mercoledì 5 giugno 2019

TORBA "Torba" - Shove Records | Khya Records




Se si volesse precisare su quali gruppi abbiano stravolto i canoni dell'hardcore negli ultimi trent'anni, non potremmo fare a meno di citare i vari Fugazi, Converge, Refused, Neurosis, Breach, The Dillinger Escape Plan, Botch, Knut, At the Drive-In, Mastodon (tanto per citare alcune delle colonne portanti di uno stile sonoro difficilmente codificabile ma comunemente chiamato post-hardcore). I salentini TORBA giungono all'esordio discografico attingendo da una molteplicità di scuole di pensiero, trovando così il modo di innalzare tutta la loro ferina personalità che, in maniera irrefrenabile, scava senza sosta sotto una coltre di riff impazziti pronti a simboleggiare l'ennesima espiazione della sofferenza. Questa band è stata messa in piedi da Tonio Gaballo (chitarrista di grande talento e dalle falangi infuocate), conosciuto dai più per la sua militanza in formazioni di un certo spessore qualitativo (Cast Thy Eyes, Non Toccate Miranda), e da altri due musicisiti dall'ottima preparazione strumentale, già membri degli IZŌ (il bassista/cantante Francesco De Pascali e il drummer Luca Greco). In Italia non sono di certo i primi a propendere per tale genere musicale, ma a differenza di altre simili realtà odierne i Torba si differenziano per le buone capacità e lo stile, esprimendosi con una calamitosa autenticità. I Nostri sono consapevoli della propria esperienza e conoscenza in materia, su questo non c'è alcun dubbio. Le ritmiche impetuose, la corposità del suono, gli arrangiamenti, posizionano il primo full-length sul versante più roccioso del post-hardcore. L'accoppiata centrale ("Cenere", "Ragnatele") mette ben in risalto alcune peculiarità del loro songwriting. La stessa "Ragnatele" viene chiusa dalla profonda e magnetica voce narrante di Rustin Cohle (il personaggio immaginario della serie televisiva denominata "True Detective", ndr). In tutta questa devastazione si apprezzano i testi in italiano scritti da Francesco, venati di crudo cinismo. Un sound violento ma anche articolato e non rigido, convincente, al di là di qualsivoglia riferimento stilistico; puntellato da riff acuminati, dissonanze sospese e melodie trasversali. E poi, dal vivo la band genera un'onda d'urto devastante. L'ascolto è obbligatorio per chiunque apprezzi certe sonorità. E' stato registrato da Paolo Del Vitto nei Laboratori Musicali (Trepuzzi, Lecce), mixato da Dano Battocchio (Last Minute To Jaffna, Tutti I Colori Del Buio), masterizzato da Brad Boatright (From Ashes Rise) all'Audiosiege Mastering Studio di Portland, in Oregon. Sarà disponibile in formato vinile (Shove Records) e cassetta (Khya Records). Al momento sulla piattaforma bandcamp potete ascoltare solo il "Demo 2017" di tre canzoni, registrate ai tempi in presa diretta. Comunque state tranquilli, l'intero album sarà disponibile in streaming e acquistabile da venerdì 7 giugno.

Contatti: 
torbadiy.bandcamp.com/album/torba
facebook.com/torbadiy

Songs:
Intro, Lasciati Divorare, Cielo Corroso, Acufene, Cenere, Ragnatele, A Niente, Hey Sventura, Il Fallimento.


venerdì 31 maggio 2019

217 "Atheist, Agnostic, Rationalist" - Indelirium Records




Ivan Di Marco ha avuto una crescita costante durante il suo lungo percorso come frontman, fino a diventare uno dei cantanti più caparbi e convincenti della scena hardcore in Italia, ma questo ragazzo andrebbe premiato anche per la sua grande umiltà, bisogna riconoscerglielo. A parte ciò, la mia intenzione non è quella di sminuire il valore, la tenacia e la passione degli altri membri coinvolti in questo nuovo progetto, denominato 217. Infatti la formazione può vantare un passato/vissuto di tutto rispetto sia negli Straight Opposition che negli Hybrid Circle. Con il trademark detonante dei 217 rivive in pieno lo spirito rétro di un certo tipo di hardcore. Per essere più precisi, Slapshot e Judge possono essere considerati i numi tutelari della band pescarese (come loro stessi affermano!!!). "Atheist, Agnostic, Rationalist" trasuda attitudine DIY da ogni poro, qui sostenuta dalla Indelirium (etichetta che aveva già preso gli Straight Opposition sotto le proprie ali protettrici). Un debutto tutto d'un pezzo, secondo la migliore tradizione del genere, che sembra perciò provenire dai quartieri disagiati della East Coast d'oltreoceano. Un songwriting fisico e intransigente, contrario alle regole imposte o dettate da qualsiasi forma di contaminazione commerciale. I 217 si nutrono della linfa del vero hardcore. I fan della vecchia scuola sapranno come investire gli euro per accaparrarsi una copia del CD.

Contatti:
facebook.com/217pescarahardcore
indeliriumrecords.com

Songs:
Dark Medieval Times, Take Your Garbage Back, Piaf Has Not yet Fallen, Leave Your Enemy Alone, I Won't Empathize with You, Marcusian, Lack of Identity, Shooting Rita, Total Breakdown




lunedì 27 maggio 2019

CALL OF THE VOID "Buried In Light" - Translation Loss Records




Dopo il cambio di etichetta (dalla Relapse Records alla Translation Loss Records) avvenuto poco prima della pubblicazione del precedente EP "A.Y.F.K.M." del 2016, gli americani CALL OF THE VOID ritornano ben più agguerriti e convincenti concretizzando l'uscita del terzo album in studio "Buried in Light", nuova prova di forza di una compagine che è stata spesso messa in paragone con altre band del panorama estremo d'oltreoceano. Di sicuro un disco suonato, arrangiato, registrato per promulgare sonorità vorticose e furenti, attentamente articolate, mescolando assieme i granitici dettami del grindcore, la pesantezza del metal e la primordialità del punk/hardcore/crust; elementi che danno spessore alle canzoni di "Buried In Light" a firma di questi ormai esperti musicisti e compositori provenienti dalla metropoli di Denver. Finalmente protagonisti di un songwriting più convulso e straripante rispetto a quello riversato negli altri due full-length di un passato non troppo lontano (considerate che i Call Of The Void sono in attività dall'anno 2010). Si può dire che il qui presente "Buried In Light" è inclinato alla contemporaneità, ma sprattutto, è libero perché padrone di se stesso. La tracklist è stata tagliata in due utilizzando le atmosfere inquietanti e affilate della traccia strumentale "Enslaved", necessaria per dare respiro. I Call Of The Void del 2019 meritano un ulteriore approfondimento. Band da non sottovalutare.

Contatti:
callofthevoid.bandcamp.com/album/buried-in-light
facebook.com/CalloftheVoid303

Songs:
Disutility, Suck Me Dry, Living Ruins, The Master, Drowning Hour, God Hunts, Enslaved, Re Death, Buried in Light, Wave of Disgust, Almighty Pig, Lurker, So It Ends


venerdì 24 maggio 2019

ELEVATORS TO THE GRATEFUL SKY "Nude" - Sound Effect Records




Spesso si dice che il circuito stoner rock italiano sia poco personale e più derivativo. Non è esattamente vero, per diversi motivi. Sarebbe più corretto affermare che alcune formazioni nostrane, pur non facendo gridare al miracolo, riescono ugualmente a tenere testa a molte band ben più blasonate attive oltreconfine. Anche perché il mercato è un'altra cosa. Detto ciò, non c'è piacere più grande di elogiare musicisti come i palermitani ELEVATORS TO THE GRATEFUL SKY, giunti con il nuovo "Nude" al terzo full-length in otto anni di attività sulla scena. Il frontman Sandro Di Girolamo e soci si sono messi d'impegno e passo dopo passo hanno ampliato il loro raggio d'azione allargando lo spettro della proposta. E vi assicuro che è stimolante confrontarsi con le sonorità architettate dai quattro ragazzi sicialiani, bravi nel traghettare l'ascoltatore in un'altra dimensione spazio-temporale, utilizzando l'inesauribile capacità tecnico-compositiva ma anche il buon gusto per quanto riguarda gli arrangiamenti. Il colore come elemento ricorrente ha in "Nude" valenze diverse. Nelle composizioni esso sottolinea soprattutto il carattere evocativo di alcuni elementi. Gli Elevators to the Grateful Sky segnano qui l'evoluzione delle emozioni, in bilico su una linea immaginaria tracciata tra due mondi (quello interiore ed esteriore): le loro dominanti varietà si offrono con generosità, in questo modo viene celebrata un'ornamentazione carica di significati. Il disco in questione lascia trasparire la più manifesta creatività, rendendole il suo grande splendore minuto dopo minuto. "Nude" è il risultato di chi suona con il cuore, e suonare col cuore significa mettere passione, coerenza e caparbietà. Gli Elevators to the Grateful Sky si sono resi artefici di una prova tanto entusiasmante quanto inaspettata, alla luce di una vasta scelta di stili inglobati nel sound. Quello che potrebbe apparire come un "normale" album di genere si trasforma subito in un bellissimo dipinto con caratteristiche tipiche dell'Art Nouveau. Una delle più entusiasmanti uscite discografiche dell'anno in corso.

Contatti: 
elevatorstothegratefulsky.bandcamp.com/album/nude
facebook.com/ElevatorstotheGratefulSky

Songs:
Addaura, Beggars Can't Be Choosers, Like a Seashell, Nude, Insects in Amber, Night's Out, Flowerain, Drowned Daggers, Song for July, In Your Hands, The Trembling Watermoon


martedì 21 maggio 2019

I MAIALI - "ESPLOSIONI EMOTIVE"






SPESSO IL SUONO RUVIDO DELL'UNDERGROUND GUARDA CON ATTENZIONE AGLI ANNI '90. NON FANNO ECCEZIONE I MAIALI, NATI A ROMA NEL 2016, E FRESCHI DI PUBBLICAZIONE CON IL LORO DEBUTTO INTITOLATO "CVLTO", UNA DELLE USCITE DISCOGRAFICHE PIU' INTERESSANTI DEI PRIMI CINQUE MESI DEL 2019. UNA BOTTA DESTABILIZZANTE DI SUONI GREZZI E MORDACI, CAPACI DI INFIERIRE SUL NOSTRO SISTEMA NERVOSO.

Ciao ragazzi. A chi è rivolto il vostro nome I MAIALI? E quale tipo di visione vi ha spinto a formare la band?

- Ciao. Il nostro nome è rivolto a tutti coloro che come noi sono stanchi di dover sottostare a delle regole di buoncostume che stanno boicottando la libertà dell'arte in tutta la sua essenza. I MAIALI è un monito che ci mostra un animale tanto bistrattato quanto utilizzato in ogni sua parte per dare ristoro al nostro corpo, e proprio questa visione ha dato l'input alla creazione di un immaginario così rabbioso e sopra le righe.

Quand'è che sono emerse le prime idee per i brani dell'album “Cvlto”? A chi si deve il maggior contributo a livello di composizione?

- Abbiamo passato un paio di anni di crescita artistica e personale tutti e quattro insieme, abbiamo composto, suonato ovunque si potesse e sperimentato tra generi e suoni. Sicuramente l'arrivo di Overdub Recording ha accelerato il nostro processo di crescita, che ci ha condotti alla strada secondo noi più consona. La vera e propria composizione di CVLTO è durata pochissimi mesi ed ha visto la chitarra dare il via a molte delle idee per poi essere messa a disposizione della band e, successivamente, dei brano da noi composti.

C'è un evento in particolare che ha segnato la fase compositiva di “Cvlto”?

- La nascita di Danza come Manson è stata la scintilla di tutto il flusso creativo, quando abbiamo scritto quella canzone qualcosa è scattato dentro di noi quasi come se in maniera incosciente avessimo capito che quella era la direzione che doveva prendere l'album e, di conseguenza, il nostro progetto.

Il vostro sound può essere definito in molti modi diversi, ma la componente “noisecore” è assolutamente predominante. Siete cresciuti con questo tipo di sonorità?

- Siamo quattro entità distinte che si sono unite in un facendo emergere tutti i nostri background musicali che sono davvero tra i più svariati. Sicuramente predomina un amore verso le sonorità più sporche degli anni '90, ma da lì ci si snoda verso mille diverse generi e sottogeneri, tutto questo ha dato forma al nostro sound così indefinito, creando diversi problemi nell'essere denominato. Tutto ciò ci piace.

Quanto della vostra personalità individuale fluisce nel sound della band?

- Ciò che contraddistingue un amatore da un Musicista è sicuramente l'avere un proprio "marchio", un proprio "rumore" e tocco, quindi tutti noi in egual misura diamo il nostro apporto al sound, tutti abbiamo un'idea di ciò che vogliamo dare alla band e poi lo mettiamo a disposizione di essa.

I vostri testi in italiano sono sempre colmi di rabbia e frustrazione, dolore e rigetto, come se la vostra musica fosse il prodotto di una costante lotta contro i mali interiori, terreni e sociali. Quanto c'è di vero in questa mia soggettiva considerazione? Ti trovi d'accordo con le mie parole?

- La lotta, la distruzione, le esplosioni emotive sono causa di riflessioni e di creazione, lasciano terreno fertile dove poter far nascere qualcosa e quel qualcosa nel nostro caso sono queste canzoni. Mettere in musica queste sensazioni così forti è si il modo migliore di sfogarsi, di far fuoriuscire tutta la rabbia, l'inadeguatezza, il dolore che ci portiamo dentro, quindi non posso che confermare la tua considerazione.

La musica e i testi sono strettamente connessi? In merito a ciò, volevo chiederti come, le parti vocali, vengono inserite nella dinamica musicale.

- La magia della musica è proprio quando ogni tassello trova la sua posizione, come se una canzone appena ultimata fosse esistita da sempre e stesse solo aspettando il momento giusto per uscire fuori. I testi e le linee vocali arrivano quasi sempre a canzone ultimata ma si legano in maniera indissolubile ad essa. Le parole senza musica, così come la musica senza le parole, non avrebbero motivo di esistere.

Quali sono i vostri riferimenti musicali?

- Amiamo il rumore e tutto ciò che ruota intorno ad esso, la musica violenta e senza troppi fronzoli, la musica che parte direttamente dallo stomaco e come un pugno ti prende in piena faccia. Partiamo dal punk fino al metal più ignorante, passando per l'industrial e alcuna musica italiana che ha segnato gli anni '90 e l'inizio dei 2000.

Qual è la lezione più importante che avete imparato come musicisti attivi in un circuito underground?

- Sicuramente la cosa più importante è non fermarsi mai, sia a livello individuale che sotto il punto di vista collettivo. È importante portare avanti il progetto sotto tutte le sue sfaccettature, dal booking , alla promozione, alla stesura di nuovo materiale o in generale cercare sempre nuovi contatti o magari nuove fonti di ispirazione. Viviamo in un periodo storico dove il dinamismo per necessità la fa da padrone, questo vale anche per gli artisti, che siano musicisti o meno. In sintesi chi si ferma è perduto.

Come siete arrivati ad ottenere un contratto con la Overdub Recordings?

- Overdub Recordings ci ha, come detto nelle domande precedente, aiutato molto ad estrapolare ciò che avevamo di latente dentro di noi. Il contatto è stato possibile grazie al nostro, non ancora in quel momento, produttore artitistico, che già collaborava con Marcello Venditti nelle produzioni Overdub Recordings. La semplicità di tale incontro sta nel fatto che noi registravamo nel Monolith Recording Studio da prima di entrare nel roaster di Marcello. Interessi comuni a far fiorire un progetto come quello nostro, sono stati i principali ingredienti.

Avete un obiettivo da perseguire?

- Fare più date possibili, farci conoscere, accrescere il nostro CVLTO e comporre senza freni.


Contatti:
imaiali.bandcamp.com/album/cvlto
facebook.com/imaialiband

I MAIALI line-up:
Francesco Foschini: Voce
Matteo Grigioni: Basso
Daniele Ticconi: Chitarra
Angelo Del Rosso: Batteria

Recensione: 
I MAIALI "Cvlto" - 2019 


mercoledì 15 maggio 2019

NO TURNING BACK "Destroy" - Take Control Records




Il tempo passa, ma la corporatura muscolosa dell'hardcore rimane sempre la stessa. Per fortuna direbbero tutti i veri fan di tale genere. "Destroy" è un altro classico album degli olandesi NO TURNING BACK, attivi fin dal 1997. Una lunga storia che gli ha permesso di solidificare un'esperienza indispensabile per continuare a spingere con determinazione. Ogni ingranaggio sembra muoversi secondo gli schemi impartiti dai seminali Madball e Sick Of It All, anche se in questo disco l'influenza dei losangelini Terror è molto marcata. Niente di innovativo, quindi, solo il loro suono prorompente colmo di frenesia e impatto. Il risultato è un lavoro di 20 minuti dal quale scaturisce l'essenza dell'onestà e della passione per certe sonorità di chiara derivazione statunitense. L'hardcore come stile di vita e musicale, punto. Perché è chiaro che i No Turning Back sono qui per dimostrare di essere coerenti prima di tutto verso se stessi. Già il titolo e la copertina ci fanno capire con chi si ha a che fare. Fieri e risoluti.

Contatti: 
facebook.com/NoTurningBackHC 

Songs:
Let It Burn, Cut the Cord, Wolf Hunt, Cold Hearts Don't Bleed, Abandon Ship, Trust Issues, Focus, Ready to Die, Destroy, Close to the Edge


giovedì 9 maggio 2019

MISERY INDEX - IL POTERE UCCIDE LA LIBERTA'






JASON NETHERTON E' UNA PERSONA DETERMINATA E DI CULTURA E, CON L'UMILTA' CHE LO CONTRADDISTINGUE, NON TROVA DIFFICOLTA' AD ESPRIMERE IL GRANDE AMORE PER IL METAL ESTREMO. I SUOI MISERY INDEX, TORNATI ALLA RIBALTA CON "RITUALS OF POWER", HANNO DATO NUOVAMENTE DIMOSTRAZIONE DI POTENZA. UNA BAND DI TUTTO RISPETTO CAPACE DI ELEVARSI AD UN LIVELLO SUPERIORE GRAZIE ALL'ESPERIENZA ORMAI CONSOLIDATA IN TANTI ANNI DI ATTIVITA'. ALCUNI DEI TEMI TRATTATI NELL'INTERVISTA CHE SEGUE SONO IL RIFLESSO DELL'ATTUALE SITUAZIONE GLOBALE A CUI NON POSSIAMO SOTTRARCI. A LUI LA PAROLA...

Ciao Jason. Come ti senti ora che “Rituals of Power” è già nelle mani dei vostri fan?

- Ho un ottimo feeling con il nuovo disco! Abbiamo lavorato tanto per tutto il 2018, in modo da ottenere un album che potesse soddisfare pienamente noi ma anche gli ascoltatori. Non siamo mai stati così felici per l'uscita di un nostro nuovo disco. Le canzoni, la produzione, il processo compositivo... tutto fantastico.

Ci puoi dire qualcosa riguardo il significato che tu attribuisci al titolo “Rituals of Power”? Su quali temi ti sei concentrato per questo lavoro?

- Molto ha a che fare con le critiche sulla nostra vita quotidiana. Ho analizzato molte delle cose che stanno accadendo oggi, soffermandomi anche sul lato oscuro della tecnologia e dei nostri strumenti di comunicazione. Ho fornito un'attenta analisi su questa nuova era della cosiddetta realtà delle "false news" e "post verità". Lo considero un campanello d'allarme per la civiltà. Cercare di capire dove andrà a finire l'uomo con questo tipo di comunicazione, e quanto tale situazione influisce sulla “democrazia” e sul cosiddetto “contratto sociale”. Gli argomenti citati poc'anzi sono parte di un unico filo conduttore che lega tutte le canzoni del disco; questi sono i "Rituali del Potere".

In che modo la musica dei Misery Index riflette le tue convinzioni personali e politiche?

- La nostra musica non è troppo politica. Il death metal e i suoni da noi utilizzati riflettono le nostre lunghe radici nel metal. Abbiamo alcune influenze punk, hardcore e grind nel nostro sound. Anche se i testi di "Rituals of Power" toccano argomenti del mondo reale e questioni politiche, indirettamente e direttamente, il disco suona molto metal, nella tradizione che va dagli anni '80 in poi.

“Rituals of Power” è caratterizzato da un approccio musicale più sporco e immediato, simile a quello dei vostri primi lavori in studio. Mi sembra di capire che il songwriting è stato caratterizzato da idee più feroci e dirette.

- Siamo molto soddisfatti di “The Killing Gods” del 2014. Quel lavoro è stato apprezzato da molta gente. Proprio in quell'anno capimmo di avere qualcosa di speciale dalla nostra parte. Ma eravamo anche consapevoli di dover comporre qualcosa di straordinario per dare un ottimo seguito a quel lavoro. Due anni dopo, nel 2016, nessun riff da noi composto sembrava abbastanza buono, nessuna canzone risultava veramente interessante, la nostra creatività stava soffocando. Eravamo convinti di aver detto tutto ciò che avevamo da dire con “The Killing Gods”. Ma dopo un po' di tempo ci siamo sbarazzati dal pensiero di voler a tutti i costi superare quel disco, e quindi la creatività iniziò a fluire. Con il precedente album ci siamo addentrati in territori più oscuri, utilizzando una forma allegorica per parlare di situazioni del mondo reale, mentre con il nuovo “Rituals of Power” ci siamo allontanati da quel luogo oscuro per riavvicinarci alle influenze hardcore e punk. Insomma, “Rituals of Power” non è un lavoro tinto di nero. Sì, siamo tornati ad essere più sporchi nel modo di comporre.

La penultima canzone dell'album è "I Disavow". Il riff portante del vostro brano è molto vicino al tipico riffing dei seminali Napalm Death. Vuole essere una sorta di tributo alla band inglese?

- "I Disavow" potrebbe ricordare lo stile dei Napalm Death; anche se non deve essere vista o considerata come un tributo. Ovviamente, i Napalm Death sono un'enorme influenza ma anche dei buoni amici. A volte le cose si insinuano nel songwriting inconsciamente, e forse questo è il caso del riff a cui ti riferisci...

Se tu dovessi definire il vostro operato in tutti questi anni di attività nella scena estrema, cosa diresti? Spero che tu abbia capito quello che voglio dire.

- Credo che stiamo solo seguendo il nostro desiderio di suonare metal estremo. Il nostro contributo e la nostra dichiarazione di intenti si materializzano attraverso la musica. Siamo obbligati a farlo, come il cuore è obbligato a battere in ognuno di noi. Mi piace pensare che, nel corso della nostra carriera, siamo riusci a muoverci bene tra death metal, grindcore e hardcore, per trovare il nostro sound e la nostra identità in una scena affollata. Alla fine, solo gli ascoltatori possono dire se la nostra musica entra in risonanza con loro e, sempre l'ascoltatore può capire se ha trovato un significato specifico nella nostra musica. Questa è la ricompensa che puoi ottenere.

La situazione politica italiana è notoriamente complicata. Ne sai qualcosa a riguardo? Tutta questa situazione globale cambierà in qualche modo?

- Si potrebbe dire: Cosa sta succedendo con questo pianeta? E' abbastanza spaventoso vedere tutti questi paesi e regimi che cominciano a prendere il sopravvento in tanti luoghi diversi. Questi leader mondiali scendono in guerra alimentando una precisa mentalità. Vedi anche la mancanza di aiuti umanitari, un qualcosa che potrebbe sostenere tutta quella gente costretta a cercare un rifugio sicuro. E' un argomento scottante perché certi leader non vogliono altro che la loro popolazione di immigrati che, culturalmente, prende in consegna altri paesi. Molti affrontano il problema nel modo sbagliato, pensando che quegli immigrati sono stati in qualche modo scartati. Non bisogna vederla come una sorta di propaganda di sinistra che alcune persone cercheranno di rivendicare. Se ti siedi e per 5 secondi cerchi di pensare razionalmente, ti renderai conto che esistono più sfaccettature di questo dannato problema. La soluzione non è così semplice. Questa è la mentalità di Hitler.

Nel 2006 siete stati miei ospiti nella casa in cui vivevo, dopo il vostro concerto dal vivo come band di apertura per i Fear Factory. La data era quella del 18 marzo all'Estragon. Ho così tanti fantastici ricordi di quella lunga notte :)

- Era il primo concerto di quel tour! Ho ricordi un po' confusi di quella notte a casa tua, ma ricordo di aver parlato e chiacchierato con te di musica e arte, è stato un bel momento... e conservo ancora il disegno del ragazzo dall'aspetto di Geezer!

Grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Buona fortuna Jason!

- Grazie. Auguro il meglio a te e ai fan italiani per un buon 2019. Rimanete arrabbiati, informati e positivi.

Contatti:
miseryindex.bandcamp.com/album/rituals-of-power
themiseryindex.tumblr.com
facebook.com/MiseryIndex

MISERY INDEX line-up:
Jason Netherton: Basso, Voce
Adam Jarvis: Batteria
Mark Kloeppel: Chitarra, Voce
Darin Morris: Chitarra

Recensione: 
MISERY INDEX "Rituals of Power" - 2019