lunedì 18 giugno 2018

Recensione: HANGMAN'S CHAIR "Banlieue triste"
2018 - Musicfearsatan




Con il quinto disco in studio, i francesi HANGMAN'S CHAIR si spingono sulla vetta di una carriera artistica finora perfetta, aprendo un varco nel tempo che funge da catalizzatore sotto l'azione della loro luce. Non appena "Banlieue triste" si mette in moto il disegno si svela davanti ai nostri occhi: continuare ad arricchire un sound che non si accontenta più di creare "solo" groove, di essere "solo" legato ai torbidi scenari doom metal/stoner, ma vuole anche confrontarsi con i sentimenti più reconditi, e questo è il significato di cosa siano diventati gli Hangman's Chair. Drammatici, intensi, melodici, aggressivi, visionari i Nostri dimostrano di possedere il carisma per arrivare davvero in alto. Immaginate cosa possa accadere mettendo a stretto contatto i generi musicali succitati con il grunge ruvido, nervoso e deviato dei migliori Alice In Chains. Ma in "Banlieue triste" c'è tanto altro ancora, tanto da scoprire, ascolto dopo ascolto. Dovreste solo approfondire l'intero full-length per poter riflettere attentamente su ciò che ho elaborato nelle righe della mia recensione. In questo momento di decadenza musicale, un gruppo come gli Hangman's Chair è da applaudire e supportare senza riserve. Notevoli.

Contatti: 
hangmanschair.bandcamp.com 
facebook.com/hangmanschair 

TRACKLIST: Banlieue triste, Naive, Sleep Juice, Touch the Razor, Tara, 04 09 16, Tired Eyes, Negative Male Child, Sidi Bel Abbes, Full Ashtray


giovedì 14 giugno 2018

Intervista: CORAM LETHE - "PASSIONE E DETERMINAZIONE"






I CORAM LETHE, PROVENIENTI DA SIENA, HANNO SAPUTO CREARSI UNA REPUTAZIONE DI TUTTO RISPETTO DOPO QUASI 20 ANNI DI ATTIVITA' NELLA SCENA NOSTRANA. "IN ABSENCE", IL LORO ULTIMO ALBUM, E' UN LAVORO CHE LASCIA IL SEGNO! E OGGI, DOPO DUE DECADI DI DEDIZIONE AL DEATH METAL, POSSIAMO AFFERMARE CHE LO SPIRITO DI QUESTI CINQUE MUSICISTI NON E' CAMBIATO AFFATTO. DI SEGUITO IL RESOCONTO DELL'INTERVISTA FATTA A GIACOMO BORTONE, CANTANTE DEL GRUPPO TOSCANO. UN RINGRAZIAMENTO VA ANCHE AL BATTERISTA FRANCESCO MIATTO.

1. Ciao Giacomo. Piacere di conoscerti e grazie per l'intervista!

- Ciao Christian, grazie a te e a tutti i lettori di Son of Flies.

2. Il titolo e la copertina del nuovo album sono molto d'impatto. Perché lo avete intitolato "In Absence" e quali i motivi che vi hanno portato ad affidare il lavoro grafico all'artista italiano Paolo Girardi? Pensi che avere un artwork potente e degno di nota sia fondamentale per far presa sul pubblico?

- Sono contento che ti sia piaciuto "In Absence". Viviamo in un mondo che apparentemente offre tutto ma che in realtà è carente di molte cose: assenza di valori umani, assenza di giustizia, assenza di vere passioni. Queste mancanze ci creano dei vuoti colmabili solo con la nostra musica. Per questo abbiamo scelto "In Absence" come titolo. Per quanto riguarda la copertina abbiamo scelto Paolo Girardi perché è sempre stato uno dei nostri artisti preferiti. Ci piacciono tantissimo i suoi lavori e quindi è venuto naturale affidarsi a lui per la copertina. Ha lavorato secondo le sue sensazioni, noi gli abbiamo inviato i pezzi ed i testi e lui ha creato. Il risultato è stato davvero fantastico.

3. Sono convinto che "In Absence" sia un ottimo album di genere, e questo è già stato scritto in sede di recensione. Come si è svolta l'intera fase compositiva?

- I nostri pezzi nascono alla vecchia maniera, ovvero in sala prove partendo da un riff e sviluppando il brano di conseguenza. La cosa a cui teniamo particolarmente è riuscire a far rimanere qualcosa nella testa dell'ascoltatore e, per farlo, ci vogliono dei riff che possano dare un'emozione già dal primo ascolto.

4. Il nuovo lavoro ha un feeling ancora più "variegato" rispetto ai suoi predecessori, dimostrando che la vostra intenzione è quella di elaborare delle canzoni che vadano oltre i limiti standard del death/black metal. Sei d'accordo con me?

- Assolutamente sì. Siamo amanti della musica ed in particolare del metal e cerchiamo di mettere nella nostra musica quello che ci piacerebbe ascoltare. Quindi ognuno di noi apporta le sue influenze all'interno di ogni pezzo. Death e black metal sono le nostre principali passioni che poi vengono contaminate da altri ascolti, anche al di fuori del metal.

5. Vuoi approfondire questo argomento delle vostre differenti influenze musicali?

- Siamo molto eterogenei, ognuno di noi ha ascolti diversi, chiaramente lo zoccolo duro è molto simile, le basi heavy, thrash, death e black ci accomunano, ma si spazia dal jazz al punk senza nessun tipo di problema. Avere ascolti "vasti" è importante per un musicista, per migliorarsi giorno dopo giorno.

6. Cosa avete conservato nella vostra musica lungo gli anni di attività nell'underground?

- Abbiamo sempre conservato la passione per il death metal. Sempre. Quindi oggi come 20 anni fa suoniamo con entusiasmo e questo ci appaga tantissimo, più di ogni altra cosa. Negli anni purtroppo la scena italiana è andata via via peggiorando (intendo come locali e pubblico) ma la nostra passione e voglia di suonare è rimasta invariata. E questa è una cosa fondamentale!

7. Credi che l'uscita di "In Absence" sia una buona occasione per conquistare l'attenzione di nuovi fan della musica estrema?

- Lo spero. C'è bisogno di nuovi fan nella scena underground, nuovi fan che siano presenti ai live e che acquistino i dischi, ascoltandoli con attenzione e facendoli propri. Purtroppo l'approccio digitale non aiuta in questo, ci sono tantissime uscite e gli ascolti sono diventati spot... si tende a conoscere un po' di tutto ma niente bene. A chi piace il death metal consiglio vivamente di ascoltare "In Absence".

8. Perché pensi che il death metal abbia subito un così imponente processo di esposizione mediatica nel corso degli ultimi anni? Per certi versi sembra di riassaporare l'atmosfera degli anni '90, quando il genere era sulla cresta dell'onda. Che opinione hai della scena attuale?

- Ci sono tantissime band di alto livello. E anche le uscite sono tantissime. Questo è un bene per tutta la scena; gli anni '90 probabilmente non torneranno più, ma la cosa certa è che il death metal ci sarà sempre e sempre ad alti livelli. La cosa che mi piacerebbe migliorasse attualmente è l'affluenza del pubblico ai live. Negli anni '90 c'era un delirio di gente, oggi a volte gira bene mentre altre volte i locali sono deserti senza una spiegazione razionale. Andare a supportare le band è la base per una scena migliore.

9. Progetti futuri? Buona fortuna.

- Continuare a suonare con passione. Sempre. Ultimamente abbiamo fatto diversi live e ne faremo altri a supporto di "In Absence", poi vedremo... quando ci sarà nuova ispirazione penseremo a nuovi pezzi. Nel 2019 saranno 20 anni di Coram Lethe e cercheremo di festeggiarli suonando!

CONTATTI:  
facebook.com/CoramLethe

CORAM LETHE line-up:

Francesco Miatto - Batteria
Leonardo Fusi - Chitarra
Filippo Occhipinti - Chitarra
Giacomo Bortone - Voce
Christian Luconi - Basso

RECENSIONE: 
CORAM LETHE "In Absence" 2018 - Buil2kill Records


martedì 12 giugno 2018

Recensione: VORTEX "As Gods Fall"
2018 - Cyclic Law




Arriva la svolta definitiva da parte di Marcus Alexander Stiglegger, che, sorretto da una vigorosa ispirazione, ha, di fatto, ampliato l'oscuro e rivoluzionario suono del suo progetto VORTEX, preferendo una ricerca più articolata e variegata, meno unidirezionale, che sconfina in un approccio assolutamente scenografico. Nell'impressionante bellezza e diversità, "As Gods Fall" è a tutti gli effetti un full-length mozzafiato contrassegnato da una elegante sperimentazione. L'ambient music messa in scena da Vortex può essere la perfetta colonna sonora per toccare nel profondo i propri ascoltatori. La frequente alternanza tra sentimenti contrastanti, tra luce splendente e totale grigiore attribuisce ulteriore varietà a un disco che, conferma le grandi potenzialità di Marcus, abile nello stratificare i molteplici dettagli partoriti dalla sua mente creativa, mai invasiva. "As Gods Fall" chiude la trilogia mitica che ha avuto inizio con "Kali Yuga" (2013) e "Moloch" (2015). Il bonus CD contiene sia due tracce inedite che i remix di Apoptose, Empusae, Phelios, Visions, Operation Cleansweep, Vinur... Dopo dieci anni di attività, il percorso artistico di questo compositore tedesco è destinato all'immortalità. MASTERPIECE!

Contatti: 
cycliclaw.bandcamp.com/album/as-gods-fall 
facebook.com/Marcus.Stiglegger
cycliclaw.com 

TRACKLIST: Awakening, Awareness, War Is Coming, The Slain, Odhinn's Wrath, Hel On Earth, Valhalla, The Priestess, A New World, Awakening II - Apoptose Remix, Phanopoeia - Phelios Remix, Transgression - Visions Remix, Odhinn's Journey - The Trail Remix, Helsight - Vortex, Awakening III - Vinur Remix, Awakening IV - Empusae Remix, Valhalla - Bergemann Remix, Into The Void - Vortex


giovedì 7 giugno 2018

Recensione: FADING RAIN "Let Silence Begin"
2018 - White Zoo Records




"Let Silence Begin" è il giusto mezzo espressivo che coniuga poeticamente Inferno, Purgatorio e Paradiso, ma lo fa con uno struggente equilibrio nascosto tra fitte nebbie crepuscolari e ambienti naturali decadenti. Quello che accade all'interno delle composizioni del debutto dei FADING RAIN non indossa menzogna. Qui nulla è positivo, nulla è negativo, tutto è il contrario di tutto; al punto di sostituire il termine "ambiguità" con "creatività". La band pugliese dialoga con i Maestri del post punk-dark wave seguendo la loro attitudine esistenziale, con l'unica volontà di tracciare il proprio linguaggio intimo e radicato ("Crystal Tears" ne è un esempio lampante). Avere in sé il principio del malessere per cercare una forma di luce interiore. La cosa stimolante è che i Fading Rain non si accontentano di riproporre in maniera automatica la musica dei mentori del genere, al contrario, vogliono aggiungere qualcosa di personale, quel "qualcosa" capace di diventare cruciale in fase di arrangiamento. Questo è esattamente ciò di cui avevamo bisogno. Un pensiero, va oltre al tempo, al cantante Pierpaolo Romanelli, morto a gennaio a causa di un infarto. E ricordiamocelo: il corpo muore mentre l'anima si dissipa nell'universo.

Contatti:
whitezoorecords.bandcamp.com/album/fading-rain-let-silence-begin
facebook.com/fadingrain

TRACKLIST: The End Is Near, Side By Side, Collapse, Crystal Tears, Until The New Sun, The Cradle, Cut The Silence, Our Rusted Ways, Memoria - L'Addio


lunedì 4 giugno 2018

Recensione: SHE SPREAD SORROW "Midori"
2018 - Cold Spring




Da non perdere il terzo album della compositrice italiana Alice Kudalini (a.k.a. SHE SPREAD SORROW). Tanto più perché le sue divagazioni ambient - death industrial, nel corso degli ultimi anni, hanno raggiunto un certo spessore qualitativo: non un caso, dunque, se questo ultimo capitolo viene nuovamente pubblicato dall'etichetta inglese Cold Spring. Ad un primo ascolto, il disco sembra di difficile assimilazione per via di una molteplice varietà di suoni che si sovrappongono in maniera frenetica; ma con una predisposizione adeguata a tali sonorità, ci si potrà immergere nella cupa foschia che avvolge le strutture portanti di "Midori", perciò scoprire più di quanto si possa immaginare. Un album complesso, organico, per certi versi claustrofobico, capace di trascinare l'ascoltatore con la sua scorrevole potenza attrattiva. Ogni brano, descrive alla perfezione l'imprevedibile processo compositivo di Alice, riuscendo a conferire al risultato finale un senso di incredibile angoscia. L'artista piemontese non si muove su una sola strada per sviluppare creatività, ed è questa scelta che rende vincente la sua reputazione nel circuito musicale succitato. Davvero convulsa ma affascinante.

Contatti: 
coldspring.bandcamp.com/album/midori-csr251cd
facebook.com/shespreadsorrow 

TRACKLIST: Escape, Night One, The House, Who Are You Midori?, To The Light, End Of Midori


mercoledì 30 maggio 2018

Intervista: THROANE "IL CODICE DEL TEMPO"






THROANE RAPPRESENTA QUANTO DI MEGLIO CI SIA ATTUALMENTE IN AMBITO POST BLACK METAL. L'ARTISTA FRANCESE DEHN SORA (LA STESSA MENTE DIETRO IL PROGETTO DARK AMBIENT DENOMINATO TREHA SEKTORI) CONTINUA IL SUO PERCORSO FATTO DI ATTENTA RICERCA, NON SOLO MUSICALE, MA ANCHE VISIVA. "PLUS UNE MAIN A MORDRE", NUOVO FULL-LENGTH SU DEBEMUR MORTI, ESCE A MENO DI UN ANNO DI DISTANZA DAL PRECEDENTE ALBUM DI DEBUTTO. DAVANTI ALLA SUA ARTE E' DAVVERO DIFFICILE RESTARE INDIFFERENTI.

1. Ciao Dehn. Potresti iniziare con una breve sintesi del nuovo "Plus Une Main À Mordre"? Quali le maggiori differenze rispetto al precedente album di debutto?

- Tutto iniziò dopo la pubblicazione di «Derrière-Nous, La Lumière». Il processo di creazione venne suddiviso in due fasi, ma facendo leva su un unico e preciso stato d'animo: l'urgente necessità di creare. Dopo averlo scritto e registrato, decidetti di collaborare con le stesse persone con cui lavorai al primo full-length di debutto. Samuel e Gregoire da Cortez. Gregoire ha suonato le parti di batteria, mentre Samuel si è occupato sia del mixaggio che del mastering finale. Ho sentito un maggiore "calore" nelle nuove composizioni, e questo mi ha aiutato a capire quale direzione seguire per ottenere il miglior suono possibile. La produzione è colma di tensione. Si sa che non è sempre facile cercare di accettare gli errori, trascurando la sensazione di voler cambiare alcune cose. Poi, c'è anche il desiderio di prendersi più tempo per perfezionare suoni e dettagli. Personalmente sto ancora cercando un equilibrio in tutto questo.

2. Il dolore influenza la tua attitudine e/o creatività? Che sensazioni provi mentre sei assorbito nel vortice della creazione?

- Devo dire che il dolore è uno dei motori principali. Fare musica, per quanto mi riguarda, può portare a un totale paradosso. Non c'è molto spazio per il divertimento. Ho bisogno del dolore, ma questo mi fa molto male. Ne ho bisogno per mantenermi in equilibrio. Il mio è un processo doloroso, ed è come un loop. Sono alla ricerca di qualcosa che non posso definire, quindi ogni suono, ogni rumore che sto creando, non fanno altro che cercare quegli elementi che non riesco a spiegare. Mi sento al sicuro quando mi distacco dalla relatà e da ciò che mi gira intorno. Purtroppo, non sono mai soddisfatto di me stesso. Ogni giorno sono sempre in preda al dubbio. Quando si parla di creazione, sento come il bisogno di andare in battaglia, e per raggiungerla devo sentire il sudore e il sangue su me stesso. Ma la ricompensa del raggiungimento vale il sacrificio.

3. C'è stato un particolare tipo di suono o influenze che diresti siano state la tua più grande ispirazione per perseguire l'espressione creativa di te stesso?

- Non c'è mai stata un'influenza diretta. Ricordo solo di aver avuto molta rabbia all'inizio. Avevo bisogno di suonare qualcosa di diretto, e sentivo la necessità di urlare. Ma non volevo nemmeno darmi un pugno per niente. Non avevo alcun piano quando ho iniziato come Throane. In realtà, devo dire che questo progetto mi ha in parte salvato.

4. Hai qualche tecnica o metodo che utilizzi abitualmente per aiutare la tua musica a rimanere coerente e coinvolgente?

- Sono probabilmente il musicista meno tecnico in circolazione. Io non faccio nulla di particolare, semplicemente «vado», mi spingo fino in fondo. Non seguo mai la logica. Provo a scrivere e basta. Lavoro senza dei piani prestabiliti. Qualunque sia il metodo, il risultato è molto importante. In generale non ho alcuna tecnica di base, cerco solo di ricreare quello che ho in mente in un dato momento. Riesco a trovare la mia coerenza nel momento in cui sono circondato da un sacco di stress e da disturbi d'angoscia. Affronto sempre tutto e cerco di non ripetermi. Ultimamente ho lavorato su alcuni suoni di Treha Sektori. Tutto era abbastanza naturale per me. Così ho iniziato a "imparare” il sitar, lo studierò fino in fondo, per trovare il modo di raggiungere la fiamma che sto cercando.

5. Che cosa fa la differenza nella tua musica rispetto al resto delle sonorità metal della scena odierna?

- Non posso rispondere a questa tua domanda. Non so quanta gente sia veramente interessata a quello che faccio. Sono felice nel momento in cui creo la mia musica e mi sento davvero onorato quando le persone mi dicono di riuscire ad entrare in una sorta di connessione intima con essa. Ma io ho la sensazione di non sentirmi parte di niente, come un emarginato o uno straniero. Sono sempre nel mezzo. Sento di non appartenere a nessuna scena. Penso di sentirmi collegato con diversi individui provenienti da più di una scena. Non so cos'altro dire. Comunque non sono meglio di nessun'altra band.

6. Quali sono alcune delle più grandi sfide che hai dovuto superare nella tua carriera artistica?

- Dal vivo mi sento in una costante sfida. Per me essere davanti a un pubblico è una violenza totale. Quando suono dal vivo, mi trovo spesso ad aprire per band che sono totalmente opposte a Throane. La sfida è lì ogni volta. Sento gli occhi della gente che non si aspetta un tipo di sound come il mio. Direi che, in generale, la creazione di musica è una sfida costante. Sono sopravvissuto all'apertura per i grandi Neurosis, questo significava tutto per me, poiché loro hanno avuto un grande impatto sulla mia persona. Arrivando poi a finire un video e un brano musicale per un concerto dei Church of Ra l'anno scorso, o anche quando suonai in un festival in cui ero l'unico musicista ambient. Comunque, in futuro ci saranno sempre più sfide.

7. Cosa significa per te essere Throane nel 2018?

- Significa che i miei occhi si bagnano, a causa del sudore o delle lacrime. «Exhaustion is will», stavo pensando a questa frase l'altro giorno. Ha senso su ciò che Throane rappresenta per me attualmente.

8. Quali band uscite negli ultimi anni hanno attirato la tua attenzione?

- Recentemente ho scavato molto nel suono di Dodecahedron, Heilung, Hangman's Chair, Chants from Mongolia.

9. Al di fuori della musica, quali sono alcuni dei tuoi hobby preferiti?

- Non sento di avere qualche hobby. Il mio lavoro quotidiano è collegato alla creazione. Tutta la mia vita gira intorno alla musica e a tutto ciò che è visuale. E non è un qualcosa per intrattenermi.

10. Grazie mille per aver risposto a questa mia intervista.

- Grazie mille a te.


CONTATTI: 
throane.bandcamp.com/plus-une-main-a-mordre
facebook.com/throane

THROANE line-up:

Dehn Sora - Polistrumentista

RECENSIONE: 
THROANE "Plus Une Main À Mordre" 2017 - Debemur Morti Productions




martedì 29 maggio 2018

Recensione: CHRCH "Light Will Consume Us All"
2018 - Neurot Recordings




Non è da tutti esordire in maniere indipendente, e dopo soli tre anni, riuscire a firmare un contratto discografico con la Neurot Recordings. Eppure i californiani CHRCH ce l'hanno fatta. Fedeli ad un doom/sludge metal grasso e distorto, questi musicisti mettono in evidenza il loro penetrante orientamento stilistico, ben chiaro fin dalle prime note dilatate dell'opener "Infinite Return". Tumultuosi, ma anche magnetici nel tempo e nello spazio, i Chrch riescono ad essere maestosi quando le canzoni lo richiedono, senza inchiodare le idee a schemi predefiniti. Il suono di "Light Will Consume Us All" è una sorgente di luce intensa che scalda lo spostamento irregolare delle tonalità vocali della cantante Eva Rose (ora melodiche, ora aggressive); raccontando di un viaggio in un universo spaziale parallelo. Ed ecco che qui il concetto non è fatto di visioni mostruose. Il tappeto sonoro creato dalla band serve per calarsi in una dimensione extra-sensoriale, perché qualsiasi viaggio verso ciò che non si conosce è già di per sé una scoperta. L'intensità aumenta dopo svariati ascolti.

Contatti: 
churchdoom.bandcamp.com/album/light-will-consume-us-all
facebook.com/chrchdoomca

TRACKLIST: Infinite Return, Portals, Aether