lunedì 25 febbraio 2019

ASHTORETH - "IL FLUSSO DI COSCIENZA"






UNA LUNGA E INTENSA INTERVISTA CON IL MUSICISTA BELGA PETER VERWIMP AKA ASHTORETH, COMPOSITORE DI TALENTO FUORI DAGLI SCHEMI PRECONFEZIONATI DELLA SCENA MUSICALE ODIERNA. ASHTORETH RISPETTA LE ANTICHE TRADIZIONI RIVELANDOSI UN ARTISTA SENSIBILE, PROFONDO E ONESTO, CHE SI LASCIA ALLE SPALLE IL PROPRIO PASSATO PER DEDICARSI ESCLUSIVAMENTE AL SUO NUOVO PROGETTO CAPACE DI FONDERE AMBIENT, DRONE, FOLK, POST-ROCK, METAL.

Ciao Peter. Per iniziare, puoi dirci cosa ti ha spinto a trasformare la tua immaginazione in un album?

- Sono sempre stato affascinato dal processo di registrazione di qualsiasi suono. Il primo ricordo di questa passione risale al periodo della mia infanzia, quando venni a conoscenza del vecchio registratore a cassette. Ricordo che ai tempi un bambino più grande di me si divertiva a registrare la voce su nastro e subito dopo me la faceva ascoltare. C'era qualcosa di magico in quella prima esperienza! E' così che mi sono appassionato alla musica e quindi ho cercato fin da subito di trasformare le mie emozioni e la mia immaginazione in suono. E quella magia non è più andata via. E' motivo di felicità il fatto che si possa suonare qualcosa, registrarlo e riprodurlo, a prescindere se tutto questo lo si fa in studio, in un altro ambiente o all'aperto. Il processo di registrazione mi consente anche di trasformare le mie idee in una struttura musicale ben definita per ottenere un buon risultato finale. Fare un album è una sorta di processo di cristallizzazione, che va da una semplice idea iniziale ad un prodotto finale completo. Diventa una sorta di raccolta di ricerche, intenzioni, sentimenti personali, concetti filosofici, esperimenti musicali.

Riguardo "Rites I & II", la prima volta che ho ascoltato questo album ho percepito un forte senso di oscurità ma anche di originalità. So che hai un profondo interesse per diversi tipi di musica, quindi partendo da questa considerazione, ti chiedo cosa è veramente importante per te nel processo di songwriting?

- Per quanto riguarda l'originalità, direi che io creo musica e suoni secondo le mie intenzioni, se poi quello che faccio è veramente originale o no, lascio che siano gli altri a dirlo. Tutti noi abbiamo delle influenze che filtrano in ciò che facciamo, soprattutto cose che sono state fatte in precedenza da altre persone, ma per quanto mi riguarda, nel mio lavoro cerco di essere il più personale possibile. E in questo senso cerco di interpretare il concetto di originalità, qualcosa che proviene dal nucleo del proprio essere e non qualcos'altro. La mia musica deve raccontare onestamente ciò che io sono e quello che per me è importante. Nel processo di songwriting è importante la ricerca del suono giusto o di un riff che sappiano creare l'atmosfera corrispondente al concept. Pensare e ricercare uno specifico concetto è parte integrante del mio processo artistico, e devo ammettere che creare un brano è anche uno sbocco emotivo, quindi è molto fondamentale avere lo stato d'animo giusto per ottenere il meglio. E' una sorta di coincidenza. Comunque lascio molto spazio alla musica e alla vita in generale. Ogni cosa può essere funzionale: gli errori accidentali, un sibilo nell'amplificatore, un microfono che non funziona correttamente... Qualsiasi avvenimento può essere parte dell'esperienza, soprattutto quando cambi messa a fuoco e cerchi nuove possibilità per integrare questi elementi nella musica. Faccio molto affidamento sul mio intuito per capire cosa potrebbe funzionare o meno nelle mie sonorità. In un contesto live, improvviso sempre e le coincidenze hanno un ruolo primario. Quando suoni dal vivo molto dipende anche dalle energie sprigionate dal pubblico con cui interagisci.

In connessione con la precedente domanda sull'originalità, pensi che "Rites I & II" rifletta le intenzioni di ASHTORETH?

- Credo di sì. Ci è voluto molto tempo per sviluppare quello che sto facendo, ma c'era un'intenzione iniziale ed era quella di fare musica da una prospettiva sciamanica. Dico “prospettiva” perché anche se nella mia musica ci sono elementi sciamanici, non compongo musica sciamanica. La vedo più come un punto di partenza da cui le cose possono crescere seguendo diverse direzioni, senza necessariamente controllarle. Per quanto mi riguarda, questa è la bellezza del comporre. C'è qualcosa che non mi piace del settore musicale e questo è il termine “branding”. Si suppone che gli artisti si vedano come marchi o prodotti. Io scappo da questo. Ashtoreth può essere molte cose diverse dal punto di vista del genere, ci sono elementi di drone, post-rock, ambient, folk, noise, metal, sonorità sciamaniche... il mio è un approccio ampio. Ho creato questo progetto musicale per essere il più libero possibile in termini di musica, perché ero stanco di suonare roba strutturata con veri e propri gruppi. Volevo fare musica che fosse come un flusso di coscienza e che attraesse la gente. Questo si (ri)collega con le loro emozioni e il loro spirito, una musica capace di accompagnare l'ascoltatore in un viaggio molto simile all'esperienza sciamanica. Quindi da quel punto di vista, penso di avvicinarmi alle mie intenzioni originali con questi due brani di “Rites”.

Un'altra cosa che volevo dirti è che negli anni ho ricevuto molti dischi di musica dark ambient e alcuni di questi artisti citano i veterani Lustmord e Raison d'être come una grande influenza. Cosa ne pensi di questo? Ti piace la loro musica?

- Ascolto la loro musica e riconosco il loro stile, ma nel mio caso riferirmi a questi artisti come influenze dirette non sarebbero del tutto corretto. Prendo spunto da molta musica diversa e non specificatamente da altri progetti dark drone ambient. Above the Tree (It) e Darsombra (US) sono due artisti che mi hanno spinto ad intraprendere una strada solista, ma solo per il fatto di averli visti esibirsi da soli. Questo ha aperto qualcosa di nuovo nel mio modo di pensare alla possibilità di suonare musica al di fuori di una band. Anche i Tribes of Neurot (progetto di alcuni membri dei Neurosis) sono stati stimolanti. Sono cresciuto con la musica classica e ho studiato questo genere, poi sono entrato nella scena metal/hardcore durante la mia adolescente, ho trascorso un po' di tempo in una scuola privata di jazz, per 10 anni sono stato coinvolto con il sound noise nel collettivo artistico Building Transmissions, e per 2 anni ho assimilato le tecniche dello sciamanesimo e della meditazione. Mettete insieme tutte queste cose e si potrà ottenere una vasta gamma di influenze e ispirazione che hanno avuto la loro importanza nel dare forma a ciò che oggi è ASHTORETH.



Puoi dirci qualcosa sul nome ASHTORETH, sul rapporto con la tua musica e sul modo in cui decidi di presentarlo nella scena musicale?

- Prima ho detto che ad un certo punto ero stanco di suonare musica strutturata e volevo avvicinarmi al suono in un modo più intuitivo e organico. Ho collegato questa cosa ad un aspetto femminile e mi è venuto in mente il nome di una Dea. Quindi il nome del progetto è collegato al mio approccio alla musica in cui intuizione, flusso e coincidenze giocano un ruolo importante rispetto alla musica suonata in un gruppo, che è totalmente strutturata e rigida nel suo flusso, quindi più maschile. Collego il nome di questa Dea anche a quello di Terra o Gaia perché prendo molta ispirazione dalle forze della natura, dai paesaggi, dai miti e dal folclore che ne deriva.

La cultura odierna ha in qualche modo influenzato la tua musica?

- Se facciamo riferimento alla nostra cultura, beh... spesso penso che sia qualcosa da contrastare, per questo motivo non sarà mai in grado di influenzarmi musicalmente. Per quanto mi riguarda, la nostra (presente) cultura è come una matrice che imprigiona gli esseri umani anziché liberarli. Ho trascorso più di 10 anni nella scena artistica e, anche se diversi artisti mirano ad aumentare la consapevolezza con la loro arte, penso che in realtà sia già tutto scritto nella grande cultura del capitalismo odierno e questo è qualcosa che esclude, invece che unire e coinvolgere gli individui. Tutto ciò che è elitario è distruttivo. Nei tempi arcaici la cultura era qualcosa di strettamente legato alle tribù, alle loro credenze e ai loro modi di vivere. La cultura attuale sembra essersi allontanata da quel concetto, quindi posso dire di essere influenzato da culture e pratiche antiche come lo sciamanismo. Non voglio romanticizzare il passato, né sto dicendo che sarebbe stato meglio vivere il passato, è solo che secondo il mio punto di vista la cultura antica era più legata e interconnessa con la natura. Le persone veneravano le forze della natura trasformando le divinità in certi eventi naturali, riuscendo a vivere in maggiore armonia con essa. Ad esempio hanno rispettato i cambiamenti delle stagioni prendendo solo ciò di cui avevano bisogno. C'è un termine che è stato coniato da Terence Mckenna, qualcosa che lui chiamava "The Archaic Revival", un concetto che mi ispira molto. Lui diceva che potremmo far rivivere alcune delle vecchie tradizioni e pratiche e fonderle con le nostre tecnologie attuali nel rispetto dell'ambiente circostante e della natura. Abbiamo dimenticato di essere parte integrante di ciò, una parte del cosmo vivente e che respira.

Secondo te qual è il miglior album di musica ambient?

- Beh... è difficile da dire, perché ci sono state così tante pubblicazioni interessanti e di qualità negli ultimi decenni, e non sono nemmeno il tipo di persona che fa un bilancio con la musica, quindi cercherò di condividere solo la mia prima esperienza che ho vissuto con un album ambient. Ai tempi, quando ho ascoltato questo genere per la prima volta, non conoscevo nemmeno il termine “ambient”, e lo chiamavo semplicemente “synthesizer music". Avevo ricevuto un album di Klaus Schulze da un amico, credo fosse "Rubicon", e prima di ascoltarlo ho chiuso le tende delle finestre e mi sono sdraiato sul letto nella stanza buia. Ho chiuso gli occhi mentre i suoni iniziavano ad emergere, ed è così che un intero universo di immagini ha iniziato a formarsi nella mia mente, rivelandosi un incredibile viaggio interiore. Suppongo che questo sia stato il mio primo viaggio sciamanico. Tale esperienza è sempre rimasta dentro di me e ha avuto una profonda influenza sul mio lavoro.

Ti considereresti un ottimista?

- Certo, in qualche modo. In passato ero più un pessimista. Ora mi definisco un realista perché ci sono cose su cui trovo difficile essere ottimista. Ma l'ottimismo è importante come fonte di forza vitale. Credo che i nostri pensieri, azioni e parole abbiano un potere, quindi il modo in cui li usiamo avrà un effetto sulla nostra realtà. Qualunque cosa proietti e metti fuori, in qualche modo si manifesterà. Questo è il principio base di Magia. Quindi avere una visione ottimistica delle cose aiuterà sicuramente a raggiungere gli obiettivi in ​​un modo più semplice.

Cosa provi quando qualcuno si avvicina a te e inizia a farti dei complimenti?

- Immagino di aver imparato ad affrontarlo, anche se a volte mi mette in imbarazzo. E spesso i complimenti vengono nascosti, nel senso che la gente parla della mia musica in un certo modo che per me è come un complimento. E' accaduto un paio di anni fa dopo il mio concerto al Roadburn Festival, quando una ragazza mi si avvicinò con le lacrime agli occhi dicendo che la mia musica portava la sua immaginazione in un'antica foresta che era così bella da farla piangere. Un vero complimento perché quella ragazza ha compreso le mie intenzioni con quello che sto cercando di fare. Immagino che i complimenti più difficili da accettare siano quando la gente si avvicina a te per dire quanto gli sia piaciuto un tuo concerto, ma tu non sei pienamente soddisfatto della tua performance. Ma ho imparato ad accettarlo anche se ho una mia visione al riguardo. Noi artisti in qualche modo abbiamo bisogno della gente come stimolanti per andare avanti.

Cinque film o cinque registi che ammiri particolarmente? Puoi analizzarli partendo da una tua prospettiva del tutto personale.

- I film sono una parte importante della mia ispirazione e ho anche suonato in alcune colonne sonore proposte dal vivo. Un paio di anni fa ho avuto anche la fortuna di prendere parte alla colonna sonora di Doubleplusungood del cineasta belga Marco Laguna (album pubblicato dalla label Weme Records: https://wemerecords.bandcamp.com/album/doubleplusungood-ost-weme041), e ad una colonna sonora di un documentario sull'ape carnica, dove ho realizzato una traccia con i suoni registrati in un alveare (https://vimeo.com/104701872).

Tarkovskij è il primo regista che mi viene in mente. Adoro le immagini poetiche che evoca in ambienti spesso strani e il modo in cui i suoi film ci raccontano della condizione umana. Solaris, The Mirror, The Sacrifice e in particolare Stalker sono delle bellissime opere d'arte. Insieme a TCH (UK) abbiamo realizzato una colonna sonora live
(https://www.youtube.com/watch?v=YPZSmce6J8c&t=20s).

Per secondo direi Jodorowski. El Topo, Santa Sangre, La Montagna Sacra... sono riflessioni maestose e grottesche sulla vita. I processi interiori sulla trasformazione sono sempre al centro dei suoi film. Amo il suo uso del simbolismo, gli insegnamenti e riferimenti esoterici nel suo lavoro. Considero Tarkovskij come un minimalista, mentre Jodorowski più massimalista perché porta tutto all'estremo, ogni fotogramma è un dipinto a sé stante. Ho suonato dal vivo El Topo e diverse volte le 2 ore abbondanti di La Montagna Sacra (https://www.youtube.com/watch?v=8DybNzPiJN0&t=73s).

David Lynch è un altro regista da includere in questo mio elenco. È un vero maestro della suspense e l'uso della musica nel suo lavoro è davvero spettacolare. Ha il talento di creare atmosfere e tensioni anche in quei momenti in cui il suo messaggio è meno chiaro o sfocato. Sarai al vertice del tuo posto anche quando il significato è oscurato. Ho visitato le sue Mostre con i suoi dipinti e disegni. Le forti emozioni che sprigionavano erano davvero molto stimolanti. Non capita spesso che io mi ritrovi privo di ispirazione, ma quando questo accade, guardo sempre il documentario sulla sua vita e arte. Il modo in cui è coinvolto in ogni aspetto dei suoi film è davvero stimolante per andare avanti.

Un altro importante regista è Werner Herzog. Che si tratti dei suoi film Aguirre, The Wrath of God (splendida colonna sonora!), Nosferatu the Vampyre, o dei suoi documentari (Grizzly Man, Cave of Forgotten Dreams...), c'è sempre qualcosa da scoprire proprio perché i protagonisti sono spesso ambiziosi con desideri impossibili o si rivelano talenti unici in oscuri campi di competenza, individui in conflitto con la natura o con se stessi. Ha il talento di dipingere questi argomenti in modo chiaro, obiettivo e talvolta distaccato.

Altri registi che mi vengono in mente sono David Cronenberg, Lars Von Trier, Kusturica, Stanley Kubrick, Polanski, Fellini, Akira Kurosawa, Gus van Sant... l'elenco potrebbe continuare.

Qualche informazione sui tuoi progetti futuri?

- C'è ancora molto da fare nel 2019, in termini di pubblicazione di nuovi dischi e di esibizioni dal vivo. A maggio il seguito dell'album dei Pilgrim (w/Grey Malkin degli Hare and the Moon) intitolato "Hermit", e sarà pubblicato dall'etichetta britannica Reverb Worship. Tim Van der Schraelen (che cura molte delle mie fotografie e video) sta realizzando una serie di video collegati al mondo dell'Eremita. Ha scelto di dargli un approccio documentaristico che parli anche della sua stessa vita di autista che vive in isolamento. Sempre a maggio suonerò al Vigeland Mausoleum ad Oslo, in Norvegia, insieme agli artisti Orryelle Defenestra (Aus) e Sysselmann (Nor), qualcosa che ho programmato da diversi anni e che promette di essere un'esperienza straordinaria data la bellissima location (nel suo interno ha uno straordinario riverbero di 20 secondi). Attualmente sto registrando un nuovo lavoro con Atma Kripa per una pubblicazione su Unexplained Sounds Group con sede in Italia. A settembre dovrebbe vedere la luce un lungo nastro con l'artista canadese Jim Wylde (sp3ct3rs), mentre la Cyclic Law rilascerà la continuazione della serie di Rites, le tracce "Rites III-IV". Inoltre, sto ancora lavorando ad un album con Erin Jane Laroue (pianista di Portland, USA), il seguito di Hermit (Heretic), musica per un libro dello scrittore Serge Timmers. Poi una colonna sonora per un video di Jutta Pryor (Aus) con poesie di Lois P. Jones (USA) e un nuovo album per l'etichetta belga Rotkat Records. Insomma, un bel po' di cose da portare a termine.

Peter, grazie mille per aver dedicato del tempo alle mie domande.

- È stato un piacere!

Contatti:
cycliclaw.bandcamp.com/album/rites-i-ii 
facebook.com/ASHTORETH

ASHTORETH line-up:
Peter Verwimp: Polistrumentista

Recensione:
ASHTORETH "Rites I & II" - 2019


Nessun commento:

Posta un commento