sabato 20 ottobre 2012

Intervista: LUCA PESSINA - "CUORE E PASSIONE ESTREMA"






ESSERE REDATTORE, GIORNALISTA, RECENSORE DI UNA RIVISTA CARTACEA O SUL WEB RICHIEDE PROFESSIONALITA', DEDIZIONE, SENSO DI RESPONSABILITA' VERSO I LETTORI E TANTO ALTRO ANCORA. HO DECISO DI DARE SPAZIO SULLA MIA SON OF FLIES WEBZINE A LUCA PESSINA, UNA PERSONA CHE STIMO E CON CUI HO AVUTO IL PIACEVOLMENTE DI INTRAPRENDERE UNA CORRISPONDENSA CHE DURA DA DIVERSI ANNI. NEL 2006 SI E' TRASFERITO A LONDRA E DAL 2003 E' CAPOREDATTORE DI METALITALIA.COM. HA INIZIATO A SCRIVERE DI MUSICA NEL 2001 PASSANDO PER DIVERSE TESTATE: E' STATO PER BREVE TEMPO COLLABORATORE DI "RITUAL", POI E' ENTRATO NELLA REDAZIONE DI "GRIND ZONE", SUCCESSIVAMENTE A "METAL HAMMER", "ROCK HARD", "INFERNO ROCK" IN PIU' COLLABORATORE DELLA RINOMATA RIVISTA INGLESE "TERRORIZER" PER LA QUALE HA SCRITTO ANCHE SU "TERRORIZER's SECRET HISTORY OF DEATHMETAL" (UN NUMERO SPECIALE SEPARATO AL MAGAZINE INGLESE DEDICATO ALLA STORIA DEL DEATH METAL). CREDO DI AVER SINTETIZZATO BENE IL PERCORSO DI QUESTO RAGAZZO DALLA PROFONDA PASSIONE PER LA MUSICA ESTREMA. A LUI LA PAROLA...

1. Ciao Luca. Quando e come sei entrato in contatto con la musica e come è avvenuto il passaggio successivo alle sonorità più estreme?

- Ciao Christian! Innanzitutto grazie per l'intervista, ne sono molto lusingato! Allora, il mio primo contatto con la musica è avvenuto sicuramente tramite le cassette che mio padre era solito ascoltare in macchina e tramite i vinili che avevamo a casa. Grazie a Satana, i miei hanno sempre avuto gusti abbastanza "alternativi" per gli standard dell'italiano medio di allora, quindi ho avuto la fortuna di ascoltare cose come Pink Floyd, Jimi Hendrix, Queen o Dire Straits sin dalla più tenera età. Ricordo che sin da piccolo mi sentivo particolarmente attratto dalle canzoni in cui si sentivano molte chitarre, quindi è stata una bella coincidenza avere dei genitori che non ascoltassero Baglioni o cose simili. La primissima volta che ho ascoltato qualcosa di metal a tutti gli effetti è stata quando ho visto in televisione il concerto tributo a Freddie Mercury dei Queen, che ebbe luogo allo stadio di Wembley nel 1992. Oltre a gruppi pseudo hard rock come Guns N' Roses e Def Leppard vi presero parte i Metallica, che all'epoca promuovevano il Black Album. È stato il cosiddetto fulmine al ciel sereno: mi sono subito rimaste impressi sia la musica che il look del gruppo. In particolare, il taglio di Jason Newsted (lunghissimi in alto, rasati sotto) è stata una grande influenza nei miei primi anni da 'metallaro'... ma questa è un'altra storia... ahah! Comunque, alla fine dei conti, la visione dei Metallica sul palco fu un'esperienza significativa, ma isolata: sul momento non ho potuto approfondire la conoscenza della band o della musica. La vera e propria scintilla definitiva è scattata nel corso dello stesso anno e per questa devo ringraziare la Chiesa Cattolica e il maledetto catechismo. La leggenda infatti vuole che ad una famigerata festa dell'oratorio del mio paese, al quale ero costretto ad andare ogni tanto, vinsi due musicassette donate da qualche anima pia: "The Razor's Edge" degli AC/DC e "Left Hand Path" degli Entombed. Quello ha cambiato tutto. TUTTO. A dieci anni, assieme a mio fratello (di tre anni più grande) sono entrato effettivamente in contatto con l'hard rock e il metal (già estremo) e da lì ci è voluto poco per diventarne un vero appassionato. Tramite qualche amico e qualche compagno di scuola di mio fratello ho iniziato ad allargare la mia collezione, a scambiare, duplicare cassette, a farmi prestare nuove uscite... in sintesi, ad ascoltare sempre più musica "estrema". Poi ho iniziato a mettere mani su riviste, fanzine cartacee, ecc e da lì il tutto ha preso la piega di una valanga: sempre più informazioni, sempre più cassette, sempre più scambi, sempre più musica. Non sono mai stato un bravissimo studente, quindi posso dire che per parte delle scuole medie e tutto il liceo io abbia semplicemente studiato metal... ahah! In ogni caso, se per "sonorità più estreme" intendi il death metal e tutto quello di cui scrivo maggiormente oggi, il passaggio è appunto avvenuto praticamente subito: oltre a recuperare i vari classici di Metallica, Judas Priest, ecc, grazie agli Entombed ho iniziato ad ascoltare di pari passo gruppi dei filoni più brutali o meno noti. Effettivamente all'inizio il tutto è avvenuto in maniera un po' caotica: a differenza di molti, non sono passato gradualmente dal classic metal al thrash sino a cose più estreme. In principio sono andato a caso, mettendo poi ordine "in corsa". È avvenuto lo stesso per l'hardcore, un'altra delle mie passioni: all'inizio le mie playlist erano un minestrone di Agnostic Front, Strongarm, Integrity e Gorilla Biscuits senza capo nè coda. Anche questo l'ho scoperto di getto e mi ci è voluto un po' per inquadrare i vari filoni e periodi.

2. Sono tanti gli anni che dedichi alla musica estrema, tanti momenti trascorsi, tanta esperienza, passando da una testata all'altra, da una redazione all'altra. Quali qualità deve possedere un recensore, redattore, giornalista per ottenere il rispetto, la stima dei suoi collaboratori e dei lettori stessi?

- Innanzitutto serve la passione. Senza di questa non si va da nessuna parte. Bisogna amare questa musica, conoscerla a fondo e, ovviamente, bisogna avere una certa costanza nello scrivere. Solo facendo tanta pratica si riesce a diventare bravi nel mettere i concetti che si hanno nella propria mente per iscritto. Almeno per me... personalmente non ho alcuna formazione classica in tema di scrittura. Ho frequentato il liceo classico e ho avuto un ottimo insegnante di italiano alle elementari, ma il tutto finisce qui. A livello "giornalistico" sono autodidatta. D'altra parte, i miei scritti non sono mai particolarmente raffinati: ci tengo ad usare un linguaggio chiaro e lineare, senza perdermi in troppi giri di parole. Alla fine dei conti, scrivo di musica, non di filosofia: da lettore di riviste e zine, la mia prima preoccupazione è sempre stata quella di capire che genere di musica suonasse il gruppo in questione e se il disco fosse meritevole di un ascolto o meno. Tutto il resto viene dopo, anche se di certo non sto sostenendo che una recensione debba essere piatta, tipo "I Cannibal Corpse suonano death metal e il loro nuovo album è bello"... ahah! Bisogna essere esaustivi ed argomentare bene ogni critica. Alla fine, il segreto è trovare il giusto compromesso: non amo chi si prende troppo sul serio e scrive di questa musica con la cosiddetta puzza sotto al naso, ma, al tempo stesso, trovo ridicoli quelli per cui tutto è "bellissimo" o "devastante". Quelli che scrivono come se fossero al pub a parlare con gli amici. Ad esempio, ricordo che da ragazzino leggevo spesso la rivista Flash e ogni band italiana, soprattutto power metal, prendeva sempre 80 o 90/100. Tutto era valido e indispensabile. Le recensioni erano scritte chiaramente da "giornalisti" che in realtà erano fan ben poco obiettivi, se non addirittura amici dei gruppi in questione. Recensioni così non servono a niente... anzi, ai miei occhi gettano pure cattiva luce sulla band o sul movimento. Tornando alla tua domanda, il rispetto e la stima sono una diretta conseguenza del dimostrare sempre grande passione, cultura e misura. Personalmente ho iniziato a scrivere proprio perchè a un certo punto non ero affatto soddisfatto di ciò che buona parte delle riviste italiane mi stava proponendo. Mi riferisco appunto a recensioni scritte in maniera molto approssimativa da personaggi che probabilmente avevano una conoscenza a dir poco basilare di certa musica (in particolare dei generi metal più estremi e underground). Ero stufo di leggere cose come "Questa band suona death metal stile Deicide ed At The Gates". Chi conosce il genere, sa perfettamente che si tratta di due band che suonano tipi di death metal quasi diametralmente opposti. Una frase del genere non significa nulla, è come scrivere che un gruppo "suona thrash come Metallica e Slayer". Ero stufo di queste approssimazioni e di questa ignoranza. Mi rendo conto che, soprattutto da teenager, sia a volte scaduto nel fanatismo e in atteggiamenti da mega nerd, ma d'altronde, se pago, pretendo un servizio di qualità elevata. Quindi, pur non avendo alcuna esperienza, ho iniziato a scrivere per dire la mia. E poco a poco sono stato notato.

3. Cosa significa per te fare questo lavoro? Se lo consideri tale ovviamente..

- No, non lo considero un lavoro. Anche quando scrivevo per riviste cartacee "di nome" non ho mai visto soldi a sufficienza per poter pagare affitto e bollette. Guadagnavo qualcosa, ma non abbastanza per vivere degnamente. Semplicemente in questo ambiente è pieno di gente che se ne approffitta e che prova a sfruttarti; inoltre, la scena e il mercato italiani sono troppo piccoli per garantire un giro di denaro adeguato. Si vendono troppo pochi dischi e si vendono troppe poche riviste. Fra l'altro, l'Italia ha sempre avuto una gamma di riviste spropositata rispetto al numero reale di potenziali lettori/fan/acquirenti: a un certo punto avevamo più testate di importanti mercati come Gran Bretagna e Germania. Ridicolo. Senza contare che la maggior parte di queste riviste sono sempre state una merda, salvo qualche writer/giornalista competente qua e là. In ogni caso, tornando alla questione "lavoro", a me è sempre andato bene così: ascoltare musica e scrivere di essa è giusto che restino un hobby. Così facendo, scrivo senza pressioni. Non devo scrivere solo perchè devo pagare il gas. Non devo scendere a compromessi. Scrivo quando e come ho voglia di farlo. Senza contare che la musica è solo una delle mie passioni: ad esempio, amo viaggiare e per farlo come dico io servono soldi che lo stipendio medio di una rivista grossa inglese (quelle italiane nemmeno le prendo in considerazione) non può darti. Insomma, anche per questo motivo, preferisco avere un normale lavoro d'ufficio che mi tiene impegnato tutto il giorno ma che mi dà una vascata di soldi (con cui magari posso pagarmi nello stesso anno un viaggio al Maryland Deathfest, uno al Roadburn, un mese in giro per il Giappone e vari visite in Italia per trovare la mia famiglia) piuttosto che immolarmi nel nome del metal, passare la giornata a scrivere dei Malevolent Creation e poi rimanere ancorato nel mio appartamento, perchè il massimo delle vacanze e delle distrazioni che posso permettermi sono un paio di festival da metallozzi. Intendiamoci, il metal e quasi tutto ciò che vi ruota attorno sono buona parte della mia vita, ma c'è anche altro, al quale non voglio mai rinunciare. Probabilmente sarei stato di un'altra opinione negli anni '80 o addirittura '70, quando l'atmosfera era un'altra e le possibilità che la scena rock/metal ti offrivano erano diverse (hai presente il film "Almost Famous"?), ma purtroppo sono nato un po' troppo tardi. Comunque, tornando alla tua domanda, per me scrivere di musica significa prima di tutto condividere una passione; condividere le mie idee su qualcosa che amo alla follia. Adoro confrontarmi con altri appassionati come me e mi è sempre piaciuto consigliare album agli amici. Scrivendo ho trovato la mia dimensione ideale. Io mi sento prima di tutto un fan di questa musica, sarei un cretino se mi reputassi superiore a tanta gente che mi legge. Dico semplicemente la mia e sono felice ogni qual volta qualcuno trova i miei scritti utili al fine di approfondire la sua conoscenza della materia. Tramite questa passione e questa "attività" (non la chiamo lavoro) ho infine avuto modo di conoscere tantissime persone che oggi rientrano fra i miei migliori amici o che hanno rappresentato una fonte di ispirazione per me. È una cosa che non posso sottovalutare. Se frequenti e/o collabori con gente come Teo Segale, oppure con Angelo Mora (ex Metal Hammer, Rock Hard) o con James Hoare, Jill Mikkelson, Jonathan Horsley e Kim Kelly (ex Terrorizer) di sicuro impari qualcosa e maturi la giusta esperienza.

4. Ti ho sempre apprezzato perché attraverso le tue recensioni, la tua scrittura, sei in grado di evidenziare bene le emozioni che una qualsiasi band cerca di trasmettere con la propria musica...

- Ti ringrazio molto. Ricollegandomi ai discorsi che facevo in precedenza, per me è importante dare al lettore un'idea chiara di come suona il disco e ovviamente di cosa quest'ultimo mi ha trasmesso. Non voglio essere troppo astratto o contorto, ma nemmeno piatto e noioso. Di certo, è difficile scrivere sempre qualcosa di interessante, se non altro perchè certi album sono così dozzinali che non riescono proprio a ispirarti. Ma provo sempre a fare del mio meglio per dare al lettore i giusti input.

5. C'è qualche gruppo in particolare che ti ha segnato su disco e soprattutto on stage?

- Per rispondere alla prima parte della tua domanda, devo sostanzialmente citare i miei gruppi preferiti. Non posso elencarli tutti, altrimenti ci vorrebbero ore, ma sicuramente i primi che mi vengono in mente sono Nihilist/Entombed, Carcass, Death, Paradise Lost, Dismember, Katatonia, Napalm Death, Bolt Thrower, Kreator, Dark Tranquillity sino a qualche anno fa, gli Opeth dei primi album, Emperor, Dissection, Dark Angel, Suffocation, Celtic Frost, At The Gates, Autopsy, Gorguts, Incantation, Sadist, My Dying Bride... sono davvero tanti, devo fermarmi! Per quanto riguarda invece i concerti, senza dubbio vedere i Death dal vivo fu un'esperienza incredibile all'epoca. Se poi penso che purtroppo io e nessun altro avremo mai più l'opportunità di vederli live rende il tutto ancora più speciale. Posso citare anche i Dissection pre-incarcerazione di Jon Nödtveidt (anche se pure la reunion mi aveva soddisfatto). Poi i Pantera all'apice della carriera erano un vero carro armato dal vivo, così come i Machine Head dei primi due album. Avevamo quell'anima hardcore che ora hanno del tutto accantonato. Purtroppo Robb Flynn ora si crede Mozart e fa pezzi da dieci minuti con mille assoli. Ridatemi "Struck A Nerve"! In generale, mi sono rimasti impressi quasi tutti gli show delle mie band preferite a cui ho assistito negli anni '90. Cosa che penso sia normale: d'altra parte sono stati i miei primi concerti. Sono legato a quei momenti anche per l'atmosfera particolare che si respirava: all'epoca la scena era più piccola, le persone che si vedevano ai concerti erano sempre le stesse e ci si sentiva a tutti gli effetti parte di qualcosa. Inoltre, anche per questioni prettamente anagrafiche, ricordo che mi sentivo quasi intimorito quando andavo a vedere band come Immortal, Mayhem o Gorgoroth... all'epoca erano ancora avvolte da un certo mistero e onestamente respiravo proprio un'aria di malvagità quando entravo nei locali. Oggi però il metal estremo è di domonio pubblico, non fa più paura a nessuno ed è tutto più frivolo. O forse sono io che sono cresciuto? :)



6. Nel tuo percorso hai scritto di tantissime band... Da ascoltatore che differenza riscontri tra la musica estrema degli anni '90 e l'attuale situazione post 2000?

- Beh, prima di tutto vi è una grande differenza nella qualità media delle pubblicazioni. All'epoca uscivano meno dischi e questi erano generalmente di valore, con le più che dovute eccezioni. In genere una band doveva sudarsi il contratto: doveva fare la sua gavetta e avere effettivamente qualcosa da dire per riuscire a pubblicare un disco. Oggi con le moderne tecnologie tutti o quasi possono registrare un album con un esborso economico minimo e senza passare da una casa discografica, con il risultato che sono spuntati gruppi, etichette e, di conseguenza, uscite come funghi. Non c'è più filtro. Da un lato è bello che il Sig. Nessuno senza alcun aggancio riesca a farsi sentire e magari pure a riscuotere un buon successo, se è autore di qualcosa di valido e sa come muoversi per farlo ascoltare. Dall'altro siamo costretti a dover fare i conti con una marea di uscite di cui oggettivamente non se ne sente la necessità, perchè ovviamente non tutti sono in grado di confezionare qualcosa di buono. In generale, il livello tecnico medio si è alzato, idem la qualità delle produzioni, ma manca proprio la scintilla che faccia effettivamente ricordare un album per i suoi veri contenuti. Esce tanta roba, magari nemmeno scandalosa, ma di certo dozzinale: copie delle copie delle copie. Se poi vogliamo affrontare la domanda da un punto di vista strettamente stilistico, è ovvio come oggi ci siano molti più generi e sottogeneri. Sono nati e sono stati sviluppati un sacco di nuovi filoni, sono state sperimentate le contaminazioni più disparate e questo ha inevitabilmente frammentato la "scena" e il mercato. Cosa comunque che non trovo disdicevole: personalmente accolgo sempre con favore nuove idee nel metal, anche se i miei ascolti si concentrano spesse volte su soluzioni molto tradizionali. Sono cresciuto con la cosiddetta "vecchia scuola" e mi fa sempre piacere ascoltare un gruppo devoto a sonorità datate, se questo è effettivamente in grado di rileggerle con competenza e ispirazione.

7. Mi è capitato a volte di ascoltare band che spaccano dannatamente su disco, poi, andandole a vederle dal vivo ne sono rimasto decisamente deluso. Oggi, per qualsiasi gruppo è più facile avere una produzione accattivante e ben fatta visti i mezzi attuali (digitali). Secondo te alcuni musicisti si preoccupano più di questo aspetto che della prova del nove su di un palco?

- Certo, tantissime band di oggi danno spesso più peso alla forma che alla sostanza. Sia essa la produzione di un disco, il look, il merchandise... si pensa a tutte queste cose, ma poi magari ci si dimentica delle canzoni. Oppure, ci sono band che magari sanno anche comporre materiale valido, ma poi non provano a sufficienza o non sono effettivamente in grado di eseguirlo su un palco. Le moderne tecnologie hanno messo tanti nelle condizioni di poter "barare" con facilità, una volta in studio. Oggi un gruppo veramente valido - soprattutto se si parla di generi nati per essere suonati live, come il thrash, il death metal o l'hardcore - lo si riconosce se sa come suonare su un palco. Ho grande rispetto per le band che suonano spesso dal vivo e che non si nascondono dietro a una console, in particolare se stiamo parlando dei sottogeneri che ho citato. I death metaller da studio o da youtube non fanno tanto per me. :)

8. In alcuni casi preferisci recensire gruppi già rinomati che magari ritornano sulle scene con un nuovo album entusiasmante o trovi più stimolante prendere carta e penna su una band emergente che sa scuoterti a livello emozionale? Quali sono le differenze quando hai a che fare con band agli inizi?

- Devo dire che da qualche anno a questa parte mi dedico quasi esclusivamente a realtà underground e piccoli gruppi. Capita ovviamente che recensisca anche band "importanti" e affermate, ma ormai se lo faccio è quasi sempre perchè ho già recensito i loro lavori precedenti per la stessa testata e voglio mantenere una continuità. Mi piace molto scavare nell'underground, ricevere dritte da altri appassionati come me e via dicendo... passo ore o notti a leggere blog, ascoltare pezzi online, scrivere email per mettermi in contatto con gruppi o case discografiche basati nei posti più assurdi. Mi piace prendere queste realtà e portarle all'attenzione del pubblico che legge le testate per cui scrivo. Come dicevo prima, internet e le moderne tecnologie hanno dato la possibilità a tanti di far sentire la propria voce: questa ha portato tanta merda a uscire dalle fogne, ma ci sono pure molti gruppi che hanno qualcosa di interessante da proporre e trovo sempre eccitante mettermi alla loro ricerca. Dopo tutto, trovo ormai i roster delle grandi etichette molto noiosi. Queste vivono dei trend del momento o vanno sul sicuro con band tutto sommato innocue. Le vere cose nuove o la roba più allucinante e pericolosa si trova nell'underground. È lì che sguazzo io.

9. Una domanda che mi sono fatto sempre è: Le etichette discografiche indipendenti danno pressioni a voi del settore per fare in modo che le loro produzioni ricevano consensi positivi?

- Le etichette danno pressioni a CERTI del settore. :) Sì, può capitare. Del resto, una rivista vive anche e soprattutto della pubblicità che le etichette comprano sulle sue pagine. Per la rivista è un introito sicuro, garantito ancor prima che questa vada in commercio. Prendi soldi indipendentemente da quante copie poi tu venda (se magari sbagli la copertina, sono cazzi, ad esempio). Di conseguenza, capita che la label si faccia sentire col capo redattore di turno, in modo da assicurarsi che certe sue pubblicazioni vengano trattate con "un occhio di riguardo", visto che sono state acquistate delle pagine di pubblicità che contribuiranno alla sopravvivenza della rivista. È come dire: "ti ho fatto un favore, ora fammene uno tu". E questo può manifestarsi tramite una recensione un po' più clemente o in un'intervista a un gruppo anzichè a un altro. Naturalmente ciò non avviene sempre: non tutte le testate o le case discografiche sono "il male". Non tutto è corrotto o falsato, anzi. Ma può capitare, soprattutto se sia la rivista che la label hanno bisogno e si trovano in un mercato che non va tanto bene. Personalmente non ho mai avuto problemi di questo genere, dato che sul cartaceo ho quasi sempre recensito band delle sfere estreme, per giunta su etichette medio-piccole, che non possono permettersi simili magheggi (o che non si sognano nemmeno di farlo, visto che la mentalità è un'altra). È anche per questo che sono fiero di Metalitalia.com e sto benissimo dove sono: noi non abbiamo fini di lucro, quindi posso permettermi di scrivere quello che mi pare. Senza compromessi. Se secondo me il disco X su etichetta Y è una merda, lo scrivo e tanti saluti. Ultimamente, se scrivo per il cartaceo, richiedo carta bianca e solitamente mi occupo di scrivere di underground o di redarre speciali, retrospettive, monografie, reportage, ecc. Quello che effettivamente piace e interessa a me, insomma.

10. Hai avuto un passato da musicista? Anche nel presente...

- Avendo vari amici musicisti, ho avuto modo di strimpellare chitarra e basso e pure di fare un po' pratica alla batteria. Ma è tutto a cazzo di cane. Magari un giorno metterò su uno di quei progetti raw/depressive black metal da camera da letto. Devo solo migliorare il mio latrato.

11. Vedi il passato come un qualcosa che ha segnato te stesso per un nuovo presente? Oppure preferisci non guardarti indietro e vivere ogni giorno che passa come fosse sempre un nuovo inizio?

- Domanda marzulliana... ahah! Sono una persona mediamente piuttosto nostalgica, quindi penso spesso al passato e sono attaccato ai ricordi. Sino a poco tempo fa detestavo pure il giorno del mio compleanno! Però tutto sommato ora ho cambiato atteggiamento: vivo alla giornata e fondamentalmente credo di essere oggi una persona migliore rispetto a quella che ero anni fa. Quindi ben vengano (più o meno!) gli anni che passano, se questi sono utili per farmi migliorare da un punto di vista umano e professionale. Inoltre, anche esteticamente va alla grande, più invecchio e più divento affascinante; tipo Sean Connery... ahah!

12. Alcuni generi estremi come il death metal si ancorano a degli schemi solidi e senza compromessi, perché per alcuni musicisti il rimanere fedeli a tali sonorità è sinonimo di fedeltà, coerenza, mentre per altri non è concepibile l'idea di fare album sulla stessa impronta. Secondo il tuo punto di vista questo aspetto può anche avere a che fare con il luogo in cui cresci? Da come uno è cresciuto in determinati ambienti?

- Prima di tutto, ci terrei a precisare che sì, certo death metal si affida a schemi solidi e immutabili, ma ce n'è anche tanto altro che invece è aperto e fa da base a qualsiasi tipo di sperimentazione. Con il death metal, se lo vuoi, ci puoi fare di tutto, come hanno negli anni dimostrato band come Nocturnus, Death e Atheist... o, più di recente, i Decapitated. Comunque, tornando alla tua domanda, non credo che l'ambiente e il luogo in cui uno cresce possano influenzare a tal punto l'orientamento stilistico di una band. Magari all'inizio una serie di gruppi della stessa città o della stessa zona possono avere un sound comune, perchè hanno lo stesso tipo di influenze e perchè magari si ispirano a vicenda, ma alla lunga la personalità di ogni musicista - se valido - viene per forza fuori. Pensa a Entombed, Dismember o Grave: tutti della stessa città (Stoccolma), tutti inseribili nello stesso filone agli inizi, ma poi protagonisti di evoluzioni anche molto differenti fra loro. Potrei pure pensare alla Florida, dove un gruppo come i Malevolent Creation è sempre stato il massimo dell'ignoranza e della fedeltà alla linea, mentre i Death non hanno mai pubblicato due dischi uguali di fila.

13. Quali sono le armi che deve possedere una band per sopravvivere all'interno dell'odierna scena underground?

- Mi tocca rispondere con un po' di clichè, ma credo di non poterne fare a meno in questo caso. Per sopravvivere, una band deve avere innanzitutto una grande passione: deve amare quello che fa, indipendentemente da riconoscimenti e opinioni esterni. Uno deve suonare quello che più ama. Se suoni death metal (o qualsiasi genere di vera musica estrema), lo fai per te stesso, non per fare il ruffiano. Se una band pensa costantemente al "successo" o corre dietro alle mode, difficilmente andrà lontano. Si ritroverà sempre a essere una copia o ad arrivare tardi, così facendo. Gli sforzi devono essere concentrati sul miglioramento della musica (sia a livello stilistico che di composizione), dell'affiatamento tra i membri e via dicendo. In questo senso, penso che l'attività dal vivo sia una grande palestra: solitamente, più si suona live, più si migliora, almeno a livello di gruppo.

14. Da quando ti ho conosciuto, parlando con te, ti ho visto come una persona molto pacata, gentile e disponibile. In te ho rivisto la mia stessa umiltà. Cosa significa per te essere "umile", "corretto" nei tuoi confronti e quello degli altri?

- Pacato, gentile e disponibile? Sì, posso essere così, ma posso anche essere tremendamente incazzoso e testardo. In questo campo, ma anche nella vita in generale, sono una persona a cui non piacciono affatto i compromessi. Di conseguenza, capita spesso che mi arrabbi se le cose non vanno come dico io o se, ad esempio, penso che qualcosa che viene pubblicato sul mio portale sia sotto determinati standard. Mi rendo conto di essere un grosso cagacazzi a volte, ma ci posso fare poco: investo e ho investito tanto in Metalitalia.com negli ultimi 11 anni, quindi mi viene naturale aspettarmi lo stesso tipo di impegno dalle persone che collaborano con me. Dovrei magari essere più bravo a mediare e dovrei contare fino a dieci prima di parlare in certi casi, ma sono davvero impulsivo ed è difficile cambiare. Almeno però riconosco i miei difetti... ahah! Comunque, di certo non si può dire che sia poco corretto o trasparente. Sono una persona diretta e questo alla lunga paga.

15. Qual é il tuo bilancio per questo 2012 che è al termine?

- A livello musicale, buono come al solito, direi. Ho gusti ampi e ascolto decine di album al mese, non faccio mai fatica a trovare qualcosa di interessante. Anni "piatti" in termini di uscite discografiche per me non esistono. Bisogna solo saper cercare. A livello "professionale", tutto sommato ok: Metalitalia.com continua a essere un punto di riferimento per tanti appassionati e quest'anno siamo pure riusciti a organizzare il nostro primo vero festival. Ci sono delle cose "tecniche" del sito che vorrei modificare, ma a livello di contenuti sono molto soddisfatto. Siamo l'unica testata italiana che riesce a trattare il più putrido underground così come certo pseudo-metal mainstream che piace alle masse con competenza e credo proprio che manterremo quaso status a lungo. Infine, sotto il profilo personale, è stato un buon anno: tanti viaggi, tanti bei momenti con i miei amici e la mia famiglia. Purtroppo non ho ancora trovato una con cui sistemarmi, ma a quanto pare è difficile trovare una ragazza che sia al tempo stesso femminile e grande fan dei Rottrevore... ahah!

16. Luca Grazie per il tempo che mi hai concesso... Un saluto a te e in bocca al lupo per la tua vita. Hai la mia stima.

- Grazie mille a te, Christian. È la prima volta che sono coinvolto in un'intervista da "intervistato". Non mi aspettavo che la mia "figura" potesse essere presa in considerazione per un'intervista, quindi spero che tu e i lettori di Son Of Flies possano trovarla un minimo interessante. Grazie ancora e in bocca al lupo per la zine e i tuoi altri progetti!

Contatti: metalitalia.com - info@metalitalia.com

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