mercoledì 15 maggio 2019

NO TURNING BACK "Destroy" - Take Control Records




Il tempo passa, ma la corporatura muscolosa dell'hardcore rimane sempre la stessa. Per fortuna direbbero tutti i veri fan di tale genere. "Destroy" è un altro classico album degli olandesi NO TURNING BACK, attivi fin dal 1997. Una lunga storia che gli ha permesso di solidificare un'esperienza indispensabile per continuare a spingere con determinazione. Ogni ingranaggio sembra muoversi secondo gli schemi impartiti dai seminali Madball e Sick Of It All, anche se in questo disco l'influenza dei losangelini Terror è molto marcata. Niente di innovativo, quindi, solo il loro suono prorompente colmo di frenesia e impatto. Il risultato è un lavoro di 20 minuti dal quale scaturisce l'essenza dell'onestà e della passione per certe sonorità di chiara derivazione statunitense. L'hardcore come stile di vita e musicale, punto. Perché è chiaro che i No Turning Back sono qui per dimostrare di essere coerenti prima di tutto verso se stessi. Già il titolo e la copertina ci fanno capire con chi si ha a che fare. Fieri e risoluti.

Contatti: 
facebook.com/NoTurningBackHC 

Songs:
Let It Burn, Cut the Cord, Wolf Hunt, Cold Hearts Don't Bleed, Abandon Ship, Trust Issues, Focus, Ready to Die, Destroy, Close to the Edge


giovedì 9 maggio 2019

MISERY INDEX - IL POTERE UCCIDE LA LIBERTA'






JASON NETHERTON E' UNA PERSONA DETERMINATA E DI CULTURA E, CON L'UMILTA' CHE LO CONTRADDISTINGUE, NON TROVA DIFFICOLTA' AD ESPRIMERE IL GRANDE AMORE PER IL METAL ESTREMO. I SUOI MISERY INDEX, TORNATI ALLA RIBALTA CON "RITUALS OF POWER", HANNO DATO NUOVAMENTE DIMOSTRAZIONE DI POTENZA. UNA BAND DI TUTTO RISPETTO CAPACE DI ELEVARSI AD UN LIVELLO SUPERIORE GRAZIE ALL'ESPERIENZA ORMAI CONSOLIDATA IN TANTI ANNI DI ATTIVITA'. ALCUNI DEI TEMI TRATTATI NELL'INTERVISTA CHE SEGUE SONO IL RIFLESSO DELL'ATTUALE SITUAZIONE GLOBALE A CUI NON POSSIAMO SOTTRARCI. A LUI LA PAROLA...

Ciao Jason. Come ti senti ora che “Rituals of Power” è già nelle mani dei vostri fan?

- Ho un ottimo feeling con il nuovo disco! Abbiamo lavorato tanto per tutto il 2018, in modo da ottenere un album che potesse soddisfare pienamente noi ma anche gli ascoltatori. Non siamo mai stati così felici per l'uscita di un nostro nuovo disco. Le canzoni, la produzione, il processo compositivo... tutto fantastico.

Ci puoi dire qualcosa riguardo il significato che tu attribuisci al titolo “Rituals of Power”? Su quali temi ti sei concentrato per questo lavoro?

- Molto ha a che fare con le critiche sulla nostra vita quotidiana. Ho analizzato molte delle cose che stanno accadendo oggi, soffermandomi anche sul lato oscuro della tecnologia e dei nostri strumenti di comunicazione. Ho fornito un'attenta analisi su questa nuova era della cosiddetta realtà delle "false news" e "post verità". Lo considero un campanello d'allarme per la civiltà. Cercare di capire dove andrà a finire l'uomo con questo tipo di comunicazione, e quanto tale situazione influisce sulla “democrazia” e sul cosiddetto “contratto sociale”. Gli argomenti citati poc'anzi sono parte di un unico filo conduttore che lega tutte le canzoni del disco; questi sono i "Rituali del Potere".

In che modo la musica dei Misery Index riflette le tue convinzioni personali e politiche?

- La nostra musica non è troppo politica. Il death metal e i suoni da noi utilizzati riflettono le nostre lunghe radici nel metal. Abbiamo alcune influenze punk, hardcore e grind nel nostro sound. Anche se i testi di "Rituals of Power" toccano argomenti del mondo reale e questioni politiche, indirettamente e direttamente, il disco suona molto metal, nella tradizione che va dagli anni '80 in poi.

“Rituals of Power” è caratterizzato da un approccio musicale più sporco e immediato, simile a quello dei vostri primi lavori in studio. Mi sembra di capire che il songwriting è stato caratterizzato da idee più feroci e dirette.

- Siamo molto soddisfatti di “The Killing Gods” del 2014. Quel lavoro è stato apprezzato da molta gente. Proprio in quell'anno capimmo di avere qualcosa di speciale dalla nostra parte. Ma eravamo anche consapevoli di dover comporre qualcosa di straordinario per dare un ottimo seguito a quel lavoro. Due anni dopo, nel 2016, nessun riff da noi composto sembrava abbastanza buono, nessuna canzone risultava veramente interessante, la nostra creatività stava soffocando. Eravamo convinti di aver detto tutto ciò che avevamo da dire con “The Killing Gods”. Ma dopo un po' di tempo ci siamo sbarazzati dal pensiero di voler a tutti i costi superare quel disco, e quindi la creatività iniziò a fluire. Con il precedente album ci siamo addentrati in territori più oscuri, utilizzando una forma allegorica per parlare di situazioni del mondo reale, mentre con il nuovo “Rituals of Power” ci siamo allontanati da quel luogo oscuro per riavvicinarci alle influenze hardcore e punk. Insomma, “Rituals of Power” non è un lavoro tinto di nero. Sì, siamo tornati ad essere più sporchi nel modo di comporre.

La penultima canzone dell'album è "I Disavow". Il riff portante del vostro brano è molto vicino al tipico riffing dei seminali Napalm Death. Vuole essere una sorta di tributo alla band inglese?

- "I Disavow" potrebbe ricordare lo stile dei Napalm Death; anche se non deve essere vista o considerata come un tributo. Ovviamente, i Napalm Death sono un'enorme influenza ma anche dei buoni amici. A volte le cose si insinuano nel songwriting inconsciamente, e forse questo è il caso del riff a cui ti riferisci...

Se tu dovessi definire il vostro operato in tutti questi anni di attività nella scena estrema, cosa diresti? Spero che tu abbia capito quello che voglio dire.

- Credo che stiamo solo seguendo il nostro desiderio di suonare metal estremo. Il nostro contributo e la nostra dichiarazione di intenti si materializzano attraverso la musica. Siamo obbligati a farlo, come il cuore è obbligato a battere in ognuno di noi. Mi piace pensare che, nel corso della nostra carriera, siamo riusci a muoverci bene tra death metal, grindcore e hardcore, per trovare il nostro sound e la nostra identità in una scena affollata. Alla fine, solo gli ascoltatori possono dire se la nostra musica entra in risonanza con loro e, sempre l'ascoltatore può capire se ha trovato un significato specifico nella nostra musica. Questa è la ricompensa che puoi ottenere.

La situazione politica italiana è notoriamente complicata. Ne sai qualcosa a riguardo? Tutta questa situazione globale cambierà in qualche modo?

- Si potrebbe dire: Cosa sta succedendo con questo pianeta? E' abbastanza spaventoso vedere tutti questi paesi e regimi che cominciano a prendere il sopravvento in tanti luoghi diversi. Questi leader mondiali scendono in guerra alimentando una precisa mentalità. Vedi anche la mancanza di aiuti umanitari, un qualcosa che potrebbe sostenere tutta quella gente costretta a cercare un rifugio sicuro. E' un argomento scottante perché certi leader non vogliono altro che la loro popolazione di immigrati che, culturalmente, prende in consegna altri paesi. Molti affrontano il problema nel modo sbagliato, pensando che quegli immigrati sono stati in qualche modo scartati. Non bisogna vederla come una sorta di propaganda di sinistra che alcune persone cercheranno di rivendicare. Se ti siedi e per 5 secondi cerchi di pensare razionalmente, ti renderai conto che esistono più sfaccettature di questo dannato problema. La soluzione non è così semplice. Questa è la mentalità di Hitler.

Nel 2006 siete stati miei ospiti nella casa in cui vivevo, dopo il vostro concerto dal vivo come band di apertura per i Fear Factory. La data era quella del 18 marzo all'Estragon. Ho così tanti fantastici ricordi di quella lunga notte :)

- Era il primo concerto di quel tour! Ho ricordi un po' confusi di quella notte a casa tua, ma ricordo di aver parlato e chiacchierato con te di musica e arte, è stato un bel momento... e conservo ancora il disegno del ragazzo dall'aspetto di Geezer!

Grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Buona fortuna Jason!

- Grazie. Auguro il meglio a te e ai fan italiani per un buon 2019. Rimanete arrabbiati, informati e positivi.

Contatti:
miseryindex.bandcamp.com/album/rituals-of-power
themiseryindex.tumblr.com
facebook.com/MiseryIndex

MISERY INDEX line-up:
Jason Netherton: Basso, Voce
Adam Jarvis: Batteria
Mark Kloeppel: Chitarra, Voce
Darin Morris: Chitarra

Recensione: 
MISERY INDEX "Rituals of Power" - 2019 




martedì 7 maggio 2019

CARNE "Demo 2019" - Autoproduzione




La presenza di alcuni membri di gruppi pugliesi come Braccia di Kali, Hobophobic, Fennek potrebbe bastare per fare dei tarantini CARNE una band da consumare con insistenza e ad alto volume. I quattro irrompono sulla scena con sei mine incendiarie, sprigionando tutta la loro carica hardcore, quell'hardcore pugliese vecchio stampo che, nonostante il passare del tempo, non vuole assolutamente cambiare linea di condotta. Si tratta sempre di sonorità già sentite, come nello stile del genere, ma è innegabile che ci troviamo all'ascolto di una realtà dotata di capacità, grinta e voglia di farsi spazio nell'attuale circuito musicale italiano. Così i Carne rielaborano le loro influenze in maniera onesta in una dimensione di sentita protesta. Sarà anche l'energia positiva proveniente direttamente dall'hardcore, ma i Nostri colpiscono il cuore dell'ascoltatore grazie alla spinta della musica di cui sono artefici e ai testi sanguigni e vibranti scritti da Luca Monopoli. In tale clima viene elaborato un sigillo fondamentale per identificare la posizione di partenza della formazione ionica. E' un lavoro da ascoltare tutto d'un fiato, un'esplosione sonora capace di tenere fede all'essenza di un preciso movimento antagonista che non conosce le vie di compromesso. L'album ufficiale non dovrebbe tardare ad arrivare. I brani del demo omonimo sono ascoltabili e scaricabili attraverso la piattaforma bandcamp. Dietro la consolle ha operato il produttore Stefano Manca del Sudestudio.

"Fuggi, corri, non perderti, stai sempre un passo avanti e non arrenderti. Ricordati chi sei, gli anni bruciano, ora ricostruisci perché il resto è distrutto" (Le parole non bastano)

Contatti:
carnehardcore.bandcamp.com
facebook.com/carnehardcore
instagram.com/carnehardcore

Songs:
Polvere, A due passi dal mare, Amore selvaggio, Carne, Freddo, Le parole non bastano


giovedì 2 maggio 2019

KRIN183 "Spirit" - Autoproduzione




Se è vero (com'è vero) che la musica è una rivelazione profonda per definire la struttura e la soggettività di ogni singolo musicista, allora è giusto basarsi su questo parametro certo per riconoscere la differente connotazione del talento dell'artista KRIN183 (uno dei tre MC dei savonesi DSA COMMANDO). Lui ne ha veramente per tutti e non si fa davvero pregare per raccontarle. A volte non serve farsi troppe domande, basta solo saper ascoltare, evocando l'immaginario di un'epoca musicale e sociale di cui tutti siamo protagonisti; un tempo storico senza vincitori, a prescindere dal ceto sociale di apparteneza. E allora, tenendo a mente tale precipitosa sensazione di déjà vu che si respira durante la fruizione del suo primo lavoro da solista, bisogna, prima di ogni altra cosa, dare merito e credito a Krin183 dal punto di vista prettamente vocale e interpretativo. 'Spirit' è un disco "trasparente" e "universale" di quelli che inevitabilmente esigono di ripetuti ascolti per essere pienamente apprezzati e che, sono certo, riuscirà a mantenere alta l'attenzione dei fan di tali sonorità. 'Spirit' è un autentico e veritiero testamento di chi ha vissuto la propria vita analizzando storie reali, un manifesto capace di elevare il livello generale sia quando si avventura per territori introspettivi, che quando si colloca su terreni fertili con l'utilizzo di un certo tipo di concime sociale. Il team di MC e produttori ospitati (Hellpacso, Sunday, MacMyc, Manny, Fred Simon, Jack Burton) non è affatto da considerarsi come un semplice condimento aggiuntivo (lo sottolineo!). 'Spirit' si fa valere con la sua posizione eretta, carica di potenza e di orgoglio; si lascia apprezzare nei contenuti, ricercati e individuali, perciò le canzoni acquisiscono maggiore richiamo, minuto dopo minuto, ascolto dopo ascolto. Oggi, Krin183 godrà di particolare attenzione, e non solo tra coloro che sono avvezzi al sound dei DSA COMMANDO. Vorrei chiudere con una sola parola: bentornato!

Contatti: 
krin183.com
facebook.com/krin183
instagram.com/krin183dsacommando 
open.spotify.com/artist/3CiFVsHZR35884ZZ500AvS

Songs:
Fifty Top (prod. Manny), Spirit (prod. Krin183), Essenza (prod. Sunday), LDN (prod. Fred Simon), Skitfo (prod. Krin183), 10 Grammi (prod. Jack Burton), Rambo 1 (prod. Sunday), 1960 (prod. Krin183), 2 Night (prosd. Krin183 - feat. HellPacso), Crisi di panico (prod. Sunday), Mai Nato (prod. Krin183 - feat. MacMyc), Big Crunch (prod. Manny)




mercoledì 24 aprile 2019

SWORN ENEMY "Gamechanger" M-Theory Audio




Un nuovo disco dei newyorkesi SWORN ENEMY è come ascoltare una preghiera recitata con fede e devozione. Sai già quale sarà, e non credo ci sia un chissà quale segreto, è così e non ci si può opporre. Essenzialmente a questa band piace suonare un certo tipo di musica, e con il passare degli anni sono diventati particolarmente bravi a mantenere viva la fiamma della loro coerenza stilistica, che racchiude in sé le peculiarità dell'HC a stelle e strisce, ma, per essere precisi, mi riferisco a quella frangia di musicisti influenzati dalla vecchia scuola, e contemporaneamente, ossessionati dai riff thrash metal di derivazione slayeriana. Un sound arrembante consacrato dal quel filone che vede in gruppi rinomati come Hatebreed, Terror, Throwdown, alcuni degli esponenti di maggiore rilevanza. C'è anche il mirino dei leggendari Madball montato sulla parte superiore delle armi impugnate dai Nostri, non poteva essere altrimenti leggendo il nome della città di provenienza. "Gamechanger", come da previsioni, è energico, forzuto, ignorante nel senso positivo del termine. L'urgenza ad ogni costo è la linfa che fluisce in "Gamechanger", lavoro che non conosce cali di tensione. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla presenza di Robb Flying dei Machine Head in veste di produttore, mentre a mettere mano al mixing e mastering ci ha pensato il già noto Zack Ohren (Decrepit Birth, Suffocation, Immolation, Warbringer...). In definitiva, gli Sworn Enemy, fotografano, in una posizione abbastanza privilegiata, i principali punti di forza del metalcore statunitense; forse un po' troppo prevedibile fin nelle fondamenta, però pur sempre d'impatto e di facile presa. Ora sta a voi decidere se può essere adatto alle vostre esigenze.

Contatti: 
swornenemy.bandcamp.com/album/gamechanger
facebook.com/OfficialSwornEnemy
swornenemymusic.bigcartel.com

Songs:
Intro, Prepare for Payback, Seeds of Hate, Coming Undone, Justify, DOA, Fragments of a Broken Life, The Fall of Modern Man, Selling a Dream, The Consequence, Integrity Defines Strength


sabato 20 aprile 2019

STIGE - "IL MALE E' TRA NOI"






I DEATHSTER PUGLIESI STIGE SARANNO GLI HEADLINER NELLA PRIMA EDIZIONE DEL SON OF FLIES WEBZINE FESTIVAL, SABATO 27 APRILE ALL'ISTANBUL CAFE DI SQUINZANO (LE). PEPPONE, MEMBRO FONDATORE DELLA BAND DI MOTTOLA (TA), CI OFFRE UNA BUONA OCCASIONE PER FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE. NON C'E' DUBBIO CHE IL DEATH METAL RAPPRESENTI PER LORO UNO STILE DI VITA DA COLLEGARE ALL'ETICA DEL DIY. IL GRUPPO, CON UN PASSO DECISO, CONTINUA A DIMOSTRARE TUTTO IL SUO VALORE NELLA SCENA ESTREMA DI OGGI, E L'ULTIMO ALBUM "SPEKULDEATHSTROY” NE E' UNA DIMOSTRAZIONE ESEMPLARE.

Ciao Peppone. Prima di parlare del nuovo album, vorrei iniziare l'intervista con una prima domanda riguardante il precedente disco in studio “Skar(N)ification”. A sei anni di distanza dalla sua pubblicazione ne sei ancora soddisfatto oppure pensi che qualcosa non sia andata come ti aspettavi?

- Ciao Christian e grazie per lo spazio concesso agli Stige. Tutto sommato sono soddisfatto del lavoro svolto per il precedente disco. E' normale che, riascoltando oggi l'intero album, mi capita di pensare che potevano esserci delle soluzioni diverse su alcuni brani. Ripensare ad alcune cose del passato è un qualcosa che possono vivere gran parte dei musicisti coinvolti in altre band, che siano underground o no. “Skar(n)ification” va bene così com'è.

Come mai sono trascorsi sei anni per portare alla luce questo nuovo disco? Cosa ha ritardato la sua pubblicazione?

- I ritardi sono legati ai vari cambiamenti di line up, questo è il motivo principale.

Potresti presentare gli ultimi membri entrati nella line up degli STIGE? Come, quando e perché vi siete separati dai precedenti musicisti? Pensi che mantenere un solida stabilità in una qualsiasi band sia diventato sempre più difficile oggigiorno?

- Alla voce c'è Antonio De Rosa di Lucera (FG), in passato ha fatto parte nei Neka, Bestial Carnage e Demonic Laughter. Al basso Valerio Andrisani, lui ha suonato con i Dark Sight, Coil Commemorate Enslave, Soulgrave e Malefica. Alla chitarra Stefano Nigri che è stato membro di Heart Failure e Next Domination. Stefano non è una novità per la nostra band perché è con noi fin dalla fine del 2014. In passato è stato anche il nostro session per i live, quando uno dei due precedenti chitarristi non poteva seguirci dal vivo. Siamo appassionati di metal estremo, tutti appassionati di musica in generale. Oggigiorno, e non solo oggi, non è facile andare avanti perché le esigenze di vita possono cambiare, che siano legate al lavoro, alla famiglia o alla mancanza di stimoli, soprattutto perché chi suona questo genere lo fa per pura passione e divertimento, non puà essere un lavoro, e questo fatto deve essere chiaro a molti, soprattutto alle nuove leve, ma anche ad alcuni vecchietti come noi ahahah.

Uno degli aspetti più importanti che si può notare in questo “Spekuldeathstroy” è la qualità della produzione, molto più coesa e d'impatto, i suoni sono giusti e ben bilanciati. E' stato difficile raggiungere tale risultato? Dove e da chi è stato registrato l'album?

- Abbiamo registrato, masterizzato e mixato il disco presso gli HcLab Studio di Diego Cipriano a Grottaglie (Taranto). Non è stato difficile raggiungere questo risultato, Diego è grandioso, professionale al massimo, ha captato per bene le nostre idee ed ha messo del suo in totale libertà.

Perché è stato scelto un titolo come “Spekuldeathstroy” per rappresentare i contenuti delle nuove canzoni? Rimanendo sull'argomento titolo, mi piacerebbe sapere come siete arrivati a questo gioco di parole che lo compongono.

- Rispecchia i contenuti dei 9 brani presenti nell'album. La scelta fu proposta da me ai vecchi componenti del gruppo, considerando che era in progetto la realizzazione di un nuovo disco. Infatti ci sono un paio di brani rimasti intatti, identici a come erano nati con i vecchi componenti degli Stige, altri invece sono stati stravolti, alcuni vecchi riff sono rimasti e successivamente sono stati miscelati con le idee di Stefano (in primis), ma c'è anche un brano scritto da Valerio. Il titolo “Spekuldeathstroy” ha a che fare con la speculazione economica che logora le nostre vite, in ogni suo settore, che sia l'industria, la medicina, la religione, i rapporti umani. Tutti questi mercanti di morte sono solo affamati di potere e denaro, e se ne fottono della gente. Basta pensare all'odio che tante persone nutrono nei confronti dei cosiddetti immigrati, persone che non pensano alla disperazione di quella gente, non pensano al fatto che quei poveracci investono fior di quattrini per un ipotetico futuro migliore, sempre se riescono a mettere piede sui territori dove sono diretti. Si sa che la morte viaggia sempre inseme a loro. Migliaia e migliaia di individui hanno perso la vita per un sogno perverso, e oggi c'è ancora tanta gente che fomenta l'odio. Ciò è maledettamente assurdo! Ovviamente è gente privi di sensibilità e di cuore. Questo è solo un esempio per farti più o meno capire a cosa si riferisce il titolo “SPEKULDEATHSTROY”.

Sicuramente, non avere una label un po' penalizza e rallenta il lato promozionale, quindi vorrei capire se avete scelto voi di muovermi secondo l'etica del DIY, oppure gli STIGE sono stati solo sfortunati a non firmare un buon contratto con qualcuno?

- Abbiamo avuto sempre una mentalità DIY, ed è ovvio che la promozione diventa più lenta senza un'etichetta, ma non è detto che avere una label alle spalle sia sempre positivo, anche perché tantissime fanno totalmente cagare, visto che ti chiedono dei soldi per produrre il disco. A cosa serve? Per avere un logo sul CD e dire “abbiamo una label”?!? Ahahahah ma vaffanculo ahahah. In passato abbiamo firmato per un'etichetta denominata House of Ashes, subito dopo l'uscitadi “Skar(n)ification”, ma con loro fu una merda, volevano ristampare quel disco e pubblicarne uno nuovo, ovviamente non si fece nulla di tutto ciò. Ci siamo messi in contatto con qualche altra etichetta per capire se c'era interesse e cosa ci offrivano, ma sembrano essere fatte tutte con lo stesso stampo, ti offrono lo zuccherino delle copie che spettano a te e per giunta parliamo di numeri ridicoli. Quindi investire di tasca nostra per stampare un disco non è per niente un problema. Totale Autoproduzione.

Peppone, parliamo di te come singolo musicista. Sei parte della scena underground da ormai svariati anni, c'è qualcosa che avresti fatto diversamente nella tua carriera di batterista? Perché hai deciso di suonare death metal, e non, per esempio, thrash metal, heavy metal, power metal, black metal... Essendo anch'io un grandissimo appassionato di death metal fin dalla metà degli anni '90, posso dire che se ami questo genere musicale lo ami profondamente, punto. Non si può spiegare con semplici parole. Cosa ne pensi al riguardo?

- Probabilmente avrei potuto dare di più per conoscere meglio il mio strumento, forse questo lo avrei fatto, anche perché sono un autodidatta. Tantissimi anni fa, era il 1999 o il 2000, provai ad affidarmi ad un maestro di batteria, pagai il mese per 4 lezioni, ne feci solo 2, poi non ci andai più. Non mi interessavano gli esercizi su samba, mazurca, funky. Ed è così che decisi di proseguire da solo con il mio istinto punk ahahah. Prima degli Stige ho suonato in delle band darkwave, genere che adoro, e di rock alternativo, però mi sono accorto che col passare degli anni gli stimoli cambiavano. Avevo voglia di heavy metal! Anche se gli Stige nacquero per gioco, per me furono terapeutici in un periodo nerissimo della mia esistenza e mi accorsi che stavano riuscendo a riportarmi in vita, ecco il motivo per cui hanno avuto un seguito fino ad oggi. Quindi come hai ben detto anche tu, questo genere, il death metal, lo puoi suonare solo amandolo con passione, e tale discorso penso valga per qualsiasi altro genere musicale.

Credi che con “Spekuldeathstroy” abbiate fatto un passo in avanti per ciò che riguarda la scrittura della vostra musica?

- Sì, rispetto ai precedenti lavori si nota il passo in avanti, e lo hanno notato anche coloro che ci hanno supportato acquistando l'album.

Probabilmente non tutti sanno che gli STIGE sono stati da te fondati a Mottola (Taranto) nel 2001. In merito a ciò, ti volevo chiedere: pensi che l'essere parte di una band attiva da tanti anni nel Sud Italia sia in qualche modo penalizzante? Soprattutto, specifichiamolo, sul piano della promozione della propria proposta musicale. Te lo chiedo perché anch'io sono stato per tanti anni un musicista in due band estreme, anch'io sono pugliese, e so bene cosa vuol dire macinare chilometri e chilometri con il proprio gruppo per spostarsi fuori dai confini pugliesi. Cosa puoi dirmi in merito a ciò?

- Suonare heavy metal in questa nazione è penalizzante, sopratutto suonare metal estremo. Sappiamo che la cultura musicale italiana è quella che è, e lo è a prescindere dalla posizione geografica. Ovvio che chi è del Sud ne soffre un pochino di più rispetto alle band del centro o nord Italia, visto i tanti km in più da fare per suonare altrove, ma alla fine è fantastico viaggiare ahahah... i chilometri non sono un problema, i problemi veri sono altri.

Cosa, dell'attuale situazione dell'underground musicale, più ti fa arrabbiare? Tutto è cambiato rispetto a quando noi agli inizi degli anni '90 iniziavamo ad ascoltare un determinato tipo di musica. Ma, comunque, rincuora il fatto che ci sia ancora gente appassionata che ha voglia di suonare e supportare con passione la musica metal di nicchia. Tu cosa pensi?

- MI e CI fanno incazzare le band che alimentano il pay to play o i contest a pagamento per poter suonare con Gesù, Allah, Odino, Lucifero, Pippo Baudo o Raffaela Carrà. Quindi tutti quelli pronti a gonfiare il petto come i colombi, facendo gli sboroni, per aver partecipato (in apertura o in altra posizione) a grossi metal fest investendo la mazzetta, che idioti. Scendete dall'olimpo e non alimentate più questi organizzatori piranha che vi vendono illusioni; poi, ovviamente, ognuno è libero di vivere e morire come vuole, però questa cosa mi fa vomitare e fa vomitare tutti gli altri Stige. Ritengo che gli appassionati veri sono pochissimi, non tutti supportano i concerti underground, pochissimi sono coloro che acquistano il merchandising dei gruppi. Nell'underground si pensa spesso solo ai soliti grossi nomi. La vera passione è per pochi! Le mie orecchie, negli anni, hanno sentito tante cazzate, ci si definisce amanti della musica, ma poi per acquistare o presenziare bisogna andare sulla luna di Caparezza.

Prossimi concerti? Prossimi progetti? Lascio a te le ultime parole. Grazie per l'intervista.

- Abbiamo in programma due concerti: Sabato 27 Aprile al tuo Son of Flies Festival dove suonermo con i 217 di Pescara e gli Hopesend di Lecce all'Istanbul Cafe di Squinzano (Le), poi Venerdi 3 Maggio 2019 suoneremo allo Scumm di Pescara. Altri live sono da definire. Potrebbe concretizzarsi un possibile progetto con l'amico Tato, bassista e voce della band Zora di Catanzaro, per fare uno split insieme a loro, e speriamo di riuscirci al più presto, sempre se saremo ancora vivi. Ti ringrazio ancora per lo spazio che ci hai regalato, e per chi vuole, ci si becca nei due live nominati poc'anzi per sorseggiare qualche birrozza e divertirsi insieme. Venite a supportare. Saluti brutali "we burn with fierce passion" \m/

Contatti:
facebook.com/stigedeathmetalofficial

STIGE line-up:
Peppone: Batteria
Stefano Nigri: Guitar
Antonio De Rosa: Voce
Valerio Andrisani: Basso

Recensione: 
 STIGE "Spekuldeathstroy" - Autoproduzione


venerdì 19 aprile 2019

HOPESEND - "L'INFERNO PUO' ATTENDERE"






IL NOME DEGLI HOPESEND SIGNIFICA THRASH METAL. QUESTA BAND, ATTIVA DA BEN 19 ANNI, RIMANE ANCORATA AL PROPRIO BACKGROUND E LEGATA A QUELLO SPIRITO OLD-SCHOOL CHE NON CONOSCE IL LOGORIO DEL TEMPO. NON SI PUO' NON RICONOSCERE A QUESTI MUSICISTI UNA COERENZA INDOMITA NEL PORTARE AVANTI IL VERBO DEL METAL ITALIANO PIU' TRADIZIONALISTA. A TESTIMONIARLO CI SONO IL CHITARRISTA ILARIO SUPPRESSA E IL BASSISTA/CANTANTE GIUSEPPE DE BENEDITTIS CHE, CON LE LORO RISPOSTE ALLE MIE DOMANDE, RAFFORZANO ULTERIORMENTE UN'ATTIDUDINE INOSSIDABILE, ORMAI CEMENTATA DOPO TANTI ANNI DI SACRIFICI E DEDIZIONE ALLA CAUSA. ECCO PERCHE' HO DECISO DI FARLI SUONARE NELLA PRIMA EDIZIONE DEL SON ON FLIES WEBZINE FESTIVAL, SABATO 27 APRILE.

Ciao ragazzi, ben ritrovati. Come state vivendo questo attuale periodo con la band? Sono trascorsi più di quattro anni dal precedente album in studio "Bloody, Twilight...and Other Visions", quindi mi piacerebbe sapere quali saranno le prossime novità per gli Hopesend.

Ilario: Ciao Christian. Un saluto a tutti i lettori di Son of Flies! Sì sono passati un po' di anni dalla pubblicazione del disco, e nel frattempo c'è stato un cambio di line up. Purtroppo il chitarrista Mirco Minosa ha dovuto lasciare la band per motivi di lavoro e quindi c'è stato un periodo di stop per noi. Mirco, negli anni, ha dato veramente tanto agli Hopesend, e anche dopo la sua forzata decisione non ci ha fatto mancare il suo supporto e si è reso disponibile a dare una mano a chiunque lo avesse sostituito. Fortunatamente abbiamo trovato in Fabio la persona ideale per continuare a dare la giusta energia al nostro progetto.

Giuseppe: Nonostante Fabio si sia integrato abbastanza velocemente, la situazione ci ha costretti a dover rallentare l’attività compositiva per qualche tempo in modo da preparare insieme a lui i brani per poter essere pronti ad eventuali date live. Quindi in sala prove non ci siamo mai fermati, e nonostante gli impegni personali di ognuno di noi, siamo riusciti a tornare gli Hopesend di prima e a comporre nuovi brani per il prossimo album.

Ho notato che nell'ultimo periodo avete avuto una buona attività live, ma sempre nella zona del Salento. State suonando dei nuovi brani che andranno a finire sul prossimo album?

Giuseppe: Il fatto che la nostra attività live si svolga prevalentemente in Salento la reputo una cosa positiva in quanto, ciò significa che la scena metal leccese è ancora viva e lo dimostra il fatto che continuino ad esistere locali, e ne nascano di nuovi che permettono a band metal di poter suonare la propria musica.

Ilario: Sì nell'ultimo periodo abbiamo avuto un bel po' di concerti in zona, e poco alla volta nella nostra scaletta abbiamo inserito qualche nuovo pezzo per testarli in quella che è la dimensione che amiamo di più: il live... (ovviamente suoneremo qualche nuovo pezzo anche al Son Of Flies Fest!!!).

Quanto sono stati difficili gli ultimi anni per una band come la vostra? Quanto è stato faticoso emergere da una terra come il Salento dopo 18 anni di attività nell'underground musicale?

Ilario: sono 19 per l'esattezza! Credo che gli ultimi anni siano stati difficili quanto i primi, ma in maniera diversa! All'inizio è sempre difficile perchè parti praticamente da zero e lavori per crearti il tuo spazio nel già affollato panorama underground, poi col passare degli anni (e non ne sono passati pochi) inevitabilmente comincia a maturare una certa esperienza e di conseguenza cambiano anche gli obiettivi... e probabilmente la difficoltà aumenta di pari passo alle aspettative. Ciò che voglio dire è che all'inizio l'obbiettivo primario era di trovare un buco dove poter montare i nostri amplificatori e darci dentro, ora dopo tanti anni di sangue e sudore felicemente e orgogliosamente consumati nell'underground, l'obbiettivo di trovare uno spazio per esibirci viene dopo (solo come tempistica) aver creato un buon prodotto da promuovere. Insomma, l'underground non ci darà mai ricchezza e gloria, ed è giusto così perchè non è quello che cerchiamo, ma la soddisfazione di sentirsi dire dopo un live “cazzo avete spaccato! Voglio il vostro disco!” è la nostra medaglia al valore!!! Il Salento poi geograficamente non ci aiuta perchè è indiscutibilmente lontano da tutto o quasi, ma non è certo un limite invalicabile, ci sono altri posti nel profondo sud dello stivale da cui sono emerse band di grande valore, e questo è l'esempio chiaro che se lavori bene ovunque tu sia prima o poi la tua fetta di torta arriva.

Trovate difficile organizzare delle date dal vivo fuori dalla Puglia? Penso non sia facile combinare gli impegni di tutti, lavoro compreso. E' penalizzante tutto ciò?

Ilario: Come ho detto poc'anzi, il Salento è lontano da tutto o quasi, e sicuramente è difficile trovare delle date fuori dalla Puglia, per qualsiasi spostamento abbiamo delle spese non indifferenti che comunque pesano a noi come band ma anche a qualsiasi gestore di un locale oppure organizzatore di eventi. Poi, non essendo più degli aitanti ventenni (anche se lo nascondiamo bene) dobbiamo mettere in conto i vari impegni lavorativi e/o familiari di ognuno di noi. Forse dire penalizzante è troppo, ma di sicuro è una situazione difficile.

Sapreste definire l'ispirazione, quando vi ritrovate a comporre in sala prove? Da dove arriva quella scintilla creativa che vi permette di mettere insieme i pezzi che vanno a comporre le vostre canzoni? E' solo frutto dell'esperienza oppure c'è una sorta di chimica tra voi?

Ilario: A volte sono entrambe le cose, altre volte nessuna delle due, definire l'ispirazione con le parole è arduo. Fondamentalmente l'input principale sono sempre i nostri ascolti, siamo innanzitutto dei fan dell'heavy metal in senso lato, ognuno di noi ha le sue personali idee che convergono nei riff che buttiamo giù, ma chiaramente poi c'è tanto lavoro in sala prove dove si valuta ogni possibile soluzione, e a questo proposito devo dire che finalmente negli ultimi brani anche Fabio, il nostro nuovo chitarrista, sta dando il suo contributo in fase compositiva, e personalmente non vedevo l'ora che ciò accadesse.

Giuseppe: Il lavoro compositivo nella sala prove degli Hopesend funziona come in quello della maggior parte delle band. Qualcuno ha un riff nella testa, lo propone ed insieme lo si sviluppa aggiungendo altri riff, ed è così che ognuno di noi lo impreziosisce con i propri arrangiamenti. La chimica nasce durante la composizione di ogni pezzo, quando ognuno di noi va a mescolare le proprie idee ed il proprio background musicale con quello degli altri componenti.

Il vostro rapporto con il thrash metal di vecchio stampo continua ad essere lo stesso di sempre, oppure nel prossimo album ascolteremo qualcosa di diverso o di nuovo?

Ilario: Da sempre suoniamo quello che ci piace, e il thrash metal è il comune denominatore che ci ha sempre tenuto insieme. Nei nostri brani si possono sentire influenze che vanno dai grandi classici rock/heavy degli anni '70/'80 come anche qualcosa di più moderno, ma quello che viene fuori alla fine dalle nostre menti, dalle nostre mani e dalle nostre viscere è sempre quello, e ci piace così!!! Dalle nostre parti si dice “Se unu nasce quadru no po murire tunnu!”

Pensate che la scena metal italiana sia ancora in salute? Ovviamente, la stessa domanda potrei farvela sulla scena metal in generale, anche quella oltreconfine.

Ilario: Decisamente si! Negli ultimi anni sia nella scena nostrana che in quella internazionale ho ascoltato nuove band che magari senza aggiungere grandi novità hanno sfornato dei prodotti notevoli, così come vecchie glorie che tornano sul mercato e continuano a fare scuola. Potrei fare tanti nomi dal prog allo stoner passando dall'heavy classico e quant'altro, ma rischierei di non finire più. Naturalmente non è tutto oro ciò che luccica, ma se continuo a comprare dischi un motivo ci sarà!

Voi che siete dei veterani, riuscite a relazionarvi con la nuova generazione di musicisti? Inutile, ribadire, che molto è cambiato rispetto a quando iniziammo noi ad occuparci di musica...

Giuseppe: Per rispondere a questa domanda basta fare mente locale su ciò che erano i concerti metal underground degli anni '80/'90 e anche 2000. Band squattrinate che suonavano in garage con amplificatori improvvisati, microfoni di plastica (solitamente mai più di uno e solo per il cantante), voci e tastiere collegate ad amplificatori di basso e altri mezzi di fortuna, insomma ci si arrangiava alla meno peggio e i risultati non sempre erano dei più esaltanti. Oggi i musicisti, anche quelli più giovani, sono molto più attenti ai suoni e devo dire anche molto esigenti nei live. Oggi due casse spia sono solitamente la regola anche nei piccoli locali, mentre allora se il pubblico riusciva a percepire o intuire la voce del cantante già era un grande risultato.

Ilario: Oltre a questo ci sono altre notevoli cambiamenti, internet con tutti i suoi pro ed i suoi contro è la differenza chiave, ma volenti o dolenti abbiamo sempre cercato di rimanere al passo con i tempi, e per quanto mi riguarda relazionarsi con le nuove leve è stata la cosa più facile. Magari non sempre, ma spesso i più giovani ci chiedono consigli e fanno tesoro della nostra esperienza, e allo stesso tempo pur con inconsapevole ingenuità ci insegnano qualcosa.

Quali sono le vostre considerazioni in merito alle strategie commerciali adoperate da alcune etichette discografiche indipendenti, ma anche major, per promuovere alcune delle loro band più quotate? Non pensate che si punti troppo sull'immagine oggigiorno, a prescindere dal fatto che anche negli anni '80/'90 il metal è sempre stato un genere molto teatrale.

Giuseppe: Ormai siamo nell’epoca dei social, e la promozione di band emergenti e non, avviene quasi esclusivamente su questi canali, come negli anni '80 e '90 avveniva in TV con emittenti che avevano nel proprio palinsesto programmi dedicati alla musica rock e metal, o su riviste cartacee specializzate di cui noi tutti aspettavamo trepidanti l’uscita ogni mese per sapere le ultime novità di questa o quella band. I tempi sono cambiati, oggi si può ascoltare ciò che si vuole (ahimè) senza uscire di casa e per le band emergenti è più facile arrivare all’ascoltatore, magari con un video fatto bene.

Ilario: Se guardiamo anche più indietro nel tempo, la teatralità in certi generi musicali ha sempre avuto una grande rilevanza, basti pensare a Alice Cooper o altri artisti, ma era un ingrediente aggiuntivo alla musica che comunque era di una certa qualità artistica. Oggi non è sempre così, l'industria discografica è cambiata e infatti alcuni nomi finiscono troppo presto nel dimenticatoio.

Dopo tutti questi anni nella scena metal underground, che cosa ancora la musica riesce a rappresentare per voi? Siete felici per il lungo percorso fatto con gli Hopesend?

Ilario: La musica è l'ossigeno, è il pane quotidiano, è il cane fedele che ti rimane vicino... è la passione incondizionata che tra delusioni e incazzature riesce in qualche modo a darti quella soddisfazione che ti fa andare avanti. Negli anni oltre agli Hopesend ognuno di noi ha o ha avuto altri progetti musicali che ci hanno arricchito e ci hanno dato nuove esperienze e nuovi impulsi, ma indubbiamente non sono mancati gli ostacoli. In fondo non so dire esattamente se sono felice del percorso fatto dagli Hopesend perchè se guardi indietro c'è sempre qualcosa che col senno di poi avresti voluto cambiare, e sicuramente avremmo potuto fare molte cose in più, ma sono contento che gli Hopesend siano ancora qui, dopo urti, intemperie e mazzate varie abbiamo ancora qualcosa da dire!!!

Giuseppe: Se non ci fosse stata la passione per la musica e l’affiatamento tra i vari mebri della band non credo che gli Hopesend sarebbero potuti esistere e continuare la loro attività ininterrottamente per quasi 20 anni. Non nego che, a causa dei vari impegni e le diverse vicissitudini personali di ognuno di noi in tutti questi anni, non è stato semplice mantenere unita la band, ma se siamo ancora qua ci sarà un motivo.

Grazie per l'intervista.

Hopesend: Grazie a te! Son Of Flies Rules!!!!!!!

Contatti: 
reverbnation.com/hopesend 
facebook.com/Hopesend 

HOPESEND line-up:
Giuseppe De Benedittis: Basso, Voce
Ilario Suppressa: Chitarra
Fabio Martina: Chitarra
Gianni Lezzi: Batteria