venerdì 30 gennaio 2015

Recensione: APOCRYPHOS "The Prisoners Cinema"
2014 - Cyclic Law




Dalle ceneri di cremazione del progetto Psychomanteum nasce una nuova creatura denominata APOCRYPHOS, gestita e curata da Robert C. Kozletsky compositore americano proveniente dalla Pennsylvania. La via tracciata dal musicista può fornire delle immagini che a sua volta possono far muovere forti sensazioni presenti nel sub-razionale dell'uomo. Per questa specifica ragione, le atmosfere dark ambient da lui generate hanno la capacità di succhiare linfa dal reale togliendo realtà alle note riprodotte in questo disco, sollecitando lo spirito dell'ascoltatore in modo imprevedibile e istantaneo. E' evidente che per Robert la musica è la tecnica più idonea per captare particolari suoni e sensazioni sospese nelle profondità della terra, per impedirgli di sfuggire, come spesso accade alla percezione sensitiva. Il nuovo "The Prisoners Cinema" va ad abitare nella parte più buia del nostro inconscio e, trovando la giusta ma scomoda collocazione, si lascia vivere e assaporare in tutta la sua potenza allusiva e nella sua magnificenza. L'anima dipende quasi sempre dal corpo, e questo quasi sempre da quella. Insomma nella vita terrestre si opera materialmente e spiritualmente, nell'altra, non essendovi più la materia corporea, la stessa opera spirituale diventa attraverso una reazione irreversibile, pura e tangibile energia. Affidandomi a questi mie concetti posso dire che nel sound prodotto da Apocryphos c'è qualcosa di analogo e di sconcertante. L'artwork del full-length è stato curato dal visionario artista svedese Simon Heath (Atrium Carceri, Sabled Sun, Cryo Chamber...) mentre a dare man forte nel brano "Neolithic Hypnagogia" ci ha pensato il canadese Frederic Arbour (Havan, Vision, Cyclic Law...). Un'esperienza da provare! Disponibile da Novembre 2014.


Contatti: facebook.com/apocryphosdrone - cycliclaw.com

TRACKLISTING: Eigengrau, To Dark Cells, Subinterior Figures, Phosphene, Neolithic Hypnagogia (ft. Visions), The Furthest Sanctuary, Vestige, The Language of Isolation


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