo e maestoso nella capacità di tenere il controllo sulle vibrazioni multiformi e intersecate. Gli Ulver modellano agevolmente gli strati sonori, spesso astratti ed enigmatici, e cosa ancora più sorprendente, trovano sempre l'ispirazione per combinarli in un modo unico, al fine di rendere magica l'intera esperienza sonora, che trascende gli stili e persino le definizioni più "classiche". Le peculiarità di questo disco non concedono nulla alla normalità, grazie anche all'eclettica creatività degli altri musicisti coinvolti nel songwriting (Jørn H. Sværen e Tore Ylwizaker). Qui si viene travolti dall'ennesimo cambiamento e da una forza espressiva che diventa indice di quanto gli Ulver siano dei maestri nell'ambito delle sonorità conosciute come electronic/ambient/avant-garde. Ogni canzone ha una sua identità distinta, perciò contribuiscono in modo significativo a fare di "Blood Inside" un autentico capolavoro, al di fuori dallo spazio conosciuto. Immensi, fino all'eternità. Pubblicazione: 6 giugno 2005



Formazione (da sinistra a destra):
Jørn H. Sværen
Tore Ylwizaker
Kristoffer Rygg

Contatti: 
ulver.bandcamp.com 
jester-records.com/ulver 
facebook.com/ulverofficial
instagram.com/ulver_official




lunedì 8 giugno 2020

BRAVATA "Pray For Today" - White Zoo Records




Nati in piena era digitale (abbiamo il 2016 come data certa dell'inizio di carriera), i Bravata sono cresciuti velocemente sviluppando una personale visione della musica, creando un sound caratteristico che spesso attinge dalle formule grumose ed energiche del punk rock, riscoprendo le ramificazioni dei '60s e della new wave, approfondendo le melodie e i ritmi urbani provenienti dal Regno Unito, e miscelando l'indie rock degli anni '80/'90. Durante questi quattro anni di attività i Nostri hanno continuato a suonare per ampliare le migliori idee, mantenendo una scintillante personalità e riuscendo a trasmettere attraverso ogni canzone più di quanto ne fossero coscienti loro stessi. Partiti con una line up differente (di quella prima formazione l'unico membro rimasto è il cantante/chitarrista e leader Sergio Chiari), sono riusciti a mettere pietra su pietra tenendo duro nei momenti difficili, e una volta raggiunto il giusto equilibrio dopo un periodo di assestamento, hanno allargato il proprio raggio d'azione e, cosa ancora più rilevante, rifiutando qualsiasi logica mainstream per rimanere strettamente ancorati ad alcune scelte spontanee ed efficaci, che risultano necessarie alla loro crescita. Il disco viene affrontato con la volontà di creare qualcosa di nuovo rispetto alle canzoni ascoltabili nei precedenti 45 giri ("S/T" del 2016 e "Lead The Sin" pubblicato nel 2019), difficile dunque non rimanere affascinati sin dal primo ascolto. Musica sentita, perciò realistica, sempre pronta a far esplodere ogni pulsione dell'anima, così che si possa avere l'impressione di uno spazio destinato ai vari movimenti frenetici delle singole emozioni, quell'ampio spazio indefinito che non è stato circoscritto da alcun confine grazie anche alla professionalità di Danilo Silvestri e Lorenzo Moretti dei Giuda, entrambi presenti in cabina di regia. A tale proprosito, va ricordato che l'intero lavoro è stato registrato presso il Sudestudio (Le) e i Green Mountain Audio (Roma). Oltre all'aspetto prettamente sonoro, mi colpisce l'idea di poter dare un significato ambivalente al titolo scelto per l'album, come testimonia la copertina raffigurante una rana, fin dall'antichità simbolo della trasformazione per eccellenza. Complimenti a Sergio Chiari (White Zoo Records, Ave Phoenix, Killed By Disco, Disconutshot), al bassista Marco Locorotondo (ex Fading Rain), all'ex batterista Gabriele Mazzotta e agli altri due componenti arrivati dopo le registrazioni, mi riferisco a Riccardo Donno (batteria) e Francesco Mazzotta (chitarra). Il Quartiere Ferrovia a Lecce rivive sotto i colpi dei Bravata. Quando si dice una grande band per un ottimo debutto.

Contatti: 
whitezoorecords.bandcamp.com/album/pray-for-today
facebook.com/bravataofficial
instagram.com/bravata_the_band

Songs:
Perfect Spot, Meet The Girls, Magpie, Bombs, Pray For Today, I Don't Know, Generate, Rave Up, Pristine, Feed The Hole


venerdì 5 giugno 2020

GNAW THEIR TONGUES "I Speak the Truth, Yet with Every Word Uttered, Thousands Die" - Consouling Sounds




Il genio si muove nella follia, tra assurde e folgoranti idee capaci di dar forma e vita a opere molto spesso incomprensibili ma maledettamente attraenti nel loro fascino angoscioso, la storia ce lo insegna e tantissimi artisti lo sperimentano quotidianamente. "I Speak the Truth, Yet with Every Word Uttered, Thousands Die", ennesimo capitolo della prolifica carriera del musicista olandese Maurice de Jong (GNAW THEIR TONGUES), trova nel solito contesto apocalittico la ricetta migliore per rivendicare un'espressività ad alto carico di tensione, tant'è che lo lo stesso epilogo del nuovo disco si rivela del tutto chiarificatore. Dal puro annichilimento alla predominanza della negatività, da istinti deviati al trattamento di malesseri reconditi, le sorprese sono sempre dietro l'angolo e complice l'aggressività sospesa sulla dirompente struttura del songwriting, il dolore viaggia ancora una volta su livelli altissimi, questo senza nulla togliere alle solide ed efficaci interpretazioni di un artista privo di particolari pretese, ma convincente ben sopra la media all'interno di una stile che si nutre di generi come il black metal/harsh noise/dark ambient/drone/industrial. L'incubo si eleva al di sopra di ogni pulsione vomitando sulle "inutili" spiegazioni razionali, imponendosi con arroganza sull'ascoltatore, incapace di proteggere se stesso durante la fruizione. Il ponte per l'inferno si estende distruggendo la vita umana in tutte le sue forme, in tutte le sue fasi ed i suoi momenti, rinnegando l'introspezione a favore di ogni tipo di estremismo degenerativo. Certo, non è assolutamente facile assumere una tale dose di violenza, eppure "I Speak the Truth, Yet with Every Word Uttered, Thousands Die" rappresenta in maniera eloquente tutte le nostre paure e gli orrori contemporanei, perciò, finito il primo ascolto, si ha quasi il terrore di ricominciare dalla prima title track, proprio perchè non si sa ciò che potrà succedere. Il male esiste, non solo come realtà simbolica.

Contatti: 
gnawtheirtongues.bandcamp.com
devotionalhymns.com/gnawtheirtongues
facebook.com/GnawTheirTonguesOfficial

Songs:
I Speak the Truth, Yet with Every Word Uttered, Thousands Die - Purity Coffins, White Void Black Wounds, To Rival Death in Beauty, Here Is No Corruption, Abortion Hymn, A Sombre Gesture in the Faint Light of Dus, Shall Be No More


lunedì 1 giugno 2020

STEVE VON TILL - "OMBRE IN FUGA"






QUELLO DELLO STORICO MUSICISTA AMERICANO STEVE VON TILL SI PREANNUNCIA COME UNO DEI DISCHI SOLISTI PIU' "ATTESI" DELL'ANNO IN CORSO: SONO INFATTI TRASCORSI CINQUE ANNI DALL'USCITA DEL PRECEDENTE "A LIFE UNTO ITSELF" E TUTTO E' PRONTO PER IL RITORNO IN GRANDE STILE DI UNO DEGLI ARTISTI PIU' STIMATI NEL PANORAMA MUSICALE MONDIALE, CONOSCIUTO PER IL SUO RUOLO DI CANTANTE/CHITARRISTA DEI LEGGENDARI NEUROSIS. LA SUA MUSICA INTIMISTA HA DA SEMPRE SUSCITATO L'ATTENZIONE DI UN PUBBLICO ETEROGENEO CHE VA BEN OLTRE I CONFINI DELLA SCENA METAL, GRAZIE AD UN APPROCCIO STILISTICO TRA FOLK E ATMOSFERE TIPICHE DELLE SONORITA' ACUSTICHE PIU' RIFLESSIVE. QUELLA CHE SEGUE E' LA PRIMA INTERVISTA ITALIANA IN ESCLUSIVA (DEL 2020) RILASCIATA A SON OF FLIES. STEVE SI E' RIVELATO UN INTERLOCUTORE AFFABILE E DISPONIBILE, LIETO DI PRESENTARE IL NUOVO "NO WILDERNESS DEEP ENOUGH", IN USCITA AD AGOSTO.

Ciao Steve, grazie per la tua disponibilità. Oggi non posso assolutamente nascondere l'emozione che provo a parlare con te. È veramente un grandissimo onore. Come va la tua vita a Coeur d'Alene?

- Tutto procede al meglio. La mia famiglia sta bene. Fortunatamente la nostra zona ha avuto un numero molto basso di contagi da Covid-19. Sotto molti aspetti, qui nei boschi nulla è cambiato e la stessa cosa potrei dire del mio lavoro. Sono un insegnante di scuola e amo quello che faccio, perciò posso dire di essere veramente felice per avere un'occupazione. Certo, cercare di insegnare a 28 bambini di 9 anni utilizzando internet è semplicemente impossibile, soprattutto in una zona rurale e senza tempo come questa, ma stiamo facendo quello che possiamo.

In questo momento sei impegnato con il tuo nuovo album solista che dovrebbe uscire il 7 agosto 2020, quindi immagino tu sia completamente assorbito dal processo creativo. Sei soddisfatto delle canzoni di "No Wilderness Deep Enough"? È cambiato qualcosa nel tuo modo di comporre e nell'approccio alla registrazione?

- In realtà non ho deciso di creare questo album. Diciamo che è stato “un caso fortuito”. Tutto è iniziato nella casa d'infanzia di mia moglie nel Nord della Germania, dove la sua famiglia ha vissuto nella stessa fattoria per oltre 500 anni. In quel particolare periodo non riuscivo a dormire a causa del jet lag, quindi per combattere l'insonnia ho posizionato una piccola installazione elettronica nell'angolo della sua camera da letto con l'intenzione di imparare il funzionamento di un nuovo software audio. Non sono mai riuscito a capire quel programma, ma mi sono imbattuto in un bel pianoforte campionato da cui provenivano tante semplici progressioni di accordi melodici. Nelle notti successive le ho abbellite utilizzando un Mellotron e alcuni campionamenti di strumenti orchestrali. In quei giorni stavo solo improvvisando, senza nessuna pretesa. Poi, quando sono tornato nella mia casa, ho aperto i file nel mio studio personale e da quel momento ho deciso ad aggiungere dei sintetizzatori, cercando poi di trattare gli strumenti musicali con vari filtri, delays e riverberi. Ecco come ha iniziato a prendere forma il nuovo materiale. Ho cercato di ottenere dei movimenti sonori che potessero avere un senso, arrivando così al punto centrale del processo compositivo. Ma valutando attentamente tutti gli elementi, mi sono reso conto che non erano dei suoni adatti al cantautorato e nemmeno qualcosa che potesse ricordare la chitarra psichedelica del mio progetto Harvestman, quindi ho iniziato a chiedermi se avessi creato un nuovo progetto ambient/neoclassico. Successivamente ho inviato le tracce audio al mio amico Randall Dunn, colui che ha registrato il mio precedente album solista, per chiedere se fosse stato possibile condividere del tempo in studio per sostituire il piano con un vero e proprio pianoforte, e aggiungere un violoncello e un corno francese per cambiare alcune delle parti che avevo composto elettronicamente. Gli piaceva l'idea, ma mi ha anche sfidato. Mi ha detto che avrei dovuto cantare su quel materiale per farlo diventare il mio nuovo album da solista. Non ero molto d'accordo, però ho pensato che non sarebbe stato così male passare una settimana insieme a lui per provare a concretizzare la sua idea. Ai tempi mi trovavo da solo qui in casa durante una mia pausa invernale, ho installato un microfono, ho preso un quaderno e una penna, e ogni mattina mi sono svegliato per lavorare su dei nuovi approcci vocali e su delle parole che potessero funzionare. Alla fine di quella settimana ero d'accordo con lui. Abbiamo prenotato alcuni giorni di studio all'inizio dell'estate 2019 e questo album è il risultato.

Quando scrivi una canzone su una particolare sensazione della tua vita, come per esempio il nuovo singolo intitolato "Dreams of Trees", senti il desiderio di trovare un senso alla concreta esperienza compositiva? Le tue canzoni iniziano dalle parole?

- Le mie canzoni non iniziano mai con le parole ma prendono forma solo con dei suoni, e quando il processo creativo inizia a manifestarsi, cerco solo le parole adatte per i testi. Inizialmente faccio affidamento su diverse riviste di poesie, su parole, frasi e pensieri che, solo in un secondo momento diventeranno idee per le mie liriche, concetti che dovranno adattarsi ad ogni singola canzone. Il principio è non forzare mai la scrittura. Io cerco solo di ascoltare attentamente un certo suono vocale, un determinato numero di sillabe, un ritmo o una cadenza, e da lì cercare di trovare delle parole che suonano bene sulla musica, e che, ovviamente, abbiano un senso logico nell'insieme. Per me non è importante se le parole hanno un senso letterale o meno. Quello che conta è l'energia.

Cosa provi riguardo i testi che hai scritto per "No Wilderness Deep Enough"?

- Penso che siano alcuni dei miei migliori testi scritti fino ad oggi. Gli argomenti delle mie poesie sono stati trattati con serietà, e ciò ha donato ai miei testi la libertà di muoversi con lo spirito sonoro del disco. Sono come tanti pezzi di un collage, in cui ogni linea conduce a quella successiva seguendo un flusso, ma spesso i riferimenti reali possono anche essere esperienze, pensieri, oppure domande completamente diverse e incollate insieme. Ma dal momento che tutto dipende da come io vivo e interpreto la mia realtà, posso dire che funzionano bene.

Devi sapere che alcune delle tue canzoni sono sempre state parte della mia vita, delle mie esperienze vissute, quindi rappresentano una sorta di colonna sonora da circa 20 anni. I brani che hanno segnato la mia anima sono "We All Fall", "Twice Born", "Breathe", "To The Field", "My Work Is Done", "The Wild Hunt ", poi "A Grave Is A Grim Horse", "Clothes of Sand" (Nick Drake cover), "The Acre", "Gravity", "In Your Wings", "A Life Unto Itself", "A Language Of Blood", "Chasing Ghosts". Le tue sonorità mi ricordano tanti eventi positivi e negativi, momenti assolutamente indelebili. Molto spesso una canzone può essere un binario indispensabile a veicolare il dolore interiore o un canale per poter sentire e far emergere qualcosa di profondo, perciò immagino che per te debba essere una bellissima sensazione poter sfogare immediatamente le tue emozioni. Ti va di approfondire questo concetto?

- Raramente riesco a dare un significato alle mie canzoni. Ci sono momenti in cui mi ritrovo a riconoscere un determinato punto di partenza, altre volte i significati o i riferimenti non si rivelano per anni, e questo perché certe cose non sono ancora accadute. Ma devo anche dire che alcuni significati possono rimanere un mistero e manifestarsi solo attraverso un segnale emotivo. Diciamo che hanno una vita propria.

Nel mese scorso il tuo album di debutto "As The Crow Flies" ha festeggiato il ventesimio anniversario dalla sua pubblicazione (usciva il 23 maggio 2000). Che percezione hai oggi di quel lavoro?

- Sono fortunato ad essermi imbattuto in questa forma di espressione. L’intero processo di composizione e registrazione da solista è un caso fortuito. Ai tempi non sono partito con l’intenzione di scrivere un vero e proprio album solista. Devo dire che ho sempre avuto un'apparecchiatura utile per registrare la mia musica in casa. Ecco spiegato il motivo per cui tra il 1994 e il 1999 ho messo insieme un po’ di canzoni che non avevo utilizzato in nessun altro progetto, ed è stato un modo per dare luce alla mia voce interiore mentre lì fuori il mondo dormiva. Infatti, quei brani, calmi e riflessivi, sono stati composti in totale solitudine all’interno di una stanza e, soprattutto, durante le ore serali. Quel disco ha aperto le porte ad un nuovo percorso da esplorare.

Per molti anni sei stato in tournée con i Neurosis, e tutto questo succede ancora nel tuo presente. Ed è proprio a tal proposito che vorrei chiederti quali sensazioni provi oggi a girare il mondo con i tuoi compagni di band rispetto a quando eravate in giro trent'anni fa?

- Ora stiamo molto meglio e andiamo in tournée più comodamente, inoltre oggi ci sono tante persone che vengono ai nostri live. Nei primi periodi era una lotta, ma è stata comunque un'avventura indimenticabile. Non potevamo immaginare che un giorno la nostra musica strana e ostile sarebbe piaciuta così tanto.

Steve, perché sei diventato un musicista?

- I miei genitori ascoltavano tanta musica mentre iniziavo a crescere. Mio padre suonava la chitarra acustica e cantava canzoni folk, e aveva un gruppo al Liceo. Mia madre ascoltava il rock anni '70 e quello è stato il punto di accesso per la ricerca di musica più dura e pesante, fino a quando ho finalmente scoperto il punk rock. In quel momento ho capito che anch'io potevo iniziare ad esprimermi.

Che cos'è per te la passione e cosa significa avere passione?

- La passione è fare delle cose che non hanno un senso pratico perché sei spinto a farle, e quindi senti di doverle fare. Passione è anche quando capisci che stai lavorando duramente a qualcosa che ami e perciò non ti sembrerà mai un lavoro. In qualche modo è come essere posseduti da strane idee e, per questo motivo, bisogna sempre avere il coraggio per farle manifestare nel mondo.

Grazie per la tua gentilezza, Steve. Buona fortuna.

Contatti: 
stevevontill.bandcamp.com/album/no-wilderness-deep-enough 
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neurotrecordings.com 
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STEVE VON TILL line up:
Steve Von Till - Compositore


venerdì 29 maggio 2020

ATOMINE ELEKTRINE "The Antikythera Mechanism" - Winter Light




Se la sconvolgente immensità dello spazio potesse avere una colonna sonora, porterebbe la firma di ATOMINE ELEKTRINE, storico progetto del rinomato compositore svedese Peter Andersson, conosciuto e stimato per il suo seminale contributo a quei generi fortemente legati alle prerogative del "rumore": stiamo ovviamente parlando di Raison d'être e di tutto ciò che ruota intorno all'universo di questo straordinario musicista. Quel che però colpisce maggiormente di "The Antikythera Mechanism" è la maturità con cui è stata descritta ogni singola, preziosa particella presente nelle tracce in esso racchiuse. Peter ha sviluppato un trademark unico, una immediata riconoscibilità conquistata grazie ad una scrittura sempre vigorosa ed efficace, personale e incredibilmente attraente, complice una lunga esperienza negli sconfinati spazi ambientali che, inevitabilmente, gli ha permesso di presentare al suo pubblico nuove logiche e immagini cromatiche, spaziali, sonore, quindi di donare sostanze nutritive alle variegate sfaccettature della propria inesauribile fonte creativa. Oggi vi è una maggiore ariosità sulle parti dilatate, mentre i battiti elettronici cominciano ad insediarsi in spazi esplorativi più misteriosi. Si evidenzia un grande desiderio di aprire le porte ad uno stile più cosmico e a tratti rarefatto: sfumature che si riflettono in capitoli come "Metonic Spiral" e "Time Dislocated in the Mechanism". E' un viaggio tra passato e presente, eppure non mancano alcune novità utili per il prossimo futuro, ed è anche per questo motivo se la musica ideata da Atomine Elektrine non perde neanche minima parte della consueta carica emotiva e sensoriale. Affascina anche il concept incentrato sul meccanismo di Antikythera (sicuramente il più antico calcolatore meccanico conosciuto, datato tra il 150 e il 100 a.C.), ciò contribuisce a dare ulteriore spessore al disco in quetione. L'inedita personalità di Peter Andersson continuerà ad iniettare sensazioni sempre uniche nel suo genere, a prescindere se negli anni a venire si tornerà a parlare di sonorità dark ambient, elettroniche, industrial o drone. "The Antikythera Mechanism" ricorre a determinate peculiarità per sondare paesaggi sonori di raffinata bellezza e intensità. Bentornato Maestro.

Contatti: 
raison-detre.info
raisondetre.bandcamp.com/album/the-antikythera-mechanism
facebook.com/raisondetreofficial
 youtube.com/c/raisondetremusic

Songs:
Arcturus Alpha Boo, Metonic Spiral, The Exeligmos Pointer, Time Dislocated in the Mechanism, Epicylic Gearing, Fragment F


martedì 26 maggio 2020

AJNA "Oracular" - Cyclic Law




Dopo dodici anni di onorata carriera, Chris F (a.k.a. AJNA) offre al proprio pubblico un'altra fedele testimonianza dello straordinario livello raggiunto in fase compositiva. Quello che il compositore newyorkese crea con "Oracular" è uno scenario poco rassicurante, che scava nelle profondità del corpo fisico oscurato da una spontanea reazione di distacco da ciò che noi conosciamo come "spirito", quindi far riaffiorare quei sentimenti cupi e desolanti posti negli anfratti nelle mura interiori. Il modus operandi di Ajna è ossessionato dalle strutture del drone/dark ambient, questo succede fin dalle sue origini. E mi piace percepirne il senso di cupezza insito nella sua musica: una sorta di spostamento trascendentale, poco incline alla vita reale e inesorabilmente incompatibile con i limiti dell'esistenza carnale. Se vivi in certe zone d'ombra finirai per desiderare di diventare un tutt'uno con l'oscurità, non c'è modo di sottrarsi, non c'è assolutamente modo di sfuggire. E' assai sorprendente per me guardare da vicino l'andamento di questo artista e rendermi conto di provare la sensazione di osservare la mia caduta nell'abisso. C'è qualcosa di veramente raccapricciante nei suoi dischi: un'atmosfera che ti fa rabbrividire. Così la sola maniera per toccare con mano quanto da me espresso finora è entrare in contatto con la sua energia, rimanere immobili nel buio di una stanza e sentirla strisciare sulle carni tremanti; e allora si rivelerà alla vostra coscienza. Nell'estensione delle sonorità drone/dark ambient l'astrazione è importante, ma è ancora più significativo riuscire ad esprimerla compiutamente attraverso il denso linguaggio della creatività. "Oracular" acquista una rilevanza enorme, affinché avvertissimo quell'effetto a dir poco sconvolgente. Un'occasione davvero imperdibile per farsi rapire da uno dei più validi compositori del genere.

Contatti:
cycliclaw.bandcamp.com/album/oracular
ajna1.bandcamp.com
instagram.com/ajna_drone

Songs:
Metaterrestrial, The Unknown, Parallel Hypnosis, Astral Hybridization, Rising Above Physical Time (alternate version), Pneuma, Paralysis, Two Red Moons, Nightmare Sector, Infinitam Abyssum II


lunedì 25 maggio 2020

NEW RISEN THRONE - "IL DECIMO SIGILLO"






GABRIELE PANCI (A.K.A. NEW RISEN THRONE) PUO' CONSIDERARSI UN VETERANO. IL SUO E' UN LUNGO VIAGGIO SONORO, GRAZIE AL QUALE IL COMPOSITORE ROMANO E' RIUSCITO A MATURARE UNA CRESCITA COSTANTE E IMPLACABILE, RIMANENDO SALDAMENTE LEGATO ALLE PROPRIE RADICI DRONE/DARK AMBIENT/INDUSTRIAL. "LONELINESS OF HIDDEN STRUCTURES", ALBUM DEL 2011, AVEVA RAPPRESENTATO UN ULTERIORE SALTO QUALITATIVO RISPETTO AI PRECEDENTI OTTIMI LAVORI, MA E' CON L'ULTIMA IMPONENTE OPERA INTITOLATA "THE OUTSIDE" CHE LO STORICO ARTISTA IN QUESTIONE SVELA UN'IDENTITA' CAPACE DI SFUGGIRE A DETERMINATE REGOLE PER AFFACCIARSI SU NUOVI SCENARI, IN CUI I SUONI POSSONO AVERE UN RESPIRO PIU' AMPIO, SUGGESTIVO E OSCURO (NON ESILIATO NEL SENSO STRETTO DEL TERMINE). UNA SCRITTURA PRATICAMENTE PERFETTA, IMPREZIOSITA DA UN PESO COMPOSITIVO SORPRENDENTE NELLA FORMA ESPRESSIVA, QUALCOSA DI ESTREMAMENTE UNICO E BEN DEFINITO NEL SUO GENERE. SONO ONORATO DI AVER AVUTO L'OPPORTUNITA' DI PARLARE DI LUI ALL'INTERNO DI SON OF FLIES WEBZINE, E DI ESSERE RIUSCITO A COINVOLGERE LA SUA CREATIVITA' AL MIO PROGETTO PITTORICO "EROSION" NEL 2018. BENVENTUTI NELLA SCONFINATA DIMENSIONE DI NEW RISEN THRONE.

Ciao Gabriele. Benvenuto su Son of Flies webzine. La prima domanda è d’obbligo: cosa ti ha spinto a seguire questa corrente musicale? Tanti anni che sei presente e attivo nella scena musicale, ma mi piacerebbe che tu presentassi (in breve) la creatura New Risen Throne, soprattutto per chi non ti conosce bene.

- Ciao Christian, grazie per il tuo invito, è un ottimo lavoro quello che stai facendo con Son of Flies. New Risen Throne è un progetto drone/dark ambient/industrial nato nel 2000 sulla falsariga delle produzioni di etichette come Cyclic Law o Cold Meat Industry, per nominarne alcune. I primi lavori sono stati pubblicati tra il 2003 e il 2005 in cd-r da piccole etichette dal roster molto variegato, fino al 2007 quando, con l'ingresso alla Cyclic Law, le produzioni hanno iniziato ad essere di livello nettamente superiore. Mi sono avvicinato a questa corrente musicale partendo dal black metal, grazie al progetto dungeon synth di Håvard Ellefsen (Mortiis, ex bassista degli Emperor) che ha prodotto alcuni dei suoi primi lavori attraverso Cold Meat Industry. E' stata una scoperta molto importante visto che da quel momento ho iniziato ad esplorare non solo tra tutte le produzioni della CMI, ma anche tra quelle di etichette che parallelamente promuovevano sonorità dark ambient, industrial e in generale musica quasi esclusivamente elettronica che rientrasse nei “canoni” di quella corrente sonora.

Perché hai deciso di dare questo nome al tuo progetto?

- Come ti accennavo, ho scoperto questo genere di sonorità grazie al dungeon synth di Mortiis e i miei primissimi esperimenti (precedenti alla prima demo “Prophet”) sono stati sicuramente influenzati dal suo lavoro. Un “simbolo” che vedevo molto ben collegato al concetto di dungeon synth era il trono. Il “new risen” voleva far riferimento all'utilizzo di nuove tecnologie (almeno da parte mia che provenivo da musica più “classica”) per far rivivere atmosfere collegate al passato, al mondo più “tradizionale” del fantasy.

Quanti album hai pubblicato come New Risen Throne?

- In totale una decina di lavori pubblicati tra il 2002 e il 2020, tra demo, split e full length. Considero ovviamente album anche i primissimi cd-r, che nonostante la scarsa diffusione rappresentano comunque dei lavori importanti per l'evoluzione del progetto.

Dal tuo precedente album "Loneliness Of Hidden Structures" sono trascorsi nove anni, nel corso dei quali ti sei sicuramente messo in discussione rimanendo attivo nel tuo silenzio. Perché tanto tempo prima di pubblicare questo nuovo "The Outside"?

- Negli ultimi anni sono stato molto preso dal lavoro e ho avuto meno tempo per dedicarmi in modo soddisfacente al progetto. Per questo sono rimasto per un po' in standby dal lato produttivo ma continuando comunque a creare musica, fino a quando non sono arrivato a mettere insieme il materiale per “The Outside”, che ho poi ulteriormente lavorato e raffinato fino alla versione finale più recentemente. In realtà se fosse uscito prima, sarebbe stato povero delle collaborazioni e del knowhow acquisito negli ultimi 3 anni.

Pensi di esserti affidato alla tua forma-sonora più tradizionale oppure hai cercato di seguire altre strade per raggiungere qualcosa di più elaborato e complesso? "The Outside" si spinge ben oltre ciò che ci si poteva aspettare dal progetto New Risen Throne, ma senza nulla togliere ai tuoi bellissimi precedenti album.

- Penso che con il passare degli anni, la mia musica abbia subìto un'evoluzione sia nella forma stilistica sia nella “qualità” dei suoni. A differenza degli album precedenti, in cui c'era prevalenza di frequenze medio/basse ed era tutto esclusivamente “sintetizzato”, in “The Outside” ho cercato di spaziare molto anche tra le frequenze alte e ho usato strumenti più classici, come chitarra e percussioni. Dal lato stilistico, in ogni album la componente melodica diventa sempre più presente e importante, ma anche la presenza in alcuni brani di distorsione e parti ritmiche che lo avvicinano più al death industrial che al dark ambient. Nell'ultimo album questa evoluzione è sicuramente più evidente. Un lavoro molto importante e che ha dato un'ottima qualità al disco, è quello che ha fatto Frederic Arbour con il mastering. Per tutti i dischi che ho rilasciato con Cyclic Law, lui si è sempre occupato di questa parte fondamentale.

Il disco è infatti ben strutturato, diviso in due parti, se possiamo dire così: il primo CD racchiude il tuo nuovo materiale inedito, il secondo custodisce delle tracce più datate rivisitate da alcuni dei tuoi amici attivi nella medesima scena musicale. E' sicuramente un progetto ambizioso. Come mai questa scelta?

- L'idea del secondo cd con i remix è vecchia, la scelta degli artisti a cui proporre la partecipazione è più recente. Conoscevo già da tempo tutti quelli che hanno partecipato, ma ho avuto la possibilità di parlarne personalmente con alcuni di loro con i quali ho partecipato ad alcuni festival dark ambient negli ultimi anni. In generale è stato un piacere avere tutti loro nel primo album uscito dopo anni di “silenzio”, il loro contributo ha significato molto.

Secondo quali criteri hai scelto i compositori da coinvolgere per completare il secondo Bonus CD?

- Semplicemente apprezzo il loro lavoro e li stimo molto come persone. Con quelli che ho incontrato personalmente ho apprezzato sia il knowhow che ci siamo scambiati per la pura parte tecnica, sia le risate che ci siamo fatti tra una bevuta e l'altra.

Nell'ultimo album la tua poetica è sempre legata alla tua sfera personale oppure c'è dell'altro?

- A differenza degli album precedenti, “The Outside” è volutamente la colonna sonora di una fiction, influenzata molto da romanzi di fantascienza di Philip K. Dick (in particolare 'Deus Irae' o 'Le tre stimmate di Palmer Eldritch') e Arthur C. Clarke e che stò realizzando in Realtà Virtuale. Avevo in mente questa storia già da qualche tempo e ho provato a traslare in suoni gli scenari e gli avvenimenti che la caratterizzano. In generale la musica dark ambient si presta moltissimo ad essere accompagnata da un supporto visivo, molto più di altri generi secondo me, ma questo disco in particolare è stato pensato proprio per essere una vera e propria colonna sonora.

La tua musica, ma in generale quella drone/dark ambient/industrial, si sviluppa molto sui crescendo, sulle dinamiche, sulle vibrazioni oscure, sui cambi di atmosfera. Comporre questo tipo di musica non è come suonare una chitarra, un basso o una batteria, e penso sia molto più complesso sotto molti punti di vista. Mi sbaglio? Cosa dovrebbe accadere per trovare la giusta ispirazione?

- A differenza di un qualsiasi genere di musica più “classico”, un brano drone/dark ambient non ha una struttura che rispetta canoni standard e proprio per questo può sembrare, ad un orecchio non “allenato”, come qualcosa privo di senso o addirittura noioso. La bravura nel creare dark ambient, ma soprattutto drone, stà nel tirare fuori brani che a volte non hanno assolutamente nulla di melodico, solo suoni (nel puro senso della parola), rumori e voci talmente campionate da non sembrare più tali, ma che riescono comunque a colpire l'ascoltatore talmente nel profondo da ovviare alla carenza di quei canoni standard di cui ti parlavo prima.

"The Outside" sigilla un ciclo iniziato con "Whispers of the Approaching Wastefulness" nel 2007. Come mai hai deciso di suddividere il concept in quattro capitoli? Gli ultimi della tua discografia, tanto per intenderci.

- Mi piace molto leggere, ultimamente per via del lavoro lo faccio molto di meno rispetto al passato, ma nel tempo ho macinato libri su libri. La divisione in capitoli di un libro, o i diversi libri che formano un'opera, è la forma più logica per raccontare una storia, ed è proprio quello che mi è venuto più naturale da fare per la serie di dischi tra il 2007 fino ad oggi.

E’ stato difficile scegliere la tracklist di "The Outside"?

- No, non è stato difficile... ho solo ragionato un po' su come dividere la storia nelle sette “fasi” salienti che la compongono.

Sei stato tu a voler coinvolgere sia Rodolfo Protti della Old Europa Cafe che Frederic Arbour della Cyclic Law, oppure sono stati loro stessi a mettersi in contatto per far uscire questo tuo nuovo album? Due grandi persone per due etichette discografiche imponenti.

- Cyclic Law e Old Europa Cafe rappresentano la storia del genere musicale che suono, la loro collaborazione ha dato una spinta ulteriore al mio progetto e “The Outside” stà avendo un ottimo riscontro anche grazie alla loro promozione. Sono ormai diversi anni (13 per la precisione) che sono entrato tra i progetti della Cyclic Law e la considero ormai l'etichetta perfetta per quello voglio realizzare con New Risen Throne, è inoltre uno dei punti di riferimento del dark ambient / industrial e questa cosa ha dato notevole visibilità al mio progetto. Da un paio di anni sono entrato in contatto con Rodolfo Protti, ho suonato al suo Congresso Post Industriale (uno degli eventi più importanti del genere, tra quelli che si tengono in Italia) e abbiamo parlato di una possibile uscita di NRT per Old Europa Cafe. “The Outside” era quasi completo e ho proposto a Frederic e Rodolfo di produrlo in collaborazione con entrambe le etichette. Nonostante si muovano all'interno dello stesso genere musicale, queste due etichette sembrano avere audience differente. Questo probabilmente perchè Old Europa Cafe è più orientata all'industrial e power electronics mentre Cyclic Law si muove più nell'ambito del dark ambient “tradizionale”. “The Outside” per come la vedo io si trova al centro di queste due “correnti” e stà avendo un ottimo riscontro da entrambe le sponde.

Già negli anni ’90 ascoltavo musica drone/dark ambient/industrial, ai tempi ero un grandissimo fan delle uscite discografiche della label svedese Cold Meat Industry, però, devo dire che, rispetto al passato, l'approccio nei confronti di queste sonorità è un po' cambiato, non solo a livello di produzioni e tipologie di suoni, ma anche e soprattutto sul piano compositivo ed evolutivo. Ai tempi si utilizzavano strutture sonore meno complesse e molto più ripetitive. Sei d'accordo con la mia osservazione? Cosa ti piace delle vecchie produzioni del genere e cosa apprezzi maggiormente delle pubblicazioni più contemporanee?

- Hai centrato in pieno quella che è l'evoluzione della musica elettronica dagli albori fino ad oggi. E' un discorso valido per il dark ambient quanto per il resto della musica elettronica in generale. I primi esperimenti, proprio perchè esperimenti nel vero senso della parola, puntavano semplicemente alla diffusione di nuove sonorità, sconosciute e insolite per il periodo. L'evoluzione delle tecnologie e quindi degli “strumenti” usati per creare musica elettronica ha segnato ovviamente una maggiore elaborazione della musica. Pensa se un disco come “The Robots” dei Kraftwerk (del 1978!!!!) fosse uscito ora, sarebbe stato accolto come allora? AHAHAH

Visto che poco fa ho citato la label Cold Meat Industry, ne approfitto per chiederti come hai fatto ad entrare in contatto con il fondatore Roger Karmanik per pubblicare il tuo "Crossing The Withered Regions" nel 2009. Lui, per chi non lo sapesse, era anche la mente del progetto Brighter Death Now. In quel periodo penso sia stata una bella soddisfazione firmare per un’etichetta così importante impegnata a supportare artisti e progetti del calibro di Arcana, Raison d'être, Atrium Carceri, Sophia, Desiderii Marginis, Deutsch Nepal, MZ.412, In Slaughter Natives, Ordo Rosarius Equilibrio, etc… ancora oggi considerati dei veri e propri capisaldi di certe sonorità.

- Dopo il primo album prodotto con la Cyclic Law, il mio progetto ha iniziato ad aver una buona visibilità, tale da darmi la possibilità di puntare all'etichetta più importante in assoluto per la musica che produco. In quel periodo ero molto attivo sul fronte musicale e poco dopo che "Whispers of the Approaching Wastefulness" era uscito, stavo già lavorando al successivo. Ho inviato a Roger una demo con alcuni pezzi nuovi e poco tempo dopo mi ha risposto dicendomi di completare l'intero disco perchè era interessato a farmi uscire con Cold Meat Industry.

La scena musicale underground odierna è piena di gruppi e artisti, e non sempre si trovano delle release veramente interessanti. Bisogna saper cercare e approfondire per trovare il meglio nel mondo del digitale. Dove pensi sia il problema oggi?

- L'evoluzione esponenziale della rete e di tutte le piattaforme atte alla diffusione e alla promozione di musica o di arte in generale, ha purtroppo dato la possibilità a chiunque di diffondere il proprio lavoro. Negli ultimi anni il numero di etichette che producono musica è aumentato notevolmente e non sempre producono roba valida. Sembra che l'importante per alcuni sia semplicemente essere presenti nella scena, e non penso sia un buon principio per andare avanti.

Sei considerato uno dei massimi esponenti del circuito drone/dark ambient/industrial, e non si potrebbe dire il contrario. Che effetto ti fa?

- Sarei un coglione e un falso modesto se ti dicessi che questa cosa non mi dà soddisfazione. Penso semplicemente che il lavoro che sto facendo con New Risen Throne stà andando nella giusta direzione.

Sono a conoscenza che sei un appassionato di sonorità metal. Quali i generi che preferisci?

- Ascolto musica praticamente tutto il giorno mentre lavoro, il genere che ascolto prevalentemente è il black metal e sono sempre alla costante ricerca di nuovi gruppi e dischi da ascoltare (e sinceramante devo dire che tu e Son of Flies siete un pozzo senza fondo di nuove scoperte), ma contemporaneamente cerco sempre qualcosa che si allontani dal puro black metal con cui sono “cresciuto”. Mentre stò scrivendo ora, per esempio, stò ascoltando il nuovo di Oranssi Pazuzu e non riesco proprio a smettere di ascoltarlo, perchè pur essendo catalogato come black metal, sotto c'è una sperimentazione assurda che lo rende un vero e proprio gioiello. Un altro genere a cui sono legato particolarmente è l'Industrial che ho iniziato ad apprezzare da quando ho ascoltato i Godflesh per la prima volta.

Una curiosità: hai mai suonato in qualche band in passato?

- Sì, ho iniziato a suonare a 17 anni e ho suonato chitarra e basso in diversi gruppi che hanno spaziato tra rock, industrial, death, grind, black metal...

Dove sono i vantaggi di comporre musica in totale solitudine?

- Ce ne sono molti, quello che mi viene subito in mente è il poter creare musica quando voglio, in qualsiasi momento della giornata o stare mesi senza pensarci perchè non hai la giusta ispirazione per creare qualcosa di buono. Con questo però non voglio sminuire o buttare nel dimenticatoio tutti i giorni passati in sala prove con tutte le persone con cui ho creato musica per molti, molti anni.

Cosa ti spinge ad andare ancora avanti?

- La voglia e il piacere di sperimentare ancora, trasformare in suoni quello che ho nella testa. Ho ancora parecchio da “raccontare”.

Chi è oggi Gabriele Panci, come uomo?

- Un uomo che dedica tutto il suo tempo a Valeria, al lavoro e alla musica.

Grazie per l’intervista! Ma volevo anche ringraziarti pubblicamente per aver composto quella bellissima traccia inedita da me utilizzata nel mio video promozionale del 2018, quello dedicato al concept pittorico “Erosion”. Un grande onore per me vantare la nostra collaborazione. Buona fortuna Gabriele!

- Grazie a te, Christian. Ti rinnovo i complimenti per come stai portando avanti Son of Flies. Per quanto riguarda il tuo lavoro artistico con FLOODS.Art, trovo fortissime connessioni tra la musica che creo e i tuoi dipinti quindi è stato un piacere partecipare al video promozionale di “Erosion”. A presto!

Contatti:
cycliclaw.bandcamp.com/album/the-outside
oldeuropacafe.com/catalog/category/the-outside.html 
cycliclaw.com/releases/new-risen-throne-the-outside-2cd-133rd-cycle 
facebook.com/NewRisenThrone
 
NEW RISEN THRONE line up:
Gabriele Panci - Compositore

Recensione: 
NEW RISEN THRONE "The Outside" - 2020


domenica 24 maggio 2020

MALEVOLENT CREATION "Eternal" - Pavement Music




“Eternal” dei MALEVOLENT CREATION usciva nel maggio del 1995 via Pavement Music. In questo mese festeggia il 25° anniversario della sua pubblicazione. L'album venne prodotto dalla stessa band americana. Per ciò che concerne le incisioni delle voci, chitarre e basso, furono realizzate presso gli InnerFace Studio, le registrazioni della batteria e il successivo mixaggio nei Criteria Studio. I Nostri se ne vengono fuori con un lavoro spaccaossa che non tradisce le aspettative dei loro fan, nonostante i due importanti cambiamenti avvenuti nella line up: il batterista Dave Culross subentra ad Alex Marquez, mentre Jason Blachowicz, che nel precedente "Stillborn" (1993) era impegnato nel ruolo di bassista, qui prende la decisione di continuare come bassista/cantante, sostituendo il frontman Brett Hoffmann (R.I.P. 2018); quindi la formazione si presenta con quattro elementi e non più cinque. E' un disco che mette in evidenza dieci canzoni possenti, tecniche, ottimamente composte e arrangiate, capaci di confermare il valore di un gruppo dallo stile distintivo e dalla grande esperienza sul campo. C'è anche da dire che l'accoppiata Phil Fasciana/Jon Rubin produce alcuni dei riff più selvaggi e massacranti che il death metal statunitense abbia mai potuto partorire nella metà degli anni '90. "Eternal" ha un suono più maturo e ficcante rispetto ai tre dischi precedenti, perciò riesce ad elevare una maggiore qualità compositiva e trasmettere la profonda fede per tale "inarrestabile" genere musicale. La band non conosce cedimenti, e questo grazie anche all'ineccepibile prestazione del batterista Dave Culross (il drumming è molto più preciso e versatile di quello del suo predecessore, e su questo nessuno può obiettare). Un assalto frontale dall'inizio alla fine, non c'è altro da aggiungere su "Eternal". L'unico sbaglio, se così si può dire, fu quello di affidare il lavoro di promozione alla meno attenta Pavement Music, per una serie di tanti motivi già conosciuti. E' difficile non definirlo come un vero e proprio capolavoro! Pubblicazione: 23 maggio 1995



Formazione:
Jason Blachowicz - Basso, Voce
Phil Fasciana - Chitarra
Jon Rubin - Chitarra
Dave Culross - Batteria

Contatti: 
facebook.com/malevolentcreation
instagram.com/malevolentcreation_official




venerdì 22 maggio 2020

ULCERATE "Stare into Death and Be Still" - Debemur Morti Productions




Se è difficile definire non solo l'esperienza di ascoltare un album dei deathster neozelandesi ULCERATE ma persino la stessa natura di quello che si è potuto vivere, è proprio perché l'irrefrenabile magnificenza, in tutta la sua sconfinata indeterminatezza, si trova nel nucleo stesso della musica composta da questi talentuosi musicisti. I Nostri sono stati in grado, nel corso della loro lunga carriera iniziata nel lontano anno 2002, di mobilitare ogni aspetto della musica estrema più contemporanea nel tentare di esprimere questa inafferabile qualità compositiva. Pochi gruppi internazionali lavorano con gli elementi fondamentali quanto loro (soprattutto i canadesi Gorguts e i transalpini Deathspell Omega). La predisposizione per le strutture del suono forgiate nelle profondità dell'oscurità e per le visioni sconvolgenti che ne derivano, per i ritmi del linguaggio, per il potere intrinseco di certe sonorità, li rendono unici da questo punto di vista. E tuttavia, è l'insolita propensione ad analizzare minuziosamente la vita interiore e, ovviamente, quella esteriore, ad essere principalmente responsabile della totale originalità di quanto prodotto negli anni. Nel nuovo "Stare into Death and Be Still", i mondi si scontrano, i generi si intersecano con una maggiore raffinatezza melodica, ed è questo, più di ogni altra cosa, ad affascinare durante lo scorrere dei 58 minuti. L'espressione psicologica ma anche surrealista dei contenuti delle canzoni sta alla figurazione del doppio, ed è proprio sul piano esistenziale che va ricercato il significato dell'essenza indecifrabile degli Ulcerate. Il loro approccio al death metal tecnico non è solo estremamente complesso, ma aperto ai bruschi mutamenti di uno spazio in cui il tempo viaggia in senso antiorario, tra vita e morte, come a dire due estremità attratte l’una dell’altra che combaciano. Dunque, il trio con "Stare into Death and Be Still" realizza il suo capolavoro definitivo. A completare il quadro ci pensa il visionario artista Dehn Sora (Treha Sektori, Throane), colui che ha dato vita al geniale videoclip promozionale per la traccia "Dissolved Orders".

Contatti:
ulcerate.bandcamp.com/album/stare-into-death-and-be-still
facebook.com/Ulcerate
debemur-morti.com

Songs:
The Lifeless Advance, Exhale the Ash, Stare into Death and Be Still, There Is No Horizon, Inversion, Visceral Ends, Drawn into the Next Void, Dissolved Orders




martedì 19 maggio 2020

KATATONIA - "IL TEMPO NON ASPETTA NESSUNO"






E' UNA SORTA DI RESURREZIONE QUELLA DEGLI STORICI E SEMINALI KATATONIA, QUASI TERAPEUTICA PER TANTI FAN DELLA LORO MUSICA, COSTRETTI A RIMANERE NEL DUBBIO DURANTE IL LORO PERIODO DI PAUSA INIZIATO ALLA FINE DEL 2017. EPPURE I NOSTRI SONO STATI IN GRADO DI TROVARE NUOVA LINFA VITALE PER TORNARE A SORPRENDERE, COINVOLGERE ED EMOZIONARE. PERCHE' SPESSO STARE LONTANI DALLE LUCI DEI RIFLETTORI NON PUO' CHE FAR BENE. IL CANTANTE JONAS RENKSE E' SEMPRE GENTILE E DI POCHE PAROLE, E CON L'UMILTA' CHE LO CONTRADDISTINGUE, RIESCE SEMPRE A TOCCARE IL CUORE DEI SUOI INTERLOCUTORI. SONO MOLTO ONORATO DEL FATTO DI AVER AVUTO LA POSSIBILITA' DI PARLARE CON LUI DEL NUOVO ALBUM "CITY BURIALS".

Ciao Jonas, ben ritrovato. Prima di tutto, vorrei congratularmi con te per il vostro nuovo bellissimo album "City Burials", un ulteriore passo in avanti per i Katatonia. A proposito della tua evoluzione artistica, pensi che la pausa con la band ti abbia aiutato a maturare altre importanti scelte come cantante e cantautore?

- La differenza più grande è stata quella di non dover pensare a una scadenza. La nostra è una progressione naturale.

"City Burials" è il riflesso nella vostra straordinaria crescita artistica e, a tal proposito, vorrei sapere se questo lavoro si può considerare come la perfetta continuazione del precedente "The Fall of Hearts", oppure deve essere visto come un passaggio in qualche modo rilevante per la musica dei Katatonia? Qual è il tuo punto di vista?

- È una continuazione di "The Fall of Hearts", ma non segue esattamente le stesse linee guida. Ogni album è qualcosa di nuovo, un universo a sé stante. Penso che sia davvero importante sfidare costantemente se stessi con ogni nuova release.

Il disco scorre magnificamente come un vero e proprio film drammatico e, a un certo punto della storia, troviamo una fantastica composizione simile a una ballata, "Vanishers", una canzone un po' diversa dalle altre e capace di evocare una sensazione malinconica in un'atmosfera grigia e sospesa. Ti andrebbe di parlare della sua particolarità?

- E' un brano basato sull'elettronica, al quale abbiamo aggiunto un altro livello di "umanità" invitando la cantante Anni Bernhard. Credo davvero che il risultato raggiunto sia ottimo. È una canzone molto malinconica.

Il lato oscuro della natura umana è un argomento che ha sempre attirato la tua attenzione. E per questo album hai tratto ispirazione da altri temi?

- In realtà, no. Non mi sono mai allontanato troppo dagli argomenti che ho sempre trattato. Faccio il possibile per mantenerli vivi. Ho solo aggiunto dei sottili dettagli e nuovi scenari nell'oscurità della vita quotidiana.

Molti ascoltatori affermano di sentirsi commossi dalla vostra musica e, naturalmente, vengono anche attratti dal fatto che i Katatonia non sono solo una band metal, ma un'entità molto più profonda ed emotiva. Sei felice di questo?

- Ovviamente sono felice di questo. Non mi interessa molto l'etichetta "metal". Facciamo quello che sentiamo essere giusto per noi, ma anche ciò che si adatta meglio al nostro universo, senza pensare al genere. Noi vogliamo continuare a toccare il cuore di tanta gente, indipendentemente dalle “etichette” musicali.

La vita attuale è piena di incertezze, specialmente in periodi come questo, in cui molte cose rimangono al di fuori del nostro controllo e, dunque, la paura e il dubbio possono farci "sentire" impotenti sulla direzione del nostro futuro. Cosa possiamo imparare dalla crisi causata dal coronavirus?

- Spero (e penso) che tutti possiamo imparare la lezione di non dare tutto per scontato. Cercare di essere un po' più modesti su questo mondo, soprattutto nei nostri giorni e in questa difficile era.

Cosa c'è nelle profondità dell'animo di Jonas Renkse?

- Non lo so, onestamente. Sono solo una persona che ama fare musica. In questo momento siamo tutti "prigionieri" di una strana situazione e anch'io sto cercando di affrontare il presente come chiunque altro. Spero di tornare al più presto “on the road” per rappresentare “City Burials”!

Jonas, vorrei ringraziarti di cuore per questa intervista, per me è un onore ricevere queste tue risposte. Grazie per la vostra splendida musica!

- Grazie a te per l'interesse!

Contatti:
katatonia.com
facebook.com/katatonia
instagram.com/katatoniaband

KATATONIA line up:
Jonas Renkse - Voce
Anders Nyström - Chitarra
Roger Öjersson - Chitarra
Niklas Sandin - Basso
Daniel Moilanen - Batteria

Recensione: 
KATATONIA "City Burials" - 2020