venerdì 26 ottobre 2012

Recensione: ANAAL NATHRAKH "Vanitas"
cd 2012 - candlelight records




Opprimono con un suono dannatamente marziale e deviato; strappando i neuroni dei nostri emisferi. Una rapida operazione di carneficina contro l'avanzamento umano! Si, il nuovo "Vanitas" (già il titolo parla chiaro) rappresenta il presente, l'alienazione, il contorto movimento industriale... Noi dinanzi a loro possiamo solo subire rimanendo straziati nel caos organizzato. Al giorno d'oggi è molto difficile trovare gruppi che hanno il coraggio di spingersi oltre la sperimentazione stessa e gli ANAAL NATHRAKH ne diventano un esempio concreto. Sono unici nel loro genere musicale, sanno trovare la razionalità nella follia dando fuoco a ciò che gli giace intorno. Non ci sono parole adatte per definirli soprattutto quando ascolti brani titanici come "To Spite the Face", "A Metaphor for the Dead" oppure "In Coelo Quies, Tout Finis Ici Bas"; che, nel loro processo di demolizione consentono una via di fuga attraverso demarcazioni melodiche (nelle voci). La schizofrenia di Dave Hunt è la chiave che spalanca i cancelli del loro squilibrio compositivo. Il regno della malattia è aperto! Siate i benvenuti!

Contatti: myspace.com/anaalnathrakh

"VANITAS" TRACKLIST: The Blood-Dimmed Tide, Forging Towards the Sunset, To Spite the Face, Todos Somos Humanos, In Coelo Quies, Tout Finis Ici Bas, You Can’t Save Me So Stop Fucking Trying, Make Glorious the Embrace of Saturn, Feeding the Beast, Of FirE and Fucking Pigs, A Metaphor for the Dead.


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