lunedì 19 novembre 2018

Recensione: DESIDERII MARGINIS "Vita Arkivet" - Cyclic Law




L'attrazione esercitata dal mistero della morte sulla mente del compositore svedese Johan Levin diventa un tutt'uno con la sua personale ricerca del significato di identità. Il cupo e inebriante concept che DESIDERII MARGINIS ha messo in scena attraverso "Vita Arkivet" va a convergere in un unico punto focale. Senza ricorrere a qualsivoglia ideologia religiosa Johan cerca quindi di accompagnare l'ascoltatore attraverso l'esperienza della morte, un viaggio che ha inizio fuori dal corpo in un altro livello di realtà, e che raccontato dalle sue sonorità ambientali diventa simbolo di eterna purificazione. Ma tale concetto racchiuso in "Vita Arkivet" non può prescindere dall'immaginazione, quella capacità di formulare varie interpretazioni utili per far vedere diversamente il mondo ultraterreno come comunemente inteso, soprattutto come luogo in cui continuerebbe la vita dopo la morte. Il mio consiglio è quello di lasciarsi trascinare dalla corrente regolata dalle nuove tracce scritte ed eseguite da Desiderii Marginis, in modo da poter vivere sulla propria pelle il brivido del trapasso e della perdita. "Vita Arkivet" non può che essere consideratao puro smarrimento. Johan Levin: uno dei Maestri indiscussi del panorama dark ambient mondiale.

Contatti: 
cycliclaw.bandcamp.com/album/vita-arkivet
facebook.com/Desiderii-Marginis

TRACKLIST: Capsule, The Scattering, Passing Bell, Vertigo, Eulogy


venerdì 16 novembre 2018

Recensione: BLOODTRUTH "Martyrium" - Unique Leader Records




La severità dell'andamento dei BLOODTRUTH si è intensificata a dismisura dai tempi in cui erano stati considerati solo dei validi musicisti all'esordio (correva l'anno 2014). Travalicando i confini più ristretti della standardizzazione stilistica del brutal death metal, questi cinque deathster umbri ci mettono a disposizione nove composizioni (inclusa l'acustica "Prelude to Havoc") che descrivono nel dettaglio un genere musicale strettamente legato alle proprie connotazioni morfologiche, ma che oggi ha anche la possibilità di approfondire ed esternare una grande varietà di soluzioni meno prevedibili. Lo svolgimento del songwriting è tanto curato quanto intenso, i Nostri penetrano nel cuore delle atrocità del passato analizzando in profondità il tema del martirio, il che ci fa calare perfettamente nell'atmosfera straziante di "Martyrium". L'intero album viene incendiato da un approccio integralista, con una coralità interpretativa vecchia maniera, manovrata con l'abilità di chi conosce i meccanismi per non farla diventare monotona e ripetitiva. I nuovi ragazzi entrati nel gruppo sono da considerarsi linfa vitale (il vocalist Luis Maggio, il chitarrista aggiunto Stefano Clementini). I Bloodtruth non si nutrono di cose artefatte perchè quel che utilizzano è l'atmosfera peccaminosa generata dalle note inserite nei brani. Non è l'autocompiacimento il loro obiettivo ma intensificare l'evocazione della drammaticità del dolore, quasi delirante nel suo potere iconico. "Martyrium" guarda ai classici degli anni '90, soffermandosi in particolar modo sugli aspetti evolutivi che avvolgono molte delle attuali uscite death metal, anche quelle ampliate con l'aggiunta di toni sinfonici. I Bloodtruth si rivelano estremamente precisi ed efficaci nello sviluppo della loro musica estrema.

Contatti: 
uniqueleaderrecords.bandcamp.com/album/martyrium
backslashproduction.com/bloodtruth.net
facebook.com/bloodtruthband

TRACKLIST: 1184 P.C., Centuries of Intolerance (Danse Macabre), Schismatical Crusades, Inner Resurrection, Peste Noire, Prelude to Havoc, The Tome of Suffering, Persecution, The Last Prophet, Martyrium


mercoledì 14 novembre 2018

Recensione: NOISE TRAIL IMMERSION "Symbology of Shelter" - Moment of Collapse Records




A fronte di una professionalità ormai riconosciuta, le considerazioni sui torinesi NOISE TRAIL IMMERSION hanno subito nel corso degli ultimi quattro anni mutazioni di valenza opposta equamente divise tra chi, soprattutto all'inizio della loro carriera, li ha considerati come l'ennesima band clone dei Dillinger Escape Plan, e quelli che invece vedevano nelle qualità tecniche di questi giovani musicisti piemontesi il punto di forza di un progetto ben avviato e di larghe vedute, capace di esprimere tanto sul piano compositivo. "Symbology of Shelter", opera terza uscita il 2 novembre, appare più del precedente album "Womb" adatto a mettere in risalto le dichiarazioni di intenti e le traiettorie stilistiche tracciate accuratamente su una mappa priva di qualsiasi appiglio che ci indichi uno specifico punto di riferimento, una struttura musicale contorta e disorientante all'interno della quale trovano spazio temi, stilemi di varia entità. La violenza come sfogo e ribellione, come reazione alla mancanza di speranza nella vita, all'isolamento e soprattutto al dolore, fisico e psicologico. Ecco perché si potrebbe definire "solipsistica" la dimensione in cui si scatena la fisicità di "Symbology of Shelter", che però non esclude il torpore radicato nella nostra realtà. I Noise Trail Immersion dimostrano di essere sinonimo di tangibile talento, pur avendo toccato e modellato note e sonorità già adoperate da altre rinomate formazioni scandinave e statunitensi. Ed è proprio il loro rituale catartico inverso, con il trionfo della qualità compositiva, a far risultare sterili le ennesime annotazioni di paragone con tutte quelle entità tentacolari attive in tale circuito musicale (The Secret e simili). "Symbology of Shelter" sconvolge e traumatizza dall'inizio alla fine. Sarebbe quasi scontato dire "fatelo vostro". Complimenti Noise Trail Immersion.

Contatti: 
noisetrailimmersion.bandcamp.com/album/symbology-of-shelter
facebook.com/NoiseTrailImmersion

TRACKLIST: Mirroring, Repulsion and Escapism I, Repulsion and Escapism II, Acrimonious, The Empty Earth I, The Empty Earth II, Symbology of Shelter


lunedì 12 novembre 2018

Intervista: LA MORTE VIENE DALLO SPAZIO - "SENZA CONFINI"






IN "SKY OVER GIZA", ALBUM DEI LA MORTE VIENE DALLA SPAZIO, C'E' COME UNA FORZA NASCOSTA CHE CI FORNISCE LA CONFERMA DELLE CAPACITA' ARTISTICHE DI QUESTA BAND NOSTRANA, CAPACE DI VALORIZZARE UN LINGUAGGIO MUSICALE MOLTO PARTICOLARE E, A SUO MODO, INTRIGANTE. ANDIAMO A CONOSCERLI MEGLIO GRAZIE A QUESTA INTERVISTA CON MELISSA CREMA.

Come potresti descrivere i passaggi chiave che vi hanno portato alla realizzazione di "Sky Over Giza"?

- "Sky Over Giza" è frutto di due giornate di improvvisazione in studio di registrazione. E' un lavoro estemporaneo, dettato dalla volontà di creare qualcosa di nuovo e anticonvenzionale nei suoni. Non ci sono stati passaggi chiave in quanto al tempo delle registrazioni la band era ancora un collettivo aperto, non esisteva una formazione stabile e non c'era una progettazione musicale dei brani.

Qual è il processo creativo alla base della vostra musica?

- Solitamente è il chitarrista ad occuparsi in larga parte di composizione e arrangiamento, ma non parlerei di un vero e proprio processo creativo, in quanto la composizione dei nostri brani nella maggior parte dei casi è molto istintiva, come un flusso di suoni.

E' stato difficile unire i diversi background dei componenti coinvolti nei LA MORTE VIENE DALLO SPAZIO?

- Credo che il nostro sia un genere che va al di là dei generi. Non saprei collocarci in uno specifico filone musicale, ma penso anzi che il nostro punto di forza sia proprio l'essere trasversali a più generi. Questo ha fatto sì che sia stato piuttosto naturale bypassare i nostri singoli background musicali per dar vita a qualcosa che vada oltre.

Il nome della band è decisamente particolare. Interessante la scelta di utilizzare la lingua italiana. Puoi illustrarci la storia dietro queste parole? "La morte viene dallo spazio" è anche un film di fantascienza del 1958 diretto da Paolo Heusch.

- La Morte Viene Dallo Spazio come hai già detto è proprio il titolo di un vecchio b-movie italiano e l'averlo reso niente meno che il nome del progetto è sintomo del fatto che sono proprio i film sci-fi italiani degli anni 50-60 e le loro colonne sonore ad essere la nostra principale ispirazione. Siamo sempre stati affascinati da questo mondo e dal mistero in cui è avvolto.

Pensi che "Sky Over Giza" renda giustizia alla vostra concezione di musica sperimentale? Quale era l'idea iniziale dei LA MORTE VIENE DALLO SPAZIO e a cosa è arrivata oggi?

- "Sky Over Giza" è slegato da concezioni e ideologie di sorta, sicuramente si tratta di musica sperimentale ma non ci siamo rifatti ad alcun obiettivo specifico di suono durante le registrazioni. La Morte Viene Dallo Spazio è nato come un open ensamble che coinvolgeva ad ogni concerto elementi diversi sul palco, una sorta di collettivo che ha raggiunto una formazione pseudostabile e ha acquisito identità di band soltanto all'inizio dell'anno in corso.

Quali sono i pro e i contro di comporre brani così complessi e articolati?

- I brani che componiamo riflettono interamente il nostro modo di essere, e per noi non sono complessi e articolati, ma anzi le strutture di "Sky Over Giza" sono molto semplici, quasi non esistono, essendo frutto di un'improvvisazione come già detto. Sono semplicemente il risultato di quello che abbiamo dentro, di ciò che si muove in noi e tra di noi. Non ci sono né pro né contro, è la nostra musica e non potrebbe essere niente di diverso da questo.

Qual è la tua visione di universo/spazio? Credi nella vita oltre la terra? Te lo chiedo perché vorrei capire se il titolo "Sky Over Giza" ha una connessione con questo argomento...

- Siamo solo una minuscola parte dell'universo e i luoghi che l'essere umano non ha ancora raggiunto sono molti. Personalmente non credo in nessuna realtà parallela, ma considerando che la Terra è solo uno dei pianeti che compongono la nostra galassia e che probabilmente esistono anche altre galassie delle quali non siamo a conoscenza, non escludo la possibilità di altre forme di vita intelligenti oltre a noi. "Sky Over Giza" sicuramente ha dei richiami a queste tematiche, soprattutto in "Zombies Of The Stratosphere".

Il disco affascina anche per l'unione di sonorità contrastanti. Pensi che la struttura psych rock delle vostre composizioni possa in qualche modo destabilizzare l'attenzione dell'ascoltatore, a prescindere dai gusti personali. Sicuramente non è facile ascoltare un disco come "Sky Over Giza".

- La facilità o meno dell'ascolto è soggettiva. Sicuramente i nostri brani non sono immediati, il nostro non è un sound commerciale e non vuole nemmeno esserlo, ma è caratterizzato invece da influenze di diverso tipo, dalla musica dark ambient al doom, passando dallo space rock e dalla psichedelia.

Vi sentite legati al filone progressive sviluppatosi in Italia all'inizio degli anni settanta?

- Sicuramente per quanto riguarda la scena italiana il filone progressive è quello a cui più ci sentiamo legati. Jacula e Goblin ci hanno in qualche modo ispirato nelle sonorità, così come Paul Chain dall'altro lato.

Grazie per l'intervista. Buona fortuna.

Grazie a te!


CONTATTI:
bloodrockrecords.bandcamp.com/album/sky-over-giza
facebook.com/lamortevienedallospazio

RECENSIONE:
LA MORTE VIENE DALLO SPAZIO "Sky Over Giza" 2018 - BloodRock Rec.


sabato 10 novembre 2018

Recensione: NIET "Dangerfield" - Autoproduzione




I NIET nascono in Provincia di Ferrara nella calda estate dell'anno 2014 dall'unione di Ivo (chitarra, voce) e Campi (batteria). Dopo l'uscita del demo "Home" (2016) questi ragazzi giungono al nuovo EP "Dangerfield" nel settembre del 2018, fieri di continuare a proporre il loro sound come un duo. I Niet hanno sicuramente assimilato la lezione impartita dai Sonic Youth, Jesus Lizard, NoMeansNo, Melvins, ma anche quella dei Big Black, Fudge Tunnel, Unsane, The Cutthroats 9, Whores, UXO. Un assalto distorto sorretto da una batteria secca e martellante, arricchito da una voce che, filtrata al punto giusto, si fa carico di un palpabile disagio interiore. "Dangerfield" merita di essere ascoltato perché ci mette di fronte a due musicisti motivati e convinti dei propri mezzi. Sono certo che il loro songwriting migliorerà ancora nel corso del tempo.

Contatti: 
niet1.bandcamp.com/album/dangerfield
facebook.com/nietmeansno

TRACKLIST: All work and no play, Sinking, MDZhB, Dangerfield, KEXP


venerdì 9 novembre 2018

Intervista: GERDA - "IL PIANTO DEI SOPRAVVISSUTI"






PER I GERDA LA MUSICA E' LO STRUMENTO PER ESPRIMERE LA LORO NATURA, PER RELAZIONARSI CON LE COSE E GLI EVENTI, MA ANCHE UN BINARIO DA PERCORRERE PER TROVARE UN SENSO AI PASSAGGI-CHIAVE DELL'ESISTENZA. NUTRO UNA GRANDE STIMA PER QUESTA BAND DI JESI, SIA PERCHE' SI SONO SEMPRE RIVELATI DEI MUSICISTI "LIBERI" E "AUTENTICI", SIA PERCHE' APPROFONDISCONO OGNI LORO ARGOMENTO CON FORBITA ELOQUENZA. HO COSI' DECISO DI CONTATTARLI PER FARCI RACCONTARE QUALCOSA RIGUARDO IL NUOVO ALBUM "BLACK QUEER". QUI DI SEGUITO IL RESOCONTO DELLA NOSTRA CHIACCHIERATA.

Qual è la vostra idea di "noise", e cosa ha in più questo genere se lo intendiamo come mezzo comunicativo? Come si è evoluto il concetto di noise nel corso degli ultimi dieci anni?

- Credo ormai il termine sia stato usato per gruppi che superficialmente hanno pochi punti in comune e soprattutto accostato a tanti altri generi più definiti, come punk, hardcore, psych, etc. per cui parlerei più di approccio libero alla musica di cui possono essere chiari i punti di partenza e/o le radici ma, senza esserne un difetto, meno gli obiettivi, se non la ricerca stessa, musicale e personale.

Quindi, cosa ci potete dire su "Black Queer"? E' corretto parlare di "originalità" se teniamo in considerazione tutti gli aspetti che hanno dato forma a "Black Queer"?

- "Black Queer", come anche gli altri dischi, è figlio del momento emotivo della band, delle capacità, della coscienza di sè. Questi sono gli aspetti che conducono a scrivere un disco, presenti, assenti o confusi che siano stati. Nei precedenti le nostre volontà erano più in contrasto e sotto pressione. "Black Queer", per il sentimento che lo percorre, ha una volontà più univoca, non perchè ci siamo accordati su come dovesse suonare prima di comporlo e registrarlo, questa è una cosa che non abbiamo mai fatto e che non siamo in grado di fare. La ragione è piuttosto, io credo, che sempre di più diventiamo un organismo, qualcosa in cui ogni parte ha cratteristiche e funzioni diverse ma insieme alle altre compone una stesssa forma di vita. Per ciascuno di noi quattro suonare significica suonare nei Gerda, ora più che mai.

C'è una forte continuità stilistica tra "Black Queer" e i vostri precedenti album, nell'approccio alla musica in primis, ma l'atmosfera che si respira in questo nuovo lavoro è più cupa e in un certo senso depressiva. Che ne pensate?

- Dopo vent'anni vediamo un percorso emotivo che si riflette sullo stile nella produzione dei nostri cinque dischi. Nascita, coscienza, autodistruzione, libertà e dolore. Troviamo le prime produzioni più claustrofobiche. Non trovo "Black Queer" più cupo o depressivo, i sentimenti però rispetto al passato non vengono più nascosti. Esce una vena malinconica in più, probabilmente.

Che valore hanno per voi le parole utilizzate nei vostri testi? Credo sia un'opportunità poter comunicare qualcosa di profondo a chi ascolta la musica in maniera attenta.

- Nessuna parola è scelta a caso. Stare su un palco, dire certe parole è: essere e dire "guardami".

Mi interesserebbe sapere perché la scelta del titolo "Black Queer". C'è un legame tra il titolo e il concept che sta alla base dell'album?

- Tradotto: frocio nero. Neri e gay sono fra le classi più discriminate, i primi per indirizzo/scelta (sessuale) e i secondi per origine. Storia e società li disegnano come emarginati, deboli e perdenti ma la paura, la debolezza è in chi dalla diversità si sente disturbato. Il disco è dedicato a Francesco Vilotta, chitarrista, cantante e fratello, e nasce dopo la sua scomparsa quasi quattro anni fa. Lui è il nostro "Black Queer", ma nero e diverso è anche il nostro sound, lo è sempre stato ma questa volta, noi crediamo, lo è in particolar modo. E' un disco scuro, molti dei brani parlano di morte, ma è anche un disco in cui gli elementi stilistici si confondono più del solito, un disco in cui emerge in qualche modo più esplicitamente una componente femminile all'interno del sound, se così si può dire, di questo siamo fieri.

In mezzo a questo calderone di cloni e band senza personalità, qual è l'obiettivo dei Gerda?

- Ci sono anche band interessanti in giro, ma è il livello di interesse del pubblico e di certa critica poco coraggiosa che decreta ormai il peso di una band, peso il cui parametro è spesso meramente mediatico. Del resto al giorno d'oggi la comunicazione non svolge più una funzione culturale, il cui fine è la conoscenza, ma economica, il cui fine può essere pure vendere la merda, se piace. E piace, è un minino comune denominatore, semplice e comprensibile, che mette tutti d'accordo. Non abbiamo obiettivi, è naturale. Come l'essere umano, non sceglie di respirare.

La consapevolezza serve a capire la realtà che ci circonda?

- Si, fa male e non riesco farne a meno.

Qual è stato il più grande insegnamento dopo tanti anni di attività come band?

- Che i batteristi sono una categoria umana a parte.

Tempo fa mi capitò di leggere una frase di Alejandro Jodorowsky: "Sei talmente abituato a vivere da vittima che la felicità che ricevi in questo momento ti fa piangere". Vi sentite di commentarla?

- A volte succedono cose molto belle, attimi, picchi così fulgidi che danno la misura del dolore che provi e a cui sei abituato ogni giorno e al cui cospetto siamo costretti a restare troppo freddi. La felicità che ricevi risveglia il corpo e ogni sua percezione, la concezione del passato si fa più chiara. E' il pianto dei sopravvissuti, è l'omaggio a ciò che comunque è stato.

Grazie per la vostra disponibilità. E' la vostra prima intervista per Son of Flies webzine.

- Grazie a te e per averci concesso questo spazio.

CONTATTI:
gerda1.bandcamp.com/album/black-queer
facebook.com/Gerdanoise

GERDA line-up:

Alessandro Turcio - Voce
Alessio Compagnucci - Basso
Roberto vilotta - Chitarra
Andrea Pasqualini - Batteria

RECENSIONE: 
GERDA "Black Queer" - DIY Conspiracy


mercoledì 7 novembre 2018

Recensione: NOIA "Iron Death" - Despise The Sun | Go Fuck Yourself




Scelgono le ali protettive della Despise The Sun Records e della Go Fuck Yourself Productions i fiorentini NOIA, già conosciuti nell'underground heavy per essere una delle compagini più ostinate che il suolo italico abbia partorito, e questo, per due musicisti intransigenti come Lorenzo Bellia e Mirkö D.D. vuol dire comporre musica con il pugno di ferro. "Iron Death" non concede sconti di sorta, è un disco risoluto, sincero, in cui dolore e morte assumono sostanza quasi divina. Quello dei Noia è un genere inutile da elevare dalle sue fangose origini, ed è giusto che sia così. Qui la distanza tra la sfrontata attitudine punk e l'irruenza del metal vecchia scuola è talmente ravvicinata che solo un sottile filo spinato separa l'una dall'altra. E il resto? Il resto non conta niente. Lunga vita ai ribelli! Disponibile su CD e tape.

Contatti: 
noianera.bandcamp.com/album/iron-death
facebook.com/noiametal
despisethesunrecords.bandcamp.com
gfyp.de

TRACKLIST: Condemned to Hate, Deathwish Mania, Bring on the Violence, Return to Hell, I Am Nightmare, Iron Death, Oath Of Strife, Counterattack, Black Depths of the End, Worldwide Killing Field




lunedì 5 novembre 2018

Recensione: DSA COMMANDO "Memento Mori" - Tuff Kong Records




Una delle release hip hop più attese del 2018 è il nuovo EP dei savonesi DSA COMMANDO, chiaro indicatore di un malessere racchiuso nell'Inferno della nostra contemporaneità, una sorta di flusso di coscienza musicale liberato nell'intercapedine del tempo. Quella dei DSA è una versatilità imprescindibile, ma anche una delle proposte più genuine che la scena rap italiana abbia conosciuto negli ultimi dieci anni. I Nostri sono riusciti nell'impresa di rappresentare al meglio la vera essenza di un genere che in questa Nazione ha subito un tracollo di credibilità, soprattutto se si pensa al redditizio circuito mainstream. I contenuti di "Memento Mori" rafforzano ulteriormente l'integrazione fra musica e concetti lirici ribaditi nel corso dell'intera carriera, e in tal senso il loro stile ha influenzato lo sviluppo del gruppo stesso. Per capire l'onestà con cui i DSA COMMANDO affrontano la composizione lirica, basterebbe solo prestare orecchio alla opener, nonché title track dell'EP in questione. Questi ragazzi hanno il raro merito di trasmettere energia contagiosa a chiunque creda ancora nella libertà d'espressione nell'arte. Interamente prodotti da Sunday (Thriller Machine): uno dei più brillanti produttori della sua generazione, discepolo ascoltatore dell'underground americano e allo stesso tempo innovatore e sperimentatore di altri mondi. "Memento Mori" non ha confini, e dispensa emozioni senza scendere mai a compromessi. Masito dei Colle der Fomento ospite in "Canaro". Disponibile sulle piattaforme digitali di Spotify / iTunes, il 10" LP è ordinabile e acquistabile sul sito della nostrana Tuff Kong Records.

Contatti: 
dsacommando.com
facebook.com/DSA-COMMANDO  
instagram.com/dsacommando 
tuffkongrecords.com 

TRACKLIST: Memento Mori, D.s.a.c.o.m.m.a.n.d.o., Canaro feat. Masito (Colle der Fomento), Notte di sangue


venerdì 2 novembre 2018

Intervista: LIVIDITY - "PROFONDO ROSSO"






UNA LUNGA E PIACEVOLE CHIACCHIERATA QUELLA AVUTA CON DAVE KLIBER E VON YOUNG DEI DEATHSTER AMERICANI LIVIDITY. LORO, OVVIAMENTE, SONO UNA BAND DI CULTO NELL'UNDERGROUND ESTREMO, SEGUITI E RISPETTATI DA TANTISSIMI DEATH MANIACS SPARSI PER IL GLOBO. L'OCCASIONE E' QUELLA GIUSTA PER PARLARE DEL NUOVO BRUTALE ALBUM "PERVERSEVERANCE".

I Lividity sono attivi nell'underground musicale da più di due decenni e, in merito a ciò, potete essere considerati uno dei pesi massimi della scena brutal death metal. Facendo riferimento ai tanti anni di attività, vi siete mai chiesto cos'è più importante per voi attualmente? Cosa è cambiato nel corso del tempo?

Von: Wow Christian. Grazie per le tue gentili parole. La cosa principale da tenere in considerazione è che la solidità della line-up è cambiata nel corso del tempo, infatti negli ultimi quattro anni la formazione è rimasta la stessa. Sappiamo come lavorare l'uno con l'altro, suonare l'uno con l'altro, e siamo anche in grado di adattarci alle necessità altrui. Su ciò che è più importante dopo tutti questi anni di attività, sicuramente il fatto che siamo ancora in grado di suonate questo genere musicale con grande passione. Sono felice che le persone ci ascoltano ancora e ci supportano in tutto il mondo.

Dave: Fuck yeah Christian. Grazie. I Lividity hanno lavorato duramente promuovendo la loro musica per ben 25 anni, mantenendo accesa la fiamma del death metal. L'unica cosa che è cambiata sono i membri della band. Abbiamo finalmente raggiunto una buona solidità. Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti dopo tutti questi anni. La formula è rimasta vera e coerente, altrettanto l'esecuzione della nostra musica.

Quali sono le maggiori differenze tra questo nuovo album è quelli che lo hanno preceduto? Pensate che "Perverseverance" sia migliore sul piano qualitativo?

Von: A differenza del passato, questo nuovo album è stato scritto e arrangiato da tutta la band, ognuno di noi ha contribuito al songwriting. Possiamo considerarlo uno sforzo di gruppo. Il precedente "To Desecrate and Defile" era stato caratterizzato da una visione più individualistica. Se gli ascoltatori considerano migliore "Perverseverance", a noi non può che far piacere. Sicuramente è il mio disco preferito dei tre composti con gli altri ragazzi della band.

Dave: Proprio come ha detto Von, la scrittura del disco è stato il frutto di uno sforzo di gruppo e questo fattore lo si può percepire ascoltando i brani presenti nell'album. Attualmente sono tre le voci coinvolte dietro il microfono. Le parti epiche sono più putride e oscure, tutti gli arrangiamenti di batteria molto più curati, le intro inserite nei punti giusti. Abbiamo portato un sacco di buone idee sul tavolo, valutandole e mettendole insieme come in un puzzle. "Perverseverance" è simile ad un labirinto, un labirinto che gira nella mente sadica di uno psicopatico malato. Questo è il nostro miglior album, il disco che volevamo scrivere già da molto tempo, e se devo dire la mia non mi interessa cosa possano dire o pensare i critici del metal. Dobbiamo ringraziare Dan Klein per aver dato ai Lividity il miglior suono possibile in fase di produzione, questo ci ha dato la possibilità di mostrare tutta la nostra violenza e la cattiveria che i Lividity sono capaci di infliggere.

Il processo di scrittura è stato in qualche modo modificato rispetto al passato?

Von: Posso dire che i Lividity suonano cose diverse da molte altre band. Si inizia sempre dai giri di chitarra, prendendo appunti per individuare la giusta direzione da prendere. Viviamo a circa due ore di distanza l'uno dall'altro quindi è piuttosto semplice incontrarsi per le prove. Dopo che le idee principali sono state valutate, il nostro batterista Garrett inizia a lavorare sui brani. Man mano che la struttura prende forma continuiamo a modificarla per poi portarla nella fase finale. Le parti vocali vengono inserite successivamente.

Dave: Sono d'accordo su tutto ciò che ha espresso Von. Non avrei potuto dire di meglio. Questo è il modo in cui creiamo la nostra musica.

Quindi, secondo voi, questo disco vi porterà su un livello superiore?

Von: Vogliamo fare quello che ci rende soddisfatti, lo abbiamo sempre fatto. Devo dire che le reazioni del pubblico su questo nuovo album sono state sorprendenti e mi hanno davvero sconvolto. Anche le reazioni dal vivo sono state grandiose. Non so quale potrebbe essere il livello successivo, ma sono disposto a scoprirlo.

Dave: Sì, questo album è davvero potente, i brani epici ed emozionali, le tre voci aggressive come un demone a tre teste. E' stato magico lavorare nell'Iron Hand Audio studio. Con tutto il cuore, credo fermamente che questo disco sia eccezionale. "Perverseverance" otterrà un'attenzione molto più ampia, e ha già ottenuto ottimi riscontri. Vedremo cosa ci riserverà il futuro, comunque andrà ci divertiremo come sempre. Il 30 novembre la Metal Age Productions pubblicherà le ristampe dei nostri vecchi album, quindi acquistateli e divertitevi durante l'ascolto!

È così che vi piace suonare: brutali nella musica e nei testi?

Von: Assolutamente. Suoniamo uno stile aggressivo e tutti gli aspetti del sound devono corrispondere a tale genere musicale. "Perverseverance" vi travolgerà con il suo odio, con la sua cattiveria. Non so se abbiano influito le nostre vite personali mentre scrivevamo le canzoni, ma tutto ha funzionato alla perfezione... hahahahaha.

Dave: It is mean as fuck! Non abbiamo pubblicato nulla dopo "To Desecrate And Defile", per questo motivo ora siamo affamati e concentrati. Abbiamo lavorato duramente e ora l'album ha preso le sembianze di una bestia! "Perverseverance" è psicopatico e sinistro. Onestamente, non vedo l'ora di materializzare nuove idee con la nostra musica!

Qual è stata l'idea iniziale per l'artwork di "Perverseverance"? Penso che l'immagine di copertina rappresenta pienamente la brutalità del nuovo album.

Von: Come si può progettare un artwork partendo da un titolo inventato? Inizialmente avevamo un'altra copertina (che è sempre grandiosa), ma non incarnava totalmente il titolo del disco. Così ci siamo messi in contatto con Daemorph Art che ha creato qualcosa di incredibile. L'immagine di copertina è davvero fenomenale. ASSOLUTAMENTE, rappresenta perfettamente il titolo del disco!

Dave: A Daemorph Art sono state date alcune linee guida, dando così la nostra interpretazione di "Perverseverance", poi lui ha creato qualcosa di spaventoso. Se ascolti l'album dall'inizio alla fine, penso che la musica dipinga un quadro malato e grottesco quanto la stessa copertina. È affascinante, profonda e oscura. È perfetta. L'attesa ne è valsa la pena!

Quali band state ascoltando in questo periodo, e quali sono i vostri album preferiti usciti nel 2018?

Von: Non ascolto molta musica mentre compongo. Non voglio essere influenzato durante la fase di scrittura. Dave e Jake ascoltano molta più musica rispetto a me hahaha. Mi piacciono i lavori di Suffocation, Skinless, Soreption, Death, poi quelli di Gruesome e Internal Bleeding! Sono uscite tante cose buone nel 2018. Il nuovo EP dei Cryptopsy è davvero killer, ma anche il nuovo album degli Hate Eternal. Comunque sto diventando troppo vecchio per ricordare tutto hahahaha.

Dave: Vengo stimolato dalle grandi band, specialmente dai veterani come Napalm Death, Carcass, Autopsy, Impetigo, Deicide, Cannibal Corpse, Dismember, Entombed, Obituary, Hypocrisy, Blood, Death, Mortal Decay, Dying Fetus, etc... Sai, preferisco quelle band capaci di trasmettere sentimento ed emozione, e non quelle legate al codice math metal troppo meccanico e non abbastanza organico. Ultimamente ho ascoltato i dischi killer di Skinless, Mortal Decay, Internal Bleeding, Profanation (Ger), Aborted (Bel), Lower Than Zero (Ger), Dictated (NL), Putrid Pile, Disintegrator, Human Compost (Can), Clitgore (Rom) e altro ancora. Apprezzo gli Imperial Savagery e i Sons Of Famine, proggetti in cui è coinvolto il nostro batterista Garrett Scanlan, ma anche i Dead Shore del nostro bassista Jake Lahniers.

Siete attivi nella scena fin dagli anni '90, perciò mi piacerebbe sapere cosa ne pensate dei fan più giovani del death metal. Trovate differenze tra i vecchi e i nuovi seguaci del genere?

Von: La "scena" è molto diversa solo per il modo in cui oggi si comunica. Ci sono molti fan che vivono, respirano e supportano questo genere. Al momento la scena death metal sembra essere in ripresa, e penso sia una buona cosa. Ci saranno sempre alti e bassi.

Dave: Ricordo di essermi seduto al mio tavolo trovandomi davanti a 100 buste con lettere scritte a mano e una demo dei Lividity da inviare, sperando che qualcuno apprezzasse tanto quanto me. Le nuove generazioni di musicisti non potranno vivere tutto questo. La scena si sta evolvendo, qualcuno salta fuori e qualcun altro salta dentro. Abbiamo visto tante cose e vissuto tanti cambiamenti durante tutti questi anni. Finché ci sono fan sfegatati, lo spettacolo andrà sempre avanti.

Vi piace ancora suonare dal vivo?

Von: Assolutamente! I LIVIDITY SONO UNA BAND LIVE. Venite a vederci per credere.

Dave: Christian, io vivo per tutto questo. Desidero sempre un palco su cui suonare! Dal vivo do tutto me stesso! Non voglio mai che finisca.

Ora che l'album è stato pubblicato, quali sono le prospettive per i Lividity?

Von: Speriamo nella massima promozione da parte della label Metal Age Productions. Andare in tour l'anno prossimo attraverso l'Europa e in altri posti. Vogliamo suonare il più possibile!

Dave: Vogliamo vivere le nostre future esperienze con rilassatezza. Ci divertiremo!

Von e Dave, grazie per l'intervista, vi auguro il meglio.

Von: Grazie a te fratello per tutto il supporto che dai a questa forma d'arte e all'intera scena. Spero saremo abbastanza fortunati per andare in tour l'anno prossimo.

Dave: Grazie per il tuo supporto killer. You rule. Chiunque prenderà il nostro album non rimarrà deluso. Saluti.

Contatti:  
lividity-map.bandcamp.com/album/perverseverance
facebook.com/lividityofficial

LIVIDITY line-up:

Von Young - Voce, Chitarra
Dave Kibler - Chitarra, Voce
Garrett Scanlan - Batteria
Jake Lahniers - Basso, Voce

RECENSIONE:
LIVIDITY "Perverseverance" 2018 - Metal Age Productions




mercoledì 31 ottobre 2018

Recensione: DAHLIA'S TEAR "Through the Nightfall Grandeur"
2018 - Cryo Chamber




Parlare di Anile Dahl (DAHLIA'S TEAR) significa parlare di un artista che partecipa attivamente allo sviluppo della musica drone/dark ambient, nei cui confronti è stato capace di mantenere sempre un metodo sperimentale, aperto verso tutte quelle possibili soluzioni in grado di ampliare il suo spettro sonoro. Le tracce di "Through the Nightfall Grandeur" sono fonti di illuminazione duratura che colpiscono i due diversi volti del mondo: quello interiore e di conseguenza quello esteriore. Anile Dahl mette in evidenza le proprie linee guida interagendo con la rappresentazione di un Tutto che possiede una forza celebrativa e mistica. Artwork, songwriting, produzione sono stati elaborati con maestria, a favore di nove tracce che si distinguono per la loro singolarità e magnificenza. Non deve stupire, pertanto, se "Through the Nightfall Grandeur" verrà considerato uno dei migliori album del genere usciti nel 2018. Pura catarsi sonora.

Contatti: 
cryochamber.bandcamp.com/album/through-the-nightfall-grandeur
facebook.com/dahliastear

TRACKLIST: Encroaching Shadows Beckon to Chase the Fleeing Light, The Keeper of Broken Dreams and Tattered Spirits, Forlorn Whispers on a Moonlit Path, The Frozen Echoes of the Endless Moor, Bitter Silence of Desolate Steps, Drowning in Delusions of Grandeur, Lamenting Memories Long Past in the Remnants of Darkness, Drifting into the Void Grasping at Fading Starlight, Lost in the Crystalline Enigma


lunedì 29 ottobre 2018

Recensione: HATE ETERNAL "Upon Desolate Sands"
2018 - Season of Mist




"Upon Desolate Sands" dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto Erik Rutan sia assurto da tempo alla posizione di Maestro nella scena estrema grazie ad un intenso lavoro di valorizzazione del death metal contemporaneo, come musicista e produttore. Tra i molteplici aspetti che gli HATE ETERNAL offrono ai loro fedeli seguaci, uno dei più rilevanti è senz'altro quello qualitativo: lo specchio riflette un gruppo navigato che dopo aver vissuto periodi diversi e con line-up differenti è ancora in grado di sbalordire tenendo testa all'incostanza del mercato odierno, assumendo così una posizione leader a livello internazionale. Tre anni di distanza dall'uscita del precedente "Infernus", più di 1000 giorni per mettere alla luce un nuovo full-length architettato e suonato in maniera eccelsa: la varietà ritmica, la profondità e il dinamismo dei nove brani conferiscono al già solido marchio di fabbrica dei Nostri un'ulteriore brillantezza che costituisce un elemento chiave sul piano dell'azione. La tecnica non è fine a se stessa se si hanno delle idee valide da riversare nei solchi di un supporto fisico. Fa da contraltare una produzione ancora più imponente e voluminosa, adatta a valorizzare ogni sfaccettatura dei tanti passaggi. Questo, per una formazione che, con un disco destinato a perdurare nel tempo, dimostra di non avere affatto dimenticato le radici del death metal, avendo la piena consapevolezza di voler migliorare in modo adeguato alle esigenze del presente. Un ritorno discografico come "Upon Desolate Sands" era necessario per attirare altri adepti ai piedi del trono oscuro. La durata è quella giusta: mezz'ora abbondante. Se mai avessi voluto utilizzare una valutazione numerica, la mia scelta sarebbe stata 10/10.

Contatti: 
hateeternal.bandcamp.com/album/upon-desolate-sands
hateeternal.net 
facebook.com/Hate.Eternal

TRACKLIST: The Violent Fury, What Lies Beyond, Vengeance Striketh, Nothingness of Being, All Hope Destroyed, Portal of Myriad, Dark Age of Ruin, Upon Desolate Sands, For Whom We Have Lost


venerdì 26 ottobre 2018

Recensione: BASTARDIZER "Dawn of Domination"
2018 - Evil Spell / Undercover Records | Iron, Blood And Death Corp Distribucion




Supportati dall'immagine infernale rappresentata sull'artwork di questo secondo full-length, gli australiani BASTARDIZER fanno rivivere il mito degli anni '80, consapevoli di riprendere per filo e per segno tutti gli elementi che hanno dato il via al concetto "puro" di thrash/black metal, o meglio dire blackened thrash/speed metal. Il loro stile fatto di riff immediati e ignoranti tira dritto mostrando gli artigli. E' una volontà determinata e per nulla presuntuosa quella che alimenta il nuovo "Dawn of Domination". Con i brani "Whiskey 'til Death", "Hellions of the Oath" la band trova anche il modo di esternare il proprio amore incondizionato per il rock 'n' roll cazzuto dei seminali Motörhead. Per farla breve, questi quattro ragazzi non risparmiano la componente groovy tipica del genere in questione, riuscendo nello scopo di offrire una prestazione convincente.

Contatti: 
bastardizer.bandcamp.com/album/dawn-of-domination
facebook.com/bastardizer666

TRACKLIST: Dawn of Domination, A Dose of Vengeance, Crimson Trenches, Death Cult, Demons Unleashed, Whiskey 'til Death, Up the Ante, Hellions of the Oath, Midnight in Hell, Mongrels' Wrath/The Depraved Nazarene Whore, Unholy Allegiance


mercoledì 24 ottobre 2018

Recensione: ATRIUM CARCERI "Codex"
2018 - Cryo Chamber




Ascoltare un disco dark ambient è come scalare una piramide: all'inizio l'andamento del passo può essere lento ma, man mano che si sale, diventa impossibile mantenere invariato il ritmo dei movimenti. La scalata può subire un'accelerazione, e anche se può sembrare lenta, di fatto non lo è, se non altro perché gli spostamenti cambiano nello scorrere del tempo. Perciò se in "Codex" esiste un mutamento reale o apparente di stile, esso viene imposto dalle diverse sezioni contenute nelle tracce. E' importante capire perché un lavoro del genere è in grado di modificare le percezioni visive. D'altra parte sono necessari ripetuti ascolti: senza quelli, non riusciremmo a cogliere le sfumature dei suoi significati. Il compositore Simon Heath si espone senza veli, con un sound più ampio, orchestrale e liberatorio, adeguatamente costruito per elargire un forte pathos agli scenari astratti messi a fuoco dalla sua mente visionaria. Ecco quindi come può risultare sorprendente un album dark ambient del 2018. ATRIUM CARCERI opera in funzione di un'enorme crescita artistico-compositiva.

Contatti:
cryochamber.bandcamp.com/album/codex
facebook.com/Atrium-Carceri

TRACKLIST: The Void, From Chasms Reborn, The Seer, A Memory Lost, The Empty Chapel, Path of Fallen Gods, The Ancient City, Sacrifice to the Machine, The Maze, A Hunger too Deep, The Citadel




lunedì 22 ottobre 2018

Recensione: GLUTTON FOR PUNISHMENT "The Mutilation Process"
2018 - Twin Town Tyrant Records




Continua, senza nessuna tregua, il bombardamento sanguinario dei GLUTTON FOR PUNISHMENT, una delle realtà odierne presenti nelle cripte fatiscenti del death metal underground. Lo spirito travolgente che pulsa nel nuovo album "The Mutilation Process" si confessa in maniera decisa, muovendosi in linea con le regole ferree dettate da quella scuola di pensiero che, fin dalle sue influenti origini, viene considerata la più intransigente del panorama metal. Le 10 canzoni proposte dai Glutton for Punishment, escludendo la strumentale "When the Tempest Ends", fanno tornare in mente le atmosfere maleodoranti già vomitate da due band ormai scomparse dalla scena americana: mi sto riferendo a quanto fatto dai Sepsism e Scattered Remnants alla fine degli anni novanta. Ma durante l'ascolto delle singole tracce si possono anche trovare dei punti di contatto con altri gruppi amati e sostenuti dai death metaller: Beheaded, Gorgasm, Deeds Of Flesh, Inveracity. I Glutton for Punishment si dimostrano bravi nello scrivere il loro death metal sferzante e virulento, ma naturalmente nulla in grado di superare un certo grado di normalità. Se siete affamati di carne in via di putrefazione, potete nutrirvi abbondantemente al banchetto offerto dai cinque deathster del Minnesota. Il primo artwork del disco, visibile sopra la mia recensione, è stato censurato perché ritenuto troppo offensivo.

Contatti:
gluttonforpunishment.bandcamp.com/album/the-mutilation-process
facebook.com/pg/gforpunishment

TRACKLIST: Red Room, Cannabinoid Hyperemesis, Curbside Waste, Narcotized, I Must Eat, Ferociously Defleshed, Evolution Through Annihilation, The Mutilation Process, When the Tempest Ends (strumentale), Always on Deaths Door


sabato 20 ottobre 2018

Recensione: LIVIDITY "Perverseverance"
2018 - Metal Age Productions




Chi non conosce i LIVIDITY di Dave Kibler? Penso che l'identità assassina dei deathster in questione non può essere messa in discussione dai fan di un certo tipo di sonorità. Questa band americana, nata nel '93, vanta un lungo percorso artistico che ha scandito la loro sopravvivenza in quella corrente sonora comunemente riconosciuta come "brutal death metal". Qui non si fanno prigionieri! "Perverseverance" è un album bastardo, per il modo di agire del quartetto dell'Illinois, incentrato sull'efferatezza di un genere che lo si può solo amare od odiare. Se dovessi comparare gli attuali Lividity ad un'altro gruppo d'oltreoceano, potrei tranquillamente chiamare in causa gli altrettanto malati Waco Jesus, quelli del bestiale "Mayhem Doctrine" (2013). L'incedere "no compromise" delle canzoni ha lo scopo di percuotere, stuprare e sfigurare chiunque gli capiti davanti. La cattiveria d'intenti, i riff rigorosamente a motosega, le accelerazioni improvvise, tutte le dinamiche giocate sui fraseggi cadenzati, l'immagine di copertina e le tematiche sanguinolenti ma anche sarcastiche, ogni cosa eseguita secondo gli stilemi del miglior gore metal made in USA. Un disco perverso, ispirato e ben prodotto "Perverseverance", capace di riscattare i mezzi passi falsi compiuti dai Lividity in passato. L'uscita è prevista per il 30 novembre 2018 via Metal Age Productions.

Contatti:
lividity-map.bandcamp.com/album/perverseverance
facebook.com/lividityofficial

TRACKLIST: Kill Then Fuck, The Pussy Horde, Meat for the Beast, Cumming with Labial Pulp, Whore Destroyer, Bitch Cunt Fuck , Violated in the Vatican, Parasitic Infestation, Something's Dead, Tampered Flesh, Pussy Lover-Salvation, Perverseveranc


venerdì 19 ottobre 2018

Intervista: ABORTED - "IL TERRORE CORRE SUL FILO DEL RASOIO"






GLI ABORTED NON HANNO PIU' LIMITI, IN FONDO POSSIEDONO TUTTO: ESPERIENZA, BRANI KILLER, UN OTTIMO REPERTORIO E QUEL TOCCO DI ORIGINALITA' CHE ORMAI E' DIVENTATO INDISPENSABILE NEI LORO ALBUM. ANCORA UNA VOLTA APPOGGIATI DALLA CENTURY MEDIA RECORDS, I NOSTRI DANNO ALLE STAMPE "TERRORVISION", NUOVO FULL-LENGTH CHE SI CANDIDA ANZITEMPO TRA LE MIGLIORI USCITE DEL 2018. PER FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE HO DECISO DI CONTATTARE IL BASSISTA STEFANO FRANCESCHINI (GIA' MEMBRO DEGLI HIDEOUS DIVINITY), ENTRATO NELLA BAND BELGA NEL 2016.

1. Ciao Stefano. Grazie per aver accettato di rispondere all'intervista.

- Grazie a te, Christian, è un piacere.

2. C'è un nuovo album che state promuovendo, ed è giusto che la prima domanda sia focalizzata su "TerrorVision". Quali erano i vostri obiettivi in termini di songwriting e di produzione? Pensi che le vostre scelte artistiche abbiano funzionato su questo nuovo lavoro?

- Non che avessimo un obiettivo particolarmente veicolante, senz'altro per quel che riguarda la produzione eravamo assolutamente certi di voler lavorare nuovamente con Kohle dopo gli ottimi risultati di 'Retrogore' e 'Bathos'; sì, ci riteniamo molto soddisfatti anche del risultato ottenuto con 'Terrorvision'.

3. La cosa interessante è come "TerrorVision" alterni passaggi innovativi ad altri dal sapore più classico. Sembra che gli Aborted non abbiano difficoltà nel trovare il perfetto bilanciamento tra gli elementi caratteristici del loro sound. Sei d'accordo?

- Sì, abbiamo cercato di dare una ventata di freschezza con questo album senza però snaturare quello che può essere definito il trademark della band: ritmi velocissimi, sonorità tipicamente grind e il range multiperformante di Sven alla voce per citarne alcune caratteristiche.

4. In questo album emerge ancora una volta l'ottimo feeling compositivo tra le chitarre e la sezione ritmica. Qual è il vostro segreto? E' stato difficile approcciarti alla loro musica?

- Basti pensare che lo stesso Ken (musicista dal talento imbarazzante che sa suonare alla grande anche la chitarra) ha scritto diversi brani per 'Terrorvision', ecco che il feeling di cui parli si instaura piuttosto automaticamente; fortunatamente no, i ragazzi mi hanno messo subito a mio agio in quanto a libertà creativa.

5. Come sei entrato in contatto con i ragazzi della band? Conoscevi già il leader Sven?

- Tramite una cover su youtube! Feci questa cover di 'Necrotic Manifesto' anni fa e dopo qualche tempo venni contattato poiché la band era alla ricerca di un bassista e non ci ho pensato mezza volta!! Mmh, in realtà non li avevo mai conosciuti di persona.

6. I fan del death metal non sono molto tolleranti nei confronti delle band che sperimentano troppo. In qualche modo vi tocca l'eventuale ipotesi di poter perdere parte dei fan maggiormente legati ai vostri primi album?

- Siamo pronti a qualsiasi eventualità, ahah, ma tutto sommato bisogna un po' saper rischiare ma soprattutto trovare il giusto equilibrio tra sound e sperimentazione, altrimenti ci sono gli estremi opposti del sound che invecchia senza mai progredire o dell'avanguardia sterile fine a se stessa.

7. I testi degli Aborted riflettono l'immaginario dei loro artwork? Oppure le bellissime immagini "horror e fantasy" sono solo un mezzo necessario per catturare l'attenzione dell'ascoltatore? Oggigiorno, nella scena metal, l'estetica sembra essere più importante rispetto agli anni '90. Qual è la tua opinione al riguardo?

- L'horror farà sempre parte del bagaglio concettuale degli Aborted, siamo tutti fan estremi del genere, viene piuttosto naturale; tuttavia con 'Terrorvision' abbiamo cercato di trattare tematiche come la presenza invasiva a volte quasi terroristica dei media e delle 'notizie' trasmesse (ovviamente in chiave 'Aborted').

8. Come vanno le cose dal vivo? Cosa ti ha sorpreso di più quando avete proposto i nuovi brani al pubblico?

- Al momento non abbiamo avuto molto modo di presentare il nuovo album se non per il singolo 'Terrorvision' durante il tour australiano, ma la reazione è stata davvero positiva, alcuni cantavano persino i testi del brano! Ora col nuovo tour europeo che partirà a breve avremo modo di presentare diversi brani del nuovo album e non vedo l'ora.

9. Una cosa che ami e una che ti piace meno quando sei in tour?

- Vedere abitudini, fan e amici di ogni paese ogni volta che viaggi. Per quanto riguarda cosa mi manca di più, senza ombra di dubbio il bidet.

10. C'è qualcosa che non rifaresti nella tua carriera di musicista?

- Fortunatamente no.

11. Quali le band che apprezzi maggiormente nella scuderia della Century Media? Sono tanti i gruppi validi messi sotto contratto dall'etichetta... molti i nomi storici della scena estrema.

- Hai detto bene, rappresentano un insieme a dir poco notevole! Tra i vari vorrei citare Napalm Death per ovvie ragioni, ma anche band più recenti come Baest e Tribulation (questi ultimi li adoro e li trovo geniali!).

12. La scena metal italiana può ancora farsi valere nel circuito musicale internazionale?

- Di band valide ce ne sono, forse pure troppe (un'eccedenza positiva, per fortuna), la chiave è sempre cercare di non ripetere musicalmente parlando quello che è stato già fatto, sia da te che soprattutto da altri, e riuscire a varcare i confini nazionali per tour e concerti il più possibile, altrimenti si rischia di restare ancorati dentro queste mura amiche (ma non troppo) per tutta la 'carriera' di una band.

13. Ultima domanda: se tu fossi un giornalista musicale che tipo di valutazione avresti dato a "TerrorVision"?

- Non posso rispondere ma penso tu possa intuire facilmente ;)

14. Grazie per la tua gentile disponibilità. Buona fortuna!

- Grazie a te di nuovo per la possibilità, Christian! Un saluto a tutti i lettori di Son of Flies webzine.

CONTATTI:  
goremageddon.be
facebook.com/Abortedofficial 

ABORTED line-up:

Sven De Caluwe - Voce
Mendel Bij De Leij - Chitarra
Ian Jekelis - Chitarra
Ken Bedene - Batteria
Stefano Franceschini - Basso

RECENSIONE:
ABORTED "TerrorVision" 2018 - Century Media Records


giovedì 18 ottobre 2018

Recensione: THE CLIPS "Dark Tales"
2018 - RLO Records




E' uno stoner-doom metal che si immerge nelle acque oscure degli '80/'90 quello suonato dai salentini THE CLIPS. La band, giunta al debutto dopo due anni di prove e concerti, ci mette grande passione per presentarsi in modo adeguato, affidandosi ad un suono vintage-style che, se da un lato è fedele alla tradizione dei generi musicali in questione dall'altro non brilla per originalità. I brani presenti nell'EP sono suonati piuttosto bene, nulla da obiettare; il problema principale si presenta quando la scrittura viene appesantita con una serie di soluzioni ripetitive. Il merito dei The Clips è quello di non farsi scivolare dalle mani il senso di inquietudine generato dalle atmosfere crepuscolari. Pur non riservando sorprese, riescono ugualmente a dare un ritmo costante al flusso sonoro. Le potenzialità per migliorare non mancano, ma in futuro bisogna osare molto di più. Meritano di essere ascoltati.

Contatti: 
facebook.com/theclipsdoom

TRACKLIST: Intro, The Not Dead, Black Angel, The Wizard, The Wich




lunedì 15 ottobre 2018

Recensione: GET TO HATE "Demo 2018"
2018 - DIY




Gli ingredienti fondamentali dell'hardcore ricorrono nei passaggi dei quattro brani incisi dai GET TO HATE, attivi dal maggio 2017. La band ricalca in maniera prepotente gli stilemi che hanno reso grandi gruppi iconici del calibro di Downset, Madball, Biohazard, Sick Of It All; quindi la priorità è attenersi ad un punto di vista che rispecchia la mentalità della vecchia scuola statunitense. Il sound ad alto voltaggio convince per efficacia, potenza, fierezza. L'impostazione stilistica dei pezzi lascia senz'altro trasparire grinta e dedizione alla causa: i testi rabbiosi cantati in italiano parlano chiaro. E' hardcore della miglior specie, con un tiro diretto e groovoso. Con il "Demo 2018" la polemica avvelenata dei Get To Hate prende di petto la seria questione della "sopravvivenza" in questa società collassata. E siamo solo all'inizio, considerando che si tratta di un gruppo all'esordio. La line-up, composta da Dara (ex-Insight), Fred (ex-Ai Ferri Corti, Bad Trip), Nico e Simone (ex-Ai Ferri Corti, Ultimo Respiro).

Contatti: 
facebook.com/GetToHate 

TRACKLIST: Comunque vivo, Libera la bestia, Mai in ginocchio, Odio.


domenica 14 ottobre 2018

Recensione: HIGH ON FIRE "Electric Messiah"
2018 - eOne Music




Matt Pike torna a far parlare di sé con un lavoro ("Electric Messiah") che calpesta le cervella fin dal primo pezzo. Gli HIGH ON FIRE picchiano come dei dannati sugli strumenti: più ispirati, coesi e massicci che mai. Le canzoni sguinzagliano la violenta irriverenza dell'old school metal, quell'impeto barbaro che ha influenzato questi musicisti californiani. Ancora una volta la produzione ruggente calza a pennello alla volontà di ferro del trio, ecco spiegato il motivo per cui il lato selvaggio della loro natura è diventato l'inconfondibile trademark che ci permette di riconoscere immediatamente ogni tassello del puzzle. Le peculiarità più importanti restano comunque le stesse di sempre: la voce catarrosa di Pike, l'affidabilità della struttura sonora che deflagra in ogni istante e, ovviamente, l'atteggiamento accanito con cui la band affronta le sue sfide. Stiamo parlando di musicisti che amano e vivono il vero Metal, e lo spirito del Metal brucia nei loro album. "Steps of the Ziggurat/House of Enlil", "Sanctioned Annihilation", "The Pallid Mask", "The Witch and the Christ" racchiudono tutto ciò che si può ascoltare nella tempesta elettrica generata da "Electric Messiah". In vent'anni di perseveranza, gli High On Fire ci hanno insegnato un valore importante come l'integrità artistica. Enormi!

Contatti: 
highonfiresl.bandcamp.com/album/electric-messiah 
highonfire.net 
facebook.com/highonfire

TRACKLIST: Spewn From The Earth, Steps Of The Ziggurat/House Of Enlil, Electric Messiah, Sanctioned Annihilation, The Pallid Mask, God Of The Godless, Freebooter, The Witch And The Christ, Drowning Dog




venerdì 12 ottobre 2018

Recensione: A STORM OF LIGHT "Anthroscene"
2018 - Translation Loss | Consouling Sounds | Daymare




Josh Graham (ex-Neurosis) ha saputo cementare la propria reputazione nel panorama metal ma soprattutto l'anima minacciosa degli A STORM OF LIGHT, tutto ciò nell'ottica di un abbattimento delle barriere mentali/sociali. Difficile, dunque, non rimanere attratti dalla musica inarrestabile dei Nostri, giunti al quinto disco in undici anni di attività. Gli A Storm of Light non vogliono ripetersi, e anche se la loro proposta ha ormai preso una direzione definitiva trova sempre la spinta giusta per tirar fuori nuova rabbia sonica, per dar vita a un "unicum" che trasmetta emozioni ruvide, mai accomodanti, potenziate in relazione alla consapevolezza. A colpire a certi livelli, oltre alla densità magnetica del suono racchiuso in "Anthroscene", è l'impatto delle tematiche dei testi, ficcanti e senza filtri. Rispetto al precedente "Nations To Flames" la marcia è più lenta, destabilizzante, e concentrata a sorreggere l'insieme dei vari concetti. Il giudizio finale dice di un disco che si impone con risolutezza perché ricco di drammatiche, intriganti suggestioni. Fatelo vostro senza nessun indugio.

Contatti:
astormoflight.bandcamp.com/album/anthroscene
astormoflight.com
facebook.com/astormoflight 

TRACKLIST: Prime Time, Blackout, Short Term Feedback, Life Will Be Violent, Slow Motion Apocalypse, Dim, Laser Fire Forget, Rosebud






giovedì 11 ottobre 2018

Statistiche: 1.877 post pubblicati e più di 400.000 visite su SON OF FLIES webzine




A distanza di sei anni dall'apertura del sito ufficiale della mia webzine, ho scritto e pubblicato 1.877 post. Il blog ha superato 400.000 visite.

Grazie per il SUPPORTO! Christian Montagna

SON OF FLIES WEBZINE celebrates more than 400.000 visitors from around the World and 1.877 post.

Thanks for the SUPPORT! Christian Montagna

mercoledì 10 ottobre 2018

Recensione: GERDA "Black Queer"
2018 - Wallace | Shove | Bloody Sound Fucktory | Sonatine Produzioni




"Black Queer" è un disco sofferto e sentito, in cui la matrice noise è il binario utilizzato dalle emozioni sempre in bilico tra disagio e rabbia, attrazione e rigetto. I GERDA lasciano che la realtà sia la realtà e che le cose prendano il loro corso, un modo di assorbire il flusso della vita che dura fin dall'anno 1997, quando questi musicisti di Jesi iniziarono a sentire il bisogno di fare musica propria. In pratica ci confrontiamo con un gruppo ben rodato in grado di generare un sound viscerale, insidioso, alquanto articolato, perciò indispensabile per un certo tipo di coerenza musicale. Le sette canzoni emergono per le particolari trame strumentali adoperate, facendo di "Black Queer" una cura per chi non può fare a meno di tali sonorità. I Gerda non mostrano segni di cedimento, sebbene non vi sia mai un momento in cui si cambi radicalmente registro o tonalità. Ogni vibrazione arroventata si alimenta dal sudore, dal sangue coagulato e da un'attitudine incorruttibile. Lacerante la rilettura di "Figlia", cover dei Vel ("Black Queer" è dedicato allo scomparso Francesco Villotta, voce e chitarra del gruppo marchigiano). Un altro passo avanti è stato fatto. Molto, molto bene.

Contatti: 
gerda1.bandcamp.com/album/black-queer
facebook.com/Gerdanoise

TRACKLIST: Jeg Kjører inn i Tunellen, Luleå TX, Mare, Terzo Regno, Hafenklang, Notte, Figlia, Theme


martedì 9 ottobre 2018

Intervista: MANES - "FUORI DAL TEMPO"






QUINTO ALBUM PER UNA BAND CHE HA RAGGIUNTO I VENTICINQUE ANNI DI CARRIERA NELLA SCENA MUSICALE. "SLOW MOTION DEATH SEQUENCE" E' UN ALTRO BRILLANTE CAPITOLO CHE METTE IN LUCE LA GRANDEZZA DI UNA REALTA' UNICA, UN GRUPPO DA ASCOLTARE E AMMIRARE INCONDIZIONATAMENTE. FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE CON IL DISPONIBILISSIMO TORSTEIN PARELIUS, BASSISTA DEI NORVEGESI MANES.

1. Ciao Torstein. Per iniziare ti faccio due domande a bruciapelo! Pensi che ad un certo punto di una lunga carriera sia difficile per una band comporre un nuovo album? Voi avete difficoltà a trovare la cosiddetta "scintilla della creatività"? Molti affermano che l'arte sia in qualche modo uno sfogo alla sofferenza.

- Ciao! Beh, che dire? Per noi il processo compositivo non è mai stato difficile. Abbiamo un alto livello di creatività all'interno dei MANES, ma questo non ha nulla a che vedere con delle canzoni finite; a volte può essere un arrangiamento quasi completo, oppure dei brani più corti, riff o altro. Alcune idee possono anche essere utilizzate in altri progetti. Noi non siamo mai a corto di idee da cui partire. La scintilla a cui fai riferimento di solito appare quando iniziamo a selezionare le varie idee, le valutiamo e iniziamo a lavorarci insieme.

2. Quando avete deciso di iniziare a lavorare sul nuovo album dei MANES? Puoi descriverci il processo di composizione messo in atto con i tuoi compagni di band?

- Il processo compositivo di "Slow Motion Death Sequence" è iniziato dopo aver terminato "Be All End All". Abbiamo continuato a suonare e provare i nuovi brani fino a quando il master finale è stato consegnato alla label Debemur Morti Productions. A differenza di altre band pronte a partire in tournée dopo l'uscita di un album, noi troviamo sollievo e tranquillità successivamente alla pubblicazione di un nostro nuovo lavoro. Quindi dopo aver goduto appieno dell'uscita del disco, possiamo riavviare la parte più divertente dell'essere in una band, il processo creativo. Devo dire che il nostro modus operandi è irregolare ma in qualche modo costante. Anche se non proviamo per mesi, bastano alcune settimane in studio per trovare la giusta sinergia. Proviamo raramente, davvero. Principalmente lavoriamo individualmente negli studi personali, poi nei fine settimana prenotiamo uno studio più grande dove ci incontriamo per sviluppare le canzoni. Jammiamo, poi arrangiamo e riordiniamo le idee, le registriamo, discutiamo tra noi durante l'ascolto delle composizioni, fino a quando le cose iniziano a prendere forma. Ci sono voluti quattro anni di tempo per completare "Slow Motion Death Sequence".

3. C'è stato un intervallo di quattro anni tra "Be All End All" e "Slow Motion Death Sequence", ed ora, finalmente, possiamo dire che l'album ha visto definitivamente la luce. Qual è la tua opinione sul nuovo lavoro? Quali sono le tue sensazioni in merito ad alcune prime impressioni del pubblico?

- Per quanto mi riguarda, penso che "Slow Motion Death Sequence" sia il nostro miglior lavoro fino ad oggi. Non realizzeremmo mai qualcosa di sbiadito posizionandolo all'ombra di qualcos'altro. Le canzoni stesse, il loro ordine, il titolo e la copertina si sono miracolosamente uniti per formare un'unica unità. Abbiamo ottenuto MOLTE recensioni positive per "Slow Motion Death Sequence". Non lo dico per vantarmi, ma tutto questo, in un certo senso, mi sembra un po' strano. Non penso di aver letto una sola recensione veramente negativa. Ci sono state un paio di recensioni di medio livello, ma le poche che ho letto sono state più nella categoria "this isn't my cup of tea". Ma sì, tutto ciò è un po' strano. Non vedo questo nuovo album come qualcosa di rivoluzionario rispetto a quello che abbiamo fatto negli ultimi 15 anni, o giù di lì. Non è un disco di tipo kinda-start-the-the-the-the-restaurant-table-and-start-shout-and-ride, non per me... almeno.

4. Nel corso della vostra carriera siete stati considerati coraggiosi, innovativi ma anche alternativi; probabilmente perché siete riusciti a fondere l'avanguardia musicale con il rock. Qual è il vostro segreto per mantenere interessante la scrittura dei brani? Cosa pensi della costante evoluzione dei Manes?

- Sicuramente è un processo naturale e fondamentale per le persone coinvolte in questa band. Non abbiamo mai deciso di fondere qualsiasi cosa con qualcos'altro, né abbiamo forzato più di tanto gli elementi analogici o digitali della nostra musica. Tutto diventa ciò che deve diventare. Forse è un po' come le salsicce... Cosa c'è dentro? Tutti i tipi di merda, ma ha un buon sapore.

5. Il brano "Chemical Heritage" presente nel nuovo album è diverso da qualsiasi cosa il gruppo abbia mai fatto in passato. Puoi dirci come è venuto fuori? Ci sono delle canzoni che hanno attraversato un processo di "dolorosa" evoluzione?

- Grazie per aver apprezzato. Quella canzone non è risultata più o meno "dolorosa" rispetto alle altre songs, ma si è sviluppata notevolmente durante il processo compositivo. La cosa più significativa da dire è che aveva un sacco di altre voci prima di accompagnarla nelle fasi finali del ri-arrangiamento. Inizialmente anche Ana aveva cantato molto di più sul brano, ma alla fine abbiamo semplificato la sua struttura più di quanto non fosse all'inizio.

6. "Slow Motion Death Sequence" vede coinvolti diversi artisti della scena musicale... Tom Engelsøy, Rune Folgerø, Tor Arne Helgesen (ATROX, DRONTHEIM), Ana Carolina Ojeda (MOURNING SUN) e Anna Murphy (CELLAR DARLING). Posso chiederti come mai avete scelto questi musicisti?

- Rune Folgerø ha cantato su più o meno la metà del precedente album "Be All End All", e alcune volte si è unito a noi dal vivo. Lui canta anche negli Atrox e nei Drontheim, formazioni in cui erano e sono attivi alcuni componenti dei Manes. Anche Tom Engelsøy canta nei Drontheim e diverse volte ha cantato con noi dal vivo. In realtà non ha messo la sua voce sull'album, ma ha cantato su un'altra canzone che abbiamo registrato nella stessa sessione di registrazione dell'ultimo "Slow Motion Death Sequence". Tor Arne Helgesen ha suonato la batteria negli Atrox per un lungo periodo, ma ora non più. Non credo sia mai stato coinvolto nei Drontheim, ma potrei sbagliarmi. Ha collaborato con i Manes per molto tempo. Con noi ha suonato le percussioni dal vivo, più o meno in tutti i concerti che abbiamo fatto in passato, inoltre ha suonato la batteria nel disco uscito nel 2007 "How the World Came to an End". Sempre Tor venne coinvolto in "Be All End All". Tutti e tre sono nostri veri amici oltre che collaboratori con cui amiamo lavorare. Anna Murphy da alcuni anni suona nei Lete con Tor Helge Skei ed è una grande fan dei Manes. Amiamo la sua voce, ecco perché abbiamo deciso di farla cantare in tre canzoni di "Slow Motion Death Sequence". Ha anche mixato l'intero nuovo album (brillantemente). Ana ha contattato Rune un bel po' di tempo fa, dato che è stata una fan dei 3rd And The Mortal, e quindi voleva sapere se avevano in programma di far uscire nuove canzoni. Si sono tenuti in contatto e circa due anni e mezzo fa l'abbiamo incontrata a Bergen mentre suonavamo al Blastfest. Apprezziamo il suo approccio alla musica, e non potevamo non invitarla ad unirsi a noi in studio. I cinque collaboratori sono diventati pezzi importanti dell'album e siamo orgogliosi che abbiano deciso di unirsi a noi.

7. Cosa significa per te il titolo "Slow Motion Death Sequence"?

- Può significare un sacco di cose diverse. Per lo più, immagino sia un modo di descrivere la vita stessa. Nascere è una condanna a morte.

8. Come immagini il futuro che si sta sviluppando per i Manes?

- Non penso che cambierà molto negli anni. Continuiamo a concentrarci sul processo creativo, cercando di colmare le lacune con uno/due concerti dal vivo una volta ogni luna blu.

Grazie per l'intervista, Torstein. È stato un piacere.


CONTATTI:
dmp666.bandcamp.com/album/slow-motion-death-sequence
manes.no
facebook.com/manes.no

MANES line-up:

Tor-Helge Skei
Eivind Fjøseide
Torstein Parelius
Rune Hoemsnes
Asgeir Hatlen

RECENSIONE: 
MANES "Slow Motion Death Sequence" 2018 - Debemur Morti Productions