venerdì 21 settembre 2018

Intervista: HAUNTED - "NEL REGNO DELLE OMBRE"






"DAYBURNER" E' IL SECONDO STUDIO ALBUM DEGLI HAUNTED. A META' STRADA TRA IL VECCHIO E IL NUOVO, TRA LA NOSTALGIA E L'INNOVAZIONE, I CATANESI SI INSERISCONO, DI DIRITTO, TRA LE MIGLIORI REALTA' NOSTRANE IN CAMPO DOOM METAL. LA NUOVA OPERA CI VIENE PRESENTATA DIRETTAMENTE DALLA CANTANTE CRISTINA CHIMIRRI.

1. Ciao Cristina. E' la seconda intervista agli Haunted per Son of Flies, quindi ti ringrazio per la tua disponibilità. Per iniziare, vorrei sapere quanto e come i due anni trascorsi dalla pubblicazione dell'omonimo disco di debutto hanno influenzato la composizione del nuovo album "Dayburner"?

- Ben ritrovato Christian. Il tempo matura tutto e, inevitabilmente, anche la nostra crescita creativa ed artistica, ma sento di affermare che più di tutto ha influito l'ingresso di Dario Casabona alla batteria: era il fattore necessario affinché raggiungessimo uno stato di grazia e completassimo quella sorta di cerchio armonico per passare allo stadio di transazione che auspicavamo. "Dayburner" in definitiva è il percorso che ci sta ricongiungendo con ciò che siamo e a cui apparteniamo. "Haunted" ci ha portati tutti in un posto per affrontare questo viaggio.

2. Anche "Dayburner" suona come una vera e propria dichiarazione d'amore rivolta al doom metal. Perché questo forte legame con tali sonorità? C'è un qualcosa che vi ha spinto ad ancorare la vostra band a questo genere musicale?

- Rappresentazione del Sé e Riconoscimento: creare proiezioni intellegibili dal mondo delle idee ed estrinsecarle per renderle messaggio. Le sonorità del doom (ma non solo) ci offrono questa opportunità in uno scambio osmotico a tre: persone, personalità, suono. Ci spinge un'alteritá che come "Amor che a nullo Amato Amar perdona".

3. "Dayburner" è un album più dinamico del precedente, questa la mia opinione. Il flusso sonoro riesce ad essere più convincente, nonostante segua la stessa direzione musicale del vostro debutto. Che ne pensi al riguardo?

- Guardiamo tutti nella stessa direzione, sollevandoci: costruzione del suono, impatto ritmico, arrangiamento subiscono costantemente le conseguenze della metamorfosi che dovrà compiersi.

4. Hai voglia di parlare dell'artwork e dei nuovi testi? Ovviamente senza dilungarti troppo. 

- Nutrivamo grande ammirazione per la produzione artistica di Deborah Sheedy, mentre cercavamo un'immagine che potesse trasporre i suoni e il concetto insito in "Dayburner" in visione, ci siamo imbattuti in quella che è diventata la copertina dell'album: in realtà è lei che ha scelto la nostra musica! I testi sono. Senza che io li abbia partoriti e nutriti. Anzi c'erano già. Io ho assistito solo alla loro genesi.

5. Secondo te, perché il sound doom metal mantiene il suo forte fascino dopo tanti anni? Cosa rispondi a chi lamenta il fatto che sia diventato il nuovo trend della musica underground internazionale?

- Il doom metal è un canale potente e affascinante capace di veicolare e riverberare una certa gamma di sentimenti, percezioni, sensazioni in maniera esaustiva. Non esistono trend, solo cicli.

6. La prima cosa che ti viene in mente pensando alle band che hanno formato il tuo background? Quali i dischi che reputi fondamentali nel tuo percorso artistico?

- Sedimentate, ormai connaturate.

The Cure "Pornography"
Joy Division "Unknown Pleasure"
Nine Inch Nails "The Downward Spiral"
Katatonia "The Great Cold Distance"
Soundgarden "Louder than Love"
Depeche Mode "Violator"

7. Come sei entrata in contatto con gli altri musicisti della band? So che sono coinvolti membri degli Schizo all'interno degli Haunted. E quali sono i tuoi precedenti in musica: gruppi, esperienze vissute, formazione musicale...

- Qualcuno definirebbe il mio incontro con Bauso "fortuito", io preferisco pensarlo come un evento "fortunato"; il resto è biografia degli Haunted. La musica mi ha vissuta da sempre, ma solo ora ci compenetriamo. Le mie esperienze pregresse sono trascurabili, limitate e limitanti.

8. Se dovessi dare un giudizio sulla tua esperienza all'interno degli Haunted? Personalmente ti faccio i complimenti per il tuo ottimo lavoro su entrambi i dischi, anche perché nell'attuale scena metal non sono tantissime le donne che decidono di esprimersi dietro un microfono.

- Ti ringrazio, Christian. È difficile per una donna trovare un varco in questa dimensione senza scontrare e scontare il pregiudizio, ma qui apriremmo voragini culturali. Dare un giudizio presuppone "guardare dall'alto", mentre trovarmi dentro questa esperienza mi offre l'opportunità di esprimere ciò che ho sempre sognato di addivenire: ciò che sono.

9. Secondo il tuo punto di vista, in che direzione si sta muovendo la scena metal siciliana?

- Trottole. Moti vorticosi che scavano solo piccoli solchi nel terreno, ormai infecondo.

10. Pensi ci siano differenze tra i seguaci europei e quelli americani, se parliamo di doom metal?

- Nessuna differenza tra i seguaci, piuttosto tra le "culture" musicali.

11. Ultima domanda: ti senti di dirmi chi è Cristina Chimirri fuori dalla band, quindi nella vita di tutti i giorni?

- Credo fermamente di essere quello che canto. Per il resto, "Io non sono Io".

12. Lascio a te le ultime parole. Un messaggio per i lettori della mia webzine?

- Colgo ancora un po' dello spazio concessomi per ringraziarti. E ringrazio ancor di più chi concederà il proprio tempo alla lettura.

CONTATTI:
haunteditaly.bandcamp.com/album/dayburner
facebook.com/hauntedband666

HAUNTED line-up:

Francesco Bauso - Chitarra
Dario Casabona - Batteria
Cristina Chimirri - Voce
Francesco Orlando - Chitarra
Frank Tudisco - Basso

RECENSIONE: 
HAUNTED "Dayburner" 2018 - Twin Earth Records


mercoledì 19 settembre 2018

Recensione: GUINEAPIG "Bacteria"
2018 - Spikerot Records




E' l'esordiente label italiana Spikerot Records a rendere giustizia al primo album dei GUINEAPIG, originariamente pubblicato dalla Rotten Roll Rex nell'anno 2014, ma finito troppo presto nel dimenticatoio per una scarsa attenzione da parte della stampa specializzata (siamo sicuri che la precedente etichetta tedesca abbia fatto il possibile per promuovere la versione CD?!? /NdR). La formazione nostrana, formata da membri di Ultimo Mondo Cannibale, SpermBloodShit e Rabid Dogs, suona un gore/death metal ispirato da alcuni nomi di spicco dell'underground quali Sanitys Dawn, Spasm, Machetazo, vecchi Haemorrhage... quindi stiamo parlando di canzoni grasse in quanto a suoni, marce ed abissali nella sostanza. Qui la tecnica e l'originalità non sono di certo le priorità, e credo che non bisogna sbalordirsi se alla lunga "Bacteria" risulterà poco coinvolgente e stucchevole, purtroppo bisogna ammetterlo. E' un genere rivolto ad una fascia di pubblico che ha già dimestichezza con certe nefandezze sonore. Senza sfigurare eccessivamente, i deathster Guineapig faticano comunque a raggiungere i picchi qualitativi dei gruppi che hanno spianato la strada in tale ambito musicale, perciò non riescono ad essere veramente potenti, veloci e spietati come questo stile richiede. Fin dal primo ascolto mi sono dovuto impegnare parecchio per arrivare alla conclusione del disco. Ora, regolatevi voi. La ristampa su LP è acquistabile sul sito ufficiale della Spikerot Records.

Contatti:
spikerot.com
guineapigbulldozer.bandcamp.com/album/bacteria
facebook.com/guineapigbulldozer 

TRACKLIST: Coccobacilli Shotgun, Pathogen Stimulator, Plasmodium, Maruta, Epidemic, Project Sunshine, Defoliation Bacilli Bomb, Spastic Genoma Spread, Cyclopia, Terminator Mosquito, Variola Major, Rice Blast Fungus, Fatal Paralytic Illness, Defoliation Bacilli Bomb (Demo 2013 Version), Variola Major (Demo 2013 Version), Darkest Day Of Horror (Mortician Cover)


lunedì 17 settembre 2018

Recensione: DEICIDE "Overtures of Blasphemy"
2018 - Century Media Records




Sopravvivere nel panorama death metal non è impresa facile, soprattutto dopo 30 anni di onorata carriera; ma quando si uniscono tenacia, costanza e una consolidata esperienza artistica allora si possono abbattere le barriere imposte dal tempo. I floridiani DEICIDE hanno ancora classe da vendere, malgrado le avversità vissute durante il loro lungo percorso. I Deicide sono sempre e solo i Deicide, esclusivamente perché lo spirito mai domo dei leader Glen Benton e Steve Asheim rimane strettamente legato ai principi della vecchia scuola, al di là del bene e del male, al di là di ciò che è giusto o sbagliato per gli ascoltatori. Sicuramente le cose sono cambiate da quando i due fratelli Eric e Brian Hoffman decisero di allontanarsi dalla band, ma i Deicide non hanno mai snaturato il loro personalissimo e riconoscibilissimo stile musicale, pur avendo coinvolto altri quattro chitarristi tanto diversi quanto eccellenti per tecnica e suono (Jack Owen, Ralph Santolla - R.I.P. 2018, Kevin Quirion, l'ultimo arrivato Mark English degli altrettanto veterani Monstrosity). In questo "Overtures of Blasphemy" il drumming è eccezionale, le chitarre duellano a colpi di riff e assoli attingendo dal presente ma anche dalle atmosfere malevole riconducibili al passato, mentre il basso travolgente e le urla del frontman Benton colpiscono incessantemente la carne accanendosi sulle ferite aperte e sanguinanti. Lasciarsi sfuggire "Overtures of Blasphemy" per correre dietro ai soliti detrattori sarebbe un gravissimo errore. I Deicide rivendicano la propria identità, libertà e il proprio orgoglio.

Contatti:
centurymedia.com/deicide
facebook.com/OfficialDeicide

TRACKLIST: One with Satan, Crawled from the Shadows, Seal the Tomb Below, Compliments of Christ, All That Is Evil, Excommunicated, Anointed in Blood, Crucified Soul of Salvation, Defying the Sacred, Consumed by Hatred, Flesh Power Dominion, Destined to Blasphemy






martedì 11 settembre 2018

Recensione: SOFISTICATOR "At Whore With Satan"
2018 - EBM Records




I SOFISTICATOR sono nuovamente pronti allo scontro frontale con i propri ascoltatori, forti di "At Whore With Satan", un disco thrash metal che si presenta come un perfetto concentrato di quanto s'è sentito tra la fine degli anni '80 e inizi '90, chiamando in causa i vecchi padri della scena americana e quelli della corrente teutonica. Anche questa volta la band toscana non si è smentita e, totalmente distante da ogni modernismo, ha rinvigorito il suo tipico sound molesto a base di velocità e aggessività incontaminate. Musicalmente non è niente di diverso dalle loro precedenti uscite discografiche, però va riconosciuto che in "At Whore With Satan" i brani risultano più dinamici e ricchi di arrangiamenti, quindi è già un passo avanti per una formazione rodata che ha accumulato quasi dieci anni di attività nella scena metal nazionale. Investire cuore, passione, tanta grinta e sudore per fare in modo che l'album potesse essere l'espressione di un lavoro di squadra, di una squadra unita e vincente. I Sofisticator sono fatti su misura per gli appassionati di un certo discorso musicale. L'underground italiano è vivo, non smetterò mai di ripeterlo.

Contatti: 
ebmrecords.bandcamp.com/album/at-whore-with-satan
facebook.com/Sofisticator

TRACKLIST: Violent Prostitution Of The Wicked, Twisted Into Porn, Battle Hymen, Bondage By Blood, Scrotomania, Love And Infection, Masturbating The Priest, Cum Ass Uterus, Vulvager, At Whores With Satan


lunedì 10 settembre 2018

Recensione: PRIMITIVE MAN | UNEARTHLY TRANCE "Split"
2018 - Relapse Records




I PRIMITIVE MAN di Denver, stando fermi al principio che conduce alle profondità della decadenza sociale, si ripresentano davanti a noi come testimoni di una realtà deviata che precipita in un baratro aperto nel centro più cupo della terra. Il loro soffocante e disturbante mix sonoro fatto di sludge, doom, noise, dark ambient, drone, racconta di vite umane trasformate in macchine di morte, rivelando così un fascino morboso per tutti quei semi infetti capaci di rendere manifesto il malessere che è insito direttamente nello spirito autodistruttivo dell'uomo post-moderno. Questa inattaccabile passione per il lato oscuro della vita non trova mai pace, alimentando la fine del presente e del domani. Come da manuale, i newyorkesi UNEARTHLY TRANCE appoggiano il pensiero dei compagni di split con lucida consapevolezza della necessità di muoversi sulla stessa via. L'incandescenza delle loro tracce produce un effetto meno claustrofobico, anche se i Nostri riconoscono ugualmente la dimensione malata e malmessa da cui traggono linfa per scrivere musica schiacciante e pessimistica. I Primitive Man e gli Unearthly Trance si fanno portavoce della negatività che attanaglia da ogni versante, dimostrando che le nostre convinzioni sono destinate a diventare le nostre future tombe. E così deve essere, perché così è scritto.

Contatti: 
primitivemandoom.bandcamp.com/album/split-w-unearthly-trance 
facebook.com/primitivemandoom
facebook.com/UnearthlyTrance 

TRACKLIST:

Primitive Man
Merging (intro), Naked, Love Under Will

Unearthly Trance
Mechanism Error, Triumph, Reverse The Day, 418




mercoledì 5 settembre 2018

Intervista: KONTINUUM - "LE ALI DELLA LIBERTÀ"






DOPO ESSERSI FATTI NOTARE ALL'INTERNO DELL'AFFOLLATA SCENA MUSICALE DEL NORD EUROPA (E NON SOLO), GLI ISLANDESI KONTINUUM SONO PRONTI AD ANDARE AVANTI CON LA LORO PERSONALE IDENTITA'. I NOSTRI CI INVITANO AD ASCOLTARE IL SUONO DEL TERZO ALBUM IN STUDIO, UN LAVORO IMMENSO E PROFONDO COME IL FREDDO FONDALE OCEANICO. QUESTA LA BREVE INTERVISTA CON IL CHITARRISTA THORLAKUR "LAKI" THOR GUDMUNDSSON.

1. Ciao Thorlakur. Complimenti per il vostro nuovo album. Che direzione volevate intraprendere con "No Need To Reason", musicalmente parlando?

- Grazie per i complimenti. Non volevamo seguire una precisa direzione. In effetti abbiamo fatto il contrario, dando alle canzoni la libertà di andare ovunque volessero. Ci sono stati dei momenti durante il processo di scrittura delle canzoni in cui ci siamo chiesti: "possiamo davvero fare questo?". Abbiamo lasciato che la creatività prendesse interamente forma, senza porci dei limiti.

2. Dopo otto anni di attività, i Kontinuum hanno dimostrato di avere raggiunto un altissimo livello di maturità artistica. Una decisione consapevole quella di spingersi oltre lo stile più heavy dell'esordio "Earth Blood Magic", oppure la vostra è stata una progressione naturale? Come hai vissuto questo processo di crescita?

- Non c'è mai stata alcuna intenzione di muoversi in un modo o in un altro. Devo ammettere che alcune delle nuove canzoni erano più pesanti inizialmente. E' davvero gratificante quando si è in grado di lasciar andare un'idea e farsi guidare dal suo flusso. Non abbiamo mai voluto forzare il nostro andamento. Il processo di scrittura per "No Need To Reason" è stato molto, molto delicato, anche perché in quel periodo alcuni membri della band hanno attraversato momenti difficili per delle perdite in famiglia. Tutto questo ha influenzato l'album. È importante urlare i propri sentimenti, ma è altrettanto stimolante abbracciarli e cercare di comprenderli. Le canzoni su "No Need To Reason" sono le più complesse che abbiamo mai scritto, e servirà grande concentrazione per suonarle dal vivo. Sono estremamente fragili e dinamiche, emotivamente coinvolgenti dal vivo. C'è un pezzo di noi in quelle composizioni. Non abbiamo maschere, siamo noi stessi.

3. Le vostre influenze sono cambiate da quando avete iniziato a fare musica?

- Non posso dire che siano cambiate, ma progredite sì. Siamo ancora aperti a ciò che musicalmente ci circonda e ai nostri idoli musicali. Siamo un gruppo di cinque ragazzi con background e interessi musicali molto diversi. Con ogni album scaviamo un po' più a fondo per cercare qualcosa di diverso.

4. La musica dei Kontinuum è molto atmosferica. Quando sei sul palco, com'è la tua esperienza?

- Follia entusiasmante, estenuante, liberatoria e spirituale!

5. Va detto che il vostro sound ha anche una componente malinconica. Il nuovo "No Need To Reason" ti fa vivere un senso di perdizione. Mi chiedo se la cultura islandese abbia in qualche modo influenzato il vostro modo di scrivere musica così profonda e toccante.

- L'isola è isolata, ma non credo che influenzi la nostra musica. Forse potrebbe influenzarci inconsciamente. Alcune persone si avvicinano alla sensazione di autocoscienza dell'ambiente circostante, definendolo come triste o malinconico. Noi abbiamo esplorato diversi mondi e penso che "No Need To Reason" canalizzi questo in modo neutro. Non abbiamo mai voluto essere tristi, malinconici o in nessun altro modo. Il ciclo della vita è quello che è, non c'è nulla che possiamo fare per cambiarlo; per alcune persone è malinconia oppure paura, per altre è bellezza.

6. L'artwork è eccezionale. Il lavoro grafico è perfetto per un disco come "No Need To Reason". Come siete arrivati alla collaborazione con l'artista Saga Sig?

- Quando abbiamo iniziato a pensare alla grafica dell'album, sapevamo che volevamo avere il pieno controllo per estendere la nostra visione di "No Need To Reason". Siamo molto felici del fatto che la bravissima fotografa islandese Saga Sig, con cui volevamo lavorare da tempo, era disponibile per realizzare la copertina del disco. Le abbiamo dato la possibilità di ascoltare tutto il lavoro, e lei ha messo in pratica la sua creatività. E' andata ben oltre le nostre aspettative. E' riuscita a catturare ogni nostra idea ed esprimerla in un modo che non ci saremmo mai aspettati di vedere, aprendo visivamente il concept alla base di "No Need To Reason".

7. Hai un messaggio da lanciare ai vostri fan italiani?

- Una sola parola: GRAZIE. Questo il modo più efficace per ringraziarli.


CONTATTI:
 kontinuum.bandcamp.com/album/no-need-to-reason 
facebook.com/kontinuumice 

KONTINUUM line-up:

Birgir Thorgeirsson - Voce
Engilbert Hauksson - Basso
Ingi Þór Pálsson - Chitarra
Kristján Einar Guðmundsson - Batteria
Thorlakur "Laki" Thor Gudmundsson - Chitarra

RECENSIONE: 
KONTINUUM "No Need to Reason" 2018 - Season of Mist


sabato 1 settembre 2018

Recensione: HAUNTED "Dayburner"
2018 - Twin Earth Records




Secondo album per gli HAUNTED, capaci di esprimere con disinvoltura la propria anima artistica e confermare l'evidente maturazione in fase di composizione, frutto di una crescente vitaltà e indiscutibile sinergia. I Nostri seguono il sentiero precedentemente battuto da simili creature dalle caratteristiche tra loro affini, testimoniando un amore viscerale per l'epicità del doom tradizionalista. Suonano con autentico trasporto, anche se alcune tracce sanno di già sentito: intendo dire, "Dayburner" è il disco che ogni seguace del genere si aspetterebbe di ascoltare una volta schiacciato il tasto play (nè più nè meno). La band catanese parte da una multitudine di ispirazioni, al punto da incastrarle perfettamente nella narrazione di un lavoro incisivo ed egregiamente suonato. Il sound tenebroso di "Dayburner", trascinato dalla voce sciamanica della cantante Cristina Chimirri, ripercorre a grandi linee i solchi lasciati da alcuni numi tutelari attivi negli anni '70/'80, accontentando i tanti nostalgici di certe sonorità del passato. Il tutto valorizzato da una registrazione dal gusto greve e drammatico. Ecco, in definitiva, la loro inflessibile natura. Una buona prova.

Contatti:
haunteditaly.bandcamp.com/album/dayburner
facebook.com/hauntedband666

TRACKLIST: Mourning Sun, Waterdawn, Dayburner, Communion, Orphic, Vespertine, No Connection with Dust, Lunar Grave


venerdì 24 agosto 2018

Recensione: LA MORTE VIENE DALLO SPAZIO "Sky Over Giza"
2018 - BloodRock Records




Lo spazio illusorio in cui naviga "Sky Over Giza" è inseparabile dal suo movimento così come questo è indivisibile dalla sua stessa estensione. I LA MORTE VIENE DALLO SPAZIO hanno una forma di esistenza autonoma che sostiene la continuità del tempo in una dimensione priva di riferimenti stabili. L'armonia delle cose, per i musicisti coinvolti nel progetto, sta proprio nel perenne mutamento ciclico delle vibrazioni, nei contrasti dei suoni utilizzati. Ascoltare "Sky Over Giza" è come vivere una sorta di psico-catarsi ma che ti costringe a tenere gli occhi aperti per paura che qualcosa di mostruoso possa arrivare alle spalle. Il disco alterna le consuete progressioni psych rock ad un linguaggio visionario pieno zeppo di inarrestabili frequenze ipnotiche. I LA MORTE VIENE DALLO SPAZIO non trovano nessuna difficoltà nell'impartire un'accecante lezione di stile all'interno della scena musicale nostrana. La perfetta colonna sonora per i vostri prossimi viaggi mentali. La BloodRock ci ha visto giusto.

Contatti: 
bloodrockrecords.bandcamp.com/album/sky-over-giza
facebook.com/lamortevienedallospazio

TRACKLIST: Sky Over Giza, Zombies of the Stratosphere, Sigu Tolo


mercoledì 22 agosto 2018

Recensione: THE SECRET "Lux Tenebris"
2018 - Southern Lord Recordings




L'evocazione dei triestini THE SECRET viene nuovamente alimentata per dare possibilità di adorazione ai seguaci delle loro sonorità. Le tre tracce di "Lux Tenebris" sono enigmi inquietanti che non richiedono una precisa chiarificazione. Non esiste alcuna chiave per comprendere la mappa concettuale dell'EP. Esse permettono di avvicinarsi a molteplici particolari, ognuno dei quali ci aiuta a decifrare l'origine del caos controllato. L'impenetrabile oscurità funge da scudo, mentre il furioso approccio strumentale è la lancia che colpisce a morte. Il presente non consente di afferrare alcuna ragione, grazie ad un songwriting ancora più imprevedibile e ossessionante. Liberi da ogni tipo di costrinzione, i The Secret rivelano la propria forza travolgente, superiore a quella portata sul campo di guerra con i precedenti "Solve et Coagula" e "Agnus Dei". Il sentimento di minaccia senza controllo mira costantemente ad infrangere le resistenti barriere della realtà pratica, fuori da ogni rapporto col tempo. "Lux Tenebris" rappresenta il punto più alto di una carriera ormai consolidata, denotando in modo definitivo quella maturità artistica che oggi gli riconosciamo. Sic et simpliciter.

Contatti: 
thesecretsl.bandcamp.com/album/lux-tenebris
facebook.com/the.secret.lux.tenebris

TRACKLIST: Vertigo, The Sorrowful Void, Cupio Dissolvi


lunedì 20 agosto 2018

Recensione: KONTINUUM "No Need to Reason"
2018 - Season of Mist




"No Need to Reason" estrae la versatile creatività dei KONTINUUM; l'ho ascoltato ripetutamente, ed ogni volta mi ha letteralmente stupito per la sua inesauribile bellezza. Continui cambi di tempo e atmosfere, arpeggi malinconici, dissonanze, synth avvolgenti, variazioni dinamiche sui temi del post-rock, post-punk, darkwave e, soprattutto, dieci composizioni ben scritte e arrangiate, valorizzate da una voce che esprime le sue migliori caratteristiche: suadente, catartica, profonda ed emotiva; offrendo una prestazione di alta qualità espressiva come pochi altri. E in ciò questi cinque musicisti islandesi riescono sorprendentemente ad affascinare. I Kontinuum vivono nel regno dell'ombra dove s'incontrano e si perdono le anime smarrite, rimettendo in circolo quelle energie che trovano rifugio negli anfratti del crepuscolo. Nei loro brani si colgono echi dei Fields of the Nephilim, Bauhaus, The Cure, Katatonia, Paradise Lost, etc... La spiccata sensibilità li spinge pertanto a superare di molto gli standard musicali degli ultimi anni, ma si sente che i Nostri hanno metabolizzato appieno tutta l'avanguardia visionaria dei lavori più influenti degli '80 (a volte troppo implicita e radicata per poter essere contestualizzata nel periodo storico in cui noi viviamo). La band riesce a fare questo e altro ancora, senza discontinuità, senza nessun cedimento. "No Need to Reason" ci conduce molto lontano, privilegiando la compenetrazione di luce fioca e spazio illimitato. Un album fatto ad hoc per cavalcare l'immaginazione ed emozionarsi. Assolutamente consigliato.

Contatti: 
kontinuum.bandcamp.com/album/no-need-to-reason 
facebook.com/kontinuumice 

TRACKLIST: Shivers, Lifelust, Warm Blood, Neuron, No Need To Reason, Low Road, Erotica, Stargaze, Two Moons, Black Feather


mercoledì 15 agosto 2018

Recensione: ERODED "Necropath"
2018 - F.D.A. Records




Gli ERODED sono fondamentalmente un gruppo con una sconfinata passione per il death metal primordiale. Il nuovo "Necropath" scivola lungo la discesa che attraversa il regno dell'oltretomba, un crescendo di musica efferata che fungerà da toccasana per chiunque volesse cibarsi di tali sonorità. Questo lavoro è figlio del metal estremo degli anni '90, quasi a sancire prepotentemente il legame della band piemontese con alcuni dei vecchi padri del genere. Mentre molti loro colleghi cercano di raffinare gli strumenti di tortura, nel putrido obitorio degli Eroded il modo di operare non subisce cambiamenti. C'è traccia di questa attitudine anche nel titolo "Necropath". Non esiste sospensione della crudeltà durante i 35 minuti di durata. Del resto, stiamo parlando di death metal. Album da avere proprio perché aggiunge un altro importante tassello alla storia della scena underground italiana. E non stiamo parlando di musicisti alle prime armi (la line-up è composta da membri ed ex componenti di Mortuary Drape, Voids of Vomit etc.). Pure Evil!

Contatti:
fda-records.bandcamp.com/album/necropath
facebook.com/erodeditaly

TRACKLIST: Eternal Warspate, Oath of the Raidergods, Throne of No Return, Of Graven Blood on Earth, Necropath, Apocalyptomb, Maelstrom of Massacre, Last Altar Shall Be Affliction


domenica 12 agosto 2018

Recensione: VERANO'S DOGS "Summoning the Hounds"
2018 - Metal Age Productions




Presentato da una copertina di chiaro stampo old-fashioned (disegnata dall'artista italiano Roberto Toderico), il debutto in questione è una pura dose di rabbia e violenza. Dieci brani irriverenti che, dalla prima all'ultima nota, non concedono nessuno spazio alla melodia. "Summoning the Hounds" ben sintetizza il punto di vista dei capitolini VERANO'S DOGS sul concetto di estremizzazione sonora. E' vincente la loro capacità nel saper mettere in piedi un lotto di canzoni essenziali ma solide come il cemento armato, tenendo fede ad un trademark che si gusta appieno come un buon vino d'annata. L'impatto rimane genuino e terremotante per tutta la durata del disco. Quindi, inutile evidenziare le singole composizioni, proprio perché "Summoning the Hounds" deve essere considerato nella sua interezza. Veloce, intenso, severo: la quintessenza del grindcore/death metal. Una prova concreta, per una formazione che ha saputo potenziare coerentemente il proprio background.

Contatti: 
veranosdogs-map.bandcamp.com/album/summoning-the-hounds
facebook.com/veranosdogs

TRACKLIST: Summoning the Hounds, Keeper of Hades, Bark at the Grave, Mind Necropolis, Cannibalism and Agriculture, Holiday in Baskerville, Rabid Moments, The Hound (A Lovecraft´s Tale), Deadly Whisper, The Rising of the Necrotic Hound


sabato 11 agosto 2018

Recensione: BONINI BULGA "Sealed"
2018 - Cyclic Law




"Sealed" può dirsi un album di debutto riuscito: Pär Boström (Kammarheit, Cities Last Broadcast, Altarmang) intraprende un viaggio sonoro di per se tortuoso, ma che nel suo procedere irregolare riesce a creare suggestione emotiva, con più di un passaggio confezionato con notevole maestria. Le atmosfere sono efficaci e possiedono varie chiavi di lettura. L'approccio lo-fi lo aiuta a manifestare al meglio le sue attitudini performative, ma Boström è bravo soprattutto a dimostrare di possedere una certa quantità di talento, risvegliando le cupe emozioni insite nell'ascoltatore. Così BONINI BULGA diventa un nuovo alter ego, creato dalle sue abilità di narratore. Il tappeto sonoro di "Sealed" ritaglia uno spazio "noir", in questo modo, accompagna un movimento dal fascino inarrestabile, dove ogni cosa può essere il suo contrario.

Contatti:
cycliclaw.bandcamp.com/album/sealed
facebook.com/Bonini-Bulga

TRACKLIST: Each Named, By A Higher Thought, Each With Six Wings, Becoming, Sealed As One, Each Masked, Guided, By The Sigil Of The Third


mercoledì 8 agosto 2018

Recensione: RUPTURED WORLD "Exoplanetary"
2018 - Cryo Chamber




RUPTURED WORLD è il progetto dell'artista Alistair Rennie, autore di Weird Fantasy e Horror Fiction, nonché compositore esperto in musica atmosferica. Il suo "Exoplanetary" è anche un ascolto necessario per chiunque voglia addentrarsi nel mondo del dark-ambient. La rarefazione della luce diventa il mezzo per far emergere l'identità di verità lontane dalla realtà conosciuta. Lo scopo di Rennie è quello di far estraniare l'ascoltatore dalla quotidianeità e dargli la possibilità di addentrarsi nella struttura scenica della sua musica, conducendolo in luoghi senza tempo. A completare questo lavoro già denso per la tensione narrativa che sprigiona è il mastering del noto Simon Heath (Cryo Chamber, Sabled Sun, Atrium Carceri). L'album è forte di una varietà di tessiture sovrapposte che vogliono stabilizzare la poetica del compositore scozzese in quella dimensione crepuscolare da sempre terreno fertile per molti esponenti di spicco del genere. Con esso si ramifica la rappresentazione mentale dello smarrimento dell'anima. I risultati, sono già interessanti.

Contatti: 
cryochamber.bandcamp.com/album/exoplanetary 
facebook.com/RupturedWorld 

TRACKLIST: The Bright Communion of Primal Energies, The Sunken Valleys, Future Cries of No Tomorrow, The Twilight Hours, A Time Without Saviours, The Shimmering After-Blasts of Psionic Traces, The Voyage of Tarknassus, Closing Theme


mercoledì 1 agosto 2018

Intervista: HANGMAN'S CHAIR - "EVOLUZIONE CONTINUA"






LA CARATURA DI UN GRUPPO COME GLI HANGMAN'S CHAIR NON SI MISURA SOLO IN FUNZIONE DELLA LORO CARRIERA, DEL LORO RUOLO NELL'ATTUALE SCENA MUSICALE. A TUTTO CIO', INFATTI, BISOGNA AGGIUNGERE LA PERSONALITA' DI CHI VIVE LA PROPRIA MUSICA COME UN'ESPERIENZA UNICA E STRAORDINARIA. LA BAND FRANCESE HA IL PREGIO DI RIUSCIRE A CREARE QUALCOSA DI PARTICOLARE E IL LORO NUOVO "BANLIEUE TRISTE" NE E' LA RIPROVA. HO CONTATTATO IL CHITARRISTA JULIEN CHANUT PER FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE.

1. Ciao Julien. Per prima cosa vorrei congratularmi con te per il vostro nuovo album "Banlieue triste". Personalmente, penso che sia il lavoro più completo degli Hangman's Chair.

- Grazie Christian. Quando componiamo i nostri brani ci mettiamo grande impegno e tanta passione, riversando nella musica le nostre emozioni, cercando di farlo con quanta più personalità possibile. Investiamo molto del nostro tempo nella fase compositiva. "Banlieue triste" è un album speciale. Sangue, sudore e lacrime... come si usa dire.

2. C'è stato un momento specifico in cui avete deciso di scrivere questo nuovo album?

- Subito dopo le sessioni di registrazione del precedente "This Is Not Supposed to Be Positive", stavamo già lavorando su alcuni nuovi brani. Noi componiamo naturarlmente ma anche continuamente, inoltre, proviamo due volte a settimana, proprio come quando iniziammo a fare musica. Come dicevo poc'anzi, dopo l'uscita di "This Is Not Supposed to Be Positive" siamo tornati in studio per registrare i due brani dello split LP con i GREENMACHINE, e abbiamo utilizzato quelle tracce ("Give & Take" e "Can't Talk") per aprire la strada al nuovo album "Banlieue Triste". Attualmente stiamo lavorando a una nuova scaletta per settembre, ma allo stesso tempo stiamo scrivendo nuovi riff per un nuovo disco.

3. "Banlieue triste", nella sua particolarità, si presenta come il disco più alternativo, personale e imprevedibile che voi abbiate mai fatto. Sei d'accordo con me?

- Beh, mi piace molto il termine "imprevedibile", ed è esattamente quello che cerco di essere quando scrivo nuove canzoni, ma mi è sempre piaciuta l'imprevedibilità della musica che ascolto, proprio perché voglio sempre essere sorpreso da un gruppo o da un brano. Questo lavoro è molto più personale del precedente, ci abbiamo messo molto di noi, a volte a fare la differenza sono quei piccoli dettagli che solo noi possiamo conoscere; dettagli presenti nei titoli delle canzoni, nelle immagini all'interno del layout dei nostri dischi. Noi non facciamo altro che raccontarci. Nei testi della band abbiamo sempre parlato di depressione, suicidi, droghe, alcol ecc. Ne abbiamo parlato in modo metaforico o cinico. Questa volta l'esigenza era quella di raccontare alcune storie che ci sono accadute negli ultimi tre anni, come nella canzone "04/09/16" che racconta il giorno in cui uno di noi è finito in ospedale per problemi di droga.

4. Musicalmente siete molto flessibili ma anche personali, e alcune delle nuove canzoni come "Naive", "Tara", "04.09.16" e "Touch the Razor" sono davvero incredibili. La mia personale impressione è che abbiate deciso di raccontarvi più apertamente e a un pubblico più vario.

- Tutto ciò è accaduto in maniera naturale. Suoniamo prima di tutto per noi stessi, ma sono sempre felice quando le persone che ci ascoltano apprezzano la nostra musica. Il fatto che le nostre canzoni possano piacere o meno, non è qualcosa che posso controllare. Ascoltiamo diversi generi musicali, dal punk-hardcore allo sludge, dal goth al neo folk, fino ad arrivare al genere chopped and screwed, e così via... ed è per questo motivo che nella nostra musica si possono trovare punti di contatto con i vari Only Living Witness, Type O Negative, Sisters Of Mercy, Der Blutharsch...

5. Secondo te quale aspetto della band non ha ancora ricevuto abbastanza credito?

- Per noi, gli Hangman's Chair sono come un concept, una "totale" forma d'arte. La musica, i testi, le immagini di copertina sono sotto il nostro controllo e prestiamo attenzione ad ogni dettaglio, tutto deve essere ben collegato. Come il concetto di "Total Football" del grande Cruyff. Quindi immagino che tutti questi vari aspetti ottengano abbastanza credito, dato che diamo loro la medesima attenzione.

6. Se potessi scegliere un artista con cui collaborare in futuro, chi diresti?

- Difficile da dire... probabilmente Gaspar Noé, mi piace la sua ottica sul mondo e sono affascinato dalla sua visione. I suoi "Carne" e "Seul Contre Tous" sono due dei miei film preferiti. Lo incontrammo molto tempo fa e fortunatamente riuscimmo a chiacchierare con lui. Vorrei citare Pasolini, non solo per il suo capolavoro "Salò", ma anche per i suoi scritti sullo sport e sulla cultura sociale del calcio come esempio.

7. Avete in programma delle date dal vivo a supporto del disco?

- Da settembre a dicembre 2018 faremo circa 20 spettacoli tra Francia e Germania. La Spinefarm Records stamperà il nuovo disco per il mercato internazionale, e questo dovrebbe accadere a settembre. Attualmente siamo in attesa della data definitiva. Il loro supporto sarà importante per il tour, quindi restate sintonizzati.

8. Cosa riserverà il futuro per la band?

- Molti live e un nuovo album che arriverà al più presto.


CONTATTI: 
hangmanschair.bandcamp.com 
facebook.com/hangmanschair 

HANGMAN'S CHAIR line-up:

Cedric Toufouti - Voce
Mehdi Birouk Thépegnier - Batteria
Clément Hanvic - Basso
Julien Chanut - Chitarra

RECENSIONE: 
HANGMAN'S CHAIR "Banlieue triste" 2018 - Musicfearsatan




lunedì 30 luglio 2018

Recensione: ABJECTION RITUAL " Soul of Ruin, Body of Filth"
2018 - Malignant Records




Il nuovo capitolo scritto da ABJECTION RITUAL segna il passaggio ad una fase estremamente intimista che lascia intravedere ampie voragini pronte a modificare la struttura portante della sua poetica. Veniamo subito al dunque: "Soul Of Ruin, Body Of Filth" è un disco convulso, innegiante al potere nero, carico di fraseggi accattivanti, caratterizzato da continui cambi di tempo e registro sino ad arrivare a quella volontà desiderosa di cercare una differente fuga per raggiungere la cavità infernale. E quindi ampio sfogo per le peculiari esigenze di questo musicista proveniente dalla Pennsylvania. E' un dramma carico di tensione che aiuta a dare la giusta rilevanza alla spinta prodotta dai sette brani. La sua musica non è sinonimio di sperimentazione fine a se stessa, sia ben chiaro. Un mix allucinato di ambient, drone, harsh noise, sludge, doom, black e post metal. In "Soul Of Ruin, Body Of Filth" vivono demoni che invadono anche il nostro mondo: non ha nessuna importanza in quale regione della terra (o della mente) vadano a finire. Abjection Ritual ci dona una dimensione di deliri a lungo rimasti in incubazione nell'inconscio, lentamente li fa venire a galla, trova loro una voce e un volto. Perché i suoi turbamenti - anche quando sembrano invisibili o nascosi - parlano. Si sbarrano gli occhi di fiamma. L'artwork è stato curato da Jef "Wrest" Whitehead (Leviathan).

Contatti:
abjectionritual.bandcamp.com/album/soul-of-ruin-body-of-filth
facebook.com/Abjection-Ritual

TRACKLIST: Lamentations, Body Of Filth, Blood Mother, Deathbed Conversion, Ruin, Carnassial Passage, Old Sins


sabato 28 luglio 2018

Recensione: THE LION'S DAUGHTER "Future Cult"
2018 - Season of Mist




Seppur criticata da molti dopo il post sulle band italiane pubblicato da Michael Berberian, la francese Season of Mist annovera tra le sue fila alcune tra le migliori realtà odierne in campo metal. Penso che almeno su questo punto siamo tutti d'accordo. Oggi arriva il turno dei THE LION'S DAUGHTER! Questi musicisti americani tornano a far parlare di sé con un grande disco di extreme music come pochi altri in circolazione, pronti ad innescare soluzioni pregne di un'odissea pluridimensionale. Ecco spiegato il motivo per cui l'eloquente "Future Cult" ha la capacità di piacere ad un'audience esigente, quindi più ampia possibile. C'è una cura certosina nel confezionare l'irruenza e la complessità del post metal, accoppiando le molteplici prospettive visionarie al battito incessante di sonorità elettroniche marcate e propulsive, in un costante oscillare tra luce e ombrosità, tensione e rilascio. Le vocals del chitarrista/cantante Rick Giordano hanno spazio libero per esprimersi in tutta la loro singolarità e dominante magnificenza. I The Lion's Daughter sono tornati in uno stato di assoluta grazia che merita una notevole attenzione, un'evoluzione che va oltre il già sentito, trascinando le nostre percezioni in un imponente flusso sonoro, pervaso da una vertiginosa poetica futuristica. Il fatto di essere imprevedibili gli permette di sorprendere chiunque si presti all'ascolto dell'opera. Non ho dubbi sul fatto che "Future Cult" sarà considerato come uno degli album più interessanti del 2018. L'identità della band del Missouri è ormai affermata.

Contatti: 
thelionsdaughter.bandcamp.com/album/future-cult
facebook.com/thelionsdaughter 

TRACKLIST: Future Cult, Call the Midnight Animal, Die Into Us, Suicide Market, The Gown, Grease Infant, Galaxy Ripper, Tragedy, Girl Autopsy, In the Flesh


giovedì 26 luglio 2018

Recensione: GRAVEVIEW "Demo '18"
2018 - Autoproduzione




I floridiani GRAVEVIEW debuttano con il "demo 2018", autoproduzione che mira a presentare una band motivata per riportare in auge quel death metal retrò tanto caro a molti ascoltatori assetati di sangue. Questo principio di potenzialità espressiva mette in risalto la personalità arrembante dei musicisti coinvolti nel progetto. Solo tre brani, quanto basta per essere efficaci senza risultare artefatti. E non c'è nulla di nuovo, niente di così speciale, ma quello che ci fanno ascoltare colpisce crudelmente nel segno. Una buona prova, dunque, valorizzata per giunta da una produzione adatta al genere. Il limite principale del demo è quello di essere di breve durata (12 minuti). Rimane la compattezza complessiva della proposta dei Graveview, primo passo fondamentale nella costruzione del loro trademark. Aspettiamo il primo full-length.

Contatti:
graveview.bandcamp.com/album/demo-18
facebook.com/Graveview

TRACKLIST: Selective Mortality, Grotesquery, Descent Into Filth


sabato 21 luglio 2018

Recensione: AD HOMINEM "Napalm For All"
2018 - Osmose Productions




Ecco un altro ritorno discografico di rilevante importanza. Quello dei francesi AD HOMINEM che con "Napalm For All" rinvigoriscono il vertice espressivo del loro sound. Il mastermind del progetto è sempre lo stesso, e risponde al nome di Kaiser Wodhanaz. Il musicista in questione torna all'attacco per impartire una severa lezione di stile a tanti gruppi che si spacciano per nichilisti senza sapere il significato di tale termine. "Napalm For All" non finisce mai di stupire anche dopo ripetuti ascolti, mescolando al meglio black'n'roll, black metal tradizionalista e vecchio thrash metal; seguendo una chiave di lettura personale, cinica, esplicita e provocatoria. L'atteggiamento di Wodhanaz è quello di un vero ribelle che partendo dalla sua stabile posizione nella scena europea, si scaglia senza mezze misure contro la passiva accettazione di idee e comportamenti convenzionali. Gli Ad Hominem hanno un loro modo di intendere il black metal, rimaneggiando una dimensione apocalittica in cui le regole della consuetudine non esistono. Questa è l'ennesima dichiarazione di guerra di un uomo ostinatamente fedele alle proprie convinzioni. Se è guerra, che guerra sia. Fatelo vostro al più presto.

Contatti:
osmoseproductions.bandcamp.com/album/napalm-for-all
facebook.com/adhominemofficial 

TRACKLIST: AMSB, I am Love, Consecrate, Napalm For All, Goatfucker, V. is the Law, Imperial Massacre, Bomb The Earth, You Are My Slut, Vatican Gay




giovedì 19 luglio 2018

Recensione: IMMORTAL "Northern Chaos Gods"
2018 - Nuclear Blast Records




Se l'oscuro verbo del black metal continua a bruciare incessantemente il merito è soprattutto di gruppi come gli IMMORTAL, devoti alla causa fin dai primi anni novanta. Il duo norvegese Demonaz/Horgh, si impone con i fatti pubblicando il nuovo testamento intitolato "Northern Chaos Gods". Mai come oggi si erano sentiti degli Immortal così implacabili, ispirati, capaci di riassumere nel migliore dei modi le caratteristiche che fanno parte del loro "riconoscibile" marchio di fabbrica. Impossibile rimanere indifferenti dinanzi a tanta maestria. Ma la cosa più stupefacente è che in questo "Northern Chaos Gods" si respira l'aria malsana degli esordi ("Pure Holocaust", "Battles in the North"). Un disco colossale prodotto dalle mani esperte di Peter Tägtgren (Abyss Studio, Hypocrisy, Pain). Gli Immortal faranno godere tutti i seguaci di un suono che ha fatto storia nel circuito estremo.

Contatti: 
immortalofficial.com
facebook.com/immortalofficial

TRACKLIST: Northern Chaos Gods, Into Battle Ride, Gates To Blashyrkh, Grim And Dark, Called To Ice, Where Mountains Rise, Blacker Of Worlds, Mighty Ravendark




martedì 17 luglio 2018

Recensione: SVARTKONST "Devil's Blood"
2018 - Autoproduzione




Quello di SVARTKONST è un debutto di tutto rispetto, un concentrato di riff acuminati e vocals rabbiose che non mancherà di incontrare i favori di tutti gli amanti del black/death metal scandinavo più veemente. Attivo da circa otto anni (originariamente il progetto era denominato Warg), lo svedese Rickard Törnqvist riesce a spingersi una spanna sopra alla media odierna pur presentando alcuni punti di contatto con alcune band storiche attive in terra scandinava. Ciò che fa la differenza in questa infuocata release non sono tanto le intuizioni, quanto l'attitudine corazzata di un unico polistrumentista. Si sente, eccome, che "Devil's Blood" è un album sentito, sanguigno, suonato con passione, e poco importa se il fattore "originalità" viene meno nei dieci brani. La dote principale di un bravo musicista non deve essere la perfezione ma il talento, saper posizionare i migliori arrangiamenti nelle tracce di propria composizione. Svartkonst sorprende per la precisione nelle sue partiture strumentali: glaciali, elaborate, compatte. "Devil's Blood" non è altro che il frutto di buone qualità in quanto a capacità esecutive e peculiarità artistiche. E questa espressività si ripete in ognuno degli episodi presenti nel disco. Tra i più validi talenti emergenti del 2018.

Contatti: 
svartkonst666.bandcamp.com/releases
facebook.com/Svartkonst

TRACKLIST: Black Light Burning, The Drought, Merciless Death, Devil's Blood, Taste of Bitterness, Flames of Salvation, I Am Nothing, Ashen Hunger, Cloven Hoof, En Sten Föll Från Mitt Bröst


venerdì 13 luglio 2018

Recensione: CRAFT "White Noise and Black Metal"
2018 - Season of Mist




I discorsi che si potrebbero fare sul black metal sono molti, come tanti sono i fan concentrati nel seguire il "nuovo corso" del genere. I CRAFT rappresentano un valido esempio di cosa sia il black metal di oggi, una band che fin dal lontano 1998 partecipa attivamente allo sviluppo di uno scenario musicale ben definito, molto spesso maestoso e maligno, ma anche crudo e radicato al passato; dando sfogo ad uno stile di vita che per anni ha concesso poco ai compromessi. I Craft sono indubbiamente una delle più autentiche realtà emerse nell'ultimo ventennio dal sottosuolo scandinavo. Questo è un dato di fatto. La loro musica è tutt'altro che scontata. Ascoltare "White Noise and Black Metal" significa cogliere la sostanza di una formazione che ha saputo distinguersi rispetto a quanto proposto da altri blackster, facendo evolvere le proprie sonorità senza perdere di vista le vecchie radici nordiche. Sarà perché i Nostri hanno dimostrato qualità e spessore artistico producendo materile di ottima fattura, piuttosto che vendersi alle riviste di settore solo per farsi pubblicità. Nel corpo di "White Noise and Black Metal" c'è qualcosa in più, qualcosa di vero, apprezzabile e personale. I Craft odierni animano con efficacia la scena estrema internazionale, facilitando il rapporto tra chi fa musica e chi la fruisce. Una garanzia.

Contatti: 
craftofficial.bandcamp.com/album/white-noise-and-black-metal
craftblackmetal.com
facebook.com/craftblackmetal

TRACKLIST: The Cosmic Sphere Falls, Again, Undone, Tragedy Of Pointless Games, Darkness Falls, Crimson, Shadow, White Noise


martedì 10 luglio 2018

Intervista: LIK - "IL SECONDO MASSACRO"






GLI SVEDESI LIK STUPISCONO ANCORA USCENDO CON UN DISCO DAL FEELING MOLTO RETRO', UN LAVORO CHE FARA' FELICI TUTTI I FAN DELLO SWEDISH DEATH METAL. CON "CARNAGE" L'HEADBANGING E' ASSICURATO! IL BATTERISTA CHRIS BARKENSJO HA RISPOSTO ALLE MIE DOMANDE.

1. Ciao Chris. Sono trascorsi tre anni dal precedente album di debutto ma il vostro sound non ha subito cambiamenti rilevanti. Avete dimostrato coerenza e passione per il death metal di stampo svedese, ecco perché oggi si può dire che "Carnage" è un lavoro solido che presenta lo stesso feeling dei primi album del genere. Sei soddisfatto delle nuove canzoni? Pensi siano migliori di quelle presenti in "Mass Funeral Evocation"?

- Siamo orgogliosi e soddisfatti di "Mass Funeral Evocation" perché è un disco molto solido. Ovviamente, in maniera naturale, abbiamo cercato di scrivere un nuovo album che potesse essere migliore del precedente, e penso che "Carnage" lo sia.

2. Quali sono gli aspetti del nuovo disco che preferisci maggiormente?

- Sicuramente il suono, ma anche la struttura delle canzoni. È un album potente, e la copertina è semplicemente fantastica. Riddick è un artista incredibile, per non dire altro.

3. I Lik mi hanno sempre impressionato per la capacità di combinare tutti gli elementi dello swedish death metal, creando una convincente rilettura di ciò che venne fatto tra la fine degli anni '80 e gli inizi dei '90. A tal proposito volevo sapere cosa hai da dire sul processo compositivo che ha portato alla creazione di "Carnage". Ci sono canzoni che preferisci nel nuovo album?

- Il processo compositivo è stato simile a quello per il precedente album in studio. L'unica differenza è che per questo disco Lawrence Mackrory ha lavorato con il produttore Daniel Bergstrand presso il Dug Out Studio, e siamo stati fortunati di questa importante collaborazione. Batteria e chitarre ritmiche sono state registrate dal vivo, poi abbiamo aggiunto il basso, gli assoli e le voci. Quello che si può ascoltate sugli album dei Lik è ciò che potrete ascoltare in un nostro live. Per quanto riguarda le mie canzoni preferite, posso dirti che variano di volta in volta. Citerei "To Kill", "The Deranged" e "Celebration of the Twisted".


4. Ho apprezzato il video musicale per la song "Dr. Duschanka". Ho subito pensato che il riff di apertura sia in perfetto stile Entombed/Dismember. Sicuramente una scelta voluta come tributo ai vecchi classici!

- La canzone è senza ombra di dubbio in stile Dismember. Ma sì, ogni cosa che facciamo è un omaggio alla vecchia scuola del death metal svedese, e non lo abbiamo mai negato. Cerchiamo solo di tenere più in alto possibile la "bandiera dell'odio".

5. Ti ha mai infastidito il fatto che molta gente abbia considerato i Lik come una "band clone" di gruppi storici come Entombed e Dismember?

- No, per niente. Come ho detto poc'anzi, la nostra musica è tutt'ora un tributo a band quali Dismember ed Entombed. L'amore e il rispetto per i Dismember sono i motivi principali per cui abbiamo deciso di iniziare a suonare come Lik.

6. Pensi che la vostra proposta musicale possa in qualche modo evolversi nel futuro prossimo?

- No. Ci piace il modo in cui suoniamo, quindi perché cambiare? Creare la nostra musica è una grande soddisfazione, anche perché possiamo metterla in relazione con i nostri eroi di sempre, per così dire. È difficile da spiegare, ma non vorremmo essere diversi da ciò che siamo.

7. Quali batteristi ti hanno ispirato nell'arco della tua carriera?

- Le mie influenze principali sono Dave Lombardo, Nicke Andersson, Eric Carr e Per Möller Jensen. Mi ispiro anche a molti altri batteristi, ma questi sono i miei preferiti. Batteristi fantastici.

8. Qual è stato l'ultimo album che hai acquistato? Che cosa hai ascoltato di recente?

- L'ultimo album che ho comprato è "The Satanist" di Behemoth, se ricordo bene. So quello che mi piace e gran parte degli album che preferisco li ho acquistati negli anni '90, quindi tutto è al suo posto. Hahahahaha! Recentemente ho ascoltato gli ultimi dischi di Cannibal Corpse, Immortal, Twelve Foot Ninja, FKU, Judas Priest, Dreadful Fate, Gruesome...

9. Cosa ti piace della musica estrema?

- L'aggressività, la passione, la forma d'arte e gli aspetti brutali di essa. Ci sono tanti modi per esprimere la musica estrema, ed è per questo motivo che diventa un flusso in continua crescita. ;)

10. Grazie per l'intervista! Ti auguro il meglio!

- Grazie per l'interesse dimostrato nei confronti dei Lik.


CONTATTI:  
likofficial.bandcamp.com/album/carnage
facebook.com/LIKofficial

LIK line-up:

Chris Barkensjö - Batteria, Voce
Tomas Åkvik - Voce, Chitarra
Niklas "Nille" Sandin - Chitarra, Basso

RECENSIONE: 
LIK "Carnage" 2018 - Metal Blade Records




venerdì 6 luglio 2018

Recensione: YOB "Our Raw Heart"
2018 - Relapse Records




"Our Raw Heart" è caratterizzato dal suono di un respiro affannato che si fa sentire più vicino, sempre più incessante, ascolto dopo ascolto. Ed è a passi pieni di drammatico esistenzialismo che il leader Mike Scheidt si trascina, lungo i solchi scavati dall'intero album. Traendo linfa da una brutta esperienza personale (nel 2017 il musicista era stato colpito da una grave diverticolite intestinale), Scheidt mette insieme dei brani evocativi nati dalle profondità multidimensionali del suo animo, e la cui struttura narrativa si basa sui ritmi/riff incisivi del doom, quello meno convenzionale. Le inquietudini represse trovano terreno fertile in una vasta dimensione viscerale perfettamente funzionale allo scopo. "Our Raw Heart" alimenta movimenti ciclici che si sovrappongono per evidenziare l'abilità di una formazione che in qualsiasi momento lascia il segno, sostenendo una "imprescindibile" sensibilità artistica. Sette le tracce, tra le quali spicca la fascinosa "Beauty in Falling Leaves". Grandi YOB. Da acquistare a scatola chiusa, come spesso si usa dire.

Contatti: 

yobislove.bandcamp.com/album/our-raw-heart
yobislove.com 
facebook.com/quantumyob

TRACKLIST: Ablaze, The Screen, In Reverie, Lungs Reach, Beauty in Falling Leaves, Original Face, Our Raw Heart




mercoledì 4 luglio 2018

Intervista: SHE SPREAD SORROW - "IL LENTO DIVENIRE"






NON E' SEMPLICE DESCRIVERE IN POCHE PAROLE L'UNIVERSO CHE RUOTA INTORNO ALL'ARTISTA NOSTRANA ALICE KUNDALINI, COMPOSITRICE PER IL PROGETTO SHE SPREAD SORROW. UNA COSA E' CERTA: L'INTENTO DI TRASPORTARE L'ASCOLTATORE IN LUOGHI SCONOSCIUTI PUO' DIRSI RAGGIUNTO TOTALMENTE. "MIDORI", IL TERZO ALBUM DELLA SUA CARRIERA, E' UN LAVORO CHE MERITA PIU' DI UN ATTENTO E APPROFONDITO ASCOLTO.

1. C'è una evidente continuità tra "Midori" e i tuoi precedenti lavori in studio, ma l'atmosfera che si respira oggi è più "drepressiva". Che ne pensi?

- Sicuramente direi più intima. Midori è per me un album radicato molto profondamente, certamente connesso a elementi molto scuri del mio essere, ma anche liberatorio e catartico. Questo a livello strettamente personale. Per chi lo ascolta credo risulti meno aggressivo, ma più narrativo dei precedenti.

2. Vita personale e musica sono due mondi differenti? Cerchi di tenerli separati, oppure no?

- Direi che la musica è parte integrante della mia vita personale. Non interpreto le due cose come sconnesse, anche se ovviamente mi dedico anche ad attività non inerenti alla musica e frequento molte persone davvero distanti da questo mondo. Direi che tutto fa parte di un unicum che poi si declina sotto varie sfaccettature.

3. Qual è la vera dimensione di Alice Kundalini? Ti riconosci più nella vita reale o nel mondo parallelo dell'arte?

- Sicuramente sono maggiormente a mio agio in quelle che sono le attività di natura più espressiva ed artistica, ma non ritengo che vita reale e arte siano realtà parallele. Sono sempre collegate fortemente tra loro attraverso il modo di esperire le cose, di relazionarsi con le persone, di comunicare e di percepire quello che è altro da noi. Ciò che si fa è solo una declinazione ed espressione di ciò che si è, e quello è costante e crea quel tessuto fitto che lega il parlare con il barista sotto casa a scrivere un testo per quello che potrà essere un futuro brano. Non ritengo che siano mondi paralleli in cui ci si trova, ma uno stesso mondo, una stessa persona, che semplicemente fa cose differenti in momenti differenti. Alcune cose sono più "confortevoli" altre meno. Alcune più piacevoli, altre meno.

4. Come si è evoluto il concetto di ambient music nella tua proposta? Com'è cambiato il tuo approccio nel corso del tempo?

- Maggior cura nel suono e attenzione per i dettagli, sia nei live che nelle registrazioni. E un progressivo percorso di interiorizzazione per cui ho messo sempre più qualcosa di me, di vivo, di personale e di profondo in quello che faccio. Dal punto di vista sonoro, il suono segue quello che è necessario per me esprimere e semplicemente veste un tipo di stato emotivo in cui mi trovo. E' sempre molto poco meditato e molto istintivo. In alcuni album più carnale, in altri più razionale, in altri brani più cinematografico, in altri ancora soffuso e delicato, intimo e personale.

5. Qual è il tuo principale obiettivo?

- Essere felice, insieme alle persone che amo, facendo le cose che amo.

6. Come sei entrata in contatto con la Cold Spring? Soddisfatta del loro operato?

- La Cold Spring rappresenta tantissimo per me. E' l'etichetta che mi ha cresciuta musicalmente. Ed è stato ad un festival a Londra della Cold Spring a cui partecipavo come pubblico che mi è venuta voglia di iniziare il mio progetto solista. Quando ho terminato Rumspringa, il mio primo lavoro solista, dopo qualche intoppo con delle piccole label italiane, ho pensato che volevo provarci. Ho inviato il mio demo alla Cold Spring e dopo qualche giorno Justin mi ha risposto che aveva ascoltato molto il mio lavoro e che gli piaceva davvero. E che voleva provarci. Con loro ho cominciato il mio percorso in maniera differente e gli devo tantissimo. Soddisfatta non è la parola corretta, gli sono grata, immensamente, per aver creduto in quello che faccio e per tutto il supporto e la motivazione che mi hanno dato in questi anni con la loro presenza.

7. E se ti chiedessi di esprime un'opinione sull'attuale scena musicale italiana?

- Mi sembra sempre molto vivace. Con mille sfaccettature e mille personaggi, tra i più preparati, a quelli che ci provano e basta, tanto per divertirsi o sentirsi parte di qualcosa. Tra collezionisti di dischi, collezionisti di strumenti, persone dedite solo a field recordings e pedali con distorsioni, altri a sintetizzatori intrasportabili o strumenti costruiti a casa, tra quelli socievoli e simpatici e i soliti depressi, pessimisti e eternamente insoddisfatti, direi che il panorama è vario, vivo e attivo. Ovviamente lamentoso ...."in Italia non si fa mai nulla"....ma non sono d'accordo. Ci sono tante realtà, piccole e grandi, in cui io ho visto un sacco di passione e voglia di continuare a fare, a impegnarsi, per organizzare eventi, suonare, collaborare, produrre. Poi ovviamente c'è l'altra faccia della medaglia, l'Italia pigra, che organizza e non partecipa, che fa suonare solo gli amici, che va avanti a conoscenze, l'Italia autocelebrativa, in cui sono bravi solo quelli che mi dicono che sono bravo, l'Italia fallocentrica, invidiosa, indolente. Tendenzialmente io ho trovato molto più supporto all'estero per quello che faccio, sia come etichetta che come live. Però non per questo dico che l'Italia fa schifo e qui non succede nulla.

8. Pensi che la musica contemporanea possa ancora essere qualcosa di rivoluzionario?

- Certo che sì. "E' già stato fatto tutto" è solo la scusa delle persone che seguono in attesa che arrivino quelli che anziché seguire cambiano la rotta. Facendo il meglio che si può, si prepara sempre la strada alla prossima rivoluzione.

9. Progetti per il futuro? Grazie per la tua disponibilità.

- Sto lavorando a nuove uscite e organizzando live che riprenderanno ad Ottobre in Europa. Sto anche lavorando ad una collaborazione per un nuovo progetto con sonorità abbastanza differenti da quelle che ho come solista. Per il resto, semplicemente fare il meglio che posso e stare bene.


CONTATTI: 
coldspring.bandcamp.com/album/midori-csr251cd
facebook.com/shespreadsorrow 


SHE SPREAD SORROW line-up:

Alice Kundalini - Compositrice


RECENSIONE:
SHE SPREAD SORROW "Midori" 2018 - Cold Spring




venerdì 29 giugno 2018

Recensione: AT THE GATES "To Drink From The Night Itself "
2018 - Century Media Records




Ci sono storie che iniziano e altre che finiscono, ci sono storie che iniziano, finiscono e poi ricominciano; storie di musicisti che hanno fatto la storia di un genere servendosi di un preciso trademark sonoro. La leggenda diventa storia quando qualcuno è disposto a raccontarla! Gli AT THE GATES proseguono il loro cammino, senza deludere i tantissimi fan sparsi per il pianeta, definento ulteriormente uno standard evolutivo che imperterrito continua la sua scalata, passo per passo, anno dopo anno. "To Drink From The Night Itself" è melodico e mordace in egual misura, e contiene tutti gli elementi che hanno consolidato l'ossatura di uno dei pionieri del "Gothenburg death metal sound", di uno dei gruppi metal più stimati e seguiti fin dai primi '90. Anche il non indifferente cambio di line-up (il chitarrista Jonas Stålhammar ha sostituito lo storico Anders Björler) non ha intaccato minimamente l'ottimo stato di salute della band capitanata dal carismatico frontman Tomas "Tompa" Lindberg (inimitabile la sua potente ugola al vetrilo). Di conseguenza, è alquanto riduttivo paragonare "To Drink From The Night Itself" al precente "At War with Reality". Sostanzialmente gli At The Gates garantiscono un alto livello qualitativo, mantenendo inalterata la loro immensa credibilità.

Contatti: 
atthegates.se 
facebook.com/AtTheGatesOfficial 

TRACKLIST: Der Widerstand, To Drink from the Night Itself, A Stare Bound in Stone, Palace of Lepers, Daggers of Black Haze, The Chasm, In Nameless Sleep, The Colours of the Beast, A Labyrinth of Tombs, Seas of Starvation, In Death They Shall Burn, The Mirror Black




mercoledì 27 giugno 2018

Recensione: LIK "Carnage"
2018 - Metal Blade Records




Il silenzio è stato rotto dopo tre anni dal precedente "Mass Funeral Evocation" e dalla tomba riprende vita il corpo putrefatto dei LIK, creatura malvagia nata per volontà di tre illustri musicisti della scena svedese: Chris Barkensjö (Witchery), Niklas "Nille" Sandin (Katatonia), Tomas Åkvik (ex-Katatonia, Bloodbath). Nulla da temere, perché nessun cambiamento è stato individuato nello sferzante songwriting, rimane la stessa attitudine mortale di sempre. Nulla di rivoluzionario o innovativo in questo "Carnage", ma la dose di estremismo sonoro messa in scena dal trio di Stoccolma è maledettamente convincente. Il punto è che ai Lik non importa un c**** di suonare qualcosa di diverso dal loro ormai collaudato swedish death metal. Nei suoi 37 minuti di durata, il nuovo album copre l'intero spettro stilistico della Stoccolma degli anni novanta e, a conti fatti, ci riconsegna una band che, nonostante si limiti ad una rilettura del sound storico di alcuni dei mostri sacri del genere (Entombed, Grave, Dismember, Carnage, Edge of Sanity...), dimostra di sapere il fatto suo e soprattutto di essere avvincente ed emozionante in ogni singola traccia. Sicuramente un grande ritorno al passato.

Contatti:
likofficial.bandcamp.com/album/carnage
facebook.com/LIKofficial

TRACKLIST: To Kill, Rid You of Your Flesh, Celebration of the Twisted, Dr. Duschanka, Left to Die, Cannibalistic Infancy, Death Cult, The Deranged, Only Death Is Left Alive, Embrace the End