lunedì 4 dicembre 2017

Recensione: SVARTSINN "Mørkets Variabler"
2017 - Cyclic Law




Il compositore norvegese Jan Roger Pettersen (a.k.a. SVARTSINN) s'innalza al di sopra di luoghi e città per volare in libertà, sentendo salire in alto il lamento di miriadi di voci che nella sofferenza nessuno potrà mai percepire. Aggrappato all'immaginazione si ritrova a dialogare con la sua anima sconfinata, perché la musica racchiusa in "Mørkets Variabler" non è altro che una testimonianza sonora profondamente radicata nella "natura umana"; ma ciò che lui vede da lassù è forse un luogo differente dalla realtà conosciuta, il sogno della sua ripetuta ossessione. Il cambiamento è una costante nel lavoro di Svartsinn, basta ascoltare i vecchi album, quelli meno recenti, e quindi considerare i mutamenti intercorsi negli anni. Suggestivo il tocco del violoncellista Amund Ulvestad. Un disco ideale per l'inverno in corso, suonato da uno dei progetti dark ambient più convincenti in circolazione. L'artwork è opera di Dehn Sora (Threa Sektori, Throane). La qualità è un dato di fatto.

Contatti:
cycliclaw.bandcamp.com/m-rkets-variabler
svartsinn.com
facebook.com/svartsinn1

TRACKLIST: And in This Cloak of Darkness I Cast My Shadow Short (Ghost Boy), Doubt as Sin (nietzsce’s Lament), Echoes of Silent Cries (among the Sea of Trees), In The Wake Of Azathoth (A Lovecraftian Epilogue), Yearning, Pt. 2 (A Kjenne Pa Ensomheten), Where No Other Can Follow (Demon Stalker), Vemod (Cello Mix)




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