martedì 17 luglio 2018

Recensione: SVARTKONST "Devil's Blood"
2018 - Autoproduzione




Quello di SVARTKONST è un debutto di tutto rispetto, un concentrato di riff acuminati e vocals rabbiose che non mancherà di incontrare i favori di tutti gli amanti del black/death metal scandinavo più veemente. Attivo da circa otto anni (originariamente il progetto era denominato Warg), lo svedese Rickard Törnqvist riesce a spingersi una spanna sopra alla media odierna pur presentando alcuni punti di contatto con alcune band storiche attive in terra scandinava. Ciò che fa la differenza in questa infuocata release non sono tanto le intuizioni, quanto l'attitudine corazzata di un unico polistrumentista. Si sente, eccome, che "Devil's Blood" è un album sentito, sanguigno, suonato con passione, e poco importa se il fattore "originalità" viene meno nei dieci brani. La dote principale di un bravo musicista non deve essere la perfezione ma il talento, saper posizionare i migliori arrangiamenti nelle tracce di propria composizione. Svartkonst sorprende per la precisione nelle sue partiture strumentali: glaciali, elaborate, compatte. "Devil's Blood" non è altro che il frutto di buone qualità in quanto a capacità esecutive e peculiarità artistiche. E questa espressività si ripete in ognuno degli episodi presenti nel disco. Tra i più validi talenti emergenti del 2018.

Contatti: 
svartkonst666.bandcamp.com/releases
facebook.com/Svartkonst

TRACKLIST: Black Light Burning, The Drought, Merciless Death, Devil's Blood, Taste of Bitterness, Flames of Salvation, I Am Nothing, Ashen Hunger, Cloven Hoof, En Sten Föll Från Mitt Bröst


venerdì 13 luglio 2018

Recensione: CRAFT "White Noise and Black Metal"
2018 - Season of Mist




I discorsi che si potrebbero fare sul black metal sono molti, come tanti sono i fan concentrati nel seguire il "nuovo corso" del genere. I CRAFT rappresentano un valido esempio di cosa sia il black metal di oggi, una band che fin dal lontano 1998 partecipa attivamente allo sviluppo di uno scenario musicale ben definito, molto spesso maestoso e maligno, ma anche crudo e radicato al passato; dando sfogo ad uno stile di vita che per anni ha concesso poco ai compromessi. I Craft sono indubbiamente una delle più autentiche realtà emerse nell'ultimo ventennio dal sottosuolo scandinavo. Questo è un dato di fatto. La loro musica è tutt'altro che scontata. Ascoltare "White Noise and Black Metal" significa cogliere la sostanza di una formazione che ha saputo distinguersi rispetto a quanto proposto da altri blackster, facendo evolvere le proprie sonorità senza perdere di vista le vecchie radici nordiche. Sarà perché i Nostri hanno dimostrato qualità e spessore artistico producendo materile di ottima fattura, piuttosto che vendersi alle riviste di settore solo per farsi pubblicità. Nel corpo di "White Noise and Black Metal" c'è qualcosa in più, qualcosa di vero, apprezzabile e personale. I Craft odierni animano con efficacia la scena estrema internazionale, facilitando il rapporto tra chi fa musica e chi la fruisce. Una garanzia.

Contatti: 
craftofficial.bandcamp.com/album/white-noise-and-black-metal
craftblackmetal.com
facebook.com/craftblackmetal

TRACKLIST: The Cosmic Sphere Falls, Again, Undone, Tragedy Of Pointless Games, Darkness Falls, Crimson, Shadow, White Noise


martedì 10 luglio 2018

Intervista: LIK - "IL SECONDO MASSACRO"






GLI SVEDESI LIK STUPISCONO ANCORA USCENDO CON UN DISCO DAL FEELING MOLTO RETRO', UN LAVORO CHE FARA' FELICI TUTTI I FAN DELLO SWEDISH DEATH METAL. CON "CARNAGE" L'HEADBANGING E' ASSICURATO! IL BATTERISTA CHRIS BARKENSJO HA RISPOSTO ALLE MIE DOMANDE.

1. Ciao Chris. Sono trascorsi tre anni dal precedente album di debutto ma il vostro sound non ha subito cambiamenti rilevanti. Avete dimostrato coerenza e passione per il death metal di stampo svedese, ecco perché oggi si può dire che "Carnage" è un lavoro solido che presenta lo stesso feeling dei primi album del genere. Sei soddisfatto delle nuove canzoni? Pensi siano migliori di quelle presenti in "Mass Funeral Evocation"?

- Siamo orgogliosi e soddisfatti di "Mass Funeral Evocation" perché è un disco molto solido. Ovviamente, in maniera naturale, abbiamo cercato di scrivere un nuovo album che potesse essere migliore del precedente, e penso che "Carnage" lo sia.

2. Quali sono gli aspetti del nuovo disco che preferisci maggiormente?

- Sicuramente il suono, ma anche la struttura delle canzoni. È un album potente, e la copertina è semplicemente fantastica. Riddick è un artista incredibile, per non dire altro.

3. I Lik mi hanno sempre impressionato per la capacità di combinare tutti gli elementi dello swedish death metal, creando una convincente rilettura di ciò che venne fatto tra la fine degli anni '80 e gli inizi dei '90. A tal proposito volevo sapere cosa hai da dire sul processo compositivo che ha portato alla creazione di "Carnage". Ci sono canzoni che preferisci nel nuovo album?

- Il processo compositivo è stato simile a quello per il precedente album in studio. L'unica differenza è che per questo disco Lawrence Mackrory ha lavorato con il produttore Daniel Bergstrand presso il Dug Out Studio, e siamo stati fortunati di questa importante collaborazione. Batteria e chitarre ritmiche sono state registrate dal vivo, poi abbiamo aggiunto il basso, gli assoli e le voci. Quello che si può ascoltate sugli album dei Lik è ciò che potrete ascoltare in un nostro live. Per quanto riguarda le mie canzoni preferite, posso dirti che variano di volta in volta. Citerei "To Kill", "The Deranged" e "Celebration of the Twisted".


4. Ho apprezzato il video musicale per la song "Dr. Duschanka". Ho subito pensato che il riff di apertura sia in perfetto stile Entombed/Dismember. Sicuramente una scelta voluta come tributo ai vecchi classici!

- La canzone è senza ombra di dubbio in stile Dismember. Ma sì, ogni cosa che facciamo è un omaggio alla vecchia scuola del death metal svedese, e non lo abbiamo mai negato. Cerchiamo solo di tenere più in alto possibile la "bandiera dell'odio".

5. Ti ha mai infastidito il fatto che molta gente abbia considerato i Lik come una "band clone" di gruppi storici come Entombed e Dismember?

- No, per niente. Come ho detto poc'anzi, la nostra musica è tutt'ora un tributo a band quali Dismember ed Entombed. L'amore e il rispetto per i Dismember sono i motivi principali per cui abbiamo deciso di iniziare a suonare come Lik.

6. Pensi che la vostra proposta musicale possa in qualche modo evolversi nel futuro prossimo?

- No. Ci piace il modo in cui suoniamo, quindi perché cambiare? Creare la nostra musica è una grande soddisfazione, anche perché possiamo metterla in relazione con i nostri eroi di sempre, per così dire. È difficile da spiegare, ma non vorremmo essere diversi da ciò che siamo.

7. Quali batteristi ti hanno ispirato nell'arco della tua carriera?

- Le mie influenze principali sono Dave Lombardo, Nicke Andersson, Eric Carr e Per Möller Jensen. Mi ispiro anche a molti altri batteristi, ma questi sono i miei preferiti. Batteristi fantastici.

8. Qual è stato l'ultimo album che hai acquistato? Che cosa hai ascoltato di recente?

- L'ultimo album che ho comprato è "The Satanist" di Behemoth, se ricordo bene. So quello che mi piace e gran parte degli album che preferisco li ho acquistati negli anni '90, quindi tutto è al suo posto. Hahahahaha! Recentemente ho ascoltato gli ultimi dischi di Cannibal Corpse, Immortal, Twelve Foot Ninja, FKU, Judas Priest, Dreadful Fate, Gruesome...

9. Cosa ti piace della musica estrema?

- L'aggressività, la passione, la forma d'arte e gli aspetti brutali di essa. Ci sono tanti modi per esprimere la musica estrema, ed è per questo motivo che diventa un flusso in continua crescita. ;)

10. Grazie per l'intervista! Ti auguro il meglio!

- Grazie per l'interesse dimostrato nei confronti dei Lik.


CONTATTI:  
likofficial.bandcamp.com/album/carnage
facebook.com/LIKofficial

LIK line-up:

Chris Barkensjö - Batteria, Voce
Tomas Åkvik - Voce, Chitarra
Niklas "Nille" Sandin - Chitarra, Basso

RECENSIONE: 
LIK "Carnage" 2018 - Metal Blade Records




venerdì 6 luglio 2018

Recensione: YOB "Our Raw Heart"
2018 - Relapse Records




"Our Raw Heart" è caratterizzato dal suono di un respiro affannato che si fa sentire più vicino, sempre più incessante, ascolto dopo ascolto. Ed è a passi pieni di drammatico esistenzialismo che il leader Mike Scheidt si trascina, lungo i solchi scavati dall'intero album. Traendo linfa da una brutta esperienza personale (nel 2017 il musicista era stato colpito da una grave diverticolite intestinale), Scheidt mette insieme dei brani evocativi nati dalle profondità multidimensionali del suo animo, e la cui struttura narrativa si basa sui ritmi/riff incisivi del doom, quello meno convenzionale. Le inquietudini represse trovano terreno fertile in una vasta dimensione viscerale perfettamente funzionale allo scopo. "Our Raw Heart" alimenta movimenti ciclici che si sovrappongono per evidenziare l'abilità di una formazione che in qualsiasi momento lascia il segno, sostenendo una "imprescindibile" sensibilità artistica. Sette le tracce, tra le quali spicca la fascinosa "Beauty in Falling Leaves". Grandi YOB. Da acquistare a scatola chiusa, come spesso si usa dire.

Contatti: 

yobislove.bandcamp.com/album/our-raw-heart
yobislove.com 
facebook.com/quantumyob

TRACKLIST: Ablaze, The Screen, In Reverie, Lungs Reach, Beauty in Falling Leaves, Original Face, Our Raw Heart




mercoledì 4 luglio 2018

Intervista: SHE SPREAD SORROW - "IL LENTO DIVENIRE"






NON E' SEMPLICE DESCRIVERE IN POCHE PAROLE L'UNIVERSO CHE RUOTA INTORNO ALL'ARTISTA NOSTRANA ALICE KUNDALINI, COMPOSITRICE PER IL PROGETTO SHE SPREAD SORROW. UNA COSA E' CERTA: L'INTENTO DI TRASPORTARE L'ASCOLTATORE IN LUOGHI SCONOSCIUTI PUO' DIRSI RAGGIUNTO TOTALMENTE. "MIDORI", IL TERZO ALBUM DELLA SUA CARRIERA, E' UN LAVORO CHE MERITA PIU' DI UN ATTENTO E APPROFONDITO ASCOLTO.

1. C'è una evidente continuità tra "Midori" e i tuoi precedenti lavori in studio, ma l'atmosfera che si respira oggi è più "drepressiva". Che ne pensi?

- Sicuramente direi più intima. Midori è per me un album radicato molto profondamente, certamente connesso a elementi molto scuri del mio essere, ma anche liberatorio e catartico. Questo a livello strettamente personale. Per chi lo ascolta credo risulti meno aggressivo, ma più narrativo dei precedenti.

2. Vita personale e musica sono due mondi differenti? Cerchi di tenerli separati, oppure no?

- Direi che la musica è parte integrante della mia vita personale. Non interpreto le due cose come sconnesse, anche se ovviamente mi dedico anche ad attività non inerenti alla musica e frequento molte persone davvero distanti da questo mondo. Direi che tutto fa parte di un unicum che poi si declina sotto varie sfaccettature.

3. Qual è la vera dimensione di Alice Kundalini? Ti riconosci più nella vita reale o nel mondo parallelo dell'arte?

- Sicuramente sono maggiormente a mio agio in quelle che sono le attività di natura più espressiva ed artistica, ma non ritengo che vita reale e arte siano realtà parallele. Sono sempre collegate fortemente tra loro attraverso il modo di esperire le cose, di relazionarsi con le persone, di comunicare e di percepire quello che è altro da noi. Ciò che si fa è solo una declinazione ed espressione di ciò che si è, e quello è costante e crea quel tessuto fitto che lega il parlare con il barista sotto casa a scrivere un testo per quello che potrà essere un futuro brano. Non ritengo che siano mondi paralleli in cui ci si trova, ma uno stesso mondo, una stessa persona, che semplicemente fa cose differenti in momenti differenti. Alcune cose sono più "confortevoli" altre meno. Alcune più piacevoli, altre meno.

4. Come si è evoluto il concetto di ambient music nella tua proposta? Com'è cambiato il tuo approccio nel corso del tempo?

- Maggior cura nel suono e attenzione per i dettagli, sia nei live che nelle registrazioni. E un progressivo percorso di interiorizzazione per cui ho messo sempre più qualcosa di me, di vivo, di personale e di profondo in quello che faccio. Dal punto di vista sonoro, il suono segue quello che è necessario per me esprimere e semplicemente veste un tipo di stato emotivo in cui mi trovo. E' sempre molto poco meditato e molto istintivo. In alcuni album più carnale, in altri più razionale, in altri brani più cinematografico, in altri ancora soffuso e delicato, intimo e personale.

5. Qual è il tuo principale obiettivo?

- Essere felice, insieme alle persone che amo, facendo le cose che amo.

6. Come sei entrata in contatto con la Cold Spring? Soddisfatta del loro operato?

- La Cold Spring rappresenta tantissimo per me. E' l'etichetta che mi ha cresciuta musicalmente. Ed è stato ad un festival a Londra della Cold Spring a cui partecipavo come pubblico che mi è venuta voglia di iniziare il mio progetto solista. Quando ho terminato Rumspringa, il mio primo lavoro solista, dopo qualche intoppo con delle piccole label italiane, ho pensato che volevo provarci. Ho inviato il mio demo alla Cold Spring e dopo qualche giorno Justin mi ha risposto che aveva ascoltato molto il mio lavoro e che gli piaceva davvero. E che voleva provarci. Con loro ho cominciato il mio percorso in maniera differente e gli devo tantissimo. Soddisfatta non è la parola corretta, gli sono grata, immensamente, per aver creduto in quello che faccio e per tutto il supporto e la motivazione che mi hanno dato in questi anni con la loro presenza.

7. E se ti chiedessi di esprime un'opinione sull'attuale scena musicale italiana?

- Mi sembra sempre molto vivace. Con mille sfaccettature e mille personaggi, tra i più preparati, a quelli che ci provano e basta, tanto per divertirsi o sentirsi parte di qualcosa. Tra collezionisti di dischi, collezionisti di strumenti, persone dedite solo a field recordings e pedali con distorsioni, altri a sintetizzatori intrasportabili o strumenti costruiti a casa, tra quelli socievoli e simpatici e i soliti depressi, pessimisti e eternamente insoddisfatti, direi che il panorama è vario, vivo e attivo. Ovviamente lamentoso ...."in Italia non si fa mai nulla"....ma non sono d'accordo. Ci sono tante realtà, piccole e grandi, in cui io ho visto un sacco di passione e voglia di continuare a fare, a impegnarsi, per organizzare eventi, suonare, collaborare, produrre. Poi ovviamente c'è l'altra faccia della medaglia, l'Italia pigra, che organizza e non partecipa, che fa suonare solo gli amici, che va avanti a conoscenze, l'Italia autocelebrativa, in cui sono bravi solo quelli che mi dicono che sono bravo, l'Italia fallocentrica, invidiosa, indolente. Tendenzialmente io ho trovato molto più supporto all'estero per quello che faccio, sia come etichetta che come live. Però non per questo dico che l'Italia fa schifo e qui non succede nulla.

8. Pensi che la musica contemporanea possa ancora essere qualcosa di rivoluzionario?

- Certo che sì. "E' già stato fatto tutto" è solo la scusa delle persone che seguono in attesa che arrivino quelli che anziché seguire cambiano la rotta. Facendo il meglio che si può, si prepara sempre la strada alla prossima rivoluzione.

9. Progetti per il futuro? Grazie per la tua disponibilità.

- Sto lavorando a nuove uscite e organizzando live che riprenderanno ad Ottobre in Europa. Sto anche lavorando ad una collaborazione per un nuovo progetto con sonorità abbastanza differenti da quelle che ho come solista. Per il resto, semplicemente fare il meglio che posso e stare bene.


CONTATTI: 
coldspring.bandcamp.com/album/midori-csr251cd
facebook.com/shespreadsorrow 


SHE SPREAD SORROW line-up:

Alice Kundalini - Compositrice


RECENSIONE:
SHE SPREAD SORROW "Midori" 2018 - Cold Spring




venerdì 29 giugno 2018

Recensione: AT THE GATES "To Drink From The Night Itself "
2018 - Century Media Records




Ci sono storie che iniziano e altre che finiscono, ci sono storie che iniziano, finiscono e poi ricominciano; storie di musicisti che hanno fatto la storia di un genere servendosi di un preciso trademark sonoro. La leggenda diventa storia quando qualcuno è disposto a raccontarla! Gli AT THE GATES proseguono il loro cammino, senza deludere i tantissimi fan sparsi per il pianeta, definento ulteriormente uno standard evolutivo che imperterrito continua la sua scalata, passo per passo, anno dopo anno. "To Drink From The Night Itself" è melodico e mordace in egual misura, e contiene tutti gli elementi che hanno consolidato l'ossatura di uno dei pionieri del "Gothenburg death metal sound", di uno dei gruppi metal più stimati e seguiti fin dai primi '90. Anche il non indifferente cambio di line-up (il chitarrista Jonas Stålhammar ha sostituito lo storico Anders Björler) non ha intaccato minimamente l'ottimo stato di salute della band capitanata dal carismatico frontman Tomas "Tompa" Lindberg (inimitabile la sua potente ugola al vetrilo). Di conseguenza, è alquanto riduttivo paragonare "To Drink From The Night Itself" al precente "At War with Reality". Sostanzialmente gli At The Gates garantiscono un alto livello qualitativo, mantenendo inalterata la loro immensa credibilità.

Contatti: 
atthegates.se 
facebook.com/AtTheGatesOfficial 

TRACKLIST: Der Widerstand, To Drink from the Night Itself, A Stare Bound in Stone, Palace of Lepers, Daggers of Black Haze, The Chasm, In Nameless Sleep, The Colours of the Beast, A Labyrinth of Tombs, Seas of Starvation, In Death They Shall Burn, The Mirror Black




mercoledì 27 giugno 2018

Recensione: LIK "Carnage"
2018 - Metal Blade Records




Il silenzio è stato rotto dopo tre anni dal precedente "Mass Funeral Evocation" e dalla tomba riprende vita il corpo putrefatto dei LIK, creatura malvagia nata per volontà di tre illustri musicisti della scena svedese: Chris Barkensjö (Witchery), Niklas "Nille" Sandin (Katatonia), Tomas Åkvik (ex-Katatonia, Bloodbath). Nulla da temere, perché nessun cambiamento è stato individuato nello sferzante songwriting, rimane la stessa attitudine mortale di sempre. Nulla di rivoluzionario o innovativo in questo "Carnage", ma la dose di estremismo sonoro messa in scena dal trio di Stoccolma è maledettamente convincente. Il punto è che ai Lik non importa un c**** di suonare qualcosa di diverso dal loro ormai collaudato swedish death metal. Nei suoi 37 minuti di durata, il nuovo album copre l'intero spettro stilistico della Stoccolma degli anni novanta e, a conti fatti, ci riconsegna una band che, nonostante si limiti ad una rilettura del sound storico di alcuni dei mostri sacri del genere (Entombed, Grave, Dismember, Carnage, Edge of Sanity...), dimostra di sapere il fatto suo e soprattutto di essere avvincente ed emozionante in ogni singola traccia. Sicuramente un grande ritorno al passato.

Contatti:
likofficial.bandcamp.com/album/carnage
facebook.com/LIKofficial

TRACKLIST: To Kill, Rid You of Your Flesh, Celebration of the Twisted, Dr. Duschanka, Left to Die, Cannibalistic Infancy, Death Cult, The Deranged, Only Death Is Left Alive, Embrace the End




lunedì 18 giugno 2018

Recensione: HANGMAN'S CHAIR "Banlieue triste"
2018 - Musicfearsatan




Con il quinto disco in studio, i francesi HANGMAN'S CHAIR si spingono sulla vetta di una carriera artistica finora perfetta, aprendo un varco nel tempo che funge da catalizzatore sotto l'azione della loro luce. Non appena "Banlieue triste" si mette in moto il disegno si svela davanti ai nostri occhi: continuare ad arricchire un sound che non si accontenta più di creare "solo" groove, di essere "solo" legato ai torbidi scenari doom metal/stoner, ma vuole anche confrontarsi con i sentimenti più reconditi, e questo è il significato di cosa siano diventati gli Hangman's Chair. Drammatici, intensi, melodici, aggressivi, visionari i Nostri dimostrano di possedere il carisma per arrivare davvero in alto. Immaginate cosa possa accadere mettendo a stretto contatto i generi musicali succitati con il grunge ruvido, nervoso e deviato dei migliori Alice In Chains. Ma in "Banlieue triste" c'è tanto altro ancora, tanto da scoprire, ascolto dopo ascolto. Dovreste solo approfondire l'intero full-length per poter riflettere attentamente su ciò che ho elaborato nelle righe della mia recensione. In questo momento di decadenza musicale, un gruppo come gli Hangman's Chair è da applaudire e supportare senza riserve. Notevoli.

Contatti: 
hangmanschair.bandcamp.com 
facebook.com/hangmanschair 

TRACKLIST: Banlieue triste, Naive, Sleep Juice, Touch the Razor, Tara, 04 09 16, Tired Eyes, Negative Male Child, Sidi Bel Abbes, Full Ashtray


giovedì 14 giugno 2018

Intervista: CORAM LETHE - "PASSIONE E DETERMINAZIONE"






I CORAM LETHE, PROVENIENTI DA SIENA, HANNO SAPUTO CREARSI UNA REPUTAZIONE DI TUTTO RISPETTO DOPO QUASI 20 ANNI DI ATTIVITA' NELLA SCENA NOSTRANA. "IN ABSENCE", IL LORO ULTIMO ALBUM, E' UN LAVORO CHE LASCIA IL SEGNO! E OGGI, DOPO DUE DECADI DI DEDIZIONE AL DEATH METAL, POSSIAMO AFFERMARE CHE LO SPIRITO DI QUESTI CINQUE MUSICISTI NON E' CAMBIATO AFFATTO. DI SEGUITO IL RESOCONTO DELL'INTERVISTA FATTA A GIACOMO BORTONE, CANTANTE DEL GRUPPO TOSCANO. UN RINGRAZIAMENTO VA ANCHE AL BATTERISTA FRANCESCO MIATTO.

1. Ciao Giacomo. Piacere di conoscerti e grazie per l'intervista!

- Ciao Christian, grazie a te e a tutti i lettori di Son of Flies.

2. Il titolo e la copertina del nuovo album sono molto d'impatto. Perché lo avete intitolato "In Absence" e quali i motivi che vi hanno portato ad affidare il lavoro grafico all'artista italiano Paolo Girardi? Pensi che avere un artwork potente e degno di nota sia fondamentale per far presa sul pubblico?

- Sono contento che ti sia piaciuto "In Absence". Viviamo in un mondo che apparentemente offre tutto ma che in realtà è carente di molte cose: assenza di valori umani, assenza di giustizia, assenza di vere passioni. Queste mancanze ci creano dei vuoti colmabili solo con la nostra musica. Per questo abbiamo scelto "In Absence" come titolo. Per quanto riguarda la copertina abbiamo scelto Paolo Girardi perché è sempre stato uno dei nostri artisti preferiti. Ci piacciono tantissimo i suoi lavori e quindi è venuto naturale affidarsi a lui per la copertina. Ha lavorato secondo le sue sensazioni, noi gli abbiamo inviato i pezzi ed i testi e lui ha creato. Il risultato è stato davvero fantastico.

3. Sono convinto che "In Absence" sia un ottimo album di genere, e questo è già stato scritto in sede di recensione. Come si è svolta l'intera fase compositiva?

- I nostri pezzi nascono alla vecchia maniera, ovvero in sala prove partendo da un riff e sviluppando il brano di conseguenza. La cosa a cui teniamo particolarmente è riuscire a far rimanere qualcosa nella testa dell'ascoltatore e, per farlo, ci vogliono dei riff che possano dare un'emozione già dal primo ascolto.

4. Il nuovo lavoro ha un feeling ancora più "variegato" rispetto ai suoi predecessori, dimostrando che la vostra intenzione è quella di elaborare delle canzoni che vadano oltre i limiti standard del death/black metal. Sei d'accordo con me?

- Assolutamente sì. Siamo amanti della musica ed in particolare del metal e cerchiamo di mettere nella nostra musica quello che ci piacerebbe ascoltare. Quindi ognuno di noi apporta le sue influenze all'interno di ogni pezzo. Death e black metal sono le nostre principali passioni che poi vengono contaminate da altri ascolti, anche al di fuori del metal.

5. Vuoi approfondire questo argomento delle vostre differenti influenze musicali?

- Siamo molto eterogenei, ognuno di noi ha ascolti diversi, chiaramente lo zoccolo duro è molto simile, le basi heavy, thrash, death e black ci accomunano, ma si spazia dal jazz al punk senza nessun tipo di problema. Avere ascolti "vasti" è importante per un musicista, per migliorarsi giorno dopo giorno.

6. Cosa avete conservato nella vostra musica lungo gli anni di attività nell'underground?

- Abbiamo sempre conservato la passione per il death metal. Sempre. Quindi oggi come 20 anni fa suoniamo con entusiasmo e questo ci appaga tantissimo, più di ogni altra cosa. Negli anni purtroppo la scena italiana è andata via via peggiorando (intendo come locali e pubblico) ma la nostra passione e voglia di suonare è rimasta invariata. E questa è una cosa fondamentale!

7. Credi che l'uscita di "In Absence" sia una buona occasione per conquistare l'attenzione di nuovi fan della musica estrema?

- Lo spero. C'è bisogno di nuovi fan nella scena underground, nuovi fan che siano presenti ai live e che acquistino i dischi, ascoltandoli con attenzione e facendoli propri. Purtroppo l'approccio digitale non aiuta in questo, ci sono tantissime uscite e gli ascolti sono diventati spot... si tende a conoscere un po' di tutto ma niente bene. A chi piace il death metal consiglio vivamente di ascoltare "In Absence".

8. Perché pensi che il death metal abbia subito un così imponente processo di esposizione mediatica nel corso degli ultimi anni? Per certi versi sembra di riassaporare l'atmosfera degli anni '90, quando il genere era sulla cresta dell'onda. Che opinione hai della scena attuale?

- Ci sono tantissime band di alto livello. E anche le uscite sono tantissime. Questo è un bene per tutta la scena; gli anni '90 probabilmente non torneranno più, ma la cosa certa è che il death metal ci sarà sempre e sempre ad alti livelli. La cosa che mi piacerebbe migliorasse attualmente è l'affluenza del pubblico ai live. Negli anni '90 c'era un delirio di gente, oggi a volte gira bene mentre altre volte i locali sono deserti senza una spiegazione razionale. Andare a supportare le band è la base per una scena migliore.

9. Progetti futuri? Buona fortuna.

- Continuare a suonare con passione. Sempre. Ultimamente abbiamo fatto diversi live e ne faremo altri a supporto di "In Absence", poi vedremo... quando ci sarà nuova ispirazione penseremo a nuovi pezzi. Nel 2019 saranno 20 anni di Coram Lethe e cercheremo di festeggiarli suonando!

CONTATTI:  
facebook.com/CoramLethe

CORAM LETHE line-up:

Francesco Miatto - Batteria
Leonardo Fusi - Chitarra
Filippo Occhipinti - Chitarra
Giacomo Bortone - Voce
Christian Luconi - Basso

RECENSIONE: 
CORAM LETHE "In Absence" 2018 - Buil2kill Records


martedì 12 giugno 2018

Recensione: VORTEX "As Gods Fall"
2018 - Cyclic Law




Arriva la svolta definitiva da parte di Marcus Alexander Stiglegger, che, sorretto da una vigorosa ispirazione, ha, di fatto, ampliato l'oscuro e rivoluzionario suono del suo progetto VORTEX, preferendo una ricerca più articolata e variegata, meno unidirezionale, che sconfina in un approccio assolutamente scenografico. Nell'impressionante bellezza e diversità, "As Gods Fall" è a tutti gli effetti un full-length mozzafiato contrassegnato da una elegante sperimentazione. L'ambient music messa in scena da Vortex può essere la perfetta colonna sonora per toccare nel profondo i propri ascoltatori. La frequente alternanza tra sentimenti contrastanti, tra luce splendente e totale grigiore attribuisce ulteriore varietà a un disco che, conferma le grandi potenzialità di Marcus, abile nello stratificare i molteplici dettagli partoriti dalla sua mente creativa, mai invasiva. "As Gods Fall" chiude la trilogia mitica che ha avuto inizio con "Kali Yuga" (2013) e "Moloch" (2015). Il bonus CD contiene sia due tracce inedite che i remix di Apoptose, Empusae, Phelios, Visions, Operation Cleansweep, Vinur... Dopo dieci anni di attività, il percorso artistico di questo compositore tedesco è destinato all'immortalità. MASTERPIECE!

Contatti: 
cycliclaw.bandcamp.com/album/as-gods-fall 
facebook.com/Marcus.Stiglegger
cycliclaw.com 

TRACKLIST: Awakening, Awareness, War Is Coming, The Slain, Odhinn's Wrath, Hel On Earth, Valhalla, The Priestess, A New World, Awakening II - Apoptose Remix, Phanopoeia - Phelios Remix, Transgression - Visions Remix, Odhinn's Journey - The Trail Remix, Helsight - Vortex, Awakening III - Vinur Remix, Awakening IV - Empusae Remix, Valhalla - Bergemann Remix, Into The Void - Vortex


giovedì 7 giugno 2018

Recensione: FADING RAIN "Let Silence Begin"
2018 - White Zoo Records




"Let Silence Begin" è il giusto mezzo espressivo che coniuga poeticamente Inferno, Purgatorio e Paradiso, ma lo fa con uno struggente equilibrio nascosto tra fitte nebbie crepuscolari e ambienti naturali decadenti. Quello che accade all'interno delle composizioni del debutto dei FADING RAIN non indossa menzogna. Qui nulla è positivo, nulla è negativo, tutto è il contrario di tutto; al punto di sostituire il termine "ambiguità" con "creatività". La band pugliese dialoga con i Maestri del post punk-dark wave seguendo la loro attitudine esistenziale, con l'unica volontà di tracciare il proprio linguaggio intimo e radicato ("Crystal Tears" ne è un esempio lampante). Avere in sé il principio del malessere per cercare una forma di luce interiore. La cosa stimolante è che i Fading Rain non si accontentano di riproporre in maniera automatica la musica dei mentori del genere, al contrario, vogliono aggiungere qualcosa di personale, quel "qualcosa" capace di diventare cruciale in fase di arrangiamento. Questo è esattamente ciò di cui avevamo bisogno. Un pensiero, va oltre al tempo, al cantante Pierpaolo Romanelli, morto a gennaio a causa di un infarto. E ricordiamocelo: il corpo muore mentre l'anima si dissipa nell'universo.

Contatti:
whitezoorecords.bandcamp.com/album/fading-rain-let-silence-begin
facebook.com/fadingrain

TRACKLIST: The End Is Near, Side By Side, Collapse, Crystal Tears, Until The New Sun, The Cradle, Cut The Silence, Our Rusted Ways, Memoria - L'Addio


lunedì 4 giugno 2018

Recensione: SHE SPREAD SORROW "Midori"
2018 - Cold Spring




Da non perdere il terzo album della compositrice italiana Alice Kudalini (a.k.a. SHE SPREAD SORROW). Tanto più perché le sue divagazioni ambient - death industrial, nel corso degli ultimi anni, hanno raggiunto un certo spessore qualitativo: non un caso, dunque, se questo ultimo capitolo viene nuovamente pubblicato dall'etichetta inglese Cold Spring. Ad un primo ascolto, il disco sembra di difficile assimilazione per via di una molteplice varietà di suoni che si sovrappongono in maniera frenetica; ma con una predisposizione adeguata a tali sonorità, ci si potrà immergere nella cupa foschia che avvolge le strutture portanti di "Midori", perciò scoprire più di quanto si possa immaginare. Un album complesso, organico, per certi versi claustrofobico, capace di trascinare l'ascoltatore con la sua scorrevole potenza attrattiva. Ogni brano, descrive alla perfezione l'imprevedibile processo compositivo di Alice, riuscendo a conferire al risultato finale un senso di incredibile angoscia. L'artista piemontese non si muove su una sola strada per sviluppare creatività, ed è questa scelta che rende vincente la sua reputazione nel circuito musicale succitato. Davvero convulsa ma affascinante.

Contatti: 
coldspring.bandcamp.com/album/midori-csr251cd
facebook.com/shespreadsorrow 

TRACKLIST: Escape, Night One, The House, Who Are You Midori?, To The Light, End Of Midori


mercoledì 30 maggio 2018

Intervista: THROANE "IL CODICE DEL TEMPO"






THROANE RAPPRESENTA QUANTO DI MEGLIO CI SIA ATTUALMENTE IN AMBITO POST BLACK METAL. L'ARTISTA FRANCESE DEHN SORA (LA STESSA MENTE DIETRO IL PROGETTO DARK AMBIENT DENOMINATO TREHA SEKTORI) CONTINUA IL SUO PERCORSO FATTO DI ATTENTA RICERCA, NON SOLO MUSICALE, MA ANCHE VISIVA. "PLUS UNE MAIN A MORDRE", NUOVO FULL-LENGTH SU DEBEMUR MORTI, ESCE A MENO DI UN ANNO DI DISTANZA DAL PRECEDENTE ALBUM DI DEBUTTO. DAVANTI ALLA SUA ARTE E' DAVVERO DIFFICILE RESTARE INDIFFERENTI.

1. Ciao Dehn. Potresti iniziare con una breve sintesi del nuovo "Plus Une Main À Mordre"? Quali le maggiori differenze rispetto al precedente album di debutto?

- Tutto iniziò dopo la pubblicazione di «Derrière-Nous, La Lumière». Il processo di creazione venne suddiviso in due fasi, ma facendo leva su un unico e preciso stato d'animo: l'urgente necessità di creare. Dopo averlo scritto e registrato, decidetti di collaborare con le stesse persone con cui lavorai al primo full-length di debutto. Samuel e Gregoire da Cortez. Gregoire ha suonato le parti di batteria, mentre Samuel si è occupato sia del mixaggio che del mastering finale. Ho sentito un maggiore "calore" nelle nuove composizioni, e questo mi ha aiutato a capire quale direzione seguire per ottenere il miglior suono possibile. La produzione è colma di tensione. Si sa che non è sempre facile cercare di accettare gli errori, trascurando la sensazione di voler cambiare alcune cose. Poi, c'è anche il desiderio di prendersi più tempo per perfezionare suoni e dettagli. Personalmente sto ancora cercando un equilibrio in tutto questo.

2. Il dolore influenza la tua attitudine e/o creatività? Che sensazioni provi mentre sei assorbito nel vortice della creazione?

- Devo dire che il dolore è uno dei motori principali. Fare musica, per quanto mi riguarda, può portare a un totale paradosso. Non c'è molto spazio per il divertimento. Ho bisogno del dolore, ma questo mi fa molto male. Ne ho bisogno per mantenermi in equilibrio. Il mio è un processo doloroso, ed è come un loop. Sono alla ricerca di qualcosa che non posso definire, quindi ogni suono, ogni rumore che sto creando, non fanno altro che cercare quegli elementi che non riesco a spiegare. Mi sento al sicuro quando mi distacco dalla relatà e da ciò che mi gira intorno. Purtroppo, non sono mai soddisfatto di me stesso. Ogni giorno sono sempre in preda al dubbio. Quando si parla di creazione, sento come il bisogno di andare in battaglia, e per raggiungerla devo sentire il sudore e il sangue su me stesso. Ma la ricompensa del raggiungimento vale il sacrificio.

3. C'è stato un particolare tipo di suono o influenze che diresti siano state la tua più grande ispirazione per perseguire l'espressione creativa di te stesso?

- Non c'è mai stata un'influenza diretta. Ricordo solo di aver avuto molta rabbia all'inizio. Avevo bisogno di suonare qualcosa di diretto, e sentivo la necessità di urlare. Ma non volevo nemmeno darmi un pugno per niente. Non avevo alcun piano quando ho iniziato come Throane. In realtà, devo dire che questo progetto mi ha in parte salvato.

4. Hai qualche tecnica o metodo che utilizzi abitualmente per aiutare la tua musica a rimanere coerente e coinvolgente?

- Sono probabilmente il musicista meno tecnico in circolazione. Io non faccio nulla di particolare, semplicemente «vado», mi spingo fino in fondo. Non seguo mai la logica. Provo a scrivere e basta. Lavoro senza dei piani prestabiliti. Qualunque sia il metodo, il risultato è molto importante. In generale non ho alcuna tecnica di base, cerco solo di ricreare quello che ho in mente in un dato momento. Riesco a trovare la mia coerenza nel momento in cui sono circondato da un sacco di stress e da disturbi d'angoscia. Affronto sempre tutto e cerco di non ripetermi. Ultimamente ho lavorato su alcuni suoni di Treha Sektori. Tutto era abbastanza naturale per me. Così ho iniziato a "imparare” il sitar, lo studierò fino in fondo, per trovare il modo di raggiungere la fiamma che sto cercando.

5. Che cosa fa la differenza nella tua musica rispetto al resto delle sonorità metal della scena odierna?

- Non posso rispondere a questa tua domanda. Non so quanta gente sia veramente interessata a quello che faccio. Sono felice nel momento in cui creo la mia musica e mi sento davvero onorato quando le persone mi dicono di riuscire ad entrare in una sorta di connessione intima con essa. Ma io ho la sensazione di non sentirmi parte di niente, come un emarginato o uno straniero. Sono sempre nel mezzo. Sento di non appartenere a nessuna scena. Penso di sentirmi collegato con diversi individui provenienti da più di una scena. Non so cos'altro dire. Comunque non sono meglio di nessun'altra band.

6. Quali sono alcune delle più grandi sfide che hai dovuto superare nella tua carriera artistica?

- Dal vivo mi sento in una costante sfida. Per me essere davanti a un pubblico è una violenza totale. Quando suono dal vivo, mi trovo spesso ad aprire per band che sono totalmente opposte a Throane. La sfida è lì ogni volta. Sento gli occhi della gente che non si aspetta un tipo di sound come il mio. Direi che, in generale, la creazione di musica è una sfida costante. Sono sopravvissuto all'apertura per i grandi Neurosis, questo significava tutto per me, poiché loro hanno avuto un grande impatto sulla mia persona. Arrivando poi a finire un video e un brano musicale per un concerto dei Church of Ra l'anno scorso, o anche quando suonai in un festival in cui ero l'unico musicista ambient. Comunque, in futuro ci saranno sempre più sfide.

7. Cosa significa per te essere Throane nel 2018?

- Significa che i miei occhi si bagnano, a causa del sudore o delle lacrime. «Exhaustion is will», stavo pensando a questa frase l'altro giorno. Ha senso su ciò che Throane rappresenta per me attualmente.

8. Quali band uscite negli ultimi anni hanno attirato la tua attenzione?

- Recentemente ho scavato molto nel suono di Dodecahedron, Heilung, Hangman's Chair, Chants from Mongolia.

9. Al di fuori della musica, quali sono alcuni dei tuoi hobby preferiti?

- Non sento di avere qualche hobby. Il mio lavoro quotidiano è collegato alla creazione. Tutta la mia vita gira intorno alla musica e a tutto ciò che è visuale. E non è un qualcosa per intrattenermi.

10. Grazie mille per aver risposto a questa mia intervista.

- Grazie mille a te.


CONTATTI: 
throane.bandcamp.com/plus-une-main-a-mordre
facebook.com/throane

THROANE line-up:

Dehn Sora - Polistrumentista

RECENSIONE: 
THROANE "Plus Une Main À Mordre" 2017 - Debemur Morti Productions




martedì 29 maggio 2018

Recensione: CHRCH "Light Will Consume Us All"
2018 - Neurot Recordings




Non è da tutti esordire in maniere indipendente, e dopo soli tre anni, riuscire a firmare un contratto discografico con la Neurot Recordings. Eppure i californiani CHRCH ce l'hanno fatta. Fedeli ad un doom/sludge metal grasso e distorto, questi musicisti mettono in evidenza il loro penetrante orientamento stilistico, ben chiaro fin dalle prime note dilatate dell'opener "Infinite Return". Tumultuosi, ma anche magnetici nel tempo e nello spazio, i Chrch riescono ad essere maestosi quando le canzoni lo richiedono, senza inchiodare le idee a schemi predefiniti. Il suono di "Light Will Consume Us All" è una sorgente di luce intensa che scalda lo spostamento irregolare delle tonalità vocali della cantante Eva Rose (ora melodiche, ora aggressive); raccontando di un viaggio in un universo spaziale parallelo. Ed ecco che qui il concetto non è fatto di visioni mostruose. Il tappeto sonoro creato dalla band serve per calarsi in una dimensione extra-sensoriale, perché qualsiasi viaggio verso ciò che non si conosce è già di per sé una scoperta. L'intensità aumenta dopo svariati ascolti.

Contatti: 
churchdoom.bandcamp.com/album/light-will-consume-us-all
facebook.com/chrchdoomca

TRACKLIST: Infinite Return, Portals, Aether


martedì 22 maggio 2018

Recensione: BONG "Thought and Existence"
2018 - Ritual Productions




Il drone/doom possiede profondità. E' come una grande apertura: ci si entra, e dato che l'oscurità permane, la mente umana si distende, e una quantità di cose che accadono lì dentro divengono manifeste. Non esiste alcun problema di tempo, può accadere qualunque cosa. Agli inglesi BONG piacciono gli spazi in cui la gente ama smarrirsi per rinconciliare tutte le entità contrapposte. Per questo credo che in dischi come "Thought and Existence" sia il flusso di tensione e rilassamento delle note ad essere veramente interessante, quanto evocativo. Lasciamo andare tutto fino in fondo: quello che ci assorbe è davvero qualcosa di imponente. Validi.

Contatti: 
ritualproductions.bandcamp.com/album/thought-and-existence-2
facebook.com/BONGDOOMUK

TRACKLIST:


venerdì 18 maggio 2018

Recensione: VISIONS & PHURPA "Monad"
2018 - Cyclic Law




Il peso del vuoto mostruosamente espanso piega la volta dell'atmosfera, un caos imponderabile che non cessa di regnare. Il tiranno di luce e di buio è sopra di noi; si nasconde, è occultato nel fondo di ogni cosa "visibile" e "invisibile", ma è lì; vicinissimo e minaccioso. Così ogni vibrazione presente in "Monad" porta in sé questa gelida immortalità. Tutto ciò che è nudo, spoglio, senza gioia e senza tristezza, ricopre indefinitamente questo universo privo di colore. I PHURPA di Alexey Tegin, e il progetto VISIONS di Frederic Arbour (boss della Cyclic Law) si addentrano in una camera oscura dove si ergono le forze che hanno già completamente trasformato la nostra esistenza terrena. Un'energia senza limiti, diretta al proprio culmine, dell'ignoto che precede la vita. Qui i cicli, le stagioni, il tempo sono stati abbattuti. Il mondo che non ha luogo si prepara nel flusso denso di "Monad". Disturbanti ed evocativi.

Contatti: 
cycliclaw.bandcamp.com/album/monad

TRACKLIST: Ascendance, Fohat, Monad, Reminiscense


mercoledì 16 maggio 2018

Recensione: URO "CABBA!"
2018 - Autoproduzione




C'è veramente di tutto nel caleidoscopio dei salentini URO, protagonisti di una carriera iniziata nel Novembre del 2011 e passata all'insegna di sperimentazioni fluttuanti tra psych-post-rock e suggestive insenature elettroniche. Quello che più colpisce è l'interessante opera di ricerca che ha portato questi musicisti a esaminare minuziosamente certi tipi di suoni strumentali, filtrandoli a proprio piacimento (com'è giusto che sia). Due lunghe composizioni che se da un lato emergono per una attenta ricercatezza strutturale, dall'altro vengono coniugate ad una iconografia visionaria alquanto originale. "CABBA!" è un album dal respiro profondo e liberatorio, dalle tinte forti e abbaglianti, ma anche dalla singolare enfasi espressiva che si traduce in divagazioni dal sapore intenso. "Alca + Tilacina", "Quagga + Ritina" sono state studiate, suonate, arrangiate per essere diverse nella forma, bensì non contrastanti, né troppo omogenee. D'altra parte il songwriting degli URO rende perfettamente a fuoco la loro particolare impronta. L'Arte in nome dell'Arte! Non c'è bisogno di aggiungere altro. Registrato e mixato da Mirco Quarta presso il Km97 di Lecce, masterizzato in Canada da Ryan Morey.

Contatti: 
uroband.bandcamp.com/album/cabba
facebook.com/URO 

TRACKLIST: Alca + Tilacina, Quagga + Ritina




mercoledì 9 maggio 2018

Recensione: FISTER "No Spirit Within"
2018 - Listenable Records




Nuovo album per i FISTER, formazione tra le più quotate all'interno della scena sludge/doom metal, che dopo quasi dieci anni di onorata carriera e quattro dischi all'attivo, senza tenere in considerazione tutti gli altri lavori portati alla luce nel corso del tempo, non ne vuole proprio sapere di alleggerire la propria impronta musicale. Ne saranno felici i numerosi fan di questi suoni lancinanti. I Fister sono sempre stati un gruppo dal tocco pesantissimo e dal sound 'riff-oriented', ma ascoltando "No Spirit Within" non è difficile captare in esso un "sapore" diverso. E ci sono voluti nove anni per esprimere al meglio lo straordinario potenziale della band proveniente da Saint Louis. Dischi così consistenti, compatti, ben fatti non si trovano su tutti gli scaffali. I Fister hanno finalmente affinato la loro espressione in modo da non risultare scontati o peggio ripetitivi, creando musica angosciosa valorizzata sia dalla composizione che dall'arrangiamento dei brani. Il limite di "No Spirit Within", forse, risiede proprio nella sua eccessiva monoliticità, figlia di un genere sprezzante che sembra essere un cappio attaccato al collo. D'altronde questa è la realtà dei fatti e c'è poco da fare. Qui si sente il dolore del corpo e dall'animo umano, e la scelta del nichilismo di fronte ad un'esistenza che appare priva di senso in una forma di sadomasochismo ossessivamente autopunitivo. "No Spirit Within" è la conferma che aspettavamo. Una vera garanzia!

Contatti: 
listenable-records.bandcamp.com/album/no-spirit-within
facebook.com/fisterdoom

TRACKLIST: Frozen Scythe, Disgraced Possession, Cazador, I Am Kuru, No Spirit Within, Heat Death, Star Swallower


domenica 6 maggio 2018

Recensione: PETRIFICATION "Hollow of the Void"
Sentient Ruin Laboratories | Memento Mori | Dawnbreed Rec. | To the Death Rec.
2018




I PETRIFICATION agiscono dove vivono le vere radici del death metal, quello genuino e marcescente. "Hollow of the Void" ci aiuta a capire il perché, ancora oggi, alcuni death metaller rimangono fieramente legati a quella scena estrema che, quasi trent'anni fa, mise a ferro e fuoco il terreno dell'underground. L'operato della band statunitense rispecchia appieno quest'animo retrò, rivelandosi una compagine nostalgica che vuole vomitare la propria estremizzazione sonora in maniera regressiva. La forza dei Petrification è il loro essere immuni ai cambiamenti avvenuti nel tempo: il growling cavernoso, il rifframa datato e tagliente, e la devastante sezione ritmica, sono destinati a miete numerose vittime nel segno del ritorno alle origini; impegnandosi in una buona rilettura che conferisce all'album un carattere deciso e risoluto. Insomma, massima devozione alla causa, in primo luogo. Una presa di posizione forte da parte dei Petrification. Ottimo debutto.

Contatti: 
sentientruin.bandcamp.com/album/hollow-of-the-void
facebook.com/petrificationdm

TRACKLIST: Prelude, Arachne Exsanguine, Technological Assimilation, Summon Horrendous Destruction, Hollow of the Void, Interlude, Hymn of Charon, Stagnation of Transmigration, Desecrators of Conscious Entropy, Devouring Abysm, Conclusion


giovedì 3 maggio 2018

Recensione: DYSPHORIA "Foul Ashes Of Deceit"
2018 - Pathologically Explicit Recordings




Una nuova uscita e un nuovo inizio per i deathster americani DYSPHORIA, considerando il fatto che la band ha mosso i suoi primi passi nel 1992 da un'idea di James Genenz dei Jungle Rot, Rich Canamar (Violent Wisdom) e Nick Hernandez (Heavens Decay, Stone Magnum, ex-Kommandant, ex-Violent Wisdom). A ciò va aggiunto che questo ritorno discografico deve essere preso in considerazione soprattutto perché sono passati ben venticinque anni dall'ormai datato primo demo "Day of Atonement", quindi quale modo migliore per presentare i Dysphoria a quanti non hanno ancora avuto modo di ascoltare la loro proposta brutale? E non possiamo considerarli dei novellini o mestieranti! "Foul Ashes Of Deceit", oltre a contenere dei brani (riregistrari) presenti nel demo succitato, racchiude delle nuove bordate: implacabili in quanto a suoni e arrangiamenti, efficacemente strutturate per rispondere nel migliore dei modi alle esigenze dei fan del genere. Tutto gira a favore di un full-length che rende finalmente giustizia al ruolo dei Dysphoria nel circuito death metal e che li pone sullo stesso piano di altre band più blasonate, riconosciute storicamente come tra le migliori. La release in questione è davvero valida, perciò in questo caso si può dire che il fine giustifichi i mezzi. Apprezzerete il lavoro svolto per "Foul Ashes Of Deceit" se vi piacciono le sonorità di Waco Jesus, Internal Bleeding, Pyrexia, Dying Fetus. Godiamoceli fino in fondo, qualunque cosa succeda nel futuro.

Contatti: 
pathologicallyexplicit.bandcamp.com/album/dysphoria-foul-ashes-of-deceit 
facebook.com/thetruedysphoria

TRACKLIST: Agnostic Plea, Impending Conflict, Thorn Torn Brow, I Am Nameless, Foul Ashes of Deceit, Labyrinth Treshold, In Tears of Blood, Moral Decay


mercoledì 2 maggio 2018

Recensione: GRANDIOSE MALICE "The Eternal Infernal"
2018 - Hells Headbangers




Black/death metal: una definizione che negli ultimi dieci anni ha assunto molteplici significati, vista la grande quantità di sottogeneri presenti nella scena estrema. Ma per i GRANDIOSE MALICE, progetto nato per volere del chitarrista Tregenda (ex-Black Witchery, morto nel 2016), fieramente ancorato al sound degli anni '80/'90, il principio guida è sempre stato quello di suonare blasfemo e old fashioned. Non sono di certo una band innovativa, eppure gli americani Grandiose Malice, con all'attivo un demo (diventato poi questo album pubblicato dalla Hells Headbangers), godono di una buona fama nel circuito metal di nicchia; nonostante siano stati attivi solo per un anno (dal 2015 al 2016). Heavy, speed, thrash, black metal sono le pietanze di cui si nutrono questi due predatori (alla voce e batteria troviamo il musicista Matt Glaser dei Galactic Massacre, ex-Frost & Fury, ex-S.P.O.R.K.). La volontà è quella di sostenere la morte e la distruzione di ogni cosa. "The Eternal Infernal" si impone con fermezza sui gruppi emergenti che spesso attirano con i loro dischi una critica facilmente entusiasmabile. Ecco spiegata la grandezza di Tregenda (RIP).

Contatti: 
grandiosemalice.bandcamp.com/album/the-eternal-infernal
facebook.com/GrandioseMalice

TRACKLIST: R U Hexperienced?, The Messenger, The Illusion, The Eternal Infernal, Bell - Book and Chalice, Days of Our Lies, Bonce Dance, Forgotten / Consequence of Survival, Dull Union


martedì 1 maggio 2018

Recensione: AURA NOIR "Aura Noire"
2018 - Indie Recordings




Dalla Norvegia arriva una ventata gelida che porta con se un album che ha il potere di suonare maligno, diretto e tormentoso, toccando note capaci di tornare indietro nel tempo. Gli AURA NOIR se ne fregano di tutto e di tutti, continuando a proporre quello che piace a loro, né più né meno. Coerenti con se stessi in primis (!), assoluto distacco nei confronti del music business odierno, e un'attitudine assolutamente "no compromise". Il sound del nuovo disco è una via di mezzo tra il black/thrash metal degli '80 e quello di inizi '90, con l'aggiunta di una grande energia, derivata da un'attività live degna di nota. Questo "Aura Noire" suona decisamente old-school e non rinuncia mai all'atmosfera, garantita da un riffing che racchiude l'essenza della ferocia primigenia per cui gli Aura Noir sono diventati celebri. L'ennesima conferma per una delle migliori metal band dell'underground. Non rimarrete delusi.

Contatti: 
auranoir.bandcamp.com/album/aura-noire
facebook.com/auranoirofficial 

TRACKLIST: Dark Lung of the Storm, Grave Dweller, Hell's Lost Chambers, The Obscuration, Demoniac Flow, Shades Ablaze, Mordant Wind, Cold Bone Grasp, Outro


venerdì 27 aprile 2018

Recensione: MASS GRAVE "Our Due Descent"
2018 - Unrest Records




Dopo la prova convincente messa in atto con "The Absurdity Of Humanity", i MASS GRAVE ci prendono nuovamente a schiaffoni con un altro album che nel giro di un quarto d'ora miscela le influenze più marcate della band canadese. Crust/punk/grindcore sono i loro marchi di fabbrica, e questo non può che contribuire a determinare la giusta percezione della musica abrasiva composta dai Nostri. E per andare subito al dunque i Mass Grave non concedono tregua, proseguendo incazzati e determinati, sicuri e fieri delle proprie radici. Anche se l'intero "Our Due Descent" è un ritorno discografico piuttosto prevedibile, la creatività e la coerenza di questi musicisti non vengono messe in dubbio. La band di Vancouver rivendica il proprio spirito underground senza nessun cedimento melodico. Lasciamoli fare, perché quello che ci danno vale molto di più di tante altre uscite qualitativamente inferiori. "Our Due Descent" desterà l'interesse dei fan del genere. Buon ascolto.

Contatti: 
massgravecrust.bandcamp.com/album/our-due-descent
facebook.com/mass.grave 

TRACKLIST: Escape This Hell, Pull The Plug, Take Me Away, Terror State, Refused Freedom, Xenophobia, Our Due Descent, Still Here, When Is Enough?, Dead Seas, Senseless Plight, Who Holds The Cards?, Mirror


lunedì 23 aprile 2018

Recensione: UNRAVEL "Eras Of Forfeit"
2018 - Life.Lair.Regret. Records | Testimony Records




Tanto folli quanto tecnici e brutali, gli australiani UNRAVEL tornano a far parlare di sé, questa volta per la pubblicazione del loro primo album "Eras Of Forfeit", che segue di due anni il precedente EP digitale "Final Dawn". Molti di voi si saranno già fatti un'idea del genere suonato dai Nostri osservando l'artwork realizzato dal rinomato artista inglese Dan Seagrave. A prescindere da ciò, la verità è una sola e va detta: al di là della bellissima copertina, questo è un disco che riprende, per filo e per segno, le simmetrie e le solide strutture del death metal suonato con veemenza tradizionalista. Undici schegge impazzite che sembrano arrivate direttamente dagli archivi degli anni novanta, undici composizioni dove l'impatto incendiario del songwriting cammina a braccetto con l'oscurità. Non c'è nulla, ma proprio nulla di diverso rispetto a quanto si faceva un tempo, lo stile degli Unravel si nutre delle stesse atmosfere. "Eras Of Forfeit" è fedele alle origini del genere, e riascoltandolo più volte, ti fa rivivere certe "immortali" sensazioni, anche se con canzoni scritte e registrate nella contemporaneità. Gli Unravel non deludono, sfornando un prodotto vigoroso, dinamico, decisivo. Di sicuro vale la pena di essere acquistato.

Contatti: 
unravelmetal.bandcamp.com/album/eras-of-forfeit-lp
facebook.com/unravelmetal

TRACKLIST: Arbitrator, No Validation for Violation, Reign of Wasps, Carcinogenesis, Sycophant, Isle of Rot, Perpetual Servitude, Scorched, Fostering the Festering Spawn, Mortal's Thrist, Vermankind


mercoledì 18 aprile 2018

Recensione: MYRA "FCK VLK"
2018 - Autoproduzione




Dopo aver pubblicato tre album in tredici anni di carriera, i tedeschi MYRA mostrano al pubblico il rapporto tra modernismo e musica heavy. "FCK VLK" è la prova che partendo da sonorità "nu metal" si può anche produrre un lavoro discreto, scorrevole, di facile presa, caratterizzato da testi di evidente pregnanza sociale. "FCK VLK" è nettamente superiore alle precedenti releases messe in commercio negli anni passati, sotto vari punti di vista, nonostante la formula adoperata mantenga l'andamento delle dieci songs standardizzato. Credo che la loro sia stata una scelta ponderata. Io stesso ho voluto approfondire attentamente il nuovo lavoro prima di scrivere le mie righe per questa recensione. C'è potenza, ma anche melodia lì dove serve, come ad esempio in "Keepers Code" (il brano migliore del lotto); perciò non lasciatevi condizionare negativamente dall'etichetta "metalcore" appiccicata sul nome dei Myra. In definitiva, un valido ritorno. Da segnalare.

Contatti: 
myra-metal.de 
facebook.com/myraofficial

TRACKLIST: FCK VLK, Ratcatchers, Keepers Code, Together, Pile of Trash, Walls, Prove Me Wrong, Possessions, Broken Windows, Overcome




martedì 17 aprile 2018

Recensione: SEPTIC TANK "Rotting Civilisation"
2018 - Rise Above Records




Quando la vecchia scuola torna alla carica c'è poco da fare. In questo caso stiamo parlando di Lee Dorrian (With The Death, ex-Cathedral, ex-Napalm Death) e di un altro veterano della scena metal: Scott Carlson dei Repulsion. I due, uniti dall'amicizia e da una profonda passione per l'hardcore/punk d'annata, decisero nel 1994 di stabilire un sodalizio artistico che risponde ancora oggi al nome di SEPTIC TANK. Il tanto agognato "Rotting Civilisation" è destinato a tutti coloro che vorranno passare 40 minuti all'insegna di un suono dal piglio nevrotico e "in your face". I Nostri seguono la strada già calcata all'epoca dai Discharge, ma risultando più convincenti di quanto possiate mai immaginare. La stessa produzione resta fedele alla tradizione degli eighties/nineties. "Rotting Civilisation" non è che un nuovo attacco frontale contro questo fottuto sistema. Se siete appassionati del genere, potete andare sul sicuro. I Septic Tank ci parlano di realtà e cose tangibili. Missione compiuta!

Contatti: 
facebook.com/septictankuk

TRACKLIST: Septic Tank, Who, Victimised, Social Media Whore, Divide And Conk Out, Treasurers Of Disease, Fucked, Whitewash, Death Vase, You Want Some, Digging Your Own Grave, Danger Signs, Walking Asylum, Lost Humanity, Never Never Land, Self-Obsessed, Living Death, Rotten Empire




venerdì 13 aprile 2018

Recensione: ANTAGONIZE "Demo 2018"
2018 - Triple-B Records




Il demo 2018 di questi americani è come una sprangata in pieno volto! Gli ANTAGONIZE sono una di quelle band di cui è facile parlare, vista la loro natura animalesca. Basta prendere dell'hardcore grezzo, incattivito al massimo, suonato con grinta punk e violenza metal e il gioco è fatto. E' uno stile molto basilare, ma c'è da chiedersi come mai piaccia così tanto ai fan del genere. Credo che molta gente si sia stancata di cose troppo prodotte e dal suono artificiale, ecco perché spesso si affida a dischi onesti, diretti e violenti. Qui la regola è non scendere a compromessi. Detto in questo modo può sembrare scontato, ma il risultato è decisamente oltre la media. Gli Antagonize di Boston ci sanno fare, le cinque tracce evidenziano le migliori potenzialità dei musicisti coinvolti nel gruppo, facendo risultare il primo demo 2018 un prodotto convincente nella scena underground statunitense, cosa non facile da trovare nella maggior parte delle produzioni attuali. Dietro al microfono c'è la voce di Aaron Bedard (ex Bane). Cosa volete di più per le vostre orecchie?! Da seguire.

Contatti:
antagonizehc.bandcamp.com/releases 
facebook.com/triplebrecords

TRACKLIST: Headcount, Work Horse, Sunday Best, Blood Oath, Savior


lunedì 9 aprile 2018

Recensione: RUINED NATION "Restart"
2018 - WOOAAARGH | Hecatombe Records




Sulla linea di confine che sempre esisterà tra hardcore e grindcore, si situa il secondo album di questo gruppo austriaco dal nome che evoca un significato di forte impatto, significato che è insito nei "geni" di chi utilizza la rabbia come arma per ribellarsi contro il sistema. Perché i RUINED NATION non sono altro che l'ennesima formazione capace di rendere giustizia ai due generi musicali succitati. "Restart" è un disco cinico, implacabile, cementato da chitarre tanto arcigne quanto puntuali quando si tratta di aggredire l'ascoltatore, rinvigorito da una sezione ritmica desiderosa di mantenere la tensione di fondo ai massimi livelli. Giusto spendere qualche parola positiva sulla prova vocale del bassista/cantante Markus Matzinger, che assume il ruolo di catalizzatore: la sua attitudine sfrontata è destinata a prendere il sopravvento all'interno di un suono granitico e per certi versi inattaccabile. Purtroppo "Restart" segna lo scioglimento (annunciato) di questa realtà formata da membri di Implore, Six-Score, MJK, UGF, Blechophon. Da prendere in seria considerazione.

Contatti: 
wooaaargh.bandcamp.com/ruined-nation-restart
facebook.com/ruinednation4020

TRACKLIST: Bareness, Suffer, Trapped, Trust, C.O.Y.O., Heinz-Christian, Under Control, Same Ol' Story, Pathetic, Restart, Created By Humans, Painted Black, Borderline


venerdì 6 aprile 2018

Recensione: HEAVY METAL KINGS "Black God White Devil"
Enemy Soil Records | Uncle Howie Records




Li aspettavamo al varco gli americani HEAVY METAL KINGS, pressoché sicuri che il loro ritorno discografico avrebbe portato con sé una nuova ventata di freschezza, ma anche l'efficacia di due pezzi da novanta della scena hip-hop underground. Eccolo! "Black God White Devil" spalma la propria poetica di strada su tredici composizioni dalle trame fitte e serrate che riassumono le migliori caratteristiche espressive dei maestri Vinnie Paz (Jedi Mind Tricks, Army Of The Pharaohs) e Ill Bill (Non Phixion, La Coka Nostra), con una concisione e una comunicatività ancora più taglienti di quelle espresse sull'omonimo album del 2011. Gli HMK procedono sicuri, senza ansie da prestazione, e sostenuti dalla consapevolezza dei propri (inossidabili) mezzi. Il duo statunitense ha fatto passare oltre sei anni dal debutto pubblicato per questo side-project, ripresentandosi con un full-length che lascia attoniti sul piano emotivo e cerebrale: canzoni dove il classico stile di Vinnie Paz e Ill Bill si fa spazio con estrema vitalità e autorevolezza. A dare manforte a questi due MC ci pensano il fuoriclasse Goretex/Gore Elohim (presente in ben sette brani) e DV Alias Khryst (in "If He Dies, He Dies"). Gli HMK fanno quello che sanno fare meglio: rap ad alto potenziale esplosivo, con un reale spessore musicale. Due tracce contenute in "Black God White Devil" sono state prodotte dal DJ/producer Sunday dei savonesi DSA COMMANDO, le altre da Apathy, Giallo Point, Vic Grimes, C-Lance, DJ Eclipse, Blastah Beatz, Sicknature, MTK. Quando si dice: da acquistare a scatola chiusa!

Contatti:
heavymetalkings.com
facebook.com/hmkrap

TRACKLIST: Seance Gone Wrong feat. Goretex, If He Dies, He Dies feat. DV Alias Khryst, Egyptian Moses feat. Goretex, Bad Hombres feat. Goretex, Golan & Globus, Mercyful Fate feat. Goretex, Black Mass Lucifer feat. Goretex, Petrus Steel, Killing Technology feat. Goretex, The Military Mind of Chaka Zulu, There’s No Wi-Fi in Valhalla, Gemini Lounge feat. Goretex, Fuck Outta Here