mercoledì 24 aprile 2019

SWORN ENEMY "Gamechanger" M-Theory Audio




Un nuovo disco dei newyorkesi SWORN ENEMY è come ascoltare una preghiera recitata con fede e devozione. Sai già quale sarà, e non credo ci sia un chissà quale segreto, è così e non ci si può opporre. Essenzialmente a questa band piace suonare un certo tipo di musica, e con il passare degli anni sono diventati particolarmente bravi a mantenere viva la fiamma della loro coerenza stilistica, che racchiude in sé le peculiarità dell'HC a stelle e strisce, ma, per essere precisi, mi riferisco a quella frangia di musicisti influenzati dalla vecchia scuola, e contemporaneamente, ossessionati dai riff thrash metal di derivazione slayeriana. Un sound arrembante consacrato dal quel filone che vede in gruppi rinomati come Hatebreed, Terror, Throwdown, alcuni degli esponenti di maggiore rilevanza. C'è anche il mirino dei leggendari Madball montato sulla parte superiore delle armi impugnate dai Nostri, non poteva essere altrimenti leggendo il nome della città di provenienza. "Gamechanger", come da previsioni, è energico, forzuto, ignorante nel senso positivo del termine. L'urgenza ad ogni costo è la linfa che fluisce in "Gamechanger", lavoro che non conosce cali di tensione. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla presenza di Robb Flying dei Machine Head in veste di produttore, mentre a mettere mano al mixing e mastering ci ha pensato il già noto Zack Ohren (Decrepit Birth, Suffocation, Immolation, Warbringer...). In definitiva, gli Sworn Enemy, fotografano, in una posizione abbastanza privilegiata, i principali punti di forza del metalcore statunitense; forse un po' troppo prevedibile fin nelle fondamenta, però pur sempre d'impatto e di facile presa. Ora sta a voi decidere se può essere adatto alle vostre esigenze.

Contatti: 
swornenemy.bandcamp.com/album/gamechanger
facebook.com/OfficialSwornEnemy
swornenemymusic.bigcartel.com

Songs:
Intro, Prepare for Payback, Seeds of Hate, Coming Undone, Justify, DOA, Fragments of a Broken Life, The Fall of Modern Man, Selling a Dream, The Consequence, Integrity Defines Strength


sabato 20 aprile 2019

STIGE - "IL MALE E' TRA NOI"






I DEATHSTER PUGLIESI STIGE SARANNO GLI HEADLINER NELLA PRIMA EDIZIONE DEL SON OF FLIES WEBZINE FESTIVAL, SABATO 27 APRILE ALL'ISTANBUL CAFE DI SQUINZANO (LE). PEPPONE, MEMBRO FONDATORE DELLA BAND DI MOTTOLA (TA), CI OFFRE UNA BUONA OCCASIONE PER FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE. NON C'E' DUBBIO CHE IL DEATH METAL RAPPRESENTI PER LORO UNO STILE DI VITA DA COLLEGARE ALL'ETICA DEL DIY. IL GRUPPO, CON UN PASSO DECISO, CONTINUA A DIMOSTRARE TUTTO IL SUO VALORE NELLA SCENA ESTREMA DI OGGI, E L'ULTIMO ALBUM "SPEKULDEATHSTROY” NE E' UNA DIMOSTRAZIONE ESEMPLARE.

Ciao Peppone. Prima di parlare del nuovo album, vorrei iniziare l'intervista con una prima domanda riguardante il precedente disco in studio “Skar(N)ification”. A sei anni di distanza dalla sua pubblicazione ne sei ancora soddisfatto oppure pensi che qualcosa non sia andata come ti aspettavi?

- Ciao Christian e grazie per lo spazio concesso agli Stige. Tutto sommato sono soddisfatto del lavoro svolto per il precedente disco. E' normale che, riascoltando oggi l'intero album, mi capita di pensare che potevano esserci delle soluzioni diverse su alcuni brani. Ripensare ad alcune cose del passato è un qualcosa che possono vivere gran parte dei musicisti coinvolti in altre band, che siano underground o no. “Skar(n)ification” va bene così com'è.

Come mai sono trascorsi sei anni per portare alla luce questo nuovo disco? Cosa ha ritardato la sua pubblicazione?

- I ritardi sono legati ai vari cambiamenti di line up, questo è il motivo principale.

Potresti presentare gli ultimi membri entrati nella line up degli STIGE? Come, quando e perché vi siete separati dai precedenti musicisti? Pensi che mantenere un solida stabilità in una qualsiasi band sia diventato sempre più difficile oggigiorno?

- Alla voce c'è Antonio De Rosa di Lucera (FG), in passato ha fatto parte nei Neka, Bestial Carnage e Demonic Laughter. Al basso Valerio Andrisani, lui ha suonato con i Dark Sight, Coil Commemorate Enslave, Soulgrave e Malefica. Alla chitarra Stefano Nigri che è stato membro di Heart Failure e Next Domination. Stefano non è una novità per la nostra band perché è con noi fin dalla fine del 2014. In passato è stato anche il nostro session per i live, quando uno dei due precedenti chitarristi non poteva seguirci dal vivo. Siamo appassionati di metal estremo, tutti appassionati di musica in generale. Oggigiorno, e non solo oggi, non è facile andare avanti perché le esigenze di vita possono cambiare, che siano legate al lavoro, alla famiglia o alla mancanza di stimoli, soprattutto perché chi suona questo genere lo fa per pura passione e divertimento, non puà essere un lavoro, e questo fatto deve essere chiaro a molti, soprattutto alle nuove leve, ma anche ad alcuni vecchietti come noi ahahah.

Uno degli aspetti più importanti che si può notare in questo “Spekuldeathstroy” è la qualità della produzione, molto più coesa e d'impatto, i suoni sono giusti e ben bilanciati. E' stato difficile raggiungere tale risultato? Dove e da chi è stato registrato l'album?

- Abbiamo registrato, masterizzato e mixato il disco presso gli HcLab Studio di Diego Cipriano a Grottaglie (Taranto). Non è stato difficile raggiungere questo risultato, Diego è grandioso, professionale al massimo, ha captato per bene le nostre idee ed ha messo del suo in totale libertà.

Perché è stato scelto un titolo come “Spekuldeathstroy” per rappresentare i contenuti delle nuove canzoni? Rimanendo sull'argomento titolo, mi piacerebbe sapere come siete arrivati a questo gioco di parole che lo compongono.

- Rispecchia i contenuti dei 9 brani presenti nell'album. La scelta fu proposta da me ai vecchi componenti del gruppo, considerando che era in progetto la realizzazione di un nuovo disco. Infatti ci sono un paio di brani rimasti intatti, identici a come erano nati con i vecchi componenti degli Stige, altri invece sono stati stravolti, alcuni vecchi riff sono rimasti e successivamente sono stati miscelati con le idee di Stefano (in primis), ma c'è anche un brano scritto da Valerio. Il titolo “Spekuldeathstroy” ha a che fare con la speculazione economica che logora le nostre vite, in ogni suo settore, che sia l'industria, la medicina, la religione, i rapporti umani. Tutti questi mercanti di morte sono solo affamati di potere e denaro, e se ne fottono della gente. Basta pensare all'odio che tante persone nutrono nei confronti dei cosiddetti immigrati, persone che non pensano alla disperazione di quella gente, non pensano al fatto che quei poveracci investono fior di quattrini per un ipotetico futuro migliore, sempre se riescono a mettere piede sui territori dove sono diretti. Si sa che la morte viaggia sempre inseme a loro. Migliaia e migliaia di individui hanno perso la vita per un sogno perverso, e oggi c'è ancora tanta gente che fomenta l'odio. Ciò è maledettamente assurdo! Ovviamente è gente privi di sensibilità e di cuore. Questo è solo un esempio per farti più o meno capire a cosa si riferisce il titolo “SPEKULDEATHSTROY”.

Sicuramente, non avere una label un po' penalizza e rallenta il lato promozionale, quindi vorrei capire se avete scelto voi di muovermi secondo l'etica del DIY, oppure gli STIGE sono stati solo sfortunati a non firmare un buon contratto con qualcuno?

- Abbiamo avuto sempre una mentalità DIY, ed è ovvio che la promozione diventa più lenta senza un'etichetta, ma non è detto che avere una label alle spalle sia sempre positivo, anche perché tantissime fanno totalmente cagare, visto che ti chiedono dei soldi per produrre il disco. A cosa serve? Per avere un logo sul CD e dire “abbiamo una label”?!? Ahahahah ma vaffanculo ahahah. In passato abbiamo firmato per un'etichetta denominata House of Ashes, subito dopo l'uscitadi “Skar(n)ification”, ma con loro fu una merda, volevano ristampare quel disco e pubblicarne uno nuovo, ovviamente non si fece nulla di tutto ciò. Ci siamo messi in contatto con qualche altra etichetta per capire se c'era interesse e cosa ci offrivano, ma sembrano essere fatte tutte con lo stesso stampo, ti offrono lo zuccherino delle copie che spettano a te e per giunta parliamo di numeri ridicoli. Quindi investire di tasca nostra per stampare un disco non è per niente un problema. Totale Autoproduzione.

Peppone, parliamo di te come singolo musicista. Sei parte della scena underground da ormai svariati anni, c'è qualcosa che avresti fatto diversamente nella tua carriera di batterista? Perché hai deciso di suonare death metal, e non, per esempio, thrash metal, heavy metal, power metal, black metal... Essendo anch'io un grandissimo appassionato di death metal fin dalla metà degli anni '90, posso dire che se ami questo genere musicale lo ami profondamente, punto. Non si può spiegare con semplici parole. Cosa ne pensi al riguardo?

- Probabilmente avrei potuto dare di più per conoscere meglio il mio strumento, forse questo lo avrei fatto, anche perché sono un autodidatta. Tantissimi anni fa, era il 1999 o il 2000, provai ad affidarmi ad un maestro di batteria, pagai il mese per 4 lezioni, ne feci solo 2, poi non ci andai più. Non mi interessavano gli esercizi su samba, mazurca, funky. Ed è così che decisi di proseguire da solo con il mio istinto punk ahahah. Prima degli Stige ho suonato in delle band darkwave, genere che adoro, e di rock alternativo, però mi sono accorto che col passare degli anni gli stimoli cambiavano. Avevo voglia di heavy metal! Anche se gli Stige nacquero per gioco, per me furono terapeutici in un periodo nerissimo della mia esistenza e mi accorsi che stavano riuscendo a riportarmi in vita, ecco il motivo per cui hanno avuto un seguito fino ad oggi. Quindi come hai ben detto anche tu, questo genere, il death metal, lo puoi suonare solo amandolo con passione, e tale discorso penso valga per qualsiasi altro genere musicale.

Credi che con “Spekuldeathstroy” abbiate fatto un passo in avanti per ciò che riguarda la scrittura della vostra musica?

- Sì, rispetto ai precedenti lavori si nota il passo in avanti, e lo hanno notato anche coloro che ci hanno supportato acquistando l'album.

Probabilmente non tutti sanno che gli STIGE sono stati da te fondati a Mottola (Taranto) nel 2001. In merito a ciò, ti volevo chiedere: pensi che l'essere parte di una band attiva da tanti anni nel Sud Italia sia in qualche modo penalizzante? Soprattutto, specifichiamolo, sul piano della promozione della propria proposta musicale. Te lo chiedo perché anch'io sono stato per tanti anni un musicista in due band estreme, anch'io sono pugliese, e so bene cosa vuol dire macinare chilometri e chilometri con il proprio gruppo per spostarsi fuori dai confini pugliesi. Cosa puoi dirmi in merito a ciò?

- Suonare heavy metal in questa nazione è penalizzante, sopratutto suonare metal estremo. Sappiamo che la cultura musicale italiana è quella che è, e lo è a prescindere dalla posizione geografica. Ovvio che chi è del Sud ne soffre un pochino di più rispetto alle band del centro o nord Italia, visto i tanti km in più da fare per suonare altrove, ma alla fine è fantastico viaggiare ahahah... i chilometri non sono un problema, i problemi veri sono altri.

Cosa, dell'attuale situazione dell'underground musicale, più ti fa arrabbiare? Tutto è cambiato rispetto a quando noi agli inizi degli anni '90 iniziavamo ad ascoltare un determinato tipo di musica. Ma, comunque, rincuora il fatto che ci sia ancora gente appassionata che ha voglia di suonare e supportare con passione la musica metal di nicchia. Tu cosa pensi?

- MI e CI fanno incazzare le band che alimentano il pay to play o i contest a pagamento per poter suonare con Gesù, Allah, Odino, Lucifero, Pippo Baudo o Raffaela Carrà. Quindi tutti quelli pronti a gonfiare il petto come i colombi, facendo gli sboroni, per aver partecipato (in apertura o in altra posizione) a grossi metal fest investendo la mazzetta, che idioti. Scendete dall'olimpo e non alimentate più questi organizzatori piranha che vi vendono illusioni; poi, ovviamente, ognuno è libero di vivere e morire come vuole, però questa cosa mi fa vomitare e fa vomitare tutti gli altri Stige. Ritengo che gli appassionati veri sono pochissimi, non tutti supportano i concerti underground, pochissimi sono coloro che acquistano il merchandising dei gruppi. Nell'underground si pensa spesso solo ai soliti grossi nomi. La vera passione è per pochi! Le mie orecchie, negli anni, hanno sentito tante cazzate, ci si definisce amanti della musica, ma poi per acquistare o presenziare bisogna andare sulla luna di Caparezza.

Prossimi concerti? Prossimi progetti? Lascio a te le ultime parole. Grazie per l'intervista.

- Abbiamo in programma due concerti: Sabato 27 Aprile al tuo Son of Flies Festival dove suonermo con i 217 di Pescara e gli Hopesend di Lecce all'Istanbul Cafe di Squinzano (Le), poi Venerdi 3 Maggio 2019 suoneremo allo Scumm di Pescara. Altri live sono da definire. Potrebbe concretizzarsi un possibile progetto con l'amico Tato, bassista e voce della band Zora di Catanzaro, per fare uno split insieme a loro, e speriamo di riuscirci al più presto, sempre se saremo ancora vivi. Ti ringrazio ancora per lo spazio che ci hai regalato, e per chi vuole, ci si becca nei due live nominati poc'anzi per sorseggiare qualche birrozza e divertirsi insieme. Venite a supportare. Saluti brutali "we burn with fierce passion" \m/

Contatti:
facebook.com/stigedeathmetalofficial

STIGE line-up:
Peppone: Batteria
Stefano Nigri: Guitar
Antonio De Rosa: Voce
Valerio Andrisani: Basso

Recensione: 
 STIGE "Spekuldeathstroy" - Autoproduzione


venerdì 19 aprile 2019

HOPESEND - "L'INFERNO PUO' ATTENDERE"






IL NOME DEGLI HOPESEND SIGNIFICA THRASH METAL. QUESTA BAND, ATTIVA DA BEN 19 ANNI, RIMANE ANCORATA AL PROPRIO BACKGROUND E LEGATA A QUELLO SPIRITO OLD-SCHOOL CHE NON CONOSCE IL LOGORIO DEL TEMPO. NON SI PUO' NON RICONOSCERE A QUESTI MUSICISTI UNA COERENZA INDOMITA NEL PORTARE AVANTI IL VERBO DEL METAL ITALIANO PIU' TRADIZIONALISTA. A TESTIMONIARLO CI SONO IL CHITARRISTA ILARIO SUPPRESSA E IL BASSISTA/CANTANTE GIUSEPPE DE BENEDITTIS CHE, CON LE LORO RISPOSTE ALLE MIE DOMANDE, RAFFORZANO ULTERIORMENTE UN'ATTIDUDINE INOSSIDABILE, ORMAI CEMENTATA DOPO TANTI ANNI DI SACRIFICI E DEDIZIONE ALLA CAUSA. ECCO PERCHE' HO DECISO DI FARLI SUONARE NELLA PRIMA EDIZIONE DEL SON ON FLIES WEBZINE FESTIVAL, SABATO 27 APRILE.

Ciao ragazzi, ben ritrovati. Come state vivendo questo attuale periodo con la band? Sono trascorsi più di quattro anni dal precedente album in studio "Bloody, Twilight...and Other Visions", quindi mi piacerebbe sapere quali saranno le prossime novità per gli Hopesend.

Ilario: Ciao Christian. Un saluto a tutti i lettori di Son of Flies! Sì sono passati un po' di anni dalla pubblicazione del disco, e nel frattempo c'è stato un cambio di line up. Purtroppo il chitarrista Mirco Minosa ha dovuto lasciare la band per motivi di lavoro e quindi c'è stato un periodo di stop per noi. Mirco, negli anni, ha dato veramente tanto agli Hopesend, e anche dopo la sua forzata decisione non ci ha fatto mancare il suo supporto e si è reso disponibile a dare una mano a chiunque lo avesse sostituito. Fortunatamente abbiamo trovato in Fabio la persona ideale per continuare a dare la giusta energia al nostro progetto.

Giuseppe: Nonostante Fabio si sia integrato abbastanza velocemente, la situazione ci ha costretti a dover rallentare l’attività compositiva per qualche tempo in modo da preparare insieme a lui i brani per poter essere pronti ad eventuali date live. Quindi in sala prove non ci siamo mai fermati, e nonostante gli impegni personali di ognuno di noi, siamo riusciti a tornare gli Hopesend di prima e a comporre nuovi brani per il prossimo album.

Ho notato che nell'ultimo periodo avete avuto una buona attività live, ma sempre nella zona del Salento. State suonando dei nuovi brani che andranno a finire sul prossimo album?

Giuseppe: Il fatto che la nostra attività live si svolga prevalentemente in Salento la reputo una cosa positiva in quanto, ciò significa che la scena metal leccese è ancora viva e lo dimostra il fatto che continuino ad esistere locali, e ne nascano di nuovi che permettono a band metal di poter suonare la propria musica.

Ilario: Sì nell'ultimo periodo abbiamo avuto un bel po' di concerti in zona, e poco alla volta nella nostra scaletta abbiamo inserito qualche nuovo pezzo per testarli in quella che è la dimensione che amiamo di più: il live... (ovviamente suoneremo qualche nuovo pezzo anche al Son Of Flies Fest!!!).

Quanto sono stati difficili gli ultimi anni per una band come la vostra? Quanto è stato faticoso emergere da una terra come il Salento dopo 18 anni di attività nell'underground musicale?

Ilario: sono 19 per l'esattezza! Credo che gli ultimi anni siano stati difficili quanto i primi, ma in maniera diversa! All'inizio è sempre difficile perchè parti praticamente da zero e lavori per crearti il tuo spazio nel già affollato panorama underground, poi col passare degli anni (e non ne sono passati pochi) inevitabilmente comincia a maturare una certa esperienza e di conseguenza cambiano anche gli obiettivi... e probabilmente la difficoltà aumenta di pari passo alle aspettative. Ciò che voglio dire è che all'inizio l'obbiettivo primario era di trovare un buco dove poter montare i nostri amplificatori e darci dentro, ora dopo tanti anni di sangue e sudore felicemente e orgogliosamente consumati nell'underground, l'obbiettivo di trovare uno spazio per esibirci viene dopo (solo come tempistica) aver creato un buon prodotto da promuovere. Insomma, l'underground non ci darà mai ricchezza e gloria, ed è giusto così perchè non è quello che cerchiamo, ma la soddisfazione di sentirsi dire dopo un live “cazzo avete spaccato! Voglio il vostro disco!” è la nostra medaglia al valore!!! Il Salento poi geograficamente non ci aiuta perchè è indiscutibilmente lontano da tutto o quasi, ma non è certo un limite invalicabile, ci sono altri posti nel profondo sud dello stivale da cui sono emerse band di grande valore, e questo è l'esempio chiaro che se lavori bene ovunque tu sia prima o poi la tua fetta di torta arriva.

Trovate difficile organizzare delle date dal vivo fuori dalla Puglia? Penso non sia facile combinare gli impegni di tutti, lavoro compreso. E' penalizzante tutto ciò?

Ilario: Come ho detto poc'anzi, il Salento è lontano da tutto o quasi, e sicuramente è difficile trovare delle date fuori dalla Puglia, per qualsiasi spostamento abbiamo delle spese non indifferenti che comunque pesano a noi come band ma anche a qualsiasi gestore di un locale oppure organizzatore di eventi. Poi, non essendo più degli aitanti ventenni (anche se lo nascondiamo bene) dobbiamo mettere in conto i vari impegni lavorativi e/o familiari di ognuno di noi. Forse dire penalizzante è troppo, ma di sicuro è una situazione difficile.

Sapreste definire l'ispirazione, quando vi ritrovate a comporre in sala prove? Da dove arriva quella scintilla creativa che vi permette di mettere insieme i pezzi che vanno a comporre le vostre canzoni? E' solo frutto dell'esperienza oppure c'è una sorta di chimica tra voi?

Ilario: A volte sono entrambe le cose, altre volte nessuna delle due, definire l'ispirazione con le parole è arduo. Fondamentalmente l'input principale sono sempre i nostri ascolti, siamo innanzitutto dei fan dell'heavy metal in senso lato, ognuno di noi ha le sue personali idee che convergono nei riff che buttiamo giù, ma chiaramente poi c'è tanto lavoro in sala prove dove si valuta ogni possibile soluzione, e a questo proposito devo dire che finalmente negli ultimi brani anche Fabio, il nostro nuovo chitarrista, sta dando il suo contributo in fase compositiva, e personalmente non vedevo l'ora che ciò accadesse.

Giuseppe: Il lavoro compositivo nella sala prove degli Hopesend funziona come in quello della maggior parte delle band. Qualcuno ha un riff nella testa, lo propone ed insieme lo si sviluppa aggiungendo altri riff, ed è così che ognuno di noi lo impreziosisce con i propri arrangiamenti. La chimica nasce durante la composizione di ogni pezzo, quando ognuno di noi va a mescolare le proprie idee ed il proprio background musicale con quello degli altri componenti.

Il vostro rapporto con il thrash metal di vecchio stampo continua ad essere lo stesso di sempre, oppure nel prossimo album ascolteremo qualcosa di diverso o di nuovo?

Ilario: Da sempre suoniamo quello che ci piace, e il thrash metal è il comune denominatore che ci ha sempre tenuto insieme. Nei nostri brani si possono sentire influenze che vanno dai grandi classici rock/heavy degli anni '70/'80 come anche qualcosa di più moderno, ma quello che viene fuori alla fine dalle nostre menti, dalle nostre mani e dalle nostre viscere è sempre quello, e ci piace così!!! Dalle nostre parti si dice “Se unu nasce quadru no po murire tunnu!”

Pensate che la scena metal italiana sia ancora in salute? Ovviamente, la stessa domanda potrei farvela sulla scena metal in generale, anche quella oltreconfine.

Ilario: Decisamente si! Negli ultimi anni sia nella scena nostrana che in quella internazionale ho ascoltato nuove band che magari senza aggiungere grandi novità hanno sfornato dei prodotti notevoli, così come vecchie glorie che tornano sul mercato e continuano a fare scuola. Potrei fare tanti nomi dal prog allo stoner passando dall'heavy classico e quant'altro, ma rischierei di non finire più. Naturalmente non è tutto oro ciò che luccica, ma se continuo a comprare dischi un motivo ci sarà!

Voi che siete dei veterani, riuscite a relazionarvi con la nuova generazione di musicisti? Inutile, ribadire, che molto è cambiato rispetto a quando iniziammo noi ad occuparci di musica...

Giuseppe: Per rispondere a questa domanda basta fare mente locale su ciò che erano i concerti metal underground degli anni '80/'90 e anche 2000. Band squattrinate che suonavano in garage con amplificatori improvvisati, microfoni di plastica (solitamente mai più di uno e solo per il cantante), voci e tastiere collegate ad amplificatori di basso e altri mezzi di fortuna, insomma ci si arrangiava alla meno peggio e i risultati non sempre erano dei più esaltanti. Oggi i musicisti, anche quelli più giovani, sono molto più attenti ai suoni e devo dire anche molto esigenti nei live. Oggi due casse spia sono solitamente la regola anche nei piccoli locali, mentre allora se il pubblico riusciva a percepire o intuire la voce del cantante già era un grande risultato.

Ilario: Oltre a questo ci sono altre notevoli cambiamenti, internet con tutti i suoi pro ed i suoi contro è la differenza chiave, ma volenti o dolenti abbiamo sempre cercato di rimanere al passo con i tempi, e per quanto mi riguarda relazionarsi con le nuove leve è stata la cosa più facile. Magari non sempre, ma spesso i più giovani ci chiedono consigli e fanno tesoro della nostra esperienza, e allo stesso tempo pur con inconsapevole ingenuità ci insegnano qualcosa.

Quali sono le vostre considerazioni in merito alle strategie commerciali adoperate da alcune etichette discografiche indipendenti, ma anche major, per promuovere alcune delle loro band più quotate? Non pensate che si punti troppo sull'immagine oggigiorno, a prescindere dal fatto che anche negli anni '80/'90 il metal è sempre stato un genere molto teatrale.

Giuseppe: Ormai siamo nell’epoca dei social, e la promozione di band emergenti e non, avviene quasi esclusivamente su questi canali, come negli anni '80 e '90 avveniva in TV con emittenti che avevano nel proprio palinsesto programmi dedicati alla musica rock e metal, o su riviste cartacee specializzate di cui noi tutti aspettavamo trepidanti l’uscita ogni mese per sapere le ultime novità di questa o quella band. I tempi sono cambiati, oggi si può ascoltare ciò che si vuole (ahimè) senza uscire di casa e per le band emergenti è più facile arrivare all’ascoltatore, magari con un video fatto bene.

Ilario: Se guardiamo anche più indietro nel tempo, la teatralità in certi generi musicali ha sempre avuto una grande rilevanza, basti pensare a Alice Cooper o altri artisti, ma era un ingrediente aggiuntivo alla musica che comunque era di una certa qualità artistica. Oggi non è sempre così, l'industria discografica è cambiata e infatti alcuni nomi finiscono troppo presto nel dimenticatoio.

Dopo tutti questi anni nella scena metal underground, che cosa ancora la musica riesce a rappresentare per voi? Siete felici per il lungo percorso fatto con gli Hopesend?

Ilario: La musica è l'ossigeno, è il pane quotidiano, è il cane fedele che ti rimane vicino... è la passione incondizionata che tra delusioni e incazzature riesce in qualche modo a darti quella soddisfazione che ti fa andare avanti. Negli anni oltre agli Hopesend ognuno di noi ha o ha avuto altri progetti musicali che ci hanno arricchito e ci hanno dato nuove esperienze e nuovi impulsi, ma indubbiamente non sono mancati gli ostacoli. In fondo non so dire esattamente se sono felice del percorso fatto dagli Hopesend perchè se guardi indietro c'è sempre qualcosa che col senno di poi avresti voluto cambiare, e sicuramente avremmo potuto fare molte cose in più, ma sono contento che gli Hopesend siano ancora qui, dopo urti, intemperie e mazzate varie abbiamo ancora qualcosa da dire!!!

Giuseppe: Se non ci fosse stata la passione per la musica e l’affiatamento tra i vari mebri della band non credo che gli Hopesend sarebbero potuti esistere e continuare la loro attività ininterrottamente per quasi 20 anni. Non nego che, a causa dei vari impegni e le diverse vicissitudini personali di ognuno di noi in tutti questi anni, non è stato semplice mantenere unita la band, ma se siamo ancora qua ci sarà un motivo.

Grazie per l'intervista.

Hopesend: Grazie a te! Son Of Flies Rules!!!!!!!

Contatti: 
reverbnation.com/hopesend 
facebook.com/Hopesend 

HOPESEND line-up:
Giuseppe De Benedittis: Basso, Voce
Ilario Suppressa: Chitarra
Fabio Martina: Chitarra
Gianni Lezzi: Batteria


giovedì 18 aprile 2019

SANGÜ "Self​-​Titled" - Autoproduzione




Il full-length d'esordio dei Salentini SANGÜ, nei quali troviamo ex-musicisti di Dannazione, Loscos' Brigade, Belintesta, Bisturies, Fakirs Bay e Trincea, si relaziona in maniera decisa con le regole risolute del vecchio hardcore, crossover, thrash metal, per mettere a ferro e fuoco il terreno logorato dagli impostori e dai soprusi, come si può ascoltare in "Tempesta". Qui, lo scopo principale è assorbire la maggior quantità di disagio quotidiano per tramutare le sconfitte accumulate negli anni in energia positiva, enerigia da iniettare a questa musica sfrontata e ribelle, ed è così che nasce un brano irriverente come "Nel Vuoto" (azzeccate le brevi sfuriate grindcore poste all'inizio e nella parte centrale della composizione). Ce n'è per tutti, anche per "The Dio" (doveroso il gioco di parole /NdR). "Lividi" risente del thrash metal teutonico dei Sodom degli anni '80, con un fiammeggiante assolo di chitarra di 30 secondi cucito a dovere sulle trame della sua colonna vertebrale. Non sono assolutamente da meno le incursioni della panterosa "Cristo bionico" e le ruspanti accelerazioni di "Vector". Il tutto condito dai testi scomodi e incisivi del singer BIFOmeth, cantati in italiano per fare il punto sullo sconfortante stato comatoso della realtà odierna, e quasi certamente, del domani ("Il sole quaggiù"). I riff frenetici di MastoGONZ inseguono il basso grumoso di CIMEX che, con il drumming primitivo di Armored SANTIS, vanno a solidificare una sezione ritmica pulsante, perciò coinvolgente quando decide di premere sull'acceleratore e trascinante nei momenti più ritmati e colmi di groove. La produzione affidata a Fabrizio Giannone è scarna, asciutta, risonante, perciò adatta per il genere suonato dai quattro balordi leccesi. Le fasi di mixing e mastering eseguite oltreoceano in due differenti studi: Mountain City Studio e Ryan Morey Mastering, entrambi nella città di Montreal (Québec, Canada). I Nostrani SANGÜ non sono una band nata o destinata ai palati raffinati, i SANGÜ non vogliono guardare nella direzione seguita dalla massa, i SANGÜ se ne fregano di apparire originali; ai SANGÜ piace suonare con passione, divertirsi e prendere a calci in culo l'ascoltatore. Conosco di persona questi ragazzacci, e so di che pasta sono fatti. Penso che sia tutto chiaro. DIY WILL NEVER DIES!

Contatti: 
sangu.bandcamp.com/releases
facebook.com/sangumetal

Songs:
Intro, Lividi, Cristo bionico, Nel vuoto, Il sole quaggiù, Tempesta, Vector, The Dio


mercoledì 17 aprile 2019

217 - "OLTRE OGNI LIMITE"




I 217 SONO UNO DEI TRE GRUPPI CHE, SABATO 27 APRILE, PARTECIPERANNO ALLA PRIMA EDIZIONE DEL SON OF FLIES WEBZINE FESTIVAL, PER QUESTO MOTIVO HO DECISO DI METTERMI IN CONTATTO CON L'AMICO IVAN DI MARCO (EX-FRONTMAN DEGLI STRAIGHT OPPOSITION DI PESCARA) PER FARCI RACCONTARE IL PRESENTE DELLA SUA NUOVA CREATURA. LA COERENZA, LA RICERCA PERSONALE, LA VOGLIA DI LOTTARE SENZA COMPROMESSI, SONO TUTTI PUNTI DI FORZA CHE RITROVIAMO EVIDENTI NELLE SUE PAROLE SCHIETTE E TRASPARENTI. QUESTA INTERVISTA MI E' SEMBRATA QUINDI UN'OTTIMA OPPORTUNITA' PER PRESENTARE IL LORO DEBUTTO "ATHEIST AGNOSTIC RATIONALIST", IN USCITA A MAGGIO 2019.

Ciao Ivan. E' un piacere averti qui su SON OF FLIES WEBZINE. La mia prima domanda è piuttosto diretta. Tenendo in considerazione la tua lunga permanenza nell'underground musicale, volevo chiederti quali sono le ragioni che ti hanno portato a chiudere la tua attività con gli Straight Opposition, prima, e per tornare con i 217, dopo? Tu continui a portare avanti il verbo dell'old-school hardcore, come hai sempre fatto. Che significato ha per te questo?

- Ciao Christian! Gli S.O. hanno chiuso con cinque dischi e più di 500 concerti portati a casa nel giro di 12 anni sui palchi di tutta Europa e Asia. Durante l’ultimo lungo tour 2017 con l’ultima line up alla quale sono molto legato, si parlottava di fare qualcosa di completamente nuovo, e così è stato. Riguardo l’old school invece, per me significa creare, ascoltare e vivere la musica che mi piace senza nessun senso di inferiorità nei confronti dei trends odierni. Odiando mode, posers e discorsi economici, rimango fedele a ciò che ritengo essere una cultura alternativa e antagonista. Se qualcuno adesso vi ha incorporato elementi contraddittori, facendo in modo che da alternativa si normalizzasse in nome dell’"attualità" contro i nostalgici vecchi tempi, per me non fa altro che renderla vecchia e vetusta, soprattutto quando si parla di soldi o si creano circoli esclusivi in cui trattare solo con quelli che "contano". Queste cose le vedevo nel mondo lavorativo aziendale fatto da vecchi bambacioni, mentre l’approccio old school nasceva come pensiero e stile di vita "nuovi" in conflitto con qualsiasi argomentazione aziendale e normalizzante. In molti attualmente l’hanno dimenticato sputando a zero sulla vecchia mentalità, trattando l’Hardcore solo come genere musicale, ma è un problema loro, non mio.

Ti andrebbe di presentarci, in breve, i membri dei 217?

- Siamo una band di 4 amici appassionati di Hardcore, Metal, Punk e Rap! Le persone giuste, al momento giusto.

Essere in una nuova band ha cambiato qualcosa nel tuo modo di intendere l'hardcore, e la musica in generale?

- Direi di no, l’hardcore è quello che ho amato dal 93-94 in poi; la mia etica rimane la stessa insieme all’immaginario che mi ha cambiato! Ovviamente essere in una nuova band ti porta a considerare cose che prima non avevi visto.

Quali sono le tue maggiori aspettative nei confronti di questo tuo nuovo progetto? Questa domanda non è casuale, considerando il fatto che nel circuito musicale molto è cambiato rispetto a quando si faceva musica negli anni '80, '90, ma anche nei primi 2000.

- In realtà non ho aspettative. Il grande risultato è essere ancora qui, suonare la musica che amo senza sottostare ad alcun trend. Tutto cambia continuamente, tanto che nemmeno me ne accorgo, ma da anni persevero nella mia visione delle cose. Se quello che faccio con la band piace, sono contento; se non piace, va bene lo stesso. Non voglio fare carriera, solo essere me stesso. Non voglio arrivare a nulla che non sia "fare quello che amo", e fino ad ora è andata proprio così!

A maggio 2019 uscirà il vostro album di debutto “Atheist Agnostic Rationalist”. Cosa hai da dirci su questo lavoro, e perché, come già accaduto in passato, hai deciso di affidarti nuovamente alla Indelirium Records?

- Yeah! AAR vedrà 6 canzoni nuove e 3 già edite sul web nei mesi scorsi. Musicalmente si tratta di Punk Hardcore con diverse influenze che spaziano dal metal alla new school anni '90. L’approccio è abbastanza "in your face", anche se non mancano momenti più rallentati e riflessivi! Non saprei dirti altro; sono il peggior recensore di me stesso! Riguardo Indelirium: Emiliano ha creduto in noi e ne siamo onorati. Tutta l’etica DIY anticommerciale e anticonvenzionale, basata però sul fare le cose bene, è racchiusa in IDR.

Mi piacerebbe sapere come componete le vostre canzoni. Quanto è già scritto prima di entrare in sala prove, e quanto invece è improvvisato? Chi scrive i brani?

- Non c’è un vero processo. A volte il pezzo esce in saletta durante una jam, altre volte qualcuno viene da casa con un riff bello pronto. Metalnano (il nostro chitarrista) arriva spesso con riffs nuovi, ma tutti possiamo portare o proporre idee.

Ti occupi tu dei testi? Ci sarà un argomento portante all'interno di “Atheist Agnostic Rationalist”? Il titolo è molto esplicito e diretto!

- Non so se si può parlare di argomento portante. Il tema centrale che mi accompagna da sempre riguarda la "liberazione dell’individuo mediante scelta propria". Non ci sono mondi dietro il mondo, non c’è stato padrone o enti metafisici che agiscono su di noi: io sono ateo, agnostico, razionalista. Nessuno può dirmi chi sono, cosa fare, cosa scegliere, cosa pensare e chi amare. Nessuno può avanzare alcun potere su di me a meno che non sia io a volerlo. Non delego, non idolatro, non mi sottometto. Questa è la condizione di nascita dell’uomo, e rimane tale nello "stato sociale fascista del 2019". Basta volerlo. Cantiamo di queste cose insomma.

Il vostro approccio sul palco continua ad essere lo stesso di sempre? Dopo tanti anni di attività ti piace ancora interagire con il vostro pubblico?

- Certamente! Ma con i 217 vogliamo portare qualcosa di più oltre la fisicità incazzata. Desideriamo trasmettere il senso di solitudine, frustrazione e alienazione di cui quotidianamente facciamo parte. Vogliamo trasmettere la nostra ansia, la nostra debolezza, i nostri momenti morti. Non ci piace l’idea di concerto party.

Sei orgoglioso di far parte della scena hardcore nostrana?

- Essere Hardcore significa andare contro la società di massa: sono orgoglioso di appartenere alla scena Hardcore che aderisce a quella mentalità!

Quali sono stati gli ostacoli maggiori incontrati lungo la tua carriera musicale?

- Dalla famiglia all’ambiente circostante tutto è difficolta e impedimento. Se ami quello che fai però, gli impedimenti diventano lo stimolo per seguire la giusta direzione: loro scompaiono mentre tu continui!

Cosa ne pensi della condivisione dei file musicali digitali e di tutto ciò che gravita attorno alle piattaforme virtuali di Spotify, Bandacamp, iTunes, Deezer?

- I 217 passano via internet, quindi siamo favorevoli a qualsiasi forma di diffusione della propria musica su web. Ora possiamo conoscere tantissime realtà musicali che prima morivano in sala prove. Ci sembra giusto! Per quanto mi riguarda, ascolto seriamente un album solo quando è nel mio lettore cd. Non scarico la musica al chilo. Ho bisogno di tempo per capire e apprezzare un lavoro. Non faccio playlist e, se scarico, è per creare un cd audio destinato allo stereo in sala.

Quali saranno le prossime mosse dei 217 dopo l'uscita del disco? Prossimi concerti?

- Prima di tutto suonare a Squinzano il 27 aprile, giorno del Son Of Flies Fest! Poi c’è qualche altra data programmata. Vedremo cosa succederà!

Grazie per l'intervista!

- Grazie a te Christian! E’ un onore per noi essere su Son Of Flies!

Contatti: 
facebook.com/217pescarahardcore

217 line-up:
Ivan
Mammuth
Antonio
Guglielmo






martedì 16 aprile 2019

I MAIALI "Cvlto" - Overdub Recordings




Fin dall'iniziale "Ave" è il noisecore a farla da padrone! Riff dissonanti e rabbiosi che vanno a scontrarsi con una sezione ritmica secca e insistente, con il cantanto invasato di Francesco Foschini a sublimare il desiderio di nutrire o di nutrirsi atraverso un suono acuto bagnato dal sudore, e messo in vetrina da una successione serrata di continui cambi di tempo che lasciano alle emozioni più sofferte lo spazio necessario per la narrazione. Ma la sofferenza è dappertutto, testi in italiano compresi. L'immaginario celebrato dai I MAIALI analizza senza mezze misure quel malessere irreversibile che ci accomuna un po' tutti. "Cvlto" è sinonimo di malattia sociale: in pratica incarna il cinismo di quattro musicisti pronti a calpestare la negatività per estendere la loro determinazione. Il disco di debutto, nel suo susseguirsi di interazioni lancinanti, assimila perfettamente la lezione più angosciosa impartita dai Fudge Tunnel e dagli Unsane degli esordi, senza però risultare monotono, o peggio, frustrante. E' tutto maledettamente serrato e scabroso in "Cvlto". I fatti ci dicono di una realtà musicale lucida e concreta, con una scrittura da elogiare. Prodotto, registrato e mixato da Phil Liar presso i Monolith Recording Studio, masterizzato da Jerome Gudman nei Mistery House Sound Studio.

Contatti: 
imaiali.bandcamp.com/album/cvlto
facebook.com/imaialiband

Songs:
Ave, Demone, Altari, Danza Come Manson, cVlto, Carne, INRI, Heil, Abbandono, X


sabato 13 aprile 2019

FUSION BOMB - "FEDELI AL THRASH METAL"






I FUSION BOMB, PROVENIENTI DAL LUSSEMBURGO, SONO UNA DELLE REALTA' PIU' CONVINCENTI DELLA SCENA METAL EUROPEA, MUSICISTI CHE NON HANNO NULLA DA INVIDIARE A NOMI BEN PIU' BLASONATI DEL PANORAMA MONDIALE. LA LORO VOGLIA DI THRASH METAL NON ACCENNA A FERMARSI, E LO DIMOSTRA IL PRIMO FULL-LENGTH INTITOLATO "CONCRETE JUNGLE". BENE, SENTIAMO COSA HA DA DIRE IL BASSISTA MICHEL "NIPPEL" REMY.

Ciao Michel. Iniziamo parlando del vostro album di debutto. È il primo full-length per i Fusion Bomb. Com'è stato tornare in studio di registrazione dopo la pubblicazione del precedente EP?

- I Fusion Bomb lavorano sodo! Comporre musica è sempre un duro lavoro a causa della nostra natura tumultuosa. Suonare, scrivere e registrare al meglio un album di old-school thrash metal è davvero impegnativo. Ci piace entrare in studio per sperimentare il processo compositivo di un album.

Qual è stato il vostro approccio in questo disco?

- Colpire nel segno con un album Thrash Metal aggressivo e in stile americano!

Parliamo un po' del vostro nuovo chitarrista, Luc "Lanthanoid Lazer-Dazer" Bohr. Perché avete scelto lui come nuovo membro della band?

- Sfortunatamente ci siamo dovuti separare da Tun, il nostro ex-chitarrista ritmico. Mentre la band faceva passi in avanti per evolversi, Tun non riusciva a mantenere il nostro passo, tecnicamente parlando. Dato che era uno dei nostri più vecchi amici, la separazione è stata una scelta difficile per entrambe le parti, ma fortunatamente tutta questa storia ha avuto un lato positivo. Nello stesso periodo in cui ci siamo separati da Tun, abbiamo conosciuto Lazer Dazer. Era esattamente il ragazzo che stavamo cercando: un mago della chitarra, un nerd del thrash metal affamato di palco. E' con noi da circa un anno ed è come se fosse sempre stato parte dei Fusion Bomb, un vero fratello.

La copertina di "Concrete Jungle" è stata realizzata con uno stile molto anni '90. Avete optato per questa immagine perché vi considerate a tutti gli effetti dei musicisti di stile retrò?

- Sì e no. Siamo decisamente ispirati dall'heavy metal degli anni '80 e '90, ma permettetemi di dire qualcosa che potrebbe sembrare un'affermazione arrogante o esagerata. Noi siamo musicisti che non hanno perso la fiducia nel Thrash Metal e crediamo che questo genere abbia ancora un sacco di potenziale innovativo. È solo che, al giorno d'oggi, la maggior parte delle band hanno smesso di far evolvere il genere dopo il suo periodo d'oro, continuando a fare quello che hanno già fatto negli anni '80 o, peggio ancora, fare cattive copie di ciò che le loro icone hanno scritto in passato. La vera ragione storica per cui questo è accaduto si potrebbe trovare nella rottura nata con l'ascesa del Grunge, ma questo è un argomento su cui poter discutere a lungo.

I Fusion Bomb hanno firmato un contratto con la Iron Shield Records. Perché?

- Abbiamo firmato con la Iron Shield perché Ducky, la persona che gestisce l'etichetta, è un ragazzo onesto e con i piedi per terra, inoltre è un grande appassionato di Thrash Metal. Quindi la Iron Shield è stata la casa discografica perfetta per far uscire il nostro debutto. Naturalmente un'etichetta più grande avrebbe funzionato altrettanto bene per la nostra band, ma essendo ancora un gruppo agli esordi, penso che non avremmo potuto trovare un accordo migliore! Grazie Ducky!

Quale pensi sia il ruolo di una band thrash nella scena metal di oggi?

- Potrei parlare per ore di questo argomento, tuttavia cercherò di essere breve in modo da arrivare subito al dunque. Lasciami iniziare parlando delle intenzioni dei Fusion Bomb, che consistono nel dimostrare che il genere Thrash Metal è più di una semplice forma musicale da party, in cui i ragazzi vincenti sono quelli che riescono a ingurgitare la fetta più grande di pizza o a scolare il maggiorn numero di lattine di birra. Non c'è nulla di sbagliato in un po' di dissolutezza, ma per noi il Thrash Metal è un genere serio e non vogliamo che venga visto come un qualcosa di solo divertentismo. Amiamo le qualità artistiche di questa musica. Dal punto di vista lirico, è un genere musicale in cui puoi anche esprimere pensieri e sentimenti complessi. Dal punto di vista tecnico è uno di quei sottogeneri del Metal che ti permette di suonare cose diverse senza uscire completamente dallo stile stesso, perché, considerando la sua aggressività, si colloca tra il vecchio classico Heavy Metal e generi più estremi come il primo Death Metal o Grindcore. Ovviamente sto parlando del crossover e di quelle band più tecniche del thrash di oggi. Detto questo, devo aggiungere che il Thrash Metal è il miglior genere live del pianeta, perché come nessun altro stile ti fa veramente venire voglia di fare headbanging, saltare nel mosh pit, girare nel circle pit e fare stage diving dal palco. Questo non succede nel Black, Heavy o Power Metal.

Pensi che una band come i Fusion Bomb sia maggiormente apprezzata in Europa o negli Stati Uniti?

- Abbiamo più fan negli Stati Uniti rispetto al resto del mondo. Il motivo potrebbe essere che suoniamo un Thrash Metal di chiara derivazione americana; non a caso Demolition Hammer, EvilDead ed Excel sono le nostre più grandi ispirazioni. Questo è anche il motivo per cui non abbiamo così tanto seguito in Francia oppure in Belgio, dove le persone sembrano preferire il blackend Thrash o Speed Metal. La Germania ha il suo stile teutonico, unico nel genere, che è anche molto diverso da quello che stiamo facendo noi, ma probabilmente ai tedeschi piace anche il nostro modo di suonare, e mi piace pensarla così. Dall'Italia non abbiamo ancora ricevuto molti feedback, ma in futuro ci piacerebbe suonare con i vostri Game Over!

Qual è stato il gruppo metal che ha cambiato la tua vita e che ti ha fatto dire: "voglio suonare thrash metal"! Quali sono i tuoi album preferiti in questo genere musicale?

- Non c'è stata una singola band che ci ha cambiato la vita, sicuramente gli Exodus, Anthrax e Overkill hanno avuto un ruolo importante sul nostro processo creativo. Successivamente, di grande ispirazione sono stati Municipal Waste, Toxic Holocaust, Gama Bomb o Fueled by Fire.

Thrash metal e death metal. Pensi ci sia una barriera tra i due generi?

- In realtà c'è una grande recinzione tra i due generi. Noi dei Fusion Bomb amiamo il Death Metal, ma c'è una differenza tra i due generi. Il Death Metal trasuda brutalità da ogni poro, il Thrash Metal non è poi così brutale, ma funziona bene per la sua aggressività. Il Death Metal scuote sempre un potente sentimento di brutalità. È enorme, sanguinario e ossessionato dal sangue. Il Thrash Metal è un genere molto aggressivo che ti fa pulsare il sangue nelle vene, è come una spinta verso l'alto.

Sei un collezionista di Vinili/CDs?

- Per lo più uso le piattaforme digitali quando ascolto la musica che amo, principalmente perché non ho tempo da investire in questo meraviglioso hobby, ma capisco i collezionisti, e forse, un giorno lo diventerò anch'io. Scott e Luc hanno le loro collezioni, soprattutto dischi di Crossover oscuro e Thrash Metal tecnico.

Contatti:
 fusionbomb.bandcamp.com/album/concrete-jungle
facebook.com/fusion.bomb.lux

FUSION BOMB line-up:
Miguel Teixeira Sousa - Lead vocals, Chitarra
Luc "Lanthanoid Laser Dazer" Bohr - Chitarra
Michel "Nippel" Remy - Backing Vocals, Basso
Scott Kutting - Batteria

Recensione: 
FUSION BOMB "Concrete Jungle" - 2019 




giovedì 11 aprile 2019

END TIMES "S/T Promo" - Autoproduzione




Gli END TIMES, provenienti dalla metroplex di Dallas-Fort Worth, sono la perfetta sintesi di due impronte stilistiche: l'hardcore metallizzato tanto caro agli Integrity e il death metal di vecchio stampo maturato tra le mani dei mai troppo compianti Bolt Thrower. Il miglior modo per valutarli è concentrarsi sulla loro proposta, nè più nè meno! Difatti, benché non manchi qualche momento melodico, le due tracce del promo 2019 non lasciano dubbi: vantano un sound possente, efficace, che mira dritto alla buona sostanza. E' un tuffo nel passato che lascia trasparire gli impulsi omicidi dei cinque musicisti texani. Se poi volete chiamarlo solo 'metal estremo' fate pure. Di sicuro, non deluderanno i fan delle band sopracitate. A questo punto, non ci resta che sperare in un prossimo full-length. E' davvero un piacere ascoltarli.

Contatti: 
endtimes.bandcamp.com/album/s-t-promo
facebook.com/endtimestx

Songs:
Fire's Call, Shroud of Eyes


martedì 9 aprile 2019

NOISEM "Cease to Exist" - 20 Buck Spin




Farsi valere suonando un genere inflazionato come il grindcore/death metal non è impresa facile, considerando il numero esagerato di band attive al giorno d'oggi. I NOISEM riescono là dove molti musicisti falliscono! Bisogna far presente che i fratelli Tyler e Billy Carnes non sono più della partita, al loro posto è subentrato il cantante/bassista Ben Anft dei deathster Castle Freak, affiancato dai membri fondatori del progetto: Sebastian Phillips (Castle Freak, Exhumed) e il fratello Harley Phillips (ex-Necropsy). Il sound, per certi versi legato allo stile slabbrato e riconoscibile degli storici Repulsion, stupisce per la sua straripante collera, su cui poggia la volontà determinata di questi tre musicisti del Maryland, priva di qualsivoglia affanno. E' aumentata l'abilità al songwriting, che, pur non modificando il percorso tracciato dalle precedenti produzioni, li vede mirabilmente maturati. Registriamo quindi l'operato di un gruppo in grado di unire in maniera irreprensibile il marciume del miglior death/grind d'annata a riff micidiali di chiara derivazione blackened thrash metal. I Noisem sono, una delle realtà più pericolose di questa nuova ondata di giovani musicisti votati all'aggressività. "Cease to Exist" eleva il trio statunitense al di sopra della media delle uscite di settore. Fine.

Contatti: 
listen.20buckspin.com/album/cease-to-exist
facebook.com/NoisemBaltimore/

Songs:
Constricted Cognition, Deplorable, Penance for the Solipsist, Putrid Decadence, Filth and Stye, Eyes Pried Open, Sensory Overload, Downer Hound, So Below, Ode to Absolution


venerdì 5 aprile 2019

WORLD IN RUINS "War of Deception" - Autoproduzione




Basterebbe solo ed esclusivamente leggere il nome della band, come il titolo del nuovo EP e delle tre furiose canzoni in esso incluse, per farsi un'idea precisa del genere proposto dagli svedesi WORLD IN RUINS. Si potrebbero tirare in ballo due sole possibili opzioni: grindcore oppure crust/d-beat. In questo caso, quella esatta è la seconda! Ma non è tutto, c'è dell'altro. Facendo scorrere in avanti il minutaggio di "War of Deception", si evidenzia un condensato di riff laceranti che attingono dal death metal forgiato dalla incorruttibile vecchia scuola. Violenza allo stato brado, sfrontatezza, e ancora violenza a tutto spiano. I World In Ruins sono uno di quei gruppi che fanno del proprio immutabile stile l'unica arma per colpire il nemico, un suono scellerato che si nutre della linfa spurgata da alcuni paladini della scena crust, mi riferisco ai loro connazionali Skitsystem, Victims, Wolfbrigade (formatisi nel 1995 con il nome di Wolfpack); senza mai dimenticare i seminali Discharge (ritenuti ancora oggi la band punk/d-beat per eccellenza). Pertanto, ogni fan del genere troverà nei solchi di "War of Deception" tanti punti fermi a cui appigliarsi.

Contatti:
worldinruins.bandcamp.com/album/war-of-deception
facebook.com/worldinruinssweden

Songs:
War of Deception, Left Behind, Cast Aside


martedì 2 aprile 2019

CAMERAOSCURA - "IL NERO DI OGNI GIORNO"




LA REALTA' CI MOSTRA COME, UOMO E MACCHINA, SPESSO SI FONDONO INSIEME DANDO VITA A QUALCOSA CAPACE DI VEICOLARE LE EMOZIONI PIU' RECONDITE, TRASFORMANDO L'IMMAGINAZIONE IN VISIONI VIVE, NITIDE E PULSANTI. IL DUO CAMERAOSCURA MODELLA LE RAPPRESENTAZIONI DELLA REALTA' INTERIORE PER OTTENERE UNO SUONO DINAMICO IN CUI L'OSCURITA' SCOMPONE LA LUCE ALLA RICERCA DI UNA SORTA DI ALLUCINAZIONE DELLA NORMALITA'. IL VALORE DEL LORO ALBUM DI DEBUTTO INTITOLATO "QUOD EST INFERIUS" NON PASSERA' DI CERTO INOSSERVATO TRA I FRUITORI DELLE SONORITA' ELECTRO/DARK AMBIENT. DI SEGUITO LA LUNGA E APPROFONDITA INTERVISTA RILASCIATA A SON OF FLIES.

Ciao ragazzi. Per aprire l'intervista: vi ritenete felici e soddisfatti dei risultati ottenuti con l'album "Quod Est Inferius"?

- Pur partendo dal presupposto che la felicità non fa parte delle nostre esistenze possiamo però dire che le risposte a “Quod Est Inferius” sono state fino ad oggi decisamente lusinghiere. Siamo una realtà che sotto un certo punto di vista ancora non esiste. Non ci siamo mai presentati dal vivo. Abbiamo fatto uscire il nostro primo album da nemmeno un mese. Capirai quindi bene che tutto ciò che finora è arrivato è stato accolto come meglio non si potesse. Pur essendo in ambito musicale [con diversi ruoli] da svariati anni, come Cameraoscura ancora non ci eravamo ancora messi alla prova. Era quindi un esordio a tutti gli effetti, con tutto il tasso di emotività conseguente che puoi ben immaginare. La soddisfazione più grande però è solamente nostra. Siamo noi gli artefici di tutto e quindi la prima soddisfazione è quella legata al fatto di essere riusciti a portare a termine tutto quanto, cosa che non era affatto scontata. I pareri di chi ha avuto modo di ascoltare il disco in anteprima ci hanno spinto a concludere il tutto forti proprio di questo altrui apprezzamento. La cosa che ci ha fatto capire che stavamo andando nella direzione giusta è stata l'individuazione quasi immediata di quelli che anche secondo noi sono in punti cardine del disco. abbiamo puntato il focus su determinati aspetti e sono stati proprio questi quelli che hanno colpito da subito i nostri ascoltatori.

C'è una forte coerenza e continuità nei suoni che alimentano "Quod Est Inferius", ma le atmosfere che si respirano in questo lavoro cambiano di brano in brano, un flusso in continuo movimento. Cosa ne pensate?

- L’intenzione era quella di creare un album che avesse un legame a livello di sonorità, in modo da non realizzare un collage ma un qualcosa che fosse omogeneo. Diciamo che ci siamo riusciti o meglio, da come parli si percepisce che anche da fuori si abbia questa impressione. Da dentro è sempre tutto molto chiaro, ma al tempo stesso poco obiettivo in un certo senso. È difficile riuscire ad isolare le emozioni e distaccarsi in modo da guardare le cose senza farsi condizionare. I brani sono [per come li abbiamo pensati e realizzati] molto diversi tra loro, ma è anche vero che ad un ascolto poco attento le sfumature non si evidenziano con nitidezza. Il problema era legato alla nostra capacità di permeare il disco dal punto di vista sonoro senza smarrire il concept che man mano si stava affacciando tra le nostre mani. Siamo riusciti a mantenere quel senso di libertà artistica eliminando qualunque tipo di dogmatismo. Senza concentrarci su un vero e proprio stile, lasciando libero sfogo alle nostre idee, forti di una voglia di sperimentare e contaminare i suoni tra loro. Quello che ne è uscito è alla portata di tutti. Ognuno potrà farsi la propria idea. Da parte nostra c'è la convinzione di essere riusciti a liberarci da condizionamenti esterni lasciando che tutto fluisse in modo molto spontaneo.

L'aspetto più interessante di "Quod Est Inferius" risiede nel suo approccio dark: la vostra musica è ottimamente bilanciata tra i diversi elementi che caratterizzano un preciso stile musicale digitale. Potete descrivere cosa vi ha portato a collaborare e trovare una comune chiave di lettura per il vostro progetto?

- Tutto è nato per caso, un po' alla volta. Non ci siamo messi a tavolino per decidere un piano d’azione. A forza di scambiarci pareri ed impressioni reciprocamente abbiamo confessato a vicenda di avere da parte del materiale che ancora non aveva una sua destinazione. Una serie di improvvisazioni nascoste da qualche parte nei nostri hard disk. Ce le siamo scambiate con la curiosità di avere un giudizio reciproco e ci siamo resi conto che, visto che le dinamiche e i gusti erano sovrapponibili, avremmo potuto provare a realizzare qualcosa insieme. La chiave di lettura è venuta da sola. Abbiamo cominciato a lavorare su dei loop costruendo lo scheletro di un brano alla volta. Cosa che non è mai semplice né veloce visto che abitiamo a oltre 300 chilometri di distanza e dobbiamo fare tutto via mail nei ritagli di tempo che il lavoro ci concede. La collaborazione è nata quindi dal desiderio di fare qualcosa insieme, unendo approcci e background simili ma ovviamente differenti. Crediamo che sia questa la chiave di volta che ha portato al risultato finale. È da questa mescolanza che è nato lo “stile ibrido” del disco. Ci sono [ed è inevitabile che ci siano] rimandi a questo o quel genere, ma non dobbiamo pensare a “Quod Est Inferius” a un album che raccolga i cliché più trendy. Sarebbe la lettura meno conforme possibile. Per quello invece che riguarda l’approccio dark credo che l’oscurità in cui viviamo abbia influito in modo decisivo nella stesura dei brani. Non ci sono grandi luci nelle quali specchiarsi all’orizzonte. Non siamo tra quelli che nutrono grandi speranze, siamo piuttosto realisti rispetto a ciò che ci circonda. Inevitabile quindi che ciò che fuoriesce dalle nostre menti ne resti condizionato.

C'è un sentimento dominante all'interno della musica dei Cameraoscura?

- Ce ne sono anche troppi. Il problema [sempre che sia un problema] è che si tratta comunque di emozioni sovrapponibili e riconducibili ad uno stato mentale permeato di negatività. Gli esseri umani con cui ci relazioniamo quotidianamente sono il motore che spinge i nostri sentimenti verso il basso. C’è una miseria culturale e relazionale che non trova precedenti. Non siamo più due ragazzini e crediamo di poter parlare svestendo i panni degli eterni ragazzi. Il degrado sociale è inarrestabile. Gli errori di ieri stanno dando i suoi frutti. Il problema per noi che siamo a metà del percorso sul pianeta è relativo. Saranno le nuove generazioni quelle che pagheranno il prezzo più alto. E lo faranno per causa nostra. Questo è doveroso ricordarlo. Siamo noi i colpevoli. In un contesto del genere non poteva nascere un disco differente. Anzi a pensarci bene avremmo potuto calcare di più sull’aspetto nichilista ma non ce la siamo sentita di fare i filosofi tout court. Quello che abbiamo detto è sufficientemente chiaro. E crediamo anche condivisibile. È ovvio guardando l'artwork dell'album che il nero sia un colore non casuale nella costruzione dell'album sotto ogni suo punto di vista. È il nero di ogni giorno passato su questo pianeta gomito a gomito con gli altri esseri umani. Il nero di chi sta sul fondo e non vede la luce. Il disco parla di loro. Degli ultimi e della loro mancata redenzione.

Sono rimasto colpito dal titolo del disco. Volete parlarne?

- Il titolo deriva dalla massima ermetica “quod est inferius est sicut quod est superius”, contenuta nella “Tavola Smeraldina”, testo che riassume il parallelismo tra le dinamiche di formazione del macrocosmo e i processi alchemici. Noi abbiamo deciso di concentrarci su “ciò che è più sotto”, più in profondità, di sondare l'abisso e di crearne uno nostro personale, la nostra chimera musicale. Parafrasando proprio questa massima l'album mette in atto un reale processo alchemico, attraverso la mescolanza e la trasmutazione di suoni disciolti che vengono fusi tra loro andando a formare un qualcosa che preme per emergere dall'oscurità forte di una potenza amplificata dal caos. In un'oscura e putrescente “Nigredo” i suoni ribollono nel calderone alchemico (ATANOR), fino ad acquisire forma e struttura dietro le quali si cela un'essenza che si manifesta in seguito a un percorso di ricerca e conoscenza (V.I.T.R.I.O.L.). Essenza che non rifulge di aureo splendore bensì rimane nera, carica di una forza annichilente che si sprigiona in maniera (anti) catartica distruggendo (ATTERA), dissolvendo (SOLVE) fino all'ultimo, tonante battito del cuore di questa mostruosa chimera senza volto (ULTIMA NECAT).

Interessante il lavoro grafico per la copertina. Pensate che musica e immagini siano complementari? L'artwork di "Quod Est Inferius" sembra ricoprire un ruolo importante.

- Per la parte grafica ci siamo rivolti a Coito Negato spinti non solo dal legame che ci lega affettivamente da anni ma anche guardando in modo critico alle sue capacità elaborative. I suoi lavori precedenti parlano per lui. Li abbiamo visti sulle copertine di album che la maggior parte di noi ha in casa o di magliette che vediamo indossate ovunque. Gli abbiamo mandato i brani senza spiegargli minimamente il concept del disco in modo da non influenzarlo nella scelta delle immagini. La prima bozza che ci ha fornito è andata subito bene. Ha dovuto ritoccarla veramente pochissimo. Ha elaborato il concept del disco in modo del tutto autonomo, senza alcun tipo di condizionamento da parte nostra. Come era giusto che fosse. Altrimenti potevamo farcelo da soli. Ha centrato il tutto inserendo le figure del Minotauro e di Arianna, assolutamente funzionali all'idea di labirinto che troviamo sulla copertina. Quello stesso labirinto in cui ci siamo perduti nella nostra discesa agli inferi. La mitologia legata al Minotauro ritorna nel momento in cui realizziamo che le sette ragazze che ogni anno venivano sacrificate corrispondono ipoteticamente ai sette brani del disco. Senza tralasciare i riferimenti massonici dell'occhio che scruta in mezzo al labirinto incastonato nel simbolo del caos. I riferimenti “alti” della grafica ci sono, e sono anche ben visibili, ma preferiamo non insistere troppo su questo aspetto. La cultura è un patrimonio a cui sempre meno persone sembrano ambire. Già vediamo il dito puntato di chi non è in grado di elevare il proprio pensiero nutrendolo con il seme della conoscenza. Per cui lasciamo che ognuno si faccia la propria idea in merito. Di certo, sottolineiamo nuovamente, ogni dettaglio della grafica ha un significato ben preciso. Niente è stato lasciato al caso. La complementarietà tra suoni e immagini è inevitabile. O per lo meno così dovrebbe essere, a tutti i livelli. Scindere le due componenti è come sminuire il valore intrinseco di un opera.

In mezzo a questa marea di progetti electro/dark ambient, qual è l'obiettivo dei Cameraoscura?

- Isolarsi. Non per snobismo elitario ma per uscire dal clientelismo che ancora corrode i rapporti umani di chi fa musica. Non ci da fastidio essere accomunati alle altre realtà a livello sonoro. Non siamo così presuntuosi. Quello che ci preme invece è prendere le distanze da un certo modo di gestire le cose. Se parliamo di un obiettivo vero e proprio non sapremmo come rispondere. Si tratta di ritagliarsi uno spazio all’interno di una mangiatoia al momento. Poi il tempo dirà se siamo stati in grado di sopravvivere in mezzo a quella che giustamente tu descrivi come “marea”. Riuscire a stare a galla quando lo spazio è poco non è impresa semplice, si fa alla svelta ad andare a fondo. Dovremmo essere all’altezza, non sarà semplice ma ci proveremo. Una selezione è giusto che ci sia e se saremo tra coloro che meritano l’estinzione ce ne faremo una ragione. Siamo noi per primi a chiederla, non accettarla è una presa di posizione che non ci può appartenere. Ma anche interiorizzarsi. Cercare di capire davvero che cosa ci sia “in fondo”. Per non ritrovarsi a sua volta a cercare la luce smarrita. Non perderci nel labirinto mentale che ci costringono a creare accettando le regole di un mondo dove la mediocrità e la disonestà intellettuale dettano legge. Qui, in queste stanze oscure della nostra mente cerchiamo di sviluppare i negativi delle nostre idee e dei nostri sentimenti.

E' corretto parlare di “identità” se facciamo riferimento al vostro sound? Possiamo considerare questo disco una concreta possibilità di attrarre un pubblico più vasto, ma sempre appassionato di certi suoni oscuri?

- Come detto in precedenza il nostro è un sound che non si rifà a questo o quel cliché. Siamo consapevoli che parlare di “identità” dopo aver realizzato solamente un disco [e una manciata di inediti per diverse compilazioni] possa stonare, per cui ci fermiamo un attimo e cerchiamo di capire [da dentro] come consolidarlo, in modo, un domani, di arrivare all'identità di cui parli. Per assurdo, vista la gestazione di questo album, il prossimo potrebbe avere un sound totalmente diverso e quindi stravolgere quanto fatto finora. L'idea [peraltro non semplice, visto che è un qualcosa che appartiene ai maestri] è quella di riuscire a creare un insieme di sonorità che possano essere facilmente riconoscibili. Processo che però necessita di tempo e di lavoro costante. In questi ambiti sonori non si può improvvisare. Occorre costruire tutto pazientemente, giorno dopo giorno. Sarebbe troppo bello e troppo facile se così non fosse. Riguardo la possibilità di attrarre pubblico [sempre maggiore] non è qualcosa che avevamo in mente al momento della composizione dei brani, sicuramente “Quod Est Inferius” potrà incontrare i gusti di certi ascoltatori avvezzi a questo tipo di sonorità, ma da qui a dire che crediamo di poter essere “the next big thing” ce ne passa. Cerchiamo di consolidare quello che abbiamo, ciò che verrà lo vedremo strada facendo. L'importante sarà mantenere sempre questo approccio, libero e sfrontato. Il tempo poi emetterà il proprio insindacabile giudizio.

In che modo la musica dei Cameraoscura può ritenersi influenzata dalle vostre radici musicali?

- Siamo entrambi amanti delle sonorità estreme e sperimentali, ragion per cui ogni nostro ascolto [anche involontario e non ricercato, ma protratto] ha sicuramente influenzato il processo produttivo alla base dell'album. Ognuno di noi ha le sue preferenze che spaziano in ogni direzione. Inevitabilmente ci sono dei rimandi a quelli che sono i nostri ascolti più mirati, ma stiamo parlando di un qualcosa che emerge a livello inconscio, non essendoci dati delle coordinate da seguire. L'album è pregno di diversi contenuti musicali, tra loro anche piuttosto discordanti, ma che pensiamo di essere riusciti ad amalgamare in funzione di una resa sonora soddisfacente. Siamo anche portati a non focalizzarci su questo o quel filone musicale proprio per non finirne schiavi mentalmente. Quando siamo chiusi nelle nostre case seduti davanti allo stereo non scegliamo mai seguendo le forzature del mercato o del passaparola ma seguendo quelle che sono le nostre sensazioni più intime. Sicuramente la componente metal è stata [ed è tuttora] importante per dare il via alle nostre sperimentazioni auditive, ma non è l'unica. Ci si approccia alla cultura musicale estrema partendo come spesso e per molti accade con il metal ma poi per forza di cose si passa a ricercare qualcosa che meglio incontri i nostri sensi sempre pronti e portati alla scoperta di nuove realtà. I brani risultano tra loro piuttosto “slegati” [pur mantenendo una matrice ben salda] proprio in virtù di questa nostra apertura che ci porta a non scartare niente a priori di quello che ci salta in mente in fase di improvvisazione. L'apertura mentale è tutto, nella musica come nella letteratura e di conseguenza anche nella vita.

Quali sfide vi offre un progetto musicale come il vostro?

- La sfida è soprattutto con noi stessi. Per tutta una serie di motivi che crediamo di aver fino ad ora spiegato. Realizzare un album è un qualcosa che prima di tutto ti mette alla prova in quanto essere umano pensante e dotato di emozioni. Tutto il resto è secondario, anche solo cronologicamente parlando. Secondario ma non meno importante. Entrano infatti in gioco tutta una serie di meccanismi coi quali occorre confrontarsi e scontrarsi. È una strada perennemente in salita, tra produzione, promozione e ricerca degli spazi dove suonare. Certamente un disco come il nostro che esce da un certo tipo di collocazione e fruizione riscontra maggiori difficoltà rispetto ad altri più “allineati”. Ma in fondo il bello è anche questo, andare avanti nonostante le difficoltà. Come diceva Yukio Mishima “Una vita a cui basti trovarsi faccia a faccia con la morte per esserne sfregiata e spezzata, forse non è altro che un fragile vetro.” Per cui ben vengano le sfide, saranno l'occasione per metterci alla prova e ribadire quello che crediamo possa essere il nostro valore. Per riprendere nuovamente le sue parole potremmo sintetizzare il tutto con questo altro suo estratto “Non indietreggiare. È questo il punto debole su cui devi ancora lavorare”. Non fraintendeteci, non stiamo delirando in cerca di autoritarismi. Sareste oltremodo fuoristrada se anche solo lo pensaste. Siamo solo dell'idea che la vita umana debba essere scandita da una serie di prove con cui confrontarsi cercando una crescita interiore, cui il campo artistico [e in questo caso musicale] non possa e non debba sottrarsi. È anche vero che più una “battaglia” è persa in partenza più risulta stimolante. Per cui tutto quello che [ci] porterà “Quod Est Inferius” lo prenderemo come un qualcosa da cui trarre insegnamento.

Pensate che la fruizione della musica sulle piattaforme digitali sia un fattore positivo o negativo? Marco, lo chiedo anche a te, soprattutto perché gestisci un'etichetta discografica.

- La digitalizzazione della musica è un bene nel momento in cui permette una maggiore diffusione dei contenuti. Tutto ciò che possa aiutare a diffondere un messaggio [e in questo caso un disco] è sempre ben accetto. Occorre però precisare che l'eccesso di offerta che inevitabilmente si è venuta a creare [e parlo rispetto al tempo antecedente internet, di cui conservo ricordi contrastanti in materia] ha determinato un livellamento che ha teso verso il basso. Per quello che riguarda Toten Schwan l'idea di base è quella di mettere se possibile [leggasi con il placet degli artisti] sempre gratuito il formato digitale. Per me pagare una qualunque cifra [anche simbolica] per un qualcosa di intangibile come gli mp3 è un'idea irricevibile. L'esperienza mi insegna che anche se lasci il disco in free download chi è realmente interessato lo compra comunque. Sia che gli regali gli mp3 sia che non lo fai. Ci sono [ed è normale che sia così] anche quelli che sfruttano il download gratuito per riempirsi gli hard disk di file che non ascolteranno mai, ma qui entriamo nel campo dell'accumulazione seriale, è tutta un'altra storia. Ti dirò di più, lo streaming gratuito online permette anche di farsi un'idea su quello che andremo ad ascoltare ed eventualmente ad acquistare. In era pre-internet ciò non era possibile. Si leggeva una recensione, sperando che fosse obiettiva e non figlia di un clientelismo editoriale tipicamente italiano, e si andava al negozio di dischi in centro a recuperare il vinile in questione. Ora ognuno può farsi la propria idea. Senza contare che per chi come te [con Son of Flies] e me [con il Tritacarne] lo streaming permette di arrivare direttamente all'ascolto di ciò che si vorrebbe recensire senza chiedere copie omaggio direttamente ai gruppi.

Qual è la vostra visione dell'attuale scena musicale italiana? Mi riferisco sempre a tutto ciò che cresce e si evolve nel circuito underground.

- La situazione è tutt'altro che rosea. L'essere umano è fallibile e con questa sua fallibilità contamina ogni livello di interazione in cui si cala. Cameraoscura è un qualcosa di relativamente nuovo, per cui ancora non si è confrontato più di tanto con le realtà che lo circondano, ma noi due siamo da tempo immersi in uno stagnante acquitrino carico di sanguisughe pronte a succhiarti il sangue. L'importante è sapere che le regole di ingaggio sono queste. Il resto viene di conseguenza. Se conosco le regole del gioco posso partecipare [e sottolineiamo partecipare, non vincere, dato che in un mondo come questo non ci sono vincitori, ma solo sconfitti. Alcuni ancora non lo hanno capito, altri più scaltri sì] o scegliere di astenermi. Va da sé che se partecipo poi non posso lamentarmi dell'altrui gioco scorretto dato che lo sapevo sin dall'inizio. Ci sono un sacco di realtà interessanti che meritano di ricevere quante più soddisfazioni possibili ma c'è anche purtroppo [è inutile fare finta che vada tutto bene] una larghissima pletora di figure [le sanguisughe di cui sopra] che prendono senza dare, che inquinano l'animo di chi si pone con correttezza, che impediscono di portare avanti un discorso senza doversi piegare a regole clientelari degne della peggiore criminalità organizzata. Restando in questo contesto ci sono troppi padrini nel cosiddetto underground e se vuoi fare qualcosa di concreto non devi cercare la qualità e l'onestà del tuo operato ma la conoscenza giusta. Ne è testimonianza il fatto che quasi nessuno si prenda la responsabilità di stroncare dischi che fanno pena ma che sono fatti dalle figure più in vista della “scena” [e che quindi sono belli per forza]. Possiamo anche fare finta che tutto questo non esista e che qui stiamo raccontando le favole ma se avete un minimo di dignità voi che leggete sapete perfettamente che le cose stanno così. Senza se e senza ma.

Il fatto di comporre musica vi aiuta a mantenere una certa salute mentale?

- Detto che la salute mentale appartiene solo al 50% di Cameraoscura e che quindi uno dei due è in uno stato di totale distaccamento dalla realtà, risulta sempre difficile inquadrare che cosa significhi “salute mentale”. Sul fatto che la musica e in questo caso il fatto di crearla dal nulla sia un toccasana per l'umore ci sono pochi dubbi. Se poi questo possa essere sovrapponibile al concetto di salute mentale è un altro paio di maniche. Sicuramente la creazione è un processo sempre e comunque catartico. Serve anche a sfogare le frustrazioni delle amenità quotidiane. Si potrebbe obiettare che a seconda della musica che si crea ci possano essere relazioni più o meno vincolanti ai problemi da cui uno cerca di emanciparsi. Questo è un aspetto interessante. Non credo [parlando a nome di entrambi] che nessuno dei due membri possa vedersi a cantare canzoncine allegre in stile Ramones. È un mondo che non ci appartiene. Di certo i suoni complessi e profondi che proponiamo sono indicativi di un disagio palpabile. Altrimenti non saremmo qui a logorarci l'animo con sonorità angoscianti come le nostre.

La vita è un continuo divenire; le cose cambiano, gli eventi mutano, ma se poi parliamo degli aspetti sociali il discorso prende tutta un'altra piega. Cosa ne pensate della situazione politica a livello globale, Italia compresa. Tutto sembra peggiorare di anno in anno...

- Come detto in precedenza, “Quod Est Inferius” cerca di sondare ciò che giace più in profondità. Il titolo stesso può essere un invito a trovare molteplici letture. Se mettiamo per un attimo da parte l'aspetto concettuale a tema esoterico/alchemico, che può benissimo essere un pretesto metaforico, possiamo dunque addentrarci in una riflessione dai connotati sociali e politici. Scavando sotto l'epidermide di apparenza che sembra contraddistinguere questo periodo che stiamo vivendo, il panorama che ci si profila è a dir poco agghiacciante: Menefreghismo e disinteresse, assenza o devianza di valori e vuotezza di contenuti [in particolare a livello artistico], ricerca di uno status e rincorsa a stili di vita inculcati attraverso nuovi e vecchi media, sotto una costante incitazione all'intolleranza, all'odio e alla guerra tra poveri. Probabilmente la vera chimera che questa società ha creato è l'uomo del 2000, più terrificante di qualsiasi creatura fittizia. Bisognerebbe smetterla di pensare a chi incolpare, con chi prendersela, come metterlo nel culo a quello piuttosto che a quell'altro e coltivare la speranza, rieducare alla bellezza e promuoverla, valorizzarla, rallentare, sensibilizzarsi e sensibilizzare; proporre alternative valide allo strapotere delle nuove tendenze mordi e fuggi, ai dettami dei mercati e alla logica del guadagno a tutti i costi e fare ciò in cui si crede anche solo per il piacere di farlo. Per fortuna c'è chi resiste, chi si svincola dalle logiche imperanti e propone un'alternativa a chiunque sia interessato. Nonostante possa sembrare un discorso antitetico rispetto all'appeal del nostro progetto, noi ci speriamo e, nel nostro piccolo, a modo nostro, ci proviamo. La situazione è quindi realmente drammatica. Non tanto per quello che dicono e raccontano giornali e telegiornali. Fermiamoci a qualcosa di più tangibile e meno legato allo spostamento dei grandi capitali economici e finanziari. Parliamo del nostro quotidiano. Che non è certo meno tetro, anzi. C’è una crisi che come detto prima è più sociale che non economica. Odiamo il nostro vicino di casa ma non sappiamo nemmeno il perché. Ci hanno inculcato un odio ed un invidia sociale da cui non siamo stati in grado di distaccarci. Politicamente paghiamo decenni di affarismo clientelare. Eravamo arrivati ad un punto che per non fare la fila dal tabaccaio per le sigarette chiedevamo la raccomandazione anche per quello. Abbiamo sbagliato tutto, fidandoci di una classe politica che non era all’altezza del compito [lo ha detto la storia non la nostra presunta collocazione politica, ragioniamo sui fatti non sugli ideali] che ci ha smembrato. Per rimettere le cose in carreggiata occorrerà il doppio del tempo che è servito per cadere. Rialzarsi è sempre più faticoso. La caduta è quasi immediata, la risalita ben più faticosa.

Un saluto a voi e grazie per l'intervista.

- Grazie a te Christian, a presto.

Contatti:
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CAMERAOSCURA line-up:
Marco Valenti
Eugenio Mazza

Recensione:
CAMERAOSCURA "Quod Est Inferius" - 2019