I BRASILIANI PODRIDÃO FANNO RITORNO SULLE SCENE CON "COFFIN OF THE CORRUPTED DEAD", UN DISCO CHE VEDE UNA BAND MATURA, AFFIATATA, CAPACE DI OFFRIRE UN SOUND OLD-SCHOOL DEATH METAL DI OTTIMA FATTURA, DOVE VENGONO MESCOLATI TUTTI GLI ELEMENTI NECESSARI PER COLPIRE NEL SEGNO. QUESTO E' UN GRUPPO DA TENERE FORTEMENTE IN CONSIDERAZIONE, ALIMENTATO DA UN'ENERGIA CONTAGIOSA CARICA DI CATTIVERIA PRIMORDIALE. IVI "ROTTEN FLESH" KARDEC, CHITARRISTA E FONDATORE DELLA FORMAZIONE PROVENIENTE DA ITAQUAQUECETUBA (SÃO PAULO), CI RACCONTA LA LORO STORIA E LA GENESI DEL QUARTO ALBUM IN STUDIO.
Ciao Ivi. Come va la vita dalle tue parti?
- Un saluto a tutti gli amici e lettori di Son of Flies Webzine. Prima di tutto, grazie per il tuo interesse nel nostro lavoro. Qui le cose stanno andando molto bene, un po' frenetiche, ma ce la stiamo cavando alla grande.
Siete tornati a casa dopo un tour durato all’incirca un mese: venti concerti in giro per il Brasile in compagnia dei Velho. Com'è stato condividere i palchi con loro?
- Sì, amico, tutto è andato bene. In realtà il nostro giro è durato più di un mese, ahahah. Abbiamo fatto un tour europeo che includeva nove concerti con i Trachoma, e un altro di venti live in Brasile con i Velho. Tutte le serate sono state fantastiche. Era la nostra prima volta in Europa, quindi per noi è stata una nuova esperienza. E’ stato emozionante suonare all'Obscene Extreme Fest in Repubblica Ceca. Con i Podridão avevamo già accumulato molta esperienza con diverse tournée in Brasile. Il nostro è un Paese grande quanto un continente, quindi è molto più difficile da visitare nella sua interezza, ma devo dire che tutto è andato come previsto ed è stato fantastico. Non possiamo che ringraziare ogni organizzatore, la gente e gli amici che hanno reso possibile tutto questo.
Parliamo un po' del nuovo album dei Podridão, intitolato "Coffin of the Corrupted Dead". Cosa puoi raccontare del processo di scrittura? È stato il frutto di un lavoro di squadra oppure alcuni di voi hanno avuto ruoli più importanti in questo disco?
- Da quando ho formato i Podridão, il nostro metodo di scrittura è stato un po' diverso da quello di altre band. Scrivo prima i riff, li registro, e successivamente li passo agli altri membri coinvolti nel gruppo. In realtà, con "Coffin of the Corrupted Dead" non è cambiato nulla rispetto a quanto fatto in passato, l'unica differenza è che il nuovo album è stato concepito velocemente. Siamo una band molto attiva e produttiva, sia in sala prove che dal vivo, e questo ci ha permesso di realizzarlo in poco tempo. Ho scritto più della metà dei brani pochi giorni prima di iniziare a registrare. Avevamo in programma di pubblicarlo prima del tour europeo, ma non è stato possibile per motivi di tempo, ciononostante siamo riusciti a farlo uscire in tempi brevi. In soli quattro mesi abbiamo registrato, mixato, masterizzato, scattato delle foto promozionali, creato il booklet e fatto due tour. Sì, abbiamo lavorato velocemente per far sì che tutto questo accadesse nelle tempistiche previste dal nostro programma. Quello dei Podridão è un lavoro di squadra, ma capita spesso che uno di noi fa un po' più degli altri. In fin dei conti, la squadra deve sempre lavorare in modo coeso.
Vi dimostrate dei musicisti molto esperti in quello che fate, e questo lo si capisce ascoltando la vostra musica. Nel corso degli anni, in che modo i Podridão vi hanno aiutato sul piano personalmente e professionale?
- I Podridão sono nati da un mio desiderio di voler suonare old-school death metal. Avevo messo da parte alcune idee e alcuni riff nel periodo in cui suonavo con la mia vecchia band, i Beyond the Grave; tutte quelle idee che non sono mai riuscito a concretizzare sono state messe in pratica per i Podridão. Dopo aver suonato per anni nei Beyond the Grave, ho deciso di iniziare quello che doveva essere un progetto come one-man band. Conoscevo già il batterista Rafael, che suonava in un'altra band thrash metal/crossover chiamata Febre do Rato. Avevamo già suonato in diversi festival e a volte condividevamo gli stessi interessi. Rafael ha suonato qualche concerto con i Beyond the Grave, sostituendo il nostro batterista quando non poteva esserci. Così, dopo aver composto tutto il materiale, gli ho chiesto di registrare la batteria per il mio progetto. Dopo un po' di tempo e un po' di promozione fatta per il nostro demo, il gruppo ha iniziato a ricevere inviti per suonare dal vivo, e da allora non ci siamo più fermati. Junior e Rafael sono fratelli. Inoltre, Junior aveva anche suonato nei Febre do Rato. Quando il primo cantante dei Podridão non ha potuto più esibirsi con noi, Junior lo ha sostituito definitivamente. Sergio Araujo è uscito dalla band nel 2019. Da allora è rimasta questa solida formazione.
Qual è stato il momento più intenso e quello più debole del vostro percorso musicale?
- Cavolo, abbiamo attraversato tanti momenti deboli, ahahah. Immagina una band o un artista in Brasile. Un paese del terzo mondo, totalmente diseguale, dove l'arte è considerata un gioco da barboni, dove abbiamo vissuto sotto una dittatura durata fino al 1985. Qui ci sono così tanti problemi da affrontare: l'attrezzatura è scarsa, costosa e i locali sono limitati. Fortunatamente, tutto questo sta lentamente cambiando, sta migliorando, ma dobbiamo ancora migliorare in tanti aspetti. Ciò per cui sono più grato in questi 26 anni vissuti nell’underground musicale è essere riuscito a stare sempre in tour e suonare in così tanti posti che non avrei mai immaginato. Essere lì, mostrare la nostra arte, la nostra musica, è inimmaginabile. Conoscere luoghi, persone, fare amicizia, vivere nuove esperienze... non ha prezzo. Sono grato all'underground per questo.
Come band dedita all’old-school death metal, credete di essere stati influenzati più dal thrash o dal death metal?
- Come ho detto prima, provengo da una band thrash metal. Ho suonato quel genere dal 2004, ma abbiamo sempre avuto un tocco di old-school death metal. Il death metal degli esordi era fortemente influenzato dal thrash metal di Slayer, Dark Angel, Kreator, Sodom… Quel mix di sonorità è stata la mia scuola, così come i classici dei primi anni '90 e della fine degli anni '80.
Come vedi l'evoluzione del death metal dalla metà degli anni '80 fino ad oggi?
- Il death metal è un sottogenere che, a suo modo, ha forse dato vita al maggior numero di altri sottogeneri all'interno dello stesso genere. Questa evoluzione è stata fantastica, tant'è vero che oggi si vedono molte band formate da musicisti con un'elevata padronanza del proprio strumento e una forte capacità interpretativa, con una tecnica assurda. Ci sono tanti musicisti davvero bravi. Ma noi siamo amanti del grottesco, del sound più scarno, siamo fan dell’old-school death metal, e lo saremo fino alla fine.
E i giovani musicisti del circuito estremo brasiliano? Vorresti consigliare qualche altra band che, di recente, ha catturato la tua attenzione? Puoi anche parlare della scena brasiliana, se ti fa piacere.
- Il Brasile è sempre stato un grande esportatore di band estreme; nel nostro Paese abbiamo avuto grandi gruppi fin dagli anni '80, e forse stiamo vivendo il momento migliore in questo periodo storico. Band come Open the Coffin, Velho, Sepulchraw Whore, Infamous Glory, Rot, Vazio, Evil Corpse… (ce ne sono così tante, ahahah). Tutti questi gruppi stanno facendo un ottimo lavoro. Oggi possiamo vantare ottimi produttori di concerti proprio perché stanno prendendo molto sul serio le produzioni degli eventi. Riusciamo a suonare in città che non hanno quasi mai ospitavano dei concerti metal. Stiamo vivendo un buon momento, e spero che continui a migliorare.
Ricordo quando i Sepultura fecero breccia nella scena metal tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni ‘90, ispirando molte altre band underground. Pensi che i vecchi Sepultura abbiano avuto un impatto simile sulla tua carriera di musicista? Per farti un esempio, se parliamo di musica estrema, il mio album preferito in assoluto è ancora "Arise". Quel disco mi ha introdotto al genere thrash/death metal quando avevo solo 14 anni.
- I Sepultura sono presenti nella vita di ogni brasiliano che ascolta metal. Sono la band più importante del Brasile e credo che questa importanza non sarà mai tolta a quei musicisti. Mi piacciono solo i loro primi cinque album, ma so quanto siano importanti gli altri. Sono affascinato da "Morbid Visions"; sono profondamente ispirato da quell'album, ed è incredibilmente importante per tutti noi.
Grazie mille per questa intervista! Lascio a te le ultime parole per tutti i vecchi e nuovi fan italiani del death metal.
- Christian, grazie ancora a te per l'interesse dimostrato nei nostri confronti. Speriamo di poter suonare presto in Italia per la prima volta. Per chi non conoscesse il nostro lavoro, seguiteci su Instagram, Facebook, YouTube e BandCamp. Grazie a tutti.
Ivi "Rotten Flesh" Kardec
Pagine Ufficiali:
PODRIDÃO line-up:
Rafael "Repugnant Fat" Prado - Batteria
Ivi "Rotten Flesh" Kardec - Chitarra
Junior "Putrid Dick" de Andrade - Voce, Basso
Recensione: