Il grunge inteso nella sua accezione più classica ed universalmente conosciuta, ovvero quel genere tanto osannato negli anni ’90, è ormai diventato qualcosa di completamente diverso, oppure potremmo dire, più astratto e dilatato. Gli stessi creatori di quella corrente musicale hanno ormai oltrepassato le barriere del tempo, soffocandone il lato animalesco a favore di una sfaccettatura decisamente più accessibile e patinata. Sappiamo bene che l'evoluzione nel circuto del rock non ha una fine, ma è un processo dinamico e ininterrotto che in molti casi porta a trasformazioni repentine spesso inevitabili. Partendo da questo presupposto, gli abruzzesi THE VALLEY (attivi dal 2022) rappresentano un buon esempio di come si possa suonare interessanti pur utilizzando delle soluzioni già sentite, e quindi, racchiuse in alcuni schemi sonori riconducibili al passato, mantenendo un forte legame con quell’equilibrio in costante tensione tra incisività ed emotività. I Pearl Jam sono la prima band a cui ho pensato trovandomi di fronte al secondo EP ufficiale "Dead End”. Sì, proprio loro! Ho voluto citare i Pearl Jam perché a differenza di altre formazioni della loro generazione, sono quelli che, con il passare degli anni, hanno trovato una delle migliori formule per allargare e ribaltare gli orizzonti del rock/hard rock degli anni ‘70. Ascoltando il materiale dei The Valley, troverete delle similitudini con alcuni dei loro classici, ma queste potrebbero essere solo il frutto di coincidenze legate a certe atmosfere evocate da "Dead End”. Capire la propria direzione permette di mettersi alla prova, senza negare o ignorare il passato, però quel passato è necessario integrarlo adeguatamente per dare significato al proprio linguaggio. I The Valley in questo sono abbastanza bravi, dimostrando passione e mestiere. Bisognerebbe lavorare un po’ di più sulla timbrica vocale, la quale in alcuni punti dell’EP fatica a raggiungere la giusta estensione per risultare maggiormente suggestiva e penetrante. Diciotto minuti divisi su quattro brani (la prima traccia è una strumentale), tutti coerenti tra di loro se facciamo riferimento alla struttura, nel nome di un songwriting fluido e mai troppo pretenzioso. Le qualità per fare ancora meglio ci sono tutte, e spero vivamente che ciò possa accadere in futuro. "Dead End” è stato registrato, mixato e masterizzato da Ivan Mostacci presso i RedHouse Studios.
Pagine Ufficiali:
Pagine Ufficiali:
Songs:
7, Slaughterhouse, Plastic Bag, Black Monday