mercoledì 5 giugno 2019

TORBA "Torba" - Shove Records | Khya Records




Se si volesse precisare su quali gruppi abbiano stravolto i canoni dell'hardcore negli ultimi trent'anni, non potremmo fare a meno di citare i vari Fugazi, Converge, Refused, Neurosis, Breach, The Dillinger Escape Plan, Botch, Knut, At the Drive-In, Mastodon (tanto per citare alcune delle colonne portanti di uno stile sonoro difficilmente codificabile ma comunemente chiamato post-hardcore). I salentini TORBA giungono all'esordio discografico attingendo da una molteplicità di scuole di pensiero, trovando così il modo di innalzare tutta la loro ferina personalità che, in maniera irrefrenabile, scava senza sosta sotto una coltre di riff impazziti pronti a simboleggiare l'ennesima espiazione della sofferenza. Questa band è stata messa in piedi da Tonio Gaballo (chitarrista di grande talento e dalle falangi infuocate), conosciuto dai più per la sua militanza in formazioni di un certo spessore qualitativo (Cast Thy Eyes, Non Toccate Miranda), e da altri due musicisiti dall'ottima preparazione strumentale, già membri degli IZŌ (il bassista/cantante Francesco De Pascali e il drummer Luca Greco). In Italia non sono di certo i primi a propendere per tale genere musicale, ma a differenza di altre simili realtà odierne i Torba si differenziano per le buone capacità e lo stile, esprimendosi con una calamitosa autenticità. I Nostri sono consapevoli della propria esperienza e conoscenza in materia, su questo non c'è alcun dubbio. Le ritmiche impetuose, la corposità del suono, gli arrangiamenti, posizionano il primo full-length sul versante più roccioso del post-hardcore. L'accoppiata centrale ("Cenere", "Ragnatele") mette ben in risalto alcune peculiarità del loro songwriting. La stessa "Ragnatele" viene chiusa dalla profonda e magnetica voce narrante di Rustin Cohle (il personaggio immaginario della serie televisiva denominata "True Detective", ndr). In tutta questa devastazione si apprezzano i testi in italiano scritti da Francesco, venati di crudo cinismo. Un sound violento ma anche articolato e non rigido, convincente, al di là di qualsivoglia riferimento stilistico; puntellato da riff acuminati, dissonanze sospese e melodie trasversali. E poi, dal vivo la band genera un'onda d'urto devastante. L'ascolto è obbligatorio per chiunque apprezzi certe sonorità. E' stato registrato da Paolo Del Vitto nei Laboratori Musicali (Trepuzzi, Lecce), mixato da Dano Battocchio (Last Minute To Jaffna, Tutti I Colori Del Buio), masterizzato da Brad Boatright (From Ashes Rise) all'Audiosiege Mastering Studio di Portland, in Oregon. Sarà disponibile in formato vinile (Shove Records) e cassetta (Khya Records). Al momento sulla piattaforma bandcamp potete ascoltare solo il "Demo 2017" di tre canzoni, registrate ai tempi in presa diretta. Comunque state tranquilli, l'intero album sarà disponibile in streaming e acquistabile da venerdì 7 giugno.

Contatti: 
torbadiy.bandcamp.com/album/torba
facebook.com/torbadiy

Songs:
Intro, Lasciati Divorare, Cielo Corroso, Acufene, Cenere, Ragnatele, A Niente, Hey Sventura, Il Fallimento.


venerdì 31 maggio 2019

217 "Atheist, Agnostic, Rationalist" - Indelirium Records




Ivan Di Marco ha avuto una crescita costante durante il suo lungo percorso come frontman, fino a diventare uno dei cantanti più caparbi e convincenti della scena hardcore in Italia, ma questo ragazzo andrebbe premiato anche per la sua grande umiltà, bisogna riconoscerglielo. A parte ciò, la mia intenzione non è quella di sminuire il valore, la tenacia e la passione degli altri membri coinvolti in questo nuovo progetto, denominato 217. Infatti la formazione può vantare un passato/vissuto di tutto rispetto sia negli Straight Opposition che negli Hybrid Circle. Con il trademark detonante dei 217 rivive in pieno lo spirito rétro di un certo tipo di hardcore. Per essere più precisi, Slapshot e Judge possono essere considerati i numi tutelari della band pescarese (come loro stessi affermano!!!). "Atheist, Agnostic, Rationalist" trasuda attitudine DIY da ogni poro, qui sostenuta dalla Indelirium (etichetta che aveva già preso gli Straight Opposition sotto le proprie ali protettrici). Un debutto tutto d'un pezzo, secondo la migliore tradizione del genere, che sembra perciò provenire dai quartieri disagiati della East Coast d'oltreoceano. Un songwriting fisico e intransigente, contrario alle regole imposte o dettate da qualsiasi forma di contaminazione commerciale. I 217 si nutrono della linfa del vero hardcore. I fan della vecchia scuola sapranno come investire gli euro per accaparrarsi una copia del CD.

Contatti:
facebook.com/217pescarahardcore
indeliriumrecords.com

Songs:
Dark Medieval Times, Take Your Garbage Back, Piaf Has Not yet Fallen, Leave Your Enemy Alone, I Won't Empathize with You, Marcusian, Lack of Identity, Shooting Rita, Total Breakdown




lunedì 27 maggio 2019

CALL OF THE VOID "Buried In Light" - Translation Loss Records




Dopo il cambio di etichetta (dalla Relapse Records alla Translation Loss Records) avvenuto poco prima della pubblicazione del precedente EP "A.Y.F.K.M." del 2016, gli americani CALL OF THE VOID ritornano ben più agguerriti e convincenti concretizzando l'uscita del terzo album in studio "Buried in Light", nuova prova di forza di una compagine che è stata spesso messa in paragone con altre band del panorama estremo d'oltreoceano. Di sicuro un disco suonato, arrangiato, registrato per promulgare sonorità vorticose e furenti, attentamente articolate, mescolando assieme i granitici dettami del grindcore, la pesantezza del metal e la primordialità del punk/hardcore/crust; elementi che danno spessore alle canzoni di "Buried In Light" a firma di questi ormai esperti musicisti e compositori provenienti dalla metropoli di Denver. Finalmente protagonisti di un songwriting più convulso e straripante rispetto a quello riversato negli altri due full-length di un passato non troppo lontano (considerate che i Call Of The Void sono in attività dall'anno 2010). Si può dire che il qui presente "Buried In Light" è inclinato alla contemporaneità, ma sprattutto, è libero perché padrone di se stesso. La tracklist è stata tagliata in due utilizzando le atmosfere inquietanti e affilate della traccia strumentale "Enslaved", necessaria per dare respiro. I Call Of The Void del 2019 meritano un ulteriore approfondimento. Band da non sottovalutare.

Contatti:
callofthevoid.bandcamp.com/album/buried-in-light
facebook.com/CalloftheVoid303

Songs:
Disutility, Suck Me Dry, Living Ruins, The Master, Drowning Hour, God Hunts, Enslaved, Re Death, Buried in Light, Wave of Disgust, Almighty Pig, Lurker, So It Ends


venerdì 24 maggio 2019

ELEVATORS TO THE GRATEFUL SKY "Nude" - Sound Effect Records




Spesso si dice che il circuito stoner rock italiano sia poco personale e più derivativo. Non è esattamente vero, per diversi motivi. Sarebbe più corretto affermare che alcune formazioni nostrane, pur non facendo gridare al miracolo, riescono ugualmente a tenere testa a molte band ben più blasonate attive oltreconfine. Anche perché il mercato è un'altra cosa. Detto ciò, non c'è piacere più grande di elogiare musicisti come i palermitani ELEVATORS TO THE GRATEFUL SKY, giunti con il nuovo "Nude" al terzo full-length in otto anni di attività sulla scena. Il frontman Sandro Di Girolamo e soci si sono messi d'impegno e passo dopo passo hanno ampliato il loro raggio d'azione allargando lo spettro della proposta. E vi assicuro che è stimolante confrontarsi con le sonorità architettate dai quattro ragazzi sicialiani, bravi nel traghettare l'ascoltatore in un'altra dimensione spazio-temporale, utilizzando l'inesauribile capacità tecnico-compositiva ma anche il buon gusto per quanto riguarda gli arrangiamenti. Il colore come elemento ricorrente ha in "Nude" valenze diverse. Nelle composizioni esso sottolinea soprattutto il carattere evocativo di alcuni elementi. Gli Elevators to the Grateful Sky segnano qui l'evoluzione delle emozioni, in bilico su una linea immaginaria tracciata tra due mondi (quello interiore ed esteriore): le loro dominanti varietà si offrono con generosità, in questo modo viene celebrata un'ornamentazione carica di significati. Il disco in questione lascia trasparire la più manifesta creatività, rendendole il suo grande splendore minuto dopo minuto. "Nude" è il risultato di chi suona con il cuore, e suonare col cuore significa mettere passione, coerenza e caparbietà. Gli Elevators to the Grateful Sky si sono resi artefici di una prova tanto entusiasmante quanto inaspettata, alla luce di una vasta scelta di stili inglobati nel sound. Quello che potrebbe apparire come un "normale" album di genere si trasforma subito in un bellissimo dipinto con caratteristiche tipiche dell'Art Nouveau. Una delle più entusiasmanti uscite discografiche dell'anno in corso.

Contatti: 
elevatorstothegratefulsky.bandcamp.com/album/nude
facebook.com/ElevatorstotheGratefulSky

Songs:
Addaura, Beggars Can't Be Choosers, Like a Seashell, Nude, Insects in Amber, Night's Out, Flowerain, Drowned Daggers, Song for July, In Your Hands, The Trembling Watermoon


martedì 21 maggio 2019

I MAIALI - "ESPLOSIONI EMOTIVE"






SPESSO IL SUONO RUVIDO DELL'UNDERGROUND GUARDA CON ATTENZIONE AGLI ANNI '90. NON FANNO ECCEZIONE I MAIALI, NATI A ROMA NEL 2016, E FRESCHI DI PUBBLICAZIONE CON IL LORO DEBUTTO INTITOLATO "CVLTO", UNA DELLE USCITE DISCOGRAFICHE PIU' INTERESSANTI DEI PRIMI CINQUE MESI DEL 2019. UNA BOTTA DESTABILIZZANTE DI SUONI GREZZI E MORDACI, CAPACI DI INFIERIRE SUL NOSTRO SISTEMA NERVOSO.

Ciao ragazzi. A chi è rivolto il vostro nome I MAIALI? E quale tipo di visione vi ha spinto a formare la band?

- Ciao. Il nostro nome è rivolto a tutti coloro che come noi sono stanchi di dover sottostare a delle regole di buoncostume che stanno boicottando la libertà dell'arte in tutta la sua essenza. I MAIALI è un monito che ci mostra un animale tanto bistrattato quanto utilizzato in ogni sua parte per dare ristoro al nostro corpo, e proprio questa visione ha dato l'input alla creazione di un immaginario così rabbioso e sopra le righe.

Quand'è che sono emerse le prime idee per i brani dell'album “Cvlto”? A chi si deve il maggior contributo a livello di composizione?

- Abbiamo passato un paio di anni di crescita artistica e personale tutti e quattro insieme, abbiamo composto, suonato ovunque si potesse e sperimentato tra generi e suoni. Sicuramente l'arrivo di Overdub Recording ha accelerato il nostro processo di crescita, che ci ha condotti alla strada secondo noi più consona. La vera e propria composizione di CVLTO è durata pochissimi mesi ed ha visto la chitarra dare il via a molte delle idee per poi essere messa a disposizione della band e, successivamente, dei brano da noi composti.

C'è un evento in particolare che ha segnato la fase compositiva di “Cvlto”?

- La nascita di Danza come Manson è stata la scintilla di tutto il flusso creativo, quando abbiamo scritto quella canzone qualcosa è scattato dentro di noi quasi come se in maniera incosciente avessimo capito che quella era la direzione che doveva prendere l'album e, di conseguenza, il nostro progetto.

Il vostro sound può essere definito in molti modi diversi, ma la componente “noisecore” è assolutamente predominante. Siete cresciuti con questo tipo di sonorità?

- Siamo quattro entità distinte che si sono unite in un facendo emergere tutti i nostri background musicali che sono davvero tra i più svariati. Sicuramente predomina un amore verso le sonorità più sporche degli anni '90, ma da lì ci si snoda verso mille diverse generi e sottogeneri, tutto questo ha dato forma al nostro sound così indefinito, creando diversi problemi nell'essere denominato. Tutto ciò ci piace.

Quanto della vostra personalità individuale fluisce nel sound della band?

- Ciò che contraddistingue un amatore da un Musicista è sicuramente l'avere un proprio "marchio", un proprio "rumore" e tocco, quindi tutti noi in egual misura diamo il nostro apporto al sound, tutti abbiamo un'idea di ciò che vogliamo dare alla band e poi lo mettiamo a disposizione di essa.

I vostri testi in italiano sono sempre colmi di rabbia e frustrazione, dolore e rigetto, come se la vostra musica fosse il prodotto di una costante lotta contro i mali interiori, terreni e sociali. Quanto c'è di vero in questa mia soggettiva considerazione? Ti trovi d'accordo con le mie parole?

- La lotta, la distruzione, le esplosioni emotive sono causa di riflessioni e di creazione, lasciano terreno fertile dove poter far nascere qualcosa e quel qualcosa nel nostro caso sono queste canzoni. Mettere in musica queste sensazioni così forti è si il modo migliore di sfogarsi, di far fuoriuscire tutta la rabbia, l'inadeguatezza, il dolore che ci portiamo dentro, quindi non posso che confermare la tua considerazione.

La musica e i testi sono strettamente connessi? In merito a ciò, volevo chiederti come, le parti vocali, vengono inserite nella dinamica musicale.

- La magia della musica è proprio quando ogni tassello trova la sua posizione, come se una canzone appena ultimata fosse esistita da sempre e stesse solo aspettando il momento giusto per uscire fuori. I testi e le linee vocali arrivano quasi sempre a canzone ultimata ma si legano in maniera indissolubile ad essa. Le parole senza musica, così come la musica senza le parole, non avrebbero motivo di esistere.

Quali sono i vostri riferimenti musicali?

- Amiamo il rumore e tutto ciò che ruota intorno ad esso, la musica violenta e senza troppi fronzoli, la musica che parte direttamente dallo stomaco e come un pugno ti prende in piena faccia. Partiamo dal punk fino al metal più ignorante, passando per l'industrial e alcuna musica italiana che ha segnato gli anni '90 e l'inizio dei 2000.

Qual è la lezione più importante che avete imparato come musicisti attivi in un circuito underground?

- Sicuramente la cosa più importante è non fermarsi mai, sia a livello individuale che sotto il punto di vista collettivo. È importante portare avanti il progetto sotto tutte le sue sfaccettature, dal booking , alla promozione, alla stesura di nuovo materiale o in generale cercare sempre nuovi contatti o magari nuove fonti di ispirazione. Viviamo in un periodo storico dove il dinamismo per necessità la fa da padrone, questo vale anche per gli artisti, che siano musicisti o meno. In sintesi chi si ferma è perduto.

Come siete arrivati ad ottenere un contratto con la Overdub Recordings?

- Overdub Recordings ci ha, come detto nelle domande precedente, aiutato molto ad estrapolare ciò che avevamo di latente dentro di noi. Il contatto è stato possibile grazie al nostro, non ancora in quel momento, produttore artitistico, che già collaborava con Marcello Venditti nelle produzioni Overdub Recordings. La semplicità di tale incontro sta nel fatto che noi registravamo nel Monolith Recording Studio da prima di entrare nel roaster di Marcello. Interessi comuni a far fiorire un progetto come quello nostro, sono stati i principali ingredienti.

Avete un obiettivo da perseguire?

- Fare più date possibili, farci conoscere, accrescere il nostro CVLTO e comporre senza freni.


Contatti:
imaiali.bandcamp.com/album/cvlto
facebook.com/imaialiband

I MAIALI line-up:
Francesco Foschini: Voce
Matteo Grigioni: Basso
Daniele Ticconi: Chitarra
Angelo Del Rosso: Batteria

Recensione: 
I MAIALI "Cvlto" - 2019 


mercoledì 15 maggio 2019

NO TURNING BACK "Destroy" - Take Control Records




Il tempo passa, ma la corporatura muscolosa dell'hardcore rimane sempre la stessa. Per fortuna direbbero tutti i veri fan di tale genere. "Destroy" è un altro classico album degli olandesi NO TURNING BACK, attivi fin dal 1997. Una lunga storia che gli ha permesso di solidificare un'esperienza indispensabile per continuare a spingere con determinazione. Ogni ingranaggio sembra muoversi secondo gli schemi impartiti dai seminali Madball e Sick Of It All, anche se in questo disco l'influenza dei losangelini Terror è molto marcata. Niente di innovativo, quindi, solo il loro suono prorompente colmo di frenesia e impatto. Il risultato è un lavoro di 20 minuti dal quale scaturisce l'essenza dell'onestà e della passione per certe sonorità di chiara derivazione statunitense. L'hardcore come stile di vita e musicale, punto. Perché è chiaro che i No Turning Back sono qui per dimostrare di essere coerenti prima di tutto verso se stessi. Già il titolo e la copertina ci fanno capire con chi si ha a che fare. Fieri e risoluti.

Contatti: 
facebook.com/NoTurningBackHC 

Songs:
Let It Burn, Cut the Cord, Wolf Hunt, Cold Hearts Don't Bleed, Abandon Ship, Trust Issues, Focus, Ready to Die, Destroy, Close to the Edge


giovedì 9 maggio 2019

MISERY INDEX - IL POTERE UCCIDE LA LIBERTA'






JASON NETHERTON E' UNA PERSONA DETERMINATA E DI CULTURA E, CON L'UMILTA' CHE LO CONTRADDISTINGUE, NON TROVA DIFFICOLTA' AD ESPRIMERE IL GRANDE AMORE PER IL METAL ESTREMO. I SUOI MISERY INDEX, TORNATI ALLA RIBALTA CON "RITUALS OF POWER", HANNO DATO NUOVAMENTE DIMOSTRAZIONE DI POTENZA. UNA BAND DI TUTTO RISPETTO CAPACE DI ELEVARSI AD UN LIVELLO SUPERIORE GRAZIE ALL'ESPERIENZA ORMAI CONSOLIDATA IN TANTI ANNI DI ATTIVITA'. ALCUNI DEI TEMI TRATTATI NELL'INTERVISTA CHE SEGUE SONO IL RIFLESSO DELL'ATTUALE SITUAZIONE GLOBALE A CUI NON POSSIAMO SOTTRARCI. A LUI LA PAROLA...

Ciao Jason. Come ti senti ora che “Rituals of Power” è già nelle mani dei vostri fan?

- Ho un ottimo feeling con il nuovo disco! Abbiamo lavorato tanto per tutto il 2018, in modo da ottenere un album che potesse soddisfare pienamente noi ma anche gli ascoltatori. Non siamo mai stati così felici per l'uscita di un nostro nuovo disco. Le canzoni, la produzione, il processo compositivo... tutto fantastico.

Ci puoi dire qualcosa riguardo il significato che tu attribuisci al titolo “Rituals of Power”? Su quali temi ti sei concentrato per questo lavoro?

- Molto ha a che fare con le critiche sulla nostra vita quotidiana. Ho analizzato molte delle cose che stanno accadendo oggi, soffermandomi anche sul lato oscuro della tecnologia e dei nostri strumenti di comunicazione. Ho fornito un'attenta analisi su questa nuova era della cosiddetta realtà delle "false news" e "post verità". Lo considero un campanello d'allarme per la civiltà. Cercare di capire dove andrà a finire l'uomo con questo tipo di comunicazione, e quanto tale situazione influisce sulla “democrazia” e sul cosiddetto “contratto sociale”. Gli argomenti citati poc'anzi sono parte di un unico filo conduttore che lega tutte le canzoni del disco; questi sono i "Rituali del Potere".

In che modo la musica dei Misery Index riflette le tue convinzioni personali e politiche?

- La nostra musica non è troppo politica. Il death metal e i suoni da noi utilizzati riflettono le nostre lunghe radici nel metal. Abbiamo alcune influenze punk, hardcore e grind nel nostro sound. Anche se i testi di "Rituals of Power" toccano argomenti del mondo reale e questioni politiche, indirettamente e direttamente, il disco suona molto metal, nella tradizione che va dagli anni '80 in poi.

“Rituals of Power” è caratterizzato da un approccio musicale più sporco e immediato, simile a quello dei vostri primi lavori in studio. Mi sembra di capire che il songwriting è stato caratterizzato da idee più feroci e dirette.

- Siamo molto soddisfatti di “The Killing Gods” del 2014. Quel lavoro è stato apprezzato da molta gente. Proprio in quell'anno capimmo di avere qualcosa di speciale dalla nostra parte. Ma eravamo anche consapevoli di dover comporre qualcosa di straordinario per dare un ottimo seguito a quel lavoro. Due anni dopo, nel 2016, nessun riff da noi composto sembrava abbastanza buono, nessuna canzone risultava veramente interessante, la nostra creatività stava soffocando. Eravamo convinti di aver detto tutto ciò che avevamo da dire con “The Killing Gods”. Ma dopo un po' di tempo ci siamo sbarazzati dal pensiero di voler a tutti i costi superare quel disco, e quindi la creatività iniziò a fluire. Con il precedente album ci siamo addentrati in territori più oscuri, utilizzando una forma allegorica per parlare di situazioni del mondo reale, mentre con il nuovo “Rituals of Power” ci siamo allontanati da quel luogo oscuro per riavvicinarci alle influenze hardcore e punk. Insomma, “Rituals of Power” non è un lavoro tinto di nero. Sì, siamo tornati ad essere più sporchi nel modo di comporre.

La penultima canzone dell'album è "I Disavow". Il riff portante del vostro brano è molto vicino al tipico riffing dei seminali Napalm Death. Vuole essere una sorta di tributo alla band inglese?

- "I Disavow" potrebbe ricordare lo stile dei Napalm Death; anche se non deve essere vista o considerata come un tributo. Ovviamente, i Napalm Death sono un'enorme influenza ma anche dei buoni amici. A volte le cose si insinuano nel songwriting inconsciamente, e forse questo è il caso del riff a cui ti riferisci...

Se tu dovessi definire il vostro operato in tutti questi anni di attività nella scena estrema, cosa diresti? Spero che tu abbia capito quello che voglio dire.

- Credo che stiamo solo seguendo il nostro desiderio di suonare metal estremo. Il nostro contributo e la nostra dichiarazione di intenti si materializzano attraverso la musica. Siamo obbligati a farlo, come il cuore è obbligato a battere in ognuno di noi. Mi piace pensare che, nel corso della nostra carriera, siamo riusci a muoverci bene tra death metal, grindcore e hardcore, per trovare il nostro sound e la nostra identità in una scena affollata. Alla fine, solo gli ascoltatori possono dire se la nostra musica entra in risonanza con loro e, sempre l'ascoltatore può capire se ha trovato un significato specifico nella nostra musica. Questa è la ricompensa che puoi ottenere.

La situazione politica italiana è notoriamente complicata. Ne sai qualcosa a riguardo? Tutta questa situazione globale cambierà in qualche modo?

- Si potrebbe dire: Cosa sta succedendo con questo pianeta? E' abbastanza spaventoso vedere tutti questi paesi e regimi che cominciano a prendere il sopravvento in tanti luoghi diversi. Questi leader mondiali scendono in guerra alimentando una precisa mentalità. Vedi anche la mancanza di aiuti umanitari, un qualcosa che potrebbe sostenere tutta quella gente costretta a cercare un rifugio sicuro. E' un argomento scottante perché certi leader non vogliono altro che la loro popolazione di immigrati che, culturalmente, prende in consegna altri paesi. Molti affrontano il problema nel modo sbagliato, pensando che quegli immigrati sono stati in qualche modo scartati. Non bisogna vederla come una sorta di propaganda di sinistra che alcune persone cercheranno di rivendicare. Se ti siedi e per 5 secondi cerchi di pensare razionalmente, ti renderai conto che esistono più sfaccettature di questo dannato problema. La soluzione non è così semplice. Questa è la mentalità di Hitler.

Nel 2006 siete stati miei ospiti nella casa in cui vivevo, dopo il vostro concerto dal vivo come band di apertura per i Fear Factory. La data era quella del 18 marzo all'Estragon. Ho così tanti fantastici ricordi di quella lunga notte :)

- Era il primo concerto di quel tour! Ho ricordi un po' confusi di quella notte a casa tua, ma ricordo di aver parlato e chiacchierato con te di musica e arte, è stato un bel momento... e conservo ancora il disegno del ragazzo dall'aspetto di Geezer!

Grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Buona fortuna Jason!

- Grazie. Auguro il meglio a te e ai fan italiani per un buon 2019. Rimanete arrabbiati, informati e positivi.

Contatti:
miseryindex.bandcamp.com/album/rituals-of-power
themiseryindex.tumblr.com
facebook.com/MiseryIndex

MISERY INDEX line-up:
Jason Netherton: Basso, Voce
Adam Jarvis: Batteria
Mark Kloeppel: Chitarra, Voce
Darin Morris: Chitarra

Recensione: 
MISERY INDEX "Rituals of Power" - 2019 




martedì 7 maggio 2019

CARNE "Demo 2019" - Autoproduzione




La presenza di alcuni membri di gruppi pugliesi come Braccia di Kali, Hobophobic, Fennek potrebbe bastare per fare dei tarantini CARNE una band da consumare con insistenza e ad alto volume. I quattro irrompono sulla scena con sei mine incendiarie, sprigionando tutta la loro carica hardcore, quell'hardcore pugliese vecchio stampo che, nonostante il passare del tempo, non vuole assolutamente cambiare linea di condotta. Si tratta sempre di sonorità già sentite, come nello stile del genere, ma è innegabile che ci troviamo all'ascolto di una realtà dotata di capacità, grinta e voglia di farsi spazio nell'attuale circuito musicale italiano. Così i Carne rielaborano le loro influenze in maniera onesta in una dimensione di sentita protesta. Sarà anche l'energia positiva proveniente direttamente dall'hardcore, ma i Nostri colpiscono il cuore dell'ascoltatore grazie alla spinta della musica di cui sono artefici e ai testi sanguigni e vibranti scritti da Luca Monopoli. In tale clima viene elaborato un sigillo fondamentale per identificare la posizione di partenza della formazione ionica. E' un lavoro da ascoltare tutto d'un fiato, un'esplosione sonora capace di tenere fede all'essenza di un preciso movimento antagonista che non conosce le vie di compromesso. L'album ufficiale non dovrebbe tardare ad arrivare. I brani del demo omonimo sono ascoltabili e scaricabili attraverso la piattaforma bandcamp. Dietro la consolle ha operato il produttore Stefano Manca del Sudestudio.

"Fuggi, corri, non perderti, stai sempre un passo avanti e non arrenderti. Ricordati chi sei, gli anni bruciano, ora ricostruisci perché il resto è distrutto" (Le parole non bastano)

Contatti:
carnehardcore.bandcamp.com
facebook.com/carnehardcore
instagram.com/carnehardcore

Songs:
Polvere, A due passi dal mare, Amore selvaggio, Carne, Freddo, Le parole non bastano


giovedì 2 maggio 2019

KRIN183 "Spirit" - Autoproduzione




Se è vero (com'è vero) che la musica è una rivelazione profonda per definire la struttura e la soggettività di ogni singolo musicista, allora è giusto basarsi su questo parametro certo per riconoscere la differente connotazione del talento dell'artista KRIN183 (uno dei tre MC dei savonesi DSA COMMANDO). Lui ne ha veramente per tutti e non si fa davvero pregare per raccontarle. A volte non serve farsi troppe domande, basta solo saper ascoltare, evocando l'immaginario di un'epoca musicale e sociale di cui tutti siamo protagonisti; un tempo storico senza vincitori, a prescindere dal ceto sociale di apparteneza. E allora, tenendo a mente tale precipitosa sensazione di déjà vu che si respira durante la fruizione del suo primo lavoro da solista, bisogna, prima di ogni altra cosa, dare merito e credito a Krin183 dal punto di vista prettamente vocale e interpretativo. 'Spirit' è un disco "trasparente" e "universale" di quelli che inevitabilmente esigono di ripetuti ascolti per essere pienamente apprezzati e che, sono certo, riuscirà a mantenere alta l'attenzione dei fan di tali sonorità. 'Spirit' è un autentico e veritiero testamento di chi ha vissuto la propria vita analizzando storie reali, un manifesto capace di elevare il livello generale sia quando si avventura per territori introspettivi, che quando si colloca su terreni fertili con l'utilizzo di un certo tipo di concime sociale. Il team di MC e produttori ospitati (Hellpacso, Sunday, MacMyc, Manny, Fred Simon, Jack Burton) non è affatto da considerarsi come un semplice condimento aggiuntivo (lo sottolineo!). 'Spirit' si fa valere con la sua posizione eretta, carica di potenza e di orgoglio; si lascia apprezzare nei contenuti, ricercati e individuali, perciò le canzoni acquisiscono maggiore richiamo, minuto dopo minuto, ascolto dopo ascolto. Oggi, Krin183 godrà di particolare attenzione, e non solo tra coloro che sono avvezzi al sound dei DSA COMMANDO. Vorrei chiudere con una sola parola: bentornato!

Contatti: 
krin183.com
facebook.com/krin183
instagram.com/krin183dsacommando 
open.spotify.com/artist/3CiFVsHZR35884ZZ500AvS

Songs:
Fifty Top (prod. Manny), Spirit (prod. Krin183), Essenza (prod. Sunday), LDN (prod. Fred Simon), Skitfo (prod. Krin183), 10 Grammi (prod. Jack Burton), Rambo 1 (prod. Sunday), 1960 (prod. Krin183), 2 Night (prosd. Krin183 - feat. HellPacso), Crisi di panico (prod. Sunday), Mai Nato (prod. Krin183 - feat. MacMyc), Big Crunch (prod. Manny)




mercoledì 24 aprile 2019

SWORN ENEMY "Gamechanger" M-Theory Audio




Un nuovo disco dei newyorkesi SWORN ENEMY è come ascoltare una preghiera recitata con fede e devozione. Sai già quale sarà, e non credo ci sia un chissà quale segreto, è così e non ci si può opporre. Essenzialmente a questa band piace suonare un certo tipo di musica, e con il passare degli anni sono diventati particolarmente bravi a mantenere viva la fiamma della loro coerenza stilistica, che racchiude in sé le peculiarità dell'HC a stelle e strisce, ma, per essere precisi, mi riferisco a quella frangia di musicisti influenzati dalla vecchia scuola, e contemporaneamente, ossessionati dai riff thrash metal di derivazione slayeriana. Un sound arrembante consacrato dal quel filone che vede in gruppi rinomati come Hatebreed, Terror, Throwdown, alcuni degli esponenti di maggiore rilevanza. C'è anche il mirino dei leggendari Madball montato sulla parte superiore delle armi impugnate dai Nostri, non poteva essere altrimenti leggendo il nome della città di provenienza. "Gamechanger", come da previsioni, è energico, forzuto, ignorante nel senso positivo del termine. L'urgenza ad ogni costo è la linfa che fluisce in "Gamechanger", lavoro che non conosce cali di tensione. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla presenza di Robb Flying dei Machine Head in veste di produttore, mentre a mettere mano al mixing e mastering ci ha pensato il già noto Zack Ohren (Decrepit Birth, Suffocation, Immolation, Warbringer...). In definitiva, gli Sworn Enemy, fotografano, in una posizione abbastanza privilegiata, i principali punti di forza del metalcore statunitense; forse un po' troppo prevedibile fin nelle fondamenta, però pur sempre d'impatto e di facile presa. Ora sta a voi decidere se può essere adatto alle vostre esigenze.

Contatti: 
swornenemy.bandcamp.com/album/gamechanger
facebook.com/OfficialSwornEnemy
swornenemymusic.bigcartel.com

Songs:
Intro, Prepare for Payback, Seeds of Hate, Coming Undone, Justify, DOA, Fragments of a Broken Life, The Fall of Modern Man, Selling a Dream, The Consequence, Integrity Defines Strength


sabato 20 aprile 2019

STIGE - "IL MALE E' TRA NOI"






I DEATHSTER PUGLIESI STIGE SARANNO GLI HEADLINER NELLA PRIMA EDIZIONE DEL SON OF FLIES WEBZINE FESTIVAL, SABATO 27 APRILE ALL'ISTANBUL CAFE DI SQUINZANO (LE). PEPPONE, MEMBRO FONDATORE DELLA BAND DI MOTTOLA (TA), CI OFFRE UNA BUONA OCCASIONE PER FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE. NON C'E' DUBBIO CHE IL DEATH METAL RAPPRESENTI PER LORO UNO STILE DI VITA DA COLLEGARE ALL'ETICA DEL DIY. IL GRUPPO, CON UN PASSO DECISO, CONTINUA A DIMOSTRARE TUTTO IL SUO VALORE NELLA SCENA ESTREMA DI OGGI, E L'ULTIMO ALBUM "SPEKULDEATHSTROY” NE E' UNA DIMOSTRAZIONE ESEMPLARE.

Ciao Peppone. Prima di parlare del nuovo album, vorrei iniziare l'intervista con una prima domanda riguardante il precedente disco in studio “Skar(N)ification”. A sei anni di distanza dalla sua pubblicazione ne sei ancora soddisfatto oppure pensi che qualcosa non sia andata come ti aspettavi?

- Ciao Christian e grazie per lo spazio concesso agli Stige. Tutto sommato sono soddisfatto del lavoro svolto per il precedente disco. E' normale che, riascoltando oggi l'intero album, mi capita di pensare che potevano esserci delle soluzioni diverse su alcuni brani. Ripensare ad alcune cose del passato è un qualcosa che possono vivere gran parte dei musicisti coinvolti in altre band, che siano underground o no. “Skar(n)ification” va bene così com'è.

Come mai sono trascorsi sei anni per portare alla luce questo nuovo disco? Cosa ha ritardato la sua pubblicazione?

- I ritardi sono legati ai vari cambiamenti di line up, questo è il motivo principale.

Potresti presentare gli ultimi membri entrati nella line up degli STIGE? Come, quando e perché vi siete separati dai precedenti musicisti? Pensi che mantenere un solida stabilità in una qualsiasi band sia diventato sempre più difficile oggigiorno?

- Alla voce c'è Antonio De Rosa di Lucera (FG), in passato ha fatto parte nei Neka, Bestial Carnage e Demonic Laughter. Al basso Valerio Andrisani, lui ha suonato con i Dark Sight, Coil Commemorate Enslave, Soulgrave e Malefica. Alla chitarra Stefano Nigri che è stato membro di Heart Failure e Next Domination. Stefano non è una novità per la nostra band perché è con noi fin dalla fine del 2014. In passato è stato anche il nostro session per i live, quando uno dei due precedenti chitarristi non poteva seguirci dal vivo. Siamo appassionati di metal estremo, tutti appassionati di musica in generale. Oggigiorno, e non solo oggi, non è facile andare avanti perché le esigenze di vita possono cambiare, che siano legate al lavoro, alla famiglia o alla mancanza di stimoli, soprattutto perché chi suona questo genere lo fa per pura passione e divertimento, non puà essere un lavoro, e questo fatto deve essere chiaro a molti, soprattutto alle nuove leve, ma anche ad alcuni vecchietti come noi ahahah.

Uno degli aspetti più importanti che si può notare in questo “Spekuldeathstroy” è la qualità della produzione, molto più coesa e d'impatto, i suoni sono giusti e ben bilanciati. E' stato difficile raggiungere tale risultato? Dove e da chi è stato registrato l'album?

- Abbiamo registrato, masterizzato e mixato il disco presso gli HcLab Studio di Diego Cipriano a Grottaglie (Taranto). Non è stato difficile raggiungere questo risultato, Diego è grandioso, professionale al massimo, ha captato per bene le nostre idee ed ha messo del suo in totale libertà.

Perché è stato scelto un titolo come “Spekuldeathstroy” per rappresentare i contenuti delle nuove canzoni? Rimanendo sull'argomento titolo, mi piacerebbe sapere come siete arrivati a questo gioco di parole che lo compongono.

- Rispecchia i contenuti dei 9 brani presenti nell'album. La scelta fu proposta da me ai vecchi componenti del gruppo, considerando che era in progetto la realizzazione di un nuovo disco. Infatti ci sono un paio di brani rimasti intatti, identici a come erano nati con i vecchi componenti degli Stige, altri invece sono stati stravolti, alcuni vecchi riff sono rimasti e successivamente sono stati miscelati con le idee di Stefano (in primis), ma c'è anche un brano scritto da Valerio. Il titolo “Spekuldeathstroy” ha a che fare con la speculazione economica che logora le nostre vite, in ogni suo settore, che sia l'industria, la medicina, la religione, i rapporti umani. Tutti questi mercanti di morte sono solo affamati di potere e denaro, e se ne fottono della gente. Basta pensare all'odio che tante persone nutrono nei confronti dei cosiddetti immigrati, persone che non pensano alla disperazione di quella gente, non pensano al fatto che quei poveracci investono fior di quattrini per un ipotetico futuro migliore, sempre se riescono a mettere piede sui territori dove sono diretti. Si sa che la morte viaggia sempre inseme a loro. Migliaia e migliaia di individui hanno perso la vita per un sogno perverso, e oggi c'è ancora tanta gente che fomenta l'odio. Ciò è maledettamente assurdo! Ovviamente è gente privi di sensibilità e di cuore. Questo è solo un esempio per farti più o meno capire a cosa si riferisce il titolo “SPEKULDEATHSTROY”.

Sicuramente, non avere una label un po' penalizza e rallenta il lato promozionale, quindi vorrei capire se avete scelto voi di muovermi secondo l'etica del DIY, oppure gli STIGE sono stati solo sfortunati a non firmare un buon contratto con qualcuno?

- Abbiamo avuto sempre una mentalità DIY, ed è ovvio che la promozione diventa più lenta senza un'etichetta, ma non è detto che avere una label alle spalle sia sempre positivo, anche perché tantissime fanno totalmente cagare, visto che ti chiedono dei soldi per produrre il disco. A cosa serve? Per avere un logo sul CD e dire “abbiamo una label”?!? Ahahahah ma vaffanculo ahahah. In passato abbiamo firmato per un'etichetta denominata House of Ashes, subito dopo l'uscitadi “Skar(n)ification”, ma con loro fu una merda, volevano ristampare quel disco e pubblicarne uno nuovo, ovviamente non si fece nulla di tutto ciò. Ci siamo messi in contatto con qualche altra etichetta per capire se c'era interesse e cosa ci offrivano, ma sembrano essere fatte tutte con lo stesso stampo, ti offrono lo zuccherino delle copie che spettano a te e per giunta parliamo di numeri ridicoli. Quindi investire di tasca nostra per stampare un disco non è per niente un problema. Totale Autoproduzione.

Peppone, parliamo di te come singolo musicista. Sei parte della scena underground da ormai svariati anni, c'è qualcosa che avresti fatto diversamente nella tua carriera di batterista? Perché hai deciso di suonare death metal, e non, per esempio, thrash metal, heavy metal, power metal, black metal... Essendo anch'io un grandissimo appassionato di death metal fin dalla metà degli anni '90, posso dire che se ami questo genere musicale lo ami profondamente, punto. Non si può spiegare con semplici parole. Cosa ne pensi al riguardo?

- Probabilmente avrei potuto dare di più per conoscere meglio il mio strumento, forse questo lo avrei fatto, anche perché sono un autodidatta. Tantissimi anni fa, era il 1999 o il 2000, provai ad affidarmi ad un maestro di batteria, pagai il mese per 4 lezioni, ne feci solo 2, poi non ci andai più. Non mi interessavano gli esercizi su samba, mazurca, funky. Ed è così che decisi di proseguire da solo con il mio istinto punk ahahah. Prima degli Stige ho suonato in delle band darkwave, genere che adoro, e di rock alternativo, però mi sono accorto che col passare degli anni gli stimoli cambiavano. Avevo voglia di heavy metal! Anche se gli Stige nacquero per gioco, per me furono terapeutici in un periodo nerissimo della mia esistenza e mi accorsi che stavano riuscendo a riportarmi in vita, ecco il motivo per cui hanno avuto un seguito fino ad oggi. Quindi come hai ben detto anche tu, questo genere, il death metal, lo puoi suonare solo amandolo con passione, e tale discorso penso valga per qualsiasi altro genere musicale.

Credi che con “Spekuldeathstroy” abbiate fatto un passo in avanti per ciò che riguarda la scrittura della vostra musica?

- Sì, rispetto ai precedenti lavori si nota il passo in avanti, e lo hanno notato anche coloro che ci hanno supportato acquistando l'album.

Probabilmente non tutti sanno che gli STIGE sono stati da te fondati a Mottola (Taranto) nel 2001. In merito a ciò, ti volevo chiedere: pensi che l'essere parte di una band attiva da tanti anni nel Sud Italia sia in qualche modo penalizzante? Soprattutto, specifichiamolo, sul piano della promozione della propria proposta musicale. Te lo chiedo perché anch'io sono stato per tanti anni un musicista in due band estreme, anch'io sono pugliese, e so bene cosa vuol dire macinare chilometri e chilometri con il proprio gruppo per spostarsi fuori dai confini pugliesi. Cosa puoi dirmi in merito a ciò?

- Suonare heavy metal in questa nazione è penalizzante, sopratutto suonare metal estremo. Sappiamo che la cultura musicale italiana è quella che è, e lo è a prescindere dalla posizione geografica. Ovvio che chi è del Sud ne soffre un pochino di più rispetto alle band del centro o nord Italia, visto i tanti km in più da fare per suonare altrove, ma alla fine è fantastico viaggiare ahahah... i chilometri non sono un problema, i problemi veri sono altri.

Cosa, dell'attuale situazione dell'underground musicale, più ti fa arrabbiare? Tutto è cambiato rispetto a quando noi agli inizi degli anni '90 iniziavamo ad ascoltare un determinato tipo di musica. Ma, comunque, rincuora il fatto che ci sia ancora gente appassionata che ha voglia di suonare e supportare con passione la musica metal di nicchia. Tu cosa pensi?

- MI e CI fanno incazzare le band che alimentano il pay to play o i contest a pagamento per poter suonare con Gesù, Allah, Odino, Lucifero, Pippo Baudo o Raffaela Carrà. Quindi tutti quelli pronti a gonfiare il petto come i colombi, facendo gli sboroni, per aver partecipato (in apertura o in altra posizione) a grossi metal fest investendo la mazzetta, che idioti. Scendete dall'olimpo e non alimentate più questi organizzatori piranha che vi vendono illusioni; poi, ovviamente, ognuno è libero di vivere e morire come vuole, però questa cosa mi fa vomitare e fa vomitare tutti gli altri Stige. Ritengo che gli appassionati veri sono pochissimi, non tutti supportano i concerti underground, pochissimi sono coloro che acquistano il merchandising dei gruppi. Nell'underground si pensa spesso solo ai soliti grossi nomi. La vera passione è per pochi! Le mie orecchie, negli anni, hanno sentito tante cazzate, ci si definisce amanti della musica, ma poi per acquistare o presenziare bisogna andare sulla luna di Caparezza.

Prossimi concerti? Prossimi progetti? Lascio a te le ultime parole. Grazie per l'intervista.

- Abbiamo in programma due concerti: Sabato 27 Aprile al tuo Son of Flies Festival dove suonermo con i 217 di Pescara e gli Hopesend di Lecce all'Istanbul Cafe di Squinzano (Le), poi Venerdi 3 Maggio 2019 suoneremo allo Scumm di Pescara. Altri live sono da definire. Potrebbe concretizzarsi un possibile progetto con l'amico Tato, bassista e voce della band Zora di Catanzaro, per fare uno split insieme a loro, e speriamo di riuscirci al più presto, sempre se saremo ancora vivi. Ti ringrazio ancora per lo spazio che ci hai regalato, e per chi vuole, ci si becca nei due live nominati poc'anzi per sorseggiare qualche birrozza e divertirsi insieme. Venite a supportare. Saluti brutali "we burn with fierce passion" \m/

Contatti:
facebook.com/stigedeathmetalofficial

STIGE line-up:
Peppone: Batteria
Stefano Nigri: Guitar
Antonio De Rosa: Voce
Valerio Andrisani: Basso

Recensione: 
 STIGE "Spekuldeathstroy" - Autoproduzione


venerdì 19 aprile 2019

HOPESEND - "L'INFERNO PUO' ATTENDERE"






IL NOME DEGLI HOPESEND SIGNIFICA THRASH METAL. QUESTA BAND, ATTIVA DA BEN 19 ANNI, RIMANE ANCORATA AL PROPRIO BACKGROUND E LEGATA A QUELLO SPIRITO OLD-SCHOOL CHE NON CONOSCE IL LOGORIO DEL TEMPO. NON SI PUO' NON RICONOSCERE A QUESTI MUSICISTI UNA COERENZA INDOMITA NEL PORTARE AVANTI IL VERBO DEL METAL ITALIANO PIU' TRADIZIONALISTA. A TESTIMONIARLO CI SONO IL CHITARRISTA ILARIO SUPPRESSA E IL BASSISTA/CANTANTE GIUSEPPE DE BENEDITTIS CHE, CON LE LORO RISPOSTE ALLE MIE DOMANDE, RAFFORZANO ULTERIORMENTE UN'ATTIDUDINE INOSSIDABILE, ORMAI CEMENTATA DOPO TANTI ANNI DI SACRIFICI E DEDIZIONE ALLA CAUSA. ECCO PERCHE' HO DECISO DI FARLI SUONARE NELLA PRIMA EDIZIONE DEL SON ON FLIES WEBZINE FESTIVAL, SABATO 27 APRILE.

Ciao ragazzi, ben ritrovati. Come state vivendo questo attuale periodo con la band? Sono trascorsi più di quattro anni dal precedente album in studio "Bloody, Twilight...and Other Visions", quindi mi piacerebbe sapere quali saranno le prossime novità per gli Hopesend.

Ilario: Ciao Christian. Un saluto a tutti i lettori di Son of Flies! Sì sono passati un po' di anni dalla pubblicazione del disco, e nel frattempo c'è stato un cambio di line up. Purtroppo il chitarrista Mirco Minosa ha dovuto lasciare la band per motivi di lavoro e quindi c'è stato un periodo di stop per noi. Mirco, negli anni, ha dato veramente tanto agli Hopesend, e anche dopo la sua forzata decisione non ci ha fatto mancare il suo supporto e si è reso disponibile a dare una mano a chiunque lo avesse sostituito. Fortunatamente abbiamo trovato in Fabio la persona ideale per continuare a dare la giusta energia al nostro progetto.

Giuseppe: Nonostante Fabio si sia integrato abbastanza velocemente, la situazione ci ha costretti a dover rallentare l’attività compositiva per qualche tempo in modo da preparare insieme a lui i brani per poter essere pronti ad eventuali date live. Quindi in sala prove non ci siamo mai fermati, e nonostante gli impegni personali di ognuno di noi, siamo riusciti a tornare gli Hopesend di prima e a comporre nuovi brani per il prossimo album.

Ho notato che nell'ultimo periodo avete avuto una buona attività live, ma sempre nella zona del Salento. State suonando dei nuovi brani che andranno a finire sul prossimo album?

Giuseppe: Il fatto che la nostra attività live si svolga prevalentemente in Salento la reputo una cosa positiva in quanto, ciò significa che la scena metal leccese è ancora viva e lo dimostra il fatto che continuino ad esistere locali, e ne nascano di nuovi che permettono a band metal di poter suonare la propria musica.

Ilario: Sì nell'ultimo periodo abbiamo avuto un bel po' di concerti in zona, e poco alla volta nella nostra scaletta abbiamo inserito qualche nuovo pezzo per testarli in quella che è la dimensione che amiamo di più: il live... (ovviamente suoneremo qualche nuovo pezzo anche al Son Of Flies Fest!!!).

Quanto sono stati difficili gli ultimi anni per una band come la vostra? Quanto è stato faticoso emergere da una terra come il Salento dopo 18 anni di attività nell'underground musicale?

Ilario: sono 19 per l'esattezza! Credo che gli ultimi anni siano stati difficili quanto i primi, ma in maniera diversa! All'inizio è sempre difficile perchè parti praticamente da zero e lavori per crearti il tuo spazio nel già affollato panorama underground, poi col passare degli anni (e non ne sono passati pochi) inevitabilmente comincia a maturare una certa esperienza e di conseguenza cambiano anche gli obiettivi... e probabilmente la difficoltà aumenta di pari passo alle aspettative. Ciò che voglio dire è che all'inizio l'obbiettivo primario era di trovare un buco dove poter montare i nostri amplificatori e darci dentro, ora dopo tanti anni di sangue e sudore felicemente e orgogliosamente consumati nell'underground, l'obbiettivo di trovare uno spazio per esibirci viene dopo (solo come tempistica) aver creato un buon prodotto da promuovere. Insomma, l'underground non ci darà mai ricchezza e gloria, ed è giusto così perchè non è quello che cerchiamo, ma la soddisfazione di sentirsi dire dopo un live “cazzo avete spaccato! Voglio il vostro disco!” è la nostra medaglia al valore!!! Il Salento poi geograficamente non ci aiuta perchè è indiscutibilmente lontano da tutto o quasi, ma non è certo un limite invalicabile, ci sono altri posti nel profondo sud dello stivale da cui sono emerse band di grande valore, e questo è l'esempio chiaro che se lavori bene ovunque tu sia prima o poi la tua fetta di torta arriva.

Trovate difficile organizzare delle date dal vivo fuori dalla Puglia? Penso non sia facile combinare gli impegni di tutti, lavoro compreso. E' penalizzante tutto ciò?

Ilario: Come ho detto poc'anzi, il Salento è lontano da tutto o quasi, e sicuramente è difficile trovare delle date fuori dalla Puglia, per qualsiasi spostamento abbiamo delle spese non indifferenti che comunque pesano a noi come band ma anche a qualsiasi gestore di un locale oppure organizzatore di eventi. Poi, non essendo più degli aitanti ventenni (anche se lo nascondiamo bene) dobbiamo mettere in conto i vari impegni lavorativi e/o familiari di ognuno di noi. Forse dire penalizzante è troppo, ma di sicuro è una situazione difficile.

Sapreste definire l'ispirazione, quando vi ritrovate a comporre in sala prove? Da dove arriva quella scintilla creativa che vi permette di mettere insieme i pezzi che vanno a comporre le vostre canzoni? E' solo frutto dell'esperienza oppure c'è una sorta di chimica tra voi?

Ilario: A volte sono entrambe le cose, altre volte nessuna delle due, definire l'ispirazione con le parole è arduo. Fondamentalmente l'input principale sono sempre i nostri ascolti, siamo innanzitutto dei fan dell'heavy metal in senso lato, ognuno di noi ha le sue personali idee che convergono nei riff che buttiamo giù, ma chiaramente poi c'è tanto lavoro in sala prove dove si valuta ogni possibile soluzione, e a questo proposito devo dire che finalmente negli ultimi brani anche Fabio, il nostro nuovo chitarrista, sta dando il suo contributo in fase compositiva, e personalmente non vedevo l'ora che ciò accadesse.

Giuseppe: Il lavoro compositivo nella sala prove degli Hopesend funziona come in quello della maggior parte delle band. Qualcuno ha un riff nella testa, lo propone ed insieme lo si sviluppa aggiungendo altri riff, ed è così che ognuno di noi lo impreziosisce con i propri arrangiamenti. La chimica nasce durante la composizione di ogni pezzo, quando ognuno di noi va a mescolare le proprie idee ed il proprio background musicale con quello degli altri componenti.

Il vostro rapporto con il thrash metal di vecchio stampo continua ad essere lo stesso di sempre, oppure nel prossimo album ascolteremo qualcosa di diverso o di nuovo?

Ilario: Da sempre suoniamo quello che ci piace, e il thrash metal è il comune denominatore che ci ha sempre tenuto insieme. Nei nostri brani si possono sentire influenze che vanno dai grandi classici rock/heavy degli anni '70/'80 come anche qualcosa di più moderno, ma quello che viene fuori alla fine dalle nostre menti, dalle nostre mani e dalle nostre viscere è sempre quello, e ci piace così!!! Dalle nostre parti si dice “Se unu nasce quadru no po murire tunnu!”

Pensate che la scena metal italiana sia ancora in salute? Ovviamente, la stessa domanda potrei farvela sulla scena metal in generale, anche quella oltreconfine.

Ilario: Decisamente si! Negli ultimi anni sia nella scena nostrana che in quella internazionale ho ascoltato nuove band che magari senza aggiungere grandi novità hanno sfornato dei prodotti notevoli, così come vecchie glorie che tornano sul mercato e continuano a fare scuola. Potrei fare tanti nomi dal prog allo stoner passando dall'heavy classico e quant'altro, ma rischierei di non finire più. Naturalmente non è tutto oro ciò che luccica, ma se continuo a comprare dischi un motivo ci sarà!

Voi che siete dei veterani, riuscite a relazionarvi con la nuova generazione di musicisti? Inutile, ribadire, che molto è cambiato rispetto a quando iniziammo noi ad occuparci di musica...

Giuseppe: Per rispondere a questa domanda basta fare mente locale su ciò che erano i concerti metal underground degli anni '80/'90 e anche 2000. Band squattrinate che suonavano in garage con amplificatori improvvisati, microfoni di plastica (solitamente mai più di uno e solo per il cantante), voci e tastiere collegate ad amplificatori di basso e altri mezzi di fortuna, insomma ci si arrangiava alla meno peggio e i risultati non sempre erano dei più esaltanti. Oggi i musicisti, anche quelli più giovani, sono molto più attenti ai suoni e devo dire anche molto esigenti nei live. Oggi due casse spia sono solitamente la regola anche nei piccoli locali, mentre allora se il pubblico riusciva a percepire o intuire la voce del cantante già era un grande risultato.

Ilario: Oltre a questo ci sono altre notevoli cambiamenti, internet con tutti i suoi pro ed i suoi contro è la differenza chiave, ma volenti o dolenti abbiamo sempre cercato di rimanere al passo con i tempi, e per quanto mi riguarda relazionarsi con le nuove leve è stata la cosa più facile. Magari non sempre, ma spesso i più giovani ci chiedono consigli e fanno tesoro della nostra esperienza, e allo stesso tempo pur con inconsapevole ingenuità ci insegnano qualcosa.

Quali sono le vostre considerazioni in merito alle strategie commerciali adoperate da alcune etichette discografiche indipendenti, ma anche major, per promuovere alcune delle loro band più quotate? Non pensate che si punti troppo sull'immagine oggigiorno, a prescindere dal fatto che anche negli anni '80/'90 il metal è sempre stato un genere molto teatrale.

Giuseppe: Ormai siamo nell’epoca dei social, e la promozione di band emergenti e non, avviene quasi esclusivamente su questi canali, come negli anni '80 e '90 avveniva in TV con emittenti che avevano nel proprio palinsesto programmi dedicati alla musica rock e metal, o su riviste cartacee specializzate di cui noi tutti aspettavamo trepidanti l’uscita ogni mese per sapere le ultime novità di questa o quella band. I tempi sono cambiati, oggi si può ascoltare ciò che si vuole (ahimè) senza uscire di casa e per le band emergenti è più facile arrivare all’ascoltatore, magari con un video fatto bene.

Ilario: Se guardiamo anche più indietro nel tempo, la teatralità in certi generi musicali ha sempre avuto una grande rilevanza, basti pensare a Alice Cooper o altri artisti, ma era un ingrediente aggiuntivo alla musica che comunque era di una certa qualità artistica. Oggi non è sempre così, l'industria discografica è cambiata e infatti alcuni nomi finiscono troppo presto nel dimenticatoio.

Dopo tutti questi anni nella scena metal underground, che cosa ancora la musica riesce a rappresentare per voi? Siete felici per il lungo percorso fatto con gli Hopesend?

Ilario: La musica è l'ossigeno, è il pane quotidiano, è il cane fedele che ti rimane vicino... è la passione incondizionata che tra delusioni e incazzature riesce in qualche modo a darti quella soddisfazione che ti fa andare avanti. Negli anni oltre agli Hopesend ognuno di noi ha o ha avuto altri progetti musicali che ci hanno arricchito e ci hanno dato nuove esperienze e nuovi impulsi, ma indubbiamente non sono mancati gli ostacoli. In fondo non so dire esattamente se sono felice del percorso fatto dagli Hopesend perchè se guardi indietro c'è sempre qualcosa che col senno di poi avresti voluto cambiare, e sicuramente avremmo potuto fare molte cose in più, ma sono contento che gli Hopesend siano ancora qui, dopo urti, intemperie e mazzate varie abbiamo ancora qualcosa da dire!!!

Giuseppe: Se non ci fosse stata la passione per la musica e l’affiatamento tra i vari mebri della band non credo che gli Hopesend sarebbero potuti esistere e continuare la loro attività ininterrottamente per quasi 20 anni. Non nego che, a causa dei vari impegni e le diverse vicissitudini personali di ognuno di noi in tutti questi anni, non è stato semplice mantenere unita la band, ma se siamo ancora qua ci sarà un motivo.

Grazie per l'intervista.

Hopesend: Grazie a te! Son Of Flies Rules!!!!!!!

Contatti: 
reverbnation.com/hopesend 
facebook.com/Hopesend 

HOPESEND line-up:
Giuseppe De Benedittis: Basso, Voce
Ilario Suppressa: Chitarra
Fabio Martina: Chitarra
Gianni Lezzi: Batteria


giovedì 18 aprile 2019

SANGÜ "Self​-​Titled" - Autoproduzione




Il full-length d'esordio dei Salentini SANGÜ, nei quali troviamo ex-musicisti di Dannazione, Loscos' Brigade, Belintesta, Bisturies, Fakirs Bay e Trincea, si relaziona in maniera decisa con le regole risolute del vecchio hardcore, crossover, thrash metal, per mettere a ferro e fuoco il terreno logorato dagli impostori e dai soprusi, come si può ascoltare in "Tempesta". Qui, lo scopo principale è assorbire la maggior quantità di disagio quotidiano per tramutare le sconfitte accumulate negli anni in energia positiva, enerigia da iniettare a questa musica sfrontata e ribelle, ed è così che nasce un brano irriverente come "Nel Vuoto" (azzeccate le brevi sfuriate grindcore poste all'inizio e nella parte centrale della composizione). Ce n'è per tutti, anche per "The Dio" (doveroso il gioco di parole /NdR). "Lividi" risente del thrash metal teutonico dei Sodom degli anni '80, con un fiammeggiante assolo di chitarra di 30 secondi cucito a dovere sulle trame della sua colonna vertebrale. Non sono assolutamente da meno le incursioni della panterosa "Cristo bionico" e le ruspanti accelerazioni di "Vector". Il tutto condito dai testi scomodi e incisivi del singer BIFOmeth, cantati in italiano per fare il punto sullo sconfortante stato comatoso della realtà odierna, e quasi certamente, del domani ("Il sole quaggiù"). I riff frenetici di MastoGONZ inseguono il basso grumoso di CIMEX che, con il drumming primitivo di Armored SANTIS, vanno a solidificare una sezione ritmica pulsante, perciò coinvolgente quando decide di premere sull'acceleratore e trascinante nei momenti più ritmati e colmi di groove. La produzione affidata a Fabrizio Giannone è scarna, asciutta, risonante, perciò adatta per il genere suonato dai quattro balordi leccesi. Le fasi di mixing e mastering eseguite oltreoceano in due differenti studi: Mountain City Studio e Ryan Morey Mastering, entrambi nella città di Montreal (Québec, Canada). I Nostrani SANGÜ non sono una band nata o destinata ai palati raffinati, i SANGÜ non vogliono guardare nella direzione seguita dalla massa, i SANGÜ se ne fregano di apparire originali; ai SANGÜ piace suonare con passione, divertirsi e prendere a calci in culo l'ascoltatore. Conosco di persona questi ragazzacci, e so di che pasta sono fatti. Penso che sia tutto chiaro. DIY WILL NEVER DIES!

Contatti: 
sangu.bandcamp.com/releases
facebook.com/sangumetal

Songs:
Intro, Lividi, Cristo bionico, Nel vuoto, Il sole quaggiù, Tempesta, Vector, The Dio


mercoledì 17 aprile 2019

217 - "OLTRE OGNI LIMITE"




I 217 SONO UNO DEI TRE GRUPPI CHE, SABATO 27 APRILE, PARTECIPERANNO ALLA PRIMA EDIZIONE DEL SON OF FLIES WEBZINE FESTIVAL, PER QUESTO MOTIVO HO DECISO DI METTERMI IN CONTATTO CON L'AMICO IVAN DI MARCO (EX-FRONTMAN DEGLI STRAIGHT OPPOSITION DI PESCARA) PER FARCI RACCONTARE IL PRESENTE DELLA SUA NUOVA CREATURA. LA COERENZA, LA RICERCA PERSONALE, LA VOGLIA DI LOTTARE SENZA COMPROMESSI, SONO TUTTI PUNTI DI FORZA CHE RITROVIAMO EVIDENTI NELLE SUE PAROLE SCHIETTE E TRASPARENTI. QUESTA INTERVISTA MI E' SEMBRATA QUINDI UN'OTTIMA OPPORTUNITA' PER PRESENTARE IL LORO DEBUTTO "ATHEIST AGNOSTIC RATIONALIST", IN USCITA A MAGGIO 2019.

Ciao Ivan. E' un piacere averti qui su SON OF FLIES WEBZINE. La mia prima domanda è piuttosto diretta. Tenendo in considerazione la tua lunga permanenza nell'underground musicale, volevo chiederti quali sono le ragioni che ti hanno portato a chiudere la tua attività con gli Straight Opposition, prima, e per tornare con i 217, dopo? Tu continui a portare avanti il verbo dell'old-school hardcore, come hai sempre fatto. Che significato ha per te questo?

- Ciao Christian! Gli S.O. hanno chiuso con cinque dischi e più di 500 concerti portati a casa nel giro di 12 anni sui palchi di tutta Europa e Asia. Durante l’ultimo lungo tour 2017 con l’ultima line up alla quale sono molto legato, si parlottava di fare qualcosa di completamente nuovo, e così è stato. Riguardo l’old school invece, per me significa creare, ascoltare e vivere la musica che mi piace senza nessun senso di inferiorità nei confronti dei trends odierni. Odiando mode, posers e discorsi economici, rimango fedele a ciò che ritengo essere una cultura alternativa e antagonista. Se qualcuno adesso vi ha incorporato elementi contraddittori, facendo in modo che da alternativa si normalizzasse in nome dell’"attualità" contro i nostalgici vecchi tempi, per me non fa altro che renderla vecchia e vetusta, soprattutto quando si parla di soldi o si creano circoli esclusivi in cui trattare solo con quelli che "contano". Queste cose le vedevo nel mondo lavorativo aziendale fatto da vecchi bambacioni, mentre l’approccio old school nasceva come pensiero e stile di vita "nuovi" in conflitto con qualsiasi argomentazione aziendale e normalizzante. In molti attualmente l’hanno dimenticato sputando a zero sulla vecchia mentalità, trattando l’Hardcore solo come genere musicale, ma è un problema loro, non mio.

Ti andrebbe di presentarci, in breve, i membri dei 217?

- Siamo una band di 4 amici appassionati di Hardcore, Metal, Punk e Rap! Le persone giuste, al momento giusto.

Essere in una nuova band ha cambiato qualcosa nel tuo modo di intendere l'hardcore, e la musica in generale?

- Direi di no, l’hardcore è quello che ho amato dal 93-94 in poi; la mia etica rimane la stessa insieme all’immaginario che mi ha cambiato! Ovviamente essere in una nuova band ti porta a considerare cose che prima non avevi visto.

Quali sono le tue maggiori aspettative nei confronti di questo tuo nuovo progetto? Questa domanda non è casuale, considerando il fatto che nel circuito musicale molto è cambiato rispetto a quando si faceva musica negli anni '80, '90, ma anche nei primi 2000.

- In realtà non ho aspettative. Il grande risultato è essere ancora qui, suonare la musica che amo senza sottostare ad alcun trend. Tutto cambia continuamente, tanto che nemmeno me ne accorgo, ma da anni persevero nella mia visione delle cose. Se quello che faccio con la band piace, sono contento; se non piace, va bene lo stesso. Non voglio fare carriera, solo essere me stesso. Non voglio arrivare a nulla che non sia "fare quello che amo", e fino ad ora è andata proprio così!

A maggio 2019 uscirà il vostro album di debutto “Atheist Agnostic Rationalist”. Cosa hai da dirci su questo lavoro, e perché, come già accaduto in passato, hai deciso di affidarti nuovamente alla Indelirium Records?

- Yeah! AAR vedrà 6 canzoni nuove e 3 già edite sul web nei mesi scorsi. Musicalmente si tratta di Punk Hardcore con diverse influenze che spaziano dal metal alla new school anni '90. L’approccio è abbastanza "in your face", anche se non mancano momenti più rallentati e riflessivi! Non saprei dirti altro; sono il peggior recensore di me stesso! Riguardo Indelirium: Emiliano ha creduto in noi e ne siamo onorati. Tutta l’etica DIY anticommerciale e anticonvenzionale, basata però sul fare le cose bene, è racchiusa in IDR.

Mi piacerebbe sapere come componete le vostre canzoni. Quanto è già scritto prima di entrare in sala prove, e quanto invece è improvvisato? Chi scrive i brani?

- Non c’è un vero processo. A volte il pezzo esce in saletta durante una jam, altre volte qualcuno viene da casa con un riff bello pronto. Metalnano (il nostro chitarrista) arriva spesso con riffs nuovi, ma tutti possiamo portare o proporre idee.

Ti occupi tu dei testi? Ci sarà un argomento portante all'interno di “Atheist Agnostic Rationalist”? Il titolo è molto esplicito e diretto!

- Non so se si può parlare di argomento portante. Il tema centrale che mi accompagna da sempre riguarda la "liberazione dell’individuo mediante scelta propria". Non ci sono mondi dietro il mondo, non c’è stato padrone o enti metafisici che agiscono su di noi: io sono ateo, agnostico, razionalista. Nessuno può dirmi chi sono, cosa fare, cosa scegliere, cosa pensare e chi amare. Nessuno può avanzare alcun potere su di me a meno che non sia io a volerlo. Non delego, non idolatro, non mi sottometto. Questa è la condizione di nascita dell’uomo, e rimane tale nello "stato sociale fascista del 2019". Basta volerlo. Cantiamo di queste cose insomma.

Il vostro approccio sul palco continua ad essere lo stesso di sempre? Dopo tanti anni di attività ti piace ancora interagire con il vostro pubblico?

- Certamente! Ma con i 217 vogliamo portare qualcosa di più oltre la fisicità incazzata. Desideriamo trasmettere il senso di solitudine, frustrazione e alienazione di cui quotidianamente facciamo parte. Vogliamo trasmettere la nostra ansia, la nostra debolezza, i nostri momenti morti. Non ci piace l’idea di concerto party.

Sei orgoglioso di far parte della scena hardcore nostrana?

- Essere Hardcore significa andare contro la società di massa: sono orgoglioso di appartenere alla scena Hardcore che aderisce a quella mentalità!

Quali sono stati gli ostacoli maggiori incontrati lungo la tua carriera musicale?

- Dalla famiglia all’ambiente circostante tutto è difficolta e impedimento. Se ami quello che fai però, gli impedimenti diventano lo stimolo per seguire la giusta direzione: loro scompaiono mentre tu continui!

Cosa ne pensi della condivisione dei file musicali digitali e di tutto ciò che gravita attorno alle piattaforme virtuali di Spotify, Bandacamp, iTunes, Deezer?

- I 217 passano via internet, quindi siamo favorevoli a qualsiasi forma di diffusione della propria musica su web. Ora possiamo conoscere tantissime realtà musicali che prima morivano in sala prove. Ci sembra giusto! Per quanto mi riguarda, ascolto seriamente un album solo quando è nel mio lettore cd. Non scarico la musica al chilo. Ho bisogno di tempo per capire e apprezzare un lavoro. Non faccio playlist e, se scarico, è per creare un cd audio destinato allo stereo in sala.

Quali saranno le prossime mosse dei 217 dopo l'uscita del disco? Prossimi concerti?

- Prima di tutto suonare a Squinzano il 27 aprile, giorno del Son Of Flies Fest! Poi c’è qualche altra data programmata. Vedremo cosa succederà!

Grazie per l'intervista!

- Grazie a te Christian! E’ un onore per noi essere su Son Of Flies!

Contatti: 
facebook.com/217pescarahardcore

217 line-up:
Ivan
Mammuth
Antonio
Guglielmo






martedì 16 aprile 2019

I MAIALI "Cvlto" - Overdub Recordings




Fin dall'iniziale "Ave" è il noisecore a farla da padrone! Riff dissonanti e rabbiosi che vanno a scontrarsi con una sezione ritmica secca e insistente, con il cantanto invasato di Francesco Foschini a sublimare il desiderio di nutrire o di nutrirsi atraverso un suono acuto bagnato dal sudore, e messo in vetrina da una successione serrata di continui cambi di tempo che lasciano alle emozioni più sofferte lo spazio necessario per la narrazione. Ma la sofferenza è dappertutto, testi in italiano compresi. L'immaginario celebrato dai I MAIALI analizza senza mezze misure quel malessere irreversibile che ci accomuna un po' tutti. "Cvlto" è sinonimo di malattia sociale: in pratica incarna il cinismo di quattro musicisti pronti a calpestare la negatività per estendere la loro determinazione. Il disco di debutto, nel suo susseguirsi di interazioni lancinanti, assimila perfettamente la lezione più angosciosa impartita dai Fudge Tunnel e dagli Unsane degli esordi, senza però risultare monotono, o peggio, frustrante. E' tutto maledettamente serrato e scabroso in "Cvlto". I fatti ci dicono di una realtà musicale lucida e concreta, con una scrittura da elogiare. Prodotto, registrato e mixato da Phil Liar presso i Monolith Recording Studio, masterizzato da Jerome Gudman nei Mistery House Sound Studio.

Contatti: 
imaiali.bandcamp.com/album/cvlto
facebook.com/imaialiband

Songs:
Ave, Demone, Altari, Danza Come Manson, cVlto, Carne, INRI, Heil, Abbandono, X


sabato 13 aprile 2019

FUSION BOMB - "FEDELI AL THRASH METAL"






I FUSION BOMB, PROVENIENTI DAL LUSSEMBURGO, SONO UNA DELLE REALTA' PIU' CONVINCENTI DELLA SCENA METAL EUROPEA, MUSICISTI CHE NON HANNO NULLA DA INVIDIARE A NOMI BEN PIU' BLASONATI DEL PANORAMA MONDIALE. LA LORO VOGLIA DI THRASH METAL NON ACCENNA A FERMARSI, E LO DIMOSTRA IL PRIMO FULL-LENGTH INTITOLATO "CONCRETE JUNGLE". BENE, SENTIAMO COSA HA DA DIRE IL BASSISTA MICHEL "NIPPEL" REMY.

Ciao Michel. Iniziamo parlando del vostro album di debutto. È il primo full-length per i Fusion Bomb. Com'è stato tornare in studio di registrazione dopo la pubblicazione del precedente EP?

- I Fusion Bomb lavorano sodo! Comporre musica è sempre un duro lavoro a causa della nostra natura tumultuosa. Suonare, scrivere e registrare al meglio un album di old-school thrash metal è davvero impegnativo. Ci piace entrare in studio per sperimentare il processo compositivo di un album.

Qual è stato il vostro approccio in questo disco?

- Colpire nel segno con un album Thrash Metal aggressivo e in stile americano!

Parliamo un po' del vostro nuovo chitarrista, Luc "Lanthanoid Lazer-Dazer" Bohr. Perché avete scelto lui come nuovo membro della band?

- Sfortunatamente ci siamo dovuti separare da Tun, il nostro ex-chitarrista ritmico. Mentre la band faceva passi in avanti per evolversi, Tun non riusciva a mantenere il nostro passo, tecnicamente parlando. Dato che era uno dei nostri più vecchi amici, la separazione è stata una scelta difficile per entrambe le parti, ma fortunatamente tutta questa storia ha avuto un lato positivo. Nello stesso periodo in cui ci siamo separati da Tun, abbiamo conosciuto Lazer Dazer. Era esattamente il ragazzo che stavamo cercando: un mago della chitarra, un nerd del thrash metal affamato di palco. E' con noi da circa un anno ed è come se fosse sempre stato parte dei Fusion Bomb, un vero fratello.

La copertina di "Concrete Jungle" è stata realizzata con uno stile molto anni '90. Avete optato per questa immagine perché vi considerate a tutti gli effetti dei musicisti di stile retrò?

- Sì e no. Siamo decisamente ispirati dall'heavy metal degli anni '80 e '90, ma permettetemi di dire qualcosa che potrebbe sembrare un'affermazione arrogante o esagerata. Noi siamo musicisti che non hanno perso la fiducia nel Thrash Metal e crediamo che questo genere abbia ancora un sacco di potenziale innovativo. È solo che, al giorno d'oggi, la maggior parte delle band hanno smesso di far evolvere il genere dopo il suo periodo d'oro, continuando a fare quello che hanno già fatto negli anni '80 o, peggio ancora, fare cattive copie di ciò che le loro icone hanno scritto in passato. La vera ragione storica per cui questo è accaduto si potrebbe trovare nella rottura nata con l'ascesa del Grunge, ma questo è un argomento su cui poter discutere a lungo.

I Fusion Bomb hanno firmato un contratto con la Iron Shield Records. Perché?

- Abbiamo firmato con la Iron Shield perché Ducky, la persona che gestisce l'etichetta, è un ragazzo onesto e con i piedi per terra, inoltre è un grande appassionato di Thrash Metal. Quindi la Iron Shield è stata la casa discografica perfetta per far uscire il nostro debutto. Naturalmente un'etichetta più grande avrebbe funzionato altrettanto bene per la nostra band, ma essendo ancora un gruppo agli esordi, penso che non avremmo potuto trovare un accordo migliore! Grazie Ducky!

Quale pensi sia il ruolo di una band thrash nella scena metal di oggi?

- Potrei parlare per ore di questo argomento, tuttavia cercherò di essere breve in modo da arrivare subito al dunque. Lasciami iniziare parlando delle intenzioni dei Fusion Bomb, che consistono nel dimostrare che il genere Thrash Metal è più di una semplice forma musicale da party, in cui i ragazzi vincenti sono quelli che riescono a ingurgitare la fetta più grande di pizza o a scolare il maggiorn numero di lattine di birra. Non c'è nulla di sbagliato in un po' di dissolutezza, ma per noi il Thrash Metal è un genere serio e non vogliamo che venga visto come un qualcosa di solo divertentismo. Amiamo le qualità artistiche di questa musica. Dal punto di vista lirico, è un genere musicale in cui puoi anche esprimere pensieri e sentimenti complessi. Dal punto di vista tecnico è uno di quei sottogeneri del Metal che ti permette di suonare cose diverse senza uscire completamente dallo stile stesso, perché, considerando la sua aggressività, si colloca tra il vecchio classico Heavy Metal e generi più estremi come il primo Death Metal o Grindcore. Ovviamente sto parlando del crossover e di quelle band più tecniche del thrash di oggi. Detto questo, devo aggiungere che il Thrash Metal è il miglior genere live del pianeta, perché come nessun altro stile ti fa veramente venire voglia di fare headbanging, saltare nel mosh pit, girare nel circle pit e fare stage diving dal palco. Questo non succede nel Black, Heavy o Power Metal.

Pensi che una band come i Fusion Bomb sia maggiormente apprezzata in Europa o negli Stati Uniti?

- Abbiamo più fan negli Stati Uniti rispetto al resto del mondo. Il motivo potrebbe essere che suoniamo un Thrash Metal di chiara derivazione americana; non a caso Demolition Hammer, EvilDead ed Excel sono le nostre più grandi ispirazioni. Questo è anche il motivo per cui non abbiamo così tanto seguito in Francia oppure in Belgio, dove le persone sembrano preferire il blackend Thrash o Speed Metal. La Germania ha il suo stile teutonico, unico nel genere, che è anche molto diverso da quello che stiamo facendo noi, ma probabilmente ai tedeschi piace anche il nostro modo di suonare, e mi piace pensarla così. Dall'Italia non abbiamo ancora ricevuto molti feedback, ma in futuro ci piacerebbe suonare con i vostri Game Over!

Qual è stato il gruppo metal che ha cambiato la tua vita e che ti ha fatto dire: "voglio suonare thrash metal"! Quali sono i tuoi album preferiti in questo genere musicale?

- Non c'è stata una singola band che ci ha cambiato la vita, sicuramente gli Exodus, Anthrax e Overkill hanno avuto un ruolo importante sul nostro processo creativo. Successivamente, di grande ispirazione sono stati Municipal Waste, Toxic Holocaust, Gama Bomb o Fueled by Fire.

Thrash metal e death metal. Pensi ci sia una barriera tra i due generi?

- In realtà c'è una grande recinzione tra i due generi. Noi dei Fusion Bomb amiamo il Death Metal, ma c'è una differenza tra i due generi. Il Death Metal trasuda brutalità da ogni poro, il Thrash Metal non è poi così brutale, ma funziona bene per la sua aggressività. Il Death Metal scuote sempre un potente sentimento di brutalità. È enorme, sanguinario e ossessionato dal sangue. Il Thrash Metal è un genere molto aggressivo che ti fa pulsare il sangue nelle vene, è come una spinta verso l'alto.

Sei un collezionista di Vinili/CDs?

- Per lo più uso le piattaforme digitali quando ascolto la musica che amo, principalmente perché non ho tempo da investire in questo meraviglioso hobby, ma capisco i collezionisti, e forse, un giorno lo diventerò anch'io. Scott e Luc hanno le loro collezioni, soprattutto dischi di Crossover oscuro e Thrash Metal tecnico.

Contatti:
 fusionbomb.bandcamp.com/album/concrete-jungle
facebook.com/fusion.bomb.lux

FUSION BOMB line-up:
Miguel Teixeira Sousa - Lead vocals, Chitarra
Luc "Lanthanoid Laser Dazer" Bohr - Chitarra
Michel "Nippel" Remy - Backing Vocals, Basso
Scott Kutting - Batteria

Recensione: 
FUSION BOMB "Concrete Jungle" - 2019