giovedì 17 luglio 2014

Intervista: ELECTROCUTION - "NEL NOME DEL DEATH METAL"






GLI ITALIANI ELECTROCUTION SONO TORNATI SULLE SCENE DOPO UN LUNGO PERIODO DI SILENZIO... ORA E' ARRIVATO IL MOMENTO DELLA VERITA' E IL NUOVO ALBUM "METAPHYSINCARNATION" NON LASCIA DUBBIO ALCUNO SULLA VALIDITA' DI QUESTA BAND EMILIANA CHE, CON L'INTERESSANTE DEBUTTO "INSIDE THE UNREAL" (USCITO NEL LONTANO 1993) AVEVA DESTATO LA CURIOSITA' DI MOLTI APPASIONATI DEL DEATH METAL.

1. Prima di parlare degli avvenimenti più recenti, mi piacerebbe tornare indietro e sapere ciò che ha causato lo scioglimento della vostra band... Oppure, ai tempi, avevate solo deciso di prendervi una pausa?

MICK: Beh, in un certo senso piacerebbe anche a me saperlo esattamente. Diciamo che poco prima che uscissero i nostri due 7’’, nei quali avevo partecipato ancora come chitarra ritmica e voce, decisi di uscire dalla band. Cosa esattamente mi fece prendere questa decisione infelice: è tutto da imputare ad una mia crisi interiore. Fu veramente stupido abbandonare questa band, perché credo di aver interrotto una sorta di alchimia che, poi, mi sono reso conto essere molto rara da ritrovare altrove. Al mio posto entrarono rispettivamente a voce e chitarra ritmica: Manuele Bruno e Gabriele Ravaglia. Non ti nascondo che essere sostituito da due persone è stato motivo di orgoglio da parte mia. Poi la band, a quel punto, prese una piega differente: su questi dettagli Alex può dirti qualcosa.

ALEX: L’uscita di Mick seguì di poco la rottura del contratto con la nostra label di allora. Attraversammo un periodo di sperimentazione e ricerca che non rappresentava la vera essenza death-metal degli Electrocution, per cui a breve decidemmo di separarci proprio per lavorare a nuovi progetti e nuove sonorità senza sentirci vincolati dal passato.

2. Parliamo del nuovo "Metaphysincarnation". Quanto tempo avete impiegato per scriverlo e arrangiarlo adeguatamente? Dove avete registrato il disco? Da chi è stato prodotto?

MICK: Metaphysincarnation è nato dalla voglia di dare una forma ad alcune idee che avevamo già in mente. Io in particolare avevo già diversi testi quasi completi che aspettavano solo la musica adatta. Dopo la ristampa di Inside The Unreal, Alex cominciò a mandarmi qualche brano abbozzato. Lavorando in studio a Los Angeles (The Strands studios), ha modo di registrare materiale nuovo cogliendo al volo l’ispirazione. Lanciò l’amo e io lo presi al balzo: a gennaio del 2013 ero in studio (High Distortion Level di Altedo - Bologna) a registrare le prime voci dei nuovi brani. Gli Electrocution erano rinati! Gli mandai le mie tracce: gli piacevano molto! Anzi, con le tracce di voce e qualche scambio di e-mail Alex arrangiò e rielaborò alcune parti così potemmo dare vita a Wireworm ed Abiura. Lavorare sulla musica con Alex è veramente bello: oltre ad aver ritrovato un amico con cui “giocare con la musica”, ho ritrovato un musicista veramente bravo. Mi sono ritrovato a fargli ogni tipo di richiesta e lui ha saputo mettere in musica tutto. Per fotruna eravamo distanti... altrimenti credo che avrei rischiato lo strangolamento, hahaha. Gli chiedevo cose tipo: “qui allunga il solo anche sulla parte veloce che poi io riparto subito con la voce”, oppure: “fammi un brano alla Death, che qui voglio metterci un testo dedicato a Chuck”. Max poi, dai Fear Studios di Alfonsine (RA), si occupò di lavorare sulle parti di basso. Questi scambi continuarono per circa un anno, e così è nato Metaphysincarnation! Fu veramente divertente, faticoso e nuovo, lavorare in questa maniera. Non mi era mai capitato prima di poter registrare un album mentre lo si componeva. Il tutto, poi, fatto a distanza in tre studi diversi.

ALEX: L’album l’ho prodotto e mixato io a Los Angeles, cercando di catturare tutta l’aggressività dei pezzi senza però trascurare la definizione del suono. In questo genere si rischia di perdere buona parte del potenziale dei brani se non c’è la necessaria trasparenza nei suoni da poter far sentire tutte le sfumature dei riffs. Un occhio di riguardo è andato alla batteria per mantenere un suono organico, in questo sono stato aiutato anche dall’ottima esecuzione del nostro nuovo batterista, Vellacifer. La fase di arrangiamento è durata molto, solo attraverso diversi ascolti e tentativi si trova la struttura migliore per mantenere l’attenzione in ogni parte di un pezzo. Comunque il ritrovare lo spirito collaborativo specialmente tra me e Mick ha reso tutto fluido e meno complicato di quanto possa sembrare. Senza contare che Mick stesso, per quanto mi riguarda ha fatto un ottimo lavoro sui testi e nei vocals.

3. I vostri arrangiamenti sono abbastanza intricati, cercate di mantenere le vostre idee molto aperte ad ogni stile di influenza?

MICK: Sicuramente la personalità, il nostro songwriting, lo stile di voce e riff mantengono l’impronta Electrocution. Questa è una scelta quasi più involontaria che decisa a tavolino. Noi scriviamo semplicemente la musica che ci piacerebbe sentire in un album Death Metal. Chiaramente le influenze sono tante e molto più variegate di quanto fossero quelle di vent’anni fa. Questo ha fatto sì che l’album, nonostante ancora marcatamente Electrocution e rappresentativo di ciò che vuole essere un seguito al discorso interrotto con Inside The Unreal, ha apportato aspetti che arricchiscono la nostra musica senza snaturarla e, soprattutto, senza fare perdere l’impatto e la cattiveria che vogliamo esprimere e che DEVE AVERE un album Death Metal. Dal canto mio, ho cercato di dare più movimento possibile alla voce. Non volevo la monotonia di un growl monocorde e troppo chiuso.

ALEX: Quando scrivo le influenze sono tante ma si mescolano nei pezzi in modo inconsapevole. Quando butto giù un idea solo riascoltandola inizio a sentire spunti e influenze varie, se qualcosa risulta troppo simile a qualcos’altro la cambio, per mantenere intatta la nostra personalità ma non succede spesso.

4. Per un gruppo come il vostro quanto è difficile portare avanti la tradizione del death metal? Sapendo i tempi che corrono! Dopo tanti anni di pausa, cosa vi ha spinto a tornare più determinati che mai?

MICK: Sì, oggi può essere forse più impegnativo di allora. Oggi abbiamo più mezzi, ma il mercato musicale è in tracollo. Diciamo che quello che cerchiamo noi non è la vendita o il successo, sappiamo infatti che sono cose non raggiungibili ormai. Avevamo voglia di divertirci nuovamente a comporre musica insieme. Suonare il nostro genere ci soddisfa e ci da modo di esprimerci. Personalmente mi permette di dare sfogo ad un vulcano interiore. Infine l’insistenza dei fan ci ha dato la scintilla per rimettere in moto Electrocution. Abbiamo scoperto di avere un seguito internazionale di cui non avevamo pienamente idea. Per fortuna non è stato difficile trovare chi potesse pubblicarci e darci un certo tipo di visibilità. Abbiamo lavorato alla musica in estrema libertà e senza fretta, così da poterci esprimere artisticamente al meglio. Diamo voce alle nostre idee e le vediamo prodursi in un vinile e un digipack che prendono recensioni più che positive, possiamo suonare davanti ad un pubblico che sotto il palco si disintegra: questo per un artista è tutto!

ALEX: Pienamente d’accordo con Mick e per quanto mi riguarda, era un disco che avevo voglia di fare, nessun obbligo o pressione, sentivo il bisogno di tornare ad esprimere la mia parte più metal e aggressiva e sapevo che era anche un’ottima occasione per passare del tempo con vecchi amici di sempre.



5. Penso che abbiate tirato fuori un album davvero buono e ispirato (come riportavo nella mia recensione). Da dove arriva questo profondo amore per tale genere musicale?

MICK: Personalmente viene da molto lontano. Quando mi sono approcciato al Metal ero un ragazzino che cercava nella musica qualcosa di potente e trascinante. Iron Maiden furono i miei primi idoli che in breve tempo lasciarono il posto a Metallica, Anthrax, Megadeth, Slayer. Poi Atheist, Sepultura, Death, Cynic, Deicide, Pestilence, Atrocity, Suffocation, e così via. La mia era una ricerca di potenza, violenza e velocità, ma sempre con tecnica, gusto stilistico e ispirazione. Nei dischi devo sentirci la cattiveria, la tecnica, la struttura e l’ispirazione. Oggi si sentono brani di band composte da musicisti eccezionali, ma senza un legante compositivo veramente valido oppure con registrazioni troppo perfette da diventare così fredde da perdere la potenza necessaria. Addirittura mi capita di sentire del brutal così estremo da sgonfiarsi e diventare meno potente di un vecchio pezzo Thrash!

6. Secondo voi quali peculiarità differenziano "Metaphysincarnation" da altri death metal album dell'underground italiano ed estero?

MICK: Diciamo che il Death che proponiamo non si sente quasi più. Anche parlando con musicisti pare che la nostra proposta musicale si vada ad incastonare in un posto lasciato vacante ma che, probabilmente, molti vorrebbero occupato da qualche band.

ALEX: Il death-metal è definito da elementi ben riconoscibili da oltre 25 anni e non è facile creare variazioni interessanti senza andare fuori tema diciamo. Abbiamo cercato quindi di usare questi elementi per creare atmosfere diverse e personali, dal metal al gothic, da elementi horror a elementi classici, a grandi linee basandoci sempre sullo stile di Inside The Unreal come punto di partenza, ma enfatizzando l’aggressività sia nei riffs di chitarra che nei tempi di batteria. Anche se poi Metaphysincarnation ha ovviamente preso un suo carattere e penso che rispetto a molti altri dischi del genere, abbia una discreta riconoscibilità cosa secondo me molto importante per una band.

7. Qualche parola sui nuovi testi del gruppo?

MICK: Tengo sempre molto a rispondere a domande come questa. Il concept che abbiamo voluto esprimere è un viaggio nelle pieghe del mio modo di vedere filosofia, scienza e tecnologia: ho un intimo legame con questi aspetti. “Wireworm” e “Panopticon” ad esempio, mettono in luce come la tecnologia ci abbia reso vittime, spesso ignare, di internet. Molte personesi lasciano fagocitare e rimangono invischiate nelle maglie della “rete”. Il Panopticon che, teorizzato da Bentham, oggi è diventato quello di cui anche Bauman parla ed io ho voluto dipingerlo nell’omonimo brano. “Abiura” tratta di come i poteri vogliano soffocare il libero pensiero e la libera ricerca: sembrano questioni antiche ma in realtà non sono mai state superate. Altro argomento, in “Nature Obliteration”, è come la natura venga calpestata e cancellata per adattarla alle nostre esigenze. Questo è un modo per allontanarci dalle nostre origini naturali tendendo ad una artificializzazione che poi porta ad un ipotetico futuro dove non esiste più una individualità, ma tutto è condiviso in una rete neuronale globalizzata: “Bloodless” racconta proprio questo. “Anthropocentric” che ci racconta di come, nonostante il livello di conoscenza odierno, la nostra visione di ogni cosa sia spesso rimasta antropocentrica. Di fatto, questo viaggio filosofico porta in superficie il dualismo caratteristico dell'uomo: “natura e tecnologia” ed allo stesso tempo il dualismo, antico come la nostra specie, che nasce dall'uso positivo o negativo di quel che si può fare di scienza e tecnologia. Tutte cose che, di fatto, si intrecciano intimamente con la vita quotidiana di ogni persona. Gustavo è riuscito con grande capacità artistica proprio a mettere in luce questa coppia di dualità nella copertina dell'album. Spero che chi avrà modo di apprezzare la musica non si fermi al semplice ascolto, ma possa apprezzarne i testi. Voglio però evidenziare fra tutte “As A Son To His Father” che esce dal concept dell'album. Con queste liriche mi rendo portavoce del pensiero dei musicisti Death Metal con un tributo a Chuck Shuldiner. Nelle trame del testo si possono riconoscere molti titoli delle sue canzoni. In questo brano lui rappresenta appunto il “padre” artistico che ha lasciato una grande eredità a tutti noi figli di questo sfaccettato genere musicale che ha anche temi profondi da raccontare è non solo chitarre distorte, ritmiche pressanti e growls. Grazie Chuck!

8. Ora che "Metaphysincarnation" è stato pubblicato quali sono le vostre aspettative, speranze, progetti?

MICK: Aspettative in senso stretto non ne abbiamo moltissime. Non perché non crediamo nel nostro album, anzi, piuttosto è questo mercato che non promette più nulla. Per cui sicuramente la mia speranza è che il nuovo Metaphysincarnation venga apprezzato e che il calore dei fan cresca e ci dia la scintilla per poter uscire poi con un terzo album. Anche perché qualche nuova ideuzza ci sarebbe. Progetti mi piacerebbe farne, e vorrei poterti dire che abbiamo in programma una gran serie di live, ma non è così. Per ora abbiamo qualche data già fissata, stiamo organizzandoci per l’autunno e speriamo di portare la nostra musica lungo tutta la penisola e magari anche in giro per l’Europa.

9. Grazie per l'intervista!

Grazi mille a te ed un grande grazie ai nostri fan: questo album è dedicato a voi che lo avete chiesto così fortemente!!!



CONTATTI: 

facebook.com/Electrocution.band
reverbnation.com/electrocution


ELECTROCUTION line-up:

Mick Montaguti - Chitarra, Voce
Alex Guadagnoli - Chitarra
Max Canali - Basso
Vellacifer - Batteria


RECENSIONE:
ELECTROCUTION "Metaphysincarnation" CD 2014 - aural music | goregorecords





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