lunedì 10 aprile 2017

Recensione: CUT UP "Wherever They May Rot"
2017 - Metal Blade Records




Cosa si può chiedere di più a due musicisti esperti quali Erik Rundqvist e Tobias Gustafsson? Niente di più di quanto stessero già facendo da anni nella scena death metal scandinava. Ci tengo a ribadirlo in apertura di recensione. Gli ex-Vomitory appoggiati dall'accoppiata Anders Bertilsson (ex-Coldworker) e Björte (Fetus Stench, ex-Inferior, ex-Slaughterous), se ne vengono fuori con un nuovo disco (il secondo in tre anni di attività) ricco di buoni propositi. "Wherever They May Rot" è una martellata sul cranio; è cruento, compatto, spietato come un album di vero death metal brutale deve essere. Perciò a cosa serve pretendere maggiore originalità dagli svedesi CUT UP? Per farsi amare dai fan del genere la cosa migliore è offrire qualcosa di vigoroso e onesto, senza deluderli. Sicuramente in qualsiasi release di genere ci sono brani maggiormente riusciti, e altri meno. In linea di massima l'intero songwriting riprende un po' quello che fu dei succitati Vomitory e ciò è propabilmente una conseguenza naturale. Comunque sia, non possiamo assolutamente fargliene una colpa. Il presente "Wherever They May Rot" si rivela un full-length impressionante per ciò che concerne la fisicità. Io ho acquistato la mia copia.

Contatti: 

cutupofficial.com
facebook.com/cutupofficial 

TRACKLIST: From Ear to Ear, Necrophagic Madness, Behead the Dead, Wherever They May Rot, Vermin Funeral, By Hatred Bound, Psychosurgery, In the Aftermath, Master Dissector, Cranium Crusher, Raped by the Blade



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