sabato 7 dicembre 2019

BLOOD INCANTATION "Hidden History of the Human Race" - Century Media Records | Dark Descent Records




Sono sufficienti solo pochi minuti di "Hidden History of the Human Race" per godere della pregevole padronanza strumentale dei BLOOD INCANTATION. Se da una parte quest'opera raccoglie a piene mani tutte le influenze che hanno caratterizzato il loro percorso artistico finora compiuto, mettendo la tecnica sempre al servizio della migliore ispirazione, dall'altra ci ritroviamo di fronte una band ancora più affiatata intenzionata ad allargare la propria zona di comfort per esplorare altri orizzonti, senza però allontanarsi troppo da quanto già fornito negli anni precedenti al 2019. La prospettiva è ben visibile, tangibile, ed è quella di una singolare lettura del death metal: sezionare minuziosamente ogni componente cercando di viaggiare in modo scenografico e convincente, cavalcando ineluttabili spartiti d'immortale estremizzazione sonora. Il modus operandi degli statunitensi Blood Incantation potrebbe rivaleggiare con quello dei leggendari Death, Morbid Angel, Nocturnus, sicuramente loro primari punti di riferimento, non solo per i riff e gli assoli di chitarra, ma anche per un generale approccio alla musica  e alle atmosfere da essa evocate. Questi esperti musicisti cercano di andare al di là dei parametri già noti, diffondendo luci accecanti ad ampio raggio. L'accordo con la Century Media Records per il mercato europeo è il giusto premio ottenuto con merito. Un disco veramente da brividi e una maestria che solo i più grandi possiedono.

Contatti: 
darkdescentrecords.bandcamp.com/hidden-history-of-the-human-race
facebook.com/astralnecrosis

Songs:
Slave Species of the Gods, The Giza Power Plant, Inner Paths (To Outer Space), Awakening from the Dream of Existence to the Multidimensional Nature of Our Reality (Mirror of the Soul)


venerdì 6 dicembre 2019

ECTOPLASMA "White-Eyed Trance" - Memento Mori | Caligari Records | Repulsive Echo




I greci Ectoplasma sono uno di quei gruppi di nicchia per i quali nutro un grande rispetto, soprattutto per l'esemplare spirito tradizionalista. La loro carriera è iniziata solo sette anni fa, e più precisamente nel 2014 con la pubblicazione del demo "Everlasting Deathreign", seguito poi da diversi altri lavori che li hanno fatti conoscere nella scena death metal come una delle realtà più interessanti attualmente in circolazione. "White-Eyed Trance", album che arriva a meno di un anno di distanza dal precedente secondo full-length "Cavern of Foul Unbeings", è il consueto esempio di death metal fradicio dai temi orrorifici, genere da cui la band pare non aver intenzione di allontanarsi (non sia mai!). Sta lì a dimostrarcelo l’assalto travolgente di ogni singola traccia: otto colpi frontali intrisi di nefandezze; un martellamento risonante e viscerale che chiama in causa i peggiori zombie controllati dai loro voraci parassiti. E' pur vero che la matrice è in generale quella del death d'annata, ma gli arrangiamenti destinati alle canzoni cominciano a farsi più intricati (il rifframa, ribassato e convertito al dramma, tocca considerevoli picchi di ispirazione in "White-Eyed Trance: Choronzonic Covenant" e nell'oscurità grondante di "White-Eyed Trance - Ensnared in Devilry"). Non è necessario ricercare particolari peculiarità nei solchi sinistri del nuovo disco, in fondo il songwriting mantiene una struttura basilare e forsennata, però il punto di forza di questo ritorno discografico è proprio la fermezza. Quella degli Ectoplasma è una vera minaccia accompagnata da un growling mostruoso.

Contatti:
caligarirecords.bandcamp.com/album/white-eyed-trance
ectoplasma187.bandcamp.com 
facebook.com/Ectoplasma 

Songs:
Eviscerated in the Howling Winds, Psychomanteum Immolation, White-Eyed Trance: Choronzonic Covenant, The Oak Spewed Foul Whispers, Ghostly Emanations in the Mortuary, Alucarda, The Daughter of Darkness, White-Eyed Trance (Ensnared in Devilry), Skeletal Lifeforms




giovedì 5 dicembre 2019

BLASPHEMATHORY "War, Blasphemy & Divine Destruction" - Iron, Blood and Death Corporation | Antiheroes Prods




La scelta di aderire agli schemi del death metal funesto rappresenta l'anello di congiunzione tra le intenzioni dei messicani BLASPHEMATHORY e l'irriverenza dei loro testi eretici. La formula compositiva messa in piedi con "War, Blasphemy & Divine Destruction", per quanto derivativa, denota ugualmente un discreto effetto, peraltro irrobustito dalle buone doti del trio. Il loro stile è molto retrò e le canzoni suonano come un tributo ai vari Krisiun, Morbid Angel, Angelcorpse, e su questo non c'è nulla da obiettare. Perciò possiamo dire che, la band americana, pur non brillando per personalità, è in grado di interpretare con assalti decisi la lezione impartita dai padri ispiratori citati poco fa, quindi abile a districarsi sulla velocità di esecuzione e su continue ripetizioni di schemi ampiamente collaudati. "War, Blasphemy & Divine Destruction" esplode nella sua interezza rifacendosi soprattutto alla tradizione dei classici degli anni '90, per un risultato calzante ma pur sempre nella media. Musicalmente incorruttibili, concettualmente dissacranti.

Contatti: 
ironbloodanddeath.bandcamp.com/war-blasphemy-divine-destruction
facebook.com/BLASPHEMATHORYMX

Songs:
Intro - Luciferian War Legions, Black Pestilence, Spectral Fierce Army, Owners Of The Death, Majestic Dark Kingdom, Celestial Rebelion, Spiritual Terrorism, Desecration Ritual - Outro 10:35


mercoledì 4 dicembre 2019

GOATBURNER "Extreme Conditions" - Time To Kill Records




Si aggiunge anche l'italiana Time To Kill Records per far decollare tutto il marcio che giace sul suolo calpestato dai finnici GOATBURNER. Il mix di death metal, grindcore e sludge doom racchiuso in "Extreme Conditions" è il risultato concreto della collaborazione tra il batterista Spider (Skulmagot, Pikakassa, Ratface) e il cantante/chitarrista Keijo Niinimaa, a.k.a. Kaos: musicista ugualmente e fortemente motivato nel portare avanti la sua lunga esperienza con altre band come Rottend Sound, Morbid Evils, Age of Woe, ex-Nasum (live). La proposta sonora fatta di ignoranza e intransigente pesantezza non manca mai di stupire per via dell'inflessibile efficacia. Forse alla lunga il disco diventa un po' ripetitivo, visto che i brani sono abbastanza simili tra loro, comunque, resta il fatto che un lavoro del genere non può assolutamente passare inosservato, a prescindere dai due personaggi coinvolti. Ci sono delle composizioni meritevoli di attenzione: "Violent Redeemer", "Drowned Alive", "Vortex of Chaos" e "Blown Away". Dieci pugnalate mortali inferte da ruggiti, riff e ritmi feroci partoriti in una condizione di profondo malessere, questo è poco ma sicuro. Per i Goatburner esiste solo l'odio rabbioso di fronte alle forze caotiche della natura.

Contatti:
timetokill-records.com/pgm-portfolio/goatburner
goatburner.bandcamp.com/album/extreme-conditions
facebook.com/GoatburnerMosh

Songs:
Dead Alert, Time to Burn, Mayhem, Drowned Alive, Violent Redeemer, Vortex of Chaos, Frozen Grounds, Get Sick and Die, Blown Away, Wave of Doom




martedì 3 dicembre 2019

NILE "Vile Nilotic Rites" - Nuclear Blast Records




Dopo il distacco dallo storico chitarrista Dallas Toler-Wade, avvenuto nel 2017, Karl Sanders ha continuato a battere il ferro rovente custodito dai suoi NILE forte di una solida line-up e di un consistente seguito di fan. La cosa sbalorditiva è che il livello qualitativo di "Vile Nilotic Rites" potrebbe addirittura rappresentare il punto più alto di una carriera dalle potenzialità tecniche sconfinate, merito soprattutto dell'indiscutibile spessore del batterista George Kollias che, anche in questo nono capitolo, mostra di essere dominatore assoluto della loro inesauribile ricerca sonora. E' il disco nel quale tutti speravamo, un ritorno in grande stile per una compagine monolitica capace di troneggiare ancora oggi tra i pesi massimi di quel death metal tecnico caratterizzato da un ritmo frenetico e incessante. Ovviamente gli anni passano, i tempi cambiano, ma fortunatamente la coerenza sul piano sonoro non si è ancora trasformata in monotonia o in riciclo. E poi l'antico Egitto, la terra in cui i defunti tornano a vivere senza farsi vedere, teatro delle faraoniche esequie che accompagnavano i figli del dio sole all'appuntamento con il proprio padre e l'eternità. Il potere di quei luoghi magnetici è tale da sembrare eccessivo, ormai "vecchio", non rinnovabile, statico come le sue mummie. Invece siamo ben lontani dal dejà vu, perché ogni tempesta di sabbia ingigantisce l'operato di questi musicisti. La dimensione appartenente a quella civiltà immortale, accuratamente descritta dai Nile, in "Vile Nilotic Rites" risulta ancora più evidente e maestosa. Da avere!

Contatti: 
nile-official.com
facebook.com/nilecatacombs
instagram.com/nile_official

Songs:
Long Shadows of Dread, The Oxford Handbook of Savage Genocidal Warfare, Vile Nilotic Rites, Seven Horns of War, That Which Is Forbidden, Snake Pit Mating Frenzy, Revel in Their Suffering, Thus Sayeth the Parasites of the Mind, Where Is the Wrathful Sky, The Imperishable Stars Are Sickened, We Are Cursed




lunedì 2 dicembre 2019

NO/MÁS "Last Laugh" - HPGD Productions




I NO/MÁS sono uno di quei tanti gruppi che si amano e si accettano per ciò che sanno proporre e per la mentalità con cui si presentano nella scena musicale votata alla protesta sociale. L'EP "Last Laugh" ci sguinzaglia un sound tonante che spazia dal grind inverecondo all'hardcore-punk più crudo, in un'inarrestabile escalation di disumana cattiveria sonora. La proposta non è cambiata di una virgola rispetto alle due precedenti pubblicazioni, ma anche rispetto a tutto ciò che si è poturo ascoltare in questo genere nel corso degli ultimi anni. I suoni rimangono sempre quelli: grezzi ed essenziali, come inalterata si manifesta l'attitudine mordace strappata con forza alla vecchia scuola. Sarete perciò spazzati via in meno di otto minuti di musica senza compromessi. Sebbene "Last Laugh" fosse effettivamente fin troppo puro nella sua essenza, dimostra che la formazione proveniente da Washington è da tenere in considerazione. Tutto sommato, il messaggio verace del grindcore primordiale non ha mai avuto bisogno di una sterzata, rimanendo incentrato quasi esclusivamente su certi canoni. Per quanto mi riguarda, non riesco a trovarci degli aspetti negativi. La violenza è servita.

Contatti: 
hpgd.bandcamp.com/album/last-laugh
facebook.com/NOMASGRIND

Songs:
Claustrophobia, Verbal Abuse, Police Brutality, Rabia, Burden, Last Laugh




sabato 30 novembre 2019

ATHØN "Eradication" - Autoproduzione




Provenienti da una delle regioni storiche del metal italiano, la Sicilia, gli ATHØN scrivono con "Eradication" il primo capitolo dopo essersi formati nell'autunno 2018, raggiungendo con questo EP risultati decisamente soddisfacenti. Analizzando a fondo i cinque brani si capisce che il loro stile è sicuramente derivativo. Bisogna, anche, ammettere che il quintetto palermitano è abile nel maneggiare le proprie armi al servizio del death metal. In fin dei conti si sta parlando solo ed unicamente di un genere musicale che non sempre concede la possibilità di chissà quale esplorazione strumentale. A parte questi dettagli, comunque importanti, l’aspetto più interessante di questo debutto è insito nel fatto che gli Athøn non abbiano accusato particolari cali di intensità durante lo scorrere del minutaggio. Sì, perché l’indubbia padronanza strumentale emerge dalla lucida fase compositiva e da quella meramente esecutiva. Ho la netta sensazione che la band possa crescere e migliorare ancora, eppure il livello espressivo raggiunto con "Eradication" è già di per sé di buona fattura. Attenendomi ai miei gusti personali, avrei tenuto un po' più giù il volume della voce, in modo da soffocare maggiormente la sua efferatezza nel mixaggio finale. Avranno tutto il tempo per ragionare sul futuro. Per il momento mi sento di dire: un grosso in bocca al lupo ragazzi.

Contatti:
athondm.bandcamp.com/releases
facebook.com/athondeathmetal

Songs:
From The Flesh, Seeds Of Violence And Torment, Eradication Of False Knowledge, Soul Eremacausis, Ars Almadel


venerdì 29 novembre 2019

BEHEADED - "OGNI VERA PASSIONE NON MUORE MAI"






I DEATHSTER BEHEADED SONO ORMAI UNA REALTA' CONSOLIDATA, VERI E PROPRI VETERANI ATTIVI FIN DAL LONTANO 1991, SEGUITI E RISPETTATI DA MOLTISSIMI FAN SPARSI PER IL GLOBO. DA POCO ENTRATI A FAR PARTE DEL ROSTER DELLA LABEL AGONIA RECORDS, QUESTI MUSICISTI DI MALTA HANNO PUBBLICATO UN ALTRO ALBUM SOLIDO, TECNICO E BRUTALE, FRUTTO DI UNA PERSONALITA' DI NOTEVOLE SPESSORE ARTISTICO. HA RISPOSTO ALL'INTERVISTA IL SEMPRE CORDIALE FRANK CALLEJA, CANTANTE DEI NOSTRI.

Ciao Frank. Devo confessarti che la prima cosa ad avermi colpito è stato il titolo del nuovo album, già prima di ascoltarlo. Cosa vi ha spinto ad intitolarlo "Only Death Can Save You"? Si tratta di una decisione che avete preso fin dall’inizio o di qualcosa di più improvvisato?

- Per questo album volevo un titolo diretto che potesse colpire immediatamente, senza troppi giri di parole che alla fine non significano niente. Il titolo si lega bene all'aggressività della musica e delle liriche.

Cosa puoi dirci su questo disco? Sentiti libero di esprimere le tue considerazioni personali, entrando nel merito della sua composizione e della successiva registrazione.

- Solitamente ogni band dice che l’ultimo album è sempre il migliore, e credo non ci sia nulla di sbagliato in questa affermazione. Secondo me questo è il miglior disco dei Beheaded. Lo abbiamo scritto seguendo una direzione precisa, trovando il giusto bilanciamento tra le influenze old school e quelle provenienti dalla musica estrema contemporanea.

Fa un certo effetto vedere che, dopo tanti anni di attività nell'underground musicale, i Beheaded non intendono arrestare la loro inarrestabile corsa! Ed è positivo anche il fatto che di album in album la vostra qualità compositiva stia aumentando notevolmente. Sei d'accordo con il mio pensiero?

- Grazie per questi commenti positivi. I Beheaded si sono formati nel 1991 quindi fra due anni si toccheranno i trent'anni di attivita, che non sono pochi. Considerando i cambi di lineup, le diverse vite di ognuno, e gli anni che scorrono, oggi è davvero bello vedere la band ancora in attività. Scrivere nuova musica è una cosa che ha sempre una certa importanza perché si può imparare qualcosa di nuovo, quindi, si ha anche la possibilità di migliorare individualmente e come gruppo.

Ti reputi soddisfatto della tua carriera musicale e dei risultati raggiunti con la band?

- Avendo superato tanti ostacoli essendo una band di Malta cresciuta negli anni '90, penso che i Beheaded abbiano fatto dei miracoli. Retrospettivamente parlando, la mia carriera musicale intrecciata con quella del gruppo ha avuto degli alti dei quali sono molto contento e perciò ne vado davvero fiero. Ma come artista penso che sia naturale non ‘accontentarsi’ mai, bisogna lavorare duramente per raggiungere nuovi obiettivi.

Come vi state trovando a collaborare con i due musicisti italiani coinvolti nel gruppo (per chi non lo sapesse Davide Billia e Simone Bigo)? Cosa ha catturato la vostra attenzione prima di farli entrare nella lineup dei Beheaded?

- Ci troviamo benissimo perché come persone e come musicisti erano quelli ideali per completare la lineup. Loro danno un input che mancava nella band, sia caratterialmente che musicalmente.

Secondo il tuo punto di vista, al giorno d'oggi quali sono i "pro" e "contro" nell'essere parte di una band death metal?

- Pro: il fatto che oggi se un gruppo vuole scrivere musica, registrare, andare in tour ecc ecc può farlo, tutto è fattibile anche se dipende da tante cose. Contro: visto che è più facile andare in tour, questa cosa la vogliono fare in tanti, quindi si è arrivati ad una realtà iper saturata con troppi gruppi, e molti si perdono nei numeri.

C’è qualcosa che, da musicista d’esperienza, ti penti di non aver fatto lungo i tanti anni della tua carriera?

- L’aver sempre visto la musica solo come una 'passione', ma la verità è che viviamo in una realtà dove il lato del business è molto importante. Da poco ho preso la decisione di fare il musicista a tempo pieno perché con il solo death metal non si può vivere, per questo motivo, mettendo da parte i gruppi estremi che mi vedono coinvolto, faccio anche altra roba per guadagnare qualche soldo. Non so se devo pentirmi per non aver fatto questa scelta in passato, ma meglio tardi che mai.

Siete seguiti e amati dai metallari cresciuti e vissuti sull'Isola di Malta? Che rapporto avete con la vostra gente?

- Ottimo direi. La scena a Malta è maturata molto rispetto al passato, quando c’era più competizione ‘interna’. Oggi ci sono più opportunità quindi ognuno fila dritto per la sua strada, e quando qualcuno deve collaborare, lo fa senza troppe storie e troppi drammi. Questo a me piacie.

Progetti per il futuro?

- Continuare a dare il meglio in quello che sto facendo con i Beheaded e i miei altri progetti, in particolare i Coffin Birth e i The Whiskey Music Project.

L'intervista si chiude qui, grazie per il tempo che mi hai voluto dedicare! Vuoi aggiungere qualcos'altro?

- Grazie a te per questa intervista e per il tuo supporto con Son of Flies webzine, per la tua grande passione e dedizione. Avanti cosi!

Contatti:
agoniarecords.bandcamp.com/album/only-death-can-save-you
facebook.com/BeheadedMT
twitter.com/BeheadedMT

BEHEADED line-up:
Frank Calleja - Voce
David Cachia - Basso
Omar Grech - Chitarra
Simone Brigo - Chitarra
Davide Billia - Batteria

Recensione: 
BEHEADED "Only Death Can Save You" - 2019


giovedì 28 novembre 2019

VIOLATION WOUND "Dying to Live, Living to Die" - Peaceville Records




Un modo semplice per misurare la percentuale di credibilità di un musicista è usando come termine di paragone la sua storia. Qui viene chiamata in causa una leggenda del death metal statunitense: Chris Reifert, batterista e cantante dei seminali Autopsy. Il motivo? E' ritenuto direttamente responsabile di un'altra spietata carneficina sonora, ma questa volta per mano dei VIOLATION WOUND, progetto parallelo che lo vede impegnato alla voce e chitarra. Si può tranquillamente dire che l'intenzione è quella di rispolverare le proprie origini hardcore-punk-rock and roll, spogliando la verità su parte del suo background musicale rafforzato nel corso della giovane età. I trenta minuti scarsi dell'album scorrono veloci, dipanandosi a rotta di collo in canzoni sviluppate in maniera semplice, diretta, e in una concatenazione del tutto naturale. "Dying to Live, Living to Die" è stato condito con l'umorismo nero e politicamente scorretto dei testi, e arricchito con l'immaginario sinistro ad opera del sempre ispirato Wes Benscoter (le sue macabre copertine per grandi nomi come Slayer, Kreator, Sinister, Broken Hope, Mortician, Hypocrisy, Incantation, Nile, Vader, gli stessi Autopsy e tanti altri ancora, sono ormai considerate un'istituzione nel panorama del metal estremo). Di sicuro i Violation Wound non diventeranno mai uno dei nomi di punta della scena, ma se presi senza alcuna pretesa e per il solo scopo di divertimento, faranno pogare a viso aperto anche i morti. Le corna al cielo per chi ci mette esperienza, cuore e passione. Non serve aggiungere altro!

Contatti:
facebook.com/Violationwound
instagram.com/violationwound

Songs:
Off With His Head, Guns! Guns! Guns!, No Consequence, Follower, Lack Of Focus, Dead Flags, Exorcism Of Ignorance, Neighborhood Psycho, The Day Lemmy Died, Stress Bomb, Chainsaw Brain, Dying To Live Living To Die, Last Pill In The Bottle, Pay To Hate, Insult Culture, Pick Up The Crumbs, Losers And Freaks, Hostage


martedì 26 novembre 2019

FROSTMOON ECLIPSE "Worse Weather To Come" - Immortal Frost Productions




Fa molto piacere vedere una band italiana in grado di condensare tante buone qualità e idee diverse, ma è soprattutto la maestria in fase di composizione e arrangiamento, acquisita nel corso dei venticinque anni di attività, a fare da conduttore delle emozioni. Il nuovo "Worse Weather To Come" dei liguri FROSTMOON ECLIPSE è un disco estremamente interessante, forse il migliore dai tempi del non così lontano "The End Stands Silent", stampato nel 2011 dalla storica label francese Osmose Productions. Ben strutturato, oscuro, a tratti delicato e malinconico, intriso di abbondanti sonorità black metal saldamente tenute in tensione: mai scontate o troppo ripetitive, perciò poco convenzionali. Per questo lavoro vale, più che mai, la definizione "è un album vitale da ascoltare ripetutamente". Il trademark dei Nostri muta in qualcosa di più ricco: è sontuoso e pieno, contrassegnato da innumerevoli sfumature e contrasti. Tutto questo riesce progressivamente a caratterizzarsi nel suo insieme. "Worse Weather To Come" sembra concepito negli anni '90 ed inciso con suoni digitali, peculiarità che lo rende esclusivo nell'attuale scena italiana. L'alternanza di atmosfere fumose diventa il punto di forza inequivocabile, e tale successione di diversi climi psicologici fa riscoprire la bellezza dell'oscurità riversata nella musica heavy. Il poliedrico Claudio Alcara è artefice di un tappeto chitarristico sorprendente e carico di strati come solo i grandi musicisti sanno fare, quel tappeto su cui poggiano le eccellenti performance degli altri tre componenti coinvolti nel gruppo. Ecco, dunque, confezionato l'album più "post" a firma Frostmoon Eclipse, pur mantenendo vivo e integro lo stile musicale a loro più caratteristico. "Worse Weather To Come" possiede un'anima ben definita e la sua ampia risonanza segna un importantissimo punto di svolta nella carriera artistica di questi ragazzi. Da supportare senza esitazioni. E' disponibile via Immortal Frost Productions.

Contatti:
frostmooneclipse.bandcamp.com/album/worse-weather-to-come-album-2019
frostmooneclipse.com
facebook.com/frostmooneclipse
instagram.com/frostmoon_eclipse

Songs:
I See the Void, A Room A Grave, All Is Undone, Sunken, Brother Denial, Sleep, Song To Darkness, Resignation


venerdì 22 novembre 2019

LORDS OF CHAOS - Directed by Jonas Åkerlund




Ieri sera ho guardato per la prima volta LORDS OF CHAOS, il film di Jonas Åkerlund ispirato all’omonimo libro contenente una ricostruzione dei crimini occorsi intorno al “Black Metal Inner Circle” nei primi anni ’90 (un'organizzazione criminale di matrice anti-cristiana nata in Norvegia, di cui facevano parte giovani musicisti della scena black metal scandinava). Se la critica non è stata molto “buona” con il film, a me non è dispiaciuto. Penso che non era affatto facile raccontare certi personaggi e certe vicende, e comunque se i reali musicisti non hanno visto di buon occhio questa pellicola, avranno le loro buone motivazioni. In fin dei conti, rimangono gli unici a conoscere la verità più di qualunque altra persona (regista compreso). Io l'ho guardato con interesse tenendo lontano ogni pregiudizio. Sapevo che, avendo vissuto tutti gli anni '90, inevitabilmente mi avrebbe fatto tornare indietro nel tempo, quando durante la mia adolescenza iniziai ad ascoltare il black metal scandinavo. Insomma, resto sempre del parere che un film è sempre un film (bello o brutto che sia), mentre la realtà vera vissuta ai tempi nel Nord Europa è ben più cruda di quanto si possa immaginare o leggere sui libri, e la storia parla chiaro. In linea di massima, la visione di Jonas Åkerlund rimane abbastanza coerente col passato per garantire la veridicità dei fatti accaduti e da lui ricreati.

Contatti: 
lordsofchaosfilm.com

Casa di produzione:
Insurgent Media, Scott Free Films, RSA Films, Eleven Arts, Vice Films, 20th Century Fox


giovedì 21 novembre 2019

WHORES. - "PRONTI A COLPIRE ANCORA"






GLI WHORES. GUIDATI DAL CANTANTE/CHITARRISTA CHRISTIAN LEMBACH SONO ANCORA OGGI UNA DELLE PIU' POTENTI BAND NOISE ROCK IN CIRCOLAZIONE. I NOSTRI, NATI NEL 2010, HANNO SPINTO SIN DA SUBITO SULL'ACCELERATORE PER GUADAGNARE UN POSTO DI TUTTO RISPETTO NELLA SCENA MUSICALE, E COSI' E' STATO. MESSI ALLE SPALLE I PRIMI LAVORI E IL FULL-LENGTH "GOLD" DEL 2016, IL TRIO E' PRONTO A TORNARE CON UN NUOVO DISCO CHE DOVREBBE USCIRE NEL 2020. HO INTERCETTATO IL SUCCITATO MUSICISTA AMERICANO PER SAPERNE DI PIU' SU QUESTO PROSSIMO LAVORO IN STUDIO.

Ciao Christian. Benvenuto sulla mia Son of Flies Webzine. In quale parte del mondo ti trovi in questo momento? Come procede la tua vita?

- Al momento sono ad Atlanta ma probabilmente nei prossimi giorni mi sposterò a New York. Sto lavorando sul nuovo album, e tutto sembra essere fantastico.

A proposito del prossimo album, come stai vivendo la fase di pre-produzione? Sei soddisfatto dei primi risultati?

- È sempre difficile essere critici verso sé stessi, ma non potrei sottrarmi a me stesso. Recentemente ho utilizzato una nuova interfaccia sul mio pc per creare delle demo, e devo dire che il processo creativo è stato interessante. Le nuove canzoni non sono ancora finite, quindi al momento sto cercando di portarle al punto in cui mi faranno sentire a mio agio per poterle condividere con degli estranei. Sono in questa particolare fase del disco.

Pensi che la composizione di questo nuovo lavoro sia in qualche modo diversa rispetto a quella dei precedenti lavori?

- Come ho già detto prima, mi ha aiutato creare delle demo con un suono molto più fedele all'originale, e non fa nessuna differenza se le nuove canzoni vengono registrate in casa o nella nostra sala prove. Comunque rimango un po' luddista per certe cose, anche se non sono contrario alla tecnologia. Non mi importa più di tanto se l'obiettivo viene raggiunto in un modo o in un altro. Ho registrato le mie idee per le canzoni servendomi di un semplice programma che tante persone utilizzano per incidere delle interviste, mentre tempo fa mi affidavo ad un piccolo registratore a cassette. Ora posso davvero sentire cosa succede durante le registrazioni. Un'altra novità è che per questo nuovo disco avevo in mente un tema preciso, ma non sarà certamente un concept album o qualcosa del genere. Ciascuno dei nostri lavori ha sempre avuto delle canzoni con un discorso lirico ben definito, e questo concetto vale pure per le grafiche, la combinazione dei colori e i titoli utilizzati; mentre nel prossimo full-length ci sarà una sorta di unico tema su cui tutte le canzoni andranno a collegarsi.

Che tipo di testi stai scrivendo per le canzoni?

- Le canzoni saranno legate al tema della guerra. Questo è tutto ciò che voglio anticipare.

Quando è prevista l'uscita dell'album?

- Non abbiamo stabilito nessuna data. Sicuramente uscirà nel 2020.

Quale band ha influenzato la tua vita o la tua musica? Tra le tante, quella che preferisci maggiormente?

- La mia band preferita da sempre sono i The Birthday Party, ma mi piace tanta musica diversa. Dopo ogni nostro tour torno a casa con pile e pile di nuovi dischi da ascoltare. Tutto ciò è davvero assurdo! È come una malattia o qualcosa del genere.

Quali sono i vostri piani per il prossimo anno?

- Non appena saremo certi della data di pubblicazione del nuovo album, inizieremo a suonare negli Stati Uniti e in Europa, sicuramente prenderemo parte a numerosi tour e festival. Per il 2020 la mia speranza è quella di arrivare in Australia e Giappone. Non vedo l'ora di tornare in tour.

Contatti: 
whoresband.com
facebook.com/whrsband
instagram.com/whoresband
twitter.com/whoresbandatl


mercoledì 20 novembre 2019

CRUENTUS "Fake" - Triple A Events Rec.




Dodici brani di questa caratura possono bastare per far riemergere forti emozioni mai troppo lontane. Nel caso dei baresi CRUENTUS i miei ricordi indelebili attraversano l'invisibile sfera del tempo dirigendosi verso il memorabile 1994. In quell'anno, mentre mi trovavo immerso in una maniacale scoperta della meno affollata scena metal italiana ed internazionale, ricevevo una cassetta dall'eloquente titolo "When the World Ends to Be", uno dei tanti nastri ottenuti da un continuo e appetibile tape trading: la fiorente corrispondenza dei bei tempi andati mi fece entrare in contatto con lo storico chitarrista e membro fondatore Antonello Maggi. Mi ci sono voluti ripetuti ascolti e settimane di paragoni con altre realtà per capire che avevo trovato uno dei demo più interessanti messi in commercio in Italia tra gli inizi e la metà degli anni '90. Poco meno di cinquanta minuti di musica ideata, arrangiata e incisa da una delle band più valide, ispirate, ambiziose, formatesi sul tacco dello stivale. Il passo successivo fu l'accordo con la nostrana New LM Records (distribuzione Flying Rec.) per la pubblicazione del bellissimo album di debutto "In Myself": prodotto da Paul Chain, registrato negli Strana Officina Studios, e uscito nel luglio 1996. Da allora il silenzio (o quasi). Quel silenzio oggi ci cala nel presente, e ciò che pensavi fosse ormai impossibile ti colpisce all'improvviso. I Nostri tornano con un secondo disco di ottima fattura desiderosi di lasciare il segno, ma soprattutto, danno il meglio per festeggiare i loro trent'anni di attività. 3/5 della lineup si rivelano gli stessi di tre decadi fa: il succitato chitarrista Antonello Maggi, Nicola Bavaro (voce), Adriano Boghetich (basso, testi), mentre i restanti 2/5 del progetto rispondono al nome di Domenico Mele (ex-chitarrista dei deathster Natron, ora attivo nei The Ossuary) già parte del gruppo da un decennio, e per ultimo il batterista Valerio Di Masi (ricordiamo il suo operato nei tarantini Entact) convocato sei anni fa come nuovo membro: musicista che, pur essendo consapevole di essere il più giovane tra i cinque, sa come farsi valere dietro le sue pelli. Se, da una parte, la progressione odierna dei Cruentus si è fatta evidente, dall'altra non hanno potuto fare a meno di riallacciarsi a quell'approccio simbolico apprezzato da molti appassionati delle loro precedenti produzioni (i brani acustici compresi); complice, senza ombra di dubbio, il tocco e la scrittura mirata di Antonello (l'intero "Fake" è stato composto da lui). Ad un primo impatto, sembra un lavoro quasi più facile da assimilare, persino più immediato e d'impatto, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare. In realtà, solo dopo aver approfondito, si presenta ben bilanciato, articolato e studiato in ogni minimo dettaglio. Contribuisce sicuramente anche la buona produzione, compatta ed omogenea, curata da Massimo Stano nei Mast Recording Studio. Nicola Bavaro colpisce sempre per timbrica e forza espressiva, seppure più quadrato e meno elastico di quanto non fosse molti anni fa, o forse, è solo una scelta personale quella di raggiungere un simile risultato. "Fake" è un fiume in piena da attraversare mettendosi completamente a nudo, da misurare nel giusto mood, un flusso emozionalmente denso che si rivela in maniera autentica servendosi della consistenza delle note e delle atmosfere. Il disco è stato realizzato con il patrocinio di Programmazione Puglia Sounds Record 2019. L'immagine di copertina è opera di Mariarita Renatti. Tutto questo è il regalo più grande che si possa fare a chiunque apprezzi il metal di qualità. Bentornati Cruentus.

Contatti:
facebook.com/Cruentus.1989
cruentus1989@gmail.com

Songs:
Circles, Everspace, Spoil The Flesh, Never Forget, Passin' Over, Funambulism, Shadows, Blindness Means Watching, Step By Step, Timeless, The Strain, See You On The Top

lunedì 18 novembre 2019

IMPLORE - "MAI ARRENDERSI"






NE HANNO FATTA DI STRADA I TEDESCHI IMPLORE, PRIMA DI PASSARE SOTTO LE ALI PROTETTRICI DELLA RINOMATA CENTURY MEDIA. E' UNA BAND CAPARBIA CHE NON HA MAI SMESSO DI CREDERE NELLE PROPRIE POTENZIALITA' DURANTE I PRIMI SETTE ANNI DI ATTIVITA' NELL'UNDERGROUND, UNO DEI POCHI GRUPPI AD AVER DIMOSTRATO TANTA TENACIA E CARATTERE PER RIMANERE COSTANTEMENTE IN TOUR NEL VECCHIO CONTINENTE E IN TANTE ALTRE NAZIONI DEL MONDO. TUTTO QUESTO HA FATTO UN'ENORME DIFFERENZA. IL CANTANTE GABRIEL DUBKO E IL CHITARRISTA EDUARD PETRO SONO STATI I MIEI INTERLOCUTORI.

Ciao ragazzi. Ben ritrovati su Son of Flies webzine. Negli ultimi anni attorno agli Implore si sta addensando l'interesse di molti fan delle sonorità estreme; secondo voi, per quale ragione?

Petro: Probabilmente perché la musica scritta e suonata live dagli Implore è davvero interessante, mi viene da pensare a questo! Abbiamo ricevuto diversi feedback negli ultimi anni, sopratutto per il fatto che suoniamo molto spesso in giro, e questo è stato un punto di interesse per molti fan che hanno deciso di ascoltarci dal vivo, infatti tanta gente è rimasta colpita dalle nostre performance sul palco. Uno dei nostri punti di forza è che siamo sempre noi stessi, sopra e fuori dal palco. Non ci sono pretese, non cerchiamo di essere diversi da quelli che siamo, vogliamo solo divertirci facendo quello che amiamo, rimanendo fedeli a noi stessi e alle nostre idee. Credo che molta gente apprezza questo degli Implore.  

Quale pensi siano le diversità più evidenti rispetto ai precedenti album della band? Quali i punti di forza del nuovo “Alienated Despair”?

Petro: La line-up è in parte cambiata, ma anche i ruoli dentro la band sono stati leggermente modificati. Il punto di forza è senza ombra di dubbio la nostra sincerità. È il disco più onesto che abbiamo mai scritto. Le canzoni sono state sputate fuori senza filtri, lasciandoci guidare dal nostro istinto. Il suono e la produzione sono venuti fuori in base alle sensazioni che ci hanno trasmesso le canzoni. Credo che una produzione più pulita o più sporca non avrebbe dato ai pezzi il suono di cui avevano bisogno. Anche i testi sono cambiati un po', soprattutto perché Gabbo ha scritto in maniera più personale.

Ho notato che gli Implore non hanno mai mantenuto una lineup stabile nel corso degli anni, almeno così mi è sembrato di vedere e capire. Secondo il tuo personale punto di vista, ha influito il fatto di essere continuamente in tour?

Petro: Sì, devo dire che il fatto di essere continuamente in tour ha causato i continui cambi di lineup. Purtroppo non è facile andare in tour così spesso, e questo vuol dire investire tanta energia fisica ma anche mentale, a tal punto che uno rimane senza quando torna a casa. E molto difficile mantenere un equilibrio tra vita personale e vita con la band.  

Gabriel, fin dalle origini hai ricoperto il ruolo di cantante e bassista, oggi solo cantante. Perché questa tua decisione di abbandonare lo strumento a quattro corde? Ti trovi a tuo agio nell'impugnare solo il microfono?

Gabriel: Dopo l’uscita del vecchio batterista abbiamo deciso di rimanere in famiglia. Markus (chitarra) è passato alla batteria e successivamente abbiamo chiesto a uno dei nostri migliori amici di entrare negli Implore. Carol e un bassista incredibile ed è stato naturale passare il basso a lui. Tutto questo ci ha portato a rimanere nuovamente con una sola chitarra. La sua entrata ha fatto bene alla band e in ogni concerto che facciamo mi sento più a mio agio con il microfono in mano e senza il basso.  

E dal punto di vista tematico, di cosa trattano i testi di “Alienated Despair”? Il titolo mi sembra piuttosto chiaro ed esplicito! Chi vi conosce sa a cosa mirate.  

Gabriel: Tutto il concept del disco gira intorno alla pressione sociale che oggigiorno si impone sugli individui. Come questa pressione spinga tanta gente a sentirsi depressa, alienata e, purtroppo, in molti casi porti al suicidio. Il sistema è disegnato per far vincere solo il sistema e far perdere l’individuo.

Avevate fin da subito le idee chiare su che tipo di risultato volevate ottenere con questo nuovo album? In fin dei conti, resta ben marcata la vostra caratteristica e la capacità di scrivere trame distorte e violente degne di nota.

Petro: No... In realtà volevamo solo scrivere un disco onesto. Diciamo che le situazioni personali e collettive ci hanno portato a scrivere un album violento, infatti sia i pezzi che il suono hanno un forte impatto. Abbiamo scritto e registrato questo lavoro in un periodo difficile per tutti. Dopo mesi di inattività scaturita da esigenze personali del vecchio batterista, è andata a finire che lui stesso ha abbandonato la band lasciandoci in una situazione instabile. E' sempre un brutto colpo perdere un membro della band nel momento in cui si riprende l’attività. E' stato un periodo frustrante che, per fortuna, siamo riusciti a superare nel migliore dei modi.  

Vi crea problemi essere accostati a band come Trap Them, Rotten Sound, Converge? Sentite delle particolari affinità con i gruppi menzionati?

Petro: Non ci crea assolutamente nessun problema. Le band da te citate sono formazioni che seguiamo da anni e che ammiriamo. I Rotten Sound ci hanno aiutato molto nel corso della nostra carriera, ci hanno anche portato due volte in tour per tutta l’Europa. Keijo, il loro cantante, è stato di grande aiuto per la nostra firma con la Century Media. Adesso siamo in tour in Finlandia con il suo secondo gruppo: i Goatburner. I Rotten Sound sono sicuramente una delle band con cui abbiamo più affinità. Le influenze dei Trap Them e Converge non sono mai mancate nei brani degli Implore, come quelle di tanti altri gruppi diversi.

E se doveste voi individuare il periodo più difficile degli Implore? Non credo sia stato facile portare la band fino a questi livelli di qualità.

Petro: La fine dell’anno scorso e l’inizio di quest’anno. Prima per aver attraversato un periodo di inattività e poi per l’uscita del batterista nel momento in cui volevamo finire di scrivere e registrare il nuovo disco. Sono stati mesi difficili e in quel periodo non sapevamo come risolvere la situazione.  

Che progetti avete per il futuro?

Petro: Suonare il più possibile per promuovere il nuovo disco e continuare a lavorare come abbiamo sempre fatto. La lineup è stabile ed è la migliore che abbiamo mai avuto. I pezzi del nuovo disco sono i migliori che abbiamo scritto. Quando finiremo questo tour andremo in Asia e Giappone. A febbraio torneremo in tour nel sud dell’Europa (anche Italia), ma stiamo cercando di bloccare delle date negli Stati Uniti e per i prossimi festival estivi.

Grazie per l'intervista ragazzi.

Petro / Gabriel: Grazie a te!

Contatti:
facebook.com/imploreband
instagram.com/imploreofficial

IMPLORE line-up:
Gabriel Dubko - Voce
Eduard Petro - Chitarra
Carol Lieb - Basso, seconda voce
Markus Matzinger - Batteria

Recensione:
IMPLORE "Alienated Despair" - 2019




domenica 17 novembre 2019

MOURNED "Devoured Humanity" - The Coming Strife Records




Ciò che colpisce maggiormente di questi MOURNED è il loro atteggiamento nei confronti dell'underground della scena death metal contemporanea: genuino fino al midollo. Il demo "Devoured Humanity", infatti, racchiude un songwriting di buon livello capace di conferire la giusta dose di cattiveria nella massa muscolare dei due brani. Il suono dei cinque deathster del Massachusetts è compatto, granitico, cadenzato, irrobustito dall'impatto e dalla forza di trascinamento delle parti vocali, ma bisogna anche tener conto che, la percezione di tale genere musicale cambia da persona in persona, e forse molti ascoltatori potrebbero trovare "Devoured Humanity" un po' troppo lento e ripetitivo; tutti gli altri vedranno in questo demo un prodotto onesto da ascoltare attentamente, soprattutto per chiunque ami follemente la concretezza del death metal vecchio stampo. In ogni caso, l'uso corretto degli ingredienti infonde profondità alla struttura delle canzoni. Sono convinto che i Mourned continueranno nella loro primordiale opera di devastazione, a prescindere dalla valutazione positiva o negativa di qualsiasi recensione. Un altro importante passo è stato compiuto.

Contatti: 
mournedma.bandcamp.com/album/devoured-humanity
facebook.com/MournedMA
twitter.com/mournedma

Songs:
Blu Ruin, Corridors of Cain


giovedì 14 novembre 2019

FULCI - "IL RITORNO DEGLI ZOMBIE"






"TROPICAL SUN" E' IL NUOVO CAPITOLO DISCOGRAFICO DEI FULCI, TORNATI SULLE SCENE A DISTANZA DI QUATTRO ANNI DAL PRECEDENTE FULL-LENGTH "OPENING THE HELL GATES". E' UN DECISIVO PASSO IN AVANTI, MA TUTTO RIMANE INTATTO DAL PUNTO DI VISTA SONORO E CONCETTUALE: QUESTI TRE DEATHSTER ITALIANI CONTINUANO IL LORO CAMMINO SUL SENTIERO STERRATO DELLA BRUTALITA', RENDENDO OMAGGIO AL MAESTRO ROMANO LUCIO FULCI, MORTO NEL LONTANO 1996. L'UNICA VERA NOVITA' E' LA FIRMA PER LA TIME TO KILL RECORDS, FONDATA DAL SEMPRE ATTIVO ENRICO GIANNONE (UNDERTAKERS, BUFFALO GRILLZ, KICK PROMOTION AGENCY). HO AVUTO IL PIACERE DI INTERVISTARE DOMENICO, CHITARRISTA E MEMBRO FONDATORE DEL GRUPPO CASERTANO. DI SEGUITO IL RESOCONTO DELLA NOSTRA LUNGA CHIACCHIERATA.

Ciao Dome. La prima domanda sorge spontanea: la vostra scelta per il nome della band è stata quella di tributare un doveroso omaggio al maestro Lucio Fulci. Perché proprio lui, e non altri registi italiani di B-movie?

- Indubbiamente Lucio Fulci ha firmato alcuni film discutibili e abbastanza trash ma per noi rimane un regista geniale e uomo di grande cultura. Lucio era soprannominato il "terrorista dei generi" anche per la sua capacità di passare da un film musicarello con Adriano Celentano ad un horror gore come "Quella villa accanto al cimitero"! Il suo lavoro non è stato compreso dalla critica italiana dell'epoca, ma a distanza di più di 20 anni dalla scomparsa il suo nome è considerato ancora culto in tutto il mondo! Gli zombi e lo spatter di Lucio Fulci hanno influenzato tantissimo la prima ondata del death metal, sia dal punto di vista iconografico e sia come tematiche, per questo quando abbiamo deciso di ricominciare a suonare death metal con tematiche horror ci è venuto spontaneo chiamarci come lui.

Siete felici del fatto che la prima tiratura su CD sia già sold out? Se non erro, le copie sono terminate dopo pochi mesi dalla pubblicazione del disco. Un ottimo risultato direi. Ve lo aspettavate?

- Esatto, il nostro secondo disco "Tropical Sun" è stato pubblicato a giugno 2019 in occasione del tour in USA e a settembre era già sold out! Sapevamo di aver fatto un buon album e una buona promozione insieme alla nostra etichetta, ma sinceramente non ci aspettavamo una reazione così positiva! Sia noi che la Time To Kill Records siamo molto felici di questo risultato e siamo di nuovo a lavoro per promuovere la ristampa in CD "Blood Edition" e formato vinile.

Pensi che, aver utilizzato il nome FULCI, possa in qualche modo attirare l'attenzione di molti più fan del death metal? Ovviamente mi riferisco solo al moniker del gruppo.

- Assolutamente. "Fulci" è un nome con un appeal molto forte e accattivante ed era esattamente quello che volevamo! il nome di una band è uno degli elementi chiave e per questo deve essere facile da ricordare per attirare l'attenzione fin da subito.

Entriamo nello specifico di "Tropical Sun”, il vostro ultimo full-lenght. Come lo descriveresti?

- Non è facile descrivere i propri lavori, però posso dirti che le recensioni fino ad ora ricevute sono molto positive, e la percezione che ho avuto è quella che "Tropical Sun" abbia portato un concept e un sound diverso dal solito ma senza stravolgere le regole del genere. Se dovessi descrivere "Tropical Sun" lo definirei un concept album death metal semplice ma d'impatto, non monotono e sperimentale quanto basta.

Ci sono state delle particolari fonti ispiratrici che lo hanno in qualche modo caratterizzato? Musicalmente parlando.

- Ci eravamo posti l'obiettivo ambizioso di suonare il disco death metal che avremmo sempre voluto ascoltare, ma che ancora non era stato registrato, per questo abbiamo lasciato venire a galla senza tanti limiti le nostre influenze musicali. Nell'album si possono trovare ingredienti della first wave of Florida death metal oppure influenze slam newyorkesi come pizzichi di primi Nile e Dying Fetus o Bolt Thrower. Ascoltiamo anche tanto stoner, hardcore, elettronica e rap che in qualche modo ci contaminano, e abbiamo forti influenze musicali da compositori di colonne sonore come Frizzi, Carpenter o Goblin.

Il concept è focalizzato sul film Zombi 2. Posso chiederti come mai questa vostra scelta.

- Una particolarità dei Fulci è quella di dedicare ogni disco ad un film di Lucio Fulci e questa volta è toccato a "Zombi 2", sia perché lo adoriamo e sia perché si tratta del nostro secondo album. Ovviamente le tematiche dei testi sono ispirate alle scene e al mood del film come lo sono anche la grafica, le foto, i disegni e il titolo dell'album.

Durante la fase di songwriting quanto spazio lasciate all'improvvisazione, oppure i brani hanno bisogno di uno studio più approfondito e ragionato? Lavorate in una sala prove comune oppure siete costretti a collaborare a distanza?

- Di solito partiamo da idee ritmiche o riff che stiano bene con le immagini del film che desideriamo raccontare. Da questi embrioni iniziamo a strutturare i brani con una attenzione al groove, alle atmosfere e alla durata. Durante quest'ultima fase siamo molto severi e non ci facciamo scrupoli ad eliminare riff o interi pattern che possano avere punti deboli. I testi seguono passo dopo passo questo processo adattandosi alla musica. Purtroppo vivendo a distanza abbiamo una sala prove virtuale dove ci scambiamo informazioni e registrazioni l'uno con l'altro. Riguardarci i film di Fulci ci aiuta molto nella stesura dei pezzi!

Quante cose sono cambiate per i FULCI dagli inizi ad oggi?

- Il modo di esibirci dal vivo è cambiato molto. Oggi abbiamo uno spettacolo video sincronizzato al live set, un'atmosfera luci suggestivamente horror, un tour negli States sulle spalle e pezzi più maturi e ragionati. Anche l'entusiasmo all'interno della band è aumentato molto, sia per l'equilibrio raggiunto ma anche per il supporto caloroso e concreto dei sempre più numerosi fan. Crediamo molto in questo progetto e siamo contenti di vedere ripagati in qualche modo i nostri sforzi.

Quale disco ti ha fatto appassionare al death metal? Quello che ha cambiato la tua vita. Lo so che è molto difficile sceglierne solo uno, ma sono curioso di sapere la tua risposta. Se dovessi rispondere io ti direi sicuramente “Arise” dei Sepultura.

- Anche per me i Sepultura sono stati fondamentali ma personalmente li considero più thrash metal che death metal. Forse ti direi "The End Complete" degli Obituary perché è stato il mio primo disco death metal. La copertina, il layout, l'entrata del primo pezzo, le foto della band, i titoli, il logo! Insomma c'era qualcosa di diverso che mi affascinava estremamente.

Come italiani, qual è la vostra opinione sulla scena metal nostrana, quella più contemporanea. Te lo chiedo anche perché molto è cambiato rispetto agli anni '80/'90. C'è qualcosa che non sopporti delle nuove generazioni coinvolte nella musica estrema?

- È ovvio che il mondo cambia e insieme a lui cambia anche la musica e non penso che la colpa sia delle nuove generazioni. Sarebbe impossibile e anche inutile pretendere che le cose rimangano come le abbiamo vissute 20, 10 o 5 anni fa. Ormai nel circuito metal girano molti soldi, tutto è più facile e inevitabilmente si diventa vittime delle mode e di quello che i media vogliono imporci. Quello che noi possiamo fare è trasmettere in modo chiaro i valori reali di questa cultura e lasciare alle nuove generazioni la facoltà di evolverla e migliorarla. Spesso assisto a situazioni che mi fanno disinnamorare di questa cultura e sento che per molti aspetti la scena non mi appartenga come un tempo, però poi vedo anche gesti o azioni che mi danno ancora tanta speranza e stimoli. Per tornare alla tua domanda, credo che la scena italiana di musica estrema underground si molto forte e innovativa e soprattutto rispetta all'estero.

Avete mai pensato di far ascoltare la vostra musica al compositore Fabio Frizzi?

- Certo e siamo anche riusciti a farlo! Dopo aver seguito Fabio a molti dei suoi live siamo rimasti in contatto. Dopo aver registrato "March of the Living Dead", la nostra versione del celebre tema di "Zombi 2", abbiamo subito inviato un mp3 a Frizzi! Ricevere i complimenti dal compositore che ha musicato i capolavori di Lucio Fulci e non solo non ha prezzo. Speriamo di poter collaborare con lui prima o poi.

Una domanda personale: tu, in passato, hai suonato per un po’ nei Necrotorture; attualmente sei anche il cantante dei Face Your Enemy. Mi sembra di capire che ti piace tenerti attivo.

- Si, diciamo che sono molto attivo nel circuito metal e hardcore. Nei Necrotorture ero al basso, mentre nei FYE al microfono. Frequento tantissimi concerti soprattutto underground e tra le altre cose sono fondatore della CBC, un collettivo di bands hardcore, metal e rap, tattoo artists e illustratori che organizza concerti e produce dischi e artworks underground. Ho sempre avuto un approccio DIY nel movimento metal e hardcore anche se lo affronto con molta professionalità.

Come ti relazioni con la contorta e malata società odierna? Lo status attuale delle cose è davvero pessimo, non solo a livello sociale. Qual è la tua visione se dovessi pensare o solo immaginare un futuro prossimo?

- Oggi il potere è in mano alle multinazionali e governi che, attraverso i media o la religione, riescono a metterci gli uni contro gli altri e riescono a farci credere che l'odio verso tutto ciò che sia minimamente diverso dal nostro piccolo ambiente circostante sia la soluzione più facile per risolvere i problemi che ci affliggono. Invece l'intera umanità dovrebbe sforzarsi un minimo per apprezzare la varietà culturale che contraddistingue in nostro mondo. Effettivamente il futuro non si prospetta molto positivo, ma per fortuna io e tante persone che conosco siamo cresciuti in una comunità come quella metal/hardcore che ci ha insegnato a confrontarci in modo molto aperto con culture di tutti i tipi e ci ha fatto capire che l'unica soluzione è quella del rispetto reciproco. Come artista ho il dovere nel mio piccolo di comunicare alle persone messaggi positivi e costruttivi che non sono per forza messaggi politici o lezioni di vita, ma piuttosto consigli che si basano sulla mia esperienza personale e che spero possano in qualche modo aprire la mente e far pensare "out of the box".

Ti ringrazio per la chiacchierata, puoi chiudere l'intervista come meglio credi.

- Grazie a te per lo spazio concesso e l'interesse verso i Fulci. Scusa per il ritardo nel rispondere all'intervista e grazie a tutti i lettori di Son of Flies. Venite ai nostri concerti e non dimenticate che Fulci vive!

Contatti:
tropicalsun.bandcamp.com/releases
facebook.com/fulciband

FULCI line-up:
Dome - Chainsaw Massacre
Fiore - Frog Swamp
Klem - Zombi 2

FULCI photo by: 
Alessio Bucciero

Recensione: 
FULCI "Tropical Sun" - 2019


lunedì 11 novembre 2019

WOLFBRIGADE "The Enemy: Reality" - Southern Lord Recordings




Ascoltare le sonorità bastarde dei WOLFBRIGADE è come assaporare il gusto metallico di vecchie lame arruginite. La dichiarazione d'intenti della storica compagine svedese trova nuovamente conferma in queste dieci tracce condensate in poco meno di mezz'ora, in bilico costante tra il loro cosiddetto lycanthro punk e il thrash metal anni ottanta: la prima "Sum of All Vices", la successiva "Fire Untamed", come anche "Hammer to the Skull" e "Doomsday Dominion", sono certamente quattro dei brani più rappresentativi, se facciamo riferimento a questo binomio vincente. La produzione è azzeccata e in relazione al genere proposto dal quintetto scandinavo; quindi, ufficialmente, ogni loro fan non avrà nulla di cui preoccuparsi. Perchè ascoltando l'album tutto d'un fiato non serve fare troppi giri di parole. Ci troviamo di fronte a dei fottutissimi veterani che, ad oggi, continuano ad essere inamovibili nel circuito del crust punk, mantendo alto il simbolo esplicito e intimidatorio della propria bandiera insanguinata. Non manca praticamente nulla in "The Enemy: Reality", anzi ho percepito pure una maggiore cura della melodia. La carica rabbiosa sputata dai Wolfbrigade torna a far male.

Contatti: 
wolfbrigadesl.bandcamp.com/album/the-enemy-reality
facebook.com/lycanthropunks
instagram.com/wolfbrigadeofficial

Songs:
Sum of All Vices, Fire Untamed, The Wolfman, Hammer to the Skull, Narcissitic Breed, Nightmare of Wolves, Doomsday Dominion, Wells of Despair, Human Beast, Hunt the Hunter


giovedì 7 novembre 2019

ZORA "Mad-e in Italy" - Autoproduzione




Nati a Vibo Valentia nel 2003 gli ZORA rappresentano il tipico modello della band di genere: fedelissimi alla causa e intransigenti come il brutal death metal comanda. Il trio calabrese, giunge al terzo EP in sedici anni di attività nell'underground, senza però dimendicare le altre loro release pubblicate nel tempo: un demo, due album, e due singoli/split. Per l'occasione i deathster in questione hanno volutamente deciso di dare sfogo ad un concept scegliendo di reinterpretare tre brani specifici: "Hard Times" (Cro-Mags), "United Forces" (S.O.D.) e "Beat the Bastards" (The Exploited). Camminare sul filo della lama per infierire contro le devianze repressive, razziste e intolleranti che soffocano la nostra Nazione (le voci scelte per il lungo intro raccontano l'atmosfera generale del breve lavoro). La musica estrema deve colpire le fedi politiche o discriminanti, e qui il gruppo ci tiene a ribadire espressamente questo punto. Insomma, il death usato come arma per urlare musicalmente e concettualmente! Perché se la negatività è ovunque nella vita di tutti i giorni, quella stessa negatività a molta gente da la possibilità di esprimersi positivamente per concretizzare la propria volontà. L'attuale lineup vede coinvolti tre musicisti con una storia importante alle spalle: il bassista/cantante Tato (Antipathic, Glacial Fear, Unscriptural, ex-Humangled, ex-A Buried Existence, ex-Schizo, ex-Shadow of Soul), il batterista Giampiero Serra (Deathcrush, ex-Necromessiah), il chitarrista Gianluca Molè (Gracial Fear, Bastardi, Lupercalia, Minervium, ex-Desecration, ex-A Buried Existence, ex-Bretus. Registrato e mixato da quest'ultimo nel suo Soundfarm Recording Studio di Catanzaro.

Contatti: 
zora.bandcamp.com/album/mad-e-in-italy-new-ep-2019
facebook.com/Zoraband

Songs:
Hard Times (Cro-Mags cover), United Forces (S.O.D. cover), Beat the Bastards (The Exploited cover)


martedì 5 novembre 2019

IL NUOVO ALBUM DEI PUGLIESI CRUENTUS



In occasione dei trent'anni di attività, gli storici CRUENTUS pubblicano il nuovo album intitolato "Fake", disponibile dal 15 ottobre via Triple A Events Records. "Everspace" è il brano/video scelto dalla band pugliese per promuovere il loro ritorno discografico. Il disco è stato registrato, mixato e masterizzato da Massimo Stano presso il Mast Recording Studio. L'artwork di copertina ad opera dell'artista Mariarita Renatti.
Per info: cruentus1989@gmail.com

Contatti:
facebook.com/Cruentus.1989

lunedì 4 novembre 2019

BRETUS "Aion Tetra" - Ordo MCM




Marco Veraldi (a.k.a. Zagarus) e i suoi BRETUS continuano la loro tradizione musicale che consiste nel produrre lavori sempre più conturbanti e dal potere evocativo. Questo ritorno discografico della band catanzarese è un signor disco, dato alle stampe per far emergere un sound dai forti influssi mutuati dai vecchi mentori del panorama doom, e tirato a lucido dalla solita, irrefrenabile predisposizione verso tutto ciò che è distorto e crepuscolare. Il flusso di "Aion Tetra" ci attira a sé conducendoci nella caverna dei dannati, allontanando il mondo esterno e i suoi abitanti. A sorprendere, molto di più che in passato, l'uso del timbro vocale, soprattutto quando con la sua tenebrosa estensione si alza in panoramica per allargare la bocca dell'abisso e lasciar presagire l’incombere di qualcosa di sinistro. Ma attenzione, non è da meno l'apporto della straripante sezione ritmica (il bassista Janos e il batterista Striges), così come anche la potenza e la versatilità del chitarrista Ghenes, a sottolineare una sorta di rampa di lancio per liberare quella che io stesso definirei "un'incontenibile crescita artistica". "Aion Tetra" è finalizzato al rapimento dell'anima entro rocce invalicabili. E' già candidato ad essere uno dei migliori album doom metal dell'anno in corso, non solo nei confini nazionali. Vi sollecito ad ascoltare per credere.

Contatti: 
ordomcm.bandcamp.com/album/bretus-aion-tetra
facebook.com/BretusDoom
instagram.com/bretus_doom

Songs:
The Third Mystic Eye, Priests of Chaos, Prisoner of the Night, Aion Tetra, Deep Space Voodoo, Mark of Evil, Cosmic Crow, Fields of Mars, City of Frost


sabato 2 novembre 2019

HOUR OF PENANCE "Misotheism" - Agonia Records




L'inquietante immaginario racchiuso nella copertina di "Misotheism" è parte di una realistica visione della condizione terrena, una trappola mortale nella quale i dogmi religiosi tengono schiavi gli esseri umani usati per il loro nutrimento. Ma qui sta il grande paradosso: se da un lato la consapevolezza del falso conduce all'odio, al disprezzo e alla lotta, l’inconsapevolezza rende succubi e appagati nell'infelicità. La negatività che da sempre accompagna l'uomo oggi arriva alle sue conseguenze estreme, come estremo è l'impatto sonoro degli ormai affermati Hour of Penance, approdati alla corte dell'etichetta polacca Agonia Records. "Misotheism" è sostanzialmente un gigantesco album di death metal tecnico ed efferato, ma anche ispirato e ricco di suggestioni peccaminose. Per intenderci, il songwriting dei deathster capitolini ha raggiunto in questa circostanza un livello espressivo più alto in termini di stratificazione. Si apprezzano non poco "Fallen from Ivory Towers", "Lamb of the Seven Sins" (avvolgente sul suo finale), "Sovereign Nation" (in cui mi è sembrato di vedere lo spettro dei Behemoth del pluriosannato "Evangelion") e, infine, la traccia conclusiva "Occult Den of Snakes" (con una cadenza lenta e alienante). Quello dei Nostri è uno stile già abbondantemente consolidato in passato, tale aspetto non può assolutamente essere messo in discussione, eppure con il nuovo "Misotheism" gli Hour of Penance mettono a disposizione dei loro fan un'ulteriore crescita mantenendo una certa freschezza compositiva. Se non vi è chiaro, in questa occasione potrete ben capire perché competenza, esperienza e professionalità fanno ancora la differenza.

Contatti: 
agoniarecords.bandcamp.com/album/misotheism
facebook.com/hourofpenance
instagram.com/hourofpenanceofficial

Songs:
Mass Crucifixion Of Kings, Blight And Conquer, Fallen From Ivory Towers, The Second Babel, Lamb Of The Seven Sins, Flames Of Merciless Gods, Sovereign Nation, Dura Lex Sed Lex, Iudex, Occult Den Of Snakes


mercoledì 30 ottobre 2019

BLACK CURSE "Endless Wound" - Sepulchral Voice Records




Quello degli esordienti BLACK CURSE (progetto messo in piedi da alcuni membri di Blood Incantation e Spectral Voice) è un demo carico di delittuosa devastazione. La produzione claustrofobica ben si addice alle tre tracce contenute in "Endless Wound", rendendo i riff ancora più ficcanti e l'impatto delle vocals tremendamente stordente e gravido di malignità. Il minutaggio risulta essere un vero e proprio tributo al death/black di stampo statunitense, un'evidenza abbastanza palese, già dalla traccia di apertura "Charnal Rift". I Black Curse non vogliono aggrapparsi alle radici dell'originalità, preoccupandosi soltanto di donare al tutto una resa sonora tragica e distruttiva, dimostrando però di essere abili anche nel costruire trame lente e mozzafiato. Hanno tutte le carte in regola per fare colpo su chi è avvezzo a certa roba, non trovo difficoltà a dirlo con schiettezza.

Contatti: 
sepulchralvoice.de

Songs:
Charnal Rift, Seared Eyes, Endless Wound


lunedì 28 ottobre 2019

PETER BJÄRGÖ "Structures And Downfall" - Cyclic Law




Peter Bjärgö (Arcana, Sophia, Onus, Karjalan Sissit) è un artista complesso e diverso da tanti altri, simbolo di una spiccata sensibilità, in bilico – come recitano i suoi stessi album – tra solitudine e introspezione, tra genialità e quella malinconia mista a inquietudine. Peter è conosciuto come grande compositore, e questa inconfutabile grandezza traspare dalla sua musica: rappresentazione di un'arte profonda, fascinosa, perciò attraente. Affronta spesso i temi dell'ignoto, della disperazione, del distacco, visti dal musicista con un atteggiamento di coraggiosa ribellione o di rassegnata disillusione. "Structures And Downfall" è un disco che arricchisce senza filtri. E le sue opere da solista si dimostrarono proprio così, riflettendo immagini tanto ammalianti quanto tormentate di esseri umani imperfetti e vulnerabili, come noi. Negli anfratti del nuovo "Structures And Downfall" scopriamo tutto questo e, di più, per mano di una interpretazione vocale che ci svela i particolari sfuggiti alla nostra attenzione. Siamo così assorbiti da un racconto davvero intenso e per quaranta minuti illuderci di aver respirato nel suo mondo interiore. La sensazione è stata da brividi.

Contatti:
peterbjargo.bandcamp.com/album/structures-and-downfall
cycliclaw.com

Songs:
Inner Cathedral, Into Eternity, Anemoia & Onism, When Thoughts Become Your Enemy, Structures and Downfall, Dreaming of Some Purpose, Disintegration of the Mind, Winter Song


lunedì 21 ottobre 2019

ENABLERS "Zones"
Broken Clover (US) | Lancashire & Somerset (UK) | Exile On Mainstream (EU)




Magnetico, letteralmente. Nel senso di coinvolgimento emotivo. Approfondendo il processo creativo poetico-musicale degli ENABLERS, si mettono in azione varie regioni del cervello coinvolte nelle emozioni, nel ritmo e nel movimento. Un'iniezione di sperimentalismo post-rock capace di scioccare e, allo stesso modo, affascinare le anime più esigenti. Il quartetto statunitense rappresenta un'alternativa a tutto ciò che può essere considerato scontato o già sentito altrove, una guida esterna alle correnti passeggere contemporanee. E' in questo senso che, per esempio, possono essere viste le loro sfumature sonore, sorrette dalla voce narrante del cantante Pete Simonelli, impegnato ad utilizzare le proprie corde vocali come fossero dei pennelli intrisi di vari colori. Si tratta di un percorso compositivo coerente col passato, anche per quanto riguarda l'utilizzo del drumming di Sam Ospovat (Ava Mendoza, Brendan Seabrook, tUnE-yArDs, William Winant), e delle chitarre di Joe Goldring (ex Swans, Toiling Midgets, Touched by a Janitor) e Kevin Robert Thomson (ex Nice Strong Arm, Timco, Touched by a Janitor, Hazel Atlas), sempre incredibilmente suggestive e pronte a misurare la distanza del tempo. Nove brani fatti di melodie, progressioni, dissonanze, nelle quali i testi scritti da Simonelli lasciano trasparire tematiche mutevoli e cangianti. E' importante che un disco piaccia a tanti ascoltatori, ma soprattutto è essenziale che coinvolga chi dimostra di saper apprezzare l'arte, caratteristica rara oggigiorno. Preziosi.

Contatti:
https://enablers.bandcamp.com/album/zones-2
facebook.com/Enablers

Songs:
Even Its Lies, Cha Cha Cha, Furthermore, Squint, Goon Seat, Bill, In Consideration, In McCullin's Photograph, Broke, Zones