venerdì 20 gennaio 2017

Recensione: BAD REACTION "Making Friends Is Our Business"
2017 - Autoproduzione




L'attitudine dei californiani BAD REACTION è sicuramente da apprezzare. Il loro graffiante e scanzonato hardcore/punk è senza dubbio ben composto ed eseguito, con un tiro veloce che mi fa rivivere le migliori sensazioni già provate ascoltando i dischi della scena americana degli '80; lavori semplici, schietti e sinceri. I Bad Reaction si affidano a riff scarni, spinti in avanti da una sezione ritmica davvero prorompente. Anche la registrazione ha catturato la grinta di questa band nata e cresciuta nei sobborghi della città di Los Angeles. Si tratta del classico album di genere per attirare l'attenzione dei tanti appassionati. Sarà difficile accontentare i palati esigenti, ma i 15 brani trascinano "Making Friends Is Our Business" ad un risultato finale più che soddisfacente.

Contatti:

badreactionla.bandcamp.com/releases

TRACKLIST: Voices, You Never Learn, Bright Community, New Bohemians, Alpha Male, 15 Seconds, Dead Rat, Eaten Alive, No Rules, Guilt Trip, Critical Times, The Ballad of Phil Spector, Aggravated Opinion, Personal Space, Same Old Story


martedì 17 gennaio 2017

Recensione: BEHEADED "Beast Incarnate"
2017 - Unique Leader Records




Un'esperienza ultraventennale nel campo del death metal più sanguinario, cementata da alcune uscite discografiche dall'indiscussa efferatezza, ha garantito al gruppo di Malta un posto di tutto rispetto nell'affollato movimento estremo mondiale. La quinta prova in studio arriva a quattro anni di distanza dal mostruoso "Never to Dawn". Il periodo di assenza dalle scene non sembra aver scalfito la solida nervatura dei BEHEADED che, nonostante i fondamentali cambi di line-up, confermano di essere una delle migliori realtà in circolazione. Nulla è stato lasciato al caso in "Beast Incarnate", straordinariamente intenso e capace di sorprendere già al primo ascolto, con un'ampia gamma di ottime soluzioni utilizzate, per non parlare poi della potentissima produzione. Mentre i primi dischi mostravano una propensione verso lo stampo americano, questo lavoro potrà altresì raccogliere consensi da parte dei numerosi appassionati dei suoni di chiara derivazione europea, sempre e comunque dei classici del genere, ma che strizzano l'occhio a particolari tecnicismi strumentali. "Beast Incarnate" tracima oltre le barriere della solita brutalità, soprattutto per varietà stilistica e qualità. Darà del filo da torcere a molti degli album death metal in arrivo nel 2017.

Contatti:

uniqueleaderrecords.bandcamp.com/beast-incarnate
facebook.com/BeheadedMT

TRACKLIST: Beast Incarnate, The Horror Breathes, Crossing the House of Knives, Reign of the Headless King, The Black Death, Cursed Mediterranean, Diam Tadejjem, Punishment of the Grave


domenica 15 gennaio 2017

Recensione: DAN LILKER - "Metal Veteran"
2016 - Tsunami Edizioni




La coerenza è sempre stata il miglior pregio nella lunga carriera di DAN LILKER, uno dei personaggi più appassionati che io abbia mai scoperto nel panorama della musica underground; conosciuto ai più come il bassista di gruppi quali Anthrax, Nuclear Assault, Stormtroopers of Death (S.O.D.), Brutal Truth. Questo libro è una centrifuga di storie ed emozioni, un testo di 288 pagine + 32 a colori che illustrano accuratamente le fasi salienti della sua vita artistica, e le molteplici vicende che lo hanno visto coinvolto in prima persona. Quello di cui vi sto parlando è, in effetti, colui che ha contagiato tanti giovani musicisti appassionati del metal, uno degli artefici di un certo tipo di suono, uno dei responsabili della crescita del grindcore. Ogni singola pagina, letta con attenzione e interesse, mi ha dato un particolare stato di esaltazione e predisposto a succhiare linfa da ogni concetto. Dan Lilker è una vera leggenda in cui è facile identificarsi. La sua grande passione per la musica è già da sola una confessione!

Contatti: tsunamiedizioni.com


venerdì 13 gennaio 2017

Recensione: FORGED "Forged"
2017 - Grindpromotion Records




E' l'italiana Grindpromotion a dare alle stampe il 7" dei FORGED, gruppo californiano che si dimena selvaggiamente per straziare l'ascoltatore con un grindcore/powerviolence spinto all'ennesima potenza. Musica diretta, tagliente, che rispecchia appieno la prima forma del genere sperimentato alla fine degli anni ottanta (qui bisogna chiamare in causa gli Infest). I Forged hanno trovato il loro "metodo" e sfornano 17 composizioni che non brillano per originalità, ma che "spaccano" per attitudine, intensità e resa (immaginate l'impatto dal vivo). I nostri non guardano in faccia a nessuno mentre esprimono il proprio dissenso, e lo fanno con una forza di volontà ferma, decisa, risoluta. L'unica intenzione è di tenere alta la bandiera del conflitto per riappropriarsi della strada. Consigliati!

Contatti:

grindpromotion.bandcamp.com/forged
forgedsfv.bandcamp.com
facebook.com/FORGED818

TRACKLIST: Distorted, False Notions, Buried, Burnt Pages, Cfd, Backyard Destruction, Deprived, Mediocre, Alaskan Pipeline, Unfocused, Same Cycle, Parts Unknown, Trenches, Hillary Clinton, Deterioration, Spikes And Boots, Vile


martedì 10 gennaio 2017

Recensione: IRON REAGAN "Crossover Ministry"
2017 - Relapse Records




Dopo un demo, due studio album, un EP e due split (con Exhumed e Toxic Shock), gli americani IRON REAGAN, capitanati dal cantante Tony Foresta (Municipal Waste), vedono premiata la loro attitudine crossover/hardcore punk grazie all'assiduo sostegno di una label come la Relapse Records. La coerenza stilistica ha voluto anche che questo nuovo disco diventasse il miglior lavoro della carriera dei musicisti di Richmond. Il quintetto, infatti, è stato in grado di comporre 18 tracce veramente incalzanti. Gli Iron Reagan mantengono inalterato lo stile che li contraddistingue fin dal folgorante esordio del 2013 ("Worse Than Dead"), riuscendo ugualmente a risultare interessanti. "Crossover Ministry" è fluido e "in your face". Un vero e proprio must per gli amanti dei riff ereditati da quella band influente che furono gli S.O.D.

Contatti: 

ironreagan.bandcamp.com 
facebook.com/IRONREAGAN

TRACKLIST: A Dying World, You Never Learn, Grim Business, Dead with My Friends, No Sell, Condition Evolution, Fuck the Neighbors, Power of the Skull, Crossover Ministry, More War, Blatant Violence, Parents of Tomorrow, Bleed the Fifth, Megachurch, Shame Spiral, Dogsnotgods, Eat or Be Eaten, Twist Your Fate


giovedì 5 gennaio 2017

Intervista: TUTTI I COLORI DEL BUIO - "SENZA REGOLE"






IN OCCASIONE DELL'USCITA DEL NUOVO "INITIATION INTO NOTHINGNESS", NE HO APPROFITTATO PER PARLARE CON ALESSIO MARCHETTI, SINGER DEI TORINESI TUTTI I COLORI DEL BUIO. UNA BAND DA TENERE FORTEMENTE IN CONSIDERAZIONE.

1. Ciao Alessio. Puoi raccontarci come tutto è iniziato per i TUTTI I COLORI DEL BUIO? Quali le vostre precedenti esperienze musicali?

- Ciao Christian, qui Alessio (voce)! Il gruppo l'abbiamo messo in piedi come molti gruppi; una sera dopo una cena al ristorante cinese, per passare il tempo siamo andati nella sala prove/studio di registrazione di Dano e abbiamo iniziato a suonare. Simone e Dano avevano già fatto delle prove casalinghe in cui avevano tirato giù dei giri e successivamente li abbiamo provati. Poi siamo tornati in sala, poi ci siamo tornati ancora e ora siamo qui. E' la prima volta che suoniamo insieme, ma Dano suona da più di 10 anni con i Last Minute To Jaffna, Francesco è coinvolto nei Marmore e ha suonato con tantissimi gruppi, anche in altri paesi; mentre io ho suonato con i Magdalene a Pisa e Simone è al suo primo gruppo.

2. Il nome della band richiama istantaneamente il film di Sergio Martino. Perché avete optato per questa scelta? Vi piaceva ricordare e omaggiare il titolo di quel thriller del 1972, oppure, c’è qualcosa di più profondo in tutto questo?

- Non mi ricordo precisamente come sia venuto fuori, ma penso la spinta sia arrivata da Simone e Dano che da un po' di tempo parlavano di fare un gruppo e pensavano a quale nome sarebbe stato adatto. Avendo la passione per il cinema giallo all'italiana (soprattutto Simone) hanno deciso per questo nome.

3. Questo "Initiation Into Nothingness" sembra riprendere le sonorità che avevano caratterizzato il precedente EP del 2014, ma in una prospettiva più definita. Qual è la prima cosa che vi attraversa la mente pensando al vostro nuovo album?

- Definizione è sicuramente una delle parole che mi vengono in mente; abbiamo messo a fuoco alcune cose sia a livello di suoni che a livello di genere. I pezzi suonano forse meno sludge e più r'n'r ma restano comunque pesanti e non sono snaturati rispetto al suono precedente. Poi il lavoro di registrazione, mixaggio e mastering che c'è dietro non è assolutamente comparabile con quello del primo EP.

4. Oggi, trovate dei difetti nel vostro EP di debutto?

- Sinceramente a me piace tantissimo, è veramente onestissimo per quello che era il suono in quel momento e, soprattutto, per essere un disco nato come demo suona veramente bene.

5. Che cosa vi ha spinto a proseguire la vostra strada privilegiando il sostegno di Dischi Bervisti, Sonatine Produzioni e Shove? Perché non avete più collaborato con Escape From Today, Bare Teeth Rec. e Bookhouse Rec.? Cosa c'è alla base del cambiamento?

- In realtà Bare Teeth Rec., che poi è sempre Dano, è fra i coproduttori del disco, ehehe. Per quanto riguarda Escape From Today sono dei nostri amici ma ultimamente hanno molto ridotto le loro produzioni, ma sono ad esempio fra i coproduttori dello split tributo ai Nerorgasmo con Gerda Chambers e Storm O. Sonatine sono delle persone che conosco da anni a cui voglio un grandissimo bene. Tutti loro fanno uscire dei bei dischi, senza troppi limiti di genere; infatti, dalla prima volta che ci sentirono hanno subito espresso la voglia di partecipare. Manuel di Shove è uno dei senatori (eheheh) delle etichette DIY, ci conosciamo da tanto tempo e ho pensato che sarebbe stata una garanzia. Mentre Nicola di Dischi Bervisti l'abbiamo conosciuto al SoloMacello e volevamo tantissimo averlo fra i produttori perchè è legato a doppio filo con il demonio.

6. Essendo "Initiation Into Nothingness" una release molto varia, pensate che la contaminazione sia stata in qualche modo fondamentale per ottenere dei risultati soddisfacenti?

- Penso che la varietà di ascolti e di stili sia una ricchezza assoluta e riportare tale varietà nella scrittura dei pezzi può solo dare una diversità che è un valore. Sono convinto che il fatto di non avere quasi nessun ascolto in comune aiuti a creare qualcosa di molto interessante piuttosto che a calcare qualche sentiero già battuto.

7. Dal punto di vista lirico, quali sono i temi trattati nei nuovi brani? L'artwork richiama i testi del disco?

- Non è assolutamente un concept album quindi non c'è un tema comune ma piuttosto una tecnica comune; io prendo citazioni di libri, film, canzoni e le rimonto insieme su una mia idea utilizzando l'ironia per cucire tutto. Questo non vuol dire che sono testi demenziali però non c'è nessun intento di insegnare qualcosa a qualcuno; si parla di temi seri in modo non serio e la grafica del disco che è opera di Gigi Fagni (un nostro amico tatuatore di Pistoia) rispecchia questa duplicità, perchè a William Shakespeare gli esce un serpente dalla bocca a.k.a dire cose di merda partendo da presupposti di alto livello eheh

8. A quali brani di "Initiation Into Nothingness" vi sentite più legati, e perché?

- Le mie preferite sono le ultime scritte (The Crab's Failure e Holiday In Mongolia) perchè sono le più r'n'r ma forse la traccia di apertura del disco è quella a cui sono più affezionato, l'abbiamo sempre suonata per ultima ed è dedicata a quel cristo morto inchiodato.

9. Durante l'approfondimento del disco ho notato che siete stati in grado di rileggere le sonorità già ascoltate grazie a band quali From Ashes Rise, Cursed, Tragedy, Victims. Quanto c'è di vero in questa personale affermazione? Sentiti libero di esprimere la tua verità, a prescindere dalla mia opinione.

- Non è il primo accostamento a questi gruppi (anche se personalmente non ho mai ascoltato i Victims), ma penso sinceramente che ci manchi tutta la parte d-beat dei Tragedy e dei From Ashes Rise e il metallo dei Cursed. Sono gruppi che ci piacciono e che abbiamo ascoltato tanto quindi può essere che qualcosa ci sia ma non deliberatamente. Per la voce cerco di spingere in tutt'altra direzione. Rimane comunque il fatto che il mastering del disco è stato fatto da Bret dei From Ashes Rise, quindi, è probabile che il tocco si senta.

11. Come pensi si siano rafforzate le vostre qualità compositive con l'esperienza accumulata negli anni?

- Sono sempre scarsissime, siamo confusionari ma dobbiamo applicarci di più! Sono migliorate le capacità live soprattuto per me che ero fermo da anni e Simone che non aveva mai suonato. Francesco e Dano suonano da anni quindi sono per forza di cose più allenati e più capaci.

12. Grazie per l'intervista. Progetti futuri?

- Grazie a te per la passione e la pazienza; è cosa rara e fa veramente piacere incontrare qualcuno così. Per il nuovo anno stiamo organizzando un tour in Europa con gli Zeit (HC metallico da Venezia), dovevamo fare un mini tour dalle tue parti ma credo sia andato tutto a puttane. Vogliamo scrivere pezzi nuovi anche perché questi ci hanno un po' stancato ahahah! Grazie ancora,


CONTATTI:

ticdb.bandcamp.com/initiation-into-nothingness
facebook.com/ticdb


FOTO BAND:

Matteo Bosonetto | miserianera.com


TUTTI I COLORI DEL BUIO line-up:

Alessio
Simone
Francesco
Dano


RECENSIONE: 
TUTTI I COLORI DEL BUIO "Initiation Into Nothingness" 2016


martedì 3 gennaio 2017

Recensione: PELICAN "Live at Dunk​!​Fest"
2016 - dunk!records




Questo "Live at Dunk​!​Fest 2016" dei PELICAN racchiude il perfezionamento di quella visione musicale che, nel corso degli ultimi sedici anni, è stata fonte di ispirazione per moltissimi musicisti contemporanei amanti delle sonorità post-metal. I dieci brani che vanno a completare l'intera tracklist sono decisamente spettacolari, pieni di energia illuminante e ampliati da una padronanza strumentale davvero autorevole. Un concerto che trasuda Pelican nella sua interezza. Il 6 Maggio 2016 il quartetto americano era al top della forma e, sotto il calore dei riflettori, ha dimostrato al numeroso pubblico belga una evidente brama di stupire. E' inutile dire che l'accoglienza fu entusiasmante. Gli ampi paesaggi sonori in continuo movimento la fanno da padrone. I frutti del loro lavoro li potete gustare qui, nei sessantatré minuti di un album coacervo di suoni trattati con una sensibilità fuori dal comune. Disponibile su vinile.

Contatti: 

pelican.bandcamp.com/live-dunk-fest-2016
facebook.com/pelicansong
facebook.com/pelicansong

TRACKLIST:
Dead Between The Walls, Deny The Absolute, The Tundra, Ephemeral, The Creeper, Vestiges, Immutable Dusk, Strung Up From The Sky, Last Day of Winter, Mammoth