lunedì 18 giugno 2018

Recensione: HANGMAN'S CHAIR "Banlieue triste"
2018 - Musicfearsatan




Con il quinto disco in studio, i francesi HANGMAN'S CHAIR si spingono sulla vetta di una carriera artistica finora perfetta, aprendo un varco nel tempo che funge da catalizzatore sotto l'azione della loro luce. Non appena "Banlieue triste" si mette in moto il disegno si svela davanti ai nostri occhi: continuare ad arricchire un sound che non si accontenta più di creare "solo" groove, di essere "solo" legato ai torbidi scenari doom metal/stoner, ma vuole anche confrontarsi con i sentimenti più reconditi, e questo è il significato di cosa siano diventati gli Hangman's Chair. Drammatici, intensi, melodici, aggressivi, visionari i Nostri dimostrano di possedere il carisma per arrivare davvero in alto. Immaginate cosa possa accadere mettendo a stretto contatto i generi musicali succitati con il grunge ruvido, nervoso e deviato dei migliori Alice In Chains. Ma in "Banlieue triste" c'è tanto altro ancora, tanto da scoprire, ascolto dopo ascolto. Dovreste solo approfondire l'intero full-length per poter riflettere attentamente su ciò che ho elaborato nelle righe della mia recensione. In questo momento di decadenza musicale, un gruppo come gli Hangman's Chair è da applaudire e supportare senza riserve. Notevoli.

Contatti: 
hangmanschair.bandcamp.com 
facebook.com/hangmanschair 

TRACKLIST: Banlieue triste, Naive, Sleep Juice, Touch the Razor, Tara, 04 09 16, Tired Eyes, Negative Male Child, Sidi Bel Abbes, Full Ashtray


giovedì 14 giugno 2018

Intervista: CORAM LETHE - "PASSIONE E DETERMINAZIONE"






I CORAM LETHE, PROVENIENTI DA SIENA, HANNO SAPUTO CREARSI UNA REPUTAZIONE DI TUTTO RISPETTO DOPO QUASI 20 ANNI DI ATTIVITA' NELLA SCENA NOSTRANA. "IN ABSENCE", IL LORO ULTIMO ALBUM, E' UN LAVORO CHE LASCIA IL SEGNO! E OGGI, DOPO DUE DECADI DI DEDIZIONE AL DEATH METAL, POSSIAMO AFFERMARE CHE LO SPIRITO DI QUESTI CINQUE MUSICISTI NON E' CAMBIATO AFFATTO. DI SEGUITO IL RESOCONTO DELL'INTERVISTA FATTA A GIACOMO BORTONE, CANTANTE DEL GRUPPO TOSCANO. UN RINGRAZIAMENTO VA ANCHE AL BATTERISTA FRANCESCO MIATTO.

1. Ciao Giacomo. Piacere di conoscerti e grazie per l'intervista!

- Ciao Christian, grazie a te e a tutti i lettori di Son of Flies.

2. Il titolo e la copertina del nuovo album sono molto d'impatto. Perché lo avete intitolato "In Absence" e quali i motivi che vi hanno portato ad affidare il lavoro grafico all'artista italiano Paolo Girardi? Pensi che avere un artwork potente e degno di nota sia fondamentale per far presa sul pubblico?

- Sono contento che ti sia piaciuto "In Absence". Viviamo in un mondo che apparentemente offre tutto ma che in realtà è carente di molte cose: assenza di valori umani, assenza di giustizia, assenza di vere passioni. Queste mancanze ci creano dei vuoti colmabili solo con la nostra musica. Per questo abbiamo scelto "In Absence" come titolo. Per quanto riguarda la copertina abbiamo scelto Paolo Girardi perché è sempre stato uno dei nostri artisti preferiti. Ci piacciono tantissimo i suoi lavori e quindi è venuto naturale affidarsi a lui per la copertina. Ha lavorato secondo le sue sensazioni, noi gli abbiamo inviato i pezzi ed i testi e lui ha creato. Il risultato è stato davvero fantastico.

3. Sono convinto che "In Absence" sia un ottimo album di genere, e questo è già stato scritto in sede di recensione. Come si è svolta l'intera fase compositiva?

- I nostri pezzi nascono alla vecchia maniera, ovvero in sala prove partendo da un riff e sviluppando il brano di conseguenza. La cosa a cui teniamo particolarmente è riuscire a far rimanere qualcosa nella testa dell'ascoltatore e, per farlo, ci vogliono dei riff che possano dare un'emozione già dal primo ascolto.

4. Il nuovo lavoro ha un feeling ancora più "variegato" rispetto ai suoi predecessori, dimostrando che la vostra intenzione è quella di elaborare delle canzoni che vadano oltre i limiti standard del death/black metal. Sei d'accordo con me?

- Assolutamente sì. Siamo amanti della musica ed in particolare del metal e cerchiamo di mettere nella nostra musica quello che ci piacerebbe ascoltare. Quindi ognuno di noi apporta le sue influenze all'interno di ogni pezzo. Death e black metal sono le nostre principali passioni che poi vengono contaminate da altri ascolti, anche al di fuori del metal.

5. Vuoi approfondire questo argomento delle vostre differenti influenze musicali?

- Siamo molto eterogenei, ognuno di noi ha ascolti diversi, chiaramente lo zoccolo duro è molto simile, le basi heavy, thrash, death e black ci accomunano, ma si spazia dal jazz al punk senza nessun tipo di problema. Avere ascolti "vasti" è importante per un musicista, per migliorarsi giorno dopo giorno.

6. Cosa avete conservato nella vostra musica lungo gli anni di attività nell'underground?

- Abbiamo sempre conservato la passione per il death metal. Sempre. Quindi oggi come 20 anni fa suoniamo con entusiasmo e questo ci appaga tantissimo, più di ogni altra cosa. Negli anni purtroppo la scena italiana è andata via via peggiorando (intendo come locali e pubblico) ma la nostra passione e voglia di suonare è rimasta invariata. E questa è una cosa fondamentale!

7. Credi che l'uscita di "In Absence" sia una buona occasione per conquistare l'attenzione di nuovi fan della musica estrema?

- Lo spero. C'è bisogno di nuovi fan nella scena underground, nuovi fan che siano presenti ai live e che acquistino i dischi, ascoltandoli con attenzione e facendoli propri. Purtroppo l'approccio digitale non aiuta in questo, ci sono tantissime uscite e gli ascolti sono diventati spot... si tende a conoscere un po' di tutto ma niente bene. A chi piace il death metal consiglio vivamente di ascoltare "In Absence".

8. Perché pensi che il death metal abbia subito un così imponente processo di esposizione mediatica nel corso degli ultimi anni? Per certi versi sembra di riassaporare l'atmosfera degli anni '90, quando il genere era sulla cresta dell'onda. Che opinione hai della scena attuale?

- Ci sono tantissime band di alto livello. E anche le uscite sono tantissime. Questo è un bene per tutta la scena; gli anni '90 probabilmente non torneranno più, ma la cosa certa è che il death metal ci sarà sempre e sempre ad alti livelli. La cosa che mi piacerebbe migliorasse attualmente è l'affluenza del pubblico ai live. Negli anni '90 c'era un delirio di gente, oggi a volte gira bene mentre altre volte i locali sono deserti senza una spiegazione razionale. Andare a supportare le band è la base per una scena migliore.

9. Progetti futuri? Buona fortuna.

- Continuare a suonare con passione. Sempre. Ultimamente abbiamo fatto diversi live e ne faremo altri a supporto di "In Absence", poi vedremo... quando ci sarà nuova ispirazione penseremo a nuovi pezzi. Nel 2019 saranno 20 anni di Coram Lethe e cercheremo di festeggiarli suonando!

CONTATTI:  
facebook.com/CoramLethe

CORAM LETHE line-up:

Francesco Miatto - Batteria
Leonardo Fusi - Chitarra
Filippo Occhipinti - Chitarra
Giacomo Bortone - Voce
Christian Luconi - Basso

RECENSIONE: 
CORAM LETHE "In Absence" 2018 - Buil2kill Records


martedì 12 giugno 2018

Recensione: VORTEX "As Gods Fall"
2018 - Cyclic Law




Arriva la svolta definitiva da parte di Marcus Alexander Stiglegger, che, sorretto da una vigorosa ispirazione, ha, di fatto, ampliato l'oscuro e rivoluzionario suono del suo progetto VORTEX, preferendo una ricerca più articolata e variegata, meno unidirezionale, che sconfina in un approccio assolutamente scenografico. Nell'impressionante bellezza e diversità, "As Gods Fall" è a tutti gli effetti un full-length mozzafiato contrassegnato da una elegante sperimentazione. L'ambient music messa in scena da Vortex può essere la perfetta colonna sonora per toccare nel profondo i propri ascoltatori. La frequente alternanza tra sentimenti contrastanti, tra luce splendente e totale grigiore attribuisce ulteriore varietà a un disco che, conferma le grandi potenzialità di Marcus, abile nello stratificare i molteplici dettagli partoriti dalla sua mente creativa, mai invasiva. "As Gods Fall" chiude la trilogia mitica che ha avuto inizio con "Kali Yuga" (2013) e "Moloch" (2015). Il bonus CD contiene sia due tracce inedite che i remix di Apoptose, Empusae, Phelios, Visions, Operation Cleansweep, Vinur... Dopo dieci anni di attività, il percorso artistico di questo compositore tedesco è destinato all'immortalità. MASTERPIECE!

Contatti: 
cycliclaw.bandcamp.com/album/as-gods-fall 
facebook.com/Marcus.Stiglegger
cycliclaw.com 

TRACKLIST: Awakening, Awareness, War Is Coming, The Slain, Odhinn's Wrath, Hel On Earth, Valhalla, The Priestess, A New World, Awakening II - Apoptose Remix, Phanopoeia - Phelios Remix, Transgression - Visions Remix, Odhinn's Journey - The Trail Remix, Helsight - Vortex, Awakening III - Vinur Remix, Awakening IV - Empusae Remix, Valhalla - Bergemann Remix, Into The Void - Vortex


giovedì 7 giugno 2018

Recensione: FADING RAIN "Let Silence Begin"
2018 - White Zoo Records




"Let Silence Begin" è il giusto mezzo espressivo che coniuga poeticamente Inferno, Purgatorio e Paradiso, ma lo fa con uno struggente equilibrio nascosto tra fitte nebbie crepuscolari e ambienti naturali decadenti. Quello che accade all'interno delle composizioni del debutto dei FADING RAIN non indossa menzogna. Qui nulla è positivo, nulla è negativo, tutto è il contrario di tutto; al punto di sostituire il termine "ambiguità" con "creatività". La band pugliese dialoga con i Maestri del post punk-dark wave seguendo la loro attitudine esistenziale, con l'unica volontà di tracciare il proprio linguaggio intimo e radicato ("Crystal Tears" ne è un esempio lampante). Avere in sé il principio del malessere per cercare una forma di luce interiore. La cosa stimolante è che i Fading Rain non si accontentano di riproporre in maniera automatica la musica dei mentori del genere, al contrario, vogliono aggiungere qualcosa di personale, quel "qualcosa" capace di diventare cruciale in fase di arrangiamento. Questo è esattamente ciò di cui avevamo bisogno. Un pensiero, va oltre al tempo, al cantante Pierpaolo Romanelli, morto a gennaio a causa di un infarto. E ricordiamocelo: il corpo muore mentre l'anima si dissipa nell'universo.

Contatti:
whitezoorecords.bandcamp.com/album/fading-rain-let-silence-begin
facebook.com/fadingrain

TRACKLIST: The End Is Near, Side By Side, Collapse, Crystal Tears, Until The New Sun, The Cradle, Cut The Silence, Our Rusted Ways, Memoria - L'Addio


lunedì 4 giugno 2018

Recensione: SHE SPREAD SORROW "Midori"
2018 - Cold Spring




Da non perdere il terzo album della compositrice italiana Alice Kudalini (a.k.a. SHE SPREAD SORROW). Tanto più perché le sue divagazioni ambient - death industrial, nel corso degli ultimi anni, hanno raggiunto un certo spessore qualitativo: non un caso, dunque, se questo ultimo capitolo viene nuovamente pubblicato dall'etichetta inglese Cold Spring. Ad un primo ascolto, il disco sembra di difficile assimilazione per via di una molteplice varietà di suoni che si sovrappongono in maniera frenetica; ma con una predisposizione adeguata a tali sonorità, ci si potrà immergere nella cupa foschia che avvolge le strutture portanti di "Midori", perciò scoprire più di quanto si possa immaginare. Un album complesso, organico, per certi versi claustrofobico, capace di trascinare l'ascoltatore con la sua scorrevole potenza attrattiva. Ogni brano, descrive alla perfezione l'imprevedibile processo compositivo di Alice, riuscendo a conferire al risultato finale un senso di incredibile angoscia. L'artista piemontese non si muove su una sola strada per sviluppare creatività, ed è questa scelta che rende vincente la sua reputazione nel circuito musicale succitato. Davvero convulsa ma affascinante.

Contatti: 
coldspring.bandcamp.com/album/midori-csr251cd
facebook.com/shespreadsorrow 

TRACKLIST: Escape, Night One, The House, Who Are You Midori?, To The Light, End Of Midori


mercoledì 30 maggio 2018

Intervista: THROANE "IL CODICE DEL TEMPO"






THROANE RAPPRESENTA QUANTO DI MEGLIO CI SIA ATTUALMENTE IN AMBITO POST BLACK METAL. L'ARTISTA FRANCESE DEHN SORA (LA STESSA MENTE DIETRO IL PROGETTO DARK AMBIENT DENOMINATO TREHA SEKTORI) CONTINUA IL SUO PERCORSO FATTO DI ATTENTA RICERCA, NON SOLO MUSICALE, MA ANCHE VISIVA. "PLUS UNE MAIN A MORDRE", NUOVO FULL-LENGTH SU DEBEMUR MORTI, ESCE A MENO DI UN ANNO DI DISTANZA DAL PRECEDENTE ALBUM DI DEBUTTO. DAVANTI ALLA SUA ARTE E' DAVVERO DIFFICILE RESTARE INDIFFERENTI.

1. Ciao Dehn. Potresti iniziare con una breve sintesi del nuovo "Plus Une Main À Mordre"? Quali le maggiori differenze rispetto al precedente album di debutto?

- Tutto iniziò dopo la pubblicazione di «Derrière-Nous, La Lumière». Il processo di creazione venne suddiviso in due fasi, ma facendo leva su un unico e preciso stato d'animo: l'urgente necessità di creare. Dopo averlo scritto e registrato, decidetti di collaborare con le stesse persone con cui lavorai al primo full-length di debutto. Samuel e Gregoire da Cortez. Gregoire ha suonato le parti di batteria, mentre Samuel si è occupato sia del mixaggio che del mastering finale. Ho sentito un maggiore "calore" nelle nuove composizioni, e questo mi ha aiutato a capire quale direzione seguire per ottenere il miglior suono possibile. La produzione è colma di tensione. Si sa che non è sempre facile cercare di accettare gli errori, trascurando la sensazione di voler cambiare alcune cose. Poi, c'è anche il desiderio di prendersi più tempo per perfezionare suoni e dettagli. Personalmente sto ancora cercando un equilibrio in tutto questo.

2. Il dolore influenza la tua attitudine e/o creatività? Che sensazioni provi mentre sei assorbito nel vortice della creazione?

- Devo dire che il dolore è uno dei motori principali. Fare musica, per quanto mi riguarda, può portare a un totale paradosso. Non c'è molto spazio per il divertimento. Ho bisogno del dolore, ma questo mi fa molto male. Ne ho bisogno per mantenermi in equilibrio. Il mio è un processo doloroso, ed è come un loop. Sono alla ricerca di qualcosa che non posso definire, quindi ogni suono, ogni rumore che sto creando, non fanno altro che cercare quegli elementi che non riesco a spiegare. Mi sento al sicuro quando mi distacco dalla relatà e da ciò che mi gira intorno. Purtroppo, non sono mai soddisfatto di me stesso. Ogni giorno sono sempre in preda al dubbio. Quando si parla di creazione, sento come il bisogno di andare in battaglia, e per raggiungerla devo sentire il sudore e il sangue su me stesso. Ma la ricompensa del raggiungimento vale il sacrificio.

3. C'è stato un particolare tipo di suono o influenze che diresti siano state la tua più grande ispirazione per perseguire l'espressione creativa di te stesso?

- Non c'è mai stata un'influenza diretta. Ricordo solo di aver avuto molta rabbia all'inizio. Avevo bisogno di suonare qualcosa di diretto, e sentivo la necessità di urlare. Ma non volevo nemmeno darmi un pugno per niente. Non avevo alcun piano quando ho iniziato come Throane. In realtà, devo dire che questo progetto mi ha in parte salvato.

4. Hai qualche tecnica o metodo che utilizzi abitualmente per aiutare la tua musica a rimanere coerente e coinvolgente?

- Sono probabilmente il musicista meno tecnico in circolazione. Io non faccio nulla di particolare, semplicemente «vado», mi spingo fino in fondo. Non seguo mai la logica. Provo a scrivere e basta. Lavoro senza dei piani prestabiliti. Qualunque sia il metodo, il risultato è molto importante. In generale non ho alcuna tecnica di base, cerco solo di ricreare quello che ho in mente in un dato momento. Riesco a trovare la mia coerenza nel momento in cui sono circondato da un sacco di stress e da disturbi d'angoscia. Affronto sempre tutto e cerco di non ripetermi. Ultimamente ho lavorato su alcuni suoni di Treha Sektori. Tutto era abbastanza naturale per me. Così ho iniziato a "imparare” il sitar, lo studierò fino in fondo, per trovare il modo di raggiungere la fiamma che sto cercando.

5. Che cosa fa la differenza nella tua musica rispetto al resto delle sonorità metal della scena odierna?

- Non posso rispondere a questa tua domanda. Non so quanta gente sia veramente interessata a quello che faccio. Sono felice nel momento in cui creo la mia musica e mi sento davvero onorato quando le persone mi dicono di riuscire ad entrare in una sorta di connessione intima con essa. Ma io ho la sensazione di non sentirmi parte di niente, come un emarginato o uno straniero. Sono sempre nel mezzo. Sento di non appartenere a nessuna scena. Penso di sentirmi collegato con diversi individui provenienti da più di una scena. Non so cos'altro dire. Comunque non sono meglio di nessun'altra band.

6. Quali sono alcune delle più grandi sfide che hai dovuto superare nella tua carriera artistica?

- Dal vivo mi sento in una costante sfida. Per me essere davanti a un pubblico è una violenza totale. Quando suono dal vivo, mi trovo spesso ad aprire per band che sono totalmente opposte a Throane. La sfida è lì ogni volta. Sento gli occhi della gente che non si aspetta un tipo di sound come il mio. Direi che, in generale, la creazione di musica è una sfida costante. Sono sopravvissuto all'apertura per i grandi Neurosis, questo significava tutto per me, poiché loro hanno avuto un grande impatto sulla mia persona. Arrivando poi a finire un video e un brano musicale per un concerto dei Church of Ra l'anno scorso, o anche quando suonai in un festival in cui ero l'unico musicista ambient. Comunque, in futuro ci saranno sempre più sfide.

7. Cosa significa per te essere Throane nel 2018?

- Significa che i miei occhi si bagnano, a causa del sudore o delle lacrime. «Exhaustion is will», stavo pensando a questa frase l'altro giorno. Ha senso su ciò che Throane rappresenta per me attualmente.

8. Quali band uscite negli ultimi anni hanno attirato la tua attenzione?

- Recentemente ho scavato molto nel suono di Dodecahedron, Heilung, Hangman's Chair, Chants from Mongolia.

9. Al di fuori della musica, quali sono alcuni dei tuoi hobby preferiti?

- Non sento di avere qualche hobby. Il mio lavoro quotidiano è collegato alla creazione. Tutta la mia vita gira intorno alla musica e a tutto ciò che è visuale. E non è un qualcosa per intrattenermi.

10. Grazie mille per aver risposto a questa mia intervista.

- Grazie mille a te.


CONTATTI: 
throane.bandcamp.com/plus-une-main-a-mordre
facebook.com/throane

THROANE line-up:

Dehn Sora - Polistrumentista

RECENSIONE: 
THROANE "Plus Une Main À Mordre" 2017 - Debemur Morti Productions




martedì 29 maggio 2018

Recensione: CHRCH "Light Will Consume Us All"
2018 - Neurot Recordings




Non è da tutti esordire in maniere indipendente, e dopo soli tre anni, riuscire a firmare un contratto discografico con la Neurot Recordings. Eppure i californiani CHRCH ce l'hanno fatta. Fedeli ad un doom/sludge metal grasso e distorto, questi musicisti mettono in evidenza il loro penetrante orientamento stilistico, ben chiaro fin dalle prime note dilatate dell'opener "Infinite Return". Tumultuosi, ma anche magnetici nel tempo e nello spazio, i Chrch riescono ad essere maestosi quando le canzoni lo richiedono, senza inchiodare le idee a schemi predefiniti. Il suono di "Light Will Consume Us All" è una sorgente di luce intensa che scalda lo spostamento irregolare delle tonalità vocali della cantante Eva Rose (ora melodiche, ora aggressive); raccontando di un viaggio in un universo spaziale parallelo. Ed ecco che qui il concetto non è fatto di visioni mostruose. Il tappeto sonoro creato dalla band serve per calarsi in una dimensione extra-sensoriale, perché qualsiasi viaggio verso ciò che non si conosce è già di per sé una scoperta. L'intensità aumenta dopo svariati ascolti.

Contatti: 
churchdoom.bandcamp.com/album/light-will-consume-us-all
facebook.com/chrchdoomca

TRACKLIST: Infinite Return, Portals, Aether


martedì 22 maggio 2018

Recensione: BONG "Thought and Existence"
2018 - Ritual Productions




Il drone/doom possiede profondità. E' come una grande apertura: ci si entra, e dato che l'oscurità permane, la mente umana si distende, e una quantità di cose che accadono lì dentro divengono manifeste. Non esiste alcun problema di tempo, può accadere qualunque cosa. Agli inglesi BONG piacciono gli spazi in cui la gente ama smarrirsi per rinconciliare tutte le entità contrapposte. Per questo credo che in dischi come "Thought and Existence" sia il flusso di tensione e rilassamento delle note ad essere veramente interessante, quanto evocativo. Lasciamo andare tutto fino in fondo: quello che ci assorbe è davvero qualcosa di imponente. Validi.

Contatti: 
ritualproductions.bandcamp.com/album/thought-and-existence-2
facebook.com/BONGDOOMUK

TRACKLIST:


venerdì 18 maggio 2018

Recensione: VISIONS & PHURPA "Monad"
2018 - Cyclic Law




Il peso del vuoto mostruosamente espanso piega la volta dell'atmosfera, un caos imponderabile che non cessa di regnare. Il tiranno di luce e di buio è sopra di noi; si nasconde, è occultato nel fondo di ogni cosa "visibile" e "invisibile", ma è lì; vicinissimo e minaccioso. Così ogni vibrazione presente in "Monad" porta in sé questa gelida immortalità. Tutto ciò che è nudo, spoglio, senza gioia e senza tristezza, ricopre indefinitamente questo universo privo di colore. I PHURPA di Alexey Tegin, e il progetto VISIONS di Frederic Arbour (boss della Cyclic Law) si addentrano in una camera oscura dove si ergono le forze che hanno già completamente trasformato la nostra esistenza terrena. Un'energia senza limiti, diretta al proprio culmine, dell'ignoto che precede la vita. Qui i cicli, le stagioni, il tempo sono stati abbattuti. Il mondo che non ha luogo si prepara nel flusso denso di "Monad". Disturbanti ed evocativi.

Contatti: 
cycliclaw.bandcamp.com/album/monad

TRACKLIST: Ascendance, Fohat, Monad, Reminiscense


mercoledì 16 maggio 2018

Recensione: URO "CABBA!"
2018 - Autoproduzione




C'è veramente di tutto nel caleidoscopio dei salentini URO, protagonisti di una carriera iniziata nel Novembre del 2011 e passata all'insegna di sperimentazioni fluttuanti tra psych-post-rock e suggestive insenature elettroniche. Quello che più colpisce è l'interessante opera di ricerca che ha portato questi musicisti a esaminare minuziosamente certi tipi di suoni strumentali, filtrandoli a proprio piacimento (com'è giusto che sia). Due lunghe composizioni che se da un lato emergono per una attenta ricercatezza strutturale, dall'altro vengono coniugate ad una iconografia visionaria alquanto originale. "CABBA!" è un album dal respiro profondo e liberatorio, dalle tinte forti e abbaglianti, ma anche dalla singolare enfasi espressiva che si traduce in divagazioni dal sapore intenso. "Alca + Tilacina", "Quagga + Ritina" sono state studiate, suonate, arrangiate per essere diverse nella forma, bensì non contrastanti, né troppo omogenee. D'altra parte il songwriting degli URO rende perfettamente a fuoco la loro particolare impronta. L'Arte in nome dell'Arte! Non c'è bisogno di aggiungere altro. Registrato e mixato da Mirco Quarta presso il Km97 di Lecce, masterizzato in Canada da Ryan Morey.

Contatti: 
uroband.bandcamp.com/album/cabba
facebook.com/URO 

TRACKLIST: Alca + Tilacina, Quagga + Ritina




mercoledì 9 maggio 2018

Recensione: FISTER "No Spirit Within"
2018 - Listenable Records




Nuovo album per i FISTER, formazione tra le più quotate all'interno della scena sludge/doom metal, che dopo quasi dieci anni di onorata carriera e quattro dischi all'attivo, senza tenere in considerazione tutti gli altri lavori portati alla luce nel corso del tempo, non ne vuole proprio sapere di alleggerire la propria impronta musicale. Ne saranno felici i numerosi fan di questi suoni lancinanti. I Fister sono sempre stati un gruppo dal tocco pesantissimo e dal sound 'riff-oriented', ma ascoltando "No Spirit Within" non è difficile captare in esso un "sapore" diverso. E ci sono voluti nove anni per esprimere al meglio lo straordinario potenziale della band proveniente da Saint Louis. Dischi così consistenti, compatti, ben fatti non si trovano su tutti gli scaffali. I Fister hanno finalmente affinato la loro espressione in modo da non risultare scontati o peggio ripetitivi, creando musica angosciosa valorizzata sia dalla composizione che dall'arrangiamento dei brani. Il limite di "No Spirit Within", forse, risiede proprio nella sua eccessiva monoliticità, figlia di un genere sprezzante che sembra essere un cappio attaccato al collo. D'altronde questa è la realtà dei fatti e c'è poco da fare. Qui si sente il dolore del corpo e dall'animo umano, e la scelta del nichilismo di fronte ad un'esistenza che appare priva di senso in una forma di sadomasochismo ossessivamente autopunitivo. "No Spirit Within" è la conferma che aspettavamo. Una vera garanzia!

Contatti: 
listenable-records.bandcamp.com/album/no-spirit-within
facebook.com/fisterdoom

TRACKLIST: Frozen Scythe, Disgraced Possession, Cazador, I Am Kuru, No Spirit Within, Heat Death, Star Swallower


domenica 6 maggio 2018

Recensione: PETRIFICATION "Hollow of the Void"
Sentient Ruin Laboratories | Memento Mori | Dawnbreed Rec. | To the Death Rec.
2018




I PETRIFICATION agiscono dove vivono le vere radici del death metal, quello genuino e marcescente. "Hollow of the Void" ci aiuta a capire il perché, ancora oggi, alcuni death metaller rimangono fieramente legati a quella scena estrema che, quasi trent'anni fa, mise a ferro e fuoco il terreno dell'underground. L'operato della band statunitense rispecchia appieno quest'animo retrò, rivelandosi una compagine nostalgica che vuole vomitare la propria estremizzazione sonora in maniera regressiva. La forza dei Petrification è il loro essere immuni ai cambiamenti avvenuti nel tempo: il growling cavernoso, il rifframa datato e tagliente, e la devastante sezione ritmica, sono destinati a miete numerose vittime nel segno del ritorno alle origini; impegnandosi in una buona rilettura che conferisce all'album un carattere deciso e risoluto. Insomma, massima devozione alla causa, in primo luogo. Una presa di posizione forte da parte dei Petrification. Ottimo debutto.

Contatti: 
sentientruin.bandcamp.com/album/hollow-of-the-void
facebook.com/petrificationdm

TRACKLIST: Prelude, Arachne Exsanguine, Technological Assimilation, Summon Horrendous Destruction, Hollow of the Void, Interlude, Hymn of Charon, Stagnation of Transmigration, Desecrators of Conscious Entropy, Devouring Abysm, Conclusion


giovedì 3 maggio 2018

Recensione: DYSPHORIA "Foul Ashes Of Deceit"
2018 - Pathologically Explicit Recordings




Una nuova uscita e un nuovo inizio per i deathster americani DYSPHORIA, considerando il fatto che la band ha mosso i suoi primi passi nel 1992 da un'idea di James Genenz dei Jungle Rot, Rich Canamar (Violent Wisdom) e Nick Hernandez (Heavens Decay, Stone Magnum, ex-Kommandant, ex-Violent Wisdom). A ciò va aggiunto che questo ritorno discografico deve essere preso in considerazione soprattutto perché sono passati ben venticinque anni dall'ormai datato primo demo "Day of Atonement", quindi quale modo migliore per presentare i Dysphoria a quanti non hanno ancora avuto modo di ascoltare la loro proposta brutale? E non possiamo considerarli dei novellini o mestieranti! "Foul Ashes Of Deceit", oltre a contenere dei brani (riregistrari) presenti nel demo succitato, racchiude delle nuove bordate: implacabili in quanto a suoni e arrangiamenti, efficacemente strutturate per rispondere nel migliore dei modi alle esigenze dei fan del genere. Tutto gira a favore di un full-length che rende finalmente giustizia al ruolo dei Dysphoria nel circuito death metal e che li pone sullo stesso piano di altre band più blasonate, riconosciute storicamente come tra le migliori. La release in questione è davvero valida, perciò in questo caso si può dire che il fine giustifichi i mezzi. Apprezzerete il lavoro svolto per "Foul Ashes Of Deceit" se vi piacciono le sonorità di Waco Jesus, Internal Bleeding, Pyrexia, Dying Fetus. Godiamoceli fino in fondo, qualunque cosa succeda nel futuro.

Contatti: 
pathologicallyexplicit.bandcamp.com/album/dysphoria-foul-ashes-of-deceit 
facebook.com/thetruedysphoria

TRACKLIST: Agnostic Plea, Impending Conflict, Thorn Torn Brow, I Am Nameless, Foul Ashes of Deceit, Labyrinth Treshold, In Tears of Blood, Moral Decay


mercoledì 2 maggio 2018

Recensione: GRANDIOSE MALICE "The Eternal Infernal"
2018 - Hells Headbangers




Black/death metal: una definizione che negli ultimi dieci anni ha assunto molteplici significati, vista la grande quantità di sottogeneri presenti nella scena estrema. Ma per i GRANDIOSE MALICE, progetto nato per volere del chitarrista Tregenda (ex-Black Witchery, morto nel 2016), fieramente ancorato al sound degli anni '80/'90, il principio guida è sempre stato quello di suonare blasfemo e old fashioned. Non sono di certo una band innovativa, eppure gli americani Grandiose Malice, con all'attivo un demo (diventato poi questo album pubblicato dalla Hells Headbangers), godono di una buona fama nel circuito metal di nicchia; nonostante siano stati attivi solo per un anno (dal 2015 al 2016). Heavy, speed, thrash, black metal sono le pietanze di cui si nutrono questi due predatori (alla voce e batteria troviamo il musicista Matt Glaser dei Galactic Massacre, ex-Frost & Fury, ex-S.P.O.R.K.). La volontà è quella di sostenere la morte e la distruzione di ogni cosa. "The Eternal Infernal" si impone con fermezza sui gruppi emergenti che spesso attirano con i loro dischi una critica facilmente entusiasmabile. Ecco spiegata la grandezza di Tregenda (RIP).

Contatti: 
grandiosemalice.bandcamp.com/album/the-eternal-infernal
facebook.com/GrandioseMalice

TRACKLIST: R U Hexperienced?, The Messenger, The Illusion, The Eternal Infernal, Bell - Book and Chalice, Days of Our Lies, Bonce Dance, Forgotten / Consequence of Survival, Dull Union


martedì 1 maggio 2018

Recensione: AURA NOIR "Aura Noire"
2018 - Indie Recordings




Dalla Norvegia arriva una ventata gelida che porta con se un album che ha il potere di suonare maligno, diretto e tormentoso, toccando note capaci di tornare indietro nel tempo. Gli AURA NOIR se ne fregano di tutto e di tutti, continuando a proporre quello che piace a loro, né più né meno. Coerenti con se stessi in primis (!), assoluto distacco nei confronti del music business odierno, e un'attitudine assolutamente "no compromise". Il sound del nuovo disco è una via di mezzo tra il black/thrash metal degli '80 e quello di inizi '90, con l'aggiunta di una grande energia, derivata da un'attività live degna di nota. Questo "Aura Noire" suona decisamente old-school e non rinuncia mai all'atmosfera, garantita da un riffing che racchiude l'essenza della ferocia primigenia per cui gli Aura Noir sono diventati celebri. L'ennesima conferma per una delle migliori metal band dell'underground. Non rimarrete delusi.

Contatti: 
auranoir.bandcamp.com/album/aura-noire
facebook.com/auranoirofficial 

TRACKLIST: Dark Lung of the Storm, Grave Dweller, Hell's Lost Chambers, The Obscuration, Demoniac Flow, Shades Ablaze, Mordant Wind, Cold Bone Grasp, Outro


venerdì 27 aprile 2018

Recensione: MASS GRAVE "Our Due Descent"
2018 - Unrest Records




Dopo la prova convincente messa in atto con "The Absurdity Of Humanity", i MASS GRAVE ci prendono nuovamente a schiaffoni con un altro album che nel giro di un quarto d'ora miscela le influenze più marcate della band canadese. Crust/punk/grindcore sono i loro marchi di fabbrica, e questo non può che contribuire a determinare la giusta percezione della musica abrasiva composta dai Nostri. E per andare subito al dunque i Mass Grave non concedono tregua, proseguendo incazzati e determinati, sicuri e fieri delle proprie radici. Anche se l'intero "Our Due Descent" è un ritorno discografico piuttosto prevedibile, la creatività e la coerenza di questi musicisti non vengono messe in dubbio. La band di Vancouver rivendica il proprio spirito underground senza nessun cedimento melodico. Lasciamoli fare, perché quello che ci danno vale molto di più di tante altre uscite qualitativamente inferiori. "Our Due Descent" desterà l'interesse dei fan del genere. Buon ascolto.

Contatti: 
massgravecrust.bandcamp.com/album/our-due-descent
facebook.com/mass.grave 

TRACKLIST: Escape This Hell, Pull The Plug, Take Me Away, Terror State, Refused Freedom, Xenophobia, Our Due Descent, Still Here, When Is Enough?, Dead Seas, Senseless Plight, Who Holds The Cards?, Mirror


lunedì 23 aprile 2018

Recensione: UNRAVEL "Eras Of Forfeit"
2018 - Life.Lair.Regret. Records | Testimony Records




Tanto folli quanto tecnici e brutali, gli australiani UNRAVEL tornano a far parlare di sé, questa volta per la pubblicazione del loro primo album "Eras Of Forfeit", che segue di due anni il precedente EP digitale "Final Dawn". Molti di voi si saranno già fatti un'idea del genere suonato dai Nostri osservando l'artwork realizzato dal rinomato artista inglese Dan Seagrave. A prescindere da ciò, la verità è una sola e va detta: al di là della bellissima copertina, questo è un disco che riprende, per filo e per segno, le simmetrie e le solide strutture del death metal suonato con veemenza tradizionalista. Undici schegge impazzite che sembrano arrivate direttamente dagli archivi degli anni novanta, undici composizioni dove l'impatto incendiario del songwriting cammina a braccetto con l'oscurità. Non c'è nulla, ma proprio nulla di diverso rispetto a quanto si faceva un tempo, lo stile degli Unravel si nutre delle stesse atmosfere. "Eras Of Forfeit" è fedele alle origini del genere, e riascoltandolo più volte, ti fa rivivere certe "immortali" sensazioni, anche se con canzoni scritte e registrate nella contemporaneità. Gli Unravel non deludono, sfornando un prodotto vigoroso, dinamico, decisivo. Di sicuro vale la pena di essere acquistato.

Contatti: 
unravelmetal.bandcamp.com/album/eras-of-forfeit-lp
facebook.com/unravelmetal

TRACKLIST: Arbitrator, No Validation for Violation, Reign of Wasps, Carcinogenesis, Sycophant, Isle of Rot, Perpetual Servitude, Scorched, Fostering the Festering Spawn, Mortal's Thrist, Vermankind


mercoledì 18 aprile 2018

Recensione: MYRA "FCK VLK"
2018 - Autoproduzione




Dopo aver pubblicato tre album in tredici anni di carriera, i tedeschi MYRA mostrano al pubblico il rapporto tra modernismo e musica heavy. "FCK VLK" è la prova che partendo da sonorità "nu metal" si può anche produrre un lavoro discreto, scorrevole, di facile presa, caratterizzato da testi di evidente pregnanza sociale. "FCK VLK" è nettamente superiore alle precedenti releases messe in commercio negli anni passati, sotto vari punti di vista, nonostante la formula adoperata mantenga l'andamento delle dieci songs standardizzato. Credo che la loro sia stata una scelta ponderata. Io stesso ho voluto approfondire attentamente il nuovo lavoro prima di scrivere le mie righe per questa recensione. C'è potenza, ma anche melodia lì dove serve, come ad esempio in "Keepers Code" (il brano migliore del lotto); perciò non lasciatevi condizionare negativamente dall'etichetta "metalcore" appiccicata sul nome dei Myra. In definitiva, un valido ritorno. Da segnalare.

Contatti: 
myra-metal.de 
facebook.com/myraofficial

TRACKLIST: FCK VLK, Ratcatchers, Keepers Code, Together, Pile of Trash, Walls, Prove Me Wrong, Possessions, Broken Windows, Overcome




martedì 17 aprile 2018

Recensione: SEPTIC TANK "Rotting Civilisation"
2018 - Rise Above Records




Quando la vecchia scuola torna alla carica c'è poco da fare. In questo caso stiamo parlando di Lee Dorrian (With The Death, ex-Cathedral, ex-Napalm Death) e di un altro veterano della scena metal: Scott Carlson dei Repulsion. I due, uniti dall'amicizia e da una profonda passione per l'hardcore/punk d'annata, decisero nel 1994 di stabilire un sodalizio artistico che risponde ancora oggi al nome di SEPTIC TANK. Il tanto agognato "Rotting Civilisation" è destinato a tutti coloro che vorranno passare 40 minuti all'insegna di un suono dal piglio nevrotico e "in your face". I Nostri seguono la strada già calcata all'epoca dai Discharge, ma risultando più convincenti di quanto possiate mai immaginare. La stessa produzione resta fedele alla tradizione degli eighties/nineties. "Rotting Civilisation" non è che un nuovo attacco frontale contro questo fottuto sistema. Se siete appassionati del genere, potete andare sul sicuro. I Septic Tank ci parlano di realtà e cose tangibili. Missione compiuta!

Contatti: 
facebook.com/septictankuk

TRACKLIST: Septic Tank, Who, Victimised, Social Media Whore, Divide And Conk Out, Treasurers Of Disease, Fucked, Whitewash, Death Vase, You Want Some, Digging Your Own Grave, Danger Signs, Walking Asylum, Lost Humanity, Never Never Land, Self-Obsessed, Living Death, Rotten Empire




venerdì 13 aprile 2018

Recensione: ANTAGONIZE "Demo 2018"
2018 - Triple-B Records




Il demo 2018 di questi americani è come una sprangata in pieno volto! Gli ANTAGONIZE sono una di quelle band di cui è facile parlare, vista la loro natura animalesca. Basta prendere dell'hardcore grezzo, incattivito al massimo, suonato con grinta punk e violenza metal e il gioco è fatto. E' uno stile molto basilare, ma c'è da chiedersi come mai piaccia così tanto ai fan del genere. Credo che molta gente si sia stancata di cose troppo prodotte e dal suono artificiale, ecco perché spesso si affida a dischi onesti, diretti e violenti. Qui la regola è non scendere a compromessi. Detto in questo modo può sembrare scontato, ma il risultato è decisamente oltre la media. Gli Antagonize di Boston ci sanno fare, le cinque tracce evidenziano le migliori potenzialità dei musicisti coinvolti nel gruppo, facendo risultare il primo demo 2018 un prodotto convincente nella scena underground statunitense, cosa non facile da trovare nella maggior parte delle produzioni attuali. Dietro al microfono c'è la voce di Aaron Bedard (ex Bane). Cosa volete di più per le vostre orecchie?! Da seguire.

Contatti:
antagonizehc.bandcamp.com/releases 
facebook.com/triplebrecords

TRACKLIST: Headcount, Work Horse, Sunday Best, Blood Oath, Savior


lunedì 9 aprile 2018

Recensione: RUINED NATION "Restart"
2018 - WOOAAARGH | Hecatombe Records




Sulla linea di confine che sempre esisterà tra hardcore e grindcore, si situa il secondo album di questo gruppo austriaco dal nome che evoca un significato di forte impatto, significato che è insito nei "geni" di chi utilizza la rabbia come arma per ribellarsi contro il sistema. Perché i RUINED NATION non sono altro che l'ennesima formazione capace di rendere giustizia ai due generi musicali succitati. "Restart" è un disco cinico, implacabile, cementato da chitarre tanto arcigne quanto puntuali quando si tratta di aggredire l'ascoltatore, rinvigorito da una sezione ritmica desiderosa di mantenere la tensione di fondo ai massimi livelli. Giusto spendere qualche parola positiva sulla prova vocale del bassista/cantante Markus Matzinger, che assume il ruolo di catalizzatore: la sua attitudine sfrontata è destinata a prendere il sopravvento all'interno di un suono granitico e per certi versi inattaccabile. Purtroppo "Restart" segna lo scioglimento (annunciato) di questa realtà formata da membri di Implore, Six-Score, MJK, UGF, Blechophon. Da prendere in seria considerazione.

Contatti: 
wooaaargh.bandcamp.com/ruined-nation-restart
facebook.com/ruinednation4020

TRACKLIST: Bareness, Suffer, Trapped, Trust, C.O.Y.O., Heinz-Christian, Under Control, Same Ol' Story, Pathetic, Restart, Created By Humans, Painted Black, Borderline


venerdì 6 aprile 2018

Recensione: HEAVY METAL KINGS "Black God White Devil"
Enemy Soil Records | Uncle Howie Records




Li aspettavamo al varco gli americani HEAVY METAL KINGS, pressoché sicuri che il loro ritorno discografico avrebbe portato con sé una nuova ventata di freschezza, ma anche l'efficacia di due pezzi da novanta della scena hip-hop underground. Eccolo! "Black God White Devil" spalma la propria poetica di strada su tredici composizioni dalle trame fitte e serrate che riassumono le migliori caratteristiche espressive dei maestri Vinnie Paz (Jedi Mind Tricks, Army Of The Pharaohs) e Ill Bill (Non Phixion, La Coka Nostra), con una concisione e una comunicatività ancora più taglienti di quelle espresse sull'omonimo album del 2011. Gli HMK procedono sicuri, senza ansie da prestazione, e sostenuti dalla consapevolezza dei propri (inossidabili) mezzi. Il duo statunitense ha fatto passare oltre sei anni dal debutto pubblicato per questo side-project, ripresentandosi con un full-length che lascia attoniti sul piano emotivo e cerebrale: canzoni dove il classico stile di Vinnie Paz e Ill Bill si fa spazio con estrema vitalità e autorevolezza. A dare manforte a questi due MC ci pensano il fuoriclasse Goretex/Gore Elohim (presente in ben sette brani) e DV Alias Khryst (in "If He Dies, He Dies"). Gli HMK fanno quello che sanno fare meglio: rap ad alto potenziale esplosivo, con un reale spessore musicale. Due tracce contenute in "Black God White Devil" sono state prodotte dal DJ/producer Sunday dei savonesi DSA COMMANDO, le altre da Apathy, Giallo Point, Vic Grimes, C-Lance, DJ Eclipse, Blastah Beatz, Sicknature, MTK. Quando si dice: da acquistare a scatola chiusa!

Contatti:
heavymetalkings.com
facebook.com/hmkrap

TRACKLIST: Seance Gone Wrong feat. Goretex, If He Dies, He Dies feat. DV Alias Khryst, Egyptian Moses feat. Goretex, Bad Hombres feat. Goretex, Golan & Globus, Mercyful Fate feat. Goretex, Black Mass Lucifer feat. Goretex, Petrus Steel, Killing Technology feat. Goretex, The Military Mind of Chaka Zulu, There’s No Wi-Fi in Valhalla, Gemini Lounge feat. Goretex, Fuck Outta Here






martedì 3 aprile 2018

Recensione: CORAM LETHE "In Absence"
2018 - Buil2kill Records




Fa piacere vedere che ci siano ancora band che credono nel suono estremo, soprattutto in una Nazione ricca di contraddizioni come l'Italia. I CORAM LETHE, provenienti da Siena, sono infatti fedeli ai dettami stilistici del techno death/black metal: le songs del quinto album intitolato "In Absence" hanno un piglio più diretto rispetto a quelle composte per il precedente "Haterodox" (2012), la voce del nuovo singer Giacomo Bortone aggressiva ma scandita, i riff ben elaborati, gli stop'n'go granitici, basso e batteria sempre dirompenti. Tutto sembra essere al suo posto e la produzione rende l'impatto distruttivo. Quella dei Coram Lethe è musica spigolosa che lascia trasparire la sua natura multidimensionale, e in un certo senso ingloba in sé diverse sfaccettature. "In Absence" ha quindi un suo personale linguaggio, una sua spinta propulsiva. Arrivati a questo punto, penso sia necessario ascoltare attentamente l'ultima fatica dei musicisti toscani e riflettere sui miglioramenti ottenuti negli ultimi sei anni. I Coram Lethe perseverano oltre la negatività dei nostri giorni per lasciare il segno nell'underground italiano. Un vero e proprio "must" per tutti gli amanti di tali sonorità. Stavolta si può davvero parlare di un ritorno importante.

Contatti:
facebook.com/CoramLethe

TRACKLIST: Esoteric, In Absence, Food for Nothingness, Not Been Born, Cognitive Separation, Pain Represents Pained Representatives, Antimateria, To Rise Again


venerdì 30 marzo 2018

Recensione: FU MANCHU "Clone Of The Universe"
2018 - At the Dojo Records




I FU MANCHU sono tra gli esponenti di punta nel circuito stoner rock, con uno stile personale, sia musicale che lirico, ancora imitato dai giovani gruppi attuali. Di loro rimangono impressi alcuni album del passato e le esibizioni live di cui tanto si è parlato nel corso degli anni. Venendo al presente, l'idea che se ne ricava è quella che, il nuovo full-length voglia proteggere l'anima arrembante di un gruppo dal carattere "deciso" e "reale", non come la maggior parte delle formazioni che oggi nascono come funghi sulle pagine dei giornali di settore; tanto che l'uscita di "Clone Of The Universe" rimette tutto in discussione perché, anche nella fase attuale, i Fu Manchu non hanno intenzione di rallentare il passo, dando sfogo a quelle pulsioni mordaci capaci di perforare la dimensione giusta, quella a loro più consona. E' un lavoro coinvolgente, a tratti prevedibile, ma composto da musicisti che usano il cuore e le viscere quando decidono di suonare musica grumosa. Il chitarrista Alex Lifeson, storico membro dei canadesi Rush, è stato coinvolto nella lunga traccia "Il Mostro Atomico". I tempi sono ormai maturi: largo quindi a chi, come gli irriducibili Fu Manchu, riesce ancora ad essere essenziale nella forma, efficace nella sostanza.

Contatti: 
 fumanchuband.bandcamp.com/album/clone-of-the-universe
facebook.com/FuManchuBand

TRACKLIST:
Intelligent Worship, (I've Been) Hexed, Don't Panic, Slower Than Light, Nowhere Left To Hide, Clone Of The Universe, Il Mostro Atomico (feat. Alex Lifeson)

martedì 27 marzo 2018

Recensione: ATRIUM CARCERI | HERBST9 "Ur Djupan Dal"
2018 - Cryo Chamber




E' bello poter dare alla musica la possibilità di esprimersi attraverso l'uso dell'immaginazione. Il drone/ambient mi ha sempre appassionato, ecco spiegato il motivo per cui continua ad arricchire la mia vita con un'infinità di frammenti sonori provenienti da vari progetti musicali. In "Ur Djupan Dal", composto dai maestri ATRIUM CARCERI e HERBST9, c'è un filo conduttore che collega le diverse atmosfere, capaci di mettere in risalto la grande intesa tra questi veterani della scena ambient. Quello che c'è di interessante, è che le tracce del disco sono state rivelate in maniera così evidente che non possono essere ignorate, e ci mostrano come i Nostri siano stati in grado di spingere la creatività oltre le barriere del tempo, per far risplendere le cose sotto il sole della verità.

Contatti: 
cryochamber.bandcamp.com/album/ur-djupan-dal 
 facebook.com/Atrium-Carceri
facebook.com/Herbst9

TRACKLIST: Mot Främmande Land, Sov Ej Hos Kvinna, Som Är Kunnig I Trolldom, Österländska Tempel, Ur Evighetens Pipa, Vida Jättars Väg, Blott Den Vet Som Vida Reser, Drakhuvud, Händer Skola Hålla Hårda Yxor, Den Döda Trollkvinnan




sabato 24 marzo 2018

Recensione: LONG DISTANCE CALLING "Boundless"
2018 - Inside Out




"Boundless" svolge un ruolo di prim'ordine nel presente dei LONG DISTANCE CALLING. I quattro musicisti tedeschi sono costantemente alla ricerca di qualcosa di nuovo e hanno perciò bisogno di aggrapparsi ad una visione "potente" per andare avanti. D'altronde ogni artista che si rispetti è un privilegiato in quanto può essere totalmente libero di esprimersi nella sua singolarità. Questo è post-rock strumentale di alto spessore, alcune tracce dell'album hanno in nuce una certa dose di aggressività, ma credo si tratti di voglia di perdere il controllo attraverso una pseudo-trance. Già, forse più naturale aggressività che violenza. Con "Boundless" i Long Distance Calling uniscono tutto in un unico essere in cui gli opposti non esistono più a livello musicale come su quello personale. Da dove nasce il rumore? "Il rumore viene dall'inquietudine e l'inquietudine è un ritmo pulsante". Non possiamo far altro che rispettare gente del genere, anche perché stiamo parlando di autentici professionisti, esperti e disinvolti: esattamente ciò di cui la scena musicale ha bisogno, oggi.

Contatti: 
longdistancecalling.de
facebook.com/longdistancecalling

TRACKLIST: Out There, Ascending, In the Clouds, Like a River, The Far Side, On the Verge, Weightless, Skydivers




giovedì 22 marzo 2018

Statistiche: 374.689 visite e 1.814 post su SON OF FLIES webzine




A distanza di cinque anni dall'apertura del sito ufficiale della mia webzine, ho scritto e pubblicato 1.814 post. Il blog ha superato 370.000 visite.

Grazie per il SUPPORTO! Christian Montagna

SON OF FLIES WEBZINE celebrates more than 370.000 visitors from around the World and 1.814 post.

Thanks for the SUPPORT! Christian Montagna

mercoledì 21 marzo 2018

Recensione: NORDVARGR "Metempsychosis"
2018 - Cyclic Law




Sebbene l'album "Metempsychosis" potrebbe illustrare la singolare qualità formale della musica industriale del progetto NORDVARGR, essa non riesce a spiegare la sua marcata capacità di visione. Per l'artista/compositore svedese Henrik Nordvargr Björkk, tale capacità ricorre solamente quando tutti gli elementi presenti nel suo stile musicale si fondono producendo quello che si può chiamare "feeling", quando tutto quello che si vede e si sente contribuisce a determinati "stato d'animo". Gli stati d'animo che lo stimolano di più sono quelli che si annidano nelle ambientazioni da incubo. L'indefinibile "feeling" che Nordvargr cerca di comunicare ai suoi ascoltatori è strettamente collegato ad una profonda forma di cupo disorientamento (!). Qui le caratteristiche dell'inquietante sono quelle dell'ossessione piuttosto che del terrore. In "First East" è racchiusa la stretta collaborazione con il musicista Trepaneringsritualen. L'artwork è stato creato da Dehn Sora (Treha Sektori, Throane). Acquisto consigliato.

Contatti: 
cycliclaw.bandcamp.com/album/metempsychosis 
facebook.com/hnordvargr

TRACKLIST: Into The Cycle Of All And Nothing, Metempsychosis, First East, At The Crossroads Of Immortality, Invocation For A Malicious Spirit, Salve Teragmon, Manifestation, Sweet Death Triumphant, Consolamentum, Livet Tar Slut


lunedì 19 marzo 2018

SON OF FLIES WEBZINE | Nuovo artwork creato da Dehn Sora




ITA: Sono onorato di accettare questa fantastica opera d'arte per la mia Son of Flies webzine. Creata dal rinomato artista, musicista, compositore francese Dehn Sora (Treha Sektori, Throane). Uno degli artisti più influenti degli ultimi dieci anni, soprattutto considerando i binari estetici in gioco in questo periodo. Grazie amico mio! Sono felice di ricevere questa immagine in cambio di uno dei miei dipinti. Christian Montagna

ENG: I'm honored to accept this amazing artwork for my Son of Flies webzine. Created by Dehn Sora (Treha Sektori, Throane). One of the most influential artists of the last ten years, especially considering the aesthetic binaries at play throughout this time. Thank you my friend! I'm happy to receive this image in exchange for one of my paintings. Christian Montagna

Contatti:  
dehnsora.com 
facebook.com/dehn.sora


domenica 18 marzo 2018

Recensione: INFRAKTOR "Exhaust"
2018 - Rastilho Records




Questo è il thrash/death metal, il glorioso, immortale thrash/death metal! "Exhaust" è un disco schiacciante, un album di debutto che sputa litri di materiale nocivo e infiammabile. E di tenacia i portoghesi INFRAKTOR ne hanno da vendere perché possiedono gli attributi necessari per diventare una minacciosa macchina da guerra. "Exhaust" si avvicina molto alle recenti produzioni di alcuni veterani della scena (i vari Dew-Scented, The Haunted, At The Gates), un sound metal a tutti gli effetti; pieno, energico, ma allo stesso tempo decisamente orecchiabile e ben prodotto. Inutile aggiungere altro, la musica parla da sé. Prendere o lasciare.

Contatti: 
rastilho.bandcamp.com/album/exhaust 
facebook.com/infraktor.metal 

TRACKLIST: Intro, Blood of the Weak, Son of a Butcher, Exhaust, Confront, Speech of Deceit, Inevitability of Reason, Unleash the Pigs, Ferocious Intent, Outro


giovedì 15 marzo 2018

Recensione: HOSTIL "Infernal Rites"
2018 - Autoproduzione




La tradizione thrash/death metal dell'America meridionale si sta sempre più rinforzando, e sono ormai tante le band che portano avanti un certo tipo di sound con una mentalità improntata sulla coerenza. A quattordici anni dal primo demo, i peruviani HOSTIL tornano in azione forgiando un album tutto sommato valido, graffiante e onesto. Diciamo che, nella sua palese staticità, il debutto "Infernal Rites" segue per filo e per segno regole precise, tenendo fede ai valori di un genere musicale affermato da decenni, snodandosi attraverso soluzioni sonore già sentite e risentite in altri dischi del passato. In conclusione, l'impatto non manca e questo non va negato, ma pur riconoscendo ciò, il quartetto proveniente da Lima potrebbe fare ancora di più. Le potenzialità sono buone. Da provare.

Contatti:
facebook.com/HostilBand

TRACKLIST: Alone, Infernal Rites, Murder, Nevermind Nevermore, Trial, Hell, Despertar, Usurpador


mercoledì 14 marzo 2018

Recensione: DEAD VOID "The Looming Spectre"
2018 - Autoproduzione




Se si decide di ascoltare un demo come "The Looming Spectre", bisogna avere una certa predisposizione verso quelle sonorità death/doom metal gelide e ossessionanti che, in parte, hanno caratterizzato alcune delle vecchie produzioni di gruppi storici quali Autopsy, Winter, Incantation, Corrupted (per citarne alcuni!). E non credo sia un problema accostare il nome del trio danese a quelli citati poc'anzi. Per i DEAD VOID sarà più facile ricevere un buon riscontro nell'underground piuttosto che altrove. I quattro brani hanno un riffing fosco e accattivante che gli amanti del death/doom apprezzeranno sicuramente. Il secondo demo in questione darà maggiore visibilità a questi musicisti, la cui musica spacca le ossa per intensità e pesantezza. Un tuffo nel passato!

Contatti: 
deadvoid.bandcamp.com/releases
facebook.com/TheDeadVoid

TRACKLIST: Bliss, Isolation's Hold, Shadowed Heights of Ascension, Immortal Shadow Hydra


lunedì 12 marzo 2018

Intervista: RAPTURE - "UN VORTICE DI VIOLENZA"






ECCO A VOI I THRASHER GRECI RAPTURE, DA POCO TORNATI ALLA RIBALTA GRAZIE AD UN NUOVO ALBUM DI TUTTO RISPETTO COME "PAROXYSM OF HATRED", E PRONTI A RIVERSARE SU DI VOI LA LORO VIOLENZA. DI SEGUITO IL RESOCONTO DELLA MIA CHIACCHIERATA CON IL CANTANTE/CHITARRISTA APOSTOLOS PAPADIMITRIOU.

1. Ciao Apostolos. Grazie per aver accettato di rispondere alle domande per questa mia intervista. Per cominciare, vorresti presentare la band per quelli che non hanno mai ascoltato la vostra musica?

- Ciao! Grazie a te per questa opportunità. I Rapture sono attivi dal 2013. L'attuale line-up si era già assestata nel 2014. Dopo due demo, abbiamo scritto il nostro primo album uscito poi per la label Witches Brew. Un anno dopo pubblicammo il nostro EP "Total Madness Reigns" come autoproduzione. Il 22 gennaio di quest'anno ha visto la luce il secondo disco "Paroxysm of Hatred", messo in commercio dalla spagnola Memento Mori Records, e da quel momento stiamo ottenendo un feedback positivo e incoraggiante. Insomma, siamo molto impegnati per promuovere la nostra musica, suonando in giro per farci conoscere il più possibile. Il primo concerto a supporto del nostro ultimo album è stato fatto il 27 gennaio al Dark Winter Meeting festival di Malta, e ce ne saranno molti altri a venire.

2. L'esigenza principale dei Rapture è suonare thrash metal all'ennesima potenza, e devo dire che quello che fate vi riesce bene. Come siete arrivati a questo livello di tecnica e aggressività?

- Nella musica è fondamentale fare ciò che si sente. Noi non stiamo forzando nulla, semplicemente ci impegnamo per suonare nel modo che ci piace, e questo ci fa sentire sazi e soddisfatti.

3. Il nuovo "Paroxysm of Hatred" è davvero micidiale, e mi congratulo con voi per questa ottima release! Vorrei sapere cosa pensi tu dell'album. Te lo chiedo perché mi sembra che ci sia un legame fortissimo tra il vostro essere musicisti preparati e l'atteggiamento old-school, per così dire...  

- Grazie mille! Siamo più che contenti di essere onesti, prima di tutto con noi stessi. Il disco è il frutto di un processo creativo/compositivo durato quasi 3 anni, dal momento che ci stavamo lavorando dall'inizio del 2015. Si potrebbe persino dire che è il nostro "bambino appena nato", e al momento è la nostra prima priorità. Lo stiamo promuovendo suonando in Grecia e all'estero.

4. Come sono andate le sessioni di registrazione dopo tre anni di duro lavoro in sala prove?

- Non posso calcolare quante ore abbiamo trascorso in studio. Harris (il produttore) è un nostro caro amico, quindi l'intero processo si è svolto in un ambiente davvero amichevole e rilassato. Questo ci ha aiutato molto e fortunatamente abbiamo avuto abbastanza tempo per provare diverse cose. In questo modo siamo riusciti a raggiungere il risultato migliore per il nostro materiale.

5. Questo nuovo full-length è la vostra prima uscita per la Memento Mori. Perché avete deciso di non continuare la collaborazione con la Witches Brew? Cosa vi aspettate dall'etichetta spagnola?

- Ovviamente la decisione è stata presa di comune accordo tra noi. La nostra evoluzione musicale doveva essere supportata da un'etichetta più rodata. Questo riassume la nostra scelta. Dato che Raul (il proprietario della Memento Mori Records) è una persona dedita alla scena underground, le nostre aspettative erano davvero alte, e ad essere onesti ha fatto più che abbastanza per i Rapture. Il suo interesse nei nostri confronti e il suo sostegno al nostro materiale hanno fatto la differenza per farci fare un passo in avanti.

6. Potresti descriverci una giornata tipo nella vita dei Rapture? Quali sono gli aspetti che preferite quando vi ritrovate in sala prove?

- Beh, di solito proviamo la nostra setlist e dopo suoniamo delle cover di gruppi che ci piacciono. Nelle pause, parliamo di cose che accadono nella nostra vita e di tutto quello che viviamo ad di fuori della band. La cosa che preferiamo è comporre nuovo materiale, quello che ci piace meno è quando qualcuno arriva in ritardo in sala prove. :)

7. Va bene, grazie per questa intervista. Altro da aggiungere?

Grazie a te! Solo una cosa da aggiungere: PAROXYSM OF HATRED REIGNS.


CONTATTI:  
rapturegreece.bandcamp.com/album/paroxysm-of-hatred 
facebook.com/ThrashRapture

RAPTURE line-up:

Apostolos Papadimitriou - Voce, Chitarra
Nikitas Melios - Chitarra
Stamatis Petrou - Basso
Giorgos Melios - Batteria

RECENSIONE: 
RAPTURE "Paroxysm of Hatred" 2018 - Memento Mori