lunedì 28 settembre 2020

SKELETAL REMAINS - "SANGUE E DISTRUZIONE"








I CALIFORNIANI SKELETAL REMAINS PROSEGUONO FIN DAI PRIMI ANNI DI CARRIERA CON UNA FORMULA COMPOSITIVA VOTATA AL DEATH METAL DEGLI ANNI '90, COME TESTIMONIANO, D'ALTRA PARTE, TUTTE LE PECULIARITA' CHE HANNO CONTRASSEGNATO LA RICERCA MUSICALE DELLA BAND CAPITANATA DAL CANTANTE/CHITARRISTA CHRIS MONROY. A DUE ANNI DI DISTANZA DA "DEVOURING MORTALITY", ALBUM CHE HA CONSACRATO LE OTTIME QUALITA' COMPOSITIVE DEI NOSTRI, LA BAND CALIFORNIANA SI RIPRESENTA AL PROPRIO PUBBLICO IN FORMA SMAGLIANTE. IL CHITARRISTA MIKE DE LA O E IL SUCCITATO CHRIS MONROY, HANNO ILLUSTRATO I TRATTI ESSENZIALI DEL NUOVO IMPRESSIONANTE "THE ENTOMBMENT OF CHAOS".

Ciao ragazzi, come ve la passate in questo periodo?

Mike De La O: Tutto bene, grazie per averlo chiesto! Le nostre famiglie e i nostri amici sono sani e salvi, ed è questa, in fondo, la cosa più importante. Spero che tutto vada bene per te.

Il materiale racchiuso in "The Entombment of Chaos" è chiaramente un ritorno a una forma più "classica" del death metal, come si è potuto sentire nei vostri tre precedenti album. E’ stata una scelta precisa oppure il processo di scrittura si è sviluppato in modo naturale senza alcuna intenzione di suonare in un certo “stile”?

Mike De La O: Direi che è stato un flusso naturale. Ovviamente, noi sappiamo quello che vogliamo ottenere con gli Skeletal Remains, ma penso che la mia entrata nella band abbia sicuramente portato un valore aggiunto all’ottimo lavoro già svolto da Chris, poiché lui è stato il principale e unico autore delle canzoni racchiuse nel precedente “Devouring Mortality”. Chris aveva già scritto tre canzoni e mezzo tra il ciclo di tournée di “Devouring Mortality”, prima che io rientrassi nel gruppo. Quando sono tornato nella band avevo quasi pronta una mia canzone (“Torturous Ways to Obliteration”), e in un secondo momento quel brano venne provato con gli altri componenti. Insieme a Chris iniziammo a rielaborare il pezzo “Tombs Of Chaos”, e solo successivamente riuscimmo a completare la mia traccia succitata. Da quel momento in poi la musica e le idee per il resto dell'album iniziarono a circolare senza intoppi.

Come si svolge il processo creativo/compositivo all’interno degli Skeletal Remains? Le strutture vocali vengono elaborate dopo aver completato le canzoni, oppure la musica è spesso guidata da alcune idee riguardanti le liriche?

Mike De La O: Il nostro processo di scrittura è piuttosto semplice. Se la musica ci risulta particolarmente efficace e orecchiabile, teniamo conto della sua validità ahah. Se non la canticchiamo mentre siamo lontani dallo studio o se non sentiamo il bisogno di ascoltarla ripetutamente, allora vuol dire che il risultato non può funzionare. I testi normalmente vengono scritti dopo aver completato le canzoni, anche se a volte mentre stiamo scrivendo la musica inizio ad immaginare degli schemi vocali.

Potete dare una breve descrizione della vostra attrezzatura e delle preferenze di accordatura?

Mike De La O: Per tutte le nostre canzoni suonate con la 6 corde ci sintonizziamo su C# Standard. L'attrezzatura che uso è una chitarra ESP E-II Arrow con un ponte Floyd Rose e pickups EMG 81-85. Stesso discorso per le canzoni suonate con la 7 corde, vengono sintonizzate su G# Standard. Io utilizzo una Ibanez Prestige RG2027XL con Lo-Pro Edge Tremolo Bridge e pickups DiMarzio D Activator 7, insieme a una chitarra Ibanez Prestige RGD3127 con Lo-Pro Edge Bridge e pickups Imperium 7 firmati Dave Davidson. Riguardo l'amplificazione, utilizzo una testata ENGL Fireball 100 e una Krank Red Rev 4x12 caricata con altoparlanti Eminence Legend V12 premium. Per quanto riguarda i pedali, uso Dunable Eidolon, MXR Phase 100 & Flanger e Morley Steve Vai Bad Horsie 2. Chris usa le chitarre Schecter Cygnus a 6 e 7 corde, mentre la sua testata è una ENGL Powerball II abbinata a una ENGL 4x12. Per quanto riguarda i pedali, lui utilizza la mia stessa attrezzatura con l'eccezione del Tech 21 Boost D.L.A. V2.

"The Entombment of Chaos" è un disco davvero intenso e devo dire che tanti passaggi mi ricordano il vecchio materiale dei Morbid Angel. Cosa ne pensate a riguardo?

Mike De La O: Cazzo, lo prenderò come un complimento ahah. Siamo grandi fan dei groove melodici e dei riff frenetici come quelli che si possono trovare nei brani del secondo periodo con Dave Vincent e la prima Era con Steve Tucker, quindi posso dire che quello stile si è sicuramente infiltrato nella nostra musica. Devo anche ammettere che Erik Rutan degli Hate Eternal è il mio Dio per quanto riguarda la chitarra, quindi gran parte del mio stile nei riff è il frutto dell'idolatria per quel massiccio figlio di puttana haha.

L'album ha toni molto densi ma anche riconoscibili e chiari. Siete pienamente soddisfatti del risultato finale? Inoltre, posso anche ammettere che questo è uno dei migliori album di sempre realizzati dal guru Dan Swanö.

Chris Monroy: Volevamo che fosse un album più crudo e divorante, ma con un approccio moderno e chiaro.

Vorrei sapere com'è nata l'idea dell'artwork? Siete stati coinvolti nel processo di creazione? L'artista Dan Seagrave è una figura storica ben nota nel circuito del death metal.

Chris Monroy: Sì, abbiamo inviato a Seagrave alcune idee e siamo andati avanti e indietro valutando alcuni suoi schizzi.

Quali sono i temi affrontati in queste nuove canzoni?

Mike De La O: Tocchiamo i soliti temi sanguinari e gore tipici del Death Metal, insieme ad alcune tematiche sci-fi, quelle sulle lotte personali e sugli eventi storici e mondiali. I testi che preferisco sono quelli basati su eventi storici e mondiali, proprio perché non c'è niente di più spaventoso e brutale della realtà odierna. Molte cose brutte sono successe e continuano ad accadere in tutto il mondo. L'umanità è fottuta.

Parlateci del video per il brano "Congregation of Flesh". Cosa ha portato alla decisione di coinvolgere Dylan Carlson degli Earth, e quando vi siete incontrati per la prima volta?

Chris Monroy: Il nostro regista ha raccomandato Dylan Carlson degli Earth. Sono venuto a conoscenza che lui è un amico di un suo amico, e si è reso subito disponibile per le riprese. Dylan ha fatto un lavoro incredibile ed è una persona davvero fantastica.

Come siete entrati in contatto con la Century Media Records? Com'è stata finora questa esperienza?

Chris Monroy: Siamo in contatto con la Century Media da un po' di tempo, fin dall'uscita del nostro primo album. All'epoca si parlava di un'eventuale collaborazione, ma eravamo già sotto contratto con un'altra etichetta. Lavorare per “Devouring Mortality” è stata la nostra prima esperienza con loro, e devo ammettere che ci hanno trattato molto bene.

Che cosa avrà in serbo il destino per gli Skeletal Remains? Soprattutto ora che stiamo per entrare nell'inverno del 2020.

Mike De La O: Un bel po’ di niente haha. Abbiamo alcune cose in live streaming, ma a parte questo, tutto è stato cancellato o posticipato a causa del "Rona" (Rona è un’abbreviazione del termine Coronavirus. NdR/). Incrociamo le dita per il prossimo anno! Abbiamo prenotato quasi tutto il 2021, quindi non vediamo l'ora.

Qualche parola per salutare i fan italiani? Grazie per il vostro tempo!

Mike De La O: Grazie per tutto l'amore e il supporto che ci avete dimostrato nel corso degli anni! Non vediamo l'ora di tornare in viaggio dalle vostre parti e festeggiare con tutti voi headbangers! Cheers ya sick fucks!

Contatti: 
instagram.com/skeletalremainsofficial 

SKELETAL REMAINS line up:
Chris Monroy - Chitarra, Voce
Mike De La O - Chitarra
Noah Young - Basso
Pierce Williams - Batteria

Recensione: 
 





venerdì 25 settembre 2020

NAPALM DEATH "Throes Of Joy In The Jaws Of Defeatism" - Century Media





Ci sono delle volte in cui, in una band, le parole e il contenuto dei testi possono risultare più potenti e rumorosi della musica stessa ed avere un effetto altrettanto dirompente. Se poi, nel caso degli storici NAPALM DEATH, testi e suoni sono, in egual misura, violente scariche di adrenalina, tutto si trasforma in puro godimento. Questi colossi del panorama estremo accompagnano l'uragano sonoro di "Throes Of Joy In The Jaws Of Defeatism" a liriche che, ruotano ancora una volta attorno alle problematiche che soffocano l'attuale condizione umana. Il puzzle musicale del sedicesimo album si impone con un songwriting altamente dinamico e corrosivo, frutto della maestria di grandi musicisti. Invece che racchiudersi nell'onnipresente miscela di grindcore-death metal, i Napalm Death hanno nuovamente contaminato alcuni dei brani con incursioni industrial, noise, post-punk, andando a comporre il disco più complesso, ambizioso e carico di arrangiamenti della loro lunga discografia. I repentini cambi di tempo rendono la musica sempre sorprendente, ma ciò che veramente mi impressiona è il lavoro svolto dal cantante Mark "Barney" Greenway, mai così personale ed eclettico, organico e vitale, camaleontico ed espressivo. Tutto ciò poggia su suggestive atmosfere ed esplorazioni visionarie, capaci di rivitalizzare i registri per garantire un'esperienza d'ascolto unica. Dopo quasi quarant'anni di carriera, l'irrefrenabile band di Birmingham non smette di mettere a disposizione le sue conoscenze per sensibilizzare l'ascoltatore su ciò che di reale sta accadendo dentro e intorno a noi. Fondamentali.

Contatti: 
instagram.com/theofficialnapalmdeath 

Songs:
Fuck The Factoid, Backlash Just Because, That Curse Of Being In Thrall, Contagion, Joie De Ne Pas Vivre, Invigorating Clutch, Zero Gravitas Chamber, Fluxing Of The Muscle, Amoral, Throes Of Joy In the Jaws Of Defeatism, Acting In Gouged Faith, A Bellyful Of Salt And Spleen






martedì 22 settembre 2020

VENOMOUS CONCEPT "Politics Versus the Erection" - Season of Mist





Le tredici canzoni di "Politics Versus the Erection" rispondono alla perfezione alle esigenze dei loro creatori, e qui stiamo parlando di nomi illustri della storica scena grindcore: 2/4 dei Napalm Death (Shane Embury, Danny Herrera), John Cooke (Corrupt Moral Altar, spesso in veste di turnista con gli stessi Napalm Death), Kevin Sharp (ex-Brutal Truth). Questa volta non è più della partita il leggendario bassista Dan Lilker. Lo stile ormai consolidato non ha subito cambiamenti: una raffica di sonorità veloci, incendiarie, provocatorie, sempre pronte a mettere in risalto la volontà demolitrice dei VENOMOUS CONCEPT, giunti ormai al quarto album dopo aver trascorso diciassette anni come band votata alla violenza incondizionata, ma senza perdere quell'ironia pungente che sta alla base della loro attitudine stradaiola. Tutto è urgente, serrato e conciso, perciò i toni rimangono abrasivi, coesi, incalzanti. E' un'altra buona prova a colpi di punk, hardcore, grind, una centrifuga nevrotica concentrata sul messaggio da trasmettere. Tuttavia, gli elementi grind più feroci vengono inseriti quando non se ne può fare a meno ("Mantis Toboggan"), poiché questo è fondamentalmente un di disco carico di hardcore teso e incazzato che per esplodere ha bisogno solo di un palco e di un pubblico pronto a combattere fino all'ultima goccia di sudore. I brani arrivano in pieno volto come una pioggia di proiettili impazziti. E non mancano le influenze industrial (quelle assorbite dai primi Swans), come testimonia la titletrack posizionata in fondo alla tracklist. Al giorno d'oggi, è davvero entusiasmente ascoltare un lavoro hardcore/punk di alto livello, sicuramente un privilegio da non sottovalutare. I Venomous Concept hanno ampiamente superato ogni aspettativa sfoderando una prestazione convincente e carica di energia. Lunga vita ai veterani.

Contatti: 
 
Songs:
Simian Flu, Hole In The Ground, Eliminate, Lemonade, Colossal Failure, Promise, Septic Mind, Dementia Degeneration, Carrion, Broken Teeth, Shadows, Mantis Toboggan, Politics Versus The Erection

venerdì 18 settembre 2020

NECROT "Mortal" - Tankcrimes





Gli italoamericani NECROT appartengono a quella categoria di band che fin dall'inizio sono state in prima linea per tenere alta la bandiera del death metal vecchio stampo. Ora, a tre anni di distanza da "Blood Offerings", il trio offre un'altra prova inoppugnabile messa in commercio dalla Tankcrimes. Proprio come le precedenti uscite discografiche, anche il nuovo album "Mortal" si espande in modo inesorabile e per lo più credibile, grazie al suo radicamento nel passato, così da mettere a nudo ritmiche tese che adottano atmosfere putride e pungenti. L'intero lavoro picchia costantemente sulla spina dorsale dimostrando cosa significhi suonare con disinvoltura ad alti livelli qualitativi, pur restando fermamente granitico e ancorato al trademark sonoro degli anni '80/inizi '90. Un elemento trainante attribuito a ogni pubblicazione dei Necrot è l'impianto percussivo tendenzialmente 'controllato' che riesce a dare la giusta spinta al songwriting. Certo, questo è il death metal puro e crudo di un periodo indimenticabile, e la timbrica mordace del bassista/cantante Luca Indrio è certamente forte, efficace da aggiungere consistenza alle canzoni. Oltre a quanto già detto, si deve tenere in considerazione la viscosità degli schemi delle note, sicuramente di fondamentale importanza al fine di soddisfare le esigenze dei fan del genere. Questa band attiva a Oakland è molto più versatile di quanto si possa pensare, quindi non dovete preoccuparvi di niente durante la fruizione. "Mortal" offre a noi tutti la possibilità di ascoltare attentamente le potenzialità compositive dei Necrot, ed è proprio per tale motivo che i Nostri rimangono una delle realtà musicali più rispettate dell'intera scena estrema.

Contatti: 
 
Songs:
Your Hell, Dying Life, Stench of Decay, Asleep Forever, Sinister Will, Malevolent Intentions, Mortal

giovedì 17 settembre 2020

SKELETAL REMAINS "The Entombment of Chaos" - Century Media Records





Come può sopravvivere una band death metal in un mercato già saturo (senza l'offerta di una proposta innovativa)? La parola su cui porre attenzione è "differenziazione". Quando ci troviamo in un settore estremamente underground, dove innovare è difficile o l'innovazione non è facilmente replicabile, cercare di perdurare nel tempo non è una semplice opzione ma una possibilità che non puoi ignorare, soprattutto se vuoi mantenere vivo l'interesse di un grande appassionato di musica. In un determinato circuito devi mostrare le tue intenzioni. Si tratta quindi di trovare gruppi interessanti che riescono a sfruttare le opportunità date da etichette discografiche di un certo spessore. Senza andare troppo per le lunghe, ci sono due elementi che possono distinguere e fare la differenza in un mercato saturo. Il primo è legato alla validità del prodotto, che deve avere caratteristiche migliori di altri. Il secondo, ma non meno importante, consiste nel saper comunicare in modo convincente certe scelte che ti distinguono da chi naviga nelle stesse acque. Questo è un punto importante se si parla di musicisti professionisti più che di mestieranti. Comunicare efficacemente significa essere consapevoli delle proprie potenzialità. I californiani SKELETAL REMAINS decidono di fare il passo successivo: tenere fede al death metal statunitene degli anni '90 per colpire nel segno con aggiornata efficacia. I brani racchiusi nel quarto album "The Entombment of Chaos" (escludendo "Stench of Paradise Burning", cover dei Disincarnate), influenzati soprattutto dall'ascolto di una formazione seminale come i Morbid Angel, si muovono con sicurezza in territori già conosciuti, eppure la sapienza con cui vengono incastrate le varie idee e la precisione chirurgica nell'esecuzione ha dell'incredibile. Si resta meravigliati di quanto sia facile arrivare alla fine dei quarantotto minuti: nessun calo di tensione, nessuna concessione alla banalità. Anche gli assoli vengo usati con abbondante fantasia per ottenere il massimo effetto. In sintesi un disco onesto e potentissimo, valorizzato da suoni a dir poco imponenti mixati e masterizzati ad arte dal guru svedese Dan Swanö negli Unisound Studio. Gli Skeletal Remains meritano la giusta attenzione a livello internazionale. L'artwork di copertina è stato realizzato dal rinomato artista britannico Dan Seagrave.

Contatti: 
instagram.com/skeletalremainsofficial 

Songs:
Cosmic Chasm (Intro), Illusive Divinity, Congregation of Flesh, Synthetic Impulse, Tombs of Chaos, Enshrined in Agony 01:55 (instrumental), Dissectasy, Torturous Ways to Obliteration, Eternal Hatred, Unfurling the Casket, Stench of Paradise Burning (Disincarnate cover)






lunedì 14 settembre 2020

INCANTATION "Sect of Vile Divinities" - Relapse Records





Gli INCANTATION rappresentano l'essenza oscura del death metal underground, una band unica e riconoscibile, capace di dare vita ad un vero e proprio sottogenere a sé stante, non a caso, oggi, a distanza di trent'anni dalla loro primissima uscita discografica sono diventati una formazione di culto nell'ambito del metal estremo. Inoltre, suonare ovunque e realizzare (quasi) sempre dischi di una certa qualità non è da tutti. L'instancabile John McEntee e soci irrompono nuovamente sul mercato per mostrare alla scena chi comanda, con quello che è indiscutibilmente un album di alta caratura nella sua interezza. Gli Incantation puntano tutto sulla coerenza e sull'atmosfera, ma dentro questi nuovi brani c'è molto di più rispetto al precedente "Profane Nexus" (2017), dimostrando che il loro marchio di fabbrica non va ad impattare sulla maturità raggiunta grazie all'esperienza, e mettendo in evidenza una sintonia immediata e profonda tra i quattro musicisti coinvolti nella scrittura. Canzoni come l'opener "Ritual Impurity (Seven of the Sky Is One)", "Entrails of the Hag Queen", "Chant of Formless Dread", "Black Fathom’s Fire", "Fury’s Manifesto" conservano la pesantezza e l'approccio dominante del combo statunitense, continuando poi con la suggestiva "Guardians from the Primeval", l'inquietante "Shadow-Blade Masters of Tempest and Maelstrom" con tutte le sue ampie sfumature striscianti, "Siege Hive" caratterizzata da un finale opprimente. I riff veloci suonano dannatamente malvagi e anche le canzoni più doomeggianti ("Propitiation", "Ignis Fatuus", "Scribes of the Stygian", "Unborn Ambrosia") non lasciano di certo indifferenti, probabilmente perché vanno a calcare vibrazioni più epiche piuttosto che tortuose o soffocanti. "Sect of Vile Divinities" batte con la stessa malignità che ha iniziato a pompare tre decadi fa, eppure l'ispirazione dei veterani Incantation sembra aver subito un certo affinamento. Rispetto totale!

Contatti: 
instagram.com/incantation_official 

Songs:
Ritual Impurity (Seven of the Sky Is One), Propitiation, Entrails of the Hag Queen, Guardians from the Primeval, Black Fathom’s Fire, Ignis Fatuus, Chant of Formless Dread, Shadow-Blade Masters of Tempest and Maelstrom, Scribes of the Stygian, Unborn Ambrosia, Fury’s Manifesto, Siege Hive


venerdì 11 settembre 2020

CANCERFAUST "Let The Earth Tremble" - Godz Ov War Productions





I polacchi CANCERFAUST non si risparmiano nel progettare un lavoro carico di cattiveria inaudita. Nel debutto, "Let The Earth Tremble", il quintetto proveniente da Poznań si trova a cavallo del confine tra il death metal americano e quello europeo, presentando dieci brani distribuiti uniformemente durante i suoi trentacinque minuti di durata e, di conseguenza, privi di momenti troppo ripetitivi o meno ficcanti. Il disco in questione è pieno di riff panciuti e schiaccianti, adatti per un headbanging animalesco, quindi lasciatemi dire: non credo che ci sia uno scopo nella musica dei Cancerfaust, ma solo il desiderio indomabile di spaccare ossa per mandare al tappeto ogni singolo ascoltatore. Tutto sembra fluire senza cedimenti; gli strumenti sono sempre perfettamente sincronizzati, perciò, niente sembra fuori posto. I Nostri non sono particolarmente innovativi e le loro influenze rimangono piuttosto evidenti, le chitarre mostruosamente pesanti ed elastiche si snodano senza cali di tensione, stesso discorso vale per il tempestoso incedere del cantato gutturale e della frenetica e affiatata sezione ritmica. "Let The Earth Tremble" è sferzante, maniacale nella sua narrazione tradizionalista, adatto a chiunque abbia un estremo bisogno di concretezza e garanzia. Le peculiarità insite tra le note non si alterano con il passare dei minuti. Ed è forse questo il tratto distintivo dell'operato dei Cancerfaust, l'entusiasmo di chi certe sonorità le conosce come le proprie tasche: vi troverete di fronte ad una compagine tanto attaccata alla tradizione del genere e nel contempo evocativa e spesso autenticamente convincente. Ottimo inizio.

Contatti: 
 
Songs:
Ad Hominem, Let the Earth Tremble, Into the Void, Blood for gods, To the Pyre, Let Them Fall, Only Hatred Remains, The Curse, There Is Nothing, Ad Mortem


mercoledì 9 settembre 2020

VADER "Solitude In Madness" - Nuclear Blast Records


 I leggendari VADER, capitanati dallo storico mastermind Piotr "Peter" Wiwczarek (chitarra, voce), sono un gruppo imprescindibile della scena death metal europea con oltre 35 anni di carriera alle spalle. Il quartetto polacco ha ulteriormente rafforzato il proprio status grazie ad una lineup ormai solida e, soprattutto, al sedicesimo full-length "Solitude In Madness" pubblicato dalla prestigiosa etichetta tedesca Nuclear Blast Records. A prescindere dal loro inconfondibile trademark, le tracce presenti in questo lavoro suonano più dirette e viscerali, avvalendosi tra l'altro di una produzione idonea ed azzeccata che esalta tanto il lavoro delle chitarre quanto quello sempre fresco e incisivo della voce, non che batteria e basso siano da meno. Ciò che nelle precedenti uscite discografiche era già solido come l'acciaio è stato ora rivitalizzato e trasformato in una poderosa macchina da guerra come mai accaduto prima, in grado di velocizzare al massimo l'azione della brutalità. Un livello di intensità decisamente superiore per creare un nuovo vortice di atmosfere deflagranti, al fine di allargare il raggio d'azione in uno spettro di qualità e ispirazione sorprendente. Ed è la pura verità. Qualsiasi fan del death metal deve assolutamente acquistare e consumare "Solitude In Madness": un disco di notevole caratura, energico e coinvolgente, che si candida a diventare una delle migliori pubblicazioni dell'anno.

Contatti: 
instagram.com/vader_band_official

Songs:
Shock and Awe, Into Oblivion, Despair, Incineration of the Gods, Sanctification Denied, And Satan Wept, Emptiness, Final Declaration, Dancing in the Slaughterhouse (Acid Drinkers cover), Stigma of Divinity, Bones


giovedì 20 agosto 2020

STEVE VON TILL "No Wilderness Deep Enough" - Neurot Recordings




"No Wilderness Deep Enough" mette in scena la complessità dell’agire umano, mostrando come il flusso dell'esistenza si fonda inevitabilmente con le esperienze di vita, impossibili da decifrare, diventando così un fluido riflesso di ciò che siamo dentro. STEVE VON TILL dei Neurosis accompagna l'ascoltatore in questo viaggio allucinatorio che scuote e colpisce per intensità e potenza espressiva: è un’opera imponente e profondamente umana, lontana dagli standard delle sue passate produzioni, capace di mostrare ogni dramma nella sua forma più reale senza cedere all’ausilio di sentimenti frustranti, ma preferendo flirtare con la tensione psicologica nascosta dietro alle fuorvianti ragioni di ciò che vediamo o che vogliamo vedere "a modo nostro", specchio di quel lato dell’umanità fragile e declinante, e per tali motivi non interpretabile letteralmente. Il senso di perdizione viene alimentato dall'ampiezza dei suoni amplificati dalle progressioni di malinconici accordi di pianoforte, ulteriormente impreziositi da altri strumenti musicali di una bellezza e purezza inconfondibile (mellotron, violoncello, corno francese), nondimeno le delicate componenti elettroniche d'avanguardia. La brillante creatività di Steve Von Till si muove lenta, pacata, pragmatica tra le note, dando il giusto tempo e spazio vitale alle emozioni. "No Wilderness Deep Enough" risulta, alla fine, un disco profondo, eterogeneo, dove la densità stratificata dei contenuti è compressa all’interno di una forma sonora che valorizza e potenzia le strutture dei sei brani e la rappresentazione della loro superficie, tanto da renderlo un vero e proprio capolavoro nell'attuale circuito musicale internazionale. Non priviamoci della possibilità di amare e di farci amare, solo in questo modo il destino potrebbe continuare a guardare nei nostri occhi disillusi.

Registrato e mixato da Randall Dunn, masterizzato da Bob Weston.

Contatti: 

Songs:
Dreams of Trees, The Old Straight Track, Indifferent Eyes, Trail the Silent Hours, Shadows on the Run, Wild Iron






giovedì 13 agosto 2020

PRIMITIVE MAN "Immersion" - Relapse Records




Allucinazioni, visioni disturbanti, spasmi incontrollabili, chaos... La vita trova sempre delle possibilità per immergersi in una dimesione di catastrofica negatività, terribile sofferenza ed enorme disagio. Gli americani PRIMITIVE MAN sono tornati per ricordare l'altissimo prezzo pagato in termini di malessere e disturbo mentale nel mondo attuale. "Immersion" assume le sembianze di un'entità malefica che trae la propria linfa da migliaia di organismi deformi e insidiosi, e cresce insieme alla materia putrescente e maleodorante in cui è insita. Membra contorte, dunque, pupille dilatate e mandibole lussate, tutto dannatamente reale, concreto, materiale, tangibile. Il senso di disperazione trasmesso dalle sei composizioni oltrepassa qualsiasi impianto stereo, come pure il dubbio se ciò che è descritto nel disco sia davvero manifestazione del pericoloso dramma sociale o solo un profondo malessere mentale sfociato in una vocazione assolutamente tragica. In mezzo a tale oscillazione di toni e registri malati, persi in questo universo di annichilimento riusciamo ancora a provare orrore, agitazione, paura? La verità più perturbante dell'io è che nessuno è mai stato in grado di portare la dose minima di beneficio a favore della sua esistenza. Il male siamo noi stessi, ecco perché finiamo con l’accontentarci del nostro autocompiacimento distruttivo. I Primitive Man sono i veri custodi di un tormento collettivo senza eguali nell'attuale scenario contemporaneo. Il dolore chiede continuamente una risposta, la risposta è nei sei brani di "Immersion".

Contatti: 
instagram.com/primitivemandoom

Songs:
The Lifer, Entity, Menacing, ∞, Foul, Consumption






mercoledì 12 agosto 2020

PYRE "Chained to Ossuaries" - Memento Mori




Seguendo le regole della vecchia scuola, i deathster russi PYRE confezionano un secondo full-length caratterizzato da suoni tanto familiari quanto ben calibrati, un nuovo lavoro che arriva a distanza di sei anni dal precedente debutto "Human Hecatomb". Il terzetto originario di San Pietroburgo riporta a galla lo stretto legame con quella corrente estrema che ha fatto la storia del death metal svedese dei Nineties, e qui, più di ogni altro, si potrebbe chiamare in causa un'eccellenza come i Dismember: tanta immediatezza nei riff, nell'aggressivita e nelle melodie, nel groove a livello di sezione ritmica, ma anche nelle urticanti e possenti parti vocali. Una cosa che distingue i Pyre da molti altri gruppi del genere attivi nella scena underground è un'impressionate conoscenza della materia, unita a capacità e gusto per gli arrangiamenti, a tal punto da rendere la proposta della band del tutto convincente. Ogni cosa su "Chained to Ossuaries" trasuda gran classe, dalla scrittura fino al sound massiccio. E anche se il risultato finale sa di già sentito (affermazione scontata ma doverosa, ndR), non impedisce di apprezzare il valore intrinseco delle loro composizioni implacabili. Se questo disco fosse stato pubblicato agli inizi degli anni '90 avrebbe lasciato un segno indelebile alla sua uscita. "Chained to Ossuaries" è un'opera da acquistare a scatola chiusa: si tratta di continuare ad investire sulla qualità. Ottima prova.

Contatti: 
facebook.com/pyredeathmetal/ 

Songs:
Exordium, Impaler The Redeemer, Wreath Of Crucifix, Across The Shores Of Emerald Fractals, Ornaments Of Bones, Chained To Ossuaries, Crown Of Death, Disgraced And Dethroned, Antae to the Nothingness, Death's Dawn Call




sabato 1 agosto 2020

DEPRAVER "Martyrs to an Absent Savior" - Autoproduzione



I DEPRAVER non tradiranno le aspettative dei numerosissimi fan del thrash/death metal: un sound fuligginoso e rumoroso quello racchiuso nell'EP "Martyrs to an Absent Savior" (è la terza pubblicazione in otto anni di attività nella scena underground californiana). Il controllo sugli strumenti e sulla composizione è ormai totale, al punto che, i Nostri tirano dritto senza guardarsi intorno e senza curarsi di mode passeggere, regole di mercato o altro. E questo è, senza ombra di dubbio, il loro punto di forza: musica dura sputata in faccia all'ascoltatore. La maturazione artistica dei Depraver si tocca con mano in ogni singola traccia, infatti la band americana è stata capace di dare una forma specifica a quei riff che con ostinazione propone sin dalla prima uscita "A Crippling Crush" del 2012. "Martyrs to an Absent Savior" prosegue sulla via dell'old school, omaggiando principalmente demo editi nei primi anni '90, quando tale genere non era ancora diventato quel fenomeno alla portata di molti. Una prova possente e genuina che posiziona questi musicisti esattamente dove meritano di essere: tra le più valide realtà thrash/death metal attualmente in circolazione.

Contatti:
depraver.bandcamp.com/album/martyrs-to-an-absent-savior

Songs:
Martyrs to an Absent Savior, Witches Mass Reign, Into Demonic Wombs, Seething with Blood and Gore


lunedì 27 luglio 2020

BASTARD PRIEST "Vengeance​.​.​.​ Of The Damned" - Electric Assault Records | Chaos Records




I BASTARD PRIEST sono tornati attivi dopo un lungo periodo di pausa (il precedente album "Ghouls of the Endless Night" risale al 2011). In questo nuovo EP del duo scandinavo troviamo tutti gli elementi che hanno fatto la fortuna del death metal di stampo svedese, chiamando in causa gruppi storici quali Nihilist, Entombed, Grotesque, Merciless, Grave, Dismember. Le quattro composizioni si basano sempre su livelli di aggressività e melodia ben definiti, al contrario di tanti altri loro colleghi che tendono a dare spazio ad un maggiore apporto di tecnicismi, spesso esasperanti e fini a se stessi. Ma d'altronde, stiamo parlando dell'inconfondibile corrente estrema dello Swedish Death Metal, appunto. Il cantato è criptico e slabbrato come nella migliore tradizione, perciò potente e dai toni abrasivi, che fa sembrare tutto dannatamente old-oriented. E' proprio l'urgenza il comune denominatore di "Vengeance​.​.​. Of The Damned​", ricco di riff stordenti, ritmiche impetuose, un groove killer e una produzione travolgente, ovviamente ben riconoscibili. Quindi, è naturale trovare in ogni passaggio delle similitudini con alcune pietre miliari del passato. Qui ogni cosa è talmente tirata da far mancare il fiato. Non serve aggiungere altro. Birra in mano e volume!

Contatti:
electricassaultrecords.bandcamp.com/album/vengeance-of-the-damned
chaos-records.bandcamp.com/album/vengeance-of-the-damned
facebook.com/bastardpriestsweden
instagram.com/bastardpriestsweden

Songs:
Eyes Of The Possessed, March Into Obliteration, Vengeance Of The Damned, Into The Endless Dark


giovedì 23 luglio 2020

CRO-MAGS - "SUL CAMPO DI BATTAGLIA"






UN GRANDISSIMO ONORE PER ME AVER AVUTO LA POSSIBILITA' DI INTERVISTARE IL LEGGENDARIO HARLEY FLANAGAN DEGLI STORICI CRO-MAGS. E SAPPIAMO CHE, IL MUSICISTA, NATO A NEW YORK NEL 1967, NON E' UN PERSONAGGIO DA PRENDERE ALLA LEGGERA. QUI SI PARLA DI STORIA, LA STORIA DELL'HARDCORE. QUESTO E' CIO' CHE E' EMERSO DA UNA BREVE MA CONCISA CHIACCHIERATA.

Ciao Harley. Sono molto lieto e onorato di ricevere le tue risposte, lo apprezzo molto. Voglio congratularmi con te per il vostro nuovo album, una vera bomba!

Prima di tutto una domanda d'obbligo: ripensando al tuo passato, cosa ti ha spinto a dedicarti alla musica hardcore? Quali erano i tuoi pensieri e le tue ambizioni negli anni '80?

- Sono stato parte della prima generazione dell’hardcore, quindi, della creazione del movimento, questo mi ha permesso di dedicarmi a ciò in cui credevo, ne ero completamente coinvolto. In quegli anni i miei pensieri erano cupi e non avevo ambizioni; ho visto un mondo fatto di caos, violenza e povertà, non avevo molte speranze.

Cosa è cambiato rispetto al passato? Ovviamente, non mi riferisco solo ai cambiamenti avvenuti nel circuito della musica internazionale. Sto parlando di attitudine, songwriting, concerti, pubblico ecc... Puoi dare la tua opinione?

- Non è cambiato molto per me, ma non posso parlare per gli altri. Suono musica perché è quello che amo fare. Sento di essere migliorato, il mio gusto musicale si è ampliato e continua a stare al passo coi tempi. Inoltre, oggi girano soldi a differenza del passato.

È passato troppo tempo dal vostro ultimo album in studio, vent’anni per essere più precisi. Tornare sulle scene è un evento significativo e importante! Come ti senti al riguardo?

- Sono molto felice. È stato difficile arrivare fin qui.

Vi siete sentiti sotto pressione durante il processo di creazione di "In the Beginning"?

- Nessuna pressione, faccio quello che voglio e mi diverto.

Qual è l’idea dietro un titolo come "In the Beginning"? Che tipo di messaggio stai cercando di trasmettere con il contenuto lirico dell’album?

- E’ una riflessione sul passato e sul mio presente, dove sono ora, un modo per far trasparire ciò che ho imparato nella mia vita. I testi parlano da soli, bisogna solo leggere.

Sei legato a qualche forma di idealismo? Credi ancora nell'etica del DIY?

- Non me ne frega molto di qualsiasi "Idealismo" - l'ho visto andare e venire - le persone sono molto idealiste fino a quando non hanno una reale responsabilità. Per quanto riguarda il Do It Yourself, è ancora così che faccio le cose, in totale indipendenza.

Il tempo ti ha cambiato?

- Se non cambi rimani un idiota. La vita mi ha cambiato. La mia vita ora è migliore di quanto non sia mai stata.

Grazie per la tua gentilezza.

- Ti auguro il meglio. Harley.

Contatti:
realcromags.com
facebook.com/realcromags

Recensione:
CRO-MAGS "In The Beginning" - 2020




mercoledì 15 luglio 2020

RITES OF DAATH "Doom Spirit Emanation" - Godz ov War Productions




L'oscurità maniacale è consacrata da "Doom Spirit Emanation", l'album di debutto dei RITES OF DAATH, un'opera percussiva che trascina con la sua raccapricciante veemenza, con i suoi numerosi richiami al death metal catacombale dei primi anni '90, come le atmosfere abissali che ne derivano. Il sound generato da questi musicisti polacchi fa piazza pulita di qualsiasi modernismo e si incentra su un linguaggio abissale, perciò greve e vertiginoso. La rabbia esecutiva è spesso tenuta sotto controllo da poderosi rallentamenti che, con la loro forza trainante, non intaccano l'intensità del lavoro ma ne mantengono inalterata la tensione, coinvolgendo anche gli ascoltatori più navigati fino agli ultimi minuti della tracklist. La sensazione di orrore che si respira nella prima parte del disco lascia presto spazio a un’atmosfera resa claustrofobica e opprimente dalle buone scelte stilistiche dei Rites of Daath, che ci portano a percepire tutta la sofferenza racchiusa nelle tracce, senza lesinare dal punto di vista concettuale. Il focus rimane sempre sull'intensità, capace di portare in auge un sadico gioco al massacro. Il clima di crescente tensione e di angosciante follia ci ricongiunge con le spietate pulsioni del death metal vecchia scuola. Se vi piacciono i lavori di Incantation e Necros Christos potete andare sul sicuro.

Contatti:
ritesofdaath.bandcamp.com/album/doom-spirit-emanation
facebook.com/ritesofdaath

Songs:
Doom Spirit Emanation, The Accursing Tongues, Shrines Of Seclusion, Primeval Depths Of Chaos, The Chasm, Mercurian Blood


martedì 7 luglio 2020

OCKULTIST "Festering Wounds" - Sludgelord Records




Con "Festering Wounds" gli svedesi OCKULTIST mettono a segno, per Sludgelord Records, un altro duro colpo a tre anni di distanza dal precedente debutto "Present Day Neglect". La band proveniente da Stoccolma si impone definitivamente con uno sludge/doom corrotto e pesantissimo, caratterizzato da una componente mortifera assai elevata. Al di là delle tante similitudini con altre entità già conosciute nella scena come Primitive Man e Fister, il lavoro degli scandinavi riesce a mantenersi sempre su dei livelli più che buoni. L’atmosfera malsana che circonda ogni brano fa di "Festering Wounds" uno dei migliori album di genere pubblicati quest'anno, seppur sempre ambientato in un contesto underground. Tutto, si potrebbe dire, è stato curato nei minimi dettagli e penso proprio che ciò sia evidente: il gruppo non lascia nulla al caso, dalla composizione fino all’esecuzione. In questi casi, sono l'esperienza e la passione per certe sonorità a fare la differenza. Gli Ockultist puntano al sodo, optando per un approccio oppressivo, aiutati, tra l'altro, da riff ben assemblati e una compattezza di fondo capace di dare forma a un suono tanto arcigno e potente, quanto angoscioso e asfissiante. Una valida realtà sotto ogni punto di vista.

Contatti: 
ockultist.bandcamp.com/album/festering-wounds
facebook.com/ockultist
instagram.com/ockultist

Songs:
Vermin, Abysmal, Lividity, Ropes/Necks, Left For Ted


venerdì 3 luglio 2020

LIFETAKER "Night Intruder" - Black Omega Recordings




Il debutto "Thanatos" del 2018 lasciava già intravedere le potenzialità dei LIFETAKER, ma in soli due anni questi musicisti tedeschi sono stati in grado di raggiungere livelli qualitativi di tutto rispetto, così travolgenti da soddisfare le mie aspettative. Quella della formazione di Dortmund è una miscela violentissima a base di sonorità multiformi e dall'impatto frontale, dunque non si corre il rischio di confondere una canzone con un'altra, poichè l'impianto sonoro non è mai prevedibile o lineare: le 14 tracce ci vomitano addosso tonnellate di hardcore, post hardcore, grind, post metal, sludge, noisecore. A questo punto è giusto precisare un aspetto importante, ovvero che i Lifetaker non aderisco alla corrente dei soliti mestieranti, tutt'altro. "Night Intruder" è traumatizzante nei suoi continui cambi di ritmo e proprio il fatto di non perdersi in banalità risulta un'arma affilata, dannatamente letale. La scrittura appare così magistralmente architettata tra passato e presente, soprattutto grazie ad una produzione penetrante e valorizzante; perfettamente levigata, compatta, dinamica, ma anche assai disturbante. In definitiva l'intero full-length è davvero un'ottima release, che potrà interessare i fan dei generi succitati. Da non perdere.

Contatti: 
lifetaker.bandcamp.com/album/night-intruder
facebook.com/LifetakerPRZR
instagram.com/lifetaker_wrath

Songs:
Pestkult, Colony, Catacomb Winds, Cold War, Loverope, Liturgy, First Woe, Wound Man, Solipsist, Grabendolch, Carcosa, Tombless, Glorify The Blade, Stigmata




martedì 30 giugno 2020

DIABOLIC OATH "Profane Death Exodus" - Sentient Ruin | Craneo Negro




Gli americani DIABOLIC OATH completano la loro prima opera di morte intitolata "Profane Death Exodus" già anticipata dai due demo autoprodotti confezionati tra il 2018 e il 2019, questo significa, in campo musicale, bruciare le tappe. L'alchimia che regna tra le peculiarità più estreme e gli improvvisi rallentamenti schiaccianti, fa assumere al disco il ruolo di vero e proprio demiurgo oscuro, infallibile nella "malefica" dimensione abitata dai tre supplizianti dell'Oregon. Ogni traccia riflette una particolare sfumatura dal più ampio concetto di tenebra, oscillando tra le tonalità cupe del dramma rivelatore e quelle tormentate dell'ultraterreno. Death/black metal oltraggioso, funesto, annichilente e a volte anche difficile da tenere sotto controllo, ma proprio per questo capace di allontanarsi dal consueto rimando ai soliti musicisti di genere; sebbene non posso nemmeno negare di aver pensato fin dal principio agli australiani Bestial Warlust. L'intero album procede inesorabile: blasfemo e irriverente, per poco più di trenta minuti, ci ricorda come il cosiddetto war metal non sia solo brutalità, ma devozione assoluta verso quello che molti considerano uno stile di vita. E' anche vero che l'irremovibilità nel circuito death/black metal è spesso considerata controproducente, ma se questi generi hanno ancora un presente, il merito è di gruppi risoluti come i Diabolic Oath, fermamente convinti nel seguire un sentiero sicuro e già ampiamente battuto. Il compimento di un delirio ritmico!

Contatti: 
diabolicoath.bandcamp.com/album/profane-death-exodus
facebook.com/Diabolic-Oath
instagram.com/diabolicoath

Songs:
Towards Exalted Coronation, Immaculate Conjuration of Infernal Recrudescence, Morbid Ekstasis, Emundationem Flammae, Apocryphal Manifestations, Opening the Gates to Blasphemic Domination, Chalice of Conquering Blood


lunedì 29 giugno 2020

PARASIT "Samhällets Paria" - Phobia Records




Il d-beat/crust non ha certo bisogno di presentazioni, anzi, di questo genere, stilisticamente parlando, si sa tutto (o quasi). Non a caso, qualunque cosa esca dalla scena underground più contemporanea non sarà mai peggio di ciò che già si sa: gli svedesi PARASIT vanno a ribadire con fermezza le regole di certe sonorità riuscendo così ad esprimere le proprie potenzialità (nella lineup sono coinvolti membri di Uncurbed, Asocial, Interment, Fleshrevels). I Nostri raccolgono gli elementi grezzi che hanno caratterizzato il sound delle vecchie glorie degli anni '80/'90 per creare un'unica minacciosa esplosione di adrenalina; incendiaria e fottutamente risonante. "Samhällets Paria" è un disco "killer" che, in maniera ossessiva, gronda passione, sudore, e ritmiche sostenute. Per i sostenitori di tale corrente sonora, il lavoro in questione sarà l'ennesima release incontaminata da ascoltare ad alto volume, ma per il sottoscritto si rivela un'esperienza che va a sfondare il condotto uditivo per avviare il ricongiungimento con coloro che sono stati mossi dagli ideali dei tempi ormai andati. E come di consueto, la rabbia percussiva non è mai abbastanza per questi veterani provenienti da Avesta. È gratificante sapere che lo spirito senza compromessi dei Parasit è ancora vivo e vegeto. Per farla breve, nessuna inversione se prevale la vera attitudine. Prendere o lasciare.

Contatti: 
parasit.bandcamp.com/album/samh-llets-paria-2020
facebook.com/parasit666

Songs:
Folkhemmets Trygga Vrå, Fiende Och Frälsare, Ni Fick Inte Plats, Ett Pissigt Liv, Bron Är Sprängd, Lånad Tid - Lånat Liv, Kontrollerad Av Överheten, Pappa Tar Fanan, Övertidsdöd, Samhällets Paria, Hörbarhet Nolla, Blod Putsar Glorian, Det Är Eran Skit, Glimten Av Döden, Drängar Bor Inte I slott, Kugghjulen Maler


venerdì 26 giugno 2020

CRO-MAGS "In The Beginning" - Arising Empire




Il guerriero Harley Flanagan ha vinto la sua battaglia per riappropriarsi del nome della band che lo ha reso celebre: i CRO-MAGS. E la notizia non lascia indifferenti. "In The Beginning" riassume la vita di un musicista duro e puro, che rende giustizia all'attitudine selvaggia della scena hardcore newyorkese degli anni '80, e tutto questo in soli 38 minuti di musica diretta, aggressiva e fottutamente "in your face" (tipica espressione utilizzata da gran parte dei fan del genere). Un assalto frontale di hardcore metallizzato con 13 colpi che si susseguono rapidamente uno dopo l'altro come in una feroce scazzottata, l'occasione di ricominciare dalle proprie origini, quasi a volerne suggellare la continuità stilistica. "In The Beginning" è un disco energico, muscoloso e spinto al massimo, perfettamente in linea con il sound del gruppo. Sembra proprio che i Cro-Mags siano ancora più ignoranti di quanto si poteva ascoltare nel lontano passato, ma ciò è solo un modo di identificare, appunto, la materia trattata dai Nostri. La timbrica corposa di Harley è sempre minacciosa e cazzuta in ogni passaggio, facendo muovere testa e piedi incessantemente, esplodendo una contagiosa e irrefrenabile rabbia viscerale, già a partire dalla ferina opener "Don't Give In". Il brano che non ti aspetti è la strumentale "Between Wars", posizionata nella parte finale della tracklist, comunque sufficientemente flessibile da concedere un po' di respiro durante l'ascolto. "In The Beginning" è vincente nella sua interezza, lasciando trasparire una solidità disarmante. Passano gli anni, cambia tutto, eppure la perseveranza di Harley Flanagan rimane invariata. E' arrivato il momento di dare fuoco ai vostri nemici.

Contatti: 
realcromags.com
facebook.com/realcromags
instagram.com/realcromags 

Songs:
Don't Give In, Drag You Under, No One's Victim, From the Grave, No One's Coming, PTSD, The Final Test, One Bad Decision, Two Hours, Don't Talk About It, Between Wars, No Turning Back, There Was a Time




martedì 23 giugno 2020

TESA "CONTROL" - My Proud Mountain




Già con la precedente opera "GHOST" la band lettone aveva dimostrato di saper costruire atmosfere di pericolo imminente, attenta ai dettagli e alle geometrie degli spazi sonori. Con il nuovo "CONTROL", quarto album della loro discografia, conferma la predisposizione alle sonorità post-metal strumentali, intrise di inquietudini rumoristiche e di un'energia che scava lunghe gallerie sottopelle. L'intero full-length è infatti condotto facendo leva su una tensione fisica e psicologica, che ha un forte impatto a livello narrativo e spiazza in più di un'occasione: alcuni momenti regalano inarrestabili brividi lungo la colonna vertebrale. I TESA si rivelano una macchina ben oliata capace di produrre visioni disturbanti utili per sostenere il peso di un flusso ipnotico che tende al nero. La vera forza di "CONTROL" è dunque non nell'originalità ma nella potente resa stilistica (la pressione sonora giusto per intenderci). Un incedere schiacciante, quasi gelido nel suo taglio noise/industrial. Lo spettro degli svedesi Cult of Luna, pur aleggiando costantemente sui sei brani, non è una presenza che penalizza la buona prestazione del trio, e lo si percepisce durante lo scorrere dei minuti. Viene mantenuta un'atmosfera catramosa, intessuta da un sapiente uso degli effetti e delle dissonanze chitarristiche. Ovviamente bisogna essere pronti a un ascolto non proprio facile, eppure accettato questo assunto la soddisfazione finale è davvero alta.

Contatti: 
tesa.bandcamp.com/album/c-o-n-t-r-o-l
facebook.com/bandtesa
myproudmountain.com

Songs:
Control 1, Control 2, Control 3, Control 4, Control 5, Control 6




lunedì 22 giugno 2020

ULCERATE - "L'ORRORE DELLA PERDITA"






CHE I NEOZELANDESI ULCERATE SIANO DA SEMPRE UNA DELLE MIGLIORI BAND INTERNAZIONALI NEL CIRCUITO DELLA MUSICA ESTREMA E' PRATICAMENTE UN DATO DI FATTO. IL NUOVO "STARE INTO DEATH AND BE STILL", SESTO FULL-LENGTH IN 18 ANNI DI CARRIERA, GIUNGE A CONFERMARE LE IMPRESSIONANTI QUALITA' COMPOSITIVE DI QUESTI TRE TALENTUOSI MUSICISTI PROVENIENTI DAL SUD-OVEST DELL'OCEANO PACIFICO. HO CONTATTATO IL BATTERISTA JAMIE SAINT MERAT PER PARLARE DEL LORO PRESENTE.

Ciao Jamie, è un piacere risentirti. Il nuovo album "Stare into Death and Be Still" è ancora più suggestivo del precedente "Shrines of Paralysis" (2016). Da dove nasce l'esigenza di rendere più evocativa la vostra proposta musicale? E’ stata una scelta voluta oppure la conseguenza di un processo spontaneo?

- Sapevamo fin dall'inizio che sarebbe stato un disco molto diverso. Siamo arrivati a quota sei full-length e devo dire che abbiamo investito molte delle nostre energie per dare più vigore all'approccio adottato negli ultimi quattro lavori, quindi ci riteniamo soddisfatti dei risultati raggiunti dal 2011 fino ad oggi. Siamo molto orgogliosi del nostro lavoro fatto in passato ma non possiamo temporeggiare. Volevamo ottenere un sound più melodico, e questo ha immediatamente attivato un canale per intraprendere una direzione più introspettiva, sia concettualmente che musicalmente allo stesso tempo. Il fatto di aver ampliato il songwriting ci ha permesso di allargare i nostri confini, ovviamente i testi e le idee hanno seguito la stessa traiettoria.

Qual era la vostra idea iniziale riguardo "Stare into Death and Be Still"? Pensate di aver raggiunto il vostro obiettivo?

- Stranamente, siamo riusciti a superare le nostre aspettative iniziali, infatti è la prima volta in cui abbiamo avuto questa sensazione dopo aver completato un album. Penso che il motivo dipenda dal fatto che siamo stati in grado di spostare tante sfaccettature del nostro suono e della nostra direzione sonora, e tutto ciò ha contribuito a rivitalizzare la grande passione per questa band e ad aprire altre porte per quello che potremmo raggiungere in futuro. La mia precedente risposta allude un po’ a questo: sapevamo che con il nuovo album dovevamo sfidare quasi tutti i nostri istinti e le nostre intuizioni visive per evitare il ristagno creativo, non solo per ciò che riguarda l'uscita di un lavoro che potesse risultare potenzialmente "uguale" per i fan del gruppo, ma soprattutto per portare "Stare into Death and Be Still" in un più stretto allineamento con il modo in cui percepiamo la musica in questo momento della nostra vita. Per quanto mi riguarda, la migliore musica è sempre un'espressione delle persone che la creano, perciò deve essere onesta. Gli Ulcerate non sono un'entità che punta ai numeri (a differenza di alcuni...), pertanto quello che viene espresso musicalmente deve essere vero al 100%. La nostra intenzione iniziale era quella di aggiornare e revisionare quasi ogni aspetto del gruppo (fin dai piccoli dettagli): ottenere una maggiore enfasi nel riffing, portare in primo piano delle linee di basso capaci di guidare il ritmo, mettere in scena degli arrangiamenti di batteria indispensabili per sorreggere i riff e le canzoni nel loro insieme in modo da dare più vigore alla potenza caotica del suono, aggiungere maggiore spessore su degli arrangiamenti vocali più mirati, puntare su un'accordatura più dettagliata, architettare delle sezioni down-tempo più suggestive... e questa lista potrebbe continuare. Siamo riusciti a girare il punto focale dei testi verso l'interno, visto che le liriche si sono sempre basate sull’osservazione con una narrazione in terza persona. Ogni singola regolazione ci ha permesso di avere un impatto molto profondo sull'impronta sonora del nuovo album.

E' difficile far crescere il suono di una band senza tradirne le principali peculiarità?

- Vogliamo evitare la stagnazione creativa menzionata in precedenza. Questa band coinvolge le nostre vite da ormai molti anni, quindi dissolversi lentamente in un oceano di mediocrità è l’ultima delle nostre intenzioni, e non sto parlando di come gli altri percepiscono la nostra musica, ma sto facendo riferimento alla grande energia e ai sentimenti ottenuti durante la fase compositiva. Un qualsiasi risultato noioso potrebbe buttare via 20 anni di fottuto duro lavoro. La nostra mentalità è sempre la stessa: dare il massimo (spesso a scapito della vita quotidiana) o smettere. Non esiste un'area grigia quando si tocca questo argomento.

Avete trovato delle difficoltà dal punto di vista compositivo?

- Le prime due tracce del disco sono state abbastanza impegnative proprio perché in quel periodo stavamo cercando i nostri equilibri in questa nuova direzione. Fin dall'inizio avevamo un'idea su come il lavoro avrebbe dovuto manifestarsi, ma devo ammettere che i primi mesi di tentativi non stavano soddisfacendo quella nostra visione. Comunque si poteva lavorare con calma. Inoltre, un sacco di materiale è stato scartato. Quando abbiamo completato la struttura della terza canzone (la traccia con il titolo del disco) ci siamo resi conto di aver ottenuto una formula estremamente avvincente e fottutamente adrenalinica.

Puoi spiegare il significato del titolo dell'album? Mi piacerebbe sapere qualcosa a proposito di questa frase e su come si è sviluppata nella vostra mente.

- Il titolo dell'album e il tema generale di gran parte dei brani vanno ad esplorare l'orrore della lenta e passiva accettazione della morte, prendendo come riferimento le persone che ci sono vicine. Noi tre abbiamo vissuto queste brutte esperienze negli ultimi anni e le ondate di dolore e frustrazione sono state estremamente potenti. L'energia della morte non ha eguali. L'orrore della perdita è qualcosa su cui siamo totalmente impreparati.

Pensi che suonare la tua musica sia un'esperienza catartica e purificatrice?

- Assolutamente. Anche provare le nostre canzoni ha un effetto enormemente meditativo e catartico, una purificazione di tossine mentali e fisiche. Quindi mettiti in una stanza buia a 100 dB con persone con cui fai musica da decenni, ognuna con 10.000 ore di prove alle spalle, e puoi facilmente entrare in un ampio spazio in cui il tempo cessa di esistere. E, naturalmente, anche i nostri live hanno la capacità di amplificare questa esperienza per almeno dieci volte.

Cosa ci puoi dire dell'incredibile video di "Dissolved Orders" e sull’idea che sta alla base del concept visivo? Il risultato finale è estremamente potente. Anch'io sono in contatto con l’artista francese Dehn Sora, ed è lui che ha realizzato il bellissimo artwork visibile sul sito ufficiale di Son of Flies webzine.

- Da anni stavamo pensando alla realizzazione di un video per un brano della band, ma non avendo mai avuto a disposizione il giusto budget, l’idea non si è mai concretizzata. Essendo un fan del lavoro grafico di Dehn Sora, quando ho avuto la possibilità di vedere il suo video per la canzone "A Paradigm of Beauty" degli Schammasch, ho capito che poteva realizzarsi un'opportunità. La stima reciproca ha dato il via alla nostra collaborazione. Inizialmente ci siamo confrontati sullo stile, sull’estetica e sui vari significati, poi, successivamente, è stato importante trasmettere a Dehn tutti i punti di riferimento necessari per ottenere il giusto impatto cinematografico, in modo da riuscire a far emergere la sensazione che desideravo. Fin da subito abbiamo capito di avere gusti estremamente simili, perciò il lavoro è stato completato senza sforzi. Il tema generale del video è più o meno un'interpretazione del concept cui ho fatto cenno in precedenza: un'osservazione passiva sull'energia della morte, il senso di impotenza e tristezza davanti ad essa, qualcosa che va oltre ogni comprensione.

Chi è stata la tua più grande fonte di ispirazione come musicista? Qual è stato il primo album death metal che hai comprato e che ha avuto un'enorme influenza su di te?

- Non riesco ad individuare una singola fonte d’ispirazione. Noi tre abbiamo trovato la nostra ispirazione in diverse correnti musicali che non necessariamente "viaggiano" insieme, alcuni suoni sono legati rigorosamente alla tecnica, altri ad un profondo livello filosofico, altri ancora all’aspetto della performance. Il primo album death metal che ho preso è stato (se ricordo bene) "Back from the Dead" degli Obituary, acquistato all'età di 13 anni (era una nuova uscita del '97). Avevo sentito parlare di quella band in un periodo in cui ero alla ricerca di musica più pesante, e riuscii a trovare quel disco in un negozio di dischi posizionato nella mia zona. "Back from the Dead" è stato il cancello da cui sono entrato in contatto con un nuovo mondo da esplorare. C'era qualcosa di inebriante in quel genere musicale, in quanto diverso e distorto, nulla che possa essere paragonato a tutto ciò che è comunemente considerato radio-friendly. Ci sono voluti solo pochi mesi per scoprire il death e il black metal, i due generi per eccellenza nel circuito delle sonorità "estreme". Queste prime esplorazioni mi hanno ossessionato a tal punto da voler diventare uno dei migliori batteristi della scena. Ho lavorato duramente per poter dire la mia a certi livelli, consumando gran parte del mio tempo libero durante l’adolescenza.

Quali sono i tuoi film preferiti di sempre? Cinque titoli sarebbero sufficienti.

- E’ una domanda estremamente difficile. Elencherò solo alcuni film che amo, i primi che mi vengono in mente...

- There Will Be Blood, The Life Aquatic with Steve Zissou, Schlinders List, Irreversible, Chernobyl series, The Machinist, Se7en, Melancholia, Moonlight, The Killing of a Sacred Deer, Incendies, Ex Machina, Moon, La Haine.

Questi ultimi mesi sono stati molto difficili. La crisi globale legata al coronavirus ci ha concesso del tempo per riflettere attentamente su noi stessi e sulla nostra vita. Cosa cambierà nel futuro?

- Il cinismo che c'è in me non dice nulla. In Nuova Zelanda siamo tornati al livello 1 e la sensazione è quella che le cose stiano tornando lentamente alla normalità.

Jamie, grazie per aver dedicato del tempo per parlare con me. Ti auguro il meglio.

Contatti:
ulcerate.bandcamp.com/album/stare-into-death-and-be-still
facebook.com/Ulcerate
debemur-morti.com

ULCERATE line up:
Jamie Saint Merat - Batteria, Percussioni
Michael Hoggard - Chitarra
Paul Kelland - Basso, Voce

Recensione: 
ULCERATE "Stare into Death and Be Still" - 2020 




venerdì 12 giugno 2020

FEED THEM DEATH "Panopticism: Belong​​/​​Be Lost" - I, Voidhanger Records




Non vi è dubbio alcuno sul fatto che Void sia uno dei migliori compositori italiani in ambito grindcore/death metal, l'ulteriore conferma è arrivata dopo aver ascoltato in anteprima le prime registrazioni per questo suo nuovo progetto denominato FEED THEM DEATH, mi riferisco al periodo antecedente all'uscita del debut EP digitale "No Solution / Dissolution", pubblicato nell'ottobre 2017. Conosciuto dai più per il suo passato negli Antropofagus (era il bassista nel sanguinoso "No Waste of Flesh" e successivamente in "Alive Is Good... Dead Is Better"), il polistrumentista originario di Genova e trapiantato in Inghilterra da diversi anni, ha deciso di proseguire la sua carriera dopo un lungo periodo di pausa, e tale ritorno sulle scene lo ha portato non solo a fondare questa sua violentissima One Man Band ma anche ad intraprendere un percorso parallelo con altre entità attive nell'underground: i Bune (gruppo condiviso con il sottoscritto) e i Rising Bear Flottilla (all'interno della line up sono coinvolti Argento, Morgan B., Gorka, il Colonnello). Ok, torniamo a parlare dei Feed Them Death. Il secondo album "Panopticism: Belong​​/​Be Lost" si distingue per la varietà nei livelli sonori, perennemente connessi tra loro e con un mondo esterno ormai agonizzante, riuscendo a mettere in equilibrio sia le parti più veloci e devastanti che i passaggi più pesanti e meno articolati, in modo tale da dare coesione all'atmosfera generale con una scrittura intensa e mai prevedibile. Ogni canzone mostra un lato diverso della sua personalità, e in questo c'è l'esperienza del "musicista" che non tradisce se stesso (in primis). Saldamente ancorato agli stilemi tradizionali del goregrind/grindcore (primi Carcass, Napalm Death, Terrorizer), Void ricalca fedelmente gli schemi di alcune prestigiose produzioni degli anni '90, dando prova di essere molto bravo nell'attualizzare quell'inconfondibile trademark catapultandolo in avanti di oltre tre decadi. L'unica vera differenza, probabilmente quella più rilevante, è relativa alle tecniche di registrazione e mixaggio, rispetto a quanto potevano disporre trent'anni fa (!); e questa inevitabile procedura gli ha anche permesso di lavorare su una maggiore pendenza per ottenere le inquietanti soluzioni noise/industrial incatenate a "Prescience/Evokism III" ed "Evokism II". Tutti i testi sono stati ispirati dai libri "Discipline and Punish" e "Madness and Civilization" di Michel Foucault, tranne il sesto brano “Prescience/Evokism III”. Diversi gli ospiti presenti in "Panopticism: Belong​​/​​Be Lost". E' un'inarrestabile discesa nei meandri della follia.

Contatti:
feedthemdeath.bandcamp.com/album/panopticism-belong-be-lost
facebook.com/feedthemdeath
instagram.com/feedthemdeath

Songs:
Zoneless Confinement, Scar?, Apologue of Descent, For Our Insolent Dead, Anti-modernist Extradition, Prescience/Evokism III, Black Bile Banquet, Break The Infi/nite, Lotusbluthen III, Evokism II, Dead is Better