mercoledì 6 marzo 2013

Intervista: RAISON D'ÊTRE - L'INDIVIDUAZIONE DEL SE'






Un'altro importante tassello è stato aggiunto al puzzle di SON OF FLIES Webzine. Ho avuto il piacere di intervistare il rinomato Peter Andersson uno dei maestri nella storia della dark ambient music, mente del progetto Raison D'Être (e non solo). Di recente impegnato a ripubblicare diverse delle sue vecchie produzioni. Volevo assolutamente fare quest'intervista anche perché con Peter negli ultimi anni si è instaurato un bel rapporto di amicizia e stima reciproca, tanto che nel 2010 lo stesso compositore ha deciso di utilizzare uno dei miei dipinti per la copertina del suo album solista "Peter Andersson - Music For Film and Exhibition II" uscito per l'italiana Old Europa Cafè. Dopo questa nostra prima collaborazione, realizzai due video promozionali per la mia pittura e anche questi furono accompagnati dalle sue colonne sonore. Inoltre, Andersson possiede tre dei miei quadri originali e tutto ciò non può che aumentare il piacere. Ora, mettendo da parte le considerazioni di carattere personale lascio la parola al grande musicista svedese in modo da farvi addentrare nella sua complessa e determinata personalità. Una buona opportunità, visto che lui non è solito rilasciare interviste.


Ciao Peter. Voglio prima di tutto ringraziarti per la tua disponibilità e per avermi dato l'opportunità di intervistarti!

1. Quali emozioni ti portarono a dar vita al progetto nel 1992?

- A dire il vero Raison D'Être ha iniziato nel 1991, ma in ogni caso, avevo cominciato a fare musica già da alcuni anni prima, dal 1988. Nella prima metà degli anni '80 avevo il sogno di diventare una pop star, ma già allora ascoltavo un sacco di musica "strana", industriale ed elettronica, e il desiderio di diventare una pop star scomparve, perché trovai molte più qualità in questi generi, rispetto al pop. Era più profonda. L'ho usata per scopi meditativi. L'elettronica e l'industrial hanno parlato in modo speciale con i miei sensi e in qualche modo mi hanno influenzato, fino a quando poi ho avuto il desiderio di creare la mia musica. Nessun tipo di musica che ascoltavo era perfetta al 100%, però, facendo la mia, per conto mio, ho creato quella perfetta e che riscontra la mia vita emotiva. I miei primi tentativi musicali non furono buoni (come per chiunque), componevo su apparecchiature troppo semplici, ma in qualche modo i primi anni di sperimentazione (quando ero giovane) hanno portato alla creazione di Raison D'Être qualche anno dopo. Ero maturato e volevo lavorare con la musica su un livello più serio. Allo stesso tempo, stavo leggendo un sacco di filosofia che mi ispirò e questa diede le basi per il concept di Raison D'Être.



2. Perché il nome: Raison D'Être?

- Il nome è parte del concept: Raison D'Être, per me, è un progetto terapeutico/psicoanalitico e mi è stato ispirato dalle idee di C.G. Jung. Il nome deriva da una frase che Jung scrisse sulla cosiddetta Individuazione del Sé, l'individuazione è la ragion d'essere del Sé. Si tratta di questo, per scoprire ed esplorare il mio Sé più interno, per ottenere la comprensione completa del mio Sé e il mondo, la mia ragion d'essere. I miei progetti musicali mi aiutano a raggiungerla.

3. Parlami un po' delle ultime tue uscite: Raison D'Être - "The Stains of the Embodied Sacrifice" 2CD expanded edition / 3CD expanded edition (special) uscito per Ewers Tonkunst e Raison D'Être - "Aprés Nous le Déluge" (redux version) pubblicato su CD dalla Eternal Pride Prd.

- Sto ripubblicando la maggior parte dei miei album in studio e i dischi che accennavi nella domanda sono alcune delle prime riedizioni. 'Après Nous Le Déluge' è una delle mie prime registrazioni. Ai tempi uscì su cassetta, ma ora ho voluto fare una versione CD. La registrazione originale e il mix erano in cattive condizioni (non sono mai state buone, era solo una registrazione di un demo scarso), quindi, ho preso la decisione di ri-registrare il lavoro partendo da zero per ottenere la migliore qualità del suono, ma comunque fedele al mix originale. Il progetto è stato un inferno perché dovevo trovare tutti i campioni sonori e i nastri utilizzati, ma con uno sforzo di grandi dimensioni e alcune difficili elaborazioni ho avuto tutto il necessario. Ho fatto un re-mix di 'Après nous le Déluge' alla fine degli anni '90, ma tutti gli altri re-mix non erano come il mix originale, perciò quelli differenti sono inclusi in questa nuova versione del CD. 'The Stains of the Embodied Sacrifice' è stato pubblicato originariamente nel 2009, ma subito dopo la Cold Meat Industry ha avuto problemi troppo grandi (che iniziarono lentamente molti anni prima), per questo CMI non ha fatto alcuna ristampa. Un grosso problema. Infatti non è stato possibile ripubblicare velocemente 'The Stains of the Embodied Sacrifice'. Ma ora è di nuovo disponibile, e volevo fare qualcosa di speciale (abbastanza comune quando si tratta di una re-release), aggiungendo altre composizioni. Avevo alcune prime versioni dei brani che hanno riempito un altro disco rendendolo così un doppio CD. Poi, l'etichetta mi chiese se volevamo fare un'edizione ancora più speciale con 3 dischi. Il terzo contiene una recente performance dal vivo a Mosca.



4. Il punto di forza della tua musica è senza dubbio la perfetta coesistenza tra massicci elementi industriali, campioni oscuri (drammaticamente accattivanti) e melodie tristi che sembrano "tormentare" la maggior parte delle composizioni... Perché questa scelta? Sono elementi che funzionano estremamente bene nel tuo stile...

- Non so proprio perché, davvero, non ho scelto questo modo di fare musica, accade e basta. Sembra essere la mia natura. Ho trovato anche la dualità. Gli elementi contraddistinti rafforzano il flusso drammatico. E' come una guerra tra paradiso e inferno, ma non credo che ci sia molto del cielo nella mia musica. Più o meno è una caotica terra desolata che sta nel mezzo. Credo che avrei bisogno di una vita per capire me stesso, così alla tua domanda "come mai questa scelta?" non mi è davvero facile o possibile rispondere in questo momento.

5. Nel tuo sound si sentono molte vibrazioni diverse (canzone per canzone... di album in album), sonorità che non possono essere comunemente associate ad altri tipi di performance estreme nell'ambient music. Sarebbe giusto dire che sei molto più interessato a determinate atmosfere anziché alla semplice e scontata estremizzazione? Mi piace il tuo approccio perché è molto personale!

- Io creo mondi di musica. Mondi creati per me stesso, in primo luogo, non per chiunque altro, ma ovviamente ad altre persone piace la mia musica. Per me è molto di più che ottenere una certa atmosfera o uno stato d'animo di ogni altra cosa, ma a volte capita che l'atmosfera deve essere ad una semplice estremità per ottenere un certo stato d'animo. Creo un percorso e lo seguo, lasciando che il mio Sé interiore mi guidi. Faccio quello che è necessario per mantenere questa direzione, creare atmosfere e stati d'animo seguendo questo percorso.



6. A giudicare la tua complessità musicale... Che tipo di pubblico potrebbe essere meglio collegato con questa musica?

- Sì, la musica è complessa e, in particolare, chiede di essere ascoltata. Non è per tutti. Non è per gli stronzi buchi di culo che ascoltano musica con i loro smart phone speakers nel cuore della città, non è per la generazione di MTV che vuole cambiamenti veloci. Questa musica è per le persone che apprezzano la tranquillità e la riflessione. Sono felice che questo tipo di musica è impegnativo per quegli stronzi.

7. Come ci si sente ad aver sviluppato uno degli stili musicali più inconfondibili. Il dark ambient è uno dei generi più importanti nella musica underground e per molte persone il progetto Raison D'Être è vero e proprio culto... Suoni in modo differente rispetto ai tuoi colleghi. Qual è la formula segreta della tua musica?

- Sono personale. Non c'è niente altro come me là fuori, ecco perché è diverso. Ho creato un universo differente dagli altri. Alcuni compositori sono riusciti anche in questo, ma altri no. E' come qualsiasi altra cosa: alcuni lo fanno solo bene, altri male, altri ancora lo fanno straordinariamente bene. Il segreto può essere quello di stabilire e mantenere un profondo legame con il Sé interiore.

8. Da dove proviene tutta l'oscurità di Raison D'Être?

- Da me, ovviamente. In realtà, io non vedo me stesso o Raison D'Être come particolarmente dark. E' più strano e malvagio, ma credo che l'oscurità è lì da qualche parte. Non posso davvero esprimere leggerezza e salvezza. Io non credo in queste cose e non è qualcosa di mia competenza. Forse vedo solo il mondo come è oggi: il dolore è ovunque. Dolore sociale, il dolore fisico, dolore psicologico... Ci sono troppi problemi nel nostro modo di vivere la conseguenza di questo dolore. Non solo per gli esseri umani, anche per gli animali e per la Terra. Ma sono gli umani a causare tutto questo dolore. L'umano contro la natura, l'umano contro gli animali. La crudeltà e il dolore. Questo è l'essere umano in questo momento. Esso potrebbe essere diverso. Personalmente, essendo un po' misantropo, non vedo alcun lieto fine.



9. Come ci si sente ad avere una leggendaria reputazione nell'Underground?

- Nella vita di tutti i giorni non sento una cosa del genere. Ma quando ci penso, anche su quanti ho ispirato, allora ci si sente bene, veramente bene.

10. Perché utilizzi le proiezioni di immagini video durante i tuoi live?

- In primo luogo, non ci vuole molta fatica per creare i miei video per il fondale. Le creazioni sono così come si vedono, galleggiano senza sincronizzazione con la musica. Se fossero sincronizzati non avrei nessuna libertà mentre eseguo la musica. Io utilizzo le immagini che hanno qualche connessione con le mie sonorità, immagini complementari, e che siano belle da guardare. La performance dal vivo non è il modo migliore per gustare l'esperienza trasmessa da Raison D'Être, voglio dire, Raison D'Être non è una vera e propria band dal vivo. Io sono molto silenzioso e non effettuo molto movimento. Solo Kraftwerk è più rigido di me durante un live. Il video può diventare l'unica cosa vivente per il pubblico che guarda. Sono meno a fuoco quando utilizzo uno sfondo video.

11. Oltre a Raison D'Être, sei coinvolto in altri progetti: Atomine Elektrine, Stratvm Terror, Cataclyst , Necrophorus, Bocksholm... Perché senti quest'esigenza?

- Fondamentalmente perché voglio stimolare più parti del mio cervello non solo la parte utilizzata per Raison D'Être. Amo i suoni e la musica, e quando creo musica ci sono un sacco di idee che vengono fuori, idee che nel processo di creazione hanno bisogno di altro, quindi l'unico modo per portarle in vita è farlo attraverso un altro percorso, all'interno di un altro progetto.



12. Raccontami delle tue influenze musicali del passato e ciò che stai ascoltando recentemente.

- Naturalmente non è solo la musica ad influenzarmi. Film, dipinti, libri, parole, etc... Sono tutti importanti tanto quanto la musica. Ma vedo che la tua domanda è rivolta alla musica, così posso saltare il resto. Quella che ha avuto un grande impatto su di me, in passato, quando ancora non creavo, era per lo più elettronica e industrial: Kraftwerk, Tangerine Dream, Klaus Schulze, Brian Eno, Robert Rich to SPK, Throbbing Gristle, Klinik, Delerium, Nocturnal Emissions, Zoviet France, Lustmord, Dead Can Dance, solo per citarne alcuni. Ho ascoltato ancora molti di questi perciò attualmente non mi ritrovo in qualcosa di speciale. Oggi c'è troppa musica in giro e trovare qualcosa di buono è come cercare un ago nel pagliaio. A volte sto riscoprendo il passato, scopro vecchie band che ai tempi era difficile trovare, ma, grazie a internet, oggi è tutto più facile.

13. Come descriveresti la tua musica a qualcuno che non ti ha ancora ascoltato?

- Prima ho cercato di spiegarla, ma non sarà di aiuto. Non è proprio possibile, o per lo meno significativo, descrivere un certo tipo di musica a qualcuno che non ha alcun riferimento con tale genere. Deve essere vissuta ascoltandola, non descrivendola con parole vuote.

14. Che tipo di persona è Peter Andersson? In poche parole...

- Sono gentile e umile da un estremità, strano e folle dall'altra. Suona come un mix di Madre Teresa e Markis de Sade, ma non così estremo.

15. Hai notizie da darci sul tuo prossimo album di Raison D'Être?

- Ho qualche notizia, ma non posso ancora dire molto. In questo momento è in corso la fase per concettualizzarlo e inizierò a raccogliere i suoni prima dell'estate. Con la speranza di avere un nuovo album entro la fine di quest'anno.

16. Eventuali commenti, ultime parole? Grazie per l'intervista.

- Salvo la mia ultima parola per il mio letto di morte, in extremis.



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RAISON D'ÊTRE:

Peter Andersson - compositore

RECENSIONE:
RAISON D'ÊTRE "When the Earth Dissolves..." CD 2012 - cold meat industry







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