venerdì 19 aprile 2019

HOPESEND - "L'INFERNO PUO' ATTENDERE"






IL NOME DEGLI HOPESEND SIGNIFICA THRASH METAL. QUESTA BAND, ATTIVA DA BEN 19 ANNI, RIMANE ANCORATA AL PROPRIO BACKGROUND E LEGATA A QUELLO SPIRITO OLD-SCHOOL CHE NON CONOSCE IL LOGORIO DEL TEMPO. NON SI PUO' NON RICONOSCERE A QUESTI MUSICISTI UNA COERENZA INDOMITA NEL PORTARE AVANTI IL VERBO DEL METAL ITALIANO PIU' TRADIZIONALISTA. A TESTIMONIARLO CI SONO IL CHITARRISTA ILARIO SUPPRESSA E IL BASSISTA/CANTANTE GIUSEPPE DE BENEDITTIS CHE, CON LE LORO RISPOSTE ALLE MIE DOMANDE, RAFFORZANO ULTERIORMENTE UN'ATTIDUDINE INOSSIDABILE, ORMAI CEMENTATA DOPO TANTI ANNI DI SACRIFICI E DEDIZIONE ALLA CAUSA. ECCO PERCHE' HO DECISO DI FARLI SUONARE NELLA PRIMA EDIZIONE DEL SON ON FLIES WEBZINE FESTIVAL, SABATO 27 APRILE.

Ciao ragazzi, ben ritrovati. Come state vivendo questo attuale periodo con la band? Sono trascorsi più di quattro anni dal precedente album in studio "Bloody, Twilight...and Other Visions", quindi mi piacerebbe sapere quali saranno le prossime novità per gli Hopesend.

Ilario: Ciao Christian. Un saluto a tutti i lettori di Son of Flies! Sì sono passati un po' di anni dalla pubblicazione del disco, e nel frattempo c'è stato un cambio di line up. Purtroppo il chitarrista Mirco Minosa ha dovuto lasciare la band per motivi di lavoro e quindi c'è stato un periodo di stop per noi. Mirco, negli anni, ha dato veramente tanto agli Hopesend, e anche dopo la sua forzata decisione non ci ha fatto mancare il suo supporto e si è reso disponibile a dare una mano a chiunque lo avesse sostituito. Fortunatamente abbiamo trovato in Fabio la persona ideale per continuare a dare la giusta energia al nostro progetto.

Giuseppe: Nonostante Fabio si sia integrato abbastanza velocemente, la situazione ci ha costretti a dover rallentare l’attività compositiva per qualche tempo in modo da preparare insieme a lui i brani per poter essere pronti ad eventuali date live. Quindi in sala prove non ci siamo mai fermati, e nonostante gli impegni personali di ognuno di noi, siamo riusciti a tornare gli Hopesend di prima e a comporre nuovi brani per il prossimo album.

Ho notato che nell'ultimo periodo avete avuto una buona attività live, ma sempre nella zona del Salento. State suonando dei nuovi brani che andranno a finire sul prossimo album?

Giuseppe: Il fatto che la nostra attività live si svolga prevalentemente in Salento la reputo una cosa positiva in quanto, ciò significa che la scena metal leccese è ancora viva e lo dimostra il fatto che continuino ad esistere locali, e ne nascano di nuovi che permettono a band metal di poter suonare la propria musica.

Ilario: Sì nell'ultimo periodo abbiamo avuto un bel po' di concerti in zona, e poco alla volta nella nostra scaletta abbiamo inserito qualche nuovo pezzo per testarli in quella che è la dimensione che amiamo di più: il live... (ovviamente suoneremo qualche nuovo pezzo anche al Son Of Flies Fest!!!).

Quanto sono stati difficili gli ultimi anni per una band come la vostra? Quanto è stato faticoso emergere da una terra come il Salento dopo 18 anni di attività nell'underground musicale?

Ilario: sono 19 per l'esattezza! Credo che gli ultimi anni siano stati difficili quanto i primi, ma in maniera diversa! All'inizio è sempre difficile perchè parti praticamente da zero e lavori per crearti il tuo spazio nel già affollato panorama underground, poi col passare degli anni (e non ne sono passati pochi) inevitabilmente comincia a maturare una certa esperienza e di conseguenza cambiano anche gli obiettivi... e probabilmente la difficoltà aumenta di pari passo alle aspettative. Ciò che voglio dire è che all'inizio l'obbiettivo primario era di trovare un buco dove poter montare i nostri amplificatori e darci dentro, ora dopo tanti anni di sangue e sudore felicemente e orgogliosamente consumati nell'underground, l'obbiettivo di trovare uno spazio per esibirci viene dopo (solo come tempistica) aver creato un buon prodotto da promuovere. Insomma, l'underground non ci darà mai ricchezza e gloria, ed è giusto così perchè non è quello che cerchiamo, ma la soddisfazione di sentirsi dire dopo un live “cazzo avete spaccato! Voglio il vostro disco!” è la nostra medaglia al valore!!! Il Salento poi geograficamente non ci aiuta perchè è indiscutibilmente lontano da tutto o quasi, ma non è certo un limite invalicabile, ci sono altri posti nel profondo sud dello stivale da cui sono emerse band di grande valore, e questo è l'esempio chiaro che se lavori bene ovunque tu sia prima o poi la tua fetta di torta arriva.

Trovate difficile organizzare delle date dal vivo fuori dalla Puglia? Penso non sia facile combinare gli impegni di tutti, lavoro compreso. E' penalizzante tutto ciò?

Ilario: Come ho detto poc'anzi, il Salento è lontano da tutto o quasi, e sicuramente è difficile trovare delle date fuori dalla Puglia, per qualsiasi spostamento abbiamo delle spese non indifferenti che comunque pesano a noi come band ma anche a qualsiasi gestore di un locale oppure organizzatore di eventi. Poi, non essendo più degli aitanti ventenni (anche se lo nascondiamo bene) dobbiamo mettere in conto i vari impegni lavorativi e/o familiari di ognuno di noi. Forse dire penalizzante è troppo, ma di sicuro è una situazione difficile.

Sapreste definire l'ispirazione, quando vi ritrovate a comporre in sala prove? Da dove arriva quella scintilla creativa che vi permette di mettere insieme i pezzi che vanno a comporre le vostre canzoni? E' solo frutto dell'esperienza oppure c'è una sorta di chimica tra voi?

Ilario: A volte sono entrambe le cose, altre volte nessuna delle due, definire l'ispirazione con le parole è arduo. Fondamentalmente l'input principale sono sempre i nostri ascolti, siamo innanzitutto dei fan dell'heavy metal in senso lato, ognuno di noi ha le sue personali idee che convergono nei riff che buttiamo giù, ma chiaramente poi c'è tanto lavoro in sala prove dove si valuta ogni possibile soluzione, e a questo proposito devo dire che finalmente negli ultimi brani anche Fabio, il nostro nuovo chitarrista, sta dando il suo contributo in fase compositiva, e personalmente non vedevo l'ora che ciò accadesse.

Giuseppe: Il lavoro compositivo nella sala prove degli Hopesend funziona come in quello della maggior parte delle band. Qualcuno ha un riff nella testa, lo propone ed insieme lo si sviluppa aggiungendo altri riff, ed è così che ognuno di noi lo impreziosisce con i propri arrangiamenti. La chimica nasce durante la composizione di ogni pezzo, quando ognuno di noi va a mescolare le proprie idee ed il proprio background musicale con quello degli altri componenti.

Il vostro rapporto con il thrash metal di vecchio stampo continua ad essere lo stesso di sempre, oppure nel prossimo album ascolteremo qualcosa di diverso o di nuovo?

Ilario: Da sempre suoniamo quello che ci piace, e il thrash metal è il comune denominatore che ci ha sempre tenuto insieme. Nei nostri brani si possono sentire influenze che vanno dai grandi classici rock/heavy degli anni '70/'80 come anche qualcosa di più moderno, ma quello che viene fuori alla fine dalle nostre menti, dalle nostre mani e dalle nostre viscere è sempre quello, e ci piace così!!! Dalle nostre parti si dice “Se unu nasce quadru no po murire tunnu!”

Pensate che la scena metal italiana sia ancora in salute? Ovviamente, la stessa domanda potrei farvela sulla scena metal in generale, anche quella oltreconfine.

Ilario: Decisamente si! Negli ultimi anni sia nella scena nostrana che in quella internazionale ho ascoltato nuove band che magari senza aggiungere grandi novità hanno sfornato dei prodotti notevoli, così come vecchie glorie che tornano sul mercato e continuano a fare scuola. Potrei fare tanti nomi dal prog allo stoner passando dall'heavy classico e quant'altro, ma rischierei di non finire più. Naturalmente non è tutto oro ciò che luccica, ma se continuo a comprare dischi un motivo ci sarà!

Voi che siete dei veterani, riuscite a relazionarvi con la nuova generazione di musicisti? Inutile, ribadire, che molto è cambiato rispetto a quando iniziammo noi ad occuparci di musica...

Giuseppe: Per rispondere a questa domanda basta fare mente locale su ciò che erano i concerti metal underground degli anni '80/'90 e anche 2000. Band squattrinate che suonavano in garage con amplificatori improvvisati, microfoni di plastica (solitamente mai più di uno e solo per il cantante), voci e tastiere collegate ad amplificatori di basso e altri mezzi di fortuna, insomma ci si arrangiava alla meno peggio e i risultati non sempre erano dei più esaltanti. Oggi i musicisti, anche quelli più giovani, sono molto più attenti ai suoni e devo dire anche molto esigenti nei live. Oggi due casse spia sono solitamente la regola anche nei piccoli locali, mentre allora se il pubblico riusciva a percepire o intuire la voce del cantante già era un grande risultato.

Ilario: Oltre a questo ci sono altre notevoli cambiamenti, internet con tutti i suoi pro ed i suoi contro è la differenza chiave, ma volenti o dolenti abbiamo sempre cercato di rimanere al passo con i tempi, e per quanto mi riguarda relazionarsi con le nuove leve è stata la cosa più facile. Magari non sempre, ma spesso i più giovani ci chiedono consigli e fanno tesoro della nostra esperienza, e allo stesso tempo pur con inconsapevole ingenuità ci insegnano qualcosa.

Quali sono le vostre considerazioni in merito alle strategie commerciali adoperate da alcune etichette discografiche indipendenti, ma anche major, per promuovere alcune delle loro band più quotate? Non pensate che si punti troppo sull'immagine oggigiorno, a prescindere dal fatto che anche negli anni '80/'90 il metal è sempre stato un genere molto teatrale.

Giuseppe: Ormai siamo nell’epoca dei social, e la promozione di band emergenti e non, avviene quasi esclusivamente su questi canali, come negli anni '80 e '90 avveniva in TV con emittenti che avevano nel proprio palinsesto programmi dedicati alla musica rock e metal, o su riviste cartacee specializzate di cui noi tutti aspettavamo trepidanti l’uscita ogni mese per sapere le ultime novità di questa o quella band. I tempi sono cambiati, oggi si può ascoltare ciò che si vuole (ahimè) senza uscire di casa e per le band emergenti è più facile arrivare all’ascoltatore, magari con un video fatto bene.

Ilario: Se guardiamo anche più indietro nel tempo, la teatralità in certi generi musicali ha sempre avuto una grande rilevanza, basti pensare a Alice Cooper o altri artisti, ma era un ingrediente aggiuntivo alla musica che comunque era di una certa qualità artistica. Oggi non è sempre così, l'industria discografica è cambiata e infatti alcuni nomi finiscono troppo presto nel dimenticatoio.

Dopo tutti questi anni nella scena metal underground, che cosa ancora la musica riesce a rappresentare per voi? Siete felici per il lungo percorso fatto con gli Hopesend?

Ilario: La musica è l'ossigeno, è il pane quotidiano, è il cane fedele che ti rimane vicino... è la passione incondizionata che tra delusioni e incazzature riesce in qualche modo a darti quella soddisfazione che ti fa andare avanti. Negli anni oltre agli Hopesend ognuno di noi ha o ha avuto altri progetti musicali che ci hanno arricchito e ci hanno dato nuove esperienze e nuovi impulsi, ma indubbiamente non sono mancati gli ostacoli. In fondo non so dire esattamente se sono felice del percorso fatto dagli Hopesend perchè se guardi indietro c'è sempre qualcosa che col senno di poi avresti voluto cambiare, e sicuramente avremmo potuto fare molte cose in più, ma sono contento che gli Hopesend siano ancora qui, dopo urti, intemperie e mazzate varie abbiamo ancora qualcosa da dire!!!

Giuseppe: Se non ci fosse stata la passione per la musica e l’affiatamento tra i vari mebri della band non credo che gli Hopesend sarebbero potuti esistere e continuare la loro attività ininterrottamente per quasi 20 anni. Non nego che, a causa dei vari impegni e le diverse vicissitudini personali di ognuno di noi in tutti questi anni, non è stato semplice mantenere unita la band, ma se siamo ancora qua ci sarà un motivo.

Grazie per l'intervista.

Hopesend: Grazie a te! Son Of Flies Rules!!!!!!!

Contatti: 
reverbnation.com/hopesend 
facebook.com/Hopesend 

HOPESEND line-up:
Giuseppe De Benedittis: Basso, Voce
Ilario Suppressa: Chitarra
Fabio Martina: Chitarra
Gianni Lezzi: Batteria


giovedì 18 aprile 2019

SANGÜ "Self​-​Titled" - Autoproduzione




Il full-length d'esordio dei Salentini SANGÜ, nei quali troviamo ex-musicisti di Dannazione, Loscos' Brigade, Belintesta, Bisturies, Fakirs Bay e Trincea, si relaziona in maniera decisa con le regole risolute del vecchio hardcore, crossover, thrash metal, per mettere a ferro e fuoco il terreno logorato dagli impostori e dai soprusi, come si può ascoltare in "Tempesta". Qui, lo scopo principale è assorbire la maggior quantità di disagio quotidiano per tramutare le sconfitte accumulate negli anni in energia positiva, enerigia da iniettare a questa musica sfrontata e ribelle, ed è così che nasce un brano irriverente come "Nel Vuoto" (azzeccate le brevi sfuriate grindcore poste all'inizio e nella parte centrale della composizione). Ce n'è per tutti, anche per "The Dio" (doveroso il gioco di parole /NdR). "Lividi" risente del thrash metal teutonico dei Sodom degli anni '80, con un fiammeggiante assolo di chitarra di 30 secondi cucito a dovere sulle trame della sua colonna vertebrale. Non sono assolutamente da meno le incursioni della panterosa "Cristo bionico" e le ruspanti accelerazioni di "Vector". Il tutto condito dai testi scomodi e incisivi del singer BIFOmeth, cantati in italiano per fare il punto sullo sconfortante stato comatoso della realtà odierna, e quasi certamente, del domani ("Il sole quaggiù"). I riff frenetici di MastoGONZ inseguono il basso grumoso di CIMEX che, con il drumming primitivo di Armored SANTIS, vanno a solidificare una sezione ritmica pulsante, perciò coinvolgente quando decide di premere sull'acceleratore e trascinante nei momenti più ritmati e colmi di groove. La produzione affidata a Fabrizio Giannone è scarna, asciutta, risonante, perciò adatta per il genere suonato dai quattro balordi leccesi. Le fasi di mixing e mastering eseguite oltreoceano in due differenti studi: Mountain City Studio e Ryan Morey Mastering, entrambi nella città di Montreal (Québec, Canada). I Nostrani SANGÜ non sono una band nata o destinata ai palati raffinati, i SANGÜ non vogliono guardare nella direzione seguita dalla massa, i SANGÜ se ne fregano di apparire originali; ai SANGÜ piace suonare con passione, divertirsi e prendere a calci in culo l'ascoltatore. Conosco di persona questi ragazzacci, e so di che pasta sono fatti. Penso che sia tutto chiaro. DIY WILL NEVER DIES!

Contatti: 
sangu.bandcamp.com/releases
facebook.com/sangumetal

Songs:
Intro, Lividi, Cristo bionico, Nel vuoto, Il sole quaggiù, Tempesta, Vector, The Dio


mercoledì 17 aprile 2019

217 - "OLTRE OGNI LIMITE"




I 217 SONO UNO DEI TRE GRUPPI CHE, SABATO 27 APRILE, PARTECIPERANNO ALLA PRIMA EDIZIONE DEL SON OF FLIES WEBZINE FESTIVAL, PER QUESTO MOTIVO HO DECISO DI METTERMI IN CONTATTO CON L'AMICO IVAN DI MARCO (EX-FRONTMAN DEGLI STRAIGHT OPPOSITION DI PESCARA) PER FARCI RACCONTARE IL PRESENTE DELLA SUA NUOVA CREATURA. LA COERENZA, LA RICERCA PERSONALE, LA VOGLIA DI LOTTARE SENZA COMPROMESSI, SONO TUTTI PUNTI DI FORZA CHE RITROVIAMO EVIDENTI NELLE SUE PAROLE SCHIETTE E TRASPARENTI. QUESTA INTERVISTA MI E' SEMBRATA QUINDI UN'OTTIMA OPPORTUNITA' PER PRESENTARE IL LORO DEBUTTO "ATHEIST AGNOSTIC RATIONALIST", IN USCITA A MAGGIO 2019.

Ciao Ivan. E' un piacere averti qui su SON OF FLIES WEBZINE. La mia prima domanda è piuttosto diretta. Tenendo in considerazione la tua lunga permanenza nell'underground musicale, volevo chiederti quali sono le ragioni che ti hanno portato a chiudere la tua attività con gli Straight Opposition, prima, e per tornare con i 217, dopo? Tu continui a portare avanti il verbo dell'old-school hardcore, come hai sempre fatto. Che significato ha per te questo?

- Ciao Christian! Gli S.O. hanno chiuso con cinque dischi e più di 500 concerti portati a casa nel giro di 12 anni sui palchi di tutta Europa e Asia. Durante l’ultimo lungo tour 2017 con l’ultima line up alla quale sono molto legato, si parlottava di fare qualcosa di completamente nuovo, e così è stato. Riguardo l’old school invece, per me significa creare, ascoltare e vivere la musica che mi piace senza nessun senso di inferiorità nei confronti dei trends odierni. Odiando mode, posers e discorsi economici, rimango fedele a ciò che ritengo essere una cultura alternativa e antagonista. Se qualcuno adesso vi ha incorporato elementi contraddittori, facendo in modo che da alternativa si normalizzasse in nome dell’"attualità" contro i nostalgici vecchi tempi, per me non fa altro che renderla vecchia e vetusta, soprattutto quando si parla di soldi o si creano circoli esclusivi in cui trattare solo con quelli che "contano". Queste cose le vedevo nel mondo lavorativo aziendale fatto da vecchi bambacioni, mentre l’approccio old school nasceva come pensiero e stile di vita "nuovi" in conflitto con qualsiasi argomentazione aziendale e normalizzante. In molti attualmente l’hanno dimenticato sputando a zero sulla vecchia mentalità, trattando l’Hardcore solo come genere musicale, ma è un problema loro, non mio.

Ti andrebbe di presentarci, in breve, i membri dei 217?

- Siamo una band di 4 amici appassionati di Hardcore, Metal, Punk e Rap! Le persone giuste, al momento giusto.

Essere in una nuova band ha cambiato qualcosa nel tuo modo di intendere l'hardcore, e la musica in generale?

- Direi di no, l’hardcore è quello che ho amato dal 93-94 in poi; la mia etica rimane la stessa insieme all’immaginario che mi ha cambiato! Ovviamente essere in una nuova band ti porta a considerare cose che prima non avevi visto.

Quali sono le tue maggiori aspettative nei confronti di questo tuo nuovo progetto? Questa domanda non è casuale, considerando il fatto che nel circuito musicale molto è cambiato rispetto a quando si faceva musica negli anni '80, '90, ma anche nei primi 2000.

- In realtà non ho aspettative. Il grande risultato è essere ancora qui, suonare la musica che amo senza sottostare ad alcun trend. Tutto cambia continuamente, tanto che nemmeno me ne accorgo, ma da anni persevero nella mia visione delle cose. Se quello che faccio con la band piace, sono contento; se non piace, va bene lo stesso. Non voglio fare carriera, solo essere me stesso. Non voglio arrivare a nulla che non sia "fare quello che amo", e fino ad ora è andata proprio così!

A maggio 2019 uscirà il vostro album di debutto “Atheist Agnostic Rationalist”. Cosa hai da dirci su questo lavoro, e perché, come già accaduto in passato, hai deciso di affidarti nuovamente alla Indelirium Records?

- Yeah! AAR vedrà 6 canzoni nuove e 3 già edite sul web nei mesi scorsi. Musicalmente si tratta di Punk Hardcore con diverse influenze che spaziano dal metal alla new school anni '90. L’approccio è abbastanza "in your face", anche se non mancano momenti più rallentati e riflessivi! Non saprei dirti altro; sono il peggior recensore di me stesso! Riguardo Indelirium: Emiliano ha creduto in noi e ne siamo onorati. Tutta l’etica DIY anticommerciale e anticonvenzionale, basata però sul fare le cose bene, è racchiusa in IDR.

Mi piacerebbe sapere come componete le vostre canzoni. Quanto è già scritto prima di entrare in sala prove, e quanto invece è improvvisato? Chi scrive i brani?

- Non c’è un vero processo. A volte il pezzo esce in saletta durante una jam, altre volte qualcuno viene da casa con un riff bello pronto. Metalnano (il nostro chitarrista) arriva spesso con riffs nuovi, ma tutti possiamo portare o proporre idee.

Ti occupi tu dei testi? Ci sarà un argomento portante all'interno di “Atheist Agnostic Rationalist”? Il titolo è molto esplicito e diretto!

- Non so se si può parlare di argomento portante. Il tema centrale che mi accompagna da sempre riguarda la "liberazione dell’individuo mediante scelta propria". Non ci sono mondi dietro il mondo, non c’è stato padrone o enti metafisici che agiscono su di noi: io sono ateo, agnostico, razionalista. Nessuno può dirmi chi sono, cosa fare, cosa scegliere, cosa pensare e chi amare. Nessuno può avanzare alcun potere su di me a meno che non sia io a volerlo. Non delego, non idolatro, non mi sottometto. Questa è la condizione di nascita dell’uomo, e rimane tale nello "stato sociale fascista del 2019". Basta volerlo. Cantiamo di queste cose insomma.

Il vostro approccio sul palco continua ad essere lo stesso di sempre? Dopo tanti anni di attività ti piace ancora interagire con il vostro pubblico?

- Certamente! Ma con i 217 vogliamo portare qualcosa di più oltre la fisicità incazzata. Desideriamo trasmettere il senso di solitudine, frustrazione e alienazione di cui quotidianamente facciamo parte. Vogliamo trasmettere la nostra ansia, la nostra debolezza, i nostri momenti morti. Non ci piace l’idea di concerto party.

Sei orgoglioso di far parte della scena hardcore nostrana?

- Essere Hardcore significa andare contro la società di massa: sono orgoglioso di appartenere alla scena Hardcore che aderisce a quella mentalità!

Quali sono stati gli ostacoli maggiori incontrati lungo la tua carriera musicale?

- Dalla famiglia all’ambiente circostante tutto è difficolta e impedimento. Se ami quello che fai però, gli impedimenti diventano lo stimolo per seguire la giusta direzione: loro scompaiono mentre tu continui!

Cosa ne pensi della condivisione dei file musicali digitali e di tutto ciò che gravita attorno alle piattaforme virtuali di Spotify, Bandacamp, iTunes, Deezer?

- I 217 passano via internet, quindi siamo favorevoli a qualsiasi forma di diffusione della propria musica su web. Ora possiamo conoscere tantissime realtà musicali che prima morivano in sala prove. Ci sembra giusto! Per quanto mi riguarda, ascolto seriamente un album solo quando è nel mio lettore cd. Non scarico la musica al chilo. Ho bisogno di tempo per capire e apprezzare un lavoro. Non faccio playlist e, se scarico, è per creare un cd audio destinato allo stereo in sala.

Quali saranno le prossime mosse dei 217 dopo l'uscita del disco? Prossimi concerti?

- Prima di tutto suonare a Squinzano il 27 aprile, giorno del Son Of Flies Fest! Poi c’è qualche altra data programmata. Vedremo cosa succederà!

Grazie per l'intervista!

- Grazie a te Christian! E’ un onore per noi essere su Son Of Flies!

Contatti: 
facebook.com/217pescarahardcore

217 line-up:
Ivan
Mammuth
Antonio
Guglielmo






martedì 16 aprile 2019

I MAIALI "Cvlto" - Overdub Recordings




Fin dall'iniziale "Ave" è il noisecore a farla da padrone! Riff dissonanti e rabbiosi che vanno a scontrarsi con una sezione ritmica secca e insistente, con il cantanto invasato di Francesco Foschini a sublimare il desiderio di nutrire o di nutrirsi atraverso un suono acuto bagnato dal sudore, e messo in vetrina da una successione serrata di continui cambi di tempo che lasciano alle emozioni più sofferte lo spazio necessario per la narrazione. Ma la sofferenza è dappertutto, testi in italiano compresi. L'immaginario celebrato dai I MAIALI analizza senza mezze misure quel malessere irreversibile che ci accomuna un po' tutti. "Cvlto" è sinonimo di malattia sociale: in pratica incarna il cinismo di quattro musicisti pronti a calpestare la negatività per estendere la loro determinazione. Il disco di debutto, nel suo susseguirsi di interazioni lancinanti, assimila perfettamente la lezione più angosciosa impartita dai Fudge Tunnel e dagli Unsane degli esordi, senza però risultare monotono, o peggio, frustrante. E' tutto maledettamente serrato e scabroso in "Cvlto". I fatti ci dicono di una realtà musicale lucida e concreta, con una scrittura da elogiare. Prodotto, registrato e mixato da Phil Liar presso i Monolith Recording Studio, masterizzato da Jerome Gudman nei Mistery House Sound Studio.

Contatti: 
imaiali.bandcamp.com/album/cvlto
facebook.com/imaialiband

Songs:
Ave, Demone, Altari, Danza Come Manson, cVlto, Carne, INRI, Heil, Abbandono, X


sabato 13 aprile 2019

FUSION BOMB - "FEDELI AL THRASH METAL"






I FUSION BOMB, PROVENIENTI DAL LUSSEMBURGO, SONO UNA DELLE REALTA' PIU' CONVINCENTI DELLA SCENA METAL EUROPEA, MUSICISTI CHE NON HANNO NULLA DA INVIDIARE A NOMI BEN PIU' BLASONATI DEL PANORAMA MONDIALE. LA LORO VOGLIA DI THRASH METAL NON ACCENNA A FERMARSI, E LO DIMOSTRA IL PRIMO FULL-LENGTH INTITOLATO "CONCRETE JUNGLE". BENE, SENTIAMO COSA HA DA DIRE IL BASSISTA MICHEL "NIPPEL" REMY.

Ciao Michel. Iniziamo parlando del vostro album di debutto. È il primo full-length per i Fusion Bomb. Com'è stato tornare in studio di registrazione dopo la pubblicazione del precedente EP?

- I Fusion Bomb lavorano sodo! Comporre musica è sempre un duro lavoro a causa della nostra natura tumultuosa. Suonare, scrivere e registrare al meglio un album di old-school thrash metal è davvero impegnativo. Ci piace entrare in studio per sperimentare il processo compositivo di un album.

Qual è stato il vostro approccio in questo disco?

- Colpire nel segno con un album Thrash Metal aggressivo e in stile americano!

Parliamo un po' del vostro nuovo chitarrista, Luc "Lanthanoid Lazer-Dazer" Bohr. Perché avete scelto lui come nuovo membro della band?

- Sfortunatamente ci siamo dovuti separare da Tun, il nostro ex-chitarrista ritmico. Mentre la band faceva passi in avanti per evolversi, Tun non riusciva a mantenere il nostro passo, tecnicamente parlando. Dato che era uno dei nostri più vecchi amici, la separazione è stata una scelta difficile per entrambe le parti, ma fortunatamente tutta questa storia ha avuto un lato positivo. Nello stesso periodo in cui ci siamo separati da Tun, abbiamo conosciuto Lazer Dazer. Era esattamente il ragazzo che stavamo cercando: un mago della chitarra, un nerd del thrash metal affamato di palco. E' con noi da circa un anno ed è come se fosse sempre stato parte dei Fusion Bomb, un vero fratello.

La copertina di "Concrete Jungle" è stata realizzata con uno stile molto anni '90. Avete optato per questa immagine perché vi considerate a tutti gli effetti dei musicisti di stile retrò?

- Sì e no. Siamo decisamente ispirati dall'heavy metal degli anni '80 e '90, ma permettetemi di dire qualcosa che potrebbe sembrare un'affermazione arrogante o esagerata. Noi siamo musicisti che non hanno perso la fiducia nel Thrash Metal e crediamo che questo genere abbia ancora un sacco di potenziale innovativo. È solo che, al giorno d'oggi, la maggior parte delle band hanno smesso di far evolvere il genere dopo il suo periodo d'oro, continuando a fare quello che hanno già fatto negli anni '80 o, peggio ancora, fare cattive copie di ciò che le loro icone hanno scritto in passato. La vera ragione storica per cui questo è accaduto si potrebbe trovare nella rottura nata con l'ascesa del Grunge, ma questo è un argomento su cui poter discutere a lungo.

I Fusion Bomb hanno firmato un contratto con la Iron Shield Records. Perché?

- Abbiamo firmato con la Iron Shield perché Ducky, la persona che gestisce l'etichetta, è un ragazzo onesto e con i piedi per terra, inoltre è un grande appassionato di Thrash Metal. Quindi la Iron Shield è stata la casa discografica perfetta per far uscire il nostro debutto. Naturalmente un'etichetta più grande avrebbe funzionato altrettanto bene per la nostra band, ma essendo ancora un gruppo agli esordi, penso che non avremmo potuto trovare un accordo migliore! Grazie Ducky!

Quale pensi sia il ruolo di una band thrash nella scena metal di oggi?

- Potrei parlare per ore di questo argomento, tuttavia cercherò di essere breve in modo da arrivare subito al dunque. Lasciami iniziare parlando delle intenzioni dei Fusion Bomb, che consistono nel dimostrare che il genere Thrash Metal è più di una semplice forma musicale da party, in cui i ragazzi vincenti sono quelli che riescono a ingurgitare la fetta più grande di pizza o a scolare il maggiorn numero di lattine di birra. Non c'è nulla di sbagliato in un po' di dissolutezza, ma per noi il Thrash Metal è un genere serio e non vogliamo che venga visto come un qualcosa di solo divertentismo. Amiamo le qualità artistiche di questa musica. Dal punto di vista lirico, è un genere musicale in cui puoi anche esprimere pensieri e sentimenti complessi. Dal punto di vista tecnico è uno di quei sottogeneri del Metal che ti permette di suonare cose diverse senza uscire completamente dallo stile stesso, perché, considerando la sua aggressività, si colloca tra il vecchio classico Heavy Metal e generi più estremi come il primo Death Metal o Grindcore. Ovviamente sto parlando del crossover e di quelle band più tecniche del thrash di oggi. Detto questo, devo aggiungere che il Thrash Metal è il miglior genere live del pianeta, perché come nessun altro stile ti fa veramente venire voglia di fare headbanging, saltare nel mosh pit, girare nel circle pit e fare stage diving dal palco. Questo non succede nel Black, Heavy o Power Metal.

Pensi che una band come i Fusion Bomb sia maggiormente apprezzata in Europa o negli Stati Uniti?

- Abbiamo più fan negli Stati Uniti rispetto al resto del mondo. Il motivo potrebbe essere che suoniamo un Thrash Metal di chiara derivazione americana; non a caso Demolition Hammer, EvilDead ed Excel sono le nostre più grandi ispirazioni. Questo è anche il motivo per cui non abbiamo così tanto seguito in Francia oppure in Belgio, dove le persone sembrano preferire il blackend Thrash o Speed Metal. La Germania ha il suo stile teutonico, unico nel genere, che è anche molto diverso da quello che stiamo facendo noi, ma probabilmente ai tedeschi piace anche il nostro modo di suonare, e mi piace pensarla così. Dall'Italia non abbiamo ancora ricevuto molti feedback, ma in futuro ci piacerebbe suonare con i vostri Game Over!

Qual è stato il gruppo metal che ha cambiato la tua vita e che ti ha fatto dire: "voglio suonare thrash metal"! Quali sono i tuoi album preferiti in questo genere musicale?

- Non c'è stata una singola band che ci ha cambiato la vita, sicuramente gli Exodus, Anthrax e Overkill hanno avuto un ruolo importante sul nostro processo creativo. Successivamente, di grande ispirazione sono stati Municipal Waste, Toxic Holocaust, Gama Bomb o Fueled by Fire.

Thrash metal e death metal. Pensi ci sia una barriera tra i due generi?

- In realtà c'è una grande recinzione tra i due generi. Noi dei Fusion Bomb amiamo il Death Metal, ma c'è una differenza tra i due generi. Il Death Metal trasuda brutalità da ogni poro, il Thrash Metal non è poi così brutale, ma funziona bene per la sua aggressività. Il Death Metal scuote sempre un potente sentimento di brutalità. È enorme, sanguinario e ossessionato dal sangue. Il Thrash Metal è un genere molto aggressivo che ti fa pulsare il sangue nelle vene, è come una spinta verso l'alto.

Sei un collezionista di Vinili/CDs?

- Per lo più uso le piattaforme digitali quando ascolto la musica che amo, principalmente perché non ho tempo da investire in questo meraviglioso hobby, ma capisco i collezionisti, e forse, un giorno lo diventerò anch'io. Scott e Luc hanno le loro collezioni, soprattutto dischi di Crossover oscuro e Thrash Metal tecnico.

Contatti:
 fusionbomb.bandcamp.com/album/concrete-jungle
facebook.com/fusion.bomb.lux

FUSION BOMB line-up:
Miguel Teixeira Sousa - Lead vocals, Chitarra
Luc "Lanthanoid Laser Dazer" Bohr - Chitarra
Michel "Nippel" Remy - Backing Vocals, Basso
Scott Kutting - Batteria

Recensione: 
FUSION BOMB "Concrete Jungle" - 2019 




giovedì 11 aprile 2019

END TIMES "S/T Promo" - Autoproduzione




Gli END TIMES, provenienti dalla metroplex di Dallas-Fort Worth, sono la perfetta sintesi di due impronte stilistiche: l'hardcore metallizzato tanto caro agli Integrity e il death metal di vecchio stampo maturato tra le mani dei mai troppo compianti Bolt Thrower. Il miglior modo per valutarli è concentrarsi sulla loro proposta, nè più nè meno! Difatti, benché non manchi qualche momento melodico, le due tracce del promo 2019 non lasciano dubbi: vantano un sound possente, efficace, che mira dritto alla buona sostanza. E' un tuffo nel passato che lascia trasparire gli impulsi omicidi dei cinque musicisti texani. Se poi volete chiamarlo solo 'metal estremo' fate pure. Di sicuro, non deluderanno i fan delle band sopracitate. A questo punto, non ci resta che sperare in un prossimo full-length. E' davvero un piacere ascoltarli.

Contatti: 
endtimes.bandcamp.com/album/s-t-promo
facebook.com/endtimestx

Songs:
Fire's Call, Shroud of Eyes


martedì 9 aprile 2019

NOISEM "Cease to Exist" - 20 Buck Spin




Farsi valere suonando un genere inflazionato come il grindcore/death metal non è impresa facile, considerando il numero esagerato di band attive al giorno d'oggi. I NOISEM riescono là dove molti musicisti falliscono! Bisogna far presente che i fratelli Tyler e Billy Carnes non sono più della partita, al loro posto è subentrato il cantante/bassista Ben Anft dei deathster Castle Freak, affiancato dai membri fondatori del progetto: Sebastian Phillips (Castle Freak, Exhumed) e il fratello Harley Phillips (ex-Necropsy). Il sound, per certi versi legato allo stile slabbrato e riconoscibile degli storici Repulsion, stupisce per la sua straripante collera, su cui poggia la volontà determinata di questi tre musicisti del Maryland, priva di qualsivoglia affanno. E' aumentata l'abilità al songwriting, che, pur non modificando il percorso tracciato dalle precedenti produzioni, li vede mirabilmente maturati. Registriamo quindi l'operato di un gruppo in grado di unire in maniera irreprensibile il marciume del miglior death/grind d'annata a riff micidiali di chiara derivazione blackened thrash metal. I Noisem sono, una delle realtà più pericolose di questa nuova ondata di giovani musicisti votati all'aggressività. "Cease to Exist" eleva il trio statunitense al di sopra della media delle uscite di settore. Fine.

Contatti: 
listen.20buckspin.com/album/cease-to-exist
facebook.com/NoisemBaltimore/

Songs:
Constricted Cognition, Deplorable, Penance for the Solipsist, Putrid Decadence, Filth and Stye, Eyes Pried Open, Sensory Overload, Downer Hound, So Below, Ode to Absolution