lunedì 10 febbraio 2020

NAGA - "LA CREPA NEL BUIO"






NON SI PUO' CERTO DIRE CHE I NAPOLETANI NAGA NON ABBIANO FATTO LE COSE IN GRANDE PER "VOID CULT RISING", NUOVO ED AVVINCENTE DISCO CHE METTE IN LUCE LE CARATTERISTICHE PECULIARI DEI TRE MUSICISTI CAMPANI, APPRODATI ALL'ETICHETTA ABRUZZESE SPIKEROT RECORDS. HO COLTO L'OCCASIONE PER SCAMBIARE DUE PAROLE CON IL CANTANTE/CHITARRISTA LORENZO DE STEFANO.

Mi piacerebbe partire dal vostro presente in musica. Siete arrivati al secondo album in studio, oltre ad aver pubblicato due EP; quindi, vorrei sapere se il porsi continuamente nuovi obiettivi aiuta a migliorarsi sul piano compositivo. Oppure pensate che questo favorisca solo una crescita umana e personale?

- Non saprei, non siamo una band molto prolifica, pertanto di solito componiamo quando sentiamo che i pezzi precedenti hanno fatto il loro tempo, ovvero quando ci stanchiamo di suonarli o sentiamo che non rispecchiano più l’idea che abbiamo di noi stessi e di band. Siamo anche una band molto diretta e dalle capacità tecniche limitate, pertanto la nostra ricerca sonora è sempre improntata a ricercare nuove sonorità o nuove soluzioni stilistiche più che a un’evoluzione musicale in senso stretto. Di solito già quando un album è completo abbiamo un’idea vaga di dove dobbiamo andare per il prossimo album, EP o chi sa che altro, non ci poniamo obiettivi se non quello di non ripeterci, non ci piace rimanere fossilizzati in un genere, cerchiamo piuttosto di integrare soluzioni nuove cercando di rimanere tuttavia riconoscibili. La cosa che ci ha sempre contraddistinto nella nostra unione musicale è il sapere esattamente quando un riff, un pezzo rispecchia le nostre sonorità.

Non avete nulla da invidiare a molte realtà attive oltreconfine e credo che questo sia un fattore importante per la band. Siete d’accordo?

- Non saprei, non facciamo paragoni con altre band sia nostrane che estere, non ci interessa, anche perché nell’epoca del digitale i confini lasciano il tempo che trovano e sono anche qualcosa che personalmente trovo abbastanza odioso. Noi cerchiamo di suonare in maniera credibile, se qualcuno ci trova tali, non possiamo che esserne felici. In generale però, e questa è una cosa che ho capito aprendo a band come Unsane, Neurosis e Napalm Death, permane sempre uno scarto irriducibile tra una band che da da anni fa oltre 200 date l’anno e una band con meno esperienza e meno storia come possiamo essere noi.

Facciamo un passo indietro. Quali erano le vostre ambizioni quando nel 2013 avete cominciato come Naga?

- Divertirci, esprimerci e forare i timpani.

Penso non sia stato facile rappresentare i vostri sentimenti attraverso il potere della musica. Voi come ci siete riusciti?

- È stata una cosa abbastanza naturale, diciamo che quando abbiamo fondato in Naga eravamo certi di non voler riproporre a livello estetico e contenutistico i soliti cliché delle band metal, ma rimanere molto naturali, volevamo avere un’attitudine punk pur senza suonarlo, non avere uno stacco tra chi siamo sul palco e nella vita, niente pseudonimi, niente vestiti o trovate sceniche; a me piacciono molto band che sanno fare scena o che si rifanno ad un certo immaginario, semplicemente con noi non funziona. Anche a livello di scrittura i testi sono quasi tutti ispirati dai nostri vissuti e interessi, cerchiamo di mantenere le cose più dirette possibile. Per noi la musica è essenzialmente una terapia, una valvola di sfogo e, per esser tale, non deve aver filtri.

A chi è diretto questo "Void Cult Rising"?

- In generale a noi stessi, poi a tutte le persone a cui piacciono determinate sonorità. Nella mia testa è un album molto pop e immediato, almeno come strutture, quindi in generale è diretto a chiunque voglia ascoltarlo.

Pensate sia difficile per un ascoltatore recepire e metabolizzare una proposta musicale come quella racchiusa in "Void Cult Rising"?

- Occorre certo una buona dose di pazienza e autolesionismo, ma se ci entri puoi persino cantare dei ritornelli sotto la doccia. Negli ultimi tempi comunque i confini sonici stanno cedendo, e da alcuni anni a questa parte c’è meno preclusione nei confronti di certe sonorità nell’underground. In generale piacciamo anche a persone che ascoltano o suonano tutt’altro, ci trovano interessanti e di questo mi sorprendo ogni giorno.

È stata una scelta pensata quella di stampare il disco su quel particolare formato digipack?

- Sì di Alessio, Antonello e Davide della Spikerot, la nostra etichetta, erano fissati con questo formato digipack a croce rovesciata, stavano giusto cercando la band adatta da produrre. Siamo contenti abbiano scelto proprio noi.

C'è un motivo in particolare che vi ha fatto decidere di passare dalla Shove Records alla Spikerot Records. Ci sono state altre proposte che non avete accettato?

- Di solito quando decidiamo di fare un disco lo registriamo a spese nostre e lo mandiamo in giro. Shove in realtà ha cooprodotto insieme alla Fallo Dischi ed altre etichette il nostro primo album Hén, Inanimate è stato stampato su vinile dalla olandese Lay Bare e il cd da Giorgio della Everlasting Spew con cui ci siamo trovati benissimo e a cui siamo grati. Quando Davide Straccione nostro amico oramai di lunghissima data ha detto che stava fondando un’etichetta e che ci voleva far uscire, essendo liberi da impegni formali, gli abbiamo mandato le registrazioni. Spikerot è stata l’unica etichetta a cui abbiamo mandato il materiale e siamo molto contenti del risultato, lavorano benissimo e sono degli amici e stanno producendo il meglio della scena metal estrema italiana.

La musica contemporanea è a portata di clic e spesso non si da la giusta attenzione ai dischi. Mi spiego meglio: gli appassionati di musica sono ormai sommersi da molte nuove uscite discografiche, a tal punto da non avere più il tempo di approfondire un disco che già si passa al successivo. Non possiamo negare l'evidenza! Qual è la vostra opinione in merito?

- È inutile sostenere un punto di vista apocalittico riguardo la rivoluzione digitale, va preso atto dei tempi. Sicuramente i dischi e la musica si fruiscono in modo diverso, ciò ha dei lati positivi quali l’accessibilità di risorse sia dal punto di vista economico che quantitativo, dall’altro ovviamente è un fenomeno che spinge alla dispersione. Credo però che chi è appassionato di musica i dischi continui a comprarli e continui ad approfondire, l’elemento feticistico rimane; il vero problema è secondo me la mancanza di curiosità delle nuove generazioni: la grande offerta che è oggi a disposizione di tutti si è inspiegabilmente trasformata in una standardizzazione, è come se l’immensa offerta disorientasse l’utente medio, che pertanto si ritrova a sentire sempre le stesse canzoni a loop, magari consigliate da qualche algoritmo di profilazione. Certo è diventata obsoleta la cultura del disco, oggi si è spinti a sentire brani singoli ed irrelati, non si concepisce il disco come prodotto creativo organico e strutturato. Il danno ci può essere per chi intende far musica per vivere, è innegabile, ma a noi poco tange perché abbiamo ognuno un lavoro diverso al di là della musica.

Grazie per l'intervista.

Contatti:
spikerotrecords.bandcamp.com/album/void-cult-rising
facebook.com/nagadoom
instagram.com/nagadoom666

NAGA line-up:
Lorenzo - Voce, Chitarra
Emanuele - Basso
Dario - Batteria

Recensione:
NAGA "Void Cult Rising" - 2019


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