martedì 25 settembre 2018

Recensione: MANES "Slow Motion Death Sequence"
2018 - Debemur Morti Productions




Ennesimo passo avanti per gli eclettici MANES, una delle band più vitali e imprevedibili del panorama musicale scandinavo. Il loro campo di azione è quel vasto mondo comunemente chiamato avant-garde, in cui convergono le più svariate fonti sonore come il trip hop, l'elettronica, il synth pop, il gothic rock e altro ancora. Trovo che il nuovo concept sonoro messo in scena dalla compagine norvegese sia veramente degno di interesse perché capace di suscitarne, senza alcun dubbio. I Manes lasciano che la musica accada naturalmente, affidandosi a quella volontà di dominare lo spazio che ha dell'incredibile. Il resto, quello che cuore e cervello sono in grado di elaborare nel momento in cui il disco inizia a suonare, è ben altro. Lo splendore di certe idee sta tutto qui: racchiuso in nove brani sontuosi, sfuggenti, efficaci nel rubare l'attenzione dell'ascoltatore. La sensazione di instabilità illusoria viene utilizzata dai Nostri come unico strumento di evocazione simbolica. "Slow Motion Death Sequence" ben rappresenta, oggi, l'amore per una ricerca che si nutre sostanzialmente delle emozioni contrastanti dettate dalla nostra fragile esistenza.

Contatti:
dmp666.bandcamp.com/album/slow-motion-death-sequence
manes.no
facebook.com/manes.no

TRACKLIST: Endetidstegn, Scion, Chemical Heritage, Therapism, Last Resort, Poison Enough For Everyone, Building The Ship Of Theseus, Night Vision, Ater


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