martedì 29 gennaio 2019

CORPSEFUCKING ART - "MATTANZA SENZA FINE"






FORTI DI UN NUOVO OTTIMO LAVORO IN STUDIO INTITOLATO "SPLATTERPHOBIA", I VETERANI CORPSEFUCKING ART RINCARANO LA DOSE IN TERMINI DI VEEMENZA, ATTITUDINE OLD SCHOOL E AMORE VISCERALE PER IL BRUTAL DEATH METAL. DA VENTIDUE ANNI LA FORMAZIONE ROMANA GUIDATA DAL CHITARRISTA FONDATORE ANDREA CIPOLLA E' SINONIMO DI COERENZA, E NON HA NESSUNA INTENZIONE DI FERMARE LA SUA SPIETATA E SANGUINOSA MATTANZA. ECCOVI L'INTERVISTA CON IL MUSICISTA CAPITOLINO.

Ciao Andrea. E' la tua prima intervista per Son of Flies Webzine, quindi ti ringrazio per la disponibilità. Ho cercato di elaborare delle domande che potessero toccare diversi argomenti, quindi spero che sia una piacevole chiacchierata.

- Ciao Christian, una chiacchierata sul death metal è sempre ben accetta.

Una cosa è certa, sei uno dei veterani dell'underground nostrano, e nonostante tu sia sicuramente maturato come uomo e musicista, i tuoi gusti musicali sono rimasti gli stessi di sempre, ovviamente se facciamo riferimento ai suoni del metal... Puoi dirci qualcosa in merito?

- Ci sono sempre quei dischi che ti accendono la mente, o che comunque ti fanno sentire a casa. Ascoltare death metal è qualcosa che faccio giornalmente, e molto spesso riascolto i classici del genere, molte band rimangono un punto fermo del mio concepire la musica estrema e in generale l'arte grottesca. Come sai ho una mia etichetta, la Despise The Sun Records, e molto spesso mi capita anche di ascoltare molte band attuali, ho sempre avuto sotto l'occhio l'evoluzione del genere, è qualcosa che ormai fa parte di me, ma qualcosa sicuramente non torna nelle nuove produzioni, è cambiato l'approccio al genere death metal, un qualcosa che ora non è più codificato come un linguaggio, ma come una cosa che puoi inscatolare e vendere come detersivo e metterci etichette blu cobalto con su scritto “death metal formato famiglia”.

Cosa rappresenta il death metal nel 2019 per Andrea Cipolla? Perché questo amore viscerale per tale genere estremo? Potrebbe sembrare una domanda scontata, ma per quanto mi riguarda non lo è...

- Come dicevo poco fa, è qualcosa che mi accompagna giornalmente, si può dire che sia la colonna sonora delle mie giornate. La musica, come in generale l'arte e la cultura, possono aprirti la mente e farti capire più in profondità l'animo umano.

Come si colloca "Splatterphobia" nella vostra evoluzione musicale? Come lo consideri rispetto ai lavori che lo hanno preceduto?

- “Splatterphobia” sicuramente ha una maturità compositiva maggiore rispetto ai dischi precedenti, soprattutto per i testi. E' una ricerca, attraverso il nostro personaggio Mr. Daisy, che vuole mettere a fuoco la mente deviata di uno psicopatico, che si ostina a vivere in un mondo parallelo alla nostra realtà.

Personalmente penso che la produzione del nuovo album sia la migliore di sempre, e questo è stato da me sottolineato in sede di recensione. I suoni sono più caldi, corposi e pesanti. Sei d'accordo?

- Pienamente d'accordo, abbiamo lavorato parecchio sui suoni di “Splatterphobia”, il risultato rispecchia la nostra idea di brutalità. La chiave di lettura che preferisco è sempre quella del pugno diretto allo stomaco, non mi piace girare intorno alle questioni. Credo che dare un suono più in risalto al basso abbia dato una marcia in più al risultato finale.

Senti pressione quando inizi a comporre il materiale per un nuovo album, sapendo di avere sulle spalle tutti questi anni di attività? Com'è stato lavorare sulle canzoni di "Splatterphobia"? E cosa ti ha spinto a voler registrare la cover dei Cannibal Corpse?

- Per me iniziare a lavorare su un disco nuovo coincide sempre con l'arrivo dell'ispirazione, quando arriva il momento so che devo fissare i riff, è una fase naturale dell'arte che mi porta a esplorare le mie idee, nessuna pressione quindi. Lavorare sui pezzi non è stato semplice, sono stati due lunghi anni di scrittura, proprio per il fatto di non voler fare un disco di mestiere, ma di idee. Per quanto riguarda il pezzo dei Cannibal Corpse, finalmente ho tributato in pieno il disco e la band che più ha influenzato il mio modo di suonare la chitarra, credo come non mai evidente su Splatterphobia.

A proposito di Cannibal Corpse, avrai sicuramente letto della vicenda che ha interessato il loro chitarrista Pat O'Brien. Che impressione ti sei fatto su questa storia, un po' assurda, se la vediamo dall'esterno...

- Solitamente sono poco interessato al gossip musicale, ma non sono stupito da una notizia del genere. Ognuno vive i suoi mostri come crede, in questo caso Pat O'Brien si è perso nelle sue debolezze, spero riesca a risolvere i suoi problemi quanto prima, non mi sento di demonizzare le sue azioni.

Facendo riferimento alla tua lunga esperienza musicale, in che modo affronti la tua vita personale sapendo di avere anche una band e un'etichetta da portare avanti? Immagino non sia facile.

- Quando gli impegni lavorativi coincidono con le proprie passioni sicuramente si riesce ad avere una motivazione maggiore, riesco a vivere della mia musica al 100%.

Ci sono dei dischi di cui non riesci a farne a meno? Intendo dire degli album che ami ascoltare spesso, o quantomeno, saltuariamente.

- Ci sono dei dischi che oltre a suonare spesso nel mio stereo, risuonano nella mia testa sempre. Uno dei dischi che più ascolto è sicuramente “Hacked Up For Barbecue” dei Mortician, il disco brutale perfetto per eccellenza. Ascolto assiduamente da anni molte band, oltre ai Cannibal Corpse, non potrei mai fare a meno dei primi dischi di Morbid Angel e Deicide, tantomeno di band come Immolation ed Incantation, ma sarebbe una lista interminabile di band anni '90.

Cosa pensi sia cambiato principalmente nel circuito della musica estrema in tutti questi anni? Lasciando un attimo da parte il discorso sulle produzioni “digitali”. Qualunque altra cosa tu voglia dire...

- La musica estrema, soprattutto il death metal, oggi è qualcosa che ha perso molto di spontaneità. Una volta che qualcosa riesce ad essere catalogata ed incanalata verso un determinato pubblico, perde di contenuti e di attitudine. Molte band studiano principalmente il mercato e tutto ciò che ruota intorno alla notorietà. L'aspetto che più salta all'occhio è la standardizzazione delle produzioni, oggi non distingui nessun gruppo come in passato e questo va a scapito della qualità.

I Corpsefucking Art sono il tuo unico impegno musicale o suoni anche in qualche altra band?

- Ho altri due progetti death metal, Morbo e Bomberos. I primi seguono le orme di un death metal più primordiale e scarno, qualcosa che si può accostare ai primissimi Autopsy, mentre i secondi sono una vera e propria band tributo ai Mortician. Attualmente sto scrivendo i pezzi per il secondo album dei Morbo.

Quali sono le Nazioni europee o gli Stati americani che hanno supportato meglio la tua band?

- I nostri album sono sempre usciti per etichette discografiche statunitensi, quindi il maggior supporto e promozione è sempre avvenuto nella patria del genere. Ma bene o male siamo arrivati un po' ovunque, grazie anche all'uscita del DVD per il mercato sudamericano. Un massiccio supporto lo abbiamo anche sul versante orientale, soprattutto in Indonesia, dove molte label stanno nascendo, è un mercato molto fiorente per il genere.

Hai qualcosa da esprimere sull'attuale situazione dell'underground metal italiano?

- In passato le band italiane non ebbero l'attenzione che avrebbero meritato. Oggi finalmente abbiamo moltissime band valide in ambito estremo, credo una delle migliori scene in ambito internazionale se focalizziamo il nostro sguardo verso il genere death metal. Avanti così.

Grazie per l'intervista. Ti auguro il meglio per questo 2019.

- Grazie per lo spazio Christian, gloria e vita alla nuova carne.

Contatti:
corpsefuckingart.bandcamp.com/album/splatterphobia 
facebook.com/sachertorture 

CORPSEFUCKING ART line-up:
Andrea Cipolla: Chitarra
Francesco Bastard: Voce
Mario Di Giambattista: Chitarra
Marco De Ritis: Basso
Marco Coghe: Session Drummer

Recensione: 
CORPSEFUCKING ART "Splatterphobia" - 2018 


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