martedì 2 aprile 2019

CAMERAOSCURA - "IL NERO DI OGNI GIORNO"




LA REALTA' CI MOSTRA COME, UOMO E MACCHINA, SPESSO SI FONDONO INSIEME DANDO VITA A QUALCOSA CAPACE DI VEICOLARE LE EMOZIONI PIU' RECONDITE, TRASFORMANDO L'IMMAGINAZIONE IN VISIONI VIVE, NITIDE E PULSANTI. IL DUO CAMERAOSCURA MODELLA LE RAPPRESENTAZIONI DELLA REALTA' INTERIORE PER OTTENERE UNO SUONO DINAMICO IN CUI L'OSCURITA' SCOMPONE LA LUCE ALLA RICERCA DI UNA SORTA DI ALLUCINAZIONE DELLA NORMALITA'. IL VALORE DEL LORO ALBUM DI DEBUTTO INTITOLATO "QUOD EST INFERIUS" NON PASSERA' DI CERTO INOSSERVATO TRA I FRUITORI DELLE SONORITA' ELECTRO/DARK AMBIENT. DI SEGUITO LA LUNGA E APPROFONDITA INTERVISTA RILASCIATA A SON OF FLIES.

Ciao ragazzi. Per aprire l'intervista: vi ritenete felici e soddisfatti dei risultati ottenuti con l'album "Quod Est Inferius"?

- Pur partendo dal presupposto che la felicità non fa parte delle nostre esistenze possiamo però dire che le risposte a “Quod Est Inferius” sono state fino ad oggi decisamente lusinghiere. Siamo una realtà che sotto un certo punto di vista ancora non esiste. Non ci siamo mai presentati dal vivo. Abbiamo fatto uscire il nostro primo album da nemmeno un mese. Capirai quindi bene che tutto ciò che finora è arrivato è stato accolto come meglio non si potesse. Pur essendo in ambito musicale [con diversi ruoli] da svariati anni, come Cameraoscura ancora non ci eravamo ancora messi alla prova. Era quindi un esordio a tutti gli effetti, con tutto il tasso di emotività conseguente che puoi ben immaginare. La soddisfazione più grande però è solamente nostra. Siamo noi gli artefici di tutto e quindi la prima soddisfazione è quella legata al fatto di essere riusciti a portare a termine tutto quanto, cosa che non era affatto scontata. I pareri di chi ha avuto modo di ascoltare il disco in anteprima ci hanno spinto a concludere il tutto forti proprio di questo altrui apprezzamento. La cosa che ci ha fatto capire che stavamo andando nella direzione giusta è stata l'individuazione quasi immediata di quelli che anche secondo noi sono in punti cardine del disco. abbiamo puntato il focus su determinati aspetti e sono stati proprio questi quelli che hanno colpito da subito i nostri ascoltatori.

C'è una forte coerenza e continuità nei suoni che alimentano "Quod Est Inferius", ma le atmosfere che si respirano in questo lavoro cambiano di brano in brano, un flusso in continuo movimento. Cosa ne pensate?

- L’intenzione era quella di creare un album che avesse un legame a livello di sonorità, in modo da non realizzare un collage ma un qualcosa che fosse omogeneo. Diciamo che ci siamo riusciti o meglio, da come parli si percepisce che anche da fuori si abbia questa impressione. Da dentro è sempre tutto molto chiaro, ma al tempo stesso poco obiettivo in un certo senso. È difficile riuscire ad isolare le emozioni e distaccarsi in modo da guardare le cose senza farsi condizionare. I brani sono [per come li abbiamo pensati e realizzati] molto diversi tra loro, ma è anche vero che ad un ascolto poco attento le sfumature non si evidenziano con nitidezza. Il problema era legato alla nostra capacità di permeare il disco dal punto di vista sonoro senza smarrire il concept che man mano si stava affacciando tra le nostre mani. Siamo riusciti a mantenere quel senso di libertà artistica eliminando qualunque tipo di dogmatismo. Senza concentrarci su un vero e proprio stile, lasciando libero sfogo alle nostre idee, forti di una voglia di sperimentare e contaminare i suoni tra loro. Quello che ne è uscito è alla portata di tutti. Ognuno potrà farsi la propria idea. Da parte nostra c'è la convinzione di essere riusciti a liberarci da condizionamenti esterni lasciando che tutto fluisse in modo molto spontaneo.

L'aspetto più interessante di "Quod Est Inferius" risiede nel suo approccio dark: la vostra musica è ottimamente bilanciata tra i diversi elementi che caratterizzano un preciso stile musicale digitale. Potete descrivere cosa vi ha portato a collaborare e trovare una comune chiave di lettura per il vostro progetto?

- Tutto è nato per caso, un po' alla volta. Non ci siamo messi a tavolino per decidere un piano d’azione. A forza di scambiarci pareri ed impressioni reciprocamente abbiamo confessato a vicenda di avere da parte del materiale che ancora non aveva una sua destinazione. Una serie di improvvisazioni nascoste da qualche parte nei nostri hard disk. Ce le siamo scambiate con la curiosità di avere un giudizio reciproco e ci siamo resi conto che, visto che le dinamiche e i gusti erano sovrapponibili, avremmo potuto provare a realizzare qualcosa insieme. La chiave di lettura è venuta da sola. Abbiamo cominciato a lavorare su dei loop costruendo lo scheletro di un brano alla volta. Cosa che non è mai semplice né veloce visto che abitiamo a oltre 300 chilometri di distanza e dobbiamo fare tutto via mail nei ritagli di tempo che il lavoro ci concede. La collaborazione è nata quindi dal desiderio di fare qualcosa insieme, unendo approcci e background simili ma ovviamente differenti. Crediamo che sia questa la chiave di volta che ha portato al risultato finale. È da questa mescolanza che è nato lo “stile ibrido” del disco. Ci sono [ed è inevitabile che ci siano] rimandi a questo o quel genere, ma non dobbiamo pensare a “Quod Est Inferius” a un album che raccolga i cliché più trendy. Sarebbe la lettura meno conforme possibile. Per quello invece che riguarda l’approccio dark credo che l’oscurità in cui viviamo abbia influito in modo decisivo nella stesura dei brani. Non ci sono grandi luci nelle quali specchiarsi all’orizzonte. Non siamo tra quelli che nutrono grandi speranze, siamo piuttosto realisti rispetto a ciò che ci circonda. Inevitabile quindi che ciò che fuoriesce dalle nostre menti ne resti condizionato.

C'è un sentimento dominante all'interno della musica dei Cameraoscura?

- Ce ne sono anche troppi. Il problema [sempre che sia un problema] è che si tratta comunque di emozioni sovrapponibili e riconducibili ad uno stato mentale permeato di negatività. Gli esseri umani con cui ci relazioniamo quotidianamente sono il motore che spinge i nostri sentimenti verso il basso. C’è una miseria culturale e relazionale che non trova precedenti. Non siamo più due ragazzini e crediamo di poter parlare svestendo i panni degli eterni ragazzi. Il degrado sociale è inarrestabile. Gli errori di ieri stanno dando i suoi frutti. Il problema per noi che siamo a metà del percorso sul pianeta è relativo. Saranno le nuove generazioni quelle che pagheranno il prezzo più alto. E lo faranno per causa nostra. Questo è doveroso ricordarlo. Siamo noi i colpevoli. In un contesto del genere non poteva nascere un disco differente. Anzi a pensarci bene avremmo potuto calcare di più sull’aspetto nichilista ma non ce la siamo sentita di fare i filosofi tout court. Quello che abbiamo detto è sufficientemente chiaro. E crediamo anche condivisibile. È ovvio guardando l'artwork dell'album che il nero sia un colore non casuale nella costruzione dell'album sotto ogni suo punto di vista. È il nero di ogni giorno passato su questo pianeta gomito a gomito con gli altri esseri umani. Il nero di chi sta sul fondo e non vede la luce. Il disco parla di loro. Degli ultimi e della loro mancata redenzione.

Sono rimasto colpito dal titolo del disco. Volete parlarne?

- Il titolo deriva dalla massima ermetica “quod est inferius est sicut quod est superius”, contenuta nella “Tavola Smeraldina”, testo che riassume il parallelismo tra le dinamiche di formazione del macrocosmo e i processi alchemici. Noi abbiamo deciso di concentrarci su “ciò che è più sotto”, più in profondità, di sondare l'abisso e di crearne uno nostro personale, la nostra chimera musicale. Parafrasando proprio questa massima l'album mette in atto un reale processo alchemico, attraverso la mescolanza e la trasmutazione di suoni disciolti che vengono fusi tra loro andando a formare un qualcosa che preme per emergere dall'oscurità forte di una potenza amplificata dal caos. In un'oscura e putrescente “Nigredo” i suoni ribollono nel calderone alchemico (ATANOR), fino ad acquisire forma e struttura dietro le quali si cela un'essenza che si manifesta in seguito a un percorso di ricerca e conoscenza (V.I.T.R.I.O.L.). Essenza che non rifulge di aureo splendore bensì rimane nera, carica di una forza annichilente che si sprigiona in maniera (anti) catartica distruggendo (ATTERA), dissolvendo (SOLVE) fino all'ultimo, tonante battito del cuore di questa mostruosa chimera senza volto (ULTIMA NECAT).

Interessante il lavoro grafico per la copertina. Pensate che musica e immagini siano complementari? L'artwork di "Quod Est Inferius" sembra ricoprire un ruolo importante.

- Per la parte grafica ci siamo rivolti a Coito Negato spinti non solo dal legame che ci lega affettivamente da anni ma anche guardando in modo critico alle sue capacità elaborative. I suoi lavori precedenti parlano per lui. Li abbiamo visti sulle copertine di album che la maggior parte di noi ha in casa o di magliette che vediamo indossate ovunque. Gli abbiamo mandato i brani senza spiegargli minimamente il concept del disco in modo da non influenzarlo nella scelta delle immagini. La prima bozza che ci ha fornito è andata subito bene. Ha dovuto ritoccarla veramente pochissimo. Ha elaborato il concept del disco in modo del tutto autonomo, senza alcun tipo di condizionamento da parte nostra. Come era giusto che fosse. Altrimenti potevamo farcelo da soli. Ha centrato il tutto inserendo le figure del Minotauro e di Arianna, assolutamente funzionali all'idea di labirinto che troviamo sulla copertina. Quello stesso labirinto in cui ci siamo perduti nella nostra discesa agli inferi. La mitologia legata al Minotauro ritorna nel momento in cui realizziamo che le sette ragazze che ogni anno venivano sacrificate corrispondono ipoteticamente ai sette brani del disco. Senza tralasciare i riferimenti massonici dell'occhio che scruta in mezzo al labirinto incastonato nel simbolo del caos. I riferimenti “alti” della grafica ci sono, e sono anche ben visibili, ma preferiamo non insistere troppo su questo aspetto. La cultura è un patrimonio a cui sempre meno persone sembrano ambire. Già vediamo il dito puntato di chi non è in grado di elevare il proprio pensiero nutrendolo con il seme della conoscenza. Per cui lasciamo che ognuno si faccia la propria idea in merito. Di certo, sottolineiamo nuovamente, ogni dettaglio della grafica ha un significato ben preciso. Niente è stato lasciato al caso. La complementarietà tra suoni e immagini è inevitabile. O per lo meno così dovrebbe essere, a tutti i livelli. Scindere le due componenti è come sminuire il valore intrinseco di un opera.

In mezzo a questa marea di progetti electro/dark ambient, qual è l'obiettivo dei Cameraoscura?

- Isolarsi. Non per snobismo elitario ma per uscire dal clientelismo che ancora corrode i rapporti umani di chi fa musica. Non ci da fastidio essere accomunati alle altre realtà a livello sonoro. Non siamo così presuntuosi. Quello che ci preme invece è prendere le distanze da un certo modo di gestire le cose. Se parliamo di un obiettivo vero e proprio non sapremmo come rispondere. Si tratta di ritagliarsi uno spazio all’interno di una mangiatoia al momento. Poi il tempo dirà se siamo stati in grado di sopravvivere in mezzo a quella che giustamente tu descrivi come “marea”. Riuscire a stare a galla quando lo spazio è poco non è impresa semplice, si fa alla svelta ad andare a fondo. Dovremmo essere all’altezza, non sarà semplice ma ci proveremo. Una selezione è giusto che ci sia e se saremo tra coloro che meritano l’estinzione ce ne faremo una ragione. Siamo noi per primi a chiederla, non accettarla è una presa di posizione che non ci può appartenere. Ma anche interiorizzarsi. Cercare di capire davvero che cosa ci sia “in fondo”. Per non ritrovarsi a sua volta a cercare la luce smarrita. Non perderci nel labirinto mentale che ci costringono a creare accettando le regole di un mondo dove la mediocrità e la disonestà intellettuale dettano legge. Qui, in queste stanze oscure della nostra mente cerchiamo di sviluppare i negativi delle nostre idee e dei nostri sentimenti.

E' corretto parlare di “identità” se facciamo riferimento al vostro sound? Possiamo considerare questo disco una concreta possibilità di attrarre un pubblico più vasto, ma sempre appassionato di certi suoni oscuri?

- Come detto in precedenza il nostro è un sound che non si rifà a questo o quel cliché. Siamo consapevoli che parlare di “identità” dopo aver realizzato solamente un disco [e una manciata di inediti per diverse compilazioni] possa stonare, per cui ci fermiamo un attimo e cerchiamo di capire [da dentro] come consolidarlo, in modo, un domani, di arrivare all'identità di cui parli. Per assurdo, vista la gestazione di questo album, il prossimo potrebbe avere un sound totalmente diverso e quindi stravolgere quanto fatto finora. L'idea [peraltro non semplice, visto che è un qualcosa che appartiene ai maestri] è quella di riuscire a creare un insieme di sonorità che possano essere facilmente riconoscibili. Processo che però necessita di tempo e di lavoro costante. In questi ambiti sonori non si può improvvisare. Occorre costruire tutto pazientemente, giorno dopo giorno. Sarebbe troppo bello e troppo facile se così non fosse. Riguardo la possibilità di attrarre pubblico [sempre maggiore] non è qualcosa che avevamo in mente al momento della composizione dei brani, sicuramente “Quod Est Inferius” potrà incontrare i gusti di certi ascoltatori avvezzi a questo tipo di sonorità, ma da qui a dire che crediamo di poter essere “the next big thing” ce ne passa. Cerchiamo di consolidare quello che abbiamo, ciò che verrà lo vedremo strada facendo. L'importante sarà mantenere sempre questo approccio, libero e sfrontato. Il tempo poi emetterà il proprio insindacabile giudizio.

In che modo la musica dei Cameraoscura può ritenersi influenzata dalle vostre radici musicali?

- Siamo entrambi amanti delle sonorità estreme e sperimentali, ragion per cui ogni nostro ascolto [anche involontario e non ricercato, ma protratto] ha sicuramente influenzato il processo produttivo alla base dell'album. Ognuno di noi ha le sue preferenze che spaziano in ogni direzione. Inevitabilmente ci sono dei rimandi a quelli che sono i nostri ascolti più mirati, ma stiamo parlando di un qualcosa che emerge a livello inconscio, non essendoci dati delle coordinate da seguire. L'album è pregno di diversi contenuti musicali, tra loro anche piuttosto discordanti, ma che pensiamo di essere riusciti ad amalgamare in funzione di una resa sonora soddisfacente. Siamo anche portati a non focalizzarci su questo o quel filone musicale proprio per non finirne schiavi mentalmente. Quando siamo chiusi nelle nostre case seduti davanti allo stereo non scegliamo mai seguendo le forzature del mercato o del passaparola ma seguendo quelle che sono le nostre sensazioni più intime. Sicuramente la componente metal è stata [ed è tuttora] importante per dare il via alle nostre sperimentazioni auditive, ma non è l'unica. Ci si approccia alla cultura musicale estrema partendo come spesso e per molti accade con il metal ma poi per forza di cose si passa a ricercare qualcosa che meglio incontri i nostri sensi sempre pronti e portati alla scoperta di nuove realtà. I brani risultano tra loro piuttosto “slegati” [pur mantenendo una matrice ben salda] proprio in virtù di questa nostra apertura che ci porta a non scartare niente a priori di quello che ci salta in mente in fase di improvvisazione. L'apertura mentale è tutto, nella musica come nella letteratura e di conseguenza anche nella vita.

Quali sfide vi offre un progetto musicale come il vostro?

- La sfida è soprattutto con noi stessi. Per tutta una serie di motivi che crediamo di aver fino ad ora spiegato. Realizzare un album è un qualcosa che prima di tutto ti mette alla prova in quanto essere umano pensante e dotato di emozioni. Tutto il resto è secondario, anche solo cronologicamente parlando. Secondario ma non meno importante. Entrano infatti in gioco tutta una serie di meccanismi coi quali occorre confrontarsi e scontrarsi. È una strada perennemente in salita, tra produzione, promozione e ricerca degli spazi dove suonare. Certamente un disco come il nostro che esce da un certo tipo di collocazione e fruizione riscontra maggiori difficoltà rispetto ad altri più “allineati”. Ma in fondo il bello è anche questo, andare avanti nonostante le difficoltà. Come diceva Yukio Mishima “Una vita a cui basti trovarsi faccia a faccia con la morte per esserne sfregiata e spezzata, forse non è altro che un fragile vetro.” Per cui ben vengano le sfide, saranno l'occasione per metterci alla prova e ribadire quello che crediamo possa essere il nostro valore. Per riprendere nuovamente le sue parole potremmo sintetizzare il tutto con questo altro suo estratto “Non indietreggiare. È questo il punto debole su cui devi ancora lavorare”. Non fraintendeteci, non stiamo delirando in cerca di autoritarismi. Sareste oltremodo fuoristrada se anche solo lo pensaste. Siamo solo dell'idea che la vita umana debba essere scandita da una serie di prove con cui confrontarsi cercando una crescita interiore, cui il campo artistico [e in questo caso musicale] non possa e non debba sottrarsi. È anche vero che più una “battaglia” è persa in partenza più risulta stimolante. Per cui tutto quello che [ci] porterà “Quod Est Inferius” lo prenderemo come un qualcosa da cui trarre insegnamento.

Pensate che la fruizione della musica sulle piattaforme digitali sia un fattore positivo o negativo? Marco, lo chiedo anche a te, soprattutto perché gestisci un'etichetta discografica.

- La digitalizzazione della musica è un bene nel momento in cui permette una maggiore diffusione dei contenuti. Tutto ciò che possa aiutare a diffondere un messaggio [e in questo caso un disco] è sempre ben accetto. Occorre però precisare che l'eccesso di offerta che inevitabilmente si è venuta a creare [e parlo rispetto al tempo antecedente internet, di cui conservo ricordi contrastanti in materia] ha determinato un livellamento che ha teso verso il basso. Per quello che riguarda Toten Schwan l'idea di base è quella di mettere se possibile [leggasi con il placet degli artisti] sempre gratuito il formato digitale. Per me pagare una qualunque cifra [anche simbolica] per un qualcosa di intangibile come gli mp3 è un'idea irricevibile. L'esperienza mi insegna che anche se lasci il disco in free download chi è realmente interessato lo compra comunque. Sia che gli regali gli mp3 sia che non lo fai. Ci sono [ed è normale che sia così] anche quelli che sfruttano il download gratuito per riempirsi gli hard disk di file che non ascolteranno mai, ma qui entriamo nel campo dell'accumulazione seriale, è tutta un'altra storia. Ti dirò di più, lo streaming gratuito online permette anche di farsi un'idea su quello che andremo ad ascoltare ed eventualmente ad acquistare. In era pre-internet ciò non era possibile. Si leggeva una recensione, sperando che fosse obiettiva e non figlia di un clientelismo editoriale tipicamente italiano, e si andava al negozio di dischi in centro a recuperare il vinile in questione. Ora ognuno può farsi la propria idea. Senza contare che per chi come te [con Son of Flies] e me [con il Tritacarne] lo streaming permette di arrivare direttamente all'ascolto di ciò che si vorrebbe recensire senza chiedere copie omaggio direttamente ai gruppi.

Qual è la vostra visione dell'attuale scena musicale italiana? Mi riferisco sempre a tutto ciò che cresce e si evolve nel circuito underground.

- La situazione è tutt'altro che rosea. L'essere umano è fallibile e con questa sua fallibilità contamina ogni livello di interazione in cui si cala. Cameraoscura è un qualcosa di relativamente nuovo, per cui ancora non si è confrontato più di tanto con le realtà che lo circondano, ma noi due siamo da tempo immersi in uno stagnante acquitrino carico di sanguisughe pronte a succhiarti il sangue. L'importante è sapere che le regole di ingaggio sono queste. Il resto viene di conseguenza. Se conosco le regole del gioco posso partecipare [e sottolineiamo partecipare, non vincere, dato che in un mondo come questo non ci sono vincitori, ma solo sconfitti. Alcuni ancora non lo hanno capito, altri più scaltri sì] o scegliere di astenermi. Va da sé che se partecipo poi non posso lamentarmi dell'altrui gioco scorretto dato che lo sapevo sin dall'inizio. Ci sono un sacco di realtà interessanti che meritano di ricevere quante più soddisfazioni possibili ma c'è anche purtroppo [è inutile fare finta che vada tutto bene] una larghissima pletora di figure [le sanguisughe di cui sopra] che prendono senza dare, che inquinano l'animo di chi si pone con correttezza, che impediscono di portare avanti un discorso senza doversi piegare a regole clientelari degne della peggiore criminalità organizzata. Restando in questo contesto ci sono troppi padrini nel cosiddetto underground e se vuoi fare qualcosa di concreto non devi cercare la qualità e l'onestà del tuo operato ma la conoscenza giusta. Ne è testimonianza il fatto che quasi nessuno si prenda la responsabilità di stroncare dischi che fanno pena ma che sono fatti dalle figure più in vista della “scena” [e che quindi sono belli per forza]. Possiamo anche fare finta che tutto questo non esista e che qui stiamo raccontando le favole ma se avete un minimo di dignità voi che leggete sapete perfettamente che le cose stanno così. Senza se e senza ma.

Il fatto di comporre musica vi aiuta a mantenere una certa salute mentale?

- Detto che la salute mentale appartiene solo al 50% di Cameraoscura e che quindi uno dei due è in uno stato di totale distaccamento dalla realtà, risulta sempre difficile inquadrare che cosa significhi “salute mentale”. Sul fatto che la musica e in questo caso il fatto di crearla dal nulla sia un toccasana per l'umore ci sono pochi dubbi. Se poi questo possa essere sovrapponibile al concetto di salute mentale è un altro paio di maniche. Sicuramente la creazione è un processo sempre e comunque catartico. Serve anche a sfogare le frustrazioni delle amenità quotidiane. Si potrebbe obiettare che a seconda della musica che si crea ci possano essere relazioni più o meno vincolanti ai problemi da cui uno cerca di emanciparsi. Questo è un aspetto interessante. Non credo [parlando a nome di entrambi] che nessuno dei due membri possa vedersi a cantare canzoncine allegre in stile Ramones. È un mondo che non ci appartiene. Di certo i suoni complessi e profondi che proponiamo sono indicativi di un disagio palpabile. Altrimenti non saremmo qui a logorarci l'animo con sonorità angoscianti come le nostre.

La vita è un continuo divenire; le cose cambiano, gli eventi mutano, ma se poi parliamo degli aspetti sociali il discorso prende tutta un'altra piega. Cosa ne pensate della situazione politica a livello globale, Italia compresa. Tutto sembra peggiorare di anno in anno...

- Come detto in precedenza, “Quod Est Inferius” cerca di sondare ciò che giace più in profondità. Il titolo stesso può essere un invito a trovare molteplici letture. Se mettiamo per un attimo da parte l'aspetto concettuale a tema esoterico/alchemico, che può benissimo essere un pretesto metaforico, possiamo dunque addentrarci in una riflessione dai connotati sociali e politici. Scavando sotto l'epidermide di apparenza che sembra contraddistinguere questo periodo che stiamo vivendo, il panorama che ci si profila è a dir poco agghiacciante: Menefreghismo e disinteresse, assenza o devianza di valori e vuotezza di contenuti [in particolare a livello artistico], ricerca di uno status e rincorsa a stili di vita inculcati attraverso nuovi e vecchi media, sotto una costante incitazione all'intolleranza, all'odio e alla guerra tra poveri. Probabilmente la vera chimera che questa società ha creato è l'uomo del 2000, più terrificante di qualsiasi creatura fittizia. Bisognerebbe smetterla di pensare a chi incolpare, con chi prendersela, come metterlo nel culo a quello piuttosto che a quell'altro e coltivare la speranza, rieducare alla bellezza e promuoverla, valorizzarla, rallentare, sensibilizzarsi e sensibilizzare; proporre alternative valide allo strapotere delle nuove tendenze mordi e fuggi, ai dettami dei mercati e alla logica del guadagno a tutti i costi e fare ciò in cui si crede anche solo per il piacere di farlo. Per fortuna c'è chi resiste, chi si svincola dalle logiche imperanti e propone un'alternativa a chiunque sia interessato. Nonostante possa sembrare un discorso antitetico rispetto all'appeal del nostro progetto, noi ci speriamo e, nel nostro piccolo, a modo nostro, ci proviamo. La situazione è quindi realmente drammatica. Non tanto per quello che dicono e raccontano giornali e telegiornali. Fermiamoci a qualcosa di più tangibile e meno legato allo spostamento dei grandi capitali economici e finanziari. Parliamo del nostro quotidiano. Che non è certo meno tetro, anzi. C’è una crisi che come detto prima è più sociale che non economica. Odiamo il nostro vicino di casa ma non sappiamo nemmeno il perché. Ci hanno inculcato un odio ed un invidia sociale da cui non siamo stati in grado di distaccarci. Politicamente paghiamo decenni di affarismo clientelare. Eravamo arrivati ad un punto che per non fare la fila dal tabaccaio per le sigarette chiedevamo la raccomandazione anche per quello. Abbiamo sbagliato tutto, fidandoci di una classe politica che non era all’altezza del compito [lo ha detto la storia non la nostra presunta collocazione politica, ragioniamo sui fatti non sugli ideali] che ci ha smembrato. Per rimettere le cose in carreggiata occorrerà il doppio del tempo che è servito per cadere. Rialzarsi è sempre più faticoso. La caduta è quasi immediata, la risalita ben più faticosa.

Un saluto a voi e grazie per l'intervista.

- Grazie a te Christian, a presto.

Contatti:
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CAMERAOSCURA line-up:
Marco Valenti
Eugenio Mazza

Recensione:
CAMERAOSCURA "Quod Est Inferius" - 2019